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Loredana Morandi
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Inaugurazione Anno Giudiziario 2011: Intervento del Consigliere Paolo Carfě a Genova
Di Loredana Morandi (del 31/01/2011 @ 13:35:38, in Magistratura, linkato 2466 volte)
Inaugurazione Anno Giudiziario 2011
Corte di Appello di Genova
Intervento del dott. Paolo Carfì
Consiglio Superiore Magistratura


Signor Presidente,

 
a nome del Consiglio Superiore della Magistratura che in questa sede ho l’ onore di rappresentare , ho il piacere di salutare Lei , il Procuratore Generale , il Presidente dell’ ordine degli avvocati ,  le altre autorità ,  tutti i cittadini presenti.
Mi sia consentito in questa sede – certamente adatta – un commosso ricordo di un grande giurista recentemente scomparso . Grande non solamente per quella che era la sua competenza professionale ma anche per la sua coerenza e assoluta onestà intellettuale : doti  rare e preziose , oggi più che mai  . Intendo riferirmi al Prof. Vittorio Grevi. 

Infine un saluto particolare lo voglio   porgere  a tutti i colleghi magistrati di questo distretto , presenti o meno a questa cerimonia .
E’ infatti sulle loro spalle , e su quelle di tutti i magistrati italiani , che incombe in questo nostro paese l’ onore , ma sempre più spesso il solo onere , di amministrare Giustizia . Cosa che la grande maggioranza dei magistrati italiani fa , spesso a prezzo di grandi – e purtroppo altrettanto spesso misconosciuti – sacrifici personali in un contesto di palese penuria di risorse finanziarie e materiali – che in alcuni distretti del territorio nazionale raggiunge livelli più che preoccupanti – in assenza di organici programmi di riforma di sistemi processuali farraginosi e che certamente non contribuiscono a favorire  tempi ragionevoli di soluzione delle controversie civili e penali.
Il tutto facendo parte di una istituzione cardine di ogni moderna democrazia che , dopo le variegate accuse degli ultimi dieci anni , viene dal Presidente del Consiglio del nostro paese da ultimo e sempre più spesso additata alla pubblica opinione interna ed internazionale  come colpevolmente tollerante , nel suo ambito , una significativa e irresponsabile componente definita una vera e propria associazione  con scopi eversivi dell’ ordine democratico. 
Anche in questi giorni , anche in queste ore sembra non avere fine la virulenza delle aggressioni mediatiche nei confronti dei Magistrati della Procura della Repubblica di Milano  e dunque nei confronti dell’ intera magistratura italiana che in essi si riconosce, per primo  orgogliosamente chi vi parla  .


Se dunque oggi sono qui per svolgere qualche riflessione sui temi della Giustizia visti nella prospettiva dell’ organo di autogoverno insediatosi da pochi mesi ,  anche da questo particolare angolo visuale non si può non sottolineare da subito come purtroppo anche l’ inaugurazione dell’ anno giudiziario 2011 cade in un momento particolarmente delicato laddove ad essere messa sempre più frequentemente in discussione è ormai la stessa dignità  della funzione giurisdizionale , con inevitabile coinvolgimento del Consiglio Superiore .

E infatti , il nuovo Csm , insediatosi da pochi mesi , è stato nuovamente chiamato nell’ Ottobre del 2010 a doversi occupare della tematica delle cd “ pratiche a tutela “ , a seguito delle dichiarazioni rese a Milano dal Presidente del Consiglio sempre con riferimento alla Procura della Repubblica di quella città .  La votazione finale della proposta di tutela, essendo mancato il numero legale per l’ assenza della maggioranza dei componenti laici , è stata aggiornata al prossimo 9 Febbraio.

Ma nel corso del dibattito in plenum è stato ribadito che  indipendenza  e autonomia della Magistratura  non sono , oggi più che mai , solamente scontate affermazioni di principio  bensì valori concreti , cardine del nostro sistema democratico , patrimonio della nostra cultura giuridica e come tali costituzionalmente garantiti dall’ art. 104 della nostra Costituzione . Valori che, dunque , il Csm  non ha il diritto ma il dovere istituzionale di tutelare contro ogni aggressione , da qualunque parte provenga, che risulti – per toni e contenuti – lesiva del prestigio e dell’ indipendente esercizio della giurisdizione e della credibilità della funzione giudiziaria : e questo non certo nell’ interesse dei magistrati in quanto tali ma in quello, supremo , dei  cittadini di questo paese atteso che indipendenza e autonomia non sono certo un privilegio dei singoli magistrati ma al contrario una garanzia irrinunciabile per tutti i cittadini .

Se il diritto di critica è dunque il sale della democrazia , lo stesso non può certo dirsi per la denigrazione fine a se stessa e sembra difficile allora  contestare la competenza del Csm allorquando l’ accusa pubblicamente ripetuta , generica e sommaria , sia quella , proveniente dal Presidente del Consiglio e da altre tra le più alte cariche del Governo e della politica in genere , di non agire per fini di Giustizia  ma per tutt’ altri scopi , cioè l’ accusa più grave e infamante che si possa fare a Magistrati   che in silenzio compiono semplicemente il loro dovere e  che hanno solennemente giurato di rimanere soggetti solamente alla legge e agire solo per questo supremo interesse . Un’ accusa che , continuamente ripetuta , è in grado di minare alle fondamenta la credibilità stessa dell’ intero sistema Giustizia , con quali effetti presso l’ opinione pubblica è facile immaginare e anche constatare .
 
La responsabilità del buon funzionamento della giustizia, nel nostro assetto costituzionale, è affidata al binomio CSM - Ministro della Giustizia. Ma è evidente come  le attribuzioni del Consiglio per un esercizio autonomo ed indipendente della giurisdizione possono risultare vane se non sono accompagnate da una risposta alla domanda di giustizia connotata da tempestività ed effettività. E’ banale , ma drammaticamente vero , affermare ancora una volta che  la lentezza della giustizia lede i diritti di tutti i cittadini, incide sull’economia del nostro Paese , aumenta il pericolo del ricorso  a forme private  di soluzione delle controversie ,  in zone sempre più vaste del territorio nazionale  . 
Ridare efficienza e credibilità al servizio giustizia  , uscendo dalla logica degli interventi collegati a questa o quella emergenza ,  non è più solo  un auspicio , ma se mi si consente un po’ di retorica risorgimentale in questo anno speciale, è ormai un vero e proprio “ grido di dolore “  che viene dalla stessa magistratura e richiede , certamente  a partire dal  Consiglio Superiore e dai magistrati tutti ,  una corretta assunzione di responsabilità di fronte al Paese, ma è una assunzione di responsabilità che si chiede anche  al Ministro della giustizia, nostro interlocutore diretto e , suo tramite , al Governo e al Parlamento.
Il sistema di giustizia in Italia si trova ormai da anni in una situazione di grandissima difficoltà .
Non si vuole qui certo affermare che nessuna responsabilità per questa situazione incomba sul Csm e anche sulla magistratura nel suo complesso : la nomina sbagliata di un Dirigente, incide necessariamente sull’ organizzazione dell’ ufficio e , dunque , sulla sua efficienza ; non tutti i magistrati ( così come capita in ogni categoria ) sono animati dallo stesso spirito di servizio e di ciò è consapevole la IV commissione impegnata a fondo a considerare in modo approfondito e obiettivo le centinaia di pratiche di valutazione di professionalità portate alla sua attenzione ogni mese ; non ovunque vi è la volontà di introdurre le cd “ buone prassi “ che in diversi uffici hanno permesso di conseguire buoni – se non ottimi – risultati.
Va però ribadito con forza , anche sulla base dei dati in possesso del Csm , che se il sistema non ha ancora superato lo stadio - che una voce autorevole , anche da questa città -  ha definito “ comatoso “, certamente gran parte del merito lo si deve al senso di responsabilità e del dovere che alberga nella grande maggioranza degli operatori del diritto ,  magistrati e avvocati , e in tutti coloro – personale amministrativo in primo luogo – che con essi collaborano .
Basti pensare che su un organico di diritto che  al 21.1.2011 è indicato in 10.151 unità  ( e che da più parti è già ritenuto non sufficiente anche per quei distretti che non presentano particolari vuoti  ) ,  ben 1237 risultano essere i posti vacanti    con una percentuale di scopertura ormai  cronica  pari dunque al  12,88  % su base nazionale con punte abbondantemente sopra il 20% in alcuni distretti .  A ciò si aggiunga il dato allarmante relativo ai collocamenti a riposo deliberati dalla IV commissione del Csm che nel solo 2010  hanno raggiunto  il rilevante numero di  414 , in parte anticipati  anche a seguito della entrata in vigore dell’ art. 12 co. 9 del DL 78/2010 , i cui effetti, nell’ ambito dello spirito di leale collaborazione , sono stati rappresentati al Ministro della Giustizia con risoluzione adottata dal Consiglio nella seduta del 20 Ottobre 2010.
Anche in considerazione di questa situazione , e al fine di evitare il pericolo di ulteriori scoperture negli organici delle sedi meno ambite – ma spesso di “ frontiera “ – il plenum del 26 gennaio ha approvato all’ unanimità la proposta della  III commissione che ha ritenuto di non  procedere alla pubblicazione  di tutti i posti vacanti di primo grado – che tra giudicanti e requirenti ammontano a ben 684 su 6597 -  ma solamente di quelli risultanti dall’ applicazione di una “ franchigia “ – mi sia consentito questo termine poco tecnico – di scopertura pari al 5% e congelando , per gli uffici superiori a nove unità , l’ ultimo dei posti vacanti.
Al contrario , constatato come la Corte di Appello risulti essere l’ ufficio in maggior difficoltà e dove si registrano i maggiori ritardi nella definizione dei procedimenti ( anche per l’ assenza di un qualsivoglia filtro tra il primo e il secondo grado sul quale si riversa , in forma collegiale , anche l’ intera produzione monocratica penale e civile)   la proposta della III commissione – che verrà portata al plenum del 9 Febbraio - è quella di mettere a concorso tutti i posti attualmente vacanti e dunque , per il distretto di Genova 4 posti di consigliere e 1 di Sostituto Procuratore Generale.
In questo contesto il Consiglio non può che sottolineare ancora una volta e portare all’ attenzione del Ministro e del Parlamento come il persistente divieto previsto dall’ art. 13 co. 2 Dlvo 160 del 2006  di destinare  i magistrati ordinari di prima nomina  non solo agli uffici di Procura  ma anche allo svolgimento di funzioni giudicanti monocratiche penali ha comportato e comporterà  anche nell’ immediato  futuro da un lato il rischio di vedere vuoto il banco del Pubblico ministero in tante aule di udienza ( e non solo nel Sud del paese come gli esiti dei concorsi del 2010 confermano ) dall’ altro l’ insorgere di complessi  problemi organizzativi per quegli uffici giudicanti di ridotte dimensioni  ove sono proprio i “ giudici ragazzini “ , definizione destinata a chi conserva il vizio della memoria , ossia quelli di prima nomina , ad essere chiamati , con la loro preparazione e con il loro entusiasmo , ad amministrare giustizia .
A fronte di questi dati e di queste emergenze  il  Consiglio , sempre nello spirito di leale e costruttiva collaborazione che ne contraddistingue l’ operare , non può quindi che riproporre  con forza la richiesta ( più volte reiterata in apposite delibere fin dal 1991 e da ultimo in quella del 13 Gennaio  2010 ) di affrontare con determinazione , secondo modelli e criteri più aderenti alle realtà delle diverse zone del Paese , il tema  della revisione delle circoscrizioni giudiziarie, la cui attuale geografia – risalente alla impostazione dello stato sabaudo – e caratterizzata dalla capillare diffusione sul territorio di Tribunali con organici ridotti , è chiaramente superata e tale da incidere negativamente sulla funzionalità complessiva del sistema giustizia.
E’ consapevole il Consiglio della diversa opinione in materia rappresentata dal Ministro della Giustizia ad esempio  nel corso di un question-time innanzi  la Camera dei Deputati nel febbraio del 2009 e  tuttavia mi permetto di leggere testualmente queste considerazioni :  “ Il principale tema da approfondire , alla ricerca di maggiore efficienza nella spesa per la giustizia riguarda la dimensione degli uffici giudiziari “. E ancora : “ L’ attuale struttura territoriale dei Tribunali civili è caratterizzata da un numero eccessivo di uffici giudiziari di dimensioni troppo limitate . E’ opportuna una revisione della geografia giudiziaria volta ad accorpare gli uffici di minori dimensioni … La produttività del magistrato risulta infatti crescente al crescere delle dimensioni del Tribunale in cui opera e questo effetto è da attribuire oltre a diversi fattori organizzativi ( migliore gestione del personale e delle attrezzature ) a rilevanti economie di specializzazione “.
Non si tratta di passaggi tratti da una delle tante delibere sul tema approvate dal Csm dal 1991 ad oggi , bensì di stralci delle considerazioni contenute nella relazione concernente “ La revisione della spesa pubblica – rapporto 2008 “  depositata il 12 giugno di quell’ anno dalla apposita Commissione tecnica istituita presso il Ministero dell’ Economia e delle Finanze . A conferma dell’ essere in presenza di un tema  certo politicamente difficile ma non più eludibile , non solo per il Consiglio Superiore della Magistratura.
 
Vi è poi in tutti gli operatori del diritto piena consapevolezza del nesso esistente   tra processi di informatizzazione dei servizi giudiziari da un lato ,  organizzazione degli uffici e dei servizi , forme, contenuti e  tempi della funzione giurisdizionale dall’ altro. Basti pensare ai grandi vantaggi che deriverebbero al sistema processuale civile dalla possibile effettiva introduzione del processo civile telematico in tutto il territorio nazionale e non solamente in alcuni distretti o circondari come è nella realtà odierna : è infatti noto che , anche grazie alla condivisione dei fini e all’ apporto economico del Consiglio dell’ Ordine degli avvocati di Milano , circa l’ 80% degli atti telematici e delle notifiche telematiche a livello nazionale negli ultimi due anni siano relativi al solo distretto di Milano , visto  che il Ministero  ha nella sostanza preferito  ripiegare sulla PEC (posta certificata) come strumento di collegamento fra utenti e uffici giudiziari.
Così come vi è un nesso evidente tra informatizzazione ,  carichi di lavoro degli uffici e dei magistrati ,   ragionevole distribuzione degli uffici e del personale sul territorio, rilevazione di dati corretti per adeguate valutazioni di professionalità , valutazione del grado di organizzazione ed efficienza dei singoli uffici .
In questo senso va evidenziato come la VII commissione ha chiesto e ottenuto l’ apertura di una pratica relativa ad un Protocollo d’ intesa con il Ministero della Giustizia con riferimento alla raccolta o all’ utilizzo dei  dati statistici relativi agli uffici e ai servizi giudiziari . Analogo protocollo è stato firmato con il Ministero della Pubblica amministrazione  e della innovazione . E’ bene riconoscere questi dati ma è altrettanto evidente che ciò non è  sufficiente . Anche dalla prospettiva del CSM e sulla base delle realtà profondamente diverse tra i vari distretti nazionali , la digitalizzazione della giustizia è ben lungi dall’ essere stata realizzata .  Vanno poste in evidenza alcune evidenti criticità : il necessitato ruolo di volontarismo che ha retto l’ iniziativa operosa in molti uffici , le grandi differenze di strumenti e programmi nelle varie zone del territorio nazionale  , la penuria – anche in confronto degli altri paesi europei a noi vicini - di risorse finanziarie di cui evidente testimonianza è lo sventato rischio – almeno per il momento – di paralisi dell’ assistenza informatica per tutto il 2011 . 
Ciò impone al Csm di intrattenere una costante interlocuzione con il ministro della Giustizia per una specifica e precisa valutazione della situazione attuale , di quanto è in programma , quali le risorse – finanziarie e umane – con le quali si intende affrontare questo grande tema , assolutamente decisivo per il futuro della nostra Giustizia . Il tutto in un trasparente percorso comune di  collaborazione istituzionale ma con una precisa ripartizione di compiti e responsabilità.

In questa ottica va letta l’ attività della neonata Sto presso la VII commissione , che già allo scadere della precedente consiliatura ha proceduto ad una prima ricognizione delle buone prassi diffuse negli uffici giudiziari con l’ obiettivo della loro catalogazione . Il lavoro è proseguito in VII commissione con la individuazione di sette grandi gruppi di “ buone prassi “ ( da quelle relative al flusso telematico di dati con soggetti abilitati a quelle volte a incidere sulla organizzazione quotidiana del lavoro ; da quelle orientate a consentire l’ abbattimento di specifiche aree della pendenza dell’ ufficio a quelle volte a sviluppare soluzioni organizzative come i cd protocolli di udienza condivisi con l’ Avvocatura ) .
Al momento è dunque in fase di realizzazione la creazione , presso il Consiglio , di una vera e propria banca dati informatica delle buone prassi nella giustizia italiana , con l’ evidente intenzione di facilitarne la diffusione negli uffici omologhi sull’ intero territorio nazionale .
 
Da ultimo qualche considerazione circa la questione della nomina dei Dirigenti Giudiziari che costituisce da sempre un momento importante della credibilità del Consiglio Superiore tanto da rendere in tal senso attuale “  la questione morale “ anche all’ interno dell’ organo di autogoverno.
La consiliatura è appena all’ inizio , ma sono stato autorizzato ad assumere l’ impegno a nome di tutti i componenti del Consiglio ( e in primo luogo gli eletti dai magistrati e soprattutto mio personale )  di rifiutare come criterio non detto delle decisioni in materia quello della appartenenza ad uno piuttosto che all’ altro dei gruppi associativi e altresì quello di rifiutare qualsiasi sollecitazione proveniente dall’ esterno del Consiglio , nella consapevolezza che su questo punto si gioca la credibilità della istituzione agli occhi dei cittadini e dei magistrati.
L’ obiettivo , però , sarà più ragionevolmente raggiungibile ( e gli esiti più correttamente contestabili , laddove necessario ) quanto più puntuale sarà l’ apporto dei Consigli Giudiziari e dei Dirigenti degli uffici , sui cui pareri si fondano le decisioni del Consiglio superiore per la selezione e nomina dei dirigenti. Segnali positivi in questo senso cominciano a pervenire da alcuni degli organi periferici del governo autonomo , con l’ esplicazione concreta dei poteri-doveri  di vigilanza , pareri non standardizzati , parametri di valutazione ancorati a dati oggettivi spesso frutto anche di approfondite istruttorie. E’ auspicabile che questa “ buona prassi “ si estenda a tutto il territorio nazionale , anche qui in una corretta ripartizione di competenze e responsabilità tra il CSM da un lato , CG e Dirigenti degli Uffici dall’ altro , con un denominatore comune : rispetto delle regole, coerenza e trasparenza nelle decisioni , consapevolezza del servizio da rendere in primo luogo nell’ interesse del complessivo sistema Giustizia e , dunque , dei cittadini.
A conclusione di questo mio intervento vorrei dire che il cuore , l’ impegno , lo spirito di sacrificio e anche la fantasia dei magistrati italiani e del personale che con essi collabora in uno con il prezioso apporto della Avvocatura sono presupposti  imprescindibili ma certamente da soli non più sufficienti. Occorre che , ciascuno per la sua competenza , si impegni per le vere  riforme, quelle in grado di dare maggiore efficienza al servizio giustizia , condizioni di lavoro dignitose per i magistrati italiani e per tutti gli altri operatori de diritto e , conseguentemente , un sistema di Giustizia all’ altezza delle giuste aspettative dei cittadini .
Perché possa avverarsi – nella rispettosa diversità dei tempi - l’ auspicio di un indimenticato   Vicepresidente del Csm , Vittorio Bachelet : “ …credo che nonostante tutte le difficoltà ci sia la possibilità di un futuro migliore per la vita del nostro paese e per la vita delle nostre istituzioni “.

Ringrazio per l’ ascolto
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