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Francesco Miraglia indagato per corruzione nell'omicidio di Teresa Buonocore
Di Loredana Morandi (del 30/05/2011 @ 05:19:52, in Giuristi, linkato 6209 volte)
Miraglia è stato legale di parte di Pino Lamonica, condannato in primo grado per pedofilia a 9 anni e 9 mesi di reclusione, incarico lasciato per l'avvio delle indagini per la tentata subornazione dei testimoni. Oggi Miraglia è il legale dei coniugi Camparini, indagati e condannati a 2 anni e 4 mesi per il duplice sequestro della figlioletta. Dati i precedenti, val la pena di interrogarsi sul "chi" sia a stimolare e scoordinare il comportamento dei due genitori, alimentandone la disperazione. La vicenda mediatica dei coniugi Camparini è già usata ad integrale beneficio dell'avvocato, indagato nell'omicidio della madre coraggio Teresa Buonocore. Infatti almeno 3 pagine facebook ne pubblicizzano indirizzi e telefoni. Gli autori delle pagine Facebook sono gli stessi della rete di false associazioni meglio nota come "Falsi Abusi", tra questi sono da segnalare il membro di Scientology che premiava come "salvatore di bambini" il Miraglia stante il suo curriculum fallimentare di difensore di pedofili tutti condannati e il webmaster fiorentino, oggi sotto processo per le violenze ai danni della ex moglie giapponese e ai danni del figlio costretto ad assistere alle violenze.  L.M.

Avvocato indagato per corruzione

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da sinistra il condannato Pino Lamonica, Francesco Miraglia e l'indagato Stefano Zanetti

29 dicembre 2010 —   pagina 16   sezione: Agenda e Lettere


L’avv. Francesco Miraglia è stato indagato nell’ambito delle indagini per l’omicidio di Teresa Buonocore, 51 anni di Portici, madre di 4 figli, trovata riversa nella sua auto, crivellata da colpi di pistola sotto il ponte della tangenziale di Napoli, in via Ponte dei Francesi, il 20 settembre scorso.

La donna aveva testimoniato contro Enrico Perillo, che aveva stuprato la figlia di 8 anni e un’amichetta di quest’ultima. L’uomo è stato condannato, per violenza sessuale su minori, a 15 anni di reclusione lo scorso 9 giugno e ora è nel carcere di Modena. Miraglia è il suo legale.

 «Sì, è vero. La polizia giudiziaria mi ha notificato un avviso di garanzia per corruzione in atti giudiziari. Un atto dovuto. Hanno perquisito il mio studio e sequestrato la corrispondenza che è intercorsa con il mio assistito, Enrico Petrillo, che si trova in carcere a Modena e che è indagato per l’omicidio Buonocore». Conferma tutto quanto trapelato nella giornata di ieri dalla procura di Napoli l’avv. Miraglia che si dice tuttavia fiducioso nell’iter della giustizia e in grado di chiarire ogni cosa.

 Una vicenda complessa quella che ha, suo malgrado, coinviolto il professionista modenese. Secondo la procura di Napoli, la perquisizione nello studio del legale modenese e la sua iscrizione nel registro degli indagati, sarebbe conseguenza di un presunto tentativo di corrompere una bambina vittima di violenza sessuale. Un atto “illegale” che sarebbe frutto di una strategia per introdurre false testimonianze nel processo per molestie a danno di due ragazzine minorenni, uno delle quali figlia di Teresa Buonocore, la donna assassinata. Per l’omicidio della donna sono indagate quattro persone: a piede libero lo stesso Enrico Perillo e la moglie, Patrizia Nicolini, indicati dagli inquirenti come presunti mandati dell’agguato, e Giuseppe Avolio e Alberto Amendola, detenuti ed accusati di essere gli esecutori materiali del delitto.

Sempre a piede libero è indagato anche il fratello di Perillo, Lorenzo, anche lui assistito dall’avvocato Miraglia. Lorenzo Perillo era stato a lungo sentito due giorni dopo il delitto e al termine dell’interrogatorio il legale modenese aveva confermato che il nome del suo assistito era stato iscritto nel registro degli indagati come atto dovuto. Entrando nel merito dell’omicidio Buonocore come conseguenza della sua testimonianza contro Enrico Perillo, lo stesso Miraglia aveva sottolineato come «l’inchiesta sugli abusi sessuali non era nata per iniziativa della Buonocore ma in seguito ad una segnalazione di un confidente della polizia», e che «la testimonianza resa in giudizio dalla signora non fu una testimonianza accusatoria».  A far scattare perquisizione e avviso di garanzia a carico del legale modenese, le accuse rese in questi giorni da uno dei presunti responsabili dell’omicidio di Teresa Buonocore.

 Alberto Amendola (in carcere con Giuseppe Avolio, come presunto assassino), avrebbbe fornito agli inquirenti elementi considerati interssanti e di importante valore processuale relativi ai coniugi Enrico Perillo e Patrizia Nicolino. Trame familiari svelate da Amendola, a partire da quanto sarebbe avvenuto tra il 2008 e il 2009, nel corso del processo che vedeva imputato proprio Enrico Perillo, a giudizio per molestie sessuali a carico di due ragazzine, tra cui la figlia di Teresa Buonocore. Secondo le rivelazioni, Perillo avrebbe agito in due direzioni per sfuggire alla condanna: avrebbe fatto di tutto per spingere almeno una delle vittime (non la figlia di Teresa Buonocore) a ritrattare le accuse rese nella fase preliminare delle indagini e avrebbe introdotto nel processo dichiarazioni fasulle, servendosi di un falso testimone. E’ quest’ultima ipotesi che ha spinto gli inquirenti napoletani a firmare il blitz nello studio dell’avv. Francesco Miraglia.

La Gazzetta di Modena