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 .. mandorlo ..... di Lunadicarta
 
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I crimini sono creati dal parlamento; perché c'è bisogno di un poliziotto per fare un criminale. Non si diventa criminali infrangendo la legge, ma standoci lontano.

Margaret Eleanor Atwood
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CSM: Palermo - Intervento del Consigliere Fabio Roia
Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 09:45:19, in Magistratura, linkato 2702 volte)
Consiglio Superiore della Magistratura

ANNO GIUDIZIARIO 2009
Distretto di Palermo

Relazione dr. Fabio Roia, Consiglio Superiore della Magistratura

Palermo 31 gennaio 2009



1) Il quadro istituzionale.

Nel salutare il Presidente della assemblea, i Rappresentanti istituzionali, tutte le Autorità presenti, sento il dovere di ringraziare i magistrati del distretto di Palermo che, nello svolgimento delle diverse funzioni nelle quali si articola la giurisdizione e superando le note difficoltà operative create dalla crescente rarefazione di risorse, riescono con grande efficacia e con una professionalità adeguata alla delicatezza del compito ad assicurare il rispetto del principio di legalità in una terra ancora assediata, malgrado i risultati ottenuti da Polizia e Magistratura, dai tentacoli dell’associazione mafiosa Cosa Nostra la quale opera insinuandosi nelle criticità sociali e nella debolezza anche morale delle Istituzioni.
Soltanto i comportamenti virtuosi, definibili quindi coraggiosi in un panorama nazionale della vita che offre preoccupanti cadute di tensione ideale e abbandono al qualunquismo utilitaristico, consentono la ripresa di una coscienza collettiva orientata alla legalità che si traduce, come riportato nella relazione del Presidente della Corte, in iniziative di reazione all’oppressione mafiosa come quella recentemente promossa dai giovani dell’associazione “Addiopizzo”. La legalità è fatica e coraggio sociale.
La situazione di sofferenza e di difficoltà a rendere un servizio giustizia corrispondente alle attese della società appare particolarmente profonda, come recenti vicende giudiziarie dimostrano, negli uffici del Sud. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha quindi deciso –con risoluzione del 13/12/2007-, attraverso lo strumento della relazione al Parlamento, di predisporre una analisi  in tema di: situazione degli uffici per quanto riguarda gli organici dei magistrati, nonché la mobilità e lo status degli stessi; profili organizzativi degli uffici con riferimento sia alle dotazioni amministrative che strutturali; azione di contrasto della criminalità organizzata con individuazione dei profili di adeguatezza e di insufficienza. L’obiettivo perseguito è quello di predisporre una articolata proposta di interventi sia per adeguare l’azione consiliare sia per individuare opportune iniziative di natura amministrativa e legislativa.
Si tratta di una ulteriore testimonianza operativa per instaurare una corretta dinamica del rapporto interistituzionale che dovrebbe basarsi su un’etica del reciproco rispetto dell’idea, della proposta e del comportamento altrui. Etica che sembra affievolirsi allorché si denunciano patologie generalizzate e indimostrate (mi riferisco alla logica del correntismo come anima e motore assolutamente prevalenti nelle decisioni del Consiglio) e ansie riformatrici che mirano a indebolire l’autonomia e l’indipendenza  dell’ordine giudiziario nel tentativo di rafforzare la credibilità di altra istituzione. Come se l’autorevolezza di un protagonista della vita dello Stato potesse derivare dalla delegittimazione di altro soggetto non antagonista ma partecipe del patto democratico. Le riforme devono essere varate dal  Parlamento nell’interesse della efficacia della giurisdizione che, attraverso indipendenza e credibilità, deve intervenire in ogni vicenda che riguarda l’aggressione di un diritto. 
Alla professionalità ed all’equilibrio deontologico della magistratura il Consiglio –che proprio nel 2008 ha celebrato con grande continenza il cinquantennio della sua istituzione- ha prestato particolare attenzione operando scelte valutative ed organizzative, assumendo decisioni in sede disciplinare e paradisciplinare a volte impopolari per il consenso mediatico riscosso dai protagonisti oggetto delle sanzioni applicate e non gradite da alcuni settori interni allo stesso corpo magistratuale per la modifica di situazioni e aspettative soggettivamente consolidate. 
Se il sospetto diventa indizio, il fatto notorio riscontro, il teorema  prova si sconfina in quel settore di arbitrio che ha preoccupato anche il Capo dello Stato il quale, nel suo intervento alla cerimonia per lo scambio degli auguri con le alte magistrature della Repubblica del 17 dicembre 2008, ha rappresentato l’urgenza di intervenire con riforme “volte a scongiurare eccessi di discrezionalità, rischi di arbitrio e conflitti interni alla magistratura nell’esercizio della funzione giudiziaria, a cominciare dalla funzione inquirente e requirente”.
Per difendere con credibilità l’attuale assetto ordinamentale e processuale del Pubblico Ministero occorre che lo stesso lavori con la filosofia del rispetto dei diritti delle parti e dei terzi, della formazione della prova e del processo, rappresentando l’indagine come un momento esclusivamente prodromico all’accertamento di fatti che devono trovare solo nel processo, fino al suo atto finale, la consacrazione di verità storica.
Il rigore, trasversalmente vissuto, che il Consiglio Superiore ha evidenziato su questi temi esprime il senso di una istituzione non divisa da sussulti correntizi e consapevole del rischio che una gestione irresponsabile del principio del potere diffuso da parte dei magistrati può costituire l’occasione per interventi riformatori anche non necessari.
In sede di applicazione dell’art. 2 R.D.L. 31 maggio 1946 n. 511, pur nella consolidata interpretazione che si possa applicare l’istituto soltanto ai casi di condotta non sussumibile in alcuna fattispecie disciplinare qualora, a seguito di tale comportamento, sia venuta meno la possibilità di esercitare da parte del magistrato con autonomia e indipendenza le funzioni giudiziarie nella sede di appartenenza, il Consiglio ha trasferito in via amministrativa per incompatibilità ambientale un giudice in una vicenda ampiamente pubblicizzata dai mezzi di informazione, anche con giudizi polemici e dietrologici nei confronti della decisione assunta dall’assemblea, mentre, nell’anno 2008, la Prima Commissione referente ha deliberato l’apertura di 5 procedure di trasferimento officiose ex art. 2 Legge Guarentigie in parte definite o sospese per l’avvenuto trasferimento del magistrato volontariamente o con lo strumento della cautela disciplinare. Si tratta di decisioni assunte con comune consapevolezza e senza alcuna finalità estranea alla ratio della normativa.   
L’istituzione consiliare deve infatti  governare le riforme legislative anche se le stesse costituiscono vere e proprie rivoluzioni culturali come tali  traumatiche per le aree di conservazione. Mi riferisco, in questo caso,  alla attività per dare piena attuazione, nei tempi previsti dalla legge e con un impegno della struttura di governo autonomo definibile eccezionale, al disegno riformatore dell’ordinamento giudiziario che ha avuto il suo completamento con l’approvazione di tutti i decreti legislativi attuativi della legge delega n. 150 del 2005 e con l’entrata in vigore della legge n. 111 del 2007 che ha messo a punto l’intera articolazione della nuova struttura ordinamentale della magistratura ordinaria. Su questo tema, il nuovo modello di magistrato, sarebbe opportuno attendere lo sviluppo di un arco temporale necessario per la stabilizzazione della riforma e per la valutazione dei suoi effetti attraverso la normazione secondaria emanata dal Consiglio piuttosto che intervenire nuovamente con ulteriori modifiche che non siano di  semplice aggiustamento del sistema.

2) La nuova professionalità ed il ruolo dei dirigenti

Nell’anno 2008 va subito evidenziata la rilevante attività svolta dal Consiglio nel settore relativo al conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi. In tale ambito si è realizzato un profondo rinnovamento sul piano della normazione secondaria che regola nel nuovo quadro normativo l’attribuzione degli incarichi direttivi e semidirettivi avviando, al tempo stesso, il più rapido ricambio nella copertura dei posti e favorendo un sensibile abbassamento dell’età media dei dirigenti negli uffici giudiziari. Nel 2008 sono stati deliberati, infatti, n. 235 trasferimenti in uffici direttivi e n. 65 in uffici semidirettivi con una produzione di nomine tre volte superiore rispetto ai parametri esistenti prima della attuazione e regolamentazione del principio della temporaneità della dirigenza.
Il D.Lvo n. 160 del 5 aprile 2006, come modificato dalla Legge 30 luglio 2007 n. 111, è intervenuto sulla materia dei tramutamenti e sull’attribuzione degli uffici direttivi e semidirettivi, innovando i principi regolatori e la cornice istituzionale di riferimento. Come è noto le due novità principali sono costituite dalla temporaneità degli uffici direttivi e semidirettivi, che comporta la previsione di una durata massima dello svolgimento dell’incarico presso uno specifico ufficio, e dalla trasformazione della anzianità da requisito di valutazione a criterio di legittimazione.
Sul piano interpretativo ed applicativo è di particolare rilievo la delibera assunta dal C.S.M., nella seduta del 7 febbraio 2008, in ordine alla “Interpretazione dell’art. 1 co. 4 del D.lgs. del 20 febbraio 2006 n. 106; dell’art. 5 co. 3 della Legge 111/07; degli artt. 45 e 46 del D.lgs. 160/06”.
Nel corpo di tale delibera, sono illustrate le norme dettate in tema di temporaneità degli incarichi direttivi e semidirettivi ed è sottolineato che l’introduzione nel nostro ordinamento del relativo principio risponde all’esigenza di un ricambio nei ruoli in oggetto, accompagnato da una seria verifica sull’operato dei dirigenti, da effettuarsi in occasione della scadenza dei termini stabiliti dal legislatore.
In ossequio alla ratio della temporaneità dei ruoli direttivi e semidirettivi, l’esperienza di direzione si colloca, solo eventualmente, nel percorso professionale di ciascun magistrato, quale servizio reso all’amministrazione della giustizia per un predeterminato arco temporale. La decadenza dall’incarico comporta solo la perdita di quelle prerogative insite nell’esercizio dei poteri di direzione o semidirezione aventi ricadute esclusivamente organizzative, mentre non ne consegue modifica alcuna delle complessive attribuzioni giurisdizionali possedute dal magistrato nell’esercizio delle sue funzioni, né tanto meno ricadute sulla piena capacità di svolgere le stesse.
La temporaneità dell’incarico dirigenziale, l’aumentata discrezionalità nella scelta del nuovo dirigente da parte del Consiglio nell’ambito della procedura concorsuale che valorizza esclusivamente i parametri delle attitudini e del merito recuperando il criterio dell’anzianità solo come “indice dell’esperienza professionale acquisita” hanno provocato fibrillazioni interne a certi settori della magistratura che non hanno ancora metabolizzato una riforma che tende a premiare esclusivamente la cifra di professionalità. Una riforma, quella dell’essere magistrati distinti solo per funzioni  privi di approdi di carriera irreversibili, che è stata peraltro oggetto di antiche richieste da parte di tutte le articolazioni dell’associazionismo giudiziario.
Lo spirito conservatore ancora presente in parte della magistratura ha quindi alimentato diffidenza verso le decisioni operate dal Consiglio portando conseguentemente alle accuse qualunquistiche di scelte determinate da logiche spartitorie di tipo correntizio, accuse fatte proprie da una parte della politica per proporre riforme di sistema anche di rilievo costituzionale. Aumentando tuttavia il peso della componente laica nel Consiglio Superiore si rischia di passare da un sistema di governo autonomo fondato sulla rappresentanza culturale-giudiziaria (la corrente) ad un sistema di eterogoverno di controllo e di vicinanza partitica. 

Un intenso lavoro è stato svolto dal Consiglio anche nell’altro settore particolarmente interessato dalla recente riforma dell’ordinamento giudiziario relativo alle diverse fasi della carriera ed alle valutazioni di professionalità per la progressione in carriera del magistrato.
Dopo l’approvazione della circolare n. 20691 del 4 ottobre 2007, in materia di “Nuovi criteri per la valutazione di professionalità dei magistrati a seguito della L. 30 luglio 2007, n. 111, recante modifiche alle norme sull’ordinamento giudiziario”, il Consiglio, in data 7 febbraio 2008, ha quindi approvato la delibera in tema di “Aggiornamento delle schede anagrafiche sull’individuazione delle qualifiche oggi abrogate con indicazione delle nuove fasce di anzianità”, con lo scopo di integrare la predetta circolare e fissare le modalità per procedere all’inquadramento dei magistrati nella fascia di valutazione di professionalità corrispondente all’anzianità di servizio maturata alla data del 31 luglio 2007. Ciò consente ad ogni singolo magistrato di verificare con precisione la sua posizione professionale, anche nella prospettiva di conoscere le possibilità di evoluzione della propria carriera.
Sempre al fine di adeguare la normativa secondaria al nuovo sistema di valutazione di professionalità dei magistrati, il Consiglio, nelle sedute del 12 e 25 giugno 2008, ha approvato la nuova circolare sull’acquisizione dei provvedimenti e verbali di udienza a campione che quindi diventano una ulteriore fonte codificata di conoscenza per analizzare il lavoro del giudice.
Va inoltre segnalata la risoluzione approvata, in data 23 settembre 2008, con la quale è stato costituito un  gruppo di lavoro per l’individuazione degli standard medi di definizione dei procedimenti di cui alla risoluzione adottata dal Consiglio.
L’ art. 11 d.lgs 160/06, come riformulato dalla l. 111/07, nell’individuare i parametri per la valutazione di professionalità dei magistrati, ha infatti previsto che il paramento della laboriosità venga desunto anche dagli standard medi di rendimento, rimettendo al Consiglio la relativa individuazione.
Tali standard medi – secondo la circolare dell’8 ottobre 2007 – vanno comunque valutati tenuto conto della complessiva situazione organizzativa e strutturale degli uffici; dei flussi in entrata degli affari; della qualità degli affari trattati, determinati in ragione del numero delle parti o della complessità delle questioni giuridiche affrontate; dell’attività di collaborazione alla gestione dell’ufficio e dall’espletamento di attività istituzionale; dello svolgimento di incarichi giudiziari ed extragiudiziari di natura obbligatorio; di eventuale esonero del lavoro giudiziario; di eventuali assenze legittime dal lavoro diverse dal congedo ordinario.
Per tale finalità il Consiglio ha ritenuto indispensabile costituire un gruppo di lavoro composto di magistrati con comprovata esperienza nella specifica attività di analisi, valutazione, ponderazione, organizzazione del carico di lavoro del magistrato e degli uffici giudiziari.

3) La mobilità

Il Consiglio si è assiduamente impegnato anche nei trasferimenti e nelle assegnazioni di sedi dei magistrati al fine di assicurare una efficiente mobilità interna adeguando la normativa di settore alle innovazioni legislative che si sono succedute.
In tale direzione è particolarmente significativa la delibera assunta il 28 maggio 2008 di “Modifica della circolare n. 15098 del 30 novembre 2003 e succ. mod. Disposizioni in tema di tramutamenti e di assegnazioni per conferimento di funzioni”.
Le modifiche apportate alla circolare del 2003 rispondono, per un verso, all’esigenza di coordinare la normazione secondaria con le importanti novità ordinamentali introdotte dal D.Lvo n. 160/2006, come modificato dalla L. n. 111 del 2007; per altro verso, alla necessità di semplificare ed accelerare le procedure di trasferimento, in linea con quanto già previsto dalle delibere plenarie del 13 marzo 2007 e del 17 maggio 2007, nonché di esplicitare i criteri per l’attribuzione di determinati punteggi aggiuntivi, chiarendo così alcuni dubbi interpretativi sorti nel tempo.
Le questioni relative alle difficoltà di copertura dei posti negli uffici requirenti, sorte a seguito delle limitazioni normative al cambiamento di funzioni, introdotte dal D.Lgs. 160/2006, sono state affrontate anche nella delibera del 29 luglio 2008, avente ad oggetto lo “Studio delle problematiche inerenti al conferimento di funzioni, anche d’ufficio, previste dall’art. 12, co. 1, D.lvo 160/2006 in caso di esito negativo di due procedure concorsuali per inidoneità dei candidati o per mancanza di candidature, qualora sia ritenuta sussistente una situazione di urgenza che non consenta di procedere a nuova procedura concorsuale”.
Nel corpo della delibera è compiutamente dato atto che i limiti posti dalla riforma dell'ordinamento giudiziario al passaggio dalla funzione giudicante a quella requirente hanno già determinato significativi vuoti di organico negli uffici di procura, in particolare in quelli di più difficile copertura per collocazione geografica e ragioni ambientali. Durante le procedure di trasferimento a seguito del bando pubblicato nel maggio 2007, è emersa con chiarezza la scarsa propensione dei magistrati al passaggio da una funzione all’altra, e soprattutto una tendenza assai maggiore al passaggio dalla funzione requirente a quella giudicante. Il bando pubblicato il 9 giugno 2008 per 354 posti ha evidenziato la profonda crisi della mobilità trasversale (passaggio da una funzione all’altra), laddove soltanto 14 magistrati hanno cambiato funzione, l’impossibilità di coprire determinati uffici di procura (non solo nel sud ma anche in talune zone del nord Italia) e, in assoluto, determinati uffici giudiziari del sud Italia, posto che 134 sedi non sono state coperte per assenza di aspiranti o di aspiranti legittimati. 
In prospettiva, la scarsità di aspirazioni alle funzioni requirenti, provocata anche dai continui effetti annuncio di interventi riformatori sullo status del pubblico ministero sempre più sottratto all’area dell’attuale sistema di giurisdizione unitario,  non potrà che accentuarsi, considerato che per passare ad un ufficio di procura sarà necessario trasferirsi ad una sede di altro distretto e di altra regione e che all’interno dell’ambito territoriale circondario-provincia soltanto i giudici civili potranno aspirare a svolgere la funzione di pubblico ministero. La rilevazione delle scoperture negli organici degli uffici requirenti delle quattro regioni del sud contrassegnate dalla più grave emergenza criminale (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) ha evidenziato dati preoccupanti ed, in alcuni casi, al di sotto dei limiti di una pur minima funzionalità degli uffici. Su un organico complessivo di 660 posti di magistrato requirente in uffici di primo grado nelle predette regioni ne sono risultati vacanti 86 (pari al 13%) di cui: 41 in Sicilia (con una punta massima di 17 vacanze nel distretto di Palermo), 20 in Campania, 19 in Calabria e 6 in Puglia.
La combinazione di questa generale tendenza alla migrazione verso gli uffici giudicanti con il divieto di destinare alle procure i magistrati di prima nomina - possibilità preclusa dall’art. 13 co. 2° D.L.vo 160/2006 - renderà la situazione estremamente complessa, portando in breve all’azzeramento degli organici di interi uffici giudiziari requirenti. Infatti, dallo studio dei dati in possesso del Consiglio Superiore, risulta che per anni è stato possibile coprire i posti vacanti in numerosissimi uffici di procura – in particolare quelli delle sedi “disagiate” – soltanto facendo ricorso agli uditori, invogliati peraltro da norme di legge e di circolare consiliare ad una permanenza prolungata nella sede assegnata grazie ad incentivi economici e di carriera, utili ad assicurare una certa stabilità e quindi la continuità indispensabile per l’efficienza del servizio.
Sulla base delle rilevazioni acquisite e delle considerazioni esposte è risultato  incontrovertibile che la combinazione di limiti al passaggio e divieto di assegnazione dei nuovi magistrati alle procure stia portando verso un’intollerabile paralisi dell’attività d’indagine , a partire dalle sedi del sud e delle isole ma anche di alcune del nord.
Siamo sostanzialmente in presenza di carriere di fatto separate con poche vocazioni per una funzione inquirente che è in attesa di essere rimodellata quanto a statuto ordinamentale e processuale in assenza di un progetto chiaro e leggibile, circostanza quest’ultima che opera come forma di disincentivazione per una evidente paura dell’ignoto.
All’esito delle riflessioni che precedono, si è ritenuto di invitare il Ministro della Giustizia ad adottare le iniziative legislative opportune per fronteggiare la situazione di emergenza conseguente all’applicazione dell’art. 13 co. 2° del D.L.vo n. 160/2006.
Invero se il principio di non destinare a determinate  funzioni sensibili i magistrati ordinari all’esito del tirocinio può essere idealmente condiviso sotto il profilo di assicurare un ingresso protetto nella giurisdizione ai giovani, si pone il problema concreto sul piano organizzativo (non sempre ideale e reale si coniugano) di come coprire le sedi di procura.
L’iniziativa adottata dal Governo con il decreto legge n. 143 del 16 settembre 2008  recante: “Interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario” sarà a breve sperimentata dopo l’esaurimento dell’ultima procedura concorsuale avviata con la pubblicazione in data 14/1/2009 di 206 sedi requirenti di primo grado.
Sul testo di legge -  che all’art. 1, rispondendo alle esigenze di funzionalità segnalate anche dal Consiglio con la risoluzione del 29 luglio 2008, introduce sostanziali modifiche al regime previsto dalla l. n. 133 del 4 maggio 1998, in materia di incentivi ai magistrati trasferiti o destinati d’ufficio a sedi disagiate-  il Consiglio ha reso il parere in data 7 ottobre 2008.  L’assemblea ha osservato che merita una valutazione positiva l’ampliamento dei criteri di qualificazione delle sedi disagiate. Si è pure considerato che l’innalzamento della scopertura al 20%, secondo la previsione dell’emendamento introdotto in sede di conversione del decreto, rischia, invece, di rendere eccessivamente selettivi i criteri di individuazione delle sedi disagiate.
Giudizio positivo è stato espresso in ordine alla scelta di collegare la legittimazione al trasferimento in sede disagiata al conseguimento della prima valutazione di professionalità: si richiede, cioè, il superamento positivo della prima fase di apprendimento e di pratica professionale al fine di garantire, preferibilmente, una preparazione adeguata ad affrontare condizioni di lavoro talvolta complesse e problematiche. Il Consiglio ha altresì valutato positivamente la scelta di fondare il meccanismo incentivante esclusivamente su benefici economici e di carriera escludendo la già prevista possibilità di ottenere trasferimenti con preferenza rispetto a tutti gli altri aspiranti.
Perplessità sono state espresse sia in merito alla limitazione a dieci delle sedi –di nuova istituzione quanto a genere-  a copertura immediata, il cui regime è consegnato all’art. 1 bis della l. n. 133/1998 novellata, sia  in relazione alla individuazione della platea dei magistrati  tra i quali scegliere quelli da trasferire d’ufficio posto che il requisito della ultradecennalità potrebbe non garantire un numero adeguato di candidati.
Si ha dunque ad oggi la sensazione che il problema della copertura di determinati uffici di procura sia stato sottovalutato e che possa rappresentare in futuro un ostacolo di difficile superamento per la politica della mobilità magistratuale da parte del Consiglio.

4) La ritenuta attività “politica” del Consiglio: i pareri sui provvedimenti legislativi e le pratiche a tutela.

Nel corso del 2008 il Consiglio Superiore  ha manifestato il suo ruolo istituzionale anche attraverso l’approvazione di numerosi pareri (9) sui provvedimenti legislativi pertinenti alla funzione ed all’attività giudiziaria, come previsto dall’art. 10 della legge n. 195 del 1958.
Tra i più significativi vanno ricordate le delibere del 17 gennaio 2008, con cui è stato reso il parere sul disegno di legge, approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 aprile 2007, recante “Disposizioni concernenti i delitti contro l'ambiente. Delega al Governo per il riordino, il conferimento e l'integrazione della relativa disciplina”;   - - del 8 giugno 2008 sul decreto legge n. 90 del 23 maggio 2008 concernente “Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile”, poi convertito con modificazioni nella legge 14/7/2008 n. 123. 
- del 1° luglio 2008 sul Decreto legge n. 92 del 23 maggio 2008, concernente “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica”. 
- del 30 settembre 2008 sulle disposizioni in materia di riforma del codice di procedura civile, contenute nel disegno di legge n. 1441 bis - Camera dei Deputati - concernente “ disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competività, la stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria”.
Numerose sono state le polemiche suscitate, soprattutto in occasione della discussione sul parere relativo al cosiddetto decreto sicurezza, in relazione al ruolo del Consiglio allorché, nell’ambito dell’attività propria di consultazione prevista dalla legge istitutiva del 1958, esprime giudizi in ordine alla eventuale compatibilità costituzionale di alcune disposizioni di legge all’esame del Parlamento.
Il dibattito che si è sviluppato è apparso molte volte strumentale posto che nel nostro sistema i vagli tecnici di costituzionalità di una legge non spettano certamente al Consiglio Superiore della Magistratura ma agli organi costituzionali investiti, a diverso titolo, durante e dopo l’approvazione del provvedimento normativo. Appare evidente che la rappresentazione di una possibile criticità costituzionale in sede di analisi consultiva di una norma da parte del Consiglio -attività assolutamente propria delle competenze dell’organo in quanto tecnicamente libera- può acquistare, soprattutto attraverso opportune enfatizzazioni mediatiche, il valore di un intervento  di contrapposizione all’attività di governo come tale assumendo una caratterizzazione politica che tale invece non è per genesi costituzionale, compito ordinamentale e approdo finalistico di atto compiuto nel rapporto di collaborazione con il Ministro della Giustizia.    
Non si può tuttavia sottacere che le attribuzioni del Consiglio in materia di pareri e di  pratiche a tutela dell’ordine giudiziario – istituto che discende direttamente dall’art. 104 della Costituzione di competenza della Prima Commissione secondo quanto previsto dalla tabella annessa al regolamento dell’organo di governo- siano quelle attualmente oggetto di particolare attenzione riformatrice finalizzata ad una limitazione delle competenze e quindi ad un ridimensionamento della funzione costituzionale del Consiglio medesimo.

5) Le altre attività del Consiglio. La dimensione internazionale. 

Con delibera del 17 gennaio 2008, concernente “Modalità di comunicazione al singolo magistrato con il mezzo informatico dell’esito delle pratiche che lo riguardano” e “Informazione ai magistrati sull’attività del Consiglio – predisposizione di un notiziario informativo da divulgare con il mezzo informatico e con cadenza settimanale avente ad oggetto, anche su indicazione dei singoli componenti, l’attività consiliare ritenuta di rilievo” il CSM ha stabilito di avviare la redazione e la trasmissione di un notiziario informatico delle delibere assunte dall'Assemblea Plenaria limitatamente, allo stato, alle proposte della Terza, Quinta e Sesta Commissione delegando la Sesta Commissione - d'intesa con il Segretario Generale per gli aspetti tecnici- per verificare i modi e i tempi dell'ampliamento della comunicazione di tutte le delibere assunte dal Plenum nonché alle proposte di delibera realizzate dalle singole Commissioni referenti. L’obiettivo è quello di fornire un servizio di informazione moderno, qualificato dalla tempestività e neutralità dell’informazione, che tenti di attenuare quel rapporto, a volte censurabile, fra possessore della conoscenza e spendita della medesima per rendite di posizione personale.     
Nella seduta del 23 gennaio 2008, il CSM ha adottato la delibera di indirizzo generale relativa alle Convenzioni da stipularsi tra Uffici giudiziari e Università.
Il Consiglio, già con la delibera adottata nella seduta del 19 luglio 2007, aveva stabilito le linea guida delle Convenzioni che possono essere stipulate tra i dirigenti degli Uffici giudiziari da una parte e i Consigli dell'Ordine o le Scuole di specializzazione delle professioni legali dall'altra, volte a disciplinare l'espletamento di tirocini e di stages formativi da parte di laureati in giurisprudenza che risultino praticanti avvocati o frequentanti delle Scuole di specializzazione delle professioni legali. Ferme restando le considerazioni di ordine generale già presenti nella delibera del 19 luglio 2007, il Consiglio superiore ha specificamente approfondito la questione dello svolgimento presso gli uffici giudiziari di attività di formazione di studenti e di neolaureati in giurisprudenza o di in altre materie che risultino complementari o legate da interesse scientifico rispetto al lavoro giudiziario .
Nell’ambito dell’attività del Comitato delle Pari Opportunità in Magistratura merita di essere segnalata la pratica nell’ambito della quale è stato realizzato l’importante Convegno“Il diritto alle pari opportunità a 60 anni dall’entrata in vigore della Carta costituzionale” tenuto nella sede consiliare il giorno 24 ottobre 2008. Si deve al riguardo rilevare che nel mese di maggio 2008 è stata istituita la rete dei Comitati per le pari opportunità delle professioni legali e che la prima Assemblea Generale della Rete si è tenuta proprio il 24 ottobre 2008 in apertura del richiamato Convegno.

Nel panorama internazionale il modello di governo della magistratura italiana costituisce un riferimento molte volte adottato dai Paesi i cui sistemi democratici sono in fase di costruzione attraverso gli assetti costituzionali e le riforme ordinamentali interne. Il Consiglio Superiore,  per la sua antica storia di autonomia e per la sua collocazione di vertice organizzativo di un ordine giudiziario osservato come presidio per la indipendenza del singolo magistrato, gode di un particolare prestigio soprattutto negli organismi di collegamento europei quali: la Rete dei Consigli di Giustizia d’Europa (ENCJ ) nell’ambito della quale è stato nuovamente eletto nel comitato direttivo dall’assemblea generale tenutasi a Budapest il 22 e 23 maggio 2008;  la Conferenza Internazionale degli organi giudiziari di autogoverno e controllo dei Paesi dell’area balcanica dove il Consiglio italiano partecipa quale unico esponente dell’europa occidentale (assemblea di Bucarest tenutasi nei giorni 22 e 23 settembre 2008); il progetto Eurosocial che è un programma quadriennale della Commissione Europea, di cooperazione con l’America Latina, che si sviluppa sui  settori dell’istruzione, del sistema fiscale, della giustizia, del sistema sanitario e  della sicurezza e che, per quanto riguarda la giustizia, impegna primariamente proprio Francia e Italia.    
Con specifico riferimento all’attività dei gruppi di lavoro all’interno dell’ENCJ si segnala in particolare il WG:  “Criminal Justice”, co-coordinato dall’Italia e dall’England & Wales sui temi del contrasto al terrorismo internazionale e della imparzialità della investigazione.
Il Consiglio ha sottoscritto a Bucarest in data 22 settembre 2008 un accordo bilaterale di cooperazione con il Consiglio Superiore della Romania al fine di favorire lo scambio di conoscenze e la collaborazione dei rispettivi organismi giudiziari anche in relazione a  fatti di cronaca che rappresentavano il coinvolgimento di cittadini romeni nella consumazione di reati di particolare allarme sociale.
Per quanto concerne poi la collaborazione con le diverse istituzioni che interagiscono sul terreno della creazione di uno spazio giuridico comune, si rileva che il CSM non ha mai fatto mancare il proprio apporto al Consiglio d’Europa, istituito sin dal  1949 e per tale ragione definito la più “vecchia” organizzazione politica europea. Il Consiglio Superiore della Magistratura infatti, ebbe a salutare con favore l’istituzione del Consiglio Consultivo dei Giudici Europei (CCGE) tempestivamente designando un magistrato italiano quale suo delegato sin dalla costituzione di tale organismo, intervenuta nell’anno 2000.
Del pari, si rileva che il CSM ha designato un componente per la partecipazione ai lavori del Consiglio Consultivo dei Procuratori Europei (CCPE), organo consultivo del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, con specifiche competenze sul ruolo del pubblico ministero nel sistema della giustizia penale in Europa.
Il Consiglio ha realizzato nel corso dell’anno 2008 progetti comunitari a favore di Paesi che hanno avviato processi di democratizzazione e di avvicinamento all’Europa, nell’area balcanica. Si segnala, in particolare, il progetto Twinning con l’ALBANIA “AL 05 IB JLS 0” Support to the General Prosecutor’s Office to Undertake inspection and Evaluation of Prosecutors; il Consiglio, ottenuta l’aggiudicazione del progetto in questione, ha quindi approvato il relativo piano di lavoro, con delibera del 28 maggio 2008, individuando cinque magistrati esperti per lo svolgimento dell’attività.

Le riflessioni che ho cercato di svolgere evidenziano dunque la necessità di tenere sempre alta l’attenzione sui temi dell’autocritica istituzionale, dell’etica del dialogo, della ricerca di una professionalità moderna ed affinata, della realizzazione di proposte riformatrici che puntino sulla sacralità e sull’efficienza del processo e che garantiscano quegli equilibri fra i poteri scritti nella Carta Costituzionale. Lo Stato  può imporre e pretendere una cultura della legalità partendo da una nuova spinta morale e così proponendo quell’autorevolezza istituzionale che sembra oggi smarrita. Il compito dei magistrati è quello di incominciare dalla giustizia.
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