\\ Home Page : Articolo : Stampa
Magistratura democratica e l’ennesima riforma del contratto a termine
Di Loredana Morandi (del 30/07/2008 @ 20:19:42, in Magistratura, linkato 2135 volte)
Magistratura Democratica



Magistratura democratica e l’ennesima riforma del contratto a termine


Magistratura democratica manifesta grande preoccupazione ed esprime radicale dissenso sui contenuti di un intervento legislativo mirato a ridurre le tutele dei lavoratori a tempo determinato e a “stabilizzare” la precarietà di gran parte del mondo del lavoro.
Le modifiche apportate dal decreto legge del 25 giugno 2008 n. 112, attualmente in fase di conversione, al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368 e, in particolare, la disciplina sulle conseguenze della nullità dell’apposizione del termine, si muovono in una direzione assolutamente contraria all’esigenza di tutela dei diritti dei lavoratori.
Tali previsioni, laddove fanno derivare dalla violazione di una norma imperativa, posta a garanzia dei lavoratori, la liberazione del datore di lavoro da ogni vincolo contrattuale, con il solo obbligo di pagamento di un’indennità di importo compreso tra 2,5 e 6 mensilità, a prescindere dalle dimensioni dell’impresa, stravolgono l’interpretazione data all’art. 1419 codice civile dall’uniforme giurisprudenza della Corte Costituzionale, si pongono in radicale contrasto con i principi di diritto comunitario sul carattere eccezionale del contratto a termine e con i principi della nostra Costituzione posti a tutela del lavoro e della sua dignità, con conseguente sempre più accentuata precarizzazione dei rapporti di lavoro, in persistente assenza di qualsiasi serio intervento in tema di welfare generale e ammortizzatori sociali.
Tali proposte di modifica si pongono in irragionevole contrasto con la recente legge 24 dicembre 2007, n. 247 che ha reso esplicita nel nostro ordinamento l’indicazione comunitaria (Direttiva 1999/70/CE) di normalità del contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Le disposizioni del decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008, in quanto applicabili anche ai giudizi in corso, violano i principi affermati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo sul divieto di leggi retroattive in materia civile e rappresentano un ulteriore tentativo di limitare l’autonomia della giurisdizione e la concreta tutela del lavoro non stabile.

Torino, 29.7.08
                                     
La segretaria nazionale
Rita Sanlorenzo