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Intercettazioni: rassegna stampa del 12.02.09
Di Loredana Morandi (del 12/02/2009 @ 07:44:03, in Magistratura, linkato 1329 volte)

Il plenum ha rinviato a martedì la votazione sul documento approvato dalla VI commissione
Mancino: "Diamo pareri ma non siamo la terza Camera del Parlamento"

Ddl intercettazioni, ancora dubbi del Csm
"Le norme sulla stampa incostituzionali"

ROMA - C'è anche una censura di incostituzionalità nel parere messo a punto dalla Sesta Commissione del Csm sul ddl sulle intercettazioni. E riguarda le norme che puniscono la pubblicazione degli atti dei procedimenti penali in contrasto con il principio della libertà di stampa.

La norma (articolo 2 del provvedimento) "tende a definire con maggiore chiarezza i limiti imposti alla pubblicazione", ma - sottolineano i relatori Fabio Roia e Roberto Carrelli Palombi- "la soluzione delineata dal ddl appare problematica".

Con "l'equiparazione del regime relativo agli atti coperti dal segreto a quello degli atti non più coperti da segreto", spiegano i relatori, "una parte significativa della fase delle indagini preliminari risulterebbe sottoposta a un regime indifferenziato di divieto di pubblicazione degli atti". E il risultato sarebbe "un'evidente compressione dei valori riconducibili all'articolo 21 della Costituzione", quello appunto che sancisce la libertà di stampa.

Intanto si è deciso che il plenum del Consiglio aprirà il dibattito sul parere al Ddl soltanto martedì prossimo, quando in una seduta straordinaria deciderà se approvare o meno il documento redatto ieri dal VI commissione.

Sulle critiche alla riforma delle intercettazioni contenute nel parere della commissione, Nicola Mancino, vicepresidente del Csm, puntualizza che il Consiglio superiore della magistratura "non è una terza camera" e il parere presentato dalla commissione "non è una bocciatura. Il Cms può esprimere criticità, consensi o dissensi, ma le bocciature sui provvedimenti la danno soltanto le Camere".

(Repubblica 12 febbraio 2009)

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Il vicepresidente: «Non siamo una terza camera»

Intercettazioni, il Csm rinvia il voto sul ddl

Palazzo dei Marescialli dovrà esprimersi sul parere della VI Commissione. Polemica tra Mancino e Anedda

ROMA - Il Csm ha rinviato la votazione sul parere alla riforma delle intercettazioni a martedì prossimo. Il plenum ha affrontato soltanto la relazione introduttiva. A innescare il rinvio è stata una breve polemica tra il vicepresidente Nicola Mancino e il consigliere laico di An, Luigi Anedda. Quest'ultimo voleva un rinvio generale della discussione alla prossima settimana, mentre Mancino ha sottolineato il fatto che il parere era stato presentato già e che, quindi, a norma di regolamento andavano per lo meno effettuate le relazioni introduttive. Così alla fine è stato. E Anedda ha polemicamente abbandonato l’aula del plenum.

UN PARERE - Mancino ha poi voluto puntualizzare che il Csm «non è una terza camera» e il parere presentato al plenum dalla VI commissione «non è una bocciatura. Il Cms può esprimere criticità, consensi o dissensi, ma le bocciature sui provvedimenti la danno soltanto le Camere». «Il Csm non può essere l'attaccapanni di tutte le polemiche sull'ordinamento giudiziario e la produzione legislativa - rileva Mancino -, il nostro parere si limita a valutare ciò che è stato introdotto nel dibattito e non è vero che è del tutto negativo. Sui giornali ci sono titoli esagerati e le relazioni hanno approfondito i contenuti del disegno di legge su elementi di criticità, ma anche di condivisione».


Corriere Sera 12 febbraio 2009

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Intercettazioni, il Csm rinvia il voto
sul parere al ddl

ROMA (12 febbraio) - Il Csm ha rinviato a martedì prossimo il voto sul parere pesantemente critico nei confronti del ddl sulle intercettazioni. Oggi ci sono state solo le relazioni di Fabio Roia e Roberto Carrelli Paolombi, gli estensori del documento.

Il rinvio del voto alla prossima settimana non è stato una sorpresa: già ieri era emerso l'orientamento di cominciare oggi soltanto l'esame del parere ma di avviare il dibattito alla prossima settimana per dare il tempo a tutti i consiglieri di vagliarlo con attenzione. Il laico di An Gianfranco Anedda avrebbe voluto invece che tutto slittasse alla prossima settimana per ragioni di «opportunità », considerato che «la Commissione Giustizia della Camera non ha ancora ultimato l'esame degli emendamenti al ddl sulle intercettazioni». Di qui l'esigenza di rinviare tutto anche al Csm per poter dibattere con un quadro più chiaro. 

Ma è stato lo stesso vice presidente del Csm Nicola Mancino a schierarsi contro la proposta anche per evitare altre accuse di interferenza del Csm nell'attività del Parlamento: «Se aspettassimo il completamento dell'esame da parte della Commissione Giustizia della Camera sarebbe certamente un'interferenza». Mancino ha quindi messo ai voti la proposta, che è stata bocciata. E proprio la scelta di far esprimere il plenum sul rinvio ha provocato la dura reazione di Anedda, che giudicandola fuori dalle regole, ha abbandonato l'aula.

Censura di incostituzionalità C'è anche una censura di incostituzionalità nel parere messo a punto dalla Sesta Commisione del Csm sul ddl sulle intercettazioni. E riguarda le norme che puniscono la pubblicazione degli atti dei procedimenti penali in contrasto con il principio della libertà di stampa, la norma (articolo 2 del provvedimento) «tende a definire con maggiore chiarezza i limiti imposti alla pubblicazione», ma - sottolineano i relatori Fabio Roia e Roberto Carrelli Palombi- «la soluzione delineata dal ddl appare problematica». Con «l'equiparazione del regime relativo agli atti coperti dal segreto a quello degli atti non più coperti da segreto» , spiegano nel testo, «una parte significativa della fase delle indagini preliminari risulterebbe sottoposta a un regime indifferenziato divieto di pubblicazione degli atti». E il risultato sarebbe «un'evidente compressione dei valori riconducibili all'articolo 21 della Costituzione», quello appunto che sancisce la libertà di stampa.

Il Messaggero