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 .. sleeping ..... di Lunadicarta
 
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I crimini sono creati dal parlamento; perché c'è bisogno di un poliziotto per fare un criminale. Non si diventa criminali infrangendo la legge, ma standoci lontano.

Margaret Eleanor Atwood
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 27/09/2007 @ 19:20:52, in Magistratura, linkato 1644 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

Sull’incontro odierno dell’ANM con il Ministro della Giustizia
 

Cancellare il doppio prelievo sui magistrati.

Evitare bizzarrie e continue altalene sull’età pensionabile.

Ripensare il trattamento economico alla luce del nuovo ordinamento giudiziario.   

* * *

- Nell’incontro odierno con il Ministro della Giustizia, la Giunta dell’Associazione Nazionale Magistrati ha rappresentato i principali problemi relativi all’organizzazione giudiziaria, allo status dei magistrati ed al loro trattamento economico.

- In particolare la Giunta ha ricordato che -  in forza della legge finanziaria 2006 - i magistrati italiani hanno contribuito al risanamento della situazione economica del paese due volte, in primo luogo pagando, al pari della generalità dei cittadini, imposte più elevate e,  in secondo luogo, subendo un prelievo straordinario del 30% sul meccanismo di adeguamento delle retribuzioni per l’anno 2007.

Il miglioramento della situazione economico-finanziaria e la costituzione di una eccedenza finanziaria (il c.d. tesoretto) privano di ogni giustificazione e di ogni legittimità il mantenimento del prelievo straordinario del 30% sul meccanismo di adeguamento delle retribuzioni anche per l’anno 2008.

Di qui la richiesta dell’ANM che, in sede di approvazione della legge finanziaria del 2008, sia cancellata la norma che prevede tale prelievo e si ritorni ad una situazione di normalità grazie alla eliminazione della anomala doppia imposizione (attuata in un momento nel quale la crisi economica del paese veniva descritta come gravissima).

- Inoltre la Giunta ha discusso con il Ministro le indiscrezioni di stampa riguardanti futuri ed eventuali interventi legislativi diretti a portare a 70 anni l’età pensionabile dei magistrati.

Al riguardo è stato sottolineato con forza che:

a) continui interventi sull’età pensionabile condizionano in modo decisivo la nomina dei vertici di importanti uffici giudiziari (a cominciare dalla Corte di cassazione) e rischiano di incidere sulle stesse prerogative  del CSM e sulla autonomia ed indipendenza della magistratura;

b) la proposta di portare a 70 anni l’età pensionabile dei magistrati è inutilmente onerosa, duplica le spese ed è perciò incomprensibile sotto il profilo della politica della spesa pubblica.

- Sono stati infine riproposti dall’ANM e discussi i problemi della riparametrazione retributiva e della necessaria riorganizzazione del trattamento economico sulla base del nuovo ordinamento giudiziario che prevede il concorso di secondo grado ed eleva l’età di ingresso in magistratura .

La Giunta Esecutiva Centrale dell’ANM
Roma 26.9.2007

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Di Loredana Morandi (del 27/09/2007 @ 19:16:39, in Magistratura, linkato 1867 volte)

Sicurezza, giustizia, dimensione internazionale dell’Italia nel quadro delle trasformazioni dell'amministrazione pubblica.

L'opportunità di una riflessione "in comune" tra magistrati, diplomatici e prefettizi e la richiesta di un rinnovato dialogo con la politica.

* * *

Il corretto ed efficace funzionamento dell’amministrazione pubblica è di fondamentale rilievo per la garanzia dei diritti dei cittadini, per la vita dello Stato democratico di diritto e per il ruolo del paese nella scena internazionale.

Il processo di diversificazione delle funzioni pubbliche verificatosi negli ultimi anni in Italia e l'articolazione democratica dei pubblici poteri in enti territoriali "rappresentativi" hanno prodotto radicali trasformazioni dell' intera amministrazione.

Con lo sviluppo di nuove forme di intervento  meglio rispondenti alle esigenze della società e dell’economia, l'amministrazione pubblica si è via via differenziata in strutture aventi organizzazione e compiti diversi: "enti pubblici" preposti alla cura di interessi sociali ed economici di settore, "agenzie" con compiti di impulso e di disciplina di particolari aree socio economiche, "autorità indipendenti" investite di funzioni di regolazione e di risoluzione di conflitti.

Sotto altro profilo, la dimensione regionale e locale hanno assunto uno straordinario rilievo politico-istituzionale e gli enti territoriali rappresentativi, forti di una diretta legittimazione democratica e del ruolo che la Costituzione gli assegna, hanno assunto su di sé una parte molto rilevante delle funzioni svolte dalle amministrazioni centrali e dalle loro articolazioni periferiche.

In entrambe queste grandi aree dell' amministrazione il rapporto tra il potere politico ed i soggetti che esercitano direttamente funzioni amministrative dotate di rilevanza esterna (o sono preposti a compiti di direzione amministrativa) è divenuto più ravvicinato ed intenso. E ciò o per l'esistenza di un potere politico nella designazione e nella nomina o per l'affermarsi di un rapporto di natura fiduciaria che si esprime nella nomina politica oltre che nella temporaneità e revocabilità degli incarichi di direzione.

Nonostante il (o a causa del) processo di sviluppo e di differenziazione dei modelli e delle forme di intervento delle pubbliche amministrazioni e l'affermarsi di una amministrazione che si configura sempre più come diretta ed immediata emanazione del potere politico, restano (o sono sempre più) di vitale importanza per la collettività le funzioni proprie dello Stato “classico” - sicurezza, giustizia, politica estera - svolte da “amministrazioni imparziali" e da una magistratura "indipendente" nella cura dell’interesse generale.


Di più: queste funzioni pubbliche, che caratterizzano lo Stato anche nella sua proiezione internazionale e comunitaria, reclamano di essere svolte con un respiro europeo ed internazionale, in uno spirito di costante confronto con i modelli dei paesi più avanzati dell'Unione, alla luce beninteso delle caratteristiche del nostro Paese che devono in tale ambito essere valorizzate. 

Su questo terreno si gioca anche la competitività del nostro paese che richiede - accanto ad investimenti nei settori della ricerca scientifica, della innovazione tecnologica, della formazione e a decise innovazioni delle imprese e del sistema creditizio - anche una profonda riqualificazione della spesa pubblica.

Spesa pubblica che, come è noto, costituisce circa la metà del PIL italiano e assume un ruolo determinante per la crescita del Paese soprattutto se muta la sua qualità e se , in un quadro di rinnovamento della pubblica amministrazione, si investe in sicurezza, giustizia, rilancio del ruolo internazionale dell’Italia.

Per rispondere alle istanze di una società esigente ed ai fini di una opportuna collocazione sul piano internazionale dell’Italia occorrono dunque apparati in grado di garantire ai cittadini il bene primario della sicurezza, intesa nella sua accezione più ampia di garanzia delle condizioni per l’esercizio di diritti fondamentali, un'amministrazione giudiziaria capace di assicurare in tempi ragionevoli la risoluzione dei conflitti e la repressione dei reati, strutture e competenze idonee a sostenere tecnicamente una politica estera di pace e di cooperazione, sia in ambito multilaterale che bilaterale, di promozione degli interessi nazionali all’estero nei vari settori (economico, culturale) e di attuazione delle politiche di immigrazione e di sostegno alle nostre collettività all’estero.

Il rischio è che,  anche in ragione della posizione di "imparzialità" o di "indipendenza" di quanti vi operano , questi decisivi settori dell'amministrazione pubblica subiscano - in maniera ora esplicita e dichiarata, ora silenziosa e strisciante - un processo di ridimensionamento nella complessiva destinazione di risorse finanziarie e nella organizzazione del lavoro; con pesanti effetti negativi sulla incisività, celerità ed efficacia dell’azione dei pubblici poteri.

Misure estemporanee, ispirate a logiche ragionieristiche e concepite senza adeguate “valutazioni di impatto” (come quelle adottate nelle ultime leggi finanziarie) possono indebolire i settori di cui parliamo e compromettere la loro efficienza riducendo forza e legittimazione dello Stato nelle sue relazioni con i cittadini e con gli altri Paesi.

Un siffatto rischio è particolarmente visibile, specie in prospettiva, se si guarda alla capacità di tali amministrazioni “imparziali” di attrarre, in ragione delle prospettive professionali offerte e dei livelli retributivi, le migliori energie intellettuali, indispensabili per lo svolgimento di funzioni che richiedono competenze e professionalità elevate, selezionate mediante concorsi rigorosi, in ottemperanza al dettato costituzionale.

Alcuni sembrano voler ignorare i gravissimi costi economici e sociali del depauperamento di carriere professionali neutrali ed indipendenti come quella prefettizia, diplomatica e della magistratura, che per vocazione, seguono aspetti determinanti della “cosa pubblica”, depauperamento che una volta avviato sarà difficile, se non impossibile, da ricomporre.

In questi anni i segnali di scarsa attenzione e cura per le sorti di aree dell'amministrazione operanti secondo criteri di imparzialità e logiche di servizio allo Stato sono stati purtroppo numerosi.

Un tale atteggiamento della politica si è espresso su più versanti in forme spesso contraddittorie: pura e semplice riduzione o mancato adeguamento delle risorse finanziarie; attribuzione di nuove responsabilità e compiti non accompagnati né da adeguati stanziamenti né da un'opera di semplificazione e snellimento delle procedure; mantenimento di condizioni di lavoro, specie nelle sedi periferiche, in molti casi semplicemente afflittive; crescente tendenza a sovradimensionare le strutture di diretta collaborazione politica (in certi casi concentrando in tale sede personale esterno prescelto in base a criteri di “vicinanza” e privo di reali conoscenze delle amministrazioni), a scapito delle strutture che operano in prima linea; crescenti squilibri delle dinamiche retributive rispetto alle categorie di riferimento in altri settori dell'amministrazione.

In questo contesto - e pur con la consapevolezza delle diversità esistenti tra le rispettive attività - le associazioni che rappresentano i diplomatici, la carriera prefettizia e la magistratura ordinaria ritengono di dover avviare tra di loro un confronto culturale e tecnico che metta a fuoco tanto le problematiche comuni quanto i temi dei relativi settori, avendo a mente gli interessi dei cittadini  ed il loro diritto a fruire dei beni fondamentali alla cui cura le rispettive amministrazioni sono preposte.

In particolare un'utile riflessione comune potrà svilupparsi lungo tre fondamentali direttrici.

La prima riguarda le principali e più urgenti esigenze di razionalizzazione degli apparati, delle procedure e delle strutture organizzative preordinate all'esercizio delle funzioni di cui si discute.

La seconda concerne le nuove necessità poste dalle differenti dimensioni –internazionale, comunitaria e locale - entro cui si svolge l'azione statuale.

La terza riguarda le condizioni normative che possono consentire  ai magistrati, ai  diplomatici ed ai prefettizi di svolgere con efficacia il loro ruolo istituzionale.

Le associazioni promotrici della iniziativa intendono avviare un lavoro comune, svolgere analisi e formulare proposte concrete ed innovative sulle questioni di fondo e sui temi urgenti nel quadro di  un rinnovato dialogo e di una fattiva interazione con il livello politico. *


ANM            Associazione nazionale magistrati
SNDMAE     Sindacato nazionale dipendenti Ministero Affari esteri
SINPREF     Sindacato nazionale funzionari prefettizi

3 ottobre 2007, Hotel Quirinale - Roma

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Di Loredana Morandi (del 23/09/2007 @ 22:41:22, in Magistratura, linkato 1770 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Magistratura Democratica


" La situazione di sofferenza di molti uffici giudiziari calabresi è stata ripetutamente segnalata da Magistratura democratica, che ha conseguentemente sollecitato interventi istituzionali tempestivi e appropriati.

Invece di porre rimedio alle sempre più rilevanti carenze organizzative e di perseguire inerzie e compromissioni, il Ministro della giustizia ha peraltro preferito una iniziativa spettacolare e pressoché inedita (la richiesta di trasferimento di ufficio in via cautelare di alcuni magistrati) che assimila posizioni del tutto diverse, si sovrappone a procedure del Consiglio Superiore della Magistratura ormai prossime a definizione e, soprattutto, incide su delicati procedimenti in corso (che coinvolgono anche settori significativi della politica).

Difficile non scorgere in ciò - anche per i tempi e le modalità che hanno caratterizzato l'iniziativa - un attacco all'indipendente esercizio della giurisdizione destinato ad alimentare ulteriormente, anziché risolvere, le difficoltà e i problemi degli uffici interessati".

Rita Sanlorenzo
Segretario Nazionale di Magistratura Democratica

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Di Loredana Morandi (del 22/09/2007 @ 08:42:42, in Magistratura, linkato 1733 volte)
I 2 magistrati indagano su affari e politica: a luglio spuntò nome Prodi
Catanzaro: Mastella chiede trasferimento pm
Il Guardasigilli ha chiesto al Csm il trasferimento d'ufficio del pubblico ministero De Magistris e del procuratore Lombardi
 
 
Il pm della Procura di Catanzaro, Luigi De Magistris (Ansa)
Il pm della Procura di Catanzaro, Luigi De Magistris (Ansa)
ROMA
- Una decisione che farà discutere. Trasferimento cautelare d'ufficio per il pm di Catanzaro Luigi de Magistris e del procuratore capo Mariano Lombardi. Č quanto richiesto, secondo quanto si è appreso, dal Guardasigilli Clemente Mastella alla sezione disciplinare del Csm, all'esito dell'ispezione condotta nell'ufficio giudiziario di Catanzaro. Gli atti sono stati trasmessi anche alla Prima Commissione di Palazzo dei Marescialli, competente per le inchieste riguardanti magistrati. L'istanza del ministro riguarderebbe anche il pm di Potenza Vincenzo Montemurro. Il tribunale delle toghe esaminerà le richieste di Mastella l'8 ottobre prossimo.
L'INCHIESTA - De Magistris, insieme al procuratore Lombardi sta portando aventi un'importante inchiesta su rapporti tra politici, forze dell'ordine, massoneria che vede coinvolto anche il premier Romano Prodi.
Nell'indagine si ipotizza l'esistenza di un comitato d'affari che si sarebbe appropriato di denaro pubblico proveniente da fondi Ue per centinaia di milioni di euro.
21 settembre 2007
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Di Loredana Morandi (del 16/09/2007 @ 12:04:39, in Magistratura, linkato 1761 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

RETRIBUZIONI DEI MAGISTRATI ED EQUIVOCI ALIMENTATI DAL LIBRO VERDE SULLA SPESA PUBBLICA


Nel capitolo dedicato alla giustizia del “Libro verde sulla spesa pubblica” si legge, tra l’altro, che “ben il 67% dei magistrati ha un ruolo – e corrispondente retribuzione - superiore alle funzioni svolte. Questa percentuale scende al 52% nel Sud e nelle isole e sale al 74% nell’Italia centrale”.

E’ davvero singolare leggere tali affermazioni in un documento ufficiale del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Gli estensori del documento dovrebbero infatti avere ben presente che per dettato costituzionale (art. 107 Cost.) e sulla base delle leggi ordinarie che disciplinano lo statuto dei magistrati questi ultimi si “distinguono tra di loro soltanto per diversità di funzioni”.

Non esistono dunque funzioni superiori e funzioni inferiori ma solo funzioni diverse e perciò la retribuzione dei magistrati non è commisurata alle funzioni svolte ma al positivo superamento di vagli di professionalità periodici nel corso della carriera.

 In attuazione del principio costituzionale di pari dignità delle funzioni giudiziarie, tanto il vecchio ordinamento giudiziario, quanto la legge Castelli e la recente legge Mastella hanno sempre collegato la retribuzione dei magistrati alle fasi della carriera e non alle funzioni svolte. Negli uffici giudiziari di primo grado si svolgono, infatti, funzioni di straordinaria importanza e si affrontano spesso i casi più nuovi e ardui, cosicché non si può certo parlare di funzioni inferiori per qualità e valore a quelle svolte in secondo grado ed in Cassazione.

In questo contesto costituzionale e normativo parlare di “retribuzioni superiori alle funzioni svolte” è un vero e proprio non senso istituzionale che può alimentare solo dannose confusioni e dare all’opinione pubblica l’idea che le retribuzioni dei magistrati siano determinate sulla base di regole capricciose e incomprensibili (come è puntualmente dimostrato da un recentissimo articolo comparso su “L’Espresso” del 20 settembre 2007 intitolato “Acqua alta in Tribunale” che, prendendo spunto dal Libro verde, si avventura in comparazioni tra retribuzioni di magistrati del Nord e del Sud suggerendo l’esistenza di una sorta di giungla retributiva).

Roma, 14 settembre 2007

Il Segretario Generale dell’ANM, Nello Rossi

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