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I giudici processano Alfano "Non tocchi le intercettazioni"
Di Loredana Morandi (del 02/02/2009 @ 03:39:12, in Politica, linkato 1351 volte)
I giudici processano Alfano "Non tocchi le intercettazioni"

I giudici: "Con le nuove norme non avremmo preso Setola". All´inaugurazione dell´Anno giudiziario, applausi al ministro Alfano, ma netto dissenso dei magistrati su un punto cruciale

di Dario Del Porto

Aveva scelto un discorso agile, di ampio respiro. Aveva citato Verga per rivendicare, «da uomo del Sud», la volontà di dichiarare guerra alle mafie togliendo «la roba» ai clan che «derubano non solo la ricchezza ma anche la speranza». Ai magistrati napoletani aveva rivolto parole di grande elogio: «I vostri successi nella lotta alla camorra sono un orgoglio per la nazione. Dovete sapere che il governo è al vostro fianco - aveva detto il ministro della Giustizia Angelino Alfano intervenendo all´inaugurazione dell´anno giudiziario - non a parole, ma con i fatti». E più volte il Guardasigilli era riuscito a strappare il convinto applauso della platea togata. «Lavoriamo a un diritto processuale penale autenticamente giusto, rispettoso delle esigenze investigative e della dignità della persona», con l´obiettivo di evitare «quella che troppo spesso diventa una gogna mediatica invincibile e insopportabile», aveva evidenziato prima di lanciare l´invito a partire «da Napoli, dalla Campania, dal Mezzogiorno tanto criticato eppure pieno di risorse umane e straordinarie intelligenze» per migliorare la Giustizia «con impegno e convinzione».

Ma quando, a metà della cerimonia aperta dalla relazione del presidente reggente della Corte d´Appello Luigi Martone, ha preso la parola sul palco del Salone dei Busti di Castelcapuano il presidente della giunta distrettuale dell´Associazione magistrati, Tullio Morello, il ministro ha dovuto prendere atto del profondo malcontento di giudici e pm dinanzi a un programma di riforme che non li convince ma anzi, come nel caso del giro di vite sulle intercettazioni, li preoccupa. Già il procuratore generale Vincenzo Galgano, in un intervento duro e amaro, segnato dalla consapevolezza «di un domani incerto, e di condizioni di vita divenute ancora più difficili», si era chiesto «quale reale valore, ai di fuori di una provocatorietà mediatica, possa assumere ai fini della efficienza del servizio giustizia la ventilata contrazione delle intercettazioni telefoniche». Morello però ha decisamente affondato il coltello nella piaga che ancora rende difficili i rapporti fra magistratura e governo. «Che senso ha pensare a una legge che richiede come presupposto per disporre le intercettazioni i gravi indizi di colpevolezza invece che di reato com´è adesso? - ha detto il presidente dell´Anm - le intercettazioni si fanno proprio per acquisire i gravi indizi di colpevolezza. Quando questi ci sono già, si applica la misura cautelare e non c´è più alcun interesse a intercettare. E la disciplina sulle intercettazioni ambientali renderebbe molto più difficile il contrasto alla criminalità organizzata».

Concetto più avanti ribadito da uno dei pm di punta dell´anticamorra, Antonio Ardituro: «Con le norme che il governo vuole approvare, non saremmo riusciti ad arrestare il boss dei Casalesi Giuseppe Setola». Ma anche su altre riforme, il giudizio di Morello è apparso severo e critico nei confronti del governo: «Non possiamo condividere la sostanziale soppressione della facoltà, anzi del dovere, di iniziativa del pubblico ministero nel perseguimento dei reati, che in futuro dovrebbe agire solo su "delega" della polizia giudiziaria, della quale pure dispone direttamente. È difficile liberarsi dal sospetto che il tal modo si voglia aggirare l´ostacolo della attuale impossibilità "politica" di far dipendere il pm dal governo». Toni accorati, quelli usati da Morello, che ha ricordato l´avvocato Antonio Metafora, ucciso nel suo studio professionale solo per aver assolto ai suoi impegni di legale in una procedura di sfratto e il sindacalista Federico Del Prete, assassinato dalla camorra a Casal di Principe dopo ripetute denunce. Il presidente dell´Anm ha voluto anche sottolineare le difficoltà incontrate dai magistrati anticamorra «costretti a venire in ufficio con mezzi propri e non adeguatamente protetti» e dalle toghe impegnate nei procedimenti «contro personaggi della vita pubblica, soprattutto politici»: in questi casi, ha sottolineato il giudice, «nella migliore delle ipotesi veniamo tacciati di essere di parte, incompetenti o pazzi». Quindi ha rimarcato: «A volte sbagliamo, è vero. Ma non è vero che non paghiamo. Quest´anno un magistrato del distretto è stato destituito, non troppi anni fa i vertici degli uffici giudiziari sono stati colpiti da pesanti sanzioni disciplinari. Recentemente abbiamo assistito all´amaro ritorno di Luigi De Magistris», l´ex pm trasferito d´ufficio da Catanzaro. Sulle riforme è intervenuto anche Francesco Caia, il presidente dell´Ordine forense: «Le riforme non ci lasciano indifferenti, ma deve essere ben chiaro a tutti che non possono essere portate a compimento senza il coinvolgimento della classe forense. E al di là dei facili slogan, non si fanno a costo zero» - ha detto Caia, che rievocando il tragico omicidio dell´avvocato Metafora ha aggiunto: «L´omicida è ancora latitante e le nostre istituzioni non hanno ancora oggi compreso la gravità di tale evento».

A cerimonia conclusa, il ministro Alfano ha prima tentato di eludere le stoccate dei magistrati: «Ho potuto riscontrare un grande consenso, e gli applausi lo hanno sottolineato, su una riforma della giustizia che viene percepita non come un capriccio ma come una necessità. Occorre restituire efficienza al sistema e dignità alla giustizia. Faremo riforme per assicurare un processo giusto e rapido». Poi però, incalzato dai cronisti, ha difeso la riforma sulle intercettazioni senza rinunciare a una battuta polemica: «Voglio essere molto chiaro: il nostro disegno di legge tutela lo strumento delle intercettazioni e unitamente tutela la privacy dei cittadini. Le intercettazioni sono state finora molto costose, lo riconoscono un po´ tutti, e spesso non sono state, così come avrebbe previsto il codice vigente, assolutamente indispensabili per la prosecuzione delle indagini. l´abuso di quella norma, il suo sistematico aggiramento, ha prodotto la necessità di intervenire, perché sono state troppo spesso invasive». Quindi Alfano ha proseguito: «Non le stiamo limitando per alcun reato. Abbiamo mantenuto il tetto previsto dalla legge precedente, le abbiamo solamente mantenute in limiti temporali che siano più accettabili in modo tale da coniugare l´esigenza delle indagini e il rispetto della dignità dei cittadini e anche il tema dei costi, perché si è esagerato». Infine, ha risposto (senza citarlo) a Morello: «Qui ho sentito dire che quando vi sono i gravi indizi di colpevolezza già si può arrestare. Non credo però di sbagliare quando dico che si può arrestare quando, oltre ai gravi indizi di colpevolezza vi sia pericolo di inquinamento delle prove, di fuga o di reiterazione di reato». Prima di allontanarsi, il ministro ha ribadito l´impegno per mantenere Castelcapuano, «adeguatamente riqualificato, tra i simboli della giustizia e dell´avvocatura di questa nobile città». Una promessa importante, che non cancella però le preoccupazioni delle toghe su una riforma che non piace.

(La Repubblica 01 febbraio 2009)