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Associazione Magistrati: Consigli giudiziari e avvocati. No a soluzioni irragionevoli.
Di Loredana Morandi (del 20/06/2007 @ 14:25:05, in Magistratura, linkato 2521 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
La Giunta Esecutiva Centrale

 

Consigli giudiziari e avvocati: no a soluzioni irragionevoli.

Da notizie di stampa apprendiamo che, nel corso del lavori parlamentari , è stata introdotta nel progetto di legge sull’ordinamento giudiziario una norma che inserisce nei Consigli giudiziari  il  Presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati come componente “di diritto” e gli attribuisce perciò anche il potere di effettuare le valutazioni professionali sui giudici e sui magistrati del pubblico ministero.

In sostanza nei Consigli giudiziari gli avvocati saranno chiamati a valutare professionalmente  giudici e pubblici ministeri.

L’attribuzione di tale potere di valutazione non è accompagnata da alcuna previsione in tema di incompatibilità all’esercizio della professione nel distretto ( e ciò a differenza del rigorosissimo regime di incompatibilità previsto per gli avvocati eletti componenti del CSM).

Si produrrà perciò una situazione abnorme: l’avvocato, membro del Consiglio giudiziario,  si troverà a valutare tanto i giudici dinanzi ai quali difende  quanto i pubblici ministeri che sono , di regola,  i suoi contraddittori nel processo penale.

Una siffatta previsione non era presente neppure nel decreto Castelli che riservava agli avvocati poteri di intervento sull’organizzazione degli uffici ma non le funzioni di diretta valutazione dei magistrati.

Oltre che giuridicamente abnorme la situazione derivante da questa norma sarà in concreto insostenibile e fonte di permanente conflittualità.

Avranno motivo di dolersi tutti gli altri avvocati .

Inoltre giudici e pubblici ministeri potrebbero esercitare del tutto legittimamente la facoltà di astenersi “per gravi ragioni di convenienza” nei processi in cui sia presente l’avvocato che, in quanto membro del Consiglio giudiziario, concorrerà a valutarli professionalmente.

Infine sul punto verranno proposte molteplici questioni di legittimità costituzionale di una disciplina che, per essere assai malamente congegnata, apparirà concretamente lesiva dei valori della imparzialità e del buono andamento.

Da queste razionali considerazioni deriva su questo come su altri punti del testo in discussione al Senato il vivo allarme della magistratura italiana che peraltro ha già manifestato ampio favore alla diversa soluzione di recepire informazioni e segnalazione sull’operato dei magistrati dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. 

Roma, 20.6.2007
La Giunta dell’ANM