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Turchia nell'Unione Europea? Un percorso con luci ed ombre
Di Loredana Morandi (del 27/09/2004 @ 17:40:59, in Estero, linkato 1246 volte)

di Giovanna Melandri

"Improvvisi arresti e fulminee ripartenze sembrano caratterizzare nelle ultime settimane il percorso di avvicinamento della Turchia all'Unione Europea ai fini di una sua ipotetica, futura adesione. Dopo alcune settimane di polemiche ed una serie di ultimatum inviati da Bruxelles ad Ankara, nei giorni scorsi il Parlamento turco ha approvato in prima lettura il nuovo codice penale senza quella norma - la reintroduzione della pena per il reato di adulterio (abolito dalla Corte Costituzionale nel 1996) - che aveva, giustamente, sollevato l'indignazione non solo della Commissione Europea ma di quasi tutte le cancellerie continentali. Così, oggi, sembrano più solide di ieri le possibilità che da Bruxelles arrivi il disco verde per l'avvio dei negoziati per l'adesione della Turchia. Negoziati che, si sa, sono molto lunghi e complessi, anzi in questo caso laddove si decidesse di farli partire sarebbero resi ancora più lunghi dalla notevole ed innegabile distanza che esiste tra le regole condivise dell'Unione e la legislazione in vigore in Turchia in settori delicati come la giustizia le politiche sociali, i diritti di cittadinanza e così via. Il prossimo 6 Ottobre spetterà alla Commissione Europea pronunciarsi ufficialmente sul punto e predisporre, in caso positivo, le tappe del percorso di adesione che, il prossimo 16 Dicembre, potrebbe essere il Consiglio Europeo di tutti i capi di Governo, a ratificare e mettere in moto. Il Parlamento di Ankara riunitosi in sessione straordinaria ha riformato il Codice Penale, vecchio di quasi 80 anni, proprio al fine di riallinearlo con le normative europee in vista della futura adesione. Un riallineamento graduale che negli ultimi 4 anni ha portato il Governo turco all'approvazione di riforme che stanno introducendo (molto ma molto lentamente secondo la maggior parte degli osservatori) maggiori garanzie per le minoranze, un maggiore rispetto dei diritti umani, limiti all'ingerenza militare sul Governo, maggiore (anche se non ancora sufficiente) tutela dei diritti delle donne. E così nel testo del Nuovo Codice Penale è stata tenuta fuori proprio la norma sull'adulterio, per la cui reintroduzione premevano e premono tuttora i partiti islamici il cui sostegno è fondamentale per tenere insieme la maggioranza che sostiene il Primo Ministro Erdogan. Un Primo Ministro diviso in due, tra la prospettiva dei vantaggi politici ed economici conseguenti all'ingresso in Europa e la resistenza che si sta alzando in molti settori del Paese. Anche in Europa il possibile futuro ingresso della Turchia sembra dividere il fonte in due, tra favorevoli e contrari. Una contrarietà che molti Paesi motivano non in virtù di un pregiudizio antiturco quanto, piuttosto, per le forti perplessità sull'attuale (ed anche ipotetico nel futuro) grado di effettiva democratizzazione della Turchia. Paese che, non dimentichiamolo mai, presenta oggi in materia di diritti delle minoranze e delle donne o rispetto dei diritti umani degli standard che onestamente non si possono che definire inaccettabili. Tanto per non usare metafore è evidente che non si potrà parlare di adesione fino a quando in Turchia si continuerà a praticare la tortura nei confronti dei prigionieri politici. E stiamo parlando solo di uno tra i più evidenti punti su cui la Turchia, se vuole aderire, dovrà dare radicali e vistosi segni di cambiamento. E chi oggi ancora storce il naso sull'adesione della Turchia lo fa temendo un pericolo, il pericolo che Ankara imbocchi "la via cinese" per le riforme: molto spinta sul versante economico e praticamente immobile su quello sociale e politico. Insomma il timore è che, ai fini dell'adesione - che presenta innegabili vantaggi reciproci - Governo di Ankara ed Unione Europea premano con diverso peso sull'acceleratore a seconda che si tratti di liberalizzare mercati ed investimenti piuttosto che allargare la sfera dei diritti dei cittadini turchi. Il partito europeo dei contrari e degli scettici annovera l'Austria (favorevole ad un'adesione parziale) il capogruppo popolare Poettering e, seppur con posizioni diverse, la Francia (contrario Raffarin, favorevole Sarkozy ad un ingresso progressivo in 15 anni ed in seguito di referendum in Francia). Chi invece guarda con favore al progressivo inserimento della Turchia all'interno dell'Unione Europea lo fa sulla base di una considerazione di carattere geostrategico. L'Inghilterra ad esempio. Ma aldilà delle reciproche convenienze c'è anche chi applica alla questione dell'adesione della Turchia un ragionamento di tipo politico e culturale. Sulla base di un azzardo, forse, ma di un azzardo che vale la pena tentare ed il cui obiettivo ultimo è il raggiungimento della pace e della stabilità internazionale attraverso il dialogo e la politica, non attraverso la guerra. E in fondo la storia dell'Unione Europea, da Altiero Spinelli in poi, non è il lungo racconto di un azzardo, di un'utopia testarda che si è fatta poi realtà grazie allo sforzo del quotidiano? La Turchia rappresenta, infatti, per un'Europa che deve riuscire per davvero a diventare davvero uno dei poli della nuova politica internazionale, una straordinaria porta d'accesso verso il mondo islamico moderato. Una porta d'accesso strutturalmente legata all'Europa da secoli e secoli di ininterrotti rapporti, grazie alla quale veicolare sulla direttrice Europa-mondo Arabo rapporti politici, economici, culturali idonei a ribaltare il piano inclinato su cui la politica dell'Amministrazione Bush ha, più generalmente, condotto i rapporti tra Occidente e Mondo Arabo. E riaffermare che, al posto della guerra, sono la collaborazione costante, la crescita equilibrata, lo sviluppo della giustizia sociale ed il dialogo ininterrotto gli unici strumenti di una politica internazionale oggi in crisi. La sua forte identità islamica è il punto di divisione tra favorevoli e contrari alla sua adesione. E proprio in tal senso mi chiedo se non sia più giusto ed opportuno perseguire le ragioni della condivisione di obiettivi comuni tra la Turchia ed il resto d'Europa facendo leva e premio sul desiderio di dialogo di cui è portatore la lettura più moderna e tollerante dell'Islam piuttosto che, al contrario, "sbattere la porta in faccia" alla Turchia con la conseguenza di dare ragione, invece, a chi vuole trovare nella lettura più radicale ed estrema dell'Islam le ragioni di una frattura insanabile con l'Occidente. In questo senso la vicenda del tentativo di reintroduzione del reato d'adulterio è altamente simbolica. Chi l'ha sostenuta all'interno della Turchia e ancora oggi la sostiene malgrado la bocciatura (in prima fila esponenti dello stesso partito islamico moderato del Primo Ministro insieme alle alte gerarchie militari, protagoniste non più di sette anni fa dell'ultimo tentativo di golpe) sa che si tratta di un cuneo non indifferente da inserire lungo il tragitto dell'adesione turca all'Unione. Per frenarla o, quantomeno per rallentarla di molto. Vista dall'Europa tutta questa vicenda mi porta a pensare che puntare e scommettere oggi sulla Turchia, oggi vuol dire accettare di correre un grosso rischio. Un rischio però, che se si ha un'ambizione alta, vale la pena correre. Ecco perché a mio avviso occorre essere non ambigui e netti nell'elenco delle precise e non eludibili condizioni da porre alla Turchia (passi in avanti in materia di diritti civili e politici, diritti umani e delle minoranze, democrazia sostanziale e giustizia sociale gestione dei flussi migratori, modalità della eventuale partecipazione turca ai meccanismi decisionali europei) in vista della sua possibile adesione ma, allo stesso tempo, non bisogna interrompere il filo di un dialogo e di una collaborazione che, indipendentemente dall'esito finale di tutto questo processo, dia ad Europa e Turchia la possibilità di contribuire ad un percorso di reciproco arricchimento politico. L'Unione Europea è un insieme di regole, di accordi, di scelte condivise così come si sono venute consolidando in oltre 50 anni di progressivo processo unitario. Ma è anche un sogno, una speranza, un'utopia, l'utopia che tanti Paesi diversi fra di loro possano venirsi incontro nel rispetto e nella tolleranza reciproca per garantire a loro stessi, ai loro cittadini ma anche al mondo che li circonda un futuro di prosperità e di pace.

Pensiamoci bene.."
Roma, 27 Settembre 2004

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