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Giustizia Bologna: Intervento del Procuratore Generale Francesco Pintor
Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 09:54:23, in Magistratura, linkato 4146 volte)
La relazione letta in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario

Giustizia, procuratore generale Bologna: ''Ritardi causati da legislazione penale''

Francesco Pintor: "E' come una storia infinita, costituita dalle leggi incriminatrici che si aggiungono al codice penale. Quante sono? E chi lo sa?"

Bologna, 31 gen. (Adnkronos) - Il tonfo della giustizia e' dato dalla legislazione penale. Ne e' convinto il procuratore generale di Bologna, Francesco Pintor, che lo ha ribadito questa mattina nella propria relazione letta in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. "La nostra legislazione penale e' come una storia infinita. Non parlo del codice penale che per sua intrinseca natura dovrebbe comprendere ed esaurire le condotte che il legislatore ritiene meritevoli di sanzione criminale. La realta' non e' cosi': la storia infinita e' costituita dalle leggi incriminatrici che si aggiungono al codice penale. Quante sono? E chi lo sa?".

"Le biblioteche degli uffici giudiziari -ha proseguito- sono dotate di pubblicazioni riservate alle leggi penali speciali, quelle che si aggiungono al codice penale. Occorre aggiornarle frequentemente perche' la storia non finisce mai, la normazione extracodicista prolifera in modo esponenziale e le edizioni di questi ultimi anni superano ormai il migliaio di pagine. Mi sembra assai significativo l'esito dell'analisi delle tipologie di reato che risultano iscritte in un anno nel registro modello 21 della Procura di Bologna: il 42% e' costituito da reati previsti da leggi penali diverse dal Codice penale".

Pintor si scaglia contro "una legislazione penale smisurata, fattispecie di reato che si aggiungono, legge dopo legge, all'inseguimento di quell'illusione repressiva che caratterizza il nostro sistema penale; regole processuali che sembrano pensate per mortificare ogni aspirazione di rapidita'; drammatica disarmonia tra uffici di procure e tribunali al punto che il passaggio dei procedimenti dalla fase delle indagini alle fase del giudizio avviene attraverso un imbuto costituito dal tempo necessario a fissare il dibattimento. Intanto l'inarrestabile decorso della prescrizione soffoca implacabilmente le aspettative di giustizia delle vittime dei reati, toglie la speranza a quegli imputati che potrebbero essere riconosciti non colpevoli e aliena la fiducia della societa' civile verso la magistratura contro cui tutti puntano il dito".

Vittime di questa situazione, secondo Pintor, oltre ai cittadini sono anche i magistrati. "Oggi come nel passato le Procure della Repubblica continuano a subire il supplizio di Sisifo: magistrati moltiplicano gli sforzi per definire il maggior numero possibile di procedimenti e alla fine si ritrovano al punto di partenza: aumentano i procedimenti definiti, ne sopraggiungono sempre di piu', quindi le pendenze si dilatano. L'arretrato incombe come il macigno del mitologico re di Corinto. E si riparte a risalire la china".

E cosi', prosegue sempre la relazione del procuratore generale, c'e' chi abbandona dando cosi' vita al "fenomeno della cosiddetta fuga dalle Procure verificatosi dopo la separazione operata di fatto tra magistratura giudicante e requirente".

Il procuratore generale punta l'indice anche contro "l'esigenza dell'adozione di criteri di priorita'. La selezione e' necessaria perche' e' materialmente impossibile trattare tutti i procedimenti e l'arretrato aumenta. Ma e' una sola anche la conseguenza: i processi postergati sono destinati alla prescrizione. Per dirla con linguaggio teatrale l'obbligatorieta' dell'azione penale esce di scena e cala il sipario. Senza applausi".

Ma per Pintor non c'e' solo la legislazione a mandare in stallo la giustizia. A suo avviso infatti "non si e' ancora acquisita la consapevolezza del fatto che l'efficienza dei tribunali dipende dalle risorse materiali e umane e dalla loro migliore organizzazione; in particolare misura e conseguenza di buone regole processuali. Lo steso vale per la giustizia civile la cui situazione si riflette negativamente sulle dinamiche dell'economia come un embolo nelle arterie del suo sviluppo; una ostruzione deleteria che si ripercuote anche in campo internazionale perche' una giustizia eterna provoca incertezza delle situazioni giuridiche e allontana gli investimenti dall'estero".

Secondo Pintor per uscire da queste crisi "vi sono soluzioni gia' individuate che provengono dagli operatori della giustizia, dagli studiosi del diritto, dallo stesso mondo politico". Si tratta in particolare di "fondare le leggi incriminatrici esclusivamente sul Codice penale e su limitate altre norme specialistiche riservando il resto alla sanzione amministrative: la gia' avviata riforma del codice penale costituisce l'occasione per conseguire questo risultato determinante prevedendo anche un sistema di pene alternative accanto alle pene criminali per tendere cosi' alla certa esecuzione della pena; riformare i codici di procedura semplificandone i riti perche' il processo vada speditamente ed eliminando i tempi morti tra una fase e l'altra; riscrivere le circoscrizioni giudiziarie perche' la societa' di oggi non e' piu' quella degli stati pre unitari su cui e' tuttora organizzata la distribuzione dei tribunali sul territorio; prendere atto (e provvedere conseguentemente) che non si puo' andare avanti lasciando anno dopo anno che la riduzione del personale amministrativo avvenga attraverso la falcidia del tempo: il personale dovrebbe essere incrementato, ma almeno sia rimpiazzato; accelerare l'informatizzazione delle cancellerie e segreterie giudiziarie e metterle al passo delle migliori strutture pubbliche".