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Pino La Monica. La Sentenza: "Le bimbe sedotte subdolamente"
Di Loredana Morandi (del 30/12/2010 @ 14:41:41, in Indagini, linkato 2807 volte)
I miei più sinceri complimenti alla dottoressa Pantano per l'ottimo lavoro svolto che ha reso chiaro il caso per il presidente della corte, il giudice Renato Poschi. Grazie per non essersi mai arresa, neppure di fronte alla diffamazione in forma di anonimato tramite i blog del circuito Falsi Abusi.
Un ringraziamento personale anche ai Carabinieri di Reggio Emilia, che con lei hanno collaborato, con i quali io conferivo nella stessa giornata e negli stessi minuti in cui avrei subito l'ennesima minaccia "telefonica" dai clienti di Falsi Abusi/Pirate Bay.
I capisaldi dei falsi abusologi stanno cadendo uno dopo l'altro: Valerio Apolloni il fondatore di Falsi Abusi - Adiantum, Sergio Murolo (condannato a 9 anni dalla Cassazione, che dai suoi arresti domiciliari calunniava i Carabinieri di Ospitaletto di Brescia e lavorava contro la Morandi) ed ora Pino La Monica, il cui "consulente" è indagato per la tentata subornazione dei consulenti di parte delle vittime ed in Roma per altro. Un ennesimo colpo ben assestato ad una delle maggiori organizzazioni che sostengono la pedofilia in Italia, che prosegue nell'opera nefasta di diffamare gli operatori anche con le clonazioni o la spendita dei nomi personali per i fini criminosi dell'associazione, stalkizzando le madri e le piccole vittime, minacciando ed infangando persone per bene con l'operato dei propri pregiudicati.  L.M.


Pino La Monica
«Le bimbe sedotte subdolamente»


Depositata la sentenza sul caso-La Monica: «Soggiogava le allieve». I giudici sono stati molto duri ritenendo che all'educatore e attore non fosse da riconoscere alcuna circostanza attenuante per l'atteggiamento tenuto con le bimbe.

REGGIO. Una sentenza dura, minuziosa, articolata: 122 pagine fitte - scritte dal giudice Renato Poschi, presidente della Corte - per spiegare perché l'educatore-attore 37enne Pino La Monica è stato condannato in primo grado a 9 anni e 9 mesi di reclusione per abusi su nove minorenni partecipanti ai suoi corsi di teatro (la più piccola aveva nove anni) e detenzione di 399 immagini pedopornografiche nei suoi tre computer.

VIOLENZE. In un anno e mezzo di udienze sono stati ricostruiti i tre corsi di teatro «incriminati» dalla complessa inchiesta del pm Maria Rita Pantani - a Quattro Castella (maggio-giugno 2007), Reggio (autunno 2007) e Correggio (dall'autunno 2007 al marzo 2008) - e dalle testimonianze raccolte «si delinea senz'altro un quadro di plurime e ripetute violenze sessuali - conclude la sentenza - e le vittime hanno denunciato di essere state costrette, durante le lezioni dell'imputato, e da parte di quest'ultimo, a compiere o, talora, a subire, atti senz'altro di natura sessuale».

GIOCHI PROIBITI. Ma cosa avveniva in quei corsi? Le bimbe hanno raccontato di giochi proibiti. «Col pretesto del nascondino a coppie (e al buio) - descrive analiticamente la sentenza - l'imputato infilava il capo di certe bambine sotto la maglia che lui indossava, coprendolo e nascondendolo; quindi, se necessario, lo spingeva in giù finché il viso delle stesse ragazzine non finiva a diretto contatto col proprio pube. Col pretesto del gioco del nascondino, o di altri giochi comunque al buio, l'imputato costringeva le ragazzine a toccare, con le loro mani, il suo pene (toccamenti perlopiù da sopra i pantaloni o, comunque, da sopra gli slip). Durante i giochi, posizionandosi in modo strategico, l'imputato prendeva le mani di certe bambine e le infilava nelle tasche dei propri pantaloni, interamente bucate, fino ad ottenere il contatto col pene coperto dagli slip e, se necessario, tratteneva e manteneva le mani delle bambine in quella posizione, o gliele rimetteva se cercavano di sottrarsi. Oppure, dopo essersi nascosto sotto ad una cattedra assieme alla vittima prescelta col pretesto del nascondino, o dopo avere essersi posizionato strategicamente nella fila indiana dei bambini in modo da ottenere una contiguità fisica con la vittima prescelta, prendeva le mani della bambina e le portava sul proprio pube in modo da farsi toccare il pene. Durante i medesimi giochi, o col pretesto di abbracci di saluto, palpeggiava il seno a certe ragazzine».

SUBDOLO. «In tutti i casi esaminati - tira le somme la Corte - vi è stata vera e propria sopraffazione, mediante il compimento, peraltro in modo non eclatante bensì in forme subdole, insidiose e camuffate, di diversi atti costrittivi ai danni delle minori».

SEDOTTE. Poi la sentenza si sposta sul comportamento delle bambine: «Non hanno reagito alle costrizioni sessuali in maniera ferma e vigorosa (se non in modi alquanto blandi e timidi), ma bisogna pur sempre considerare che le bambine sono state colte alla sprovvista, sono state sorprese e spiazzate dalle azioni, inserite in contesti presentati come ludici ed innocui, poste in essere subdolamente dal loro insegnante di teatro, dalla cui figura - amichevole, suadente e liberatoria - erano sedotte ed invaghite al punto da esserne quasi soggiogate; e sono state colte di sorpresa e spiazzate per di più in un ambito - la sfera della sessualità, per loro ancora agli albori ed immatura - che costituiva un terreno sostanzialmente inesplorato.

PEDOPORNO. Lapidario il giudizio sulle non poche foto trovate nei pc «indicative di una pregressa, ma non remota, detenzione, consapevole, di immagini pedopornografiche (poi cancellate prima dei sequestri) o, comunque, di una pregressa intensa, prolungata e senz'altro mirata navigazione su siti internet specializzati».

30 dicembre 2010
la Gazzetta di Reggio