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 Shinji piccino..... di Lunadicarta
 
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Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie, ma a causa di quelli che osservano senza dire nulla.

Albert Einstein
"
 
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 28/05/2008 @ 09:00:27, in Magistratura, linkato 1578 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Sospensione del servizio della verbalizzazione degli atti dei processi penali.

L'Associazione Nazionale Magistrati esprime viva preoccupazione per la sospensione del servizio di verbalizzazione e trascrizione nonchè per l'estremo disagio che tale situazione determina sul regolare svolgimento dei processi penali.

Pur nella consapevolezza dell'esistenza di problematiche sottese all'esecuzione del contratto tra il Ministero della Giustizia da un lato ed il Consorzio Astrea dall'altro, l'Associazione Nazionale Magistrati rappresenta, tuttavia, che tale situazione non può esplicare i suoi effetti negativi sul fondamentale, quanto insostituibile, servizio di trascrizione delle udienze.

L'Associazione Nazionale Magistrati rappresenterà la gravità di tale situazione al sig. Ministro della Giustizia, nell'incontro di mercoledì p.v., sollecitando contestualmente l'adozione di tutte le iniziative tese al ripristino dell'indicato servizio.

L'Associazione Nazionale Magistrati, auspica ,infine, che presso i singoli uffici giudiziari sia consentita, nel frattempo, la verbalizzazione con fonoregistrazione, stenotipia o altri strumenti meccanici degli atti dei processi penali.

Roma 25 maggio 2008

Il Presidente                                                         Il Segretario Generale
Luca Palamara                                                     Giuseppe Cascini

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Di Loredana Morandi (del 15/05/2008 @ 20:51:57, in Osservatorio Famiglia, linkato 1741 volte)

Pazzia? No, ci sono chat irc sui server Azzurra.org, che narrano racconti come questo ogni giorno e distribuiscono per divertimento materiale pedo pornografico. Come sorprendersi di quanto accade realmente se ci si esercita a Catania, a Milano, a Cagliari e nella bella Toscana tutti i giorni?

Uno degli accusati, Alessandro ricostruisce le ultime ore di vita di Lorena Cultrato
L'omicidio deciso per paura che la ragazza incolpasse uno dei tre per la gravidanza

Il racconto di uno dei tre assassini
"La decisione di uccidere via sms"

La quattordicenne soffocata con un cavo tv

NISCEMI (Caltanissetta) - È stato un sms a decidere della vita di Lorena Cultrato. Il mittente, Domenico, 16 anni, l'ha inviato agli altri due minorenni accusati dell'omicidio della quattordicenne, con l'ordine di uccidere la ragazza. A rivelare il retroscena agli inquirenti è stato uno dei tre fermati, Alessandro, 15 anni. "Conoscevo Lorena da cinque mesi - racconta Alessandro - e con lei avevo avuto anche un rapporto sessuale".

Dalla testimonianza del ragazzo la ricostruzione delle ultime ore di vita di Lorena Cultraro. "Ero davanti alla scuola di Niscemi - continua Alessandro - insieme a Giuseppe e Domenico. Lorena era lì, e quando ci ha visto arrivare ci ha detto che era sua intenzione incolpare uno di noi tre del fatto che era incinta". Proprio l'intenzione della ragazza avrebbe scatenato la furia dei tre.

"Giuseppe mi disse - spiega il ragazzo - che dovevamo ammazzare Lorena per quello che aveva detto e cioè che voleva incolpare uno di noi tre di averla messa incinta". Un proposito che inizia a prendere forma in un messaggio sul telefonino. "Domenico - conclude Alessandro - mi inviò un sms nel quale mi diceva più o meno che dovevamo ammazzare Lorena. Da quel momento è scattato il piano nelle campagne alla periferia di Niscemi".

La ragazza sarebbe stata trasportata sul posto da uno dei tre, Giuseppe, con il suo ciclomotore. "All'interno del casolare - aggiunge l'indagato - Domenico e Giuseppe hanno iniziato a spogliare Lorena, che in qualche modo cercava di fare resistenza soprattutto verbale, dicendo che non voleva essere spogliata. Giuseppe e Domenico hanno proseguito e sono riusciti a spogliare del tutto Lorena, e a turno, prima Giuseppe, poi Domenico e per ultimo io, abbiamo avuto rapporti con Lorena".

Dopo i rapporti sessuali esplode la violenza. "Finito il mio rapporto con Lorena - aggiunge Alessandro - Giuseppe e Domenico hanno iniziato a prendere a calci e pugni Lorena, perchè aveva messo in giro false notizie nei loro confronti creando problemi con le loro rispettive fidanzate".

"Ad un certo punto - spiega l'indagato - ho notato Giuseppe o Domenico, non ricordo esattamente chi dei due, anche per la rapidità del gesto, che passavano al collo di Lorena un filo di corrente elettrica o un cavo tv, ed entrambi glielo stringevano fortemente a tal punto da soffocarla. Io me ne stavo in disparte a guardare, e Giuseppe e Domenico mi hanno detto di tapparle la bocca, perchè Lorena cercava di gridare aiuto. Preso dalla paura che potevano anche farmi del male, le ho messo la mano sulla bocca fino a quando non ci siamo accorti che Lorena non respirava più e le usciva anche sangue dalla bocca".

(14 maggio 2008)

***  ***  *** 

Rinviata a domani l'autopsia di Lorena Cultraro
la salma mostrata ai genitori per il riconoscimento

Niscemi, il gip convalida
l'arresto dei tre minorenni

CATANIA - Il gip del Tribunale dei minori di Catania, Lia Castrogiovanni, ha convalidato l'arresto dei tre ragazzi di 15, 16 e 17 anni che hanno confessato di aver ucciso e gettato in un pozzo la quattordicenne Lorena Cultraro a Niscemi (Caltanissetta). Il provvedimento è stato emesso dopo un interrogatorio durato per oltre 4 ore alla presenza del pm Silvia Sorrentino. I tre devono rispondere di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Il pm Stefania Barbagallo ha rinviato alla mattinata di domani l'autopsia. L'esame era fissato per il pomeriggio di oggi, ma le notifiche inviate dal pm alle parti interessate non sono arrivate tutte a destinazione.

"I ragazzi hanno confermato". I tre minorenni accusati dell'omicidio "hanno confermato le dichiarazioni rese al sostituto procuratore Stefania Barbagallo nell'interrogatorio nella caserma dei carabinieri". Lo hanno detto i loro legali, Francesco Spataro, che difende due degli indagati, e Carmelo Ragusa, che assiste il terzo. Gli avvocati non hanno detto nulla a proposito del movente, affermando che "non c'è stata un'indicazione ben precisa da parte dei ragazzi" e rimandando tutto a dopo l'esame autoptico.

I legali: "Hanno capito che cosa hanno fatto". Gli avvocati hanno sottolineato che "non ci sono tesi discordanti" e che "le posizioni dei minorenni sono univoche, ad accezione di piccole sfumature". "I ragazzi - hanno aggiunto - adesso cominciano a realizzare cosa hanno fatto, l'interrogatorio li ha liberati di questo peso enorme che portavano dentro. Sono molto pentiti, hanno preso consapevolezza del loro gesto e capito che la loro azione ha portato alla morte di una ragazzina e alla distruzione di quattro famiglie".

L'autopsia. L'autopsia deve tra l'altro chiarire se Lorena era incinta, come sostenuto dai tre minorenni arrestati per omicidio premeditato e occultamento di cadavere. I tre hanno affermato che la ragazza intratteneva relazione con loro e che aveva detto di essere rimasta incinta, senza indicare di chi. Il padre ha escluso questa possibilità. Una risposta definitiva si attende dall'esame autoptico.

Il riconoscimento della salma. La salma della ragazza è stata mostrata stamane ai genitori, Giuseppe Cultraro, vigile del fuoco volontario e imbianchino, e la moglie Livia Cicci, casalinga. Dal giorno del suo ritrovamento il cadavere era stato trasportato dalle campagne di Niscemi alla camera mortuaria dell'ospedale di Caltagirone. I genitori sono stati accompagnati dai carabinieri. La coppia dopo il riconoscimento si è trattenuta per qualche minuto davanti alla salma e poi ha lasciato la camera mortuaria.

(15 maggio 2008)
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Di Loredana Morandi (del 03/05/2008 @ 09:33:00, in Indagini, linkato 3172 volte)

Serial killer: i mostri d’Italia visti da vicino.

E raccontati da Massimo Picozzi

di Antonio Rossitto

Il male esiste? Era questa la domanda che si ripeteva mentalmente Massimo Picozzi una nebbiosa giornata d’inverno del 1983. La notte in cui oltrepassava per la prima volta i cancelli blindati di un carcere. Un giovane medico fresco di laurea, a cui bastò poco per capire che le cose erano diverse da come aveva letto sui libri. Venticinque anni dopo, Picozzi è diventato uno dei criminologi più noti d’Italia. È entrato e uscito da decine di penitenziari. Ha incontrato da vicino serial killer, delinquenti di ogni foggia, assassini per caso. Il 6 maggio uscirà per la Mondadori Un oscuro bisogno di uccidere: il racconto di dieci celebri fatti di cronaca nera di cui si è occupato come consulente o perito. Un giorno prima, il 5 maggio, su Raidue andrà in onda la prima puntata della nuova trasmissione condotta da Picozzi: “La linea d’ombra”, titolo mutuato dal celebre romanzo di Joseph Conrad. Nove serate in cui si parlerà di storie che hanno in comune un confine notoriamente incerto: quello tra follia e normalità. Lo stesso confine su cui investiga il nuovo libro del criminologo.

“Dopo 15 anni mi illudo di scorgere la differenza tra persone sane e malate” dice Picozzi. “Non è però facile: in un crudele assassino c’è sempre qualche traccia di ordinarietà, e viceversa”. Si arriva a questa conclusione leggendo “Un oscuro bisogno di uccidere”. Ritratti di assassini incontrati realmente. Casi in cui non è importante sapere chi ha ammazzato, ma perché lo ha fatto. Dati raccolti nelle perizie diventano capitoli appassionanti e divulgativi. C’è la vita di Angelo Izzo: il mostro del Circeo che quasi trent’anni dopo, inspiegabilmente ferito nell’onore, uccide una madre e la figlia di 14 anni. C’è la follia mascherata da trasgressione delle Bestie di Satana. La partita a carte con la vita di un giocatore incallito come Michele Profeta, il killer di Padova. Le turbe di Sonya Caleffi, che vorrebbe essere una brava infermiera e invece diventa l’angelo della morte per cinque suoi pazienti. Il male esiste. Picozzi adesso ne è convinto più che mai.

Angelo Izzo
L’ultima visita a Izzo è quella del 25 settembre (…). Lui parte dalla sua famiglia, il padre ingegnere morto da poco, la madre nobildonna e casalinga, due sorelle e un fratello. Rispetto a loro si è sempre sentito più importante, destinato a qualcosa di più che seguire ideali piccolo borghesi, e nell’adolescenza il modo più efficace per affermarsi gli pare quello della trasgressione e della violenza (…). Un giorno, che è ancora un ragazzo, una squillo d’alto bordo ha il coraggio di mortificarlo, e lui si presenta alla sua porta all’indomani, e la accoltella. A 16 anni uccide un ragazzo di 19, sparandogli al petto con un fucile per poi appoggiarlo accanto al corpo e far credere che si tratti di un suicidio. Il racconto di Angelo Izzo continua, con tutta una serie di storie di pestaggi e stupri, ed è difficile dire quanta verità ci sia nelle sue esibite esternazioni (…).
La storia con Maria Carmela e Valentina s’inserisce perfettamente nel quadro che Angelo Izzo presenta di sé, del suo modo di sentire e vivere (…). Le prende per qualche tempo a benvolere, diventa per loro il boss cui basta schioccare le dita per dispensare favori. Nessuno sfondo sessuale, qualcosa di poco conto l’ha fatto con la madre, ma nulla con la bambina. Non è in quella chiave che è maturato il duplice omicidio, lo ribadisce più volte nel corso degli incontri. Piuttosto Maria Carmela è diventata pian piano sempr più soffocante, con la sua presenza, le sue richieste, e lui, a un certo punto, ha avuto l’impressione che pensasse perfino di controllarlo, di gestirlo.
Figuriamoci! Una poveraccia che credeva di ottenere ciò che voleva da Angelo Izzo, l’uomo che conosce i segreti delle stragi di stato, capace di influenzare politici e imprenditori. E che ora, approfittando della semilibertà, sarebbe diventato il “Re di Campobasso”. Non è possibile portarsi appresso una palla al piede così, una che magari sarebbe stata anche capace di ricattarlo. Perché alla donna ha pure raccontato d’alcuni progetti criminali che sta per attuare, come il rapimento a fini d’estorsione di un ricco gioielliere, e Maria Carmela improvvisamente si è mostrata per quello che era. Non una servile e riconoscente amica, ma piuttosto una noiosa e pericolosa profittatrice. Per lui, per Angelo Izzo, non esistono mezze misure in casi come questi. Chi si è dimostrato irriconoscente in qualche modo è come se lo avesse umiliato. E chi umilia Izzo deve morire.

Sonya Caleffi
Lei arriva, saluta un po’ intimorita tutta quella gente che è lì per sezionare la sua vita e la sua mente, e subito inizia. E spiazza tutti. Perché racconta di un fatto gravissimo, che le è successo da poco, qualche giorno prima. Era piantonata in una celletta costruita apposta dentro l’ospedale di Como, quando un agente di custodia aveva approfittato di un momento in cui era solo in servizio. L’aveva fatta uscire, e in un angolo, costretta a un rapporto sessuale. Qualcosa di inaccettabile che merita un’immediata denuncia. Ammesso che sia dimostrato, e la conferma non ci sarà mai, perché quell’episodio non è mai avvenuto. Ma non si tratta di un banale e ingenuo tentativo di imbrogliare, piuttosto di un sintomo. Perché, scopriremo, Sonya è costruita proprio in un modo particolare, e per capirlo bisogna partire dalla sua storia (…).
A 12 anni arriva la prima battuta d’arresto. È più alta delle compagne di scuola, e si è anche sviluppata, prendendo le forme di una donna. La prendono in giro per questo, e Sonya trova un rimedio: smette di mangiare (…). Nell’ottobre del 1992 la ricoverano nel reparto di psichiatria di Como, dove le fanno una diagnosi di personalità dipendente, e le danno da prendere degli antidepressivi (…).
Il primo settembre del 2004 la Caleffi prende servizio all’ospedale di Lecco, prima come supplente, poi, in ottobre, vince il concorso come infermiera professionale di ruolo (…). I colleghi che le lavorano accanto sono perplessi. Pare che la nuova assunta sia un tipo strano, con sbalzi d’umore e la tendenza a stare per conto suo, a non far gruppo. Guarda con occhi fissi e chi le parla non riesce mai a capire se stia ascoltando o pensando ai fatti suoi. Passa dalla calma più assoluta a scatti di nervi, da un modo d’essere servile a quello opposto, brusco e arrogante (…). L’impressione che dà è quella di una infermiera poco preparata e poco professionale, poco pratica e affidabile, incapace di gestire le emergenze e di rispettare i protocolli di assistenza. Un giudizio pesantissimo, e proprio sull’unico campo in cui Sonya pensa di valere qualcosa, quello del lavoro, del suo lavoro d’infermiera. È il preludio alla tragedia, che si consuma nel giro di poche settimane.

Elisabetta Ballarin
Comincio con Elisabetta, il 14 aprile del 2005, nella stanza dei colloqui riservata ai magistrati nel carcere di Monza (…). Quando si mette con Andrea, un ragazzo di venticinque anni, tossicodipendente, Elisabetta ne ha solo quindici. Sei mesi dopo già si fanno insieme di cocaina ed eroina (…). Mariangela Pezzotta, la vittima, entra nella storia perché è l’ex fidanzata di Andrea, e i due non si sono mai persi di vista. Tanto che la sera del 23 gennaio 2004 Mariangela passa a trovare il ragazzo, perché deve riportargli una videocassetta.
Elisabetta sta sistemando la cucina, e se la trova in casa, seduta al tavolo a chiacchierare, ma non è l’unica cosa strana. Di strano c’è pure l’atteggiamento di Andrea, nervosissimo, che la allontana dicendole di andare a preparare due speedball, cocaina ed eroina mescolate insieme. Elisabetta se ne va perplessa, pensando a perché due e non tre dosi, visto che c’è un’ospite, e sta dividendo la polvere nella stanza accanto quando sente il rumore assordante di uno sparo (…).
Il miscuglio di droghe che i ragazzi hanno in corpo fa sembrare tutto un incubo, tanto che Elisabetta comincia a vedere dappertutto i lampeggianti blu della polizia. Poi, a fianco, le compare Mariangela, con la faccia piena di sangue (…). Allucinazioni, solo allucinazioni che mettono il panico addosso, e che cerca di scacciare inghiottendo manciate di Tavor. Deve scappare via da quel posto maledetto, e allora sale sulla sua auto e parte, ma finisce subito per sterzare dietro a una curva che non esiste. La macchina s’incastra, non va né avanti, né indietro, mentre Elisabetta, che non ce la fa più, appoggia la testa sul volante, e si lascia sprofondare nel buio (…). Difficile stabilire quanto ci sia di vero nel racconto della ragazza. Perché le indagini diranno che l’omicidio non è stato il risultato di un colpo partito per sbaglio, che Mariangela non è morta per caso, piuttosto è stata eliminata come un testimone pericoloso, una che sapeva troppo dei segreti delle Bestie di Satana.

Michele Profeta
Il primo sms arriva alle 19.45. Solo un numero, “12″. E nove minuti più tardi: “La linea tel può essere controllata solo mex. Potrei avere bisogno d te domani sera intorno alle 23 vicino al vekkio appiani. Ripeto solo mex se non in mona”. Tocca a me dettare la risposta. Il tono e il contenuto delle lettere di estorsione che mi hanno mostrato in Questura suggeriscono che ho di fronte un uomo, di mezza età e buona cultura. non un malato di mente, piuttosto qualcuno con aspetti narcisistici importanti, e pure tratti paranoici da non sottovalutare (…).
Dico all’ispettore di replicare con un generico: “Come ci riconosciamo?”. Passa circa mezz’ora, sono le 20.16 quando un nuovo sms dice: “Dirigo io il gioco a modo mio o niente. Tribuna ospiti. Sarò solo. Non c sarà nex a quell’ora. C riconoscemo. Accontentati”. È il momento di lasciare al killer la sensazione che abbia il controllo. Niente sfide, ma senza apparire troppo remissivi. Potrebbe interpretarla come una provocazione, o peggio come una presa in giro. “Ok gioco condotto da lei. Mi interessa conoscerla. Faccia capire con un particolare che lei è la persona giusta. La sua determinazione mi preoccupa. Posso fidarmi?”.
Alle 20.58, di nuovo il killer. “Fidarsi è bene non fidarsi è meglio si dice… Io non mi preoccupo mai sta in te devi giocare bene le tue carte (k-j-q-a) x l’incontro aspettiamo. C vuole pazienza” (…). Provo lo stesso a tenere aperta la comunicazione. “Io desidererei incontrarla. Aspetto un suo messaggio”. L’ultimo messaggio mi arriva alle 21.54. “Sei molto curioso… La cosa è troppo improvvisata ci vuole tempo. buona notte. Ps la curiosita? Non porta a nulla ricordalo sempre!”. Per questa volta può bastare. Sono stato in compagnia di un serial killer per più di due ore, le due ore più lunghe di tutta la mia carrie

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