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Minori: rassegna al 28.02.09 da Il Messaggero
Di Loredana Morandi (del 28/02/2009 @ 08:10:56, in Osservatorio Famiglia, linkato 2230 volte)

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Pedofili, i quattro volti dell’orco:
dal “cyber” al padre-padrone


di di Massimo Martinelli
ROMA (28 febbraio) - L’orco del terzo millennio ha facce diverse. Almeno quattro; con voci differenti e differenti modi di agire. Lo chiamano ”criminal profiling”: disegna l’identikit del delinquente che stai cercando. Ma è roba da psicologi; perché se lo chiedi agli investigatori puri, quelli che vanno per le strade e sulla Rete a caccia di aguzzini, scopri che il criminale più odioso, quello che insidia i più indifesi, un profilo vero non ce l’ha: «Nessun ceto sociale e nessuna fascia d'età è immune da questi comportamenti - spiega Elvira D’Amato, responsabile del Centro di contrasto alla pedopornografia della Polizia Postale - abbiamo individuato pedofili di vent’anni e anche molto avanti di età, quasi ottantenni». Marco Strano è il presidente dell’International Crime Analisys Association, psicologo e criminologo. I pedofili li studia da vent’anni e li ha catalogati: «il profilo è eterogeneo, nel senso che non è univoco ma esiste una tipologia: almeno quattro categorie diverse». Ne parla a fatica, Marco Strano. E come lui stringe in denti Elvira D’Amato, che poi è una di quelle che deve sporcarsi le mani per catturarli, gli orchi che buttano la lenza sul web per adescare ultraminorenni. «Perché prevenire è conoscere. E per conoscere devi scendere in mezzo a loro, infiltrarti e inorridire per capire i meccanismi mentali di questa gente» spiega Elvira D’Amato. E la voce tradisce più di una emozione, più di una notte sveglia, più di un conato di vomito di fronte a certe storie, a certe immagini.

Marco Strano disegna i suoi quattro profili: «Il primo è il padre-padrone: livello culturale bassissimo, vive nei piccoli centri abitati, considera la moglie e i figli alla stregua dell’asino che ha nella stalla». Sono i più catturati, precisa lo psicologo: «Perché sono i meno capaci a sfuggire alle indagini, a nascondere gli indizi che li riguardano». E chissà perché, viene da pensare agli ultimi due arresti di Napoli.

La seconda categoria è quella dei pedofili di livello culturale medio-alto, la maggioranza: «Fanno turismo sessuale, navigano in rete, vanno anche con le donne, spesso sono sposati». Hanno problemi sessuali - spiega Strano - le donne li spaventano: «E hanno ripiegato sulle bambine e sui bambini». L’agghiacciante conferma di questa patologia arriva dall’abbassamento dell’età delle vittime: «E’ successo che quando le bimbe dodicenni hanno cominciato ad imitare gli atteggiamenti delle donne sicure della televisione, i pedofili hanno cercato vittime ancora più piccole».

Terza categoria: sono pochissimi e i più disturbati: «Il livello di parafilia, cioè di disturbo sessuale, è altissimo». Sono quelli che hanno preso coscienza del loro disturbo da giovani, anche a 15 anni, e hanno organizzato la loro vita in modo tale da avere stretti contatti con i bambini. «Di solito - spiega Elvira D’Amato - chi è consapevole di avere questo disturbo si sceglie anche un mestiere che agevoli la sua propensione: l’allenatore di bambini, l’istruttore di palestra, il maestro elementare».

La quarta categoria è fatta da cyber pedofili esclusivi: «Possono avere anche 65mila fotografie scaricate da internet e pagate venti dollari l’una; si dedicano alla masturbazione compulsiva - spiega Marco Strano - l’ottanta per cento di loro non cerca contatti reali e gli altri - almeno secondo una statistica americana - cercando di adescare in Rete». Internet è il loro terreno di caccia, ma anche il tallone d’Achille. Perché sulla rete prima o poi si lascia qualche traccia, e non è un caso che a pattugliare il web ci siano investigatori del calibro di Elvira D’Amato. Marco Strano conferma: «Fino al ’95, al ’96, quando internet non era diffuso, gli arresti erano molti di meno. Anche il turismo sessuale è difficile da inseguire, perché molti Stati difendono queste persone. Adesso è diverso».

C’è il problema dei tribunali colabrodo, inoltre. Il pedofilo di Napoli, ci fosse stata una sensibilità diversa in Procura, forse non si sarebbe trovato in libertà. Ma esiste un problema oggettivo: quello della piena attendibilità delle vittime, spesso in età infantile: «I minori riportano la ”loro” verità, che può essere reale oppure frutto delle suggestioni provocate, ad esempio, da quello che vedono in tv, quando nessuno li controlla. E anche lì vedono talvolta cose shoccanti - spiega Elvira D’Amato - e allora occorre cautela, perché c’è il rischio di creare dei mostri, accusare innocenti». E poi, forse, ci penserà il Parlamento a dare una mano a lei e agli altri investigatori della Postale: «Dovrebbe essere recepita una normativa europea: rendere reato anche l’adescamento. Finora la legge ci ha aiutato; ma se potessimo intervenire anche solo quando c’è adescamento, tutto andrebbe meglio».

Il Messaggero