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Luca Palamara (Anm) ad Affari: "Troppi processi mediatici"
Di Loredana Morandi (del 03/11/2011 @ 05:09:01, in Magistratura, linkato 1458 volte)

Luca Palamara (Anm) ad Affari:

"Troppi processi mediatici"


L’assoluzione di Amanda Knox e il dibattito mediatico che ne è seguito ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica e della community professionale della comunicazione il ruolo delle Litigation PR, l’insieme di attività di relazioni pubbliche che supportano un procedimento giudiziario in tutte le sue fasi, dall’inizio del procedimento ai diversi gradi di giudizio, fino alla sentenza finale. Per fare il punto della situazione la rivista Reset, in collaborazione con Ferpi e ANM – Associazione Nazionale Magistrati, ha promosso un dibattito. E’ la prima volta che in Italia viene discusso in pubblico il ruolo crescente che i professionisti della relazioni pubbliche svolgono a sostegno di interesse legittimi nelle fasi pre, inter e post sentenza di processi civili, penali e amministrativi. 

Sul tema, Luca Palamara, presidente ANM dichiara ad Affari: "Partiamo da un presupposto: i tempi del processo non  sono i tempi dell'informazione.  Sono due realtà separate. E' innegabile però che oggi esiste un processo parallelo a quello che si svolge nelle aule di giustizia, che è quello mediatico".

Questo processo mediatico che conseguenze ha? Influenza l'opinione pubblica o i giudici?

"Questo è il primo tema da affrontare. Personalmente ritengo possa influenzare principalmente l'opinione pubblica. E' ovvio che i giudici vivono nella società e ne fanno  parte. Stabilire quanto possono essere influenzati è però impossibile dirlo. Quello che dobbiamo pretendere è che il  processo, l'accertamento, la decisione si svolga nel rispetto delle  regole e delle norme previste nel Codice".

Come possono essere  gestiti i rapporti tra media e Giustizia  che negli ultimi casi sono evidentemente sfuggiti di mano?

"Noi siamo dell'idea che il Processo in Tribunale sia l'unico vero processo che dobbiamo garantire. Tutto il resto rappresenta un rischio molto forte. Il rischio di deformare la realtà,  di creare falsi convincimenti che poi possono interferire con il processo penale. Sta alla sensibilità e all'accortezza del giudice  rendersi impermeabile a questo. E' però indimostrabile stabilire quanto i processi  svolti in televisione o determinati  messaggi rivolti all'opinione pubblica possono aver effetto sul Giudice e sulle giurie popolari. Il rischio è che tutto questo  battage possa poi avere effetti deleteri sulla Giustizia. Dobbiamo impegnarci perchè questo non accada".

Come considera la figura di un comunicatore o di un team,  le cosiddette Litigation PR, preposto a gestire il rapporto tra media e aule di Tribunale?

"E' una figura che non trova disciplina nel  nostro Codice. Non è regolamentata. Le domande da porsi riguardano la sua funzione, riproponendo le medesime problematiche sollevate con riferimento al tema del processo mediatico. Oppure può, viceversa, assumere un ruolo diverso nel momento  in cui funge da ufficio stampa, di fronte al quale deve essere soggetto a tutte  le limitazioni del ruolo".

Interventi legislativi potrebbero regolare l'introduzione di questa figura?

"E' difficile. Ben poco può fare un intervento legislativo".

Ma secondo lei, essendo la stampa sempre più presente e spesso ingerente nei processi, si impone una figura di comunicatore mediatore?

"No, ci sono eccessi di spettacolarizzazione dei processi. Si impone più che altro la necessità di una corretta informazione. Oggi c'è senz'altro un problema di comunicazione, un problema di come filtrare le notizie. In conclusione, se si prevede una figura, a mio avviso, deve essere assoggettata alle regole del diritto dell'informazione". Insomma, ogni professionista dovrebbe attenersi al suo campo.

 

Maria Teresa Melodia, 29 ottobre 2011

http://affaritaliani.libero.it/mediatech/comunicatori-processi-LucaPalamara281011.html