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Corriere Sera: La rivolta degli avvocati di sinistra «Pd, basta con il giustizialismo»
Di Loredana Morandi (del 28/09/2011 @ 19:30:21, in Politica, linkato 2377 volte)

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio... L.M.

La rivolta degli avvocati di sinistra
«Pd, basta con il giustizialismo»

Ciruzzi, nuovo presidente dei penalisti: così non lo voto Botti, Larosa, Polidoro e Raja: partito appiattito sui pm

NAPOLI — Il primo a manifestare pubblicamente il proprio disagio è stato il penalista Bruno Larosa. Che, nel commentare la decisione della Camera di non autorizzare l'arresto del suo assistito Marco Milanese (Pdl), alle 12.47 del 22 settembre ha affidato al giornalista dell'Ansa Enzo La Penna questa riflessione: «Io, da uomo di sinistra, non ho e non so avere quelle certezze che sento provenire da parte del Partito democratico. Non comprenderò mai la deriva giustizialista nella quale si sono ormai smarriti i valori della tradizione progressista». Il dubbio è legittimo: il penalista parla più da «uomo di sinistra» o da difensore? Quella sua dichiarazione è espressione di un malessere reale dell'avvocatura o, piuttosto, va ascritta nel novero delle dichiarazioni difensive?

Il Corriere del Mezzogiorno, per capirlo, ha interpellato (oltre allo stesso avvocato) altri quattro penalisti dichiaratamente progressisti: Claudio Botti (ex vicepresidente nazionale dei penalisti), Domenico Ciruzzi (eletto ieri presidente della Camera penale di Napoli), Riccardo Polidoro (presidente dell'associazione «il Carcere possibile onlus») e Ugo Raja (ex consigliere comunale dei Ds a Napoli). Scoprendo che quello di Bruno Larosa è sentimento comune tra le toghe di sinistra: «La deriva giustizialista del Pd? Intollerabile. E questo spiare dal buco della serratura, strumentalizzando le inchieste a danno del nemico di turno, è un atteggiamento lontano anni luce dalla tradizione della gauche». Claudio Botti spiega che «l'atteggiamento della sinistra rispetto al problema della giustizia è conservativo». Ed è un atteggiamento «che non trova giustificazione nelle attuali vicende politico-giudiziarie di cui leggiamo», se è vero che «già dieci anni fa, quando noi appoggiammo il referendum dei Radicali sulla separazione delle carriere, la sinistra disse a tutti i suoi iscritti di non andare a votare».

Il problema, anche se visto dall'altro lato, è sempre Silvio Berlusconi. «Pur di schierarsi contro di lui, il Pd ha perso di vista la cultura della garanzia», dice Botti. «È vero che il premier agita la riforma della giustizia come una clava e che ci sono interessi personali dietro alcuni interventi previsti. È pur vero, però, che quella riforma prevede anche tantissimi aspetti condivisibili, solo che la sinistra non riesce più a scindere i piani, a valutare il contenuto». La dimostrazione? «Il caso della richiesta d'arresto per il senatore Alberto Tedesco, esperienza che ho vissuto come suo difensore. Una decisione adottata a prescindere dal merito della vicenda, in un ramo del Parlamento dove il partito vanta tra i suoi senatori un alto numero di ex magistrati». Già, i magistrati. Perché «non c'è alcun dubbio che siano diventati il riferimento culturale del Pd, partito che ormai ritiene tempo perso interloquire con gli avvocati. Le nostre battaglie vengono viste come difesa di interessi di bottega, non delle garanzie. E, in questo, i democratici hanno scavato un solco con il passato del Pci».

Quel passato che Domenico Ciruzzi ricorda con un episodio. «Quando ci fu il processo Tortora, il Pci invitò gli avvocati d'area a esprimere le proprie idee sul caso. Magari poi non ne tennero conto, ma almeno la consultazione esisteva: oggi invece il Pd parla solo con i pm». Il risultato, argomenta Ciruzzi, è «una sinistra che vede il processo come uno strumento di repressione. L'avviso di garanzia è già un'affermazione di responsabilità». E se prima c'era stata una «stagione di riforme garantiste», oggi siamo alla «deriva dell'insinuazione, l'indagine è diventata attacco aprioristico che non tiene conto della presunzione d'innocenza, non distingue il giudizio politico da quello di responsabilità. La sinistra mi aveva sempre insegnato che il processo era un percorso protetto dove si difendevano le garanzie, ora invece usa la denigrazione del nemico per attaccarlo strumentalmente». Insomma, questo «non distinguere l'indagine dalle responsabilità» provocherebbe un «giustizialismo dilagante», con un partito che «sposa solo le tesi delle Procure» e «urla la sua protesta contro il bavaglio alla stampa, non comprendendo che si tratta invece di un problema di democrazia».

Questa «scorciatoia giudiziaria», però, nel Pd c'è chi la rifiuta: «Emanuele Macaluso, che non ha mai smarrito la strada dei valori progressisti. Luigi Manconi. Adriano Sofri. Vincenzo Siniscalchi. E Andrea Orlando, uno che ha iniziato a capire la tragedia di questa deriva». Una «tragedia» che per Ciruzzi significa perdita di consensi: «Già, io un Pd così giustizialista non lo voto più». E Bruno Larosa, l'avvocato che non ha le «certezze» del Pd? «Io non esprimerò mai più il mio consenso in quella direzione. È grave che il partito pensi alle norme processuali come strumento di difesa sociale: il processo penale, per la sinistra, era sempre stato strumento di garanzia dell'individuo, non di repressione. Ecco perché, da uomo e giurista di sinistra, sono imbarazzato nell'ascoltare esponenti del Pd che predicano contro i valori che abbiamo sempre difeso. E l'imbarazzo aumenta quando sento che di quei valori pretendono il rispetto solo quando è coinvolto un loro esponente». Sarà che la vede dal banco della difesa, ma per Larosa è «imbarazzante» anche «l'azione non propria della magistratura inquirente, quella cioè che è un'azione propriamente politica. È sotto gli occhi di tutti, indipendentemente dal merito dei fatti, l'impressione di un'attività diretta a incidere sugli equilibri delle istituzioni politiche. Quest'azione, nella fase delle indagini e non all'esito di un processo, enfatizzata da una stampa alla ricerca di fatti sensazionali indipendentemente dalla loro verità, mina le fondamenta della democrazia. E ciò avviene nel silenzio assordante della sinistra. È un vulnus al quale il Pd non sa o non vuole rispondere per ragioni elettorali. Forse riuscirà ad avere consensi alle prossime elezioni, ma così rinnega la propria tradizione».

E non vota più per i democrat anche Riccardo Polidoro, una vita a sinistra. «Ma la sinistra, un tempo, era altro. Era rispetto delle garanzie. E allora come fa oggi un avvocato ad appoggiare un partito del genere?». C'è da sentirsi a «disagio», analizza Polidoro, «perché a seconda di chi è alla gogna gli atteggiamenti sono diversi, e a seconda del momento politico c'è un trattamento. Accade, ad esempio, che una decisione sull'autorizzazione all'arresto non segua principi fissi, ma la contingenza del momento. Ora, senza entrare nel merito delle vicende, ma secondo voi qualcuno in Italia ha capito perché Alfonso Papa è in carcere mentre il suo collega di partito Marco Milanese e il senatore del Pd Alberto Tedesco sono liberi?. Il garantismo è smarrito, si cavalca l'idea dell'opinione pubblica». E l'idea dell'opinione pubblica è «giustizialista». Un atteggiamento «inevitabile in un Paese dove le Procure fanno il bello e il cattivo tempo, con paginate sui giornali. No, dico, ma due pagine dedicate tutte alla difesa degli avvocati si sono mai lette? Macché, qui noi passiamo quasi per correi, per quelli colpevoli di difendere il criminale di turno e cercare di aiutarlo a eludere la legge. È per questo che non posso appoggiare il Pd. E men che meno m'è passato per la testa di partecipare alle primarie. Ecco, quella è un'altra strana storia. Giustizialisti con gli altri, assolutori con noi stessi. Possibile che per quel pasticcio nessuno abbia pagato politicamente? È venuta Rosy Bindi a Napoli a dire che il partito va rifondato. E c'era bisogno di Rosy Bindi per scoprirlo?». Ugo Raja, che del Comune di Napoli è stato consigliere per dieci anni, dice che sì, «un ripensamento sulla politica giudiziaria del Pd è necessario. Il problema è che negli ultimi vent'anni s'è sempre parlato di riforma della giustizia, ma s'è sempre proceduto o con leggi ad personam o rincorrendo le emergenze. Oggi è difficile tenere posizioni di garantismo, perché si rischia di passare per protettori della casta. Ci sono, però, dati oggettivi che non possono essere taciuti: una sovraesposizione delle Procure, complici anche i mass media, e una strumentalizzazione distorta dell'avviso di garanzia, che oggi è diventato quasi una sentenza di condanna. Sono patologie che vanno eliminate, ma consentendo nello stesso tempo ai magistrati di continuare a esercitare il controllo di legalità. E, in questo periodo, dopo gli anni in cui si sono seguite pedissequamente le tesi delle Procure, il Pd sta cercando di trovare un equilibrio tra queste due esigenze». Chi ha l'ago della bilancia in mano? «Il Presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano oggi è l'unico che può mediare».

Gianluca Abate
28 settembre 2011
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2011/28-settembre-2011/rivolta-avvocati-sinistra-pd-basta-il-giustizialismo-1901661281939.shtml