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Io non posso nascondere reati.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 19:21:24, in Associazioni Giustizia, linkato 1649 volte)
Ass.Naz.Familiari Vittime di Mafia
E' morto Giuseppe Gatì. Uno dei più valorosi ragazzi incontrati sul nostro cammino.


Questa la nota di Sonia Alfano e di tutta l' Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia per la morte di Giuseppe Gatì.

"E' con immenso dolore che vogliamo unirci alla tragedia della famiglia di uno dei più valorosi ragazzi conosciuti nel nostro cammino: Giuseppe Gatì. Avevamo offerto a lui il nostro sostegno quando, preoccupato per le reazioni che le sue grida "Viva Caselli, viva il pool antimafia" davanti al Sindaco di Salemi avevano suscitato, si era rivolto a noi.
E' morto questa mattina, a poco più di vent'anni.
Il dolore per la sua morte è qualcosa di difficilmente spiegabile in parole perchè Giuseppe era diventato parte del nostro mondo e delle nostre battaglie e per questo si era conquistato la nostra stima ed il nostro affetto. Ci ha seguito ovunque e sostenuto sempre, spesso incontrando difficoltà ed ostacoli davanti ai quali non si è mai fermato. Ha condotto le sue battaglie investendo risorse ed energie fino al limite delle proprie possibilità dimostrando un valore ed una tenacia difficili da trovare.
Per questo ci eravamo affezionati a lui ed avevamo deciso di sorreggerlo e difenderlo dagli attacchi, fisici e verbali, che aveva ricevuto.
Sappiamo che il dolore della sua famiglia e dei suoi affetti più cari è inconsolabile ed insanabile ma vorremmo invitarli a lasciare che la fierezza per aver cresciuto un ragazzo con i sani valori che ha dimostrato avere prevalga sul dolore.
Di Giuseppe noi ricorderemo il coraggio, la fierezza e la forza delle sue idee".


Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia
www.familiarivittimedimafia.com
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Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 10:22:08, in Magistratura, linkato 2521 volte)

Eluana, ''Corte Milano non ha invaso territori altrui'' ...

Milano - (Adnkronos) - La relazione del presidente della Corte d'Appello del capoluogo lombardo, Giuseppe Grechi, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario milanese. Giustizia, all'Italia va la maglia nera. ''Peggio di Angola e Gabon''
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Giustizia, tra processi 'lumaca' e scarsità dei mezzi: il grido d ...

Roma - (Adnkronos/Ign) - Apertura dell'anno giudiziario presso le Corti d'Appello di tutta Italia. Negli interventi un'analisi dello stato del sistema giudiziario. All'Italia va la maglia nera. ''Peggio di Angola e Gabon''
31 gennaio 11:34

Alfano: ''Arrivare a un processo giusto e rapido'' - Adnkronos ...

Napoli - (Adnkronos) - Il ministro della Giustizia: "Il governo non frenerà la lotta al crimine per problemi di capienza degli istituti di pena''
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UNABOMBER: PROCURATORE GENERALE TRIESTE, INCHIESTA UNA SCONFITTA ...

Trieste, 31 gen. - (Adnkronos) - In occasione della cerimonia di apertura dell'Anno giudiziario del Distretto di Trieste, il procuratore generale Beniamino Deidda ha affrontato anche...
31 gennaio 13:13

CATANZARO: PG JANNELLI, 'WHY NOT' CONCLUSA NONOSTANTE INTERFERENZE ...

Catanzaro, 31 gen. - (Adnkronos) - Il procuratore generale di Catanzaro Enrico Jannelli, nel suo intervento alla cerimonia dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, ha affrontato il...
31 gennaio 13:17

INTERCETTAZIONI: PG CATANZARO, BEN VENGANO NORME PIU' RIGOROSE ...

Catanzaro, 31 gen. (Adnkronos) - "Ben vengano norme piu' rigorose sulle intercettazioni telefoniche. Finora ne hanno abusato tutti, magistrati e giornalisti". Lo ha detto il procuratore...
31 gennaio 13:02

INTERCETTAZIONI: COSTI IN AUMENTO A PALERMO, SPESI OLTRE 47MLN DI ...

Palermo, 31 gen. - (Adnkronos) - Aumenta nel distretto di Palermo la spesa per le intercettazioni. Un costo che ha portato il procuratore capo, Francesco Messineo, ad imporre una politica...
31 gennaio 10:42

GIUSTIZIA: PRESIDENTE CORTE APPELLO ROMA, CALO STRISCIANTE SENSO ...

Roma, 31 gen. (Adnkronos) - "Il nostro paese sta vivendo ormai da qualche anno un abbassamento strisciante del senso dell'etica e della cultura dei doveri, a livello individuale e...
31 gennaio 09:46

GIUSTIZIA: MANCINO (CSM), RIPRENDA DIALOGO TRA FORZE POLITICHE IN ...

Bari, 31 gen. (Adnkronos) - "Al capo dello Stato dobbiamo essere riconoscenti perche' non c'e' settimana in cui non faccia sentire la sua voce di invito alle forze politiche che sono...
31 gennaio 11:23

GIUSTIZIA: PRESIDENTE CORTE APPELLO BOLOGNA, IN AUMENTO ...

Bologna, 31 gen. - (Adnkronos) - La crisi economica faceva gia' sentire i suoi effetti in tribunale prima ancora di essere conclamata. E' quanto emerge dalla relazione del presidente...
31 gennaio 12:14

GIUSTIZIA: CONSOLO, NON C'E' ATTACCO AUTONOMIA MAGISTRATURA ...

Palermo, 31 gen. (Adnkronos) - "Non c'e' un attacco all'autonomia della magistratura, ma l'autonomia non puo' prescindere dall'efficienza del servizio reso ai cittadini". Lo ha detto...
31 gennaio 12:13

CASO ENGLARO: GRECHI, SONO CONVINTISSIMO DI QUELLO CHE HO DETTO ...

Milano, 31 gen. (Adnkronos) - "Sono convintissimo di quello che ho detto". Cosi' il presidente della Corte d'Appello di Milano, Giuseppe Grechi, replica alle critiche che, nel pomeriggio,...
31 gennaio 17:35

INFORTUNI: GRECHI, TRAGEDIA SENZA FINE CHE E' PRIORITA' SU ...

Milano, 31 gen. - (Adnkronos) - E' la "priorita' tra le priorta'". Una "tragedia senza fine" per la quale "neppure per un giorno dobbiamo distogliere lo sguardo". Cosi' il Presidente...
31 gennaio 16:34

GIUSTIZIA: ALFANO, ARRIVARE A UN PROCESSO GIUSTO E RAPIDO ...

Napoli, 31 gen. - (Adnkronos) - Arrivare a un ''processo giusto e rapido''. E' tra le priorita' indicate dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che e' intervenuto oggi all'inaugurazione...
31 gennaio 12:19

MAFIA: PROCURATORE PALERMO, RAGGIUNTI RISULTATI DI GRANDE RILIEVO ...

Palermo, 31 gen. (Adnkronos) - "A Palermo abbiamo raggiunto risultati di grandissimo rilievo nella lotta alla mafia. E' uno dei principali settori che ha dimostrato un grado di efficienza"....
31 gennaio 09:35

CASO ENGLARO: GRECHI, CORTE APPELLO MILANO NON HA INVASO TERRITORI ...

Milano, 31 gen. (Adnkronos) - La Corte d'Appello di Milano, nel decidere sul cosiddetto caso Englaro "non ha invaso territori altrui". E' quanto si legge nella relazione del presidente...
31 gennaio 09:34

GIUSTIZIA: CASELLI, CLIMA PESSIMO, SI VA VERSO LA PARALISI ...

Torino, 31 gen. (Adnkronos) - "Tolte le intercettazioni, pochi i mezzi, la polizia giudiziaria a rischio, il personale ausiliario in forte sofferenza, carichi di lavoro pesantissimi,...
31 gennaio 12:40

GIUSTIZIA: PG FIRENZE, RIEMPIRE LE CARCERI SERVE A POCO O NIENTE ...

Firenze, 31 gen. (Adnkronos) - "Riempire le carceri, che sono al limite, se non oltre, della sopportazione serve a poco o a niente, soprattutto quando persino l'igiene e' carente:...
31 gennaio 11:48

INTERCETTAZIONI: PG FIRENZE, LIMITI VANNO BEN DOSATI E VAGLIATI ...

Firenze, 31 gen. - (Adnkronos) - "Le intercettazioni di comunicazioni e di conversazioni sono ammesse con molti limiti, imposti dall'art. 15 della Costituzione. Esse costituiscono...
31 gennaio 11:47

Giudici Milano su caso Englaro, poteri non interferiscano tra loro ...

"La Costituzione è fondata sulla separazione dei poteri, per cui un potere non può interferire in un altro". Lo ha ricordato il presidente della Corte d'Appello di Milano, Giuseppe...
31 gennaio 17:19

Anno giudiziario, allarme Pg Cassazione: ''Toghe in crisi di ...

Roma - (Adnkronos) -Vitaliano Esposito: ''Su questo terreno impervio vi è il rischio che il magistrato possa divenire mediatore di conflitti, che cerchi il consenso dei cittadini se non addirittura quello del popolo, con conseguente sua politicizzazione e susseguente radicalizzazione dello scontro con le pa
30 gennaio 10:51

Giustizia, all'Italia va la maglia nera. ''Peggio di Angola e ...

Roma - (Adnkronos) - Lo afferma il primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, durante la relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, che ammonisce: ''La realizzazione di sentenze ponderose, dotte e giuridicamente impeccabili, ma cronicamente tardive, è grave quanto la perpetrazione dell'i
30 gennaio 16:01

Napoli la città più litigiosa: una causa ogni 81 abitanti ...

Roma - (Adnkronos) - Seconda Salerno con una ogni 83. Il divario tra abitanti e giudizi si amplia. Il dato emerge dalla relazione di inaugurazione dell'Anno giudiziario tenuta dal primo presidente Vincenzo Carbone
30 gennaio 15:10

GIUSTIZIA: PG CASSAZIONE, TOGHE IN CRISI DI IDENTITA', A RISCHIO ...

Roma, 30 gen. (Adnkronos) - I magistrati sono in "crisi di identita'" e se ci si continua a muovere "su questo terreno impervio vi e' il rischio che il magistrato possa divenire mediatore...
30 gennaio 10:26

GIUSTIZIA: CARBONE, DEVE RIACQUISTARE FIDUCIA CITTADINI ...

Roma, 30 gen. - (Adnkronos) - La giustizia deve riacquistare "la fiducia dei cittadini" restituendo loro "serenita' e sicurezza". Il primo presidente della Corte di Cassazione, Vincenzo...
30 gennaio 11:17

CASSAZIONE: CARBONE, 80 MILA LE SENTENZE REDATTE NEL 2008 ...

Roma, 30 gen. (Adnkronos) - Per la prima volta dopo tanti anni la Cassazione chiude in attivo sia nel settore civile che in quello penale. Nel 2008, infatti, ha rilevato Vincenzo Carbone...
30 gennaio 13:10

GIUSTIZIA: ALFANO, RECUPERARE LA DIGNITA' GIUDIZIARIA DEL PAESE ...

Roma, 30 gen. (Adnkronos) - Le inefficenze e i ritardi del sistema giudiziario italiano sembrano "assumere le vesti di un inestricabile nodo gordiano, una matassa che, nell'impressionante...
30 gennaio 12:29

GIUSTIZIA: ITALIA, UN PAESE DI 'AZZECCAGARBUGLI', OLTRE 200 MILA ...

Roma, 30 gen. - (Adnkronos) - L'Italia, un Paese di santi, navigatori e soprattutto di azzeccagarbugli. Lo rileva la relazione con la quale il primo presidente della Cassazione, Vincenzo...
30 gennaio 12:17

GIUSTIZIA: CALDEROLI, RELAZIONE PRESIDENTE CASSAZIONE CONCRETA ED ...

Roma, 30 gen. - (Adnkronos) - La relazione sull'amministrazione della giustizia del primo presidente di Cassazione Vincenzo Carbone ''e' stata concreta, sincera ed efficace''. Con...
30 gennaio 13:08

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INTERCETTAZIONI: PG CATANZARO, BEN VENGANO NORME PIU' RIGOROSE

Catanzaro, 31 gen. (Adnkronos) - "Ben vengano norme piu' rigorose sulle intercettazioni telefoniche. Finora ne hanno abusato tutti, magistrati e giornalisti". Lo ha detto il procuratore generale dei Catanzaro, Enzo Jannelli, all'inaugurazione dell'anno giudiziario.

CATANZARO: PG JANNELLI, 'WHY NOT' CONCLUSA NONOSTANTE INTERFERENZE GIUDIZIARIE

Catanzaro, 31 gen. - (Adnkronos) - Il procuratore generale di Catanzaro Enrico Jannelli, nel suo intervento alla cerimonia dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, ha affrontato il tema scottante dell'indagine 'Why not', che lo ha visto protagonista prima per l'avocazione dell'ex pm Luigi De Magistris e poi per lo scontro con la Procura di Salerno.
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Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 10:09:52, in Magistratura, linkato 1623 volte)
Sullo sfondo la riforma e la questione intercettazioni

Giustizia, il grido d'allarme dei procuratori.

Alfano: ''Arrivare a un processo giusto e rapido''

Apertura dell'anno giudiziario presso le Corti d'Appello di tutta Italia. Negli interventi un'analisi dello stato del sistema giudiziario: dalla lentezza dei processi alla scarsità di risorse. Il Guardasigilli a Napoli. Mancino (Csm): ''Dovere della maggioranza trovare il dialogo ''. All'Italia la maglia nera. ''Peggio di Angola e Gabon''

Roma, 31 gen. (Adnkronos/Ign) - Dalla lentezza dei processi alla scarsità di organici e fondi: in occasione dell'apertura dell'anno giudiziario, dalle Corti d'Appello in tutta Italia arriva l'allarme di presidenti e procuratori sulla situazione della giustizia in Italia mentre la politica discute di riforma e intercettazioni.

MILANO, GRECHI: NECESSARIO CORRIDOIO ALTA VELOCITA'

Anche per la giustizia è necessario "un corridoio di alta velocità" perché altrimenti "lo sviluppo viaggerà altrove". Così nella sua relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario milanese il presidente della Corte Appello, Giuseppe Grechi. "Per limitarci al primo grado di giudizio - ha detto - abbiamo un 'debito pubblico' di cause civili pendenti che è quasi il doppio della Germania, più del triplo della Francia, più del quadruplo della Spagna. Come numero di nuovi affari civili contenziosi per abitante siamo al terzo posto assoluto in Europa. Siamo invece in coda quanto a capacità di smaltimento". Quanto alla durata, infine, "siamo sestultimi, precedendo solo Bosnia Erzegovina, Cipro, Andorra, Croazia e Slovenia".

INTERCETTAZIONI, A MILANO QUASI DIMEZZATE NEL 2008

Le intercettazioni telefoniche disposte dall'Autorità Giudiziaria milanese nel 2008 sono quasi la metà rispetto a quelle eseguite nel 2007. E' quanto emerge dalla relazione del procuratore della Repubblica Manlio Minale, nell'ambito dell'inaugurazione dell'anno giudiziario milanese. "Le intercettazioni telefoniche - si legge nella relazione - sono in netta diminuzione", nel 2008 rispetto al 2007 "atteso che mentre si registrano 3.447 decreti al 15 ottobre 2008, risultano registrati 6.355 decreti nel 2007 e 5.652 nel 2006". Le intercettazioni ambientali, invece, sono rimaste "sostanzialmente stabili".

TORINO, NOVITA': RIFORMA NON VELOCIZZERA' DURATA PROCESSI

La riforma della giustizia "non contribuirà a velocizzare nemmeno di un giorno la durata dei processi e lascerà la giustizia italiana nella situazione comatosa in cui si trova". Ad affermarlo è stato il presidente della Corte d'Appello di Torino Francesco Novità nella sua relazione per l'apertura dell'anno giudiziario che, ha osservato, "inizia mentre è in corso un vivace dibattito nel paese sulla riforma della giustizia preannunciata dal governo". "Ci si sarebbe aspettato - ha proseguito il presidente - che la situazione di continua emergenza in cui versano gli uffici giudiziari avrebbe spinto i nostri governanti a considerare prioritarie e ad apprestare le misure necessarie per bloccare il cancro che attanaglia la nostra giustizia e cioè l'incapacità, principalmente per la carenza o la irrazionale distribuzione delle risorse materiali e soprattutto personali, di celebrare i processi in tempi ragionevoli". Secondo Novità, invece, "per quel che risulta, gli interventi preannunciati non riguardano questi problemi, che sono, credo, quelli che stanno più a cuore ai cittadini, ma altre questioni che, quali che siano le soluzioni che saranno adottate, non contribuiranno a velocizzare nemmeno di un giorno la durata dei processi e lasceranno la giustizia italiana nella situazione comatosa in cui si trova".

INTERCETTAZIONI, CASELLI: BLOCCANDOLE SI BUTTA A MARE SICUREZZA DEI CITTADINI

"Escluso il perimetro mafia-terrorismo, bloccando di fatto le intercettazioni in tutti gli altri casi si butta a mare la sicurezza dei cittadini, la possibilità stessa di difenderli efficacemente dalle aggressioni di ogni sorta di pericolosa delinquenza". E' quanto ha sottolineato, intervenendo all'inaugurazione dell'anno giudiziario, il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli che riferendosi agli emendamenti presentati due giorni fa dal governo ha detto che questi "rischiano di essere un siluro sotto la linea di galleggiamento delle intercettazioni". In particolare Caselli ha criticato la necessità posta, per le intercettazioni per i reati che non siano mafia e terrorismo, dei gravi indizi di colpevolezza. "Vale a dire - ha spiegato - che si possono disporre intercettazioni solo se si sono già accertati i colpevoli, il che significa che l'inchiesta deve già essere arrivata ad un punto tale che di solito comporta la richiesta di misure cautelari o addirittura la chiusura di esse".

BOLOGNA, LUCENTINI: PER VIOLENZE SESSUALI +19%

In Emilia Romagna sono in aumento, tra gli altri reati, le violenze sessuali che hanno fatto segnare un +19%. E' quanto emerge dalla relazione letta in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario dal presidente della Corte d'Appello di Bologna, Giuliano Lucentini. "Alla pur leggera flessione registrata nelle sopravvenienze, che è un dato sicuramente positivo, sembra tuttavia fare riscontro una recrudrescenza di taluni reati di maggiore allarme sociale quali le rapine, aumentate del 3%, le estorsioni del 4%, i furti dell'1,4%, i reati contro la pubblica amministrazione del 14%, le violenze sessuali del 19%, i reati di pedofilia del 10% e gli omicidi colposi del 9%''.

FIRENZE, DRAGO: POCHI FONDI E ORGANICI SCARSI

Nel distretto della Toscana permangono "tutte le cause di crisi a suo tempo messe in evidenza: dalla scopertura degli organici di magistratura e degli organici del personale amministrativo, all'insufficienza delle stesse piante organiche; dalla lentezza dei dispositivi e delle procedure per la copertura dei posti vacanti, alla insufficienza di fondi per il corretto funzionamento dell'organizzazione giudiziaria; dalla molteplicità e complessità dei riti processuali all'insufficienza dei rimedi legislativi via via adottati per farvi fronte". Lo ha detto il presidente della Corte d'Appello di Firenze, Fabio Massimo Drago, alla cerimonia di apertura dell'Anno giudiziario nel distretto della Toscana.

Drago ha anche evidenziato come "anche nel 2008 il ripetersi del chiasso mediatico di alcune vicende giudiziarie non ha certo giovato all'immagine della magistratura". Un fattore questo che provoca "l'inesorabile venir meno della fiducia dei cittadini nell'amministrazione della giustizia, immediatamente ma erroneamente identificata con la magistratura".

ABRUZZO, DELLA PORTA: CARENZE DI ORGANICO E CARICHI DI LAVORO PESANTI

In Abruzzo nonostante la carenza di magistrati si è registrata la più alta produzione di sentenze con 4.145 decisioni fra le Corti territoriali italiane con una produzione di 207 sentenze pro capite. Lo ha detto oggi il presidente della Corte d'Appello d'Abruzzo, Mario Della Porta, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario. "Ciononostante - ha proseguito - è impossibile nei settori civile e penale fronteggiare e smaltire le sopravvivenze. Nel settore penale c'è stato un incremento addirittura del 10,65% di carico di lavoro che in taluni casi è sostanzialmente pari a quello di alcune città come Firenze, Genova, Catania e Venezia che dispongono di più sezioni penali mentre quella abruzzese conta otto magistrati. Al riguardo ho già sollecitato il rafforzamento dell'organico per istituire una seconda sezione penale".

ROMA, SANTACROCE: CALO STRISCIANTE SENSO ETICA E CULTURA DOVERI

"Il nostro paese sta vivendo ormai da qualche anno un abbassamento strisciante del senso dell'etica e della cultura dei doveri, a livello individuale e a livello collettivo". E' questa l'introduzione al discorso con il quale il presidente della Corte d'Appello di Roma Giorgio Santacroce ha inaugurato l'Anno giudiziario nel distretto di Roma.

Nella parte introduttiva del suo intervento, Santacroce si è anche occupato dei rapporti tra magistrati e il potere legislativo e il potere esecutivo. "E' senza dubbio espressione di una legalità difficile l'atteggiamento mentale della magistratura e della politica di sospettarsi a vicenda - ha affermato Santacroce - la difficoltà a coltivare un sereno dibattito che determina l'incapacità di riuscire a trovare una intesa concreta sui temi, come quelli della giustizia, sui quali dovrebbe essere più che naturale che si delinei un'ampia convergenza di consensi".

"La crisi della giustizia è grave e allarmante come mai in passato. Ma il giudice italiano - ha continuato Santacroce - non può continuare a vivere il suo rapporto con la politica in modo perennemente teso e conflittuale".

CATANZARO, SOLIDARIETA' A NAPOLITANO

E' iniziato con un applauso di solidarietà al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l'inaugurazione dell'Anno giudiziario a Catanzaro. Il presidente della Corte d'Appello Pietro Antonio Sirena ha fatto riferimento alle "gravi e inequivocabili offese" subite dal presidente della Repubblica da parte di "un politico nazionale". Sirena ha difeso il capo dello Stato apprezzandone "il grande equilibrio dimostrato" ed esaltandone il ruolo di rappresentante dell'unità nazionale e garante della Costituzione".

CATANZARO, SIRENA: NECESSARIO CONTROLLO SU PM

"E' necessario un attento controllo sull'operato dei pm con nuove norme giuridiche che sta al Parlamento sovrano individuare". Lo ha detto il presidente della Corte d'Appello di Catanzaro Pietro Antonio Sirena nella cerimonia di inaugurazione dell'Anno giudiziario. Il magistrato ha parlato come di un "fatto grave" lo scontro tra la Procura di Salerno e di Catanzaro.

INTERCETTAZIONI, JANNELLI: BEN VENGANO NORME PIU' RIGOROSE

"Ben vengano norme più rigorose sulle intercettazioni telefoniche. Finora ne hanno abusato tutti, magistrati e giornalisti". Lo ha detto il procuratore generale dei Catanzaro, Enzo Jannelli, all'inaugurazione dell'anno giudiziario. "Occorre trovare un punto di equilibrio - ha continuato - garantendo l'utilizzabilità solo di quelle che non hanno rilevanza penale". Jannelli ha quindi invitato a "riscoprire una cultura delle indagini che si è troppo appiattita sulle intercettazioni".

PALERMO, INGROIA: NON SIAMO ALLA BANCAROTTA MA SIAMO CERTO MESSI MALE

"Non siamo alla bancarotta ma siamo messi abbastanza male". E' il grido d'allarme lanciato dal neo procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, sulla situazione della giustizia a Palermo. "Paghiamo di tasca nostra i trasferimenti -ha aggiunto Ingroia- e dobbiamo economizzare sulla carta, sulla stampa dei documenti e non ci sono fondi per gli straordinari. Ricordo che dopo le stragi di mafia in cui morirono Falcone e Borsellino nel pomeriggio gli uffici erano sempre pieni di personale, adesso sono vuoti e i magistrati devono fare tutto da soli. Insomma, occorrono più uomini e più mezzi".

PALERMO, AUMENTANO OMICIDI MA NON DI MAFIA IN CRESCITA ESTORSIONI E RICICLAGGIO

La mafia preferisce ancora la strategia della sommersione e solo nei "casi più gravi" ricorre agli omicidi per risolvere le questioni interne all'organizzazione. A sostenerlo nella sua relazione di apertura dell'anno giudiziario è Armando D'Agati, presidente della Corte d'appello di Palermo, che sottolinea come nonostante nell'ultimo anno si sia registrato un aumento degli omicidi (+5%), "solo alcuni sono di matrice mafiosa", mentre per la maggior parte si tratta di eventi riconducibili alla criminalità comune. In netto aumento, invece, sono i reati da cui Cosa nostra trae i propri profitti. In primo luogo il riciclaggio, che ha fatto registrare un +12%, e poi le estorsioni che si attestano a +7%. In flessione, invece, il dato che riguarda l'usura (-14%), i casi denunciati sono passati da 76 a 65.

AdnKronos
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Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 10:03:33, in Magistratura, linkato 2082 volte)
Apertura dell'anno giudiziario nel distretto della Campania

Al Nord tempi più rapidi tra i 521 e 842 giorni nel Mezzogiorno fino a 1.031 giorni

Napoli la città più litigiosa: una causa ogni 81 abitanti. Seconda Salerno con una ogni 83.

Il divario tra abitanti e giudizi si amplia. Il dato emerge dalla relazione di inaugurazione dell'Anno giudiziario tenuta dal primo presidente Vincenzo Carbone

Roma, 30 gen. (Adnkronos) - Napoli si aggiudica la palma della città più litigiosa. Viene, infatti, celebrata una causa ogni 81 abitanti. A ruota un'altra città campana, Salerno, con una causa ogni 83 abitanti; Messina (una causa ogni 88), Roma (una ogni 90) e Reggio Calabria (una ogni 96).

Il dato emerge dalla relazione di inaugurazione dell'Anno giudiziario tenuta dal primo presidente Vincenzo Carbone. Il divario tra abitanti e giudizi si amplia, poi, man mano che si sale verso il Nord del Paese, quasi allineando, infine il Nord e il Sud, all'estremità della graduatoria, con Brescia, all'ultimo posto (1 causa ogni 190 abitanti), preceduta da Caltanissetta (una causa ogni 177 abitanti). In media, emerge sempre dalla relazione, il numero dei processi è significativamente superiore nel Mezzogiorno rispetto alle altre aree del Paese.

Se nei distretti del Mezzogiorno i procedimenti durano in media 1.209 giorni per le cause ordinarie e 1.301 giorni per le controversie inmateria di lavoro, al Centro Nord i valori si attestano, rispettivamente, a 842 e 521. Mettendo a confronto i valori che registrano il tasso di litigiosità emerge con chiarezza che le regioni meridionali presentano valori piu' elevati, rispetto al resto del Paese, sia in materia di lavoro che di assistenza e previdenza obbligatatorie.

Nel 2006, nel Mezzogiorno, il numero di procedimenti per 100 mila abitanti era pari a 1,7 volte quello del Centro Nord per le cause di lavoro e a 6,2 volte quello per le cause di previdenza e assistenza. Con riferimento ai procedimenti di lavoro, nello stesso anno, solo due regioni del Centro Nord, Piemonte e Lazio, presentavano quozienti di litigiosità superiori alla media nazionale, mentre il fenomeno interessava tutte le regioni meridionali, tranne Sicilia e Sardegna.
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Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 09:57:47, in Magistratura, linkato 1484 volte)
 Apertura dell'anno giudiziario nel distretto della Toscana

Giustizia, presidente Corte Appello Firenze Drago: "Chiasso mediatico non giova a magistratura"

Il presidente del Tribunale di Firenze, Enrico Ognibene: "Aumenta durata processi civili: si unifichino riti e si riducano norme"

Firenze, 31 gen. (Adnkronos) - "Anche nel 2008 il ripetersi del chiasso mediatico di alcune vicende giudiziarie non ha certo giovato all'immagine della magistratura". Lo ha detto il presidente della Corte d'Appello di Firenze, Fabio Massimo Drago, in un passaggio della sua relazione all'apertura dell'anno giudiziario nel distretto della Toscana.

Un fattore questo che provoca "l'inesorabile venir meno della fiducia dei cittadini nell'amministrazione della giustizia, immediatamente ma erroneamente identificata con la magistratura -ha sottolineato Drago- Un fenomeno attuale e in progressivo aumento, alla cui diffusione contribuiscono in misura non indifferente talune intemperanze dei mezzi di informazione o le cadute di stile di alcuni magistrati nell'esternazione pubblica delle proprie convinzioni, in riferimento a vicende processuali che li avevano coinvolti sul piano personale o in ragione delle loro funzioni".

"Nel settore civile risultano ancora pendenti circa 400 fascicoli con data di iscrizione anteriore al 1998. Le ragioni del complessivo trend di aumento della durata media sono da addebitare, da un lato, all'insufficienza delle risorse disponibili, materiali e umane rispetto alla sempre forte domanda giudiziaria, e dall'altro al sistema normativo". Lo ha detto il presidente del Tribunale di Firenze, Enrico Ognibene, in un passaggio della sua relazione alla cerimonia di apertura dell'anno giudiziario nel capoluogo toscano.

"Si conferma -ha proseguito- il riscontro negativo alla domanda che si poneva nelle precedenti relazioni, ovvero se il nuovo processo civile formato con la novella del 2006 avrebbe portato un cospicuo abbattimento dei tempi di definizione. Anche i successivi interventi riformatori nel campo penale e in quello civile si sono rivelati disorganici e ispirati alla contingenza: in particolare nel settore civile hanno portato alla moltiplicazione di riti e delle procedure. Insomma, l'esatto contrario degli obiettivi che, in una situazione di difficolta' come quella che caratterizza l'andamento della giustizia, dovevano essere la semplificazione e l'accelerazione".

"Si deve quindi auspicare -ha aggiunto il presidente del Tribunale ordinario di Firenze- un intervento del legislatore che unifichi la miriade di riti, individuandone uno o al massimo due, chiaro e semplice e teso ad evitare lungaggini spesso causate dall'applicazione di cavilli, legittimi ma defatiganti, unito ad una generale riduzione delle norme ".
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Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 09:54:23, in Magistratura, linkato 3568 volte)
La relazione letta in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario

Giustizia, procuratore generale Bologna: ''Ritardi causati da legislazione penale''

Francesco Pintor: "E' come una storia infinita, costituita dalle leggi incriminatrici che si aggiungono al codice penale. Quante sono? E chi lo sa?"

Bologna, 31 gen. (Adnkronos) - Il tonfo della giustizia e' dato dalla legislazione penale. Ne e' convinto il procuratore generale di Bologna, Francesco Pintor, che lo ha ribadito questa mattina nella propria relazione letta in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. "La nostra legislazione penale e' come una storia infinita. Non parlo del codice penale che per sua intrinseca natura dovrebbe comprendere ed esaurire le condotte che il legislatore ritiene meritevoli di sanzione criminale. La realta' non e' cosi': la storia infinita e' costituita dalle leggi incriminatrici che si aggiungono al codice penale. Quante sono? E chi lo sa?".

"Le biblioteche degli uffici giudiziari -ha proseguito- sono dotate di pubblicazioni riservate alle leggi penali speciali, quelle che si aggiungono al codice penale. Occorre aggiornarle frequentemente perche' la storia non finisce mai, la normazione extracodicista prolifera in modo esponenziale e le edizioni di questi ultimi anni superano ormai il migliaio di pagine. Mi sembra assai significativo l'esito dell'analisi delle tipologie di reato che risultano iscritte in un anno nel registro modello 21 della Procura di Bologna: il 42% e' costituito da reati previsti da leggi penali diverse dal Codice penale".

Pintor si scaglia contro "una legislazione penale smisurata, fattispecie di reato che si aggiungono, legge dopo legge, all'inseguimento di quell'illusione repressiva che caratterizza il nostro sistema penale; regole processuali che sembrano pensate per mortificare ogni aspirazione di rapidita'; drammatica disarmonia tra uffici di procure e tribunali al punto che il passaggio dei procedimenti dalla fase delle indagini alle fase del giudizio avviene attraverso un imbuto costituito dal tempo necessario a fissare il dibattimento. Intanto l'inarrestabile decorso della prescrizione soffoca implacabilmente le aspettative di giustizia delle vittime dei reati, toglie la speranza a quegli imputati che potrebbero essere riconosciti non colpevoli e aliena la fiducia della societa' civile verso la magistratura contro cui tutti puntano il dito".

Vittime di questa situazione, secondo Pintor, oltre ai cittadini sono anche i magistrati. "Oggi come nel passato le Procure della Repubblica continuano a subire il supplizio di Sisifo: magistrati moltiplicano gli sforzi per definire il maggior numero possibile di procedimenti e alla fine si ritrovano al punto di partenza: aumentano i procedimenti definiti, ne sopraggiungono sempre di piu', quindi le pendenze si dilatano. L'arretrato incombe come il macigno del mitologico re di Corinto. E si riparte a risalire la china".

E cosi', prosegue sempre la relazione del procuratore generale, c'e' chi abbandona dando cosi' vita al "fenomeno della cosiddetta fuga dalle Procure verificatosi dopo la separazione operata di fatto tra magistratura giudicante e requirente".

Il procuratore generale punta l'indice anche contro "l'esigenza dell'adozione di criteri di priorita'. La selezione e' necessaria perche' e' materialmente impossibile trattare tutti i procedimenti e l'arretrato aumenta. Ma e' una sola anche la conseguenza: i processi postergati sono destinati alla prescrizione. Per dirla con linguaggio teatrale l'obbligatorieta' dell'azione penale esce di scena e cala il sipario. Senza applausi".

Ma per Pintor non c'e' solo la legislazione a mandare in stallo la giustizia. A suo avviso infatti "non si e' ancora acquisita la consapevolezza del fatto che l'efficienza dei tribunali dipende dalle risorse materiali e umane e dalla loro migliore organizzazione; in particolare misura e conseguenza di buone regole processuali. Lo steso vale per la giustizia civile la cui situazione si riflette negativamente sulle dinamiche dell'economia come un embolo nelle arterie del suo sviluppo; una ostruzione deleteria che si ripercuote anche in campo internazionale perche' una giustizia eterna provoca incertezza delle situazioni giuridiche e allontana gli investimenti dall'estero".

Secondo Pintor per uscire da queste crisi "vi sono soluzioni gia' individuate che provengono dagli operatori della giustizia, dagli studiosi del diritto, dallo stesso mondo politico". Si tratta in particolare di "fondare le leggi incriminatrici esclusivamente sul Codice penale e su limitate altre norme specialistiche riservando il resto alla sanzione amministrative: la gia' avviata riforma del codice penale costituisce l'occasione per conseguire questo risultato determinante prevedendo anche un sistema di pene alternative accanto alle pene criminali per tendere cosi' alla certa esecuzione della pena; riformare i codici di procedura semplificandone i riti perche' il processo vada speditamente ed eliminando i tempi morti tra una fase e l'altra; riscrivere le circoscrizioni giudiziarie perche' la societa' di oggi non e' piu' quella degli stati pre unitari su cui e' tuttora organizzata la distribuzione dei tribunali sul territorio; prendere atto (e provvedere conseguentemente) che non si puo' andare avanti lasciando anno dopo anno che la riduzione del personale amministrativo avvenga attraverso la falcidia del tempo: il personale dovrebbe essere incrementato, ma almeno sia rimpiazzato; accelerare l'informatizzazione delle cancellerie e segreterie giudiziarie e metterle al passo delle migliori strutture pubbliche".
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Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 09:45:19, in Magistratura, linkato 2229 volte)
Consiglio Superiore della Magistratura

ANNO GIUDIZIARIO 2009
Distretto di Palermo

Relazione dr. Fabio Roia, Consiglio Superiore della Magistratura

Palermo 31 gennaio 2009



1) Il quadro istituzionale.

Nel salutare il Presidente della assemblea, i Rappresentanti istituzionali, tutte le Autorità presenti, sento il dovere di ringraziare i magistrati del distretto di Palermo che, nello svolgimento delle diverse funzioni nelle quali si articola la giurisdizione e superando le note difficoltà operative create dalla crescente rarefazione di risorse, riescono con grande efficacia e con una professionalità adeguata alla delicatezza del compito ad assicurare il rispetto del principio di legalità in una terra ancora assediata, malgrado i risultati ottenuti da Polizia e Magistratura, dai tentacoli dell’associazione mafiosa Cosa Nostra la quale opera insinuandosi nelle criticità sociali e nella debolezza anche morale delle Istituzioni.
Soltanto i comportamenti virtuosi, definibili quindi coraggiosi in un panorama nazionale della vita che offre preoccupanti cadute di tensione ideale e abbandono al qualunquismo utilitaristico, consentono la ripresa di una coscienza collettiva orientata alla legalità che si traduce, come riportato nella relazione del Presidente della Corte, in iniziative di reazione all’oppressione mafiosa come quella recentemente promossa dai giovani dell’associazione “Addiopizzo”. La legalità è fatica e coraggio sociale.
La situazione di sofferenza e di difficoltà a rendere un servizio giustizia corrispondente alle attese della società appare particolarmente profonda, come recenti vicende giudiziarie dimostrano, negli uffici del Sud. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha quindi deciso –con risoluzione del 13/12/2007-, attraverso lo strumento della relazione al Parlamento, di predisporre una analisi  in tema di: situazione degli uffici per quanto riguarda gli organici dei magistrati, nonché la mobilità e lo status degli stessi; profili organizzativi degli uffici con riferimento sia alle dotazioni amministrative che strutturali; azione di contrasto della criminalità organizzata con individuazione dei profili di adeguatezza e di insufficienza. L’obiettivo perseguito è quello di predisporre una articolata proposta di interventi sia per adeguare l’azione consiliare sia per individuare opportune iniziative di natura amministrativa e legislativa.
Si tratta di una ulteriore testimonianza operativa per instaurare una corretta dinamica del rapporto interistituzionale che dovrebbe basarsi su un’etica del reciproco rispetto dell’idea, della proposta e del comportamento altrui. Etica che sembra affievolirsi allorché si denunciano patologie generalizzate e indimostrate (mi riferisco alla logica del correntismo come anima e motore assolutamente prevalenti nelle decisioni del Consiglio) e ansie riformatrici che mirano a indebolire l’autonomia e l’indipendenza  dell’ordine giudiziario nel tentativo di rafforzare la credibilità di altra istituzione. Come se l’autorevolezza di un protagonista della vita dello Stato potesse derivare dalla delegittimazione di altro soggetto non antagonista ma partecipe del patto democratico. Le riforme devono essere varate dal  Parlamento nell’interesse della efficacia della giurisdizione che, attraverso indipendenza e credibilità, deve intervenire in ogni vicenda che riguarda l’aggressione di un diritto. 
Alla professionalità ed all’equilibrio deontologico della magistratura il Consiglio –che proprio nel 2008 ha celebrato con grande continenza il cinquantennio della sua istituzione- ha prestato particolare attenzione operando scelte valutative ed organizzative, assumendo decisioni in sede disciplinare e paradisciplinare a volte impopolari per il consenso mediatico riscosso dai protagonisti oggetto delle sanzioni applicate e non gradite da alcuni settori interni allo stesso corpo magistratuale per la modifica di situazioni e aspettative soggettivamente consolidate. 
Se il sospetto diventa indizio, il fatto notorio riscontro, il teorema  prova si sconfina in quel settore di arbitrio che ha preoccupato anche il Capo dello Stato il quale, nel suo intervento alla cerimonia per lo scambio degli auguri con le alte magistrature della Repubblica del 17 dicembre 2008, ha rappresentato l’urgenza di intervenire con riforme “volte a scongiurare eccessi di discrezionalità, rischi di arbitrio e conflitti interni alla magistratura nell’esercizio della funzione giudiziaria, a cominciare dalla funzione inquirente e requirente”.
Per difendere con credibilità l’attuale assetto ordinamentale e processuale del Pubblico Ministero occorre che lo stesso lavori con la filosofia del rispetto dei diritti delle parti e dei terzi, della formazione della prova e del processo, rappresentando l’indagine come un momento esclusivamente prodromico all’accertamento di fatti che devono trovare solo nel processo, fino al suo atto finale, la consacrazione di verità storica.
Il rigore, trasversalmente vissuto, che il Consiglio Superiore ha evidenziato su questi temi esprime il senso di una istituzione non divisa da sussulti correntizi e consapevole del rischio che una gestione irresponsabile del principio del potere diffuso da parte dei magistrati può costituire l’occasione per interventi riformatori anche non necessari.
In sede di applicazione dell’art. 2 R.D.L. 31 maggio 1946 n. 511, pur nella consolidata interpretazione che si possa applicare l’istituto soltanto ai casi di condotta non sussumibile in alcuna fattispecie disciplinare qualora, a seguito di tale comportamento, sia venuta meno la possibilità di esercitare da parte del magistrato con autonomia e indipendenza le funzioni giudiziarie nella sede di appartenenza, il Consiglio ha trasferito in via amministrativa per incompatibilità ambientale un giudice in una vicenda ampiamente pubblicizzata dai mezzi di informazione, anche con giudizi polemici e dietrologici nei confronti della decisione assunta dall’assemblea, mentre, nell’anno 2008, la Prima Commissione referente ha deliberato l’apertura di 5 procedure di trasferimento officiose ex art. 2 Legge Guarentigie in parte definite o sospese per l’avvenuto trasferimento del magistrato volontariamente o con lo strumento della cautela disciplinare. Si tratta di decisioni assunte con comune consapevolezza e senza alcuna finalità estranea alla ratio della normativa.   
L’istituzione consiliare deve infatti  governare le riforme legislative anche se le stesse costituiscono vere e proprie rivoluzioni culturali come tali  traumatiche per le aree di conservazione. Mi riferisco, in questo caso,  alla attività per dare piena attuazione, nei tempi previsti dalla legge e con un impegno della struttura di governo autonomo definibile eccezionale, al disegno riformatore dell’ordinamento giudiziario che ha avuto il suo completamento con l’approvazione di tutti i decreti legislativi attuativi della legge delega n. 150 del 2005 e con l’entrata in vigore della legge n. 111 del 2007 che ha messo a punto l’intera articolazione della nuova struttura ordinamentale della magistratura ordinaria. Su questo tema, il nuovo modello di magistrato, sarebbe opportuno attendere lo sviluppo di un arco temporale necessario per la stabilizzazione della riforma e per la valutazione dei suoi effetti attraverso la normazione secondaria emanata dal Consiglio piuttosto che intervenire nuovamente con ulteriori modifiche che non siano di  semplice aggiustamento del sistema.

2) La nuova professionalità ed il ruolo dei dirigenti

Nell’anno 2008 va subito evidenziata la rilevante attività svolta dal Consiglio nel settore relativo al conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi. In tale ambito si è realizzato un profondo rinnovamento sul piano della normazione secondaria che regola nel nuovo quadro normativo l’attribuzione degli incarichi direttivi e semidirettivi avviando, al tempo stesso, il più rapido ricambio nella copertura dei posti e favorendo un sensibile abbassamento dell’età media dei dirigenti negli uffici giudiziari. Nel 2008 sono stati deliberati, infatti, n. 235 trasferimenti in uffici direttivi e n. 65 in uffici semidirettivi con una produzione di nomine tre volte superiore rispetto ai parametri esistenti prima della attuazione e regolamentazione del principio della temporaneità della dirigenza.
Il D.Lvo n. 160 del 5 aprile 2006, come modificato dalla Legge 30 luglio 2007 n. 111, è intervenuto sulla materia dei tramutamenti e sull’attribuzione degli uffici direttivi e semidirettivi, innovando i principi regolatori e la cornice istituzionale di riferimento. Come è noto le due novità principali sono costituite dalla temporaneità degli uffici direttivi e semidirettivi, che comporta la previsione di una durata massima dello svolgimento dell’incarico presso uno specifico ufficio, e dalla trasformazione della anzianità da requisito di valutazione a criterio di legittimazione.
Sul piano interpretativo ed applicativo è di particolare rilievo la delibera assunta dal C.S.M., nella seduta del 7 febbraio 2008, in ordine alla “Interpretazione dell’art. 1 co. 4 del D.lgs. del 20 febbraio 2006 n. 106; dell’art. 5 co. 3 della Legge 111/07; degli artt. 45 e 46 del D.lgs. 160/06”.
Nel corpo di tale delibera, sono illustrate le norme dettate in tema di temporaneità degli incarichi direttivi e semidirettivi ed è sottolineato che l’introduzione nel nostro ordinamento del relativo principio risponde all’esigenza di un ricambio nei ruoli in oggetto, accompagnato da una seria verifica sull’operato dei dirigenti, da effettuarsi in occasione della scadenza dei termini stabiliti dal legislatore.
In ossequio alla ratio della temporaneità dei ruoli direttivi e semidirettivi, l’esperienza di direzione si colloca, solo eventualmente, nel percorso professionale di ciascun magistrato, quale servizio reso all’amministrazione della giustizia per un predeterminato arco temporale. La decadenza dall’incarico comporta solo la perdita di quelle prerogative insite nell’esercizio dei poteri di direzione o semidirezione aventi ricadute esclusivamente organizzative, mentre non ne consegue modifica alcuna delle complessive attribuzioni giurisdizionali possedute dal magistrato nell’esercizio delle sue funzioni, né tanto meno ricadute sulla piena capacità di svolgere le stesse.
La temporaneità dell’incarico dirigenziale, l’aumentata discrezionalità nella scelta del nuovo dirigente da parte del Consiglio nell’ambito della procedura concorsuale che valorizza esclusivamente i parametri delle attitudini e del merito recuperando il criterio dell’anzianità solo come “indice dell’esperienza professionale acquisita” hanno provocato fibrillazioni interne a certi settori della magistratura che non hanno ancora metabolizzato una riforma che tende a premiare esclusivamente la cifra di professionalità. Una riforma, quella dell’essere magistrati distinti solo per funzioni  privi di approdi di carriera irreversibili, che è stata peraltro oggetto di antiche richieste da parte di tutte le articolazioni dell’associazionismo giudiziario.
Lo spirito conservatore ancora presente in parte della magistratura ha quindi alimentato diffidenza verso le decisioni operate dal Consiglio portando conseguentemente alle accuse qualunquistiche di scelte determinate da logiche spartitorie di tipo correntizio, accuse fatte proprie da una parte della politica per proporre riforme di sistema anche di rilievo costituzionale. Aumentando tuttavia il peso della componente laica nel Consiglio Superiore si rischia di passare da un sistema di governo autonomo fondato sulla rappresentanza culturale-giudiziaria (la corrente) ad un sistema di eterogoverno di controllo e di vicinanza partitica. 

Un intenso lavoro è stato svolto dal Consiglio anche nell’altro settore particolarmente interessato dalla recente riforma dell’ordinamento giudiziario relativo alle diverse fasi della carriera ed alle valutazioni di professionalità per la progressione in carriera del magistrato.
Dopo l’approvazione della circolare n. 20691 del 4 ottobre 2007, in materia di “Nuovi criteri per la valutazione di professionalità dei magistrati a seguito della L. 30 luglio 2007, n. 111, recante modifiche alle norme sull’ordinamento giudiziario”, il Consiglio, in data 7 febbraio 2008, ha quindi approvato la delibera in tema di “Aggiornamento delle schede anagrafiche sull’individuazione delle qualifiche oggi abrogate con indicazione delle nuove fasce di anzianità”, con lo scopo di integrare la predetta circolare e fissare le modalità per procedere all’inquadramento dei magistrati nella fascia di valutazione di professionalità corrispondente all’anzianità di servizio maturata alla data del 31 luglio 2007. Ciò consente ad ogni singolo magistrato di verificare con precisione la sua posizione professionale, anche nella prospettiva di conoscere le possibilità di evoluzione della propria carriera.
Sempre al fine di adeguare la normativa secondaria al nuovo sistema di valutazione di professionalità dei magistrati, il Consiglio, nelle sedute del 12 e 25 giugno 2008, ha approvato la nuova circolare sull’acquisizione dei provvedimenti e verbali di udienza a campione che quindi diventano una ulteriore fonte codificata di conoscenza per analizzare il lavoro del giudice.
Va inoltre segnalata la risoluzione approvata, in data 23 settembre 2008, con la quale è stato costituito un  gruppo di lavoro per l’individuazione degli standard medi di definizione dei procedimenti di cui alla risoluzione adottata dal Consiglio.
L’ art. 11 d.lgs 160/06, come riformulato dalla l. 111/07, nell’individuare i parametri per la valutazione di professionalità dei magistrati, ha infatti previsto che il paramento della laboriosità venga desunto anche dagli standard medi di rendimento, rimettendo al Consiglio la relativa individuazione.
Tali standard medi – secondo la circolare dell’8 ottobre 2007 – vanno comunque valutati tenuto conto della complessiva situazione organizzativa e strutturale degli uffici; dei flussi in entrata degli affari; della qualità degli affari trattati, determinati in ragione del numero delle parti o della complessità delle questioni giuridiche affrontate; dell’attività di collaborazione alla gestione dell’ufficio e dall’espletamento di attività istituzionale; dello svolgimento di incarichi giudiziari ed extragiudiziari di natura obbligatorio; di eventuale esonero del lavoro giudiziario; di eventuali assenze legittime dal lavoro diverse dal congedo ordinario.
Per tale finalità il Consiglio ha ritenuto indispensabile costituire un gruppo di lavoro composto di magistrati con comprovata esperienza nella specifica attività di analisi, valutazione, ponderazione, organizzazione del carico di lavoro del magistrato e degli uffici giudiziari.

3) La mobilità

Il Consiglio si è assiduamente impegnato anche nei trasferimenti e nelle assegnazioni di sedi dei magistrati al fine di assicurare una efficiente mobilità interna adeguando la normativa di settore alle innovazioni legislative che si sono succedute.
In tale direzione è particolarmente significativa la delibera assunta il 28 maggio 2008 di “Modifica della circolare n. 15098 del 30 novembre 2003 e succ. mod. Disposizioni in tema di tramutamenti e di assegnazioni per conferimento di funzioni”.
Le modifiche apportate alla circolare del 2003 rispondono, per un verso, all’esigenza di coordinare la normazione secondaria con le importanti novità ordinamentali introdotte dal D.Lvo n. 160/2006, come modificato dalla L. n. 111 del 2007; per altro verso, alla necessità di semplificare ed accelerare le procedure di trasferimento, in linea con quanto già previsto dalle delibere plenarie del 13 marzo 2007 e del 17 maggio 2007, nonché di esplicitare i criteri per l’attribuzione di determinati punteggi aggiuntivi, chiarendo così alcuni dubbi interpretativi sorti nel tempo.
Le questioni relative alle difficoltà di copertura dei posti negli uffici requirenti, sorte a seguito delle limitazioni normative al cambiamento di funzioni, introdotte dal D.Lgs. 160/2006, sono state affrontate anche nella delibera del 29 luglio 2008, avente ad oggetto lo “Studio delle problematiche inerenti al conferimento di funzioni, anche d’ufficio, previste dall’art. 12, co. 1, D.lvo 160/2006 in caso di esito negativo di due procedure concorsuali per inidoneità dei candidati o per mancanza di candidature, qualora sia ritenuta sussistente una situazione di urgenza che non consenta di procedere a nuova procedura concorsuale”.
Nel corpo della delibera è compiutamente dato atto che i limiti posti dalla riforma dell'ordinamento giudiziario al passaggio dalla funzione giudicante a quella requirente hanno già determinato significativi vuoti di organico negli uffici di procura, in particolare in quelli di più difficile copertura per collocazione geografica e ragioni ambientali. Durante le procedure di trasferimento a seguito del bando pubblicato nel maggio 2007, è emersa con chiarezza la scarsa propensione dei magistrati al passaggio da una funzione all’altra, e soprattutto una tendenza assai maggiore al passaggio dalla funzione requirente a quella giudicante. Il bando pubblicato il 9 giugno 2008 per 354 posti ha evidenziato la profonda crisi della mobilità trasversale (passaggio da una funzione all’altra), laddove soltanto 14 magistrati hanno cambiato funzione, l’impossibilità di coprire determinati uffici di procura (non solo nel sud ma anche in talune zone del nord Italia) e, in assoluto, determinati uffici giudiziari del sud Italia, posto che 134 sedi non sono state coperte per assenza di aspiranti o di aspiranti legittimati. 
In prospettiva, la scarsità di aspirazioni alle funzioni requirenti, provocata anche dai continui effetti annuncio di interventi riformatori sullo status del pubblico ministero sempre più sottratto all’area dell’attuale sistema di giurisdizione unitario,  non potrà che accentuarsi, considerato che per passare ad un ufficio di procura sarà necessario trasferirsi ad una sede di altro distretto e di altra regione e che all’interno dell’ambito territoriale circondario-provincia soltanto i giudici civili potranno aspirare a svolgere la funzione di pubblico ministero. La rilevazione delle scoperture negli organici degli uffici requirenti delle quattro regioni del sud contrassegnate dalla più grave emergenza criminale (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) ha evidenziato dati preoccupanti ed, in alcuni casi, al di sotto dei limiti di una pur minima funzionalità degli uffici. Su un organico complessivo di 660 posti di magistrato requirente in uffici di primo grado nelle predette regioni ne sono risultati vacanti 86 (pari al 13%) di cui: 41 in Sicilia (con una punta massima di 17 vacanze nel distretto di Palermo), 20 in Campania, 19 in Calabria e 6 in Puglia.
La combinazione di questa generale tendenza alla migrazione verso gli uffici giudicanti con il divieto di destinare alle procure i magistrati di prima nomina - possibilità preclusa dall’art. 13 co. 2° D.L.vo 160/2006 - renderà la situazione estremamente complessa, portando in breve all’azzeramento degli organici di interi uffici giudiziari requirenti. Infatti, dallo studio dei dati in possesso del Consiglio Superiore, risulta che per anni è stato possibile coprire i posti vacanti in numerosissimi uffici di procura – in particolare quelli delle sedi “disagiate” – soltanto facendo ricorso agli uditori, invogliati peraltro da norme di legge e di circolare consiliare ad una permanenza prolungata nella sede assegnata grazie ad incentivi economici e di carriera, utili ad assicurare una certa stabilità e quindi la continuità indispensabile per l’efficienza del servizio.
Sulla base delle rilevazioni acquisite e delle considerazioni esposte è risultato  incontrovertibile che la combinazione di limiti al passaggio e divieto di assegnazione dei nuovi magistrati alle procure stia portando verso un’intollerabile paralisi dell’attività d’indagine , a partire dalle sedi del sud e delle isole ma anche di alcune del nord.
Siamo sostanzialmente in presenza di carriere di fatto separate con poche vocazioni per una funzione inquirente che è in attesa di essere rimodellata quanto a statuto ordinamentale e processuale in assenza di un progetto chiaro e leggibile, circostanza quest’ultima che opera come forma di disincentivazione per una evidente paura dell’ignoto.
All’esito delle riflessioni che precedono, si è ritenuto di invitare il Ministro della Giustizia ad adottare le iniziative legislative opportune per fronteggiare la situazione di emergenza conseguente all’applicazione dell’art. 13 co. 2° del D.L.vo n. 160/2006.
Invero se il principio di non destinare a determinate  funzioni sensibili i magistrati ordinari all’esito del tirocinio può essere idealmente condiviso sotto il profilo di assicurare un ingresso protetto nella giurisdizione ai giovani, si pone il problema concreto sul piano organizzativo (non sempre ideale e reale si coniugano) di come coprire le sedi di procura.
L’iniziativa adottata dal Governo con il decreto legge n. 143 del 16 settembre 2008  recante: “Interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario” sarà a breve sperimentata dopo l’esaurimento dell’ultima procedura concorsuale avviata con la pubblicazione in data 14/1/2009 di 206 sedi requirenti di primo grado.
Sul testo di legge -  che all’art. 1, rispondendo alle esigenze di funzionalità segnalate anche dal Consiglio con la risoluzione del 29 luglio 2008, introduce sostanziali modifiche al regime previsto dalla l. n. 133 del 4 maggio 1998, in materia di incentivi ai magistrati trasferiti o destinati d’ufficio a sedi disagiate-  il Consiglio ha reso il parere in data 7 ottobre 2008.  L’assemblea ha osservato che merita una valutazione positiva l’ampliamento dei criteri di qualificazione delle sedi disagiate. Si è pure considerato che l’innalzamento della scopertura al 20%, secondo la previsione dell’emendamento introdotto in sede di conversione del decreto, rischia, invece, di rendere eccessivamente selettivi i criteri di individuazione delle sedi disagiate.
Giudizio positivo è stato espresso in ordine alla scelta di collegare la legittimazione al trasferimento in sede disagiata al conseguimento della prima valutazione di professionalità: si richiede, cioè, il superamento positivo della prima fase di apprendimento e di pratica professionale al fine di garantire, preferibilmente, una preparazione adeguata ad affrontare condizioni di lavoro talvolta complesse e problematiche. Il Consiglio ha altresì valutato positivamente la scelta di fondare il meccanismo incentivante esclusivamente su benefici economici e di carriera escludendo la già prevista possibilità di ottenere trasferimenti con preferenza rispetto a tutti gli altri aspiranti.
Perplessità sono state espresse sia in merito alla limitazione a dieci delle sedi –di nuova istituzione quanto a genere-  a copertura immediata, il cui regime è consegnato all’art. 1 bis della l. n. 133/1998 novellata, sia  in relazione alla individuazione della platea dei magistrati  tra i quali scegliere quelli da trasferire d’ufficio posto che il requisito della ultradecennalità potrebbe non garantire un numero adeguato di candidati.
Si ha dunque ad oggi la sensazione che il problema della copertura di determinati uffici di procura sia stato sottovalutato e che possa rappresentare in futuro un ostacolo di difficile superamento per la politica della mobilità magistratuale da parte del Consiglio.

4) La ritenuta attività “politica” del Consiglio: i pareri sui provvedimenti legislativi e le pratiche a tutela.

Nel corso del 2008 il Consiglio Superiore  ha manifestato il suo ruolo istituzionale anche attraverso l’approvazione di numerosi pareri (9) sui provvedimenti legislativi pertinenti alla funzione ed all’attività giudiziaria, come previsto dall’art. 10 della legge n. 195 del 1958.
Tra i più significativi vanno ricordate le delibere del 17 gennaio 2008, con cui è stato reso il parere sul disegno di legge, approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 aprile 2007, recante “Disposizioni concernenti i delitti contro l'ambiente. Delega al Governo per il riordino, il conferimento e l'integrazione della relativa disciplina”;   - - del 8 giugno 2008 sul decreto legge n. 90 del 23 maggio 2008 concernente “Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile”, poi convertito con modificazioni nella legge 14/7/2008 n. 123. 
- del 1° luglio 2008 sul Decreto legge n. 92 del 23 maggio 2008, concernente “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica”. 
- del 30 settembre 2008 sulle disposizioni in materia di riforma del codice di procedura civile, contenute nel disegno di legge n. 1441 bis - Camera dei Deputati - concernente “ disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competività, la stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria”.
Numerose sono state le polemiche suscitate, soprattutto in occasione della discussione sul parere relativo al cosiddetto decreto sicurezza, in relazione al ruolo del Consiglio allorché, nell’ambito dell’attività propria di consultazione prevista dalla legge istitutiva del 1958, esprime giudizi in ordine alla eventuale compatibilità costituzionale di alcune disposizioni di legge all’esame del Parlamento.
Il dibattito che si è sviluppato è apparso molte volte strumentale posto che nel nostro sistema i vagli tecnici di costituzionalità di una legge non spettano certamente al Consiglio Superiore della Magistratura ma agli organi costituzionali investiti, a diverso titolo, durante e dopo l’approvazione del provvedimento normativo. Appare evidente che la rappresentazione di una possibile criticità costituzionale in sede di analisi consultiva di una norma da parte del Consiglio -attività assolutamente propria delle competenze dell’organo in quanto tecnicamente libera- può acquistare, soprattutto attraverso opportune enfatizzazioni mediatiche, il valore di un intervento  di contrapposizione all’attività di governo come tale assumendo una caratterizzazione politica che tale invece non è per genesi costituzionale, compito ordinamentale e approdo finalistico di atto compiuto nel rapporto di collaborazione con il Ministro della Giustizia.    
Non si può tuttavia sottacere che le attribuzioni del Consiglio in materia di pareri e di  pratiche a tutela dell’ordine giudiziario – istituto che discende direttamente dall’art. 104 della Costituzione di competenza della Prima Commissione secondo quanto previsto dalla tabella annessa al regolamento dell’organo di governo- siano quelle attualmente oggetto di particolare attenzione riformatrice finalizzata ad una limitazione delle competenze e quindi ad un ridimensionamento della funzione costituzionale del Consiglio medesimo.

5) Le altre attività del Consiglio. La dimensione internazionale. 

Con delibera del 17 gennaio 2008, concernente “Modalità di comunicazione al singolo magistrato con il mezzo informatico dell’esito delle pratiche che lo riguardano” e “Informazione ai magistrati sull’attività del Consiglio – predisposizione di un notiziario informativo da divulgare con il mezzo informatico e con cadenza settimanale avente ad oggetto, anche su indicazione dei singoli componenti, l’attività consiliare ritenuta di rilievo” il CSM ha stabilito di avviare la redazione e la trasmissione di un notiziario informatico delle delibere assunte dall'Assemblea Plenaria limitatamente, allo stato, alle proposte della Terza, Quinta e Sesta Commissione delegando la Sesta Commissione - d'intesa con il Segretario Generale per gli aspetti tecnici- per verificare i modi e i tempi dell'ampliamento della comunicazione di tutte le delibere assunte dal Plenum nonché alle proposte di delibera realizzate dalle singole Commissioni referenti. L’obiettivo è quello di fornire un servizio di informazione moderno, qualificato dalla tempestività e neutralità dell’informazione, che tenti di attenuare quel rapporto, a volte censurabile, fra possessore della conoscenza e spendita della medesima per rendite di posizione personale.     
Nella seduta del 23 gennaio 2008, il CSM ha adottato la delibera di indirizzo generale relativa alle Convenzioni da stipularsi tra Uffici giudiziari e Università.
Il Consiglio, già con la delibera adottata nella seduta del 19 luglio 2007, aveva stabilito le linea guida delle Convenzioni che possono essere stipulate tra i dirigenti degli Uffici giudiziari da una parte e i Consigli dell'Ordine o le Scuole di specializzazione delle professioni legali dall'altra, volte a disciplinare l'espletamento di tirocini e di stages formativi da parte di laureati in giurisprudenza che risultino praticanti avvocati o frequentanti delle Scuole di specializzazione delle professioni legali. Ferme restando le considerazioni di ordine generale già presenti nella delibera del 19 luglio 2007, il Consiglio superiore ha specificamente approfondito la questione dello svolgimento presso gli uffici giudiziari di attività di formazione di studenti e di neolaureati in giurisprudenza o di in altre materie che risultino complementari o legate da interesse scientifico rispetto al lavoro giudiziario .
Nell’ambito dell’attività del Comitato delle Pari Opportunità in Magistratura merita di essere segnalata la pratica nell’ambito della quale è stato realizzato l’importante Convegno“Il diritto alle pari opportunità a 60 anni dall’entrata in vigore della Carta costituzionale” tenuto nella sede consiliare il giorno 24 ottobre 2008. Si deve al riguardo rilevare che nel mese di maggio 2008 è stata istituita la rete dei Comitati per le pari opportunità delle professioni legali e che la prima Assemblea Generale della Rete si è tenuta proprio il 24 ottobre 2008 in apertura del richiamato Convegno.

Nel panorama internazionale il modello di governo della magistratura italiana costituisce un riferimento molte volte adottato dai Paesi i cui sistemi democratici sono in fase di costruzione attraverso gli assetti costituzionali e le riforme ordinamentali interne. Il Consiglio Superiore,  per la sua antica storia di autonomia e per la sua collocazione di vertice organizzativo di un ordine giudiziario osservato come presidio per la indipendenza del singolo magistrato, gode di un particolare prestigio soprattutto negli organismi di collegamento europei quali: la Rete dei Consigli di Giustizia d’Europa (ENCJ ) nell’ambito della quale è stato nuovamente eletto nel comitato direttivo dall’assemblea generale tenutasi a Budapest il 22 e 23 maggio 2008;  la Conferenza Internazionale degli organi giudiziari di autogoverno e controllo dei Paesi dell’area balcanica dove il Consiglio italiano partecipa quale unico esponente dell’europa occidentale (assemblea di Bucarest tenutasi nei giorni 22 e 23 settembre 2008); il progetto Eurosocial che è un programma quadriennale della Commissione Europea, di cooperazione con l’America Latina, che si sviluppa sui  settori dell’istruzione, del sistema fiscale, della giustizia, del sistema sanitario e  della sicurezza e che, per quanto riguarda la giustizia, impegna primariamente proprio Francia e Italia.    
Con specifico riferimento all’attività dei gruppi di lavoro all’interno dell’ENCJ si segnala in particolare il WG:  “Criminal Justice”, co-coordinato dall’Italia e dall’England & Wales sui temi del contrasto al terrorismo internazionale e della imparzialità della investigazione.
Il Consiglio ha sottoscritto a Bucarest in data 22 settembre 2008 un accordo bilaterale di cooperazione con il Consiglio Superiore della Romania al fine di favorire lo scambio di conoscenze e la collaborazione dei rispettivi organismi giudiziari anche in relazione a  fatti di cronaca che rappresentavano il coinvolgimento di cittadini romeni nella consumazione di reati di particolare allarme sociale.
Per quanto concerne poi la collaborazione con le diverse istituzioni che interagiscono sul terreno della creazione di uno spazio giuridico comune, si rileva che il CSM non ha mai fatto mancare il proprio apporto al Consiglio d’Europa, istituito sin dal  1949 e per tale ragione definito la più “vecchia” organizzazione politica europea. Il Consiglio Superiore della Magistratura infatti, ebbe a salutare con favore l’istituzione del Consiglio Consultivo dei Giudici Europei (CCGE) tempestivamente designando un magistrato italiano quale suo delegato sin dalla costituzione di tale organismo, intervenuta nell’anno 2000.
Del pari, si rileva che il CSM ha designato un componente per la partecipazione ai lavori del Consiglio Consultivo dei Procuratori Europei (CCPE), organo consultivo del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, con specifiche competenze sul ruolo del pubblico ministero nel sistema della giustizia penale in Europa.
Il Consiglio ha realizzato nel corso dell’anno 2008 progetti comunitari a favore di Paesi che hanno avviato processi di democratizzazione e di avvicinamento all’Europa, nell’area balcanica. Si segnala, in particolare, il progetto Twinning con l’ALBANIA “AL 05 IB JLS 0” Support to the General Prosecutor’s Office to Undertake inspection and Evaluation of Prosecutors; il Consiglio, ottenuta l’aggiudicazione del progetto in questione, ha quindi approvato il relativo piano di lavoro, con delibera del 28 maggio 2008, individuando cinque magistrati esperti per lo svolgimento dell’attività.

Le riflessioni che ho cercato di svolgere evidenziano dunque la necessità di tenere sempre alta l’attenzione sui temi dell’autocritica istituzionale, dell’etica del dialogo, della ricerca di una professionalità moderna ed affinata, della realizzazione di proposte riformatrici che puntino sulla sacralità e sull’efficienza del processo e che garantiscano quegli equilibri fra i poteri scritti nella Carta Costituzionale. Lo Stato  può imporre e pretendere una cultura della legalità partendo da una nuova spinta morale e così proponendo quell’autorevolezza istituzionale che sembra oggi smarrita. Il compito dei magistrati è quello di incominciare dalla giustizia.
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Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 09:33:49, in Magistratura, linkato 2444 volte)
Associazione Nazionale Magistrati


Sezione Distrettuale di Roma - Lazio

Intervento del Presidente ANM Roma-Lazio alla apertura dell’anno giudiziario 2009



E’ passato un  anno. E’ passato un anno e la situazione complessiva della funzionalità del sistema non è cambiata. Segnalavo lo scorso anno le disfunzioni rappresentate univocamente dall’intera cultura giuridica. Si diceva che è indispensabile, nel settore civile, la semplificazione del rito e l’abolizione della pluralità di schemi processuali ed, in quello penale, il superamento di una legislazione emergenziale e non di sistema che crea nuove figure di reati senza una maggiore agilità di procedure.

 Non solo: indicavo, in quell’intervento, i danni causati da un ordinamento giudiziario che, privo di una disciplina transitoria, determina, per la immediata applicazione delle norme sulla ultra decennalità, una perdita di professionalità oltre a disagi organizzativi. E poi la mancata riqualificazione del personale ed il divieto del turn over.

Su tutto si segnalava la carenza di strutture che porta tutti i disagi che creano il malfunzionamento del servizio Giustizia – la cui organizzazione ricade direttamente, come prevede l’articolo 110 della Costituzione sul Ministro della Giustizia -  e che potrebbero almeno in parte esser risolte con semplicità.

Oggi quei problemi e quei nodi sono venuti al pettine. Nel settore penale la precarietà dei collegi – figlia di un ordinamento mal pensato e non coordinato con il codice- è diventata quasi la norma, con tutte le conseguenza negative per la definizione celere dei processi. Male segnalato e risolvibile con una modifica normativa che non sembra interessare nessuno fuori di questi Uffici. Processi che iniziano, iniziano di nuovo ma non finiscono mai. Panacea per il colpevole, offesa per lo Stato e per il cittadino onesto.

Nel settore civile molto si promette ma poco si muove. Una situazione di stasi che ricade sulla credibilità dell’intero sistema, anche economico e che disincentiva investimenti nel Paese. Parole dette, vanamente  ripetute, problemi conosciuti ma non affrontati con reale determinazione.

Ed ancora, forse si è vista qualche iniziativa nei confronti del personale amministrativo perché sia maggiormente motivato? Al contrario, aggressioni generalizzate che creano in clima di demotivazione che solo la professionalità che quotidianamente riscontriamo riesce ad affrontare. I pensionamenti superano di gran lunga le assunzioni, le piante organiche sono state drasticamente ridotte, peggio adeguate alle carenze di organico, così oggi gli organici appaiono, ma non sono nei fatti, interamente coperti.

Sicché, non solo pare essere stata accantonata la nostra proposta, largamente condivisa, di istituire un ufficio di diretto supporto del giudice, ma persino i tradizionali servizi di cancelleria sono stati incisivamente ridimensionati, con il risultato di impegnare quotidianamente i singoli magistrati, ora più di prima, in una defatigante opera di supplenza per non paralizzare lo svolgimento dell’attività giurisdizionale.

Per non dire dei drammatici ritardi nell’attuazione del processo telematico (non è chiaro se a tutt’oggi ancora provvisto di tutte le necessarie risorse finanziarie), su cui tanto si era puntato per accelerare i tempi processuali ed ottimizzare il lavoro degli uffici di cancelleria. 

Altri nodi, gravissimi nodi, che preannunziammo, sono venuti al pettine. E’ incredibile ed ingiustificato che sia stato impedito ai magistrati di prima nomina di svolgere funzioni monocratiche penali. Questo, bomba ad orologeria ben programmata, sta svuotando le Procure, sta creando le condizioni di reclutamento straordinario con soggetti privi della necessaria professionalità. Si credeva che gli incentivi costituissero la soluzione al problema. Così non è, così non sarà e alla fine l’espressione abusata  secondo la quale il magistrato è solo uno che ha vinto il concorso sarà superata perché potrà esser magistrato chi il concorso non lo ha superato.

Ancora. Drammatiche conseguenze, in questo distretto, comporterà lo spostamento alla competenza esclusiva del Tribunale di Sorveglianza dei reclami contro i provvedimenti del Ministro della Giustizia ex art. 41 bis ord. pen.

 Negative conseguenze sull'organizzazione del Tribunale con ricadute sulla certezza della pena per i condannati liberi e sulla flessibilità della pena per i condannati detenuti in carcere, dall'altro lato, una impropria caratterizzazione del Tribunale come unica sede di controllo giurisdizionale delle decisioni del Ministro. Peraltro, tale competenza si affiancherebbe, con evidenti profili di inopportunità, alla già vigente competenza esclusiva della nostra sede nei confronti dei collaboratori di giustizia ammessi a speciale programma di protezione o a misure tutorie, cioè proprio nei confronti di coloro i quali hanno fornito gli essenziali contributi su cui si fondano i provvedimenti ministeriali emessi ex art. 41 bis.

Sullo sfondo ancora riforme ordinamentali, persino costituzionali.

Sia chiaro, non è cambiando la Costituzione che il processo, civile o penale, sarà più rapido. Magari riscrivendo le circoscrizioni giudiziarie, più antiche della Costituzione e basate sulle esigenze di un Paese rurale; ma si è detto che questo non si vuole fare.

Ciò che invece si constata è la continua erosione della credibilità della Magistratura con attacchi sempre più virulenti anche nel merito, accuse generiche con l'insistenza martellante degli imbonimenti televisivi, di parzialità preconcette, formulate contro i giudici, da rappresentanti anche elevati della classe politica, in sintesi una campagna di  delegittimazione che ha visto spesso in azione esponenti di rilievo

Per creare le condizioni delle riforme che incidano sull’ordinamento è necessario che il soggetto da penalizzare sia delegittimato come punto di riferimento istituzionale, ancor prima culturale, quindi le critiche devono esser portate non tanto ai suoi atti, ma alle singole persone ed alla loro credibilità. 

Una vicenda che recentemente ha investito la Procura di Roma è emblematica di tale situazione.  Non si è detto che il provvedimento emesso era non condivisibile, criticabile o persino errato, ma si è parlato di un magistrato inadeguato. Per altro non si è saputo o voluto spiegare che il giudice non può superare la richieste del PM in sede di valutazioni delle esigenze cautelari Ma si è voluta dare l’impressione che la politica dovesse intervenire perché la Magistratura era inadeguata a difender la collettività, quasi che il dovere di questa fosse quello di prevenire i reati e non quello di applicare imparzialmente la norma. Su questa strada si arriverà a doversi chiedere se sarà opportuno, prima di emettere un provvedimento che incida sulla libertà personale chiedere il consenso del Ministro o dei suoi ispettori. E non dovremmo esser preoccupati di un controllo politico sulla attività giurisdizionale?

  Il giudice, ma anche il pubblico ministero, all'opposto, deve essere sempre consapevole della portata politico-costituzionale della propria funzione di garanzia, così da assicurare, pur negli invalicabili confini della sua subordinazione alla legge, un'applicazione della norma conforme alle finalità posta a base della stessa, secondo il  dettato della Costituzione. Si, anche il pubblico ministero: non organo di accusa cieco e perciò stesso soggetto odioso, contrapposto mediaticamente al cittadino, figura in cui tutti istintivamente ci riconosciamo, ma organo imparziale, soprattutto nella fase di ricerca della prova, serenamente attento alla corretta ricostruzione del fatto. Questo l’architettura culturale del nostro sistema recepita nella Costituzione.

Parallelamente, attacchi all’organo di autogoverno, accusato, proprio nel momento in cui sta applicando con uno sforzo indiscutibile, il nuovo ordinamento, di partigianeria o poca linearità. E da qui proposte di riforma o dell’organo stesso – ed in questo rimaniamo stupiti e delusi dalle Camere penali che nel proprio comunicato affermano che “è necessario riformare il CSM, divenuto “una terza camera” dello stato”   –. O ancora si parla di riforma del sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura, spacciando la mortificazione di gruppi associati concorrenti come benefico strumento per emarginare le formazioni interne all'Associazione Nazionale Magistrati, e si ignorano i ricchi fermenti di riflessione che tutte queste hanno immesso nella vita della magistratura, soprattutto si apre la strada a pratiche occulte di intesa per il coagulo di voti su candidature di fatto.

Accettiamo le critiche, le accettiamo serenamente e siamo i primi ad aver voluto riforme quali quelle finalizzate al controllo della professionalità – ricordo solo un convegno che si svolse a Roma circa dieci anni fa ed all’esito del quale furono pubblicate le proposte su un libro di larga diffusione- o alla valutazione dei dirigenti. Percorso lungo, complesso, in cui si possono commettere errori, ma che sta producendo ottimi risultati, non tanto per un rinnovamento generazionale dei capi degli Uffici, ma per la capacità di scelta di soggetti motivati e determinati.

Questa la via da seguire per il rinnovamento, questi gli intenti indicati dal Ministro della Giustizia quando, nel congresso nazionale disse che il suo programma era quello dalla ANM. Vorremmo che ancora oggi fosse così.

Quante volte abbiamo ribadito che la Magistratura non intende sottrarsi al controllo sul corretto esercizio delle proprie prerogative, perché è consapevole che non vi può esser autonomia senza assunzione di responsabilità, ma questo deve avvenire nel rispetto delle forme e delle regole che la stessa Carta costituzionale prevede. Noi speriamo, ed altro non potremmo fare che si superi la volgarizzazione di questioni giuridiche  per slogan gridati, con voluta ignoranza dei reali contenuti di testi normativi, delle sentenze, delle ordinanze, per poter demonizzare il singolo magistrato e con esso l’istituzione. 

La politica che vuole la crescita del sistema avrà sempre il nostro appoggio, il nostro supporto, avrà a disposizione il nostro bagaglio di conoscenze tecniche. Noi riconosciamo, ma nello stesso tempo richiediamo che sia riconosciuta, la autorevolezza del ruolo svolto nella consapevolezza che solo il rispetto ed il sano bilanciamento tra i poteri dello Stato consacrato nella Costituzione può costituire momento di crescita per il Paese. 


Il Presidente ANM – ROMA
Paolo Auriemma
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Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 09:30:18, in Magistratura, linkato 2603 volte)
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI



SEZIONE DISTRETTUALE DI SALERNO


Avrei voluto parlare solo delle necessarie ed urgenti riforme della giustizia, dirette ad assicurare funzionalità ed efficacia al sistema giudiziario nell'esclusivo interesse dei cittadini, riforme che l'Associazione Nazionale Magistrati ha più volte chiesto alla classe politica nell’ultimo anno, e cioè:
- la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, con l'accorpamento degli uffici più piccoli, sulla base di dati e parametri oggettivi, e tenendo conto delle peculiarità del territorio;

- la riforma del processo civile, strumento fondamentale di tutela dei diritti lesi dei cittadini e punto chiave per lo sviluppo economico e per gli investimenti, da attuare attraverso lo sfoltimento e la razionalizzazione dei riti, l’abrogazione del rito societario, la tempestiva adozione dei decreti legislativi sulla mediazione e conciliazione in ambito civile e commerciale;

- l’attuazione del processo civile telematico, con investimenti adeguati (dotazioni informatiche, costruzione dei software, adeguamenti normativi, formazione degli operatori coinvolti), inconciliabile con i tagli effettuati alle risorse della giustizia;

- la riforma del processo penale, attraverso alcuni interventi prioritari: notificazione degli atti con la posta elettronica certificata, depenalizzazione dei reati minori, archiviazione per irrilevanza del fatto, abolizione dell'avviso di conclusione delle indagini, revisione del processo in contumacia; riforma della prescrizione e della recidiva;

- l’adeguamento di strutture, organici e risorse, anche attraverso il recupero delle risorse tagliate dall'ultima legislazione finanziaria, essendo altrimenti compromessa la dignità della funzione, intesa non come valore autoreferenziale dei magistrati ma come contrassegno della giurisdizione;

- abolizione del divieto, per i magistrati di prima nomina, di assumere le funzioni monocratiche e requirenti di primo grado, per evitare un "disastro" imminente, ampiamente preannunciato dall'A.N.M., e cioè la "desertificazione" di alcune sedi giudiziarie del meridione, atteso che il decreto legge 143/2008 sugli incentivi per le sedi disagiate rappresenta un rimedio insufficiente.
Avrei voluto limitarmi a ribadire l’allarme dell'Associazione Nazionale Magistrati per le proposte di modifica della disciplina delle intercettazioni, che indebolirebbero uno strumento investigativo indispensabile per individuare i responsabili di gravi delitti, e che rafforzerebbero forme di illegalità sempre più diffuse nel paese; e a ribadire l’allarme per le proposte dirette a sottrarre poteri investigativi all'ufficio del pubblico ministero, per affidarli all'iniziativa autonoma della polizia giudiziaria.

Avrei voluto limitarmi a ricordare ancora una volta che l'Associazione Nazionale Magistrati ritiene che non sarebbero utili al funzionamento della giustizia e all'interesse dei cittadini ad ottenere decisioni rapide riforme costituzionali che alterino i principi di indipendenza e autonomia della magistratura, come delineati nell'attuale assetto costituzionale.

Solo di queste cose avrei voluto parlare, perché solo queste cose stanno veramente a cuore ai cittadini italiani, nel cui nome pronunciamo quotidianamente le nostre sentenze.

Con profonda amarezza devo invece necessariamente parlare anche dell’incredibile vicenda che ha sconvolto gli uffici giudiziari di Salerno e Catanzaro.

Deve essere ben chiaro a tutti che su questa dolorosa vicenda la posizione della Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati (di cui faccio parte dal novembre del 2007) e della Giunta Distrettuale dell’A.N.M. di Salerno (che presiedo da quattro anni) è stata fin dall’inizio assolutamente inequivocabile.

Salerno non è Catanzaro.

Invero, in relazione ai magistrati di Salerno si è sempre discusso soltanto del metodo di elaborazione del provvedimento giudiziario adottato, mentre per quelli di Catanzaro si è ipotizzata la ben più grave violazione di specifiche disposizioni normative.

Fin dall’inizio di questa vicenda la Giunta Esecutiva Centrale non ha avuto esitazione a fare anche autocritica e ad affermare, in relazione al contesto calabrese, che per troppi anni si é consentito che la direzione di uffici giudiziari delicatissimi fosse affidata per decenni a magistrati spesso professionalmente squalificati, a volte addirittura collusi con i potentati locali (il che ha indubbiamente contribuito a quella crisi di legalità che, purtroppo, è il connotato più preoccupante di quella regione) e che su questi magistrati non si è intervenuti con tempestivo ed adeguato rigore da parte degli organi disciplinari, lasciando nell’opinione pubblica e nei colleghi un senso di insoddisfazione e di incompiutezza, ove si consideri, ad esempio, che un’indagine giudiziaria è stata prima ostacolata dal dirigente dell’ufficio e poi illegittimamente avocata dal Procuratore Generale.

Ma la Giunta Esecutiva Centrale non ha avuto esitazione anche ad affermare che il dovere del magistrato non é quello di “combattere il male” con qualunque mezzo, bensì di applicare la legge.

La magistratura è, e pretende di essere, custode della legalità. Ed è giusto che a noi si possa e si debba richiedere rispetto assoluto delle regole, di tutte le regole, processuali, etiche e deontologiche.

Invero, la soggezione del magistrato alla legge non è solo la garanzia della sua indipendenza, ma anche il limite del suo potere, che si giustifica solo se esercitato nel rigoroso rispetto delle regole.

Sulla vicenda che ha coinvolto gli uffici giudiziari di Salerno e Catanzaro è intervenuta la decisione della Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura.

A noi non interessano né una difesa aprioristica del C.S.M. né una difesa corporativa dei colleghi sanzionati.

Attendiamo di leggere la motivazione per comprendere perché si è ritenuto necessario adottare urgenti provvedimenti cautelari, perché si è ritenuto necessario sanzionare più gravemente il Procuratore della Repubblica di Salerno e perché si è ritenuto non necessario sanzionare due dei quattro magistrati calabresi incolpati.

Solo in tal modo potremo capire le ragioni di questa decisione e solo in tal modo i colleghi sanzionati così gravemente potranno attivare i rimedi previsti dall’ordinamento per la tutela dei loro diritti.

Perché il magistrato è Istituzione e rispetta le altre Istituzioni. Quando è incolpato si difende nel processo e non dal processo, perché sa bene che è soggetto alla legge come tutti i cittadini e che le decisioni sfavorevoli si impugnano senza delegittimare l’organo che le ha adottate.

Questa vicenda offre comunque l’occasione per una seria riflessione culturale sul nuovo procedimento disciplinare introdotto dalla recente legge di riforma dell’ordinamento giudiziario.

Occorre infatti interrogarsi sulle possibili interferenze tra azione disciplinare e indagini in corso e sulle possibili ricadute di tali interferenze sull’indipendenza del magistrato.

Ecco perché l’A.N.M. di Salerno terrà un’assemblea il 5 febbraio e organizzerà nel mese di marzo un convegno di respiro nazionale dal titolo “L’indipendenza del magistrato tra azione penale e azione disciplinare”.

Rompendo una consolidata tradizione, l’A.N.M. ha scelto di esprimere con chiarezza il proprio punto di vista su questa vicenda senza precedenti nella storia giudiziaria di questo paese.

Siamo infatti convinti che tra i doveri dell’associazione vi sia certamente la difesa dell’indipendenza del magistrato, ma senza rinunciare al fondamentale compito di promuovere sul piano culturale un modello di magistrato adeguato al suo ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti nell’esercizio della giurisdizione.

L’A.N.M. si è trovata di fronte a che quello che il Presidente della Repubblica ha recentemente definito “un vero e proprio cortocircuito istituzionale e giudiziario”, che ha immediatamente offerto alla classe politica, tutta intera, l’occasione per regolare definitivamente i conti con la magistratura, e per mettere fine all’indipendenza del pubblico ministero e all’autogoverno della magistratura, commissariando di fatto l’unico potere rimasto ancora veramente libero in questo paese.

L’Associazione Nazionale Magistrati sarà impegnata nei prossimi mesi a difendere l’attuale assetto costituzionale della magistratura, nell’esclusivo interesse dei cittadini italiani e della democrazia in questo paese.

Sono sicuro che, superata la comprensibile amarezza di questi giorni, continueranno ad essere al nostro fianco anche Luigi Apicella, Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi.

Salerno, 31 gennaio 2009

Il Presidente Gaetano Sgroia
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