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ANM Roma sul Processo Mediatico
Di Loredana Morandi (del 05/06/2007 @ 14:57:12, in Magistratura, linkato 3317 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Sezione Distrettuale di Roma - Lazio
Città Giudiziaria di Piazzale Clodio
 
Non è costume della Associazione Nazionale Magistrati entrare nel merito di specifiche vicende processuali, ma è doverosa qualche annotazione di carattere generale in merito ai fatti che hanno coinvolto minori in un procedimento penale in corso davanti alla Autorità Giudiziaria di Tivoli.

Non ci interessa la disputa tra innocentisti e colpevolisti. Ciò che tuttavia preoccupa è la tendenza ad una degenerazione del sistema che si indirizza sempre più verso un modello di processo mediatico: le testimonianze, i pareri dei consulenti di parte, le dichiarazioni degli indagati, le indagini difensive e le arringhe degli avvocati avvengono innanzi alle telecamere al fine di sottoporsi ad un giudizio di un gigantesca giuria popolare costituita dai telespettatori.

Fortunatamente, ed è un atteggiamento che va apprezzato, i magistrati titolari in prima persona di questa delicata vicenda (p.m., gip e riesame) hanno tenuto un comportamento di sobrietà istituzionale, sottraendosi a questo rumoroso processo mediatico.

L'abnormità di tale situazione è resa ancor più evidente dalla pratica, invalsa già da tempo in procedimenti relativi a fatti verificatisi in altri distretti di Corte d'Appello, secondo cui  soggetti che saranno sentiti come parti del processo penale, vengono previamente posti a confronto e persino interrogati dai difensori davanti alle telecamere. Ma  questa volta il procedimento presenta un disvalore aggiunto: i testimoni stessi, non solo gli indagati, rendono dichiarazioni in risposta a precise e dirette  domande dei  difensori di controparte.

Con quale esiti per la genuinità dell'assunzione di tali prove in dibattimento è facile immaginare; si pensi soltanto alla eventualità di una contestazione da parte dei difensori della parte offesa o dell'imputato su affermazioni rese fuori del processo e davanti al grande Tribunale Mediatico.

Questo non ha alcuna attinenza con il sacrosanto diritto - dovere del giornalista di riportare le notizie sin dal primo momento in cui gli vengono proposte, ovviamente anche se è in corso la fase delle indagini preliminari, ma ha molto a che vedere con la corretta dinamica processuale e con il normale ed ordinato svolgimento del processo.

La Magistratura, sia chiaro, è radicalmente contraria ad ogni normativa tendente a limitare il diritto di cronaca e di critica, diritti che ha sempre strenuamente difeso soprattutto in presenza di fatti di forte allarme sociale. Infatti  il puntuale lavoro del giornalista rende  più efficace i controlli sull'operato dei pubblici poteri e costituisce aspetto imprescindibile della democrazia. Tuttavia ci pare indispensabile lanciare un allarme sugli esiti preoccupanti di uno scenario nel quale le fasi salienti dei processi che maggiormente agitano l'opinione pubblica si svolgono davanti le telecamere prima che nelle sedi giurisdizionali deputate.

L'accertamento della verità è tale solo se giunge al termine di una fase caratterizzata dal rispetto delle fondamentali ed inalienabili regole poste alla base dei codici dei paesi civili  e tra queste il contraddittorio e la parità tra tutte le parti, il dovere del pubblico ministero di ricercare soprattutto, nella fase delle indagini, le prove anche a favore degli indagati, la indipendenza e la terzietà dell'organo giudicante.  Sicchè un sistema che tolleri una anomala assunzione di prove in sedi non proprie ad iniziativa arbitraria di una delle parti processuali crea i presupposti per una distorsione i cui effetti suggestivi su coloro che sono chiamati quali testi, consulenti, parti offese ed imputati sono imprevedibili e certamente negativi.
 
Non dubitiamo che l'autorità giudiziaria competente saprà riassorbire i contraccolpi mediatici e modulare il procedimento penale, in tutte le fasi processuali, nel pieno rispetto della normativa vigente posta a tutela della collettività e dello stesso soggetto sottoposto a procedimento.

Siamo contrari a regole che possano suonare, anche lontanamente, come limitazione o censura del diritto di cronaca, ma è certamente auspicabile un'autoregolamentazione delle categorie interessate, prima tra tutte quella della classe forense, per tornare a considerare il processo penale come l'unico luogo per l'accertamento dei fatti di reato, come del resto hanno sino ad ora tentato di fare soltanto i magistrati che si sono occupati del caso specifico.

La Giunta ANM Roma