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Non ci sono dubbi che la deprivazione prolungata di cure subita da un bambino può avere effetti gravi e prolungati sul suo carattere e in tal modo su tutta la vita futura. I bambini deprivati delle cure sopratutto materne, specialmente se cresciuti in istituzioni da un’età inferiore ai sette anni, possono essere colpiti nel loro sviluppo fisico, intellettuale, emozionale e sociale; inoltre un bambino emotivamente deprivato genera un circolo vizioso che si autoperpetua generando un genitore trascurante di domani.

John Bowlby, psicoanalista inglese
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Il Tar delibera per le bambine sottratte e iscritte al programma di protezione di un pentito
Di Loredana Morandi (del 31/08/2011 @ 09:13:02, in Osservatorio Famiglia, linkato 2352 volte)
In tutto questo: NON è nota alcuna protezione per i figli veri del pentito barese...

Il padre riavrà le figlie
La madre amante del pentito
le aveva portate con se


di NICOLA PEPE

BARI - Il Tar dice no al «rapimento» di Stato. Per i giudici amministrativi baresi, il Viminale non può «ipotecare» il diritto di famiglia per proteggere un pentito. Tradotto, non si possono portar via due minori senza il consenso di entrambi i genitori. È destinato a far discutere il decreto cautelare monocratico (secretato) con cui il presidente facente funzioni del tribunale amministrativo per la Puglia, Antonio Pasca, ha accolto il ricorso cautelare del papà di due bambini sottoposti a regime di protezione perchè la mamma ha scelto di seguire il suo amante, un pentito di mafia. La singolare decisione è stata adottata l'altro giorno quando al tribunale amministrativo del capoluogo pugliese dopo il ricorso presentato dal genitore di due ragazzini, di 10 e 14 anni, volatilizzatisi nel nulla un mese fa dopo la una decisione del servizio centrale di protezione del ministero dell'Interno. 

Procediamo con ordine. Nel luglio del 2010, nell'ambito di un blitz antimafia ribattezzato «Libertà», vengono arrestate a Bari una trentina di persone ritenute affiliate a un clan malavitoso (gli Strisciuglio) dedito al traffico di sostanze stupefacenti. Tra gli incarcerati c'è Vito Valerio, un giovane che si rivelerà un killer del gruppo mafioso degli Strisciuglio, egemone nel capoluogo pugliese. Valerio decide di collaborare con la giustizia, i suoi due figli circolano liberamente nel quartiere d'origine, il Libertà, mentre l'uomo intrattiene una relazione con una donna che è sposata ed è madre di due bambine di 14 e 10 anni.

Valerio, nel corso di colloqui investigativi, manifesta la sua preoccupazione per la donna con la quale intrattiene una relazione da diverso tempo. Ed è per questo che il 19 luglio, dopo una sua libera «adesione» al programma di protezione, la donna viene prelevata dalla sua abitazione in via Bovio, al rione Libertà di Bari, unitamente alle due figlie e al nipote, di sei anni che era in affidamento, e portata nella località protetta (come riferito in esclusiva dalla Gazzetta nell'edizione del giorno dopo, il 20 luglio). 

Il marito, nonché papà dei bambini, Roberto G., apprende la notizie qualche ora dopo dai Carabinieri. La moglie, amante del pentito, è riuscita a portar via con sé i tre bambini ottenendo l'ammissione al programma di protezione per “motivi di sicurezza”. La vicenda approda anche al tribunale per i minorenni che, il 2 agosto scorso, in una caserma dei carabinieri, ascolta i bambini e la donna. La più grande manifesta chiaramente l'affetto per il padre e dichiara che «le spaventa cambiare scuola». La donna, invece, dichiara di voler stare con il suo amante: con il marito non va più d'accordo, quindi preferisce restare a vivere sotto protezione con il suo «nuovo amore» ma aggiunge di temere per l'incolumità dei suoi figli. 
Roberto G., rimasto solo, piange come un bambino. Rivuole le sue figlie, ma non sa dove stiano. E non riesce a darsi pace da quel giorno quando, poco dopo l'alba, era uscito di casa per andare a lavorare e aveva salutato la moglie. 

Con le figlie riesce a parlare solo al telefono: «Papà qui siamo in una stanza chiusa» gli riferiscono e aggiungono: «Vogliamo stare con te». Ma il servizio centrale di protezione ha dato priorità alla madre nonostante il matrimonio tra i genitori, a partire dal 1998, non abbia conosciuto soluzione di continuità. L’uomo, assistito dall'avv. Fabio Campese, presenta un ricorso al Tar Puglia. Il ragionamento del legale è questo: chi stabilisce come violare la Costituzione, cioè minare la potestà genitoriale? Chi ha deciso con chi devono restare i bambini visto che non sono neanche figli legittimi del pentito ma solo legati a lui attraverso la sua amante?

La questione finisce sul tavolo del presidente facente funzioni del Tar, Antonio Pasca, che sfocia in un decreto cautelare che ribalta la scelta del Viminale e accoglie, sia pure fino all'8 settembre, il ricorso del padre: tradotto, le bambine devono tornare a casa, salvo diversa decisione del tribunale per i minorenni. Il decreto cautelare è un provvedimento immediatamente esecutivo per legge ed è inappellabile: una sua violazione comporta un reato.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=451947



la disperazione dell'uomo:

«Vi prego, rivoglio le mie bambine»


BARI - Da quel 19 luglio non si dà pace: Roberto G. riesce solo a parlare al telefono con le sua «bambine». La sua disperazione traspare dalle pagine dell’ar ticolo ricorso al Tar presentato dal suo avvocato che, sia pure in questa fase, è riuscito a strappare un provvedimento favorevole dal giudice. Antonio Pasca, il firmatario del decreto non ha dubbi: per sottoporre le due bambine al programma di protezione era indispensabile «la previa acquisizione del consenso da parte dei genitori». Eppure, da quel giorno, l’uomo - tradito dalla moglie che le aveva rivelato quella relazione «solo per farlo ingelosire - non se ne fa una ragione. Soprattutto perchè i figli del pentito Valerio sono liberi di circolare per strada per le strade di Bari, mentre per le sue due bambine e il nipotino esisterebbero rischi per la loro incolumità.

Roberto aveva sposato la sua compagna, poco meno di 13 anni fa, l’11 settembre del 1998. Dalla loro relazione sono nate due figlie, di 14 e 10 anni. Al nucleo familiare si è aggiunto un bambino di sei anni, figlio della cognata di Roberto, che la coppia ha ottenuto in affidamento sin da quando aveva cinque mesi. Il rapporto coniugale tra i due è andato avanti regolarmente, nel senso che tra i due non è intervenuta alcuna separazione anche se la moglie - interrogata il 2 agosto scorso nella caserma dal carabinieri dal magistrato del tribunale per i minorenni di Bari - ha chiarito che «non andava più d’accordo con il marito e che era sua intenzione andare a vivere con Vito (il pentito, ndr)».

Ma in quella stessa audizione in cui la figlia più grande ha chiaramente esposto tutto l’affetto per il padre dichiarando che non le basta vederlo solo per qualche tempo, la moglie ha dichiarato che i figli non sono stati destinatari di alcuna minaccia. Nonostante la decisione del Tar, sulla vicenda, come già detto, è attesa nei prossimi giorni una pronuncia del tribunale per i minorenni cui l’uomo ha fatto ricorso chiedendo l’affidamento delle figlie e del nipotino. [n. p.]

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=2699&IDNotizia=451946
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