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Famiglia Cristiana: Pedofilia, attacco alla Chiesa.
Di Loredana Morandi (del 14/09/2011 @ 18:20:58, in Estero, linkato 2028 volte)
I commenti di Sabino Cassese, Angela Del Vecchio e Vladimiro Zagrebelsky sono univoci. Io invece non sono nessuno, per questo posso dire della vergogna in cui uno studio legale, denominato "Centro per i Diritti Costituzionali", creda di poterla fare in barba alla civiltà giuridica internazionale giocando la carta di un Trattato, quello di Roma, in cui non ci sono affatto bandiere a stelle e strisce. L.M.

Pedofilia, attacco alla Chiesa

 

La richiesta di processare per "crimini contro l’umanità" il Papa, per aver tollerato crimini sessuali contro bambini in tutto il mondo. Accusa totalmente indondata. Ecco perché.

Le accuse alla Santa Sede

Saverio Gaeta, 14/09/2011

Soltanto un tentativo di suscitare clamore mediatico, senza grandi possibilità di reali sviluppi. Viene bollata così dagli esperti la denuncia del Survivors Network of those Abused by Priests (Snap, una associazione di vittime di abusi sessuali da parte di membri della Chiesa), presentata alla Corte penale internazionale dell’Aia, con la richiesta di processare per «crimini contro l’umanità» Benedetto XVI e i cardinali Tarcisio Bertone (segretario di Stato), il suo predecessore Angelo Sodano e William Levada (prefetto della Congregazione della Dottrina della fede).

La motivazione dello Snap, che ha preparato un dossier di un’ottantina di pagine insieme con il Center for Constitutional Rights e con le testimonianze di cinque vittime di abusi, è che le autorità ecclesiastiche avrebbero «tollerato e reso possibile la copertura sistematica e diffusa di stupri e crimini sessuali contro i bambini in tutto il mondo».

I commenti sono infatti univoci: per il giurista Sabino Cassese «il problema non si pone perché la Santa Sede non è soggetta alla competenza della Corte penale», la professoressa Angela Del Vecchio dice seccamente che «il ricorso non appare fondato», il professor Vladimiro Zagrebelsky ha addirittura affermato che l’iniziativa è «un boomerang per chi crede di poter usare (qui direi forzare) la via giudiziaria allo scopo di ottenere l’accertamento di una verità assoluta e a tutto campo».

Ma, al di là, di tali osservazioni, resta la totale infondatezza dell’accusa, considerati tutti i provvedimenti sollecitati e firmati da Benedetto XVI e dalla Congregazione per la Dottrina della fede in relazione alla pedofilia, come documenta il secondo articolo di questo Dossier.


Gli interventi di Benedetto XVI

È da quel 25 marzo 2005, nel quale durante la Via Crucis al Colosseo si scagliò contro la «sporcizia nella Chiesa», che Joseph Ratzinger ha pubblicamente alzato la voce contro lo scandalo della pedofilia e degli abusi sessuali che hanno coinvolto alcuni consacrati in particolare negli Stati Uniti e in Irlanda. Ma ben prima, seguendo le sue direttive, la Congregazione per la Dottrina della fede si era messa in moto per sradicare questa perversione e per ridurre allo stato laicale i responsabili di tali «crimini abnormi», come egli stesso lì definì il 28 ottobre 2006 nel discorso ai vescovi irlandesi.

L’affetto e l’accoglienza di papa Ratzinger nei riguardi delle vittime di tali abusi si è concretamente dimostrato negli incontri da lui avuti negli Stati Uniti il 17 aprile 2008, in Australia il 21 giugno 2008, a Malta il 18 aprile 2010, in Gran Bretagna il 18 aprile 2010. Il suo atteggiamento lo definì a chiare lettere durante il viaggio negli Stati Uniti, il 15 aprile 2008: «Escluderemo rigorosamente i pedofili dal sacro ministero. È assolutamente incompatibile: chi è veramente colpevole di essere pedofilo non può essere sacerdote».

E in effetti, dal momento dell’elezione, Benedetto XVI ha assunto duri provvedimenti nei confronti di molti consacrati. Fra i casi più eclatanti, resi pubblici dalla Santa Sede, ci sono don Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore immacolato di Maria; il vescovo argentino Juan Carlos Maccarone; padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo; il fiorentino don Lelio Cantini; il vescovo canadese Raymond John Lahey; padre Marco Dessì, missionario in Nicaragua; il bolognese don Andrea Agostini; il vescovo belga Roger Joseph Vangheluwe; il ligure don Nello Giraudo; il cileno don Fernando Karadima; l’australiano don John Denham; il maltese don Charles Pulis; lo statunitense Thomas H. Teczar.

Molti sono stati anche i vescovi di cui il Pontefice ha accettato, se non provocato, le immediate dimissioni, per responsabilità nella copertura di sacerdoti diocesani pedofili. Fra loro, l’irlandese John Magee (Cloyne), l’irlandese Donal Murray (Limerick), l’americano John C. Favalora (Miami), l’irlandese James Moriarty (Kildare e Leighlin), l’americano Daniel Walsh (Santa Rosa).

Il punto culminante dell’impegno di Benedetto XVI è stata la promulgazione, il 15 luglio 2010, delle modifiche alle Normae de gravioribus delictis redatte dalla Congregazione per la Dottrina della fede. La nuova normativa ha elevato da dieci a venti gli anni per la prescrizione, ha semplificato le procedure e ha ribadito che «va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte».

http://www.famigliacristiana.it/informazione/i-grandi-servizi/dossier/dossier---pedofilia_140911144856.aspx