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Linea choc del procuratore Laudati «Stop alle indagini su furti e rapine»
Di Loredana Morandi (del 02/09/2010 @ 10:53:32, in Magistratura, linkato 1702 volte)
Sono con Palamara. La linea di Laudati è sbagliata, meglio sarebbe scioperare anche come singolo Distretto giudiziario insieme con gli operatori delle forze dell'ordine e i sindacati tutti dei lavoratori. Non è della magistratura, quando investita del proprio ruolo istituzionale, l'atto di creare autonomamente i "2 binari della Giustizia".  L.M.

il caso


Linea choc del procuratore Laudati
«Stop alle indagini su furti e rapine»

La decisione presa per sopperire alle carenze di organico
Bari diventa un caso ma l'Anm è contraria e dice no



BARI - Più che una provocazione, quella del procuratore di Bari Antonio Laudati appare una vera e propria resa. L’annuncio è forte e basta a infiammare la polemica in materia di giustizia. Perché se il capo di un ufficio strategico come quello del capoluogo pugliese annuncia di essere «costretto a fare delle scelte di fronte alla carenza di pubblici ministeri» e spiega che «reati come furti, scippi e rapine non avranno mai un condannato e forse neanche un’indagine dovendo dare priorità alle inchieste su omicidi e criminalità organizzata», appare evidente che la macchina è in panne. Mentre la maggioranza di governo si spacca sul «processo breve», l’allarme lanciato dall’alto magistrato evidenzia quali siano i veri problemi che hanno portato al collasso il sistema giudiziario.

Anche se Luca Palamara, presidente dell’Anm, avverte: «Quella delle piante organiche vecchie è un’emergenza reale e grave che abbiamo evidenziato più volte, però non deve servire a chi pensa di eliminare l’obbligatorietà dell’azione penale, garanzia di avere una legge uguale per tutti. Voglio interpretare la sortita di Laudati come un richiamo a interventi che garantiscano giustizia ai cittadini e ricordare che la depenalizzazione ragionata si può e si deve fare, ma certamente non può comprendere reati di grave allarme sociale come quelli citati dal procuratore».

Più volte il Guardasigilli Angelino Alfano ha ricordato come sia «il principio di inamovibilità dei magistrati ad aver creato una simile situazione», ma ora annuncia «il potenziamento degli uffici più esposti nella lotta alla criminalità organizzata grazie ad interventi che nessun governo aveva mai effettuato prima». I dati del ministero forniscono un quadro drammatico.

A Enna dovrebbero lavorare quattro pubblici ministeri, non ce n’è neanche uno.
A Palmi da un anno e mezzo ci sono cinque sostituti anziché i dieci previsti.
Non stanno meglio Gela, Sciacca, Locri e le altre procure calabresi.

Ma quello delle carenze in organico è un problema serio anche al Nord se a Brescia mancano circa dieci magistrati.

Esempio eclatante è quello dell’Aquila che si trova a fronteggiare il carico arretrato al quale si sommano tutti i processi avviati dopo il terremoto del 6 aprile dello scorso anno. Il direttore dell’Organizzazione giudiziaria è Luigi Birritteri, magistrato caparbio che prima di arrivare in via Arenula è stato in sedi complicate come Agrigento e Caltanissetta. Ed è lui a dover fronteggiare l’emergenza dopo la scelta fatta dall’ex ministro Roberto Castelli di bloccare i concorsi per quattro anni. Per far ripartire la macchina ha deciso di puntare sulla flessibilità delle risorse umane con piani di incentivi per chi è disposto a spostarsi, tenendo conto che non sempre la soluzione è l’aumento degli organici, ma la vera redistribuzione sul territorio. Esempio classico è quello di Parma, procura dal ritmo lento improvvisamente entrata in affanno con l’inchiesta sul crac Parmalat.

La procedura per l’arrivo dei rinforzi è stata talmente farraginosa che quando è stato raggiunto il risultato era ormai quasi inutile avere personale in più.

Un problema che riguarda anche gli amministrativi: basti pensare che al Centrosud la copertura supera addirittura il 105 per cento mentre al Nord c’è ormai una sofferenza cronica con carenze che sfiorano il 35%.

La maggior parte degli impiegati arriva proprio dal Sud e con gli stipendi bassi e la crisi degli alloggi, molti scelgono di tornare a casa pur consapevoli di rinunciare talvolta a incarichi di maggior prestigio. Secondo i dati del Viminale omicidi, rapine e furti sono in diminuzione, ma senza una ris posta efficace la tendenza può nuovamente essere invertita.

Per questo i sindacati di polizia si schierano con Laudati nel porre il problema degli uomini e delle risorse, ma avvertono: «Non ci saranno mai esclusioni nella lista dei reati da perseguire».

Secondo Claudio Giardullo della Cgil «il procuratore di Bari ha messo in evidenza come i risultati siano stati ottenuti nonostante i tagli imposti dal governo che sfrutta il lavoro di magistrati e forze dell’ordine e poi se ne attribuisce i meriti».

Di «provocazione non condivisibile» parla il segretario del Sap Nicola Tanzi» che però aggiunge: «Il sistema è ormai allo stremo, le forze di polizia annaspano e ben venga ciò che provoca interventi decisivi».

D’accordo Enzo Letizia dell’Associazione funzionari quando ricorda che «mancano 20.000 uomini tra poliziotti, carabinieri e finanzieri, dei quali 16.000 destinati ad uffici operativi e dunque la scelta dei reati da perseguire non è un capriccio, ma una necessità».

Fiorenza Sarzanini
Corriere del Mezzogiorno - 02 settembre 2010