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La Pedofilia Culturale - dossier della Associazione Meter
Di Loredana Morandi (del 31/08/2010 @ 09:29:22, in Osservatorio Famiglia, linkato 2328 volte)
Il mio è un modestissimo commento all'ottimo dossier di Don Di Noto, che inizia dalla "Premessa". Io sono una "web parrocchiana" di Don Di Noto, e nel corso degli anni ho appoggiato molte delle sue denunce (la prima il mostro fotografico Puellula, l'ultima il sito israeliano del boy love). Questo non ha potuto che acuire il mio fiuto naturale, e quella sensibilità innata che mi ha consentito come madre di "interporre il mio corpo" ed evitare la molestie di un pedofilo a mia figlia. Ebbene, dopo molti anni dalla diatriba delle fotografie pornografiche finite al Consiglio di Stato Americano, di cui certa gente "aveva già parlato"...

[Lury+SEGATA.bmp]

clicca per allargare e "occhio alle minacce di morte a Lory e alla nota sul lavoratori milanesi"

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-08-31_095115_luigiamico_massimopiscopo_bertocchi_girardelli_sorbi_RIT.jpg

E anche dopo le denunce e i processi milanesi: Oggi io posso rilevare, senza ombra di dubbio, che uno dei molti fans macchiaioli è un pedofilo dichiarato, ed in rete su FB fa della pedofilia culturale proprio sull'argomento del "Consenso".

L.M.

Premessa


E’ dal 2003 che con insistenza e con consapevolezza don Fortunato Di Noto e l’Associazione Meter parla di questa “nuova e grave emergenza rappresentata dall’espandersi della pedofilia culturale”. Infatti “aumentano quei siti che tentano di dipingere un volto pulito della pedofilia, abbozzandone una sorta di giustificazione filosofica. Non sono perseguibili, ma sono pericolosi: offrono auto-giustificazione; abbassano la consapevolezza di essere dei delinquenti; tolgono il senso di colpa che impedisce a molti di passare dal mondo virtuale all’adescamento e alla violenza”[1].

Che cos’è la pedofilia culturale

La situazione italiana e il caso del “signor P”

Negli ultimi anni stiamo assistendo allo sviluppo sottopelle di una nuova strategia d’attacco messa in atto dai pedofili di tutto il mondo per ottenere una vera e propria legittimazione – quantomeno implicita – da parte dell’opinione pubblica mondiale. Stiamo parlando della cosiddetta pedofilia culturale, fenomeno venuto alla ribalta in modo drammatico e clamoroso attorno al 2005 con la nascita dell’NVD, il “partito dei pedofili” fondato in Olanda, ma possiamo tranquillamente affermare che questa è solo la punta dell’iceberg.

ITALIA: UN FENOMENO IN EVOLUZIONE

Limitandoci per il momento all’Italia, possiamo già sottolineare come qui la lotta dei pedofili culturali sia cominciata da più di un decennio. È dal 1996, infatti, che l’associazione Meter di don Fortunato Di Noto, insieme ai suoi volontari, denuncia i tentativi striscianti di normalizzazione della pedofilia grazie a giustificazioni pseudoscientifiche (la vittima dimenticherebbe in fretta l’accaduto) o motivazioni pseudo culturali (la pederastia era praticata nell’antica Grecia). Le denunce di don Fortunato e Meter sono state ripetutamente segnalate, nel corso degli anni, alla Commissione Bicamerale per l’infanzia, al Parlamento europeo, ai ministri dell’Interno, alla magistratura, alla Polizia postale e delle comunicazioni. Centinaia, dal ’96 ad oggi, le denunce formali di siti o portali in lingua italiana, segno che l’offensiva pedofila è condivisa anche da chi abusa di bambini nel nostro Paese.

DENUNCE 2006-2008.

Se prendiamo in considerazione le denunce formali inoltrate alla Polizia Postale e delle Comunicazioni e all’Interpol, oltre a esposti al Ministero dell’Interno sono n. 15 contenenti espliciti riferimenti alla pedofilia culturale, alla sua normalizzazione e alla possibilità di vivere, perché naturale i rapporti sessuali con bambini al di sotto dei 12 anni, invitando questi ultimi a contattare e rispondere all’invito nei forum per giovani ragazzini e ragazzine.

Riportiamo come esempio un dialogo inedito (2006) estratta da conversazione MSN di pedofili italiani che si sono dati appuntamento in una città europea per “celebrare la loro pedofilia” stabilendo e discutendo sull’età di preferenza dei bambini:

- 02/11/06 11.48.47 (xxxx) ma tu ti fidi a mettere la tua foto lì? ---->

- 02/11/06 11.48.59 Mattia (xxxx) nn c'è alcun problema

-02/11/06 11.49.19 Mattia (xxxx) xkè se ti conoscessi sarei ancora più
contento.... scoprirei d'avere un amico pedofilo

- 02/11/06 11.49.28 Mattia (xxxx) e se invece nn mi conosci nn succede nulla
cmq

- 02/11/06 11.51.33 Mattia (xxxx) tanto anke se hanno la mia foto

- 02/11/06 11.51.38 Mattia (xxxx) devono prima trovarmi

- 02/11/06 11.52.00 Mattia (xxxx) e se mi trovano li uccido (...)

- 02/11/06 12.00.29 Mattia (xxxx) di ke etâ mi piacciono i bimbi....

- 02/11/06 12.01.38 Mattia (xxxx) bhe.. i numeri nn mi piacciono

- 02/11/06 12.01.56 Mattia (xxxx) dico semplicemente

- 02/11/06 12.02.04 Mattia (xxxx) prepuberi

-02/11/06 12.02.12 Mattia (xxxx) (non ancora entrati in pubertà)
-02/11/06 12.02.25 Mattia (xxxx) sì diciamo i bambini da 3 anni in su

- 02/11/06 12.02.32 (xxxx) Mattia e quindi fino ai 12?

- 02/11/06 12.02.54 Mattia (xxxx) bhe sì..... anke se in realtâ uno di 15 può essere impubero
-02/11/06 12.03.11 (xxxx) Mattia beh ma di aspetto è già molto diverso
da un dodicenne

- 02/11/06 12.03.15 Mattia (xxxx) però se vogliamo fare un media
- 02/11/06 12.03.18 Mattia (xxxx) allora fino a 12-13

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Per essere più chiari: lo scopo della pedofilia culturale è di ottenere un’acquiescenza della società verso i pedofili. L’abbassamento dell’età per il consenso sessuale a sei anni (come ventilato dall’NVD, su cui si dirà tra poco), il valore “culturale” dello stupro di un minorenne mascherato da “amore” e “cura” verso di lui, sono gli obiettivi di questa pressione – più o meno palese – nei confronti della società civile. In particolare, i pedofili amano “festeggiare” con i propri “amori” una giornata speciale, “La giornata dell’orgoglio pedofilo”, che si tiene tutti gli anni il 25 aprile con l’“Alice Day”, dedicato all’amore per le bambine; il “Boylove Day”, dedicato ai bambini, si tiene invece il 23 giugno e a dicembre.

Inutile dire che in Italia non vi è la giusta attenzione né un approccio adeguato nei confronti della pedofilia, culturale o meno: come dice don Fortunato Di Noto in “Corpi… da gioco” (EdiArgo, 2007), scritto insieme al giornalista Antonino D’Anna, “In Italia non si capisce che esiste un livello di criminalità all’interno della pedofilia”.

IL SIGNOR P – Un esempio di continua promozione e istigazione alla pedofilia. Il portale è sempre vivo e vegeto, anche se dai Server italiani non è possibile accedere perché inserito nella “black list” della Polizia Postale. Uno degli esponenti più importanti della pedofilia culturale italiana è il “Signor P”. Si tratta, spiega don Di Noto, “di un pedofilo, forse legato a tanti altri pedofili italiani e anche internazionali. Ha aperto un portale che fa le sue migrazioni annuali e va dal Canada al Principato del Liechtenstein, a volte nell’isola del Pacifico di Niue per evitare di farsi identificare. È un soggetto che si dichiara pedofilo: ha creato il portale in cui indica con molta lucidità la sua strategia culturale e per certi versi ‘politica’ a favore della pedofilia”. In particolare, P è autore di una lettera aperta, indirizzata a bambini e ragazzi, in cui spiega che cosa sia in effetti la pedofilia. Un documento in cui li invita a diffidare dai maestri, dai genitori perché parlano male dei pedofili mentre loro, al contrario, vogliono il bene dei bambini. E poi ci sono fumetti, beffe, velate minacce verso il sacerdote siciliano.

P è venuto alla ribalta nel maggio del 2007 per un inquietante caso di cronaca. Su “La Strangata”, giornalino del liceo scientifico “Francesco D’Assisi” di Roma, esce un articolo firmato da un diciassettenne che così scrive: P è “un pedofilo, una persona che ama i bambini e che ha speso tutta la sua vita per la loro felicità. Questa magistratura, che lo si voglia o no, è il cancro della nostra democrazia. La colpa di P? – prosegue – Provare attrazione sessuale per le acerbe bellezze delle ragazze molto più giovani”. Il ragazzo ha conosciuto, incontrato e – sembra – coamministrato un sito pedopornografico insieme a P, con il nick di “Signorminotauro”. In seguito il giovane chiede scusa per le sue affermazioni e fa marcia indietro a proposito di P.

Il “Sito di P.” riporta fedelmente, tradotta in italiano la celebrazione del BoyLove Day (la giornata dell’orgoglio pedofilo per gli italiani.)

a cura del Centro Studi Meter
associazionemeter.org

Consenso: è questa la parola chiave da tenere sempre presente, su cui i pedofili culturali giocano la loro infame battaglia. Secondo il dizionario compilato da Tullio De Mauro, questa parola significa: permettere, consentire qualcosa; giudizio favorevole, approvazione; adesione, partecipazione; conformità di voleri, opinioni o sentimenti tra più persone. E su tale conformità di voleri – ma non solo – è impostato il programma dell’Nvd, il “partito dei pedofili” olandese venuto drammaticamente alla ribalta attorno al 2005. Eccolo:

- La maggiore età sessuale dovrebbe essere abbassata a 12 anni;

- Chiunque abbia compiuto 16 anni dovrebbe poter interpretare film porno ;

- Sì al sesso con gli animali, no ai maltrattamenti;

- Dare a tutti la possibilità di viaggiare sempre gratis in treno;

- La legalizzazione di tutte le droghe, leggere e pesanti;

- L'ergastolo per gli omicidi recidivi;

- L'assoluta libertà di circolare nudi in pubblico, ovunque e di chiunque si tratti;

Sentiamo le dichiarazioni del fondatore di “Carità, libertà e diversità”, il nome – tradotto dall’olandese – dell’NVD: “Educare i bambini significa anche abituarli al sesso. Proibire rende i bambini ancora più curiosi”. E si lamenta: “Ci hanno zittiti, l’unico modo per farci sentire è attraverso il parlamento”. Risultato: il partito si presenta alle elezioni nazionali del 2006 nonostante i ricorsi presentati alla magistratura olandese da parte di associazioni cattoliche. E il giudice H. Hofhuis, all’Aia, ha stabilito che l’NVD si può presentare perché altrimenti si violerebbe la libertà di pensiero e perché in fondo “chiede una riforma costituzionale”. Fortunatamente gli elettori hanno bocciato il delirante partito, ma l’allarme resta alto e la guardia non va abbassata: per la prima volta i pedofili si presentano con nome e cognome nella speranza di partecipare alla vita politica di una nazione.

UN PARTITO FIGLIO DI INTERNET?

 "Lo sbarco in rete del Partito – spiegava in quell’anno a Punto Informatico Nicoletta Bressan, sociologa e specializzata in Criminologia, responsabile dei rapporti internazionali dell'associazione Meter - è solo questione di tempo". Che l'NVD si rivolga ad Internet non sarebbe in sé un'anomalia: qualsiasi forza politica che oggi voglia diffondere le proprie idee vede nella rete un formidabile strumento di propaganda. Eppure, spiegano gli esperti, la nascita stessa del Partito non sarebbe casuale: la sua presenza pubblica e la propria attività sarebbero nient'altro che il culmine di un processo di sviluppo delle Organizzazioni pedofile reso possibile dall'avvento di Internet.

"Non stiamo parlando di un'unica organizzazione – spiegava ancora la Bressan - ma di una grande e variegata tipologia di persone che già oggi producono siti a sfondo "culturale pedofilo", mediante i quali diffondono ricerche, articoli, in cui sostengono che "fare sesso con un minore" deve essere una pratica socialmente accettata. Si sta parlando di vere e proprie organizzazioni di pedofilia culturale: Meter ne ha denunciate, in questi anni, più di 500 nel mondo e in Europa. Tuttavia, non sempre le autorità dei vari paesi tendono ad oscurare tali siti e a perseguire, alla radice, tali associazioni, anche se azioni concrete di contrasto cominciano a notarsi".

"Il vero problema che sempre più va palesandosi e che con il nuovo Partito olandese si esplicita in tutta la sua drammaticità - sottolinea Bressan - è la possibilità per queste organizzazioni di diffondere, nei confronti della pedofilia, la tendenza alla normalizzazione, ovvero di riuscire nel tempo, attraverso una perpetua opera, prima culturale, e ora anche politica, a trasformare quello che oggi viene visto in modo pressoché unanime come il peggiore dei delitti, in una pratica possibile. Da ottenere con il riconoscimento di una presunta liberazione sessuale del minore. In tal senso, la pedofilia culturale è l'unica vera radice dell'NVD e l'NVD è l'umana e concreta sua espressione che ne eredita il fine supremo: portare, sul piano dell'arena politica, i contenuti di una tale cultura al fine di una futura, ma possibile, legalizzazione dei suoi principi. L'affronto, pertanto, che un partito di questo tipo lancia agli stati europei e ai suoi cittadini, è troppo grande e troppo assurdo".

A cura del Centro Studi Meter

LA PEDOFILIA COME “NORMALE” TENDENZA SESSUALE

Non è tutto. C’è chi ha avanzato certezze sulla pedofilia non più malattia, ma soltanto orientamento sessuale, uno status di diritto. L’Associazione psichiatrica americana (Apa), insieme a rami della scuola europea (cfr. l’inglese Richard Green, in “Archivies of Sexual Behavior”, dicembre 2002) e italiana, ha ritenuto che la pedofilia dovesse essere cancellata dall’elenco delle disfunzioni mentali e che gli stessi argomenti che avevano giustificato la cancellazione dal DSM (manuale scientifico di diagnostica) dell’omosessualità dovevano valere anche per la pedofilia. E così il consiglio direttivo dell’Apa ha tolto dal settore delle patologie la pedofilia: la pedofilia è un disordine soltanto se il pedofilo soffre per la sua pedofilia.

Tutto questo, è ovviamente, normalizzazione, o tentativo di normalità, del fenomeno e della pedofilia. Il tentativo di normalizzare la pedofilia passa dall’accettazione culturale del seguente concetto: i pedofili non sono nemici dei bambini, anzi, possono fare il loro bene.

Inoltre è impressionante pensare che alcuni esponenti della politica e della cultura italiana hanno sempre sostenuto: “la pedofilia al pari di qualunque orientamento e preferenza sessuale, non può essere considerata un reato".

LE GIUSTIFICAZIONI DEI PEDOFILI CULTURALI

Emblematica, nella “lotta” dei pedofili culturali, è la posizione di Giovanni Giusti, arrestato alla fine degli anni ’90 a Roma. Responsabile di uno dei maggiori network pedofili mondiali, così interveniva sul Corriere della Sera nel 1998: "La nostra battaglia è come quella antiproibizionista. Chiediamo libertà d'espressione per chi crede sia giusto amare i fanciulli. La nostra linea culturale, quando non c'è violenza, né sfruttamento, né prostituzione, va rispettata. Mettendoci in carcere fate di noi dei perseguitati". Visitato dall’allora parlamentare verde Alfonso Pecoraro Scanio, ecco come lo descriveva: "Ho trovato un ragazzo con la faccetta per bene. È dirigente di un'azienda di marketing, ma sembra uno studente, uno molto più giovane dei suoi 32 anni. Aria dimessa, inoffensiva, mingherlino, statura media, capelli castani sbiaditi, jeans e maglietta scuri. Insomma, il ragazzo della porta accanto. Non sembra uno capace di organizzare la pedofilia internazionale. Nemmeno capisce la gravità delle accuse che pesano sulla sua testa. Non so, forse simula".
E Giusti continua: “Non ho mai commesso atti di violenza, non ho mai prodotto materiali pornografici. Non ho mai lucrato. Noi non commettiamo atti condannabili. Noi propagandiamo un'idea. Può essere che, per farlo, si sia commessa qualche scorrettezza. Ma nulla di più”. Per poi spiegare: "Quando non c'è violenza, quando il bambino è consenziente, l'attenzione dell'adulto e il rapporto tra i due vanno considerati leciti". Tutto chiaro, insomma, tutto alla luce del sole.

a cura del Centro Studi Meter
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