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«La giustizia lenta protegge un pedofilo»
Di Loredana Morandi (del 18/11/2010 @ 10:37:16, in Osservatorio Famiglia, linkato 1460 volte)

Sappiamo che magistratura giudicante scrive le proprie sentenze: il sabato, la domenica, in ufficio e anche a casa, la sera invece di vedere la tv con la famiglia. Ma come ovviare ad un caso tanto grave, nonostante il trasferimento del giudice relatore? Mi appello alla eccezionale magistratura bolognese e alla ANM locale perché il pericolo di oggi è l'uso del socialnetwork, che favorisce in tutti i casi l'aggregazione del pedofilo, finanche quando egli si trova ristretto con il beneficio degli arresti domiciliari. Lo scrive chi ha subito stalking ad opera di un pedofilo ai domiciliari attualmente definito e per i prossimi 9 anni nel nuovo complesso di SMCV. L.M.

«La giustizia lenta protegge un pedofilo»


La denuncia del padre di una ragazzina. Due anni fa la pena di 6 anni e 8 mesi al patrigno, inapplicata perché i giudici non hanno ancora depositato la motivazione. Interviene il presidente del tribunale.

di Daniele Predieri

FERRARA. Da due anni aspetta che il tribunale di Bologna depositi la motivazione della condanna inflitta all'uomo che abusò di sua figlia, appena 12enne. E oggi, a denti stretti, il padre denuncia la giustizia lenta che indirettamente protegge i pedofili, almeno in questo caso, in cui giudici condannarono quell'uomo a 6 anni e 8 mesi di pena.

Ma la pena inflitta - paradosso di questa giustizia che ha ritenuto quell'uomo colpevole - non si può ancora applicare: occorre che il giudizio sia definitivo nei tre gradi, è vero, ma per arrivare al secondo grado, al processo d'appello, occorre che i giudici depositino quelle motivazioni che mancano da quasi 2 anni. E così: no motivazioni, no processo d'appello, e nemmeno giustizia per un padre e una figlia abusata, in modo presunto visto che la condanna non è definitiva e potrebbe finire tutto in prescrizione. «Sono esterrefatto per i tempi di questa giustizia - spiegava ieri il padre che vive nella provincia - e dire che il processo di primo grado fu velocissimo, con una sentenza lampo: poi i giudici dissero che la motivazione sarebbe stata pronta in 90 giorni, invece...».

Invece, dal 13 marzo 2009, la sentenza numero 54/09 emessa dalla 1ª sezione penale del tribunale di Bologna (collegio giudicante Rubicchi, Alifano e Passerone) non è stata ancora motivata, e non può nemmeno essere appellata dai difensori del condannato, perché per farlo occorre quel deposito. Che non c'è, ancora ad oggi, perché il giudice relatore fu trasferito dal tribunale di Bolagna ad altra sede e di quei motivi di condanna - mancanti - si ricordano solo il padre e i suoi legali - Riccardo Ziosi e Paolo Gardini - che hanno sollecitato più volte il tribunale di Bologna, fino alle scorse settimane, verbalmente e con esposti scritti, che non hanno mai avuto riscontro. Anzi spiegavano ieri gli stessi legali, i cancellieri ai quali venivano depositati gli atti sembravano allargare le braccia, impotenti.

Per capire meglio i contorni di questa vicenda di malagiustizia, però, occorre spiegare i fatti.

Tutto accade nel lontano 2004: l'uomo, poi condannato - un sottufficiale dell'Areonautica, 40enne - è il patrigno della ragazzina, viveva allora nel Bolognese assieme alla convivente, madre della piccola (presunta abusata). Il patrigno cominciò ad avere attenzioni morbose e sessuali sulla ragazzina, addirittura come se fossero una sorta di iniziazione al sesso: «Vieni qui - le diceva - che ti insegno io come si fa, così quando sarai più grande saprai come fare», le parole (sintetizzate) che il patrigno riferiva alla ragazzina, agli atti del processo.

Si trattava di atti sessuali, non completi, che la ragazzina arrivò a confessare di aver subito, alla nonna paterna, alla sorella del papà, e ad un coetaneo. Il padre stesso fece denuncia all'Ufficio minori della questura di Ferrara, partirono le indagini e vennero raccolti riscontri tali che non hanno lasciato dubbi al tribunale di Bologna: che ha condannato il patrigno alla pena di 6 anni e 8 mesi per violenza sessuale e detenzione di materiale pedopornografico trovato nella casa del Bolognese, come aveva indicato la ragazzina nelle sue testimonianze.

E ora?: «Ora non possiamo andare avanti con il processo, non essendoci la motivazione questo non ci dà la possibilità di lasciarci alle spalle questo incubo, fatto di processi che debbono ancora finire» spiegava ieri il padre. Che rammaricato, si sfoga: «Non avrei mai immaginato di provare sulla mia pelle il significato di giustizia lenta: è dal giugno 2009, allo scadere dei 90 giorni fissati che ho cominciato a tempestare i miei legali: trovo assurdo tutto questo tempo, assurdo che nessuno risponda. Io mi sento impotente, è questo che amareggia di più».

«Domani mattina stessa farò delle verifiche, rientro ora da tre giorni passati fuori Bologna. Se le cose fossero andate realmente così non sarebbe ammissibile, e lo segnaleremo alle autorità competenti, i responsabili rischiano un procedimento disciplinare». Commenta così il presidente del Tribunale di Bologna, Francesco Scutellari, sul caso di giustizia `lumaca'. Tra i motivi che potrebbero nascondersi dietro il ritardo c'è il fatto che il giudice relatore (dunque quello a cui spettava l'onere delle motivazioni) è stato trasferito in un altro distretto. Questo restringe il campo a Rubichi (passato a Trento) e Alifano (a Napoli). In ogni caso, il presidente Scutellari promette un intervento tempestivo già domattina: «Farò subito delle verifiche e nel caso fosse andata veramente così, faremo le dovute segnalazioni».

La segnalazione di cui parla Scutellari deve essere inoltrata alla Procura generale presso la Corte di Cassazione o al ministero della Giustizia. «Spetta a loro, se lo ritengono opportuno, interessare il Csm per l'apertura di un procedimento disciplinare». Che potrebbe costare al giudice responsabile un'ammonizione, una censura, una sospensione o anche la perdita del posto, a seconda della gravità della violazione contestatagli. Scutellari non fa pronostici, «ci sono troppe variabili» dice, spiegando che molto dipende dal fatto «se ci sono giustificazioni al comportamento, come ad esempio una lunga malattia, oppure anche se il giudice è recidivo ed è già stato richiamato». Domani stesso di informerà sui motivi che possano aver causato un tale ritardo.

17 novembre 2010

La Nuova Ferrara

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