\\ Home Page : Articolo : Stampa
GRAZIE LUIGI !
Di Admin (del 16/07/2008 @ 20:14:10, in Magistratura, linkato 2459 volte)

di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)



Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso di Luigi De Magistris avverso la sentenza della Sezione Disciplinare (il cui testo intergale può leggersi
a questo link), con la quale il C.S.M. gli ha inflitto le sanzioni della censura e del trasferimento d’ufficio.

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché depositato dopo la scadenza del termine di legge.

Questo ulteriore e inaspettato sviluppo del “caso De Magistris” induce a molte considerazioni.


1 __________

La prima riguarda la decisione della Corte di Cassazione. Essa è conforme al costante orientamento della Corte medesima (si vedano, fra le altre, Cass. Sez. III, 19 novembre 1997, n. 1346, Cass. Sez. Unite, 30 aprile 1997, n. 4, Cass. Sez. Unite, 30 aprile 1997, n. 5878, Cass. Sez. I, 2 luglio 1996, n. 8534, Cass. Sez. IV, 14 marzo 1996, n. 4217) ed è tecnicamente ineccepibile.

L’esito del giudizio appare, quindi, come la conseguenza inevitabile di un clamoroso e incomprensibile errore professionale della difesa di Luigi, da lui affidata a un professionista (avvocato e professore ordinario di procedura penale) da cui non era possibile aspettarsi un “incidente” come questo.


2 __________

La Corte di Cassazione, avendo giudicato il ricorso inammissibile, non ha affrontato il merito della questione.

Dunque, non ha dato né ragione né torto a Luigi e non ha detto né che la sentenza della Sezione Disciplinare del C.S.M. era giusta né che era sbagliata.

Conseguentemente, la Corte, rendendo definitiva la sentenza della Sezione Disciplinare, lascia tutta intera sul C.S.M. la responsabilità di quella sentenza.

La sentenza è pubblica. Tutti possono leggerla (come già detto, si trova
a questo link).

Ognuno che abbia le competenze tecniche adeguate può valutarne da sé la condivisibilità o meno.

A me pare tecnicamente errata sotto numerosi e gravi profili.

In questo blog abbiamo pubblicato una serie di analisi tecniche critiche, che riporto qui sotto per comodità di consultazione:

Considerazioni tecniche (e non solo) sulla sentenza del C.S.M. su Luigi De Magistris (mio)

Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo C) (di Francesco Siciliano)

Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo B) (di Nicola Saracino)

Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo G) (di Nicola Saracino)

Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo A) (di Francesco Siciliano)

A questo link tutti i motivi del ricorso in cassazione di Luigi


Ho scritto anche due articoli non solo tecnici, nei quali ho esposto numerose altre ragioni di perplessità su quella sentenza.

Sono stati pubblicati sui numeri 2 e 4 del 2008 della rivista Micromega e si possono leggere anche su questo blog:

Gli interrogativi senza risposta del processo disciplinare contro Luigi De Magistris

I cortocircuiti interni della magistratura


Nell’indice della “Visualizzazione per temi” che c’è nella sidebar di destra della homepage si trovano i link alle decine di scritti sulla vicenda De Magistris pubblicati su questo blog. C’è anche un banner, cliccando sul quale si va agli articoli in questione.


Io non so se chi ha partecipato alla pronuncia della sentenza disciplinare nei confronti di Luigi abbia o no confidato che poi l’ultima parola l’avrebbe avuta la Cassazione.

La vicenda di Luigi dimostra quanto sia buona la regola che dice a ogni giudice di pronunciare qualunque sentenza, ordinanza, decreto pensando sempre che possa essere quella definitiva, così da sentirne tutto intatto il carico di responsabilità e da investirvi ogni energia morale e materiale di cui disponga.

Si sa che c’è l’appello o il ricorso per Cassazione, ma è bene comportarsi come se non ci fosse, per non dover poi rimpiangere che, per qualsiasi ragione, non ci sia stato.

Chi ha pronunciato la sentenza contro Luigi De Magistris ha detto con essa l’ultima parola sul caso. E, comunque la si pensi e qualunque giudizio - positivo o negativo - si dia su quella sentenza, ne porterà per sempre tutta intera la responsabilità.


3 __________

E vengo a Luigi – che subisce gli effetti di quella sentenza – e ai tanti che solidarizziamo con lui.

Questa storia non può che lasciare un’amarezza profonda, che alcuni (si vede già anche da alcuni commenti qui sul blog) possono rischiare di considerare motivo di “scandalo” (nel senso più proprio del termine).

Qualcuno potrebbe dire: è tutto inutile; a che vale impegnarsi; finisce sempre nello stesso modo.

Ma non è così e non sarebbe giusto – nei confronti di Luigi, innanzitutto, e nei confronti di noi stessi, poi – non guardare il tutto da una prospettiva più alta.

E’ vero, c’è un lato della storia che lascia molta amarezza.

La sentenza del C.S.M. – divenuta definitiva – condanna Luigi a lasciare la città dove vive e dove vive la sua famiglia e lo condanna a non fare più il pubblico ministero.

Sono sanzioni molto molto dure. Chiunque lo comprende.

E per di più, non è neppure questa la parte più dolorosa della storia per uno come Luigi.

Il dolore più grande viene dalla delusione.

Dalla delusione di constatare che a smentirti, a isolarti, a colpirti non sono stati coloro dai quali te lo saresti aspettato, ma coloro dai quali mai te lo saresti aspettato.

E’ lo Stato per cui hai lavorato che ti dice che il tuo lavoro non gli è piaciuto affatto.

E’ la magistratura “istituzionale” che, con le parole del Sostituto Procuratore Generale Vito D’Ambrosio (della cui requisitoria si è trattato
a questo link) ti dice: “Temo che, facendo un errore, ahimè abbastanza diffuso, [il dr De Magistris] s’è ispirato, nella sua attività, più a un’ottica missionaria, che a quella necessaria per svolgere al meglio il nostro difficile mestriere. Mes-tie-re. Mes-tie-re – sottolineo -, per quanto faticoso e carico di responsabilità, e non mis-sio-ne. Guai, se il magistrato pensa di avere una missione: il magistrato ha un mestiere. Ha il controllo della legalità. A qualunque livello. E nei confronti di tutti. Ma prima di tutti nei confronti di se stesso. Il controllo di legalità parte da un auto controllo di legalità”.

E’ la magistratura “associata” che, con le parole di uno dei suoi più autorevoli esponenti, Edmondo Bruti Liberati, parla (sul
Corriere della Sera del 4 luglio 2008) di «pochissimi magistrati che, nonostante la visibilità assicurata da perversi meccanismi mediatici, rappresentano solo se stessi». A proposito, vai a capire perché quando la televisione assicura visibilità a Bruti Liberati e ai suoi amici si tratta di cosa buona e quando un microfono è offerto a De Magistris o Forleo si tratta di “meccanismi mediatici perversi”.

E’ questo che fa male e veramente tanto.

Fa male che la magistratura difenda l’indipendenza della collega Gandus o quella del collega Caselli (e, ovviamente, ne sono contentissimo e anch'io la difendo conoscendo il valore di quei colleghi), ma neghi quella di Luigi e di Clementina e li colpisca duramente entrambi, ma, soprattutto e prima ancora, li isoli clamorosamente (e di questo, ovviamente, non si può essere contenti né si può tacere dei due pesi e due misure).

Nel caso di Clementina, la cosa ha avuto, peraltro, risvolti ancora più paradossali.

Quando ha pronunciato la sentenza Daki ed è stata indegnamente insultata da destra, le è stata data solidarietà. Quando si è permessa di dispiacere quello che un giornalista ha definito su questo blog “
Il piccolo D’Alema”, è stata messa al bando e condannata all’ostracismo.

Ma non c’è solo questo lato (triste) della storia.


4 __________

Ce ne sono anche altri, che sono molto belli e che ci devono insegnare cose importanti sulla vita.

C’è Luigi, che soffre molto, ma che ha l’animo sereno e il cuore lieto.

Guardate che Luigi non è per nulla – e lo ha dimostrato in mille modi – il malato di protagonismo che faceva comodo dipingere.

Citando lo Sciascia de “Il giorno della civetta”, in un mondo pieno di ruffiani e quaquaraqua, Luigi è un uomo.

E’ un uomo che ha fatto ciò che ha fatto nella piena consapevolezza dei prezzi da pagare, perché “il sistema” non tollera troppa onestà e la magistratura troppa indipendenza.

E’ un uomo che ha agito come ha agito non perché pensava che avrebbe vinto né perché pensava che sarebbe finita bene. Perchè a quelli come lui non è mai finita bene.

E’ un uomo che ha agito come ha agito perché alcuni non sanno vivere agendo male. Perché alcuni stanno meglio perdendo, ma non perdendosi. Perché alcuni stanno meglio sapendo di avere fatto tutto ciò che dipendeva da loro. Perché alcuni convivono meglio con una sconfitta che con il rimorso di un tradimento. Perché alcuni non riescono proprio a mentire agli altri e a sé stessi.

Perché alcuni credono – con Platone (Gorgia, 474) – che commettere ingiustizia sia peggio che subirla.

E – con Aristotele (Etica Nicomachea, III, 9, 1117 b 7-13) – che “la morte e le ferite saranno dolorose per l’uomo coraggioso, che le subirà contro voglia”, ma che egli “le affronterà perché è bello affrontarle, ovvero perché è brutto non farlo”.

E aggiunge Aristotele che “quanto più sarà completa la virtù che possiede”, tanto più quell’uomo sarà felice ed “è per un uomo simile, soprattutto, che la vita è degna di essere vissuta”.

Perchè la felicità, anche se spesso ce lo dimentichiamo, non è nel vincere, ma nell’onorare la nostra dignità di esseri umani, di uomini davvero.

Adesso Luigi soffrirà e magari piangerà.

Ma conserverà l’animo sereno, la mente chiara, lo sguardo limpido.

E quando ognuno di noi lo reincontrerà (io avrò questa fortuna venerdì sera a Palermo in occasione del convegno “
La nascita della Seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino”), ci saranno ancora sorrisi e amicizia.

E noi gli faremmo un torto enorme se, invece di trarre dal suo coraggio e dalla sua generosità motivo per impegnarci, traessimo dalla sua sconfitta alibi per lo scoraggiamento e il disimpegno.

Tanti nostri colleghi hanno sacrificato la loro vita per onorare la loro toga. E sul loro sacrificio abbiamo giurato impegno.

Luigi sacrifica la sua carriera. Non possiamo non promettergli il nostro impegno.

Nei momenti più difficili della mia vita, ho trovato profonda consolazione nelle parole che scrisse San Paolo quando sapeva che mancavano pochi giorni alla esecuzione della sua ingiusta condanna a morte: “Bonum certamen certavi, cursum currivi, fidem servavi” (II Lettera a Timoteo, 4, 7). “Ho combattuto la buona battaglia, ho percorso tutto il cammino, ho conservato la fede”.

Grazie Luigi. Grazie di non esserti tirato indietro. Grazie di non essere stato né furbo né opportunista. Grazie di avere fatto il tuo dovere.

Te ne viene un sacco di male. Ma insieme anche un sacco di bene. Che sarà anche bene per tutti noi.

Per la pubblicazione dell'articolo si ringraziano l'autore e gli autori del blog "Uguale per Tutti"