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Subornazione o dell'Intralcio alla Giustizia - art. 377 c.p.
Di Loredana Morandi (del 04/01/2010 @ 07:05:39, in Redazionale, linkato 3332 volte)
Io sono spaventata, certo. Quella gente non minaccerebbe così insistentemente i miei figli , anche nel corso di veri danneggiamenti se fosse altrimenti. Ma con tristezza rilevo che: usare Facebook è esattamente come usare un telefono per la conversazione con più utenze "documentabili" come identità personali, ma in quanto socialnetwork del mezzo di comunicazione "internet" tutto quanto vi avviene è pubblico, nonché pubblicato, anche a ribadire preesistenze di rapporti professionali, sociali o sindacali. Così, come definire in diritto l'unione di più rei di reati gravi ai danni di chi documenterà i reati? La giustizia può essere rallentata, ma non fermata. Per ironia della sorte, l'aver ritardato l'apertura di fascicoli in cui confluiranno prove documentali certe, potrebbe addirittura aver fatto buon gioco alla Giustizia impedendo ai rei di avvalersi delle troppe leggi e leggine che nascono per impedire il lavoro alla Magistratura seria.

Articolo 377 del codice penale

Nel codice penale italiano la fattispecie è prevista dall'art. 377 (precedentemente "Subornazione", ora rubricato come "Intralcio alla giustizia") che recita:


« Chiunque offre o promette denaro o altra utilità alla persona chiamata a rendere dichiarazioni davanti all'autorità giudiziaria ovvero a svolgere attività di perito, consulente tecnico o interprete, per indurla a commettere i reati previsti dagli articoli 371 bis, 372 e 373, soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alle pene stabilite negli articoli medesimi ridotte dalla metà ai due terzi. La stessa disposizione si applica qualora l'offerta o la promessa sia accettata, ma la falsità non sia commessa. La condanna importa l'interdizione dai pubblici uffici. »

Nel 2006 alla norma è stato aggiunto il riferimento alla violenza o minaccia nell'induzione:

« Chiunque usa violenza o minaccia ai fini indicati al primo comma, soggiace, qualora il fine non sia conseguito, alle pene stabilite in ordine ai reati di cui al medesimo primo comma, diminuite in misura non eccedente un terzo.»
   
Quest'aggiunta è talora chiamata "art. 377 bis".

Rigettando il ricorso avverso un provvedimento di restrizione cautelare intramuraria, la Corte di Cassazione ha pertanto suffragato la ricorrenza della subornazione nella sua perpertrazione attraverso minaccia, nonché la configurabilità del tentativo.