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Rassegna Riforma giustizia
Di Loredana Morandi (del 28/07/2007 @ 19:25:11, in Magistratura, linkato 2272 volte)

Alla Camera il via libera definitivo della riforma dell'ordinamento
giudiziario. Più breve il tirocinio e a tempo gli incarichi direttivi

Separazione soft delle carriere, test e verifiche
Punto per punto la riforma delle toghe

Le norme attese almeno dal 1997, quando fallì la Bicamerale
Il testo approvato dalla Cdl nella passata legislatura sarebbe entrato in vigore il 31 luglio

ROMA - Uccisa prima ancora di muovere i suoi primi passi - sarebbe successo il 31 di luglio - la rifoma Castelli va in soffitta. E lascia il posto al testo del suo successore, il ministro della Giustizia Clemente Mastella che - comunque - introduce una separazione, anche se molto soft, delle carriere tra giudici e pm, tra giudicante e requirente. Tra le novità, aboliti i test psicoattitudinali d'accesso, il tirocinio più breve e gli incarichi a tempo. Gli avvocati, inoltre, non potranno valutare l'operato dei magistrati, in quanto non membri di diritto dei consigli giudiziari.

Accesso più complicato - Non sarà più sufficiente la sola laurea per accedere al concorso per l'ingresso in magistratura: saranno necessari ulteriori titoli come quelli garantiti dalla frequentazione di scuole superiori di specializzazione. Il concorso richiede una conoscenza di tutte le branche del diritto. In compenso, sarà cancellato ogni limite di età. Nelle commissioni d'esame, al fianco di giudici e docenti universitari, saranno presenti anche avvocati.

No ai test psico-attitudinali - Era una delle novità più contestate della riforma Castelli. Chi vuole diventare magistrato non dovrà più sottoporsi a test psico-attitudinali. Il candidato inoltre non dovrà più scegliere preventivamente se intraprendere la carriera di giudice o di pm.

Cambio di funzioni - Potrà avvenire non più di quattro volte in tutto l'arco lavorativo. Il cambio tra funzione giudicante o requirente, inoltre, comporterà il trasferimento obbligatorio in una regione diversa. L'incompatibilità territoriale è attenuata quando un giudice del civile diventa pm o un pm chiede di passare al civile: in questo caso, non sarà obbligatorio cambiare regione, ma solo provincia.


Incarichi a tempo - Tutti gli incarichi, direttivi e semidirettivi - tra cui procuratore, aggiunto, presidente di sezione, capo dei gip - avranno carattere temporaneo e dureranno 4 anni. Saranno rinnovabili per altri 4 anni se vi sarà una valutazione favorevole da parte del Consiglio superiore della magistratura. Ai magistrati con più di 71 anni d'età non potranno essere affidati incarichi direttivi nuovi.

Valutazioni di professionalità di Csm - Ogni quattro anni i magistrati saranno sottoposti da parte del Csm ad una valutazione di professionalita, che non potrà però in nessun caso avere a oggetto l'attività di interpretazione del diritto o di valutazione del fatto o delle prove. Tra l'altro, fino alla prima valutazione, i magistrati non potranno mai svolgere funzioni requirenti, giudicanti monocratiche penali o di gip o di gup. Una valutazione negativa ripetuta più volte porterà a conseguenze che potranno arrivare anche al licenziamento dei magistrati. Si tratta di un caso unico nel panorama della pubblica amministrazione.

Scuola superiore - La scuola superiore della magistratura manterrà competenza solo per la formazione e l'aggiornamento di giudici e pm. Non ci saranno più i comitati di gestione, mentre faranno il loro esordio il segretario generale e i responsabili di settore. Il comitato direttivo della scuola sarà composto da 7 magistrati, 3 universitari e 2 avvocati. La nomina spetta in parte al Csm e in parte al ministro della Giustizia (un giudice, due docenti e due avvocati). Per tutti i magistrati sarà obbligatorio frequentare corsi di specializzazione e aggiornamento.

Tirocinio più breve con valutazione Csm - Il tirocinio per i neo-magistrati passa da 24 a 18 mesi, con 6 mesi di scuola. Cambierà anche il procedimento di valutazione finale: sarà infatti il Csm a esprimere il giudizio di idoneità al conferimento di funzioni giudiziarie, tenendo conto delle tre relazioni, una per ogni sessione di tirocinio, e della relazione di sintesi predisposta dal comitato direttivo della scuola.

Meno potere agli avvocati nei consigli giudiziari - Gli avvocati saranno presenti nei consigli giudiziari, ma non saranno membri di diritto. Essi saranno soltanto elettivi e quindi non potranno partecipare alla valutazione dei magistrati. Inoltre, cambieranno anche le regole per l'elezione dei togati. Nei consigli giudiziari saranno istituite sezioni autonome per i giudici di pace.

(27 luglio 2007)
 
28/7/2007 (6:47)
 
Giustizia, la riforma Mastella è legge
Corsa contro il tempo, poi nella
notte la Camera approva. Il ministro:
«Una svolta di grande equilibrio»
ROMA
A notte fonda nell’Aula della Camera arriva il via libera definitivo alla riforma dell’ordinamento giudiziario. I voti favorevoli sono stati 281, solo 25 i contrari (Forza Italia, An e Lega non hanno partecipato all’ultima votazione, e dell’opposizione è rimasta in aula solo l’Udc). Tra i voti contrari c’è però anche un deputato della maggioranza, quello di Ramon Mantovani del Prc, così come del centrosinistra sono anche i 13 astenuti (i socialisti e i radicali della Rosa nel pugno).

Č stata una corsa contro il tempo, con quasi 200 votazioni in un solo giorno, che si è conclusa all’una e mezza di notte, per mandare in soffitta la "controriforma" Castelli varata dal governo della Cdl prima ancora che entri in vigore: il 31 luglio. L’esame del testo Mastella è stato caratterizzato anche a Montecitorio da un durissimo muro contro muro tra maggioranza ed opposizione. Il centrodestra non ha abbandonato l’Aula, come aveva fatto nella prima lettura in Senato, se non nella votazione finale, ma ha duramente protestato tutto il giorno contro la "blindatura" del testo da parte del governo sfruttando ogni secondo del tempo disponibile.

Se è vero che alla Camera il governo non ha posto la fiducia sul testo, è anche vero che nessun emendamento è stato approvato per scongiurare il ritorno del testo al Senato che non avrebbe impedito l’entrata in vigore della riforma Castelli. Un fatto, questo, che avrebbe potuto compromettere la tenuta del governo. Non è certamente un caso che ieri il premier Romano Prodi, al termine del Consiglio dei ministri, si sia trasferito nell’Aula di Montecitorio da dove non si è mosso, rimanendo a votare fino alla fine. Sicuramente un gesto di attenzione nei confronti dei deputati della maggioranza costretti al "tour de force". «Il presidente del Consiglio - ha sottolineato il suo portavoce, Silvio Sircana - ha voluto essere qui a Montecitorio per ringraziare ministri e deputati che stanno lavorando».

Accanto a Prodi c’era anche una nutrita pattuglia di ministri-deputati: il loro voto poteva esser prezioso per compensare quelli dela Rosa nel Pugno, che in otto emendamenti ha votato con la Cdl rischiando di compromettere il risultato. La Cdl, che ha fatto anche un tentativo di far mancare il numero legale, non assecondato però dai deputati dell’Udc, non ha perso occasione per sostenere che la riforma Mastella sarebbe stata scritta «sotto dettatura dell’Anm». In più occasioni, dai banchi di Fi, Lega e An sono volate parole grosse: soprattutto nei confronti di Prodi, che non ha mai risposto alle richieste di chiarimento avanzate dall’opposizione, restando quasi costantemente concentrato su una pila di carte che si era portato da Palazzo Chigi. Un atteggiamento, questo, che ha determinato l’abbandono dell’Aula da parte dei deputati di Alleanza nazionale.

Ignazio La Russa aveva chiesto al governo un chiarimento sulle ragioni dell’esclusione degli avvocati dai consigli giudiziari: davanti al silenzio dai banchi del governo ha deciso di lasciare con i suoi l’emiciclo «in solidarietà con gli avvocati italiani». Bersagliatissimo dall’opposizione anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti, che pure ha concesso al centrodestra ben più del tempo previsto dal contingentamento deciso dai capigruppo ed ha concesso la diretta televisiva delle dichiarazioni di voto finali. Il risultato è scontato. Lo è anche per il leader della Cdl Silvio Berlusconi, che in serata osserva malinconicamente: «Un’altra delle nostre riforme che cancellano...». Aggiungendo però subito dopo: «Ma quando torneremo governo e maggioranza, ci occuperemo di nuovo della giustizia». Il premier Romano Prodi, incassato il risultato, lasciando nella notte Montecitorio, approfitta dell’occasione per rispondere a chi dà il suo governo sempre sul punto di cadere. «Sono soddisfatto - dice - andiamo avanti passo dopo passo».