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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 30/11/2008 @ 04:03:51, in Magistratura, linkato 1615 volte)
GIUSTIZIA: ANM, RISCHIO CHIUSURA PROCURE PER CARENZA PM

Rischiano di dover chiudere i battenti per mancanza di magistrati diverse procure d'Italia, in parteicolare del Meridione. E' l'allarme lanciato dal presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, nel corso della riunione del 'parlamentino' del sindacato delle toghe. "Siamo proccupati - ha detto Palamara - la situazione e' drammatica per la scopertura di organico che si registra negli uffici giudiziari, soprattutto nelle procure e in particolare al sud". Il leader dell'Anm torna a chiedere di eliminare il divieto per i magistrati di prima nomina di accedere a funzioni monocratiche, previsto nella legge sull'ordinamento giudiziario. "Non smetteremo di far sentire la nostra voce - ha aggiunto Palamara - come abbiamo gia' detto al ministro e alla Commissione giustizia della Camera la legge sulle sedi disagiate con gli incentivi previsti e' un palliativo, non una soluzione". Il problema, ha sottolineato il presidente del sindacato delle toghe, "va risolto a breve", ricordando la scadenza del 20 gennaio prossimo, entro la quale saranno assegnate le sedi ai vincitori di concorso. "Vedremo se gli organici possono essere coperti con gli incentivi - ha continuato Palamara - ma se non dovesse accadere la situazione sara' drammatica in uffici come Vibo, Tempio Pausania, Caltanissetta, che chiuderanno, dove non ci sara' nessuno".

(ANSA su La Repubblica 29 novembre 2008)

***

GIUSTIZIA: TENAGLIA (PD), GIUSTO ALLARME LANCIATO DA ANM

(AGI) - Roma, 29 nov. - “L’allarme lanciato dall’Anm e’ reale e deve essere preso in seria considerazione”. Lo dice Lanfranco Tenaglia, ministro della Giustizia nel governo ombra del Pd. che aggiunge: “Il decreto sulle sedi disagiate contiene norme utili ma che avranno effetti non prima di un anno. Mentre l’emergenza impone di agire subito, per questo durante l’esame parlamentare del decreto, il Pd aveva proposto di rinviare l’applicazione del divieto di destinazione degli uditori giudiziari di prima nomina, alle Procure, al 2010. Ma la maggioranza ha respinto questa nostra proposta e adesso deve dirci come pensa di risolvere il problema, che non riguarda solo le Procure del sud d’Italia, ma anche importanti sedi del nord quali Brescia e Venezia”. (AGI)

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Di Loredana Morandi (del 30/11/2008 @ 03:57:15, in Magistratura, linkato 1569 volte)
Giustizia/ Finito sciopero magistrati onorari: ora manifestazione
Presto ricorso alla Commissione europea

Roma, 30 nov. (Apcom) - Magistrati onorari sul piede di guerra. Anche se è finita l'astensione dalle udienze civili e penali dei magistrati onorari di tribunale, la Feder.m.o.t., annuncia l'organizzazione di una manifestazione, un ricorso alla Commissione europea e il proseguimento dello stato di agitazione.

"Ignorando le istanze della Feder.m.o.t. - si spiega in un comunicato - la Camera ha approvato proprio il 27 novembre l'emendamento presentato dal Governo che istituisce la figura del giudice a ore. Retribuito 14,70 euro all'ora per il tempo di durata dell'udienza, presta gratuitamente il proprio lavoro di studio dei fascicoli e di motivazione di ordinanze decreti e sentenze (per esempio di condanna del responsabile di omicidio colposo per violazione del codice della strada al risarcimento del danno da liquidarsi in oltre cinquecentomila euro)".

A fronte di questa situazione la Feder.m.o.t. dichiara "perdurante lo stato di agitazione e in accoglimento delle istanze della base s'impegna a organizzare una manifestazione nazionale a Roma". Il sindacato annuncia anche il ricorso davanti alla Commissione europea allo scopo di denunciare la violazione della Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori (a partire dal diritto a condizioni di lavoro dignitose), e della direttiva dell'Unione del 1999, che vieta la discriminazione rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato e il ricorso al lavoro a termine per far fronte ad esigenze permanenti. Si riserva inoltre di studiare azioni giudiziarie davanti ai tribunali italiani, al fine di ottenere il risarcimento dei danni finora patiti dai propri associati.

APCOM
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Di Loredana Morandi (del 30/11/2008 @ 02:54:41, in Giuristi, linkato 1464 volte)
Oggi son di ricordi, cari e affettuosi, nei confronti di tutte le persone fantastiche con le quali ho lavorato.
Di seguito uno screen shot, scattato oggi, della vecchia mailing list del Coordinamento Romano dei Giuristi Democratici.

L'archivio della Mailing list contiene tutti i miei comunicati stampa, ed è ancora attiva per alcune comunicazioni e per gli inviti ad eventi da me organizzati. Infatti io ho lavorato con i Giuristi Democratici sia come membro, che in seguito come Net of Artists Against War Italia.
Sono grata a tutti Loro per l'amicizia, per avermi accettata allora come membro e non solo come ufficio stampa, e per tutto quello che da Loro ho appreso e trascritto nell'anima sui Diritti fondamentali dei Popoli.
Un insegnamento che resterà per sempre nel mio cuore.

Grazie!

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Di Loredana Morandi (del 30/11/2008 @ 00:58:29, in Estero, linkato 1755 volte)
Nella Città Santa sputano in faccia ai Frati

di padre Rosario Pierri ofm
Gerusalemme, 28 novembre 2008
       
Riceviamo e pubblichiamo questa testimonianza giunta in redazione qualche ora fa. A scriverla è padre Rosario Pierri, un frate italiano docente presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme.

* * *

Carissimi amici,
quella che vi sto per raccontare è una triste vicenda capitata a diversi frati della Custodia di Terra Santa qualche ora fa.

Stavamo tornando dal Getsemani dove ci eravamo riuniti per celebrare il rinnovo dei voti, dopo aver partecipato a una bella e serena celebrazione presieduta dal Custode. Al ritorno, lungo la strada, c'erano diversi gruppi di poliziotti che presidiavano la strada, mi riferisco al tratto che va dalla Porta dei Leoni in su, verso San Salvatore.

Noi tutti sappiamo che quando la polizia è dispiegata in questo modo è segno che è prevista una manifestazione di ebrei che attraversa il quartiere musulmano dove c'è il convento della Flagellazione.

Sta di fatto che a una quindicina di metri dall'entrata della Flagellazione, cioè del convento dove risiedo, io e altri due frati veniamo bloccati da un poliziotto che ci dice di fermarci perché stanno per arrivare i manifestanti, gli dico che mancano pochi metri e togliamo il disturbo, ma lui suggerisce di fermarci.

Roba da non credere. I manifestanti erano per lo più giovani, alcuni ragazzi, altri ragazzini, tutti, o almeno la maggior parte con riccioli alle tempie. Ad un tratto non si è capito più nulla. Abbiamo incominciato a sentire, via via che i manifestanti sfilavano, sempre più frequente, il caricamento dello sputo, il raschiamento della gola, il caricamento e la mira.

Dapprima gli aspiranti cecchini, dopo averci lanciato uno sguardo di disprezzo, si sono limitati a sputare lungo la strada o, avvicinandosi, ai nostri piedi, poi qualcuno più ardimentoso, visto che erano in molti, ha mirato verso di noi. Il poliziotto che ci aveva fermati, devo dire, li rimbrottava anche con forza. Macché, non gli davano neppure retta. Loro sputavano e basta.

Una volta messa in moto la sputacchieria l'emulazione ha fatto il resto. Cosa c'era di più allettante che puntare al volto e, c'è da scommetterci, vantarsi di aver sputato in faccia a un frate?

Quando mi sono reso conto che le cose stavano precipitando, volevo muovermi per andare a dire ai poliziotti che presidiano, proprio davanti all'entrata del nostro convento, l'uscita del tunnel che dal Muro del pianto sbocca sulla Via dolorosa, di intervenire. Nel mentre è arrivato l'eroe che mi ha sputato in faccia.

Ho reagito e, parlando in italiano devo avergli detto qualcosa come «buffone» o «vigliacco» o giù di lì. Se non gli ho detto così, o anche peggio, è quello che penso. Probabilmente colpito dalla reazione - chissà forse, ma è solo una supposizione, si aspettava che stessi lì a porgere l'altra guancia -, o forse perché lo sputo era stato solo saliva e poco muco, è tornato alla carica una seconda volta. Avevo osato reagire!

Ve lo dico? L'ho anticipato. Sì, confesso che l'ho anticipato. Ho ricevuto, cosa lieve, un calcio al braccio sinistro, non so come e non so da chi, né mi interessa. Nella calca che si è venuta a creare, un cappello nero quasi a tre punte mi ha detto in inglese (credo di aver capito bene) che mi ero trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Insomma eravamo una provocazione, ce l'eravamo cercata. La logica è logica. Se le cose stanno così, allora chiederò, anzi io e gli altri frati chiederemo pubblicamente scusa. Una cosa, però, la mira dello sputatore non era sbagliata, ma precisa. Questo gli va riconosciuto.

Non è un caso che la polizia si sia scusata, adducendo, come attenuante, che erano solo dei giovani. È un ritornello. A me è capitato di sentire e vedere, mentre passavo vestito da francescano quale sono, sputare in segno di disprezzo nell'area antistante al Muro del pianto e all'altezza della cosiddetta casa di Sharon, sempre da parte di giovani muniti di riccioli. Non c'è frate che sia vissuto in Terra Santa per qualche anno che non abbia fatto esperienza di incontri di questo tipo, e non solo con giovani.

Alcune precisazioni. Con questa denuncia non intendo neppure lontanamente generalizzare. Martedì scorso abbiamo celebrato la Messa in ricordo di fra Michele Piccirillo e ho visto presenti anche suoi affezionati amici ebrei che sono anche miei stimatissimi amici. In questa terra ho conosciuto persone, ho frequentato corsi di lingue presentandomi per quello che sono, un frate, e non ho mai percepito segni che facessero intendere fastidio o disprezzo nei miei confronti, anzi sono stato sempre ricevuto con simpatia e cordialità.

Ciò che intendo denunciare è essenzialmente questo. Se dei giovani sputano in questo modo e con questa arroganza e spavalderia anche alla presenza della polizia, vuol dire che hanno ricevuto un tale insegnamento dai loro maestri, se non dai loro padri, e godono di buone protezioni. Il fatto accaduto ha una chiara matrice pseudo-religiosa e il loro disprezzo è una manifestazione di odio. Ora provate a immaginare, se solo lontanamente qualcosa del genere fosse capitato a qualcuno di quei manifestanti anche nel più remoto angolo della terra. Cosa sarebbe successo nel mondo della comunicazione?

Per dirla tutta, io non ho alcuna pretesa di voler essere apprezzato o stimato per quello che sono, figuriamoci amato, uno è libero di disprezzarmi per quello che sono e per ciò che ai suoi occhi rappresento o posso rappresentare. Da qui a farmi sputare in faccia due volte senza reagire, purtroppo, ce ne passa ed è un mio limite.

Qualcuno qui alla Flagellazione mi ha fraternamente rimproverato di aver reagito, perché non bisogna mai scendere a quel livello. È vero. Poco prima avevamo rinnovato insieme i voti al Getsemani, dove il Custode ci aveva ricordato il fiat di Nostro Signore Gesù. Francesco non avrebbe mai reagito e avrebbe pregato per il suo sputatore, questo lo so fin troppo bene. Mi fermo qui per non cadere nella trappola della retorica.

Per giustificarmi ho detto di aver reagito come figlio dei miei genitori e membro della mia famiglia. Non era una scusa, ci credo e come, ed ha funzionato.

TerraSanta.NET
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Di Loredana Morandi (del 29/11/2008 @ 00:51:22, in Estero, linkato 1458 volte)
Il commissario Barrot: "Provvedimento contro chi incita alla violenza e all'odio verso persone definite per razza, colore, religione, discendenza o origini"

Ue, accordo contro il razzismo previsto il carcere da 1 a 3 anni

Si applica anche a chi condona o nega genocidio, crimini contro l'umanità e di guerra
I governi hanno due anni per inserire il provvedimento nelle loro legislazioni nazionali

BRUXELLES - Chi incita al razzismo e alla xenofobia rischia sanzioni penali da 1 a 3 anni. Lo hanno deciso i ministri della Giustizia Ue, che hanno raggiunto un accordo sull'adozione della decisione quadro. Un comunicato del commissario Ue alla giustizia, Jacques Barrot, spiega che il provvedimento è rivolto contro "coloro che incitano pubblicamente e intenzionalmente alla violenza e all'odio, anche attraverso la disseminazione o la distribuzione di trattati, foto o altro materiale diretto contro un gruppo di persone o un membro di tale gruppo definito in base alla razza, al colore, alla religione, discendenza o origini nazionali o etniche".

"Razzismo e xenofobia non hanno luogo in Europa, né dovrebbero averlo in nessun altra parte del mondo. Il dialogo e la comprensione dovrebbero prevalere sull'odio e la provocazione", afferma Barrot, che "accoglie calorosamente l'introduzione di sanzioni severe ed efficaci contro il razzismo e la xenofobia, che violano direttamente i principi della libertà, della democrazia, del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dello stato di diritto, sulla base dei quali l'unione europea è stata fondata e che sono comuni agli Stati membri".

La 'decisione quadro' dell'Ue si applica anche a chi condona o nega atti di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra, in base alla definizione della Corte penale internazionale e del tribunale di Norimberga. I governi nazionali hanno due anni di tempo per tradurre il provvedimento nelle loro legislazioni nazionali, disponendo di un certo margine di flessibilità. Gli Stati membri, infatti, possono decidere di sanzionare solo gli atti che mirano effettivamente a disturbare l'ordine pubblico o comportamenti di natura minacciosa, abusiva e insultante.

Molti governi Ue avevano frenato sull'introduzione del provvedimento temendo proprio un'applicazione troppo fiscale delle sanzioni, a scapito della libertà di espressione. Per questo motivo la 'direttiva quadro' ha avuto una gestazione molto lunga: è stata proposta dalla commissione europea il 29 novembre 2001.

(La Repubblica, 28 novembre 2008)
Questo provvedimento è da stigmatizzare ed iscrivere nella memoria dell'inutilità oggettiva di avere un organismo sovranazionale, che ha la presunzione di legiferare, perché tratta in effetti delle nuove leggi razziali a favore di Israele. Lo si deduce dalla definizione tratta dagli atti di Norimberga. Una legge che porterà in galera pacifisti, mussulmani, cristiani e che sarà usata, con tutta probabilità, per far valere gli interessi imperialisti di una etnia contro l'etnia e la popolazione nazionale. E guai, mentre Israele perpetra la shoa dei palestinesi da 60 anni ad oggi, a chi non chinerà il proprio volto nella polvere per l'obsoleto ricordo altrui.

Chissà se per la "shoa" di Hiroshima e Nagasaki, con i loro centinaia di migliaia di morti subito e le migliaia di morti per le radiazioni a seguire da 60 anni ad oggi, la UE istituirà una giornata europea per il ricordo?

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 29/11/2008 @ 00:42:30, in Politica, linkato 1675 volte)
Giustizia. Nuove carceri costruite dai privati
Gonnella (Antigone): «E' un bluff»


Procedure d'urgenza per costruire nuove carceri in tempi rapidi, questo uno dei punti che faranno parte del pacchetto di misure sulla giustizia che verranno discusse in uno dei consigli dei Ministri che si terrà in dicembre. Per il presidente dell'associazione Antigone Patrizio Gonnella il problema del sovraffolamento delle carceri non si risolve con l'edilizia penitenziaria, né tantomeno affidandola ai privati.

Procedure d'urgenza per costruire nuove carceri in tempi rapidi: è questo uno dei punti che faranno parte del pacchetto di misure sulla giustizia che verranno discusse in uno dei consigli dei ministri che si terrà in dicembre, prima della pausa per le festività natalizie.

Per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri, il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha lanciato l'idea della costruzione di nuove strutture penitenziarie.
Da parte del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, ci sarebbe stato l'impegno a trovare fondi e nuovi soluzioni per realizzare nuove strutture penitenziarie nel giro di pochi mesi. Nel pacchetto di misure sulla giustizia che arriverà all'esame del Cdm ci saranno, inoltre, provvedimenti per la razionalizzazione del processo penale e per la certezza della pena. Quanto alle norme sulla messa alla prova, queste verranno discusse ma non si esclude di abbassare il tetto dei reati inizialmente previsto (pene fino a quattro anni di carcere) oppure di accantonare completamente l'ipotesi.

Il Guardasigilli Alfano ha sottolineato che la soluzione tecnica sarà ancora da definire: «Quale sarà la soluzione tecnica è ancora presto per dirlo ma non è lontano il tempo in cui lo diremo, perchè lo annunceremo nell'ambito di quella seduta che dedicheremo al tema della giustizia».
Sembra comunque certo che il governo ricorrerà anche ai privati per la messa a punto del nuovo piano carceri. «È stata assunta – ha afferma il ministro della Giustizia - una decisione politica importante: la costruzione di nuove carceri». Il ministro ha spiegato che per superare l'emergenza il Governo «immagina anche il coinvolgimento dei privati per la realizzazione e la costruzione» delle nuove strutture penitenziarie.

Le reazioni alle intenzioni annunciate dal governo sono per il momento di segno contrario. Il presidente dell'associazione politico-culturale Antigone Patrizio Gonnella ha sottolineato che: «da un punto di vista di principio la gestione della pena non può e non deve essere affidata a privati. Le Nazioni Unite – ha ricordato Gonnella - da oltre un ventennio denunciano i rischi della privatizzazione delle carceri. Gli oltre 58mila detenuti, 15 mila in più rispetto ai posti letto regolamentari, richiedono provvedimenti di altro tipo. Non è costruendo nuove carceri che si risolve il problema. In primo luogo perchè la storia italiana ci dimostra che ci vogliono 10 anni per costruirne uno ex novo. In secondo luogo perchè l'aumento della capienza penitenziaria produce inesorabilmente un aumento dei tassi di detenzione. Non vorremmo che tutto si risolvesse solo in un grande business».

«La soluzione del problema del sovraffollamento delle carceri italiane attraverso la costruzione di nuovi istituti penitenziari deve segnare un momento significativo per ripensare il modello edilizio penitenziario e affrontare le nuove esigenze e i nuovi bisogni dei detenuti. Non basta dire costruiremo nuove carceri». La capogruppo del Pd in commissione Giustizia alla Camera, Donatella Ferranti, commenta così l'annuncio del ministro Alfano. «Il Ministro deve agire in modo organico e razionale - è il suo invito - ripensando anche il modello edilizio penitenziario, tenendo conto sia delle esigenze di elevata sicurezza per i detenuti in regime di 41.bis, Alta sicurezza (As), Elevato indice di vigilanza (Eiv), sia delle condizioni detenuti comuni per i quali si dovrà prevedere un potenziamento degli spazi comuni e un maggiore ricorso al lavoro in carcere». Quanto alla scelta di utilizzare fondi privati per finanziare i nuovi istituti penitenziari «l'importante è che sia assicurata la trasparenza del procedimento, l'affidabilità delle imprese e l'assoluta assenza di qualsiasi legame diretto e indiretto con le imprese criminali. Fermo restando che questo non può rappresentare un primo passo per la privatizzazione della gestione delle carceri, alla quale siamo fermamente contrari».

(Agenzia Multimediale Italiana 27/11/2008)

Vedi anche:

Nuove carceri. Tra penitenziari d'oro e gestioni private

La decisione governativa di porre mano al problema del sovraffollamento delle carceri ha una storia lunga e a volte segnata da malaffare e corruzione. Come ricordato dal presidente dell'associazione Antigone, impegnata da anni ad affrontare le problematiche relative alle strutture penitenziarie e a denunciare le difficili condizioni dei detenuti, la prima tangentopoli italiana è stata quella delle carceri d'oro.

(ami)

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Di Loredana Morandi (del 29/11/2008 @ 00:35:16, in Politica, linkato 1628 volte)
Giustizia/ Bandiera su Tribunale, Stiffoni: Non svendiamo dignita'
Mancino si dimetta da vicepresidente del Csm


Roma, 28 nov. (Apcom) - "La nostra dignità di veneti non siamo disposti a svenderla a quei membri del Csm, in primis il vicepresidente Mancino, che con spirito assolutamente centralista ha voluto imprimere un delirio di onnipotenza senza nemmeno conoscere le leggi regionali e italiane". Così il senatore della Lega Nord, Piergiorgio Stiffoni, commenta il rinvio in commissione al Csm della proposta di archiviazione del fascicolo aperto sul 'caso' scarturito dall'esposizione della bandiera della Regione Veneto sul Tribunale di Treviso.

Stiffoni spiega che "la bandiera esposta fuori il tribunale di Treviso è quella ufficiale della Regione Veneto e non di un partito", e, aggiunge, "con questa presa di posizione, i membri del Csm si sono autodelegittimati, ignorando la benchè minima conoscenza dei vessilli e dei gonfaloni delle regioni che compongono l'intera nazione".

Sul voto del vicepresidente dell'organo di autogoverno dei magistrati Mancino, ("voto - rileva Stiffoni - che vale doppio"), il senatore della Liga Veneta-Lega Nord aggiunge: "Mancino, come vicepresidente, ha dato dimostrazione di faziosità e leggerezza che mai ci saremmo aspettati da un ex presidente del Senato, ex ministro dell'Interno e spero ex anche del Csm in quanto ne richiediamo le dimissioni. Voglio esprimere la massima solidarietà al presidente del Tribunale di Treviso, Giovanni Schiavon, che ha dimostrato di aver applicato le possibilità che gli dà la legge; al presidente della I commissione del Csm, Ugo Bergamo, perchè è stato lungimirante e illuminato in questa situazione. Siamo fiduciosi che Schiavon non ceda di un millimetro davanti a questo atto d'imperio del Csm e che la bandiera della Regione Veneto - conclude Piergiorgio Stiffoni - rimanga esposta sul pennone del Tribunale di Treviso".

Apcom

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Giustizia/ Bandiera su Tribunale, ora scoppia un 'caso' al Csm
Presidente Commissione si dimette polemico per no archiviazione


Roma, 27 nov. (Apcom) - Scoppia un 'caso' al Csm, protagonista ancora la vicenda della bandiera della Regione Veneto che sventola sul Tribunale di Treviso. Contro la mancata archiviazione del fascicolo si è dimesso il presidente della Prima Commissione, il consigliere laico dell'Udc Ugo Bergamo. "Non ho alcuna intenzione di essere complice di atteggiamenti dilatori", protesta, riferendo di aver rimesso il mandato in una lettera inviata al capo dello Stato Giorgio Napolitano, che del Csm è il presidente, e al suo vice a Palazzo dei Marescialli Nicola Mancino.

Bergamo accusa il Consiglio di essere "autoreferenziale e centralistico": "Non tiene conto del sentire del Paese, dove c'è un crescente senso di identità territoriale". A suo dire, "non c'è alcun margine di dubbio" che la bandiera regionale "possa sventolare legittimamente sugli uffici pubblici". "Dall'unità d'Italia se n'è fatta di strada, non siamo più ai tempi di Garibaldi...", osserva.

Apcom

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Altri articoli:

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Di Loredana Morandi (del 29/11/2008 @ 00:30:42, in Magistratura, linkato 1435 volte)
28-11-2008
GIUSTIZIA: INTESA PROVINCIA NAPOLI - PROCURE TORRE ANNUNZIATA E NOLA

(ASCA) - Napoli, 28 nov - Un protocollo d'intesa tra Provincia di Napoli e le procure di Torre Annunziata e Nola per ammodernare la rete informatica fornendo sostegno finanziario alle iniziative ministeriali e consentire la fruizione di banche dati anagrafiche e cartografiche dei comuni attraverso il Centro servizi territoriali (CST) della Provincia e' stato siglato oggi, nella sala Mariella Cirillo di Palazzo Matteotti, alla presenza del sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo.

Erano presenti il presidente della Provincia di Napoli, Dino Di Palma, gli assessori provinciali all'innovazione tecnologica, Giuseppe Capasso, e all'ambiente Giuliana Di Fiore, i procuratori Raffeale Marino e Paolo Mancuso, il sindaco di Nola, Felice Napoli tano,l'assessore del comune di Torre Annunziata, Giuseppe Auricchio, il direttore amministrativo del CST, Alfonso Setaro.

Il protocollo tra il Cst e le procure di Nola e Torre Annunziata propone un modello sperimentale di operativita' sui temi specifici della interoperabilita' e della cooperazione applicativa, con particolare riferimento alla condivisione delle banche dati relative all'anagrafe della popolazione. L'obiettivo dell'accordo, infatti, e' quello di giungere all'attuazione di uno schema operativo in grado di garantire il colloquio applicativo tra organi giurisdizionali, amministrazioni periferiche dello Stato ed enti locali, attraverso la condivisione di metodi, regole e sistemi di gestione delle informazioni, dei dati e dei flussi documentali, mediante i quali sviluppare in maniera unitaria taluni dei processi di competenza degli enti coinvolti. Per l'attuazione del protocollo, e' prevista l'istituzione di un tavolo tecnico, i cui compiti principali saranno il coordinamento ed il monitoraggio delle attivita' previste, con particolare riguardo alla condivisione delle banche dati della popolazione, e l'elaborazione di eventuali progetti aggiuntivi. Per assicurare maggiore forza all'accordo sono state coinvolte nella concertazione i Comuni di Nola, di Torre Annunziata e l'agenzia area nolana, che del progetto Cst e' soggetto attuatore.

dqu/mcc/alf (Asca)
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Di Loredana Morandi (del 28/11/2008 @ 22:43:58, in Magistratura, linkato 1653 volte)
Giustizia/ Anm: Preoccupano denunce su concorso, accertare fatti
Serietà selezione è presupposto di qualità e indipendenza toghe


Roma, 26 nov. (Apcom) - L'Associazione nazionale magistrati esprime "viva preoccupazione" per le notizie su presunte irregolarità che si sarebbero verificate alle prove scritte del concorso per l'accesso in magistratura. La "serietà" della selezione è "presupposto fondamentale della qualità professionale e dell'indipendenza" delle toghe, avverte il 'sindacato' dei magistrati, che auspica in tempi brevi la verifica di quanto è accaduto, anche attraverso accertamenti da parte del Csm, in modo da poter assumere eventuali "provvedimenti". Una posizione che l'Anm ha discusso oggi durante la riunione della giunta.

I vertici del 'sindacato delle toghe' ricordano che "il concorso pubblico, mediante prove scritte ed orali, è espressamente previsto dalla Costituzione e si è sempre svolto in maniera tale da fornire massima garanzia di trasparenza e regolarità". "La serietà e l'imparzialità della selezione concorsuale sono, infatti, presupposto fondamentale della qualità professionale e della indipendenza dei magistrati", spiegano.

L'Anm "prende positivamente atto che il Csm ha tempestivamente attivato una procedura di accertamento dei fatti". L'auspicio è che "nel più breve tempo possibile si pervenga ad una compiuta ricostruzione degli avvenimenti ed alla eventuale adozione dei provvedimenti conseguenti".

APCOM
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Di Loredana Morandi (del 28/11/2008 @ 22:39:32, in Magistratura, linkato 1528 volte)
Giustizia, entro il 2010 i tribunali vanno online

Sei progetti per portare la giustizia online da attuare a partire dalla prossima primavera, quando l'innovazione digitale sarà lo snodo centrale per l'accelerazione dei processi. Il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta e il Guardasigilli Angelino Alfano hanno sottoscritto oggi. mercoledì 26 novembre, «l'atto di nascita della giustizia digitale», ossia un protocollo d'intesa per «semplificare le modalità di svolgimento dei servizi dell'Amministrazione della Giustizia» e «razionalizzare le infrastruitture e le reti di trasmissione».
Primo punto del protocollo, le notificazioni telematiche delle comunicazioni e degli atti processuali civili ad avvocati e ausiliari del giudice: nel prossimo marzo, saranno predisposte apposite infrastrutture nei tribunali maggiori (quali Milano, Catania e Napoli) e in 10 tribunali piccoli dei distretti di Milano e Brescia. Nel giugno 2010, la notifica telematica, prevede il protocollo, sarà attivata per tutti i procedimenti pendenti relativi alle esecuzioni.
L'intesa sottoscritta tra Alfano e Brunetta, poi, prevede il rilascio telematico di certificati giudiziari e l'aumento degli sportelli sul territorio dove gli utenti possono richiederli, la trasmissione telematica delle notizie di reato tra forze di polizia e procure della Repubblica, la registrazione telematica degli atti giudiziari civili presso l'Agenzia delle Entrate, e l'accesso pubblico via rete alle sentenze ed ai dati dei procedimenti, in attuazione del Codice dell'Amministrazione digitale. Il sesto progetto, infine, riguarda la razionalizzazione, evoluzione e messa in sicurezza delle infrastrutture Ict, dei sistemi informatici e della rete di telecomunicazione della giustizia.
Il programma di interventi, si legge nel documento sottoscritto dai due ministri, è finanziato in parte con fondi già disponibili, derivanti anche da finanziamenti Cnipa, in parte con fondi da reperire, stimati in complessivi 90,5 milioni di euro di investimenti in conto capitale e 12 milioni di euro l'anno a regime di spese correnti per la gestione di servizi e dei sistemi realizzati. «Le risorse le metterà in parte il ministero della Pubblica Amministrazione - ha detto Alfano - e noi, con il ministro Maroni, potremo investire i proventi di fondi attualmente dormienti, attraverso il Fondo unico della Giustizia. Quello giudiziario era il campo in cui sembrava più difficile smettere di piangerci addosso, invece l'inefficienza è un male curabile, può essere sconfitto». Tutti i progetti previsti nel protocollo saranno vagliati («passeranno un primo check», ha detto Alfano) nella primavera 2009 ed entro il 2010 ci sarà il loro completamento.
«Puntando sulla riorganizzazione del lavoro e l'inserimento dell'innovazione - ha aggiunto Brunetta - gran parte dei problemi della Pubblica Amministrazione può essere risolto. Oggi l'organizzazione del lavoro è carente». Obiettivo del Governo, ha ribadito il ministro della Pubblica Amministrazione, «è quello di eliminare la carta» da tutti i procedimenti che riguardano le amministrazioni pubbliche.
Quella firmata oggi con Alfano, ha ricordato Brunetta, è solo una delle 60 intese che il dicastero di Palazzo Vidoni svilupperà con le amministrazioni centrali e periferiche. «Tra un paio di settimane - ha concluso Brunetta - presenteremo il quadro di sintesi di queste convenzioni in un documento che chiameremo "e-government per l'Italia"».

Il Sole 24 ore
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