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Google smaschera blogger, aveva insultato una modella
Di Loredana Morandi (del 20/08/2009 @ 02:01:07, in Estero, linkato 1248 volte)
A riprova di questo vi dirò: Google smaschera sempre le persone cattive. Ad esempio io non conosco ancora il cognome di Lauraleye, la soubrette del porno, una dei tanti che si divertirono la scorsa estate, ma per identificarla io ho la data e il luogo di nascita, la città di residenza, la tipologia di azienda dove lavora e il nome della banca utilizzata, in più ho le sue foto..

Google smaschera blogger
Aveva insultato una modella

19/08/2009

Mai fare commenti a una donna sulla forma fisica o l’età: se una volta si rischiava una scarpata tacco 12 in faccia, oggi ci si mettono pure gli avvocati. Lo sa bene un blogger americano colpevole di aver dato dello “scorfano” a Liskula Cohen (nella foto), modella che può vantare una copertina sulla prestigiosa rivista Vogue. Miss Cohen, 37enne, si è infatti rivolta ad una corte di Manhattan perché venisse resa pubblica l’identità dell’autore dei commenti per accusarlo di diffamazione.
“Poteva essere hot 10 anni fa”, aveva scritto l’autore coperto dall’anonimato, aggiungendo che la Cohen è pure una “donna di facili costumi” e “psicopatica”. Pensava di farla franca, dato che il suo nome non appariva nel blog, ma la legge si è messa dalla parte della modella.
Joan Madden, giudice della corte suprema di New York, ha infatti rigettato la richiesta della difesa per la quale i blog sono “un forum moderno” nel quale vengono pubblicati opinioni personali, incluse le invettive, senza che vengano considerate delle “affermazioni veritiere”.
Il giudice si è basato su una sentenza di un tribunale della Virginia secondo la quale i commentatori anonimi on-line devono essere resi rintracciabili qualora vadano troppo oltre con la dose di insulti e commenti negativi. A quel punto è partita la richiesta a Google perché l’autore del blog incriminato venisse rintracciato attraverso l’indirizzo IP e la mail da consegnare ai legali della Cohen per procedere all’azione.
Da parte loro, gli avvocati dell’internauta beccato si sono lamentati con il potente motore di ricerca per aver ceduto alle richieste, mettendo a rischio il diritto dei blogger di esprimersi liberamente. La società si è limitata a dichiarare di voler tutelare i suoi clienti, m anche chi rimane vittima di “bullismo cibernetico”. Da qui la decisione di fornire i dati personali quando richiesto dai tribunali.

Libero News