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ANM Roma: Intervento di Paolo Auriemma
Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 09:33:49, in Magistratura, linkato 3008 volte)
Associazione Nazionale Magistrati


Sezione Distrettuale di Roma - Lazio

Intervento del Presidente ANM Roma-Lazio alla apertura dell’anno giudiziario 2009



E’ passato un  anno. E’ passato un anno e la situazione complessiva della funzionalità del sistema non è cambiata. Segnalavo lo scorso anno le disfunzioni rappresentate univocamente dall’intera cultura giuridica. Si diceva che è indispensabile, nel settore civile, la semplificazione del rito e l’abolizione della pluralità di schemi processuali ed, in quello penale, il superamento di una legislazione emergenziale e non di sistema che crea nuove figure di reati senza una maggiore agilità di procedure.

 Non solo: indicavo, in quell’intervento, i danni causati da un ordinamento giudiziario che, privo di una disciplina transitoria, determina, per la immediata applicazione delle norme sulla ultra decennalità, una perdita di professionalità oltre a disagi organizzativi. E poi la mancata riqualificazione del personale ed il divieto del turn over.

Su tutto si segnalava la carenza di strutture che porta tutti i disagi che creano il malfunzionamento del servizio Giustizia – la cui organizzazione ricade direttamente, come prevede l’articolo 110 della Costituzione sul Ministro della Giustizia -  e che potrebbero almeno in parte esser risolte con semplicità.

Oggi quei problemi e quei nodi sono venuti al pettine. Nel settore penale la precarietà dei collegi – figlia di un ordinamento mal pensato e non coordinato con il codice- è diventata quasi la norma, con tutte le conseguenza negative per la definizione celere dei processi. Male segnalato e risolvibile con una modifica normativa che non sembra interessare nessuno fuori di questi Uffici. Processi che iniziano, iniziano di nuovo ma non finiscono mai. Panacea per il colpevole, offesa per lo Stato e per il cittadino onesto.

Nel settore civile molto si promette ma poco si muove. Una situazione di stasi che ricade sulla credibilità dell’intero sistema, anche economico e che disincentiva investimenti nel Paese. Parole dette, vanamente  ripetute, problemi conosciuti ma non affrontati con reale determinazione.

Ed ancora, forse si è vista qualche iniziativa nei confronti del personale amministrativo perché sia maggiormente motivato? Al contrario, aggressioni generalizzate che creano in clima di demotivazione che solo la professionalità che quotidianamente riscontriamo riesce ad affrontare. I pensionamenti superano di gran lunga le assunzioni, le piante organiche sono state drasticamente ridotte, peggio adeguate alle carenze di organico, così oggi gli organici appaiono, ma non sono nei fatti, interamente coperti.

Sicché, non solo pare essere stata accantonata la nostra proposta, largamente condivisa, di istituire un ufficio di diretto supporto del giudice, ma persino i tradizionali servizi di cancelleria sono stati incisivamente ridimensionati, con il risultato di impegnare quotidianamente i singoli magistrati, ora più di prima, in una defatigante opera di supplenza per non paralizzare lo svolgimento dell’attività giurisdizionale.

Per non dire dei drammatici ritardi nell’attuazione del processo telematico (non è chiaro se a tutt’oggi ancora provvisto di tutte le necessarie risorse finanziarie), su cui tanto si era puntato per accelerare i tempi processuali ed ottimizzare il lavoro degli uffici di cancelleria. 

Altri nodi, gravissimi nodi, che preannunziammo, sono venuti al pettine. E’ incredibile ed ingiustificato che sia stato impedito ai magistrati di prima nomina di svolgere funzioni monocratiche penali. Questo, bomba ad orologeria ben programmata, sta svuotando le Procure, sta creando le condizioni di reclutamento straordinario con soggetti privi della necessaria professionalità. Si credeva che gli incentivi costituissero la soluzione al problema. Così non è, così non sarà e alla fine l’espressione abusata  secondo la quale il magistrato è solo uno che ha vinto il concorso sarà superata perché potrà esser magistrato chi il concorso non lo ha superato.

Ancora. Drammatiche conseguenze, in questo distretto, comporterà lo spostamento alla competenza esclusiva del Tribunale di Sorveglianza dei reclami contro i provvedimenti del Ministro della Giustizia ex art. 41 bis ord. pen.

 Negative conseguenze sull'organizzazione del Tribunale con ricadute sulla certezza della pena per i condannati liberi e sulla flessibilità della pena per i condannati detenuti in carcere, dall'altro lato, una impropria caratterizzazione del Tribunale come unica sede di controllo giurisdizionale delle decisioni del Ministro. Peraltro, tale competenza si affiancherebbe, con evidenti profili di inopportunità, alla già vigente competenza esclusiva della nostra sede nei confronti dei collaboratori di giustizia ammessi a speciale programma di protezione o a misure tutorie, cioè proprio nei confronti di coloro i quali hanno fornito gli essenziali contributi su cui si fondano i provvedimenti ministeriali emessi ex art. 41 bis.

Sullo sfondo ancora riforme ordinamentali, persino costituzionali.

Sia chiaro, non è cambiando la Costituzione che il processo, civile o penale, sarà più rapido. Magari riscrivendo le circoscrizioni giudiziarie, più antiche della Costituzione e basate sulle esigenze di un Paese rurale; ma si è detto che questo non si vuole fare.

Ciò che invece si constata è la continua erosione della credibilità della Magistratura con attacchi sempre più virulenti anche nel merito, accuse generiche con l'insistenza martellante degli imbonimenti televisivi, di parzialità preconcette, formulate contro i giudici, da rappresentanti anche elevati della classe politica, in sintesi una campagna di  delegittimazione che ha visto spesso in azione esponenti di rilievo

Per creare le condizioni delle riforme che incidano sull’ordinamento è necessario che il soggetto da penalizzare sia delegittimato come punto di riferimento istituzionale, ancor prima culturale, quindi le critiche devono esser portate non tanto ai suoi atti, ma alle singole persone ed alla loro credibilità. 

Una vicenda che recentemente ha investito la Procura di Roma è emblematica di tale situazione.  Non si è detto che il provvedimento emesso era non condivisibile, criticabile o persino errato, ma si è parlato di un magistrato inadeguato. Per altro non si è saputo o voluto spiegare che il giudice non può superare la richieste del PM in sede di valutazioni delle esigenze cautelari Ma si è voluta dare l’impressione che la politica dovesse intervenire perché la Magistratura era inadeguata a difender la collettività, quasi che il dovere di questa fosse quello di prevenire i reati e non quello di applicare imparzialmente la norma. Su questa strada si arriverà a doversi chiedere se sarà opportuno, prima di emettere un provvedimento che incida sulla libertà personale chiedere il consenso del Ministro o dei suoi ispettori. E non dovremmo esser preoccupati di un controllo politico sulla attività giurisdizionale?

  Il giudice, ma anche il pubblico ministero, all'opposto, deve essere sempre consapevole della portata politico-costituzionale della propria funzione di garanzia, così da assicurare, pur negli invalicabili confini della sua subordinazione alla legge, un'applicazione della norma conforme alle finalità posta a base della stessa, secondo il  dettato della Costituzione. Si, anche il pubblico ministero: non organo di accusa cieco e perciò stesso soggetto odioso, contrapposto mediaticamente al cittadino, figura in cui tutti istintivamente ci riconosciamo, ma organo imparziale, soprattutto nella fase di ricerca della prova, serenamente attento alla corretta ricostruzione del fatto. Questo l’architettura culturale del nostro sistema recepita nella Costituzione.

Parallelamente, attacchi all’organo di autogoverno, accusato, proprio nel momento in cui sta applicando con uno sforzo indiscutibile, il nuovo ordinamento, di partigianeria o poca linearità. E da qui proposte di riforma o dell’organo stesso – ed in questo rimaniamo stupiti e delusi dalle Camere penali che nel proprio comunicato affermano che “è necessario riformare il CSM, divenuto “una terza camera” dello stato”   –. O ancora si parla di riforma del sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura, spacciando la mortificazione di gruppi associati concorrenti come benefico strumento per emarginare le formazioni interne all'Associazione Nazionale Magistrati, e si ignorano i ricchi fermenti di riflessione che tutte queste hanno immesso nella vita della magistratura, soprattutto si apre la strada a pratiche occulte di intesa per il coagulo di voti su candidature di fatto.

Accettiamo le critiche, le accettiamo serenamente e siamo i primi ad aver voluto riforme quali quelle finalizzate al controllo della professionalità – ricordo solo un convegno che si svolse a Roma circa dieci anni fa ed all’esito del quale furono pubblicate le proposte su un libro di larga diffusione- o alla valutazione dei dirigenti. Percorso lungo, complesso, in cui si possono commettere errori, ma che sta producendo ottimi risultati, non tanto per un rinnovamento generazionale dei capi degli Uffici, ma per la capacità di scelta di soggetti motivati e determinati.

Questa la via da seguire per il rinnovamento, questi gli intenti indicati dal Ministro della Giustizia quando, nel congresso nazionale disse che il suo programma era quello dalla ANM. Vorremmo che ancora oggi fosse così.

Quante volte abbiamo ribadito che la Magistratura non intende sottrarsi al controllo sul corretto esercizio delle proprie prerogative, perché è consapevole che non vi può esser autonomia senza assunzione di responsabilità, ma questo deve avvenire nel rispetto delle forme e delle regole che la stessa Carta costituzionale prevede. Noi speriamo, ed altro non potremmo fare che si superi la volgarizzazione di questioni giuridiche  per slogan gridati, con voluta ignoranza dei reali contenuti di testi normativi, delle sentenze, delle ordinanze, per poter demonizzare il singolo magistrato e con esso l’istituzione. 

La politica che vuole la crescita del sistema avrà sempre il nostro appoggio, il nostro supporto, avrà a disposizione il nostro bagaglio di conoscenze tecniche. Noi riconosciamo, ma nello stesso tempo richiediamo che sia riconosciuta, la autorevolezza del ruolo svolto nella consapevolezza che solo il rispetto ed il sano bilanciamento tra i poteri dello Stato consacrato nella Costituzione può costituire momento di crescita per il Paese. 


Il Presidente ANM – ROMA
Paolo Auriemma