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Loredana Morandi
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Inaugurazione Anno Giudiziario 2011: Intervento del Consigliere Roberto Rossi a Caltanissetta
Di Loredana Morandi (del 31/01/2011 @ 13:31:51, in Magistratura, linkato 2332 volte)
Inaugurazione Anno Giudiziario 2011
Corte di Appello Caltanissetta
Intervento del dott. Roberto Rossi
Consiglio Superiore Magistratura



Signor Presidente della Corte,
Signor Procuratore Generale,
Colleghi, Avvocati e cittadini tutti,



mi onoro qui di rappresentare l’istituzione del Consiglio Superiore della Magistratura che la Costituzione ha posto a tutela della indipendenza di ogni giudice e pubblico Ministero.
Mi rivolgo a voi con umiltà, emozione e gratitudine. Parlando in terra di Sicilia non si può non evocare l’amore che per questa terra hanno avuto i magistrati. Amore fino alla morte  e amore più forte della pulsioni di morte della criminalità organizzata.
Per questo sento il dovere di ringraziare prima di tutto tutti i giovani magistrati che da decenni si sono presi carico –insieme con altri- della fatica della giurisdizione in questa terra. Si sono presi carico della sofferenza dei cittadini, si sono presi carico delle ansie di giustizia, si sono presi carico della tutela dei più deboli vittime della prepotenza della criminalità organizzata. Con passione, professionalità, coraggio. Spesso lontano da casa e dai loro affetti. Grazie.
Eppure nefasti interventi normativi ha considerati i giudici ragazzini inidonei a svolgere l’attività di Pm e di giudice monocratico. A volte anche il CSM non li ha considerati per il loro contributo. Per questo, con umiltà nei loro confronti, mi permetto di ringraziarli e di chiedere perdono se il Consiglio non sempre è stato all’altezza dei problemi.
Un grazie anche a tutti i cittadini, gli studenti, gli imprenditori economici che con la loro coraggiosa battaglia per il rispetto delle leggi, rendono viva la speranza di un riscatto del nostro SUD dalle tante catene.
Il frutto di questa fatica e della fatica di tutti i magistrati e operatori del diritto (avvocati, personale di cancelleria, forze dell’ordine)  appare evidente nella relazione del Presidente di Corte. I numeri indicano una produttività capace di far fronte e di ridurre l’enorme massa di sopravvenienze. Inoltre questo paese deve essere grato alla magistratura di questo distretto  per la caparbia volontà –nonostante i spaventosi vuoti di organico- di fare luce sulle stragi mafiose. La forza non deriva dalle capacità fisiche, ma da una volontà indomita. (Mahatma Gandhi)
Tutto questo però rischia di diventare retorica se non si comprende che un sistema funziona, non per la volontà indomita delle persone, ma per una efficiente organizzazione.


Un prima regola elementare di un sistema efficiente è la motivazione del personale.

Per poter seriamente far fronte alla criminalità organizzata non è sufficiente catturare i latitanti e dare norme per sequestrare i patrimoni. Occorre un sistema giustizia che condanni i criminali colpevoli e emetta sentenze giuste di confisca.
Eppure da anni assistiamo a esponenti politici di governo che sistematicamente insultano il personale amministrativo definendolo fannullone. Dimenticando che il personale si motiva incentivandolo e formandolo.
Da anni assistiamo a esponenti politici di governo che sistematicamente insultano i magistrati definendoli assassini, associati a delinquere.
Dimenticano che “il giudice individuale e la magistratura nel suo complesso non possono funzionare in modo effettivo senza la fiducia pubblica. La fiducia popolare nella magi¬stratura rappresenta una condizione indispensabile per il corretto espletamento del ruolo del giudice. Poiché quest'ultimo non porta né la spada né il borsellino, egli dipende esclusivamente dalla fidu¬cia del pubblico.
Naturalmente, in questo contesto, la fiducia non equivale al consenso nei confronti delle decisioni sostanziali della magistra¬tura. In modo abbastanza ovvio, il giudice potrà decidere — come è suo dovere — in maniera non conforme all'opinione prevalente riguardo a una certa questione. Invece, la considerazione popolare nella magistratura implica la fiducia nell'equità, nell'imparzialità e nella neutralità del magistrato. Essa fa riferimento alla confidenza nell'integrità morale del giudice, piuttosto che alla tendenza di que¬st'ultimo a concordare con il pubblico in generale su una data que¬stione. Essa implica e richiede la ferma convinzione dei cittadini che il giudice non è» in alcuna circostanza, parziale; il suo solo fine do¬vendo essere la protezione della legge, non il suo potere o il suo pre¬stigio. (AHARON BARAK Presidente della Corte Suprema d'Israele)”
Per questo il CSM continua a credere alle pratiche a tutela in quanto solo un organo imparziale può ripetere ai cittadini: abbiate fiducia nella Magistratura.

Un seconda regola elementare di un sistema efficiente è la possibilità di gestire il personale.

Non chiediamo questo per noi ma per i cittadini.
Il miglioramento del servizio giustizia richiede un esaurimento del processo rispettoso dei tempi prefissati dalla legge e, in linea generale, del principio costituzionale ed internazionale di durata ragionevole del processo.
La responsabilità del buon funzionamento della giustizia, nel nostro assetto costituzionale, è affidata al binomio CSM - Ministro della Giustizia. Ognuno alla sua responsabilità.
Ridare efficienza e credibilità al servizio giustizia è l'auspicio che viene dalla stessa magistratura e richiede una corretta assunzione di responsabilità, di fronte al Paese, a partire dal Consiglio ma, è una assunzione di responsabilità che si chiede al Ministro della giustizia, nostro interlocutore diretto e suo tramite al Governo e al Parlamento.
La sola rivendicazione di maggiore produttività degli uffici giudiziari e dei magistrati italiani appare sempre più insufficiente e smentita dai dati nazionali e dalla comparazione con i dati degli altri Paesi (fonte CEPEJ 2010) che attestano la buona produttività dei singoli magistrati italiani, pur a fronte di un ridotto "tasso di liquidazione dell'arretrato" per cause risalenti a disfunzioni dell'intero sistema giudiziario.
Occorre affrontare alcuni snodi fondamentali uscendo dalla logica degli interventi urgenti ed emergenziali per ricercare soluzioni strutturali, organiche e definitive in un'ottica di razionalizzazione del sistema. Non servono di nuovo leggi sull’ordinamento oppure nuove leggi processuali che aggravano la situazione degli uffici (vedi proposta di legge sulle intercettazioni). E' noto a tutti gli operatori della giustizia che l'attuale geografia giudiziaria italiana è storicamente superata non solo perché risalente all'impostazione dello stato sabaudo, ma essenzialmente perché, sul piano metodologico, la rideterminazione delle circoscrizioni giudiziarie va realizzata secondo modelli e criteri nuovi e più aderenti alle realtà delle diverse zone del Paese.
La mera revisione delle piante organiche dei singoli uffici, nella componente magistratuale e del personale delle cancellerie (discorso a parte va fatto per il personale informatico e statistico), è largamente insufficiente per la sua episodicità. La distribuzione delle risorse umane non può essere condizionata da una pregiudiziale ed aprioristica affermazione di accettabilità o, addirittura, di sovradimensionamento delle odierne piante organiche, bensì deve costituire il risultato dell'applicazione di moderne tecniche di scienza dell'organizzazione e dell'amministrazione in un'ottica di sapiente sinergia con l'informatizzazione dei servizi giudiziari.
Il Consiglio, quindi, ripropone con forza la richiesta di affrontare con determinazione il tema della revisione delle circoscrizioni giudiziarie, la cui ponderata soluzione può offrire un contributo rilevante sulla funzionalità complessiva del sistema giustizia.

Altro punto essenziale è dare la possibilità concreta al CSM e ai capi degli uffici di poter –nel rispetto delle regole del giudice naturale- utilizzare tutto i magistrati nei diversi ruoli. Non ha alcun senso la sfiducia verso i nuovi magistrati che la legge resi strutturalmente e genericamente inidonei ad alcuni ruoli. Lo svuotamento delle Procure e l’impossibilità di utilizzo dei magistrati appena arrivati in ruoli monocratici impedisce una seria organizzazione degli uffici. Si deve quindi richiedere ad alta voce l’abrogazione dei divieti normativi riguardanti i magistrati in prima assegnazione.

Anche qui il Consiglio deve fare comunque la sua parte per incentivare l’arrivo in questo distretto di magistrati professionalmente validi da altre parti d’Italia. Bisogna inventare quindi nuove forme elastiche che –pur nella consapevolezza che il 15% di carenza di organico crea la sindrome della coperta corta- rendano possibili scambi di personale della magistratura. Un piccolo passo il CSM lo ha fatto modificando la propria disciplina secondaria permettendo le applicazioni extradistrettuali anche con scoperture dell’ufficio di provenienza superiori del 20%. In questo modo una collega è stata applicata alla Procura del Tribunale di Gela. Un piccolo passo a cui se ne aggiungeranno altri. Ma ogni grande cammino inizia sempre con un piccolo passo.

La terza regola elementare di un sistema efficiente è l’utilizzo di utili progetti di informatizzazione delle procedure.

I processi di riorganizzazione e informatizzazione in atto impongono una approfondita riflessione sull'impatto che essi stanno determinando sulla giurisdizione e sull'organizzazione del lavoro del magistrato. Con equilibrio e corretta collaborazione istituzionale è tempo che si dia atto che il mondo della giustizia, sotto questo profilo, è già cambiato e continua a mutare con una costante emersione di maggiori livelli di organizzazione ed innovazione che coinvolgono sempre più ampi settori della magistratura e degli uffici giudiziari.
Va riconosciuto l'impegno del Ministero della Giustizia e il contributo delle iniziative offerte e realizzate anche di recente dal Ministero della Pubblica amministrazione e dell'Innovazione, per il raggiungimento di questo risultato. Ma non è ancora sufficiente.
Vi deve essere piena consapevolezza del nesso tra processi di informatizzazione e organizzazione dei servizi e forme, contenuti e i tempi specificamente propri della funzione giurisdizionale nei suoi diversi aspetti. Così come vi è un nesso tra informatizzazione e carichi di lavoro degli uffici e dei magistrati anche come conseguenza di una non ragionevole distribuzione degli uffici e del personale sul territorio. La necessaria sinergia tra giurisdizione e tecnica gestionale e tra pianificazione ministeriale e auto progettazione a livello locale deve sviluppare una proficua collaborazione tra Ministero ed uffici giudiziari che si traduca in una corretta tendenza a coniugare centralità e stimolo alla motivazione a livello locale e sperimentale.
Il ruolo che il Consiglio rivendica con forza e chiarezza, in questo inizio di anno giudiziario, è la funzione di interprete dei bisogni e delle esigenze della magistratura - sui temi di organizzazione e di innovazione - sottolineando i risultati di grande importanza raggiunti in molti uffici anche grazie alla intelligenza di molti magistrati ed operatori amministrativi oltre al contributo dell'avvocatura e delle amministrazioni locali.
Qui il CSM sta facendo la sua parte creando una gestione informatica dei dati statistici in modo da realizzare finalmente quella  misurazione dei carichi di lavoro che costituisce la base di una organizzazione del servizio giustizia.
Vanno però poste in risalto alcune criticità evidenti: il necessitato ruolo di volontarismo che ha retto l'iniziativa operosa in molti uffici e la penuria di risorse finanziarie, di cui evidente testimonianza è lo sventato rischio di paralisi dell'assistenza informatica per tutto il 2011.
La generale preoccupazione che gli effetti della crisi economica e finanziaria del 2009-2010 possa rallentare significativamente il ritmo dei finanziamenti delle grandi riforme strutturali del sistema giudiziario si accompagna alla convinta affermazione che la de-materializzazione e l'informatizzazione sicuramente incidono sulla resa di giustizia, ma non costituiscono una diretta e risolutiva relazione di causa - effetto sulla eliminazione dell'arretrato, sulla ragionevole durata del processo e sulla garanzia di tutela della qualità della decisione.
Ciò impone la richiesta di una costante interlocuzione del Consiglio con il Ministro della Giustizia per una specifica valutazione di quanto è stato fatto, di quanto è in programma e delle risorse, finanziarie ed umane, con le quali si intende affrontare il grande tema in oggetto, con la volontà e lo scopo di definire un piano ed un percorso comune di istituzionale collaborazione ma con una precisa ripartizione dei rispettivi compiti e responsabilità.

Ultima regola: un buon ufficio necessita di un buon capo.

La questione della nomina dei Dirigenti giudiziari è sempre stata una delle più dibattute tra i magistrati e dall'opinione pubblica. Essa costituisce un momento importante della credibilità del Consiglio Superiore.
Negli ultimi anni numerose decisioni del Consiglio Superiore in materia sono state impugnate dai magistrati interessati soccombenti nella procedura concorsuale di nomina.
La ricorribilità dei provvedimenti del CSM davanti al Giudice Amministrativo costituisce garanzia indefettibile nei confronti di ciascun magistrato e della sua indipendenza e il Consiglio Superiore ha il dovere di rispettarne la decisione, sempre che l'intervento del giudice amministrativo non esorbiti dai limiti del doveroso controllo di legittimità configurando improprie sostituzioni nelle scelte di merito. Occorre, in particolare, evitare che vi sia un superamento dei limiti propri della funzione giurisdizionale e un'invasione del campo della scelta nel merito riservata al CSM in forza di una specifica norma costituzionale, l'art. 105, in tema di provvedimenti riguardanti i magistrati e tra essi la nomina dei Dirigenti. Proprio la natura costituzionale della norma che attribuisce al CSM il potere di nomina dei dirigenti configura in modo peculiare la delicata questione dei limiti della giurisdizione amministrativa rispetto al modo con cui si pone in generale rispetto ad atti e provvedimenti di altri organi della pubblica amministrazione, risolvendosi l'eventuale indebita invasione nella scelta di merito in un pregiudizio alla posizione di rilievo costituzionale del CSM. Per questo il CSM ha ritenuto di ricorrere alle Sezioni Unite della Cassazione per meglio definire i limiti del sindacato sulle proprie decisioni.
Al di là di questa specifica questione il Consiglio si ritiene impegnato in tutti i suoi componenti a migliorare tutti gli aspetti del procedimento che porta alla nomina di un Dirigente giudiziario, a partire dalla ridefinizione in termini più chiari e certi degli elementi da prendere in considerazione secondo i parametri e gli indicatori fissati dalla legge per la valutazione della professionalità sino alla definizione di adeguate modalità di redazione dei provvedimenti consiliari che diano conto in modo esauriente delle ragioni della specifica decisione.
Per raggiungere l'obbiettivo di decisioni correttamente ed esaurientemente motivate, capaci dunque di resistere agli eventuali ricorsi, è necessario l'apporto degli organi periferici del governo autonomo, Consigli giudiziari e Dirigenti degli uffici. Invero, le decisioni del Consiglio in particolare in materia di selezione e nomina dei Dirigenti si fondano sui pareri dei Consigli giudiziari e sui rapporti dei Dirigenti. E' dunque l'intero circuito del governo autonomo che è chiamato in causa nella questione di cui si tratta. Serve il superamento definitivo di un sistema di valutazione che si è rivelato nel corso degli anni in via generale inadeguato alla descrizione dell'effettiva professionalità del magistrato. Dai Dirigenti e dai Consigli Giudiziari si pretendono rapporti e pareri che riferiscano fatti verificati a sostegno delle valutazioni esposte e non affermazioni più o meno aggettivate sulle qualità.
Infine, i componenti del Consiglio, in primo luogo gli eletti dai magistrati, assumono l'impegno di rifiutare come criterio non detto delle decisioni in materia quello dell'appartenenza ad uno piuttosto che ad un altro dei gruppi associativi e altresì quello di rifiutare qualsiasi sollecitazione proveniente dall'esterno del Consiglio, nella consapevolezza che su questo punto si gioca la credibilità dell'istituzione agli occhi dei cittadini e dei magistrati.

Infine mi piace riprendere la conclusione del discorso di inaugurazione del primo presidente della Corte di Cassazione Ernesto LUPO, il quale –citando Luigi Ferrajoli- ha auspicato «un giudice capace, per la sua indipendenza, di assolvere un cittadino in mancanza di prove della sua colpevolezza, anche quando il sovrano o la pubblica opinione ne chiedono la condanna, e di condannarlo in presenza di prove anche quando i medesimi poteri ne vorrebbero l'assoluzione».
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