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A.N.M. al voto dal 26 al 28 ottobre
Di Loredana Morandi (del 20/02/2012 @ 18:41:34, in Magistratura, linkato 5071 volte)
Il voto dal 26 al 28 febbraio

La partita delle toghe
Due linee contrapposte per i vertici dell' Anm


Il dopo Berlusconi Prime elezioni del dopo Berlusconi: periodo in cui il clima tra magistrati e governo è spesso stato teso


ROMA - Quando la corrente maggioritaria e centrista di Unità per la Costituzione propose un rinvio - per meglio fronteggiare l' emergenza della responsabilità civile dei giudici inserita in una legge al vaglio del Parlamento, si disse - tutte le altre componenti si opposero. Ma poi la neve ha fatto slittare il voto di una settimana, e il Carnevale di un' altra. Così le elezioni per il rinnovo del «parlamentino» dell' Associazione nazionale magistrati, il comitato direttivo centrale, si terranno domenica prossima, dal 26 al 28 febbraio. Urne aperte tre giorni per una consultazione a suo modo «storica»: la prima del dopo Berlusconi, con gli attacchi pressoché quotidiani e le riforme punitive eredità del passato, non più incubi per il futuro. Almeno nei propositi e nelle aspettative.

Ma saranno elezioni-bivio anche per altri motivi. Per vedere se sarà confermato il rinnovamento tentato dall' Anm negli ultimi quattro anni (intransigenza di fronte alle aggressioni esterne ma senza contrapposizioni aprioristiche col potere politico, e spinte riformatrici all' interno soprattutto sui versanti della professionalità e della «questione morale»); oppure se prevarrà chi ha criticato questa gestione, non solo il gruppo più conservatore Magistratura indipendente, che stava all' opposizione, ma anche i dissenzienti di Unicost e delle componenti di sinistra, Magistratura democratica e Movimento per la giustizia. Sarà una conta per capire l' orientamento dei circa novemila giudici e pubblici ministeri d' Italia, che nell' ultimo decennio si sono mostrati ondivaghi nelle loro scelte.

Alle elezioni del 2003, nel pieno dello scontro con il governo Berlusconi che sfornava leggi ad personam a ripetizione e la cosiddetta «controriforma» dell' ordinamento giudiziario, ci fu un' avanzata delle correnti «di sinistra» - Md e Movimento, che già avevano avuto una buona affermazione nel 1999 - a discapito di Unicost e Mi. Vinse la linea di «resistenza», che dopo il cambio di maggioranza politica del 2006 cercò l' accordo col governo Prodi per rimettere mano alla «controriforma». Con qualche compromesso che venne malgiudicato alle successive elezioni del 2007, segnate da un' inversione di tendenza: aumento di Unicost e Mi (rispettivamente del 5 e 6 per cento) e diminuzione dei consensi per Md e Movimento, meno 5 per cento ciascuno. Ne venne fuori una Giunta esecutiva centrale (il governo dell' Associazione) comunque «di centrosinistra», composta da Unicost, Md e Movimento. Ma con un ricambio generazionale che ha segnato anche un mutamento di rotta rispetto alle precedenti gestioni.

I «giovani» Luca Palamara e Giuseppe Cascini (presidente e segretario uscenti, di Unicost il primo e di Md il secondo) entrambi non ricandidati insieme al vicepresidente Ardituro (Movimento), hanno provato un approccio più dialogante col potere politico - anche dopo il ritorno di Berlusconi, e adesso con Monti - e insieme di maggior rigore all' interno della categoria. Per esempio stigmatizzando alcune iniziative giudiziarie giudicate «avventurose», o invocando interventi nei confronti di colleghi implicati in vicende scivolose come quella della presunta associazione segreta ribattezzata P3.

Risulterà la linea vincente o prevarrà il ritorno a schemi e divisioni del passato? Le previsioni non escludono un' ulteriore avanzata di Mi, che già guadagnò consensi lo scorso anno nel voto per il Csm. Il suo programma elettorale s' intitola «Tornare a fare sindacato», e mette al primo punto la «tutela delle condizioni di lavoro dei magistrati e la loro indipendenza economica». Che tradotto significa rivendicazioni retributive dal sapore un po' corporativo. E c' è l' incognita di Proposta B, inedita lista che denuncia le «degenerazioni del fenomeno correntizio», nell' Anm come al Csm.

La corazzata Unicost ribatte con il «rispetto della terzietà costituzionale» per allontanare pericoli di «collateralismo politico», mentre i progressisti di Md e Movimento, riuniti sotto la sigla Area, mettono l' accento (fra l' altro) sulla «questione morale» nella magistratura. Di cui in passato s' è discusso, ad esempio, anche a proposito del segretario di Mi (e numero 2 della lista) Cosimo Ferri, dopo che il suo nome è comparso nelle intercettazioni delle inchieste sulla P3, sui tentativi di condizionamento della Rai e su Calciopoli. Vicende nelle quali, peraltro, Ferri non è stato mai coinvolto sul piano giudiziario e ha sempre rivendicato la propria correttezza.

Ma le diversità di vedute restano, così come la scelta dei gruppi che hanno governato finora l' Anm di puntare su magistrati considerati ancora giovani; tra i candidati di Unicost risaltano i nomi del procuratore di Palmi Giuseppe Creazzo e del pm di Roma Rodolfo Sabelli, titolare dell' indagine sulla P3, mentre fra quelli di Area l' ex componente del Csm Ezia Maccora e Alessandra Galli, giudice a Milano come suo padre Guido, assassinato dai terroristi di Prima Linea trentadue anni fa.

Bianconi Giovanni

Pagina 21 (19 febbraio 2012) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2012/febbraio/19/partita_delle_toghe_Due_linee_co_9_120219016.shtml