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Giustizia e crucialitŕ - da AltaLex
Di Loredana Morandi (del 28/02/2009 @ 08:07:59, in Giuristi, linkato 2227 volte)

Giustizia e crucialità

di Salvatore Walter Pompeo

In questi ultimi giorni si è riacceso il dibattito sulla riforma della Giustizia, ormai davvero improcrastinabile, ma, mentre nelle sedi in cui si assumeranno epocali decisioni si discute di intercettazioni, di Consiglio Superiore della Magistratura, di separazione delle carriere e di altri nobili argomenti, v'è chi tenta, ancora una volta, di contrabbandare l'abusato tema dei piccoli Tribunali come un perno ineluttabile di una riforma seria.

Così, dopo gli scambi di amorosi sensi e ammiccamenti tra altisonanti fondazioni culturali nell'ambito di impegnatissimi seminari, celebrati a porte chiuse, sapientemente ammaestrati dalla solita lobby

magistratuale, si scatena la campagna mediatica ed ecco il fiorire di opinioni di ogni sorta, quasi sempre autorevolmente firmate.

E si ritorna a parlare di Tribunali inutili, come di risorse scarse, per invocarne la soppressione.

L'analisi è, però, limitata e merita decisamente alcune precisazioni, tutte, indistintamente, maturate nell' ambito di confronti franchi e pluralisti fra coloro che, in una dimensione nazionale e dati alla mano, hanno avuto e hanno perfetta contezza dello stato dell'arte, delle condizioni in cui versa il pianeta giustizia, delle tematiche, delle problematiche da affrontare nel porre finalmente mano alla agognata riforma.

Esiste un problema di riti, perché occorre qui segnalare come, ad esempio, esistono quasi 30 diversi tipi di procedimenti civili e che, nel primo di essi, il rito ordinario, tra il momento in cui prende abbrivio la causa e la prima di moltissime udienze devono necessariamente intercorrere almeno tre mesi, quello che, dicono, è il tempo medio della durata di una causa in Spagna.

Esiste, poi, un gravissimo problema di organizzazione se è vero come è vero, ad esempio , che da un'indagine eseguita dall'Eurispes è emerso che le cause principali dei rinvii dell'udienza penale sono attribuibili o all'assenza del magistrato o del testimone della Procura ovvero alla mancata notificazione di un atto e che, è noto, la informatizzazione degli uffici giudiziari, la raccolta in tempo reale dei dati, la elaborazione degli stessi sono ancora una chimera.

Esiste, inoltre, un altrettanto grave problema di risorse economiche che determina, ad esempio, l'impossibilità di tenere udienze al pomeriggio per via della mancanza del personale amministrativo.

Tutto questo per rimanere nell'ambito di una disamina assai veloce ma di ampio spettro.

In questo quadro così avvilente levare l'indice accusatore contro il Tribunale di Sulmona, come si è fatto, è sbagliato e inutile.

Inutile perché la soppressione di un piccolo Tribunale non ha come risultato la eliminazione della domanda di giustizia che, all'evidenza, si sposterà da qualche altra parte. Ed è poco accorto qui richiamare i principi dell'economia posto che l'attento ascolto dei coniugi o del minore in un procedimento per separazione personale o l'escussione dei testi in un complessa vicenda di criminalità organizzata richiede esattamente lo stesso tempo a Nicosia come a Torino.

Sbagliato perché l'ultima rilevazione dell'Istituto di Statistica disponibile, quella afferente l'area civile nell'anno 2005, colloca tra i primi venti Tribunali italiani ben 12 di quelli che taluno vorrebbe sopprimere, i piccoli Tribunali.

Se obiettivo della riforma deve essere la funzionalizzazione e la velocizzazione della giustizia è agevole comprendere che sarebbe una manovra suicida.

Molto si può fare in materia di giurisdizione, ma è inutile privare un territorio, anche piccolo, del Tribunale e, all'un tempo, ineluttabilmente, della Procura della Repubblica, soprattutto in aree come quelle del Mezzogiorno flagellate dalla delinquenza organizzata o in zone di montagna, Mistretta, o di frontiera, Tolmezzo, o trascurate da generazioni di disaccorti amministratori al punto che occorrono cinque ore di treno per raggiungere Catania da Palermo, più che Milano da Roma.

Se Uffici giudiziari devono essere soppressi, occorre volgere lo sguardo a moltissimi Uffici del Giudice di pace che registrano sopravvenienze di dieci, venti fascicoli l'anno o sopravvivono solamente grazie agli autovelox di Sindaci disperati e, ancora, alle troppe Sezioni distaccate.

Molte sono le iniziative adottabili allo scopo di deflazionare il macigno della domanda di giustizia, tra esse non certamente quella della depenalizzazione che vale solo a spostare la controversia dall'aula penale a quella civile, né quella della riduzione del numero degli avvocati legato, tra l'altro, all'enorme incremento che negli anni ha avuto il numero dei diritti cosiddetti giustiziabili.

Si intervenga, ancora, sulla piaga della "geografia delle carriere" che rende difficoltosa la copertura di posti in Uffici che non saranno mai vetrina e trampolino per il Monte Citorio. Si ponga rimedio al grave problema creato dalle modifiche ordinamentali del 2007 che non consentono l'esercizio di moltissime funzioni monocratiche al magistrato ordinario di Tribunale appena nominato.

Si rivedano, piuttosto, i confini delle circoscrizioni, come l'Italia ha iniziato a operare nel 1999 nelle aree metropolitane. Si rendano operative, superando le energiche resistenze fin qui registrate, le tabelle infradistrettuali o si creino gli organici distrettuali.

Ma nessuno, per carità, parli di sopprimere Tribunali, soprattutto se piccoli, quelli che hanno standard di efficienza positivi, quelli in cui la giustizia è amministrata in una dimensione umana, in cui è possibile parlare con il magistrato, in cui non occorre andare alle sei del mattino per richiedere una notificazione, in cui la comunità di ridotte dimensioni, e senza Santi protettori, pretende di mantenere la propria sana identità, la propria cultura, la propria storia, il proprio ordinato vivere sociale nel mentre costruisce il proprio futuro, il tutto in una dimensione di moderna, dimostrata efficienza.

Nessuno, insomma, si azzardi a proporre un intervento che, stando alle professate finalità, finirebbe per equivalere ad una inutile strage di innocenti.


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