Immagine
 panchina ..... di Lunadicarta
 
"
In quale parte non è chiara la frase: "Quattro anni di sfruttamento in peculato d'uso dei server di Università Federico II di Napoli, ai danni dello Stato e della popolazione studentesca partenopea"?

Loredana Morandi
"
 
\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 28/02/2009 @ 10:36:11, in Magistratura, linkato 3450 volte)

Il titolo sembra l'ennesima bordata, ma l'articolo non è tanto male. Ormai certe testate trattano la magistratura come una volta trattavano i no global, durante il dopo Genova e prima di certi "storici" chiarimenti. E no, non è proprio una cosa buona. Ad ogni modo io ne approfitto per rinnovare i miei auguri per la promozione alla dottoressa Elena Riva Crugnola, come già anni fa quando seguivo le sedute del Consiglio Superiore della Magistratura.

E buon lavoro a Tutti da parte di Giustizia Quotidiana!


Il «Risiko» dei giudici: valzer di poltrone nelle aule del palazzo

di
Luca Fazzo

Una informata di nomine cambia il volto della giustizia milanese. Nel giro di pochi giorni il Consiglio superiore della magistratura ha dato il via ad una serie di decisioni che - mentre colmano i numerosi buchi vuoti nell’organico del tribunale - segnano l’approdo a posti chiave di un gruppo di magistrati - diversi per età, esperienze, orientamento - destinati a costituire il gruppo dirigente della giustizia meneghina nei prossimi anni. Sono i presidenti delle sezioni penali e civili del tribunale e d’appello, i magistrati che gestiscono in prima persona la delicata macchina dei processi.

Già definitiva è la nomina a presidenti di sezione in tribunale penale di Lucio Nardi e di Giovanna Ichino, per molti anni pubblico ministero. Nella commissione che screma le candidature si è registrato consenso unanime di tutte le correnti - e la nomina è quindi sostanzialmente scontata - anche per un altro gruppo di presidenti di sezione penale: sono Pietro Gamacchio, Aurelio Barazzetta e Guido Piffer, tutti già in servizio all’ufficio per le indagini preliminari, nonchè Annamaria Gatto e Oscar Magi, il giudice che sta conducendo in questi mesi il complicato processo agli 007 accusati di avere rapito l’estremista islamico Abu Omar.
Sempre nella giustizia penale, vanno a presiedere sezioni di corte d’appello i magistrati Carlo Crivelli, Marta Malacarne, Luigi de Ruggiero e Vito Tucci. De Ruggiero, ex pm ai tempi degli anni di piombo, faceva parte della Corte d’appello che condannò gli assassini del commissario Calabresi. Crivelli è un magistrato di grande esperienza, la cui carriera ha come unico neo l’infelice frase rivolta ad un pm durante uno dei processi a Berlusconi («è il sistema del bastone e della carota») che causò il rifacimento del processo. Anche Vito Tucci è un magistrato di grande esperienza, la cui nomina era stata finora ostacolata dal fatto di avere un fratello che fa l’avvocato a Milano: una incompatibilità che ora il Csm deve avere ritenuto superata (o almeno, in qualche modo, superabile).
Novità in arrivo anche per la giustizia civile, dove alla carica di presidenti di sezione la commissione del Csm ha nominato Elena Riva Crugnola, Laura Cosentini, Carla Maria Gatto e Filippo Lamanna.
Il quadro dei «colonnelli» della giustizia milanese sembra in questo modo sostanzialmente definito. Resta aperta la partita per i «generali», cioè i capi degli uffici, innescata dal pensionamento del procuratore generale Mario Blandini e del presidente della Corte d’appello Giuseppe Grechi. Per il posto di Blandini, dopo lunghe riflessioni, ha deciso di concorrere l’attuale procuratore della Repubblica Manlio Minale. Che, se ottenesse la promozione, lascerebbe libera una poltrona assai ambita. In pole position, il pm Ferdinando Pomarici (il cui collega Armando Spataro rinuncerebbe a correre per sostenerne la candidatura) e il procuratore aggiunto Nicola Cerrato.

Il Giornale
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 


CORTE DI APPELLO DI NAPOLI

Ufficio del Referente per l'Informatica del Distretto
 
Napoli, 14 gennaio 2009.
 
Prot. 4/09/R.I.D.
 
Ai sigg. Responsabili della Società che svolge assistenza informatica presso il Tribunale di Napoli
Al sig. Dirigente il Cisia di Napoli
 
E p.c.
 
Al sig. Presidente del Tribunale di Napoli
Al sig. Dirigente Amministrativo del Tribunale di Napoli
Ai magistrati e dirigente della sezione informatica del Tribunale
Al sig Presidente della Sezione Gip
Al sig. Presidente coordinatore della Corte di Assise
Al sig. Presidente coordinatore delle Sezioni Riesame
 
 
Oggetto: Cessazione della attività di assistenza fornita dall'esperto informatico sig. Giuseppe Di Spirito.
 

Ho ricevuto varie note scritte dal Tribunale di Napoli in riferimento alla cessazione dal servizio del signor Giuseppe di Spirito, tecnico informatico addetto all'assistenza presso gli uffici Giudiziari di Napoli.
 
In particolare, pressoché tutti i magistrati della sezione del Giudice per le indagini Preliminari e della Corte di Assise (e mi risulta che analoga nota è stata inviata, e mi deve ancora pervenire, dai giudici delle sezioni riesame) hanno segnalato il forte disagio dovuto al venir meno del servizio prestato dal sig. Di Spirito che è stato il principale referente tecnico per l'assistenza alle postazioni, tra l'altro, dei giudici.
 
Poiché, come mi è stato riferito in modo informale in occasione di una prima richiesta di notizie, la cessazione del rapporto con il signor Di Spirito non sarebbe collegata ad una riduzione del personale operante presso il tribunale di Napoli per conto del predetto consorzio, devo osservare come sia comprenzibile che tale decisione di estromettere dal servizio di assistenza il citato tecnico abbia effettivamente comportato un effettivo e profondo disagio per i magistrati ed il personale amministrativo.
 
Difatti, a parte la assoluta soddisfazione per il servizio fornito dal signor Di Spirito sotto il profilo strettamente tecnico, ritengo necessario sottolineare come lo stesso abbia acquisito la piena fiducia dei magistrati del tribunale; ciò risulta di importanza ancor maggiore per i magistrati della sezione dei giudici per le indagini preliminari, i quali hanno normalmente dati particolarmente segreti sui quali lavorano con i computers di ufficio e che manifestano la loro difficoltà a consentire l'accesso, di fatto incontrollato, alle proprie macchine da parte di personale a loro non ancora conosciuto. Questo significa che il venir meno della prestazione del signor Di Spirito, risulterà, certamente per vari mesi, probabilmente anche più a lungo, ragione per la quale sarà difficile avere prestazioni adeguate per il probabile rifiuto dei colleghi di lasciar operare i nuovi tecnici senza il diretto ed assiduo controllo del magistrato.
 
Al di là di quelli che sono i formali ed immediatamente apparenti vincoli contrattuali, devo far notare che il mantenimento in servizio di coloro che hanno operato adeguatamente ed hanno acquisito una capacità di adeguarsi alle esigenze dell'utenza, di garantire la assoluta affidabilità per quanto riguarda l'accesso a dati riservati (di fatto possibile per colui che compie attività di assistenza soprattutto alle macchine dei magistrati) è una fondamentale esigenza per una adeguata esecuzione delle attività demandate al consorzio. Il ricambio di personale senza ragioni oggettive che lo impongano finisce per ridurre la qualità della prestazione attesa laddove risultino necessari sia la specifica conoscenza dell'ambito di intervento - il che avviene anche per la assistenza diretta alle postazioni di magistrati e personale - che l' "affiatamento" con le persone con le quali operare.
 
Ritengo quindi chiedere alla dirigenza dell'azienda erogatrice del servizio di assistenza sistemistica, nonché al Cisia per quanto di competenza, in via principale che venga garantito la immediata ripresa del servizio da parte del signor Di Spirito; laddove vi siano oggettivi motivi ostativi prego di comunicarmeli con immediatezza in quanto devo rendere conto al Presidente del Tribunale di quanto sta avvenendo; il Presidente è stato allertato dai colleghi degli uffici indicati ed ha necessità di informazioni per un suo eventuale intervento atteso che sono investiti, fra le altre, attività in cui si pongono questioni di riservatezza e segretezza rispetto alle quali la continuità del personale in servizio è una esigenza fondamentale.
 
Ringrazio dell'attenzione e saluto cordialmente.
 
Magistrato Referente per l'informatica per il Distretto di Napoli - settore penale
Pierluigi Di Stefano
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 28/02/2009 @ 09:06:36, in Sindacati Giustizia, linkato 2023 volte)
INFORMATIZZAZIONE SELVAGGIA
RE.GE. WEB: UFFICI GIUDIZIARI IN TILT

Assistenza Tecnica: Siamo Ostaggio dei Privati

LA SICUREZZA DEI DATI E' A RISCHIO



Nonostante i proclami del ministro Alfano sulla digitalizzazione e l'informatizzazione dell'amministrazione giudiziaria nessuno, o almeno troppo pochi per il momento, alza la voce sulla vergognosa gestione dei servizi informatici, ... e come sempre a pagare sono i lavoratori, giudiziari e non, ... ed i "non" sono i precari esternalizzati dell'Assistenza Tecnica.

I primi in affanno per la lentezza e la farraginosità del nuovo sistema di gestione dei registri informatici che dalla sua entrata in funzione ha gettato nella paralisi gli uffici giudiziari, ed i secondi che subiscono i tagli alle risorse finanziarie stanziate per l'informatica, ... o almeno così la vogliono far passare la politica selvaggia di licenziamenti degli esternalizzati delle ditte consorziate per l'assistenza.

Nonostante il coro di proteste levatosi per il licenziamento in tronco di uno dei tecnici più preparati ed affidabili del Tribunale di Napoli nulla è accaduto perché si arrivasse al reintegro nelle sue funzioni.
Siamo ostaggio dei privati, ... che continuano a gestire le attività nevralgiche degli uffici giudiziari con una mentalità da bottega.

Quindi? ... Giuseppe Di Spirito paga per tutti!!!
Cosa paga? ... il prezzo di aver visto bene dal primo momento e denunciato la vergognosa gestione delle esternalizzazioni.

Alfano? ... forse si meraviglierà ancora una volta chiedendo spiegazioni al DGSIA.

Intanto a Giuseppe va tutta la nostra solidarietà e ringraziamento, ... con l'impegno a denunciare tale deplorevole vicenda, auspicando in tempi brevi l'apertura di un confronto serio e serrato con i vertici ministeriali, ... aspettando che i responsabili di questa vergogna paghino!

Luigi Montesanto
http://uidagnapoli.org/download/notiziario/UILPA_UIDAG_NEWS32_FEB_09.zip
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 28/02/2009 @ 09:00:11, in Sindacati Giustizia, linkato 1916 volte)
RITORSIONE CONTRO UN INFORMATICO A NAPOLI
- INFORMATICI "USA E GETTA" -

Venerdì 20 Febbraio 2009 00:00

Questa è l'incredibile storia di come le ditte private che operano nel Ministero della Giustizia gestiscono i Lavoratori e rispettano l’Amministrazione committente.
Il Sig. Giuseppe Di Spirito operava da molti anni come tecnico “ATU”, informatico esternalizzato presso il Tribunale di Napoli oltre che per l’ottimo lavoro svolto e la fiducia acquisita dall’Utenza, si era distinto per il suo costante impegno di carattere sindacale a difesa dei diritti fondamentali della sua categoria. La società “Td Group” (consorzio OIS.COM) subentrata l’anno scorso al posto della “Cm Consit” (dopo che i lavoratori erano rimasti senza stipendio!!!) lo ha mandato via alla prima occasione, confermando tutti gli altri e sostituendolo con un neo-assunto.

Alle proteste ufficiali della sede giudiziaria, che ha avuto disservizi, nessuno si è degnato di rispondere.

Ai Magistrati che chiedevano lumi nessuno ha fornito spiegazioni.

Queste sono le conseguenze delle privatizzazioni dei pubblici servizi.

Nessuna tutela per gli operatori e nessuna sicurezza che i compiti svolti siano sicuri ed affidabili.

Non importa se lavori con efficienza, i dati sensibili dei sistemi informatici degli Uffici Giudiziari si affidano a personale “usa e getta”! .

Associazione Nazionale Informatici Pubblici e Aziendali
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 


Mail/ Licenziamento informatico al Tribunale senza spiegazioni

Il Mattino

*****



Metropolis Napoli

*****



NAPOLI: MAGISTRATO CHIEDE CHIARIMENTI SU LICENZIAMENTO PERITO INFORMATICO ESTERNO

http://libero-news.it/adnkronos/view/67577

http://www.libero-news.it/adnkronos/view/67581

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 28/02/2009 @ 08:10:56, in Osservatorio Famiglia, linkato 1651 volte)

Napoli, abusa di bimbo romeno di 8 anni
Fermato ventottenne italiano

NAPOLI (28 febbraio) - Un uomo di 28 anni, Aniello Gradito, è stato fermato dai carabinieri a San...
- Dodicenne abusato a Napoli, convalidato fermo pedofilo

- Violenza di gruppo su 14enne: tre arresti a Napoli

- Pedofili, i quattro volti dell’orco: dal “cyber” al padre-padrone 

Violenza sessuale contro minore, gup Mantova derubrica reato. Polemiche
MANTOVA (28 febbraio) - Da tentata violenza sessuale su un minore aggravata dall'uso di un'arma a tentata violenza privata aggravata. A derubricare...

Senigallia, minorenne stuprata fuori dalla discoteca: violenza di branco
ANCONA (28 febbraio) - Era stata violentata in un parcheggio fuori dalla discoteca Miù J'adore...

Nerola, spara alla figlia e poi si uccide: era in cura per crisi depressive
ROMA (28 febbraio) – Tragedia familiare nel Comune di Nerola: una madre ha sparato alla figlia distesa sul letto accanto a lei, poi si è uccisa...

Pedofili, i quattro volti dell’orco:
dal “cyber” al padre-padrone


di di Massimo Martinelli
ROMA (28 febbraio) - L’orco del terzo millennio ha facce diverse. Almeno quattro; con voci differenti e differenti modi di agire. Lo chiamano ”criminal profiling”: disegna l’identikit del delinquente che stai cercando. Ma è roba da psicologi; perché se lo chiedi agli investigatori puri, quelli che vanno per le strade e sulla Rete a caccia di aguzzini, scopri che il criminale più odioso, quello che insidia i più indifesi, un profilo vero non ce l’ha: «Nessun ceto sociale e nessuna fascia d'età è immune da questi comportamenti - spiega Elvira D’Amato, responsabile del Centro di contrasto alla pedopornografia della Polizia Postale - abbiamo individuato pedofili di vent’anni e anche molto avanti di età, quasi ottantenni». Marco Strano è il presidente dell’International Crime Analisys Association, psicologo e criminologo. I pedofili li studia da vent’anni e li ha catalogati: «il profilo è eterogeneo, nel senso che non è univoco ma esiste una tipologia: almeno quattro categorie diverse». Ne parla a fatica, Marco Strano. E come lui stringe in denti Elvira D’Amato, che poi è una di quelle che deve sporcarsi le mani per catturarli, gli orchi che buttano la lenza sul web per adescare ultraminorenni. «Perché prevenire è conoscere. E per conoscere devi scendere in mezzo a loro, infiltrarti e inorridire per capire i meccanismi mentali di questa gente» spiega Elvira D’Amato. E la voce tradisce più di una emozione, più di una notte sveglia, più di un conato di vomito di fronte a certe storie, a certe immagini.

Marco Strano disegna i suoi quattro profili: «Il primo è il padre-padrone: livello culturale bassissimo, vive nei piccoli centri abitati, considera la moglie e i figli alla stregua dell’asino che ha nella stalla». Sono i più catturati, precisa lo psicologo: «Perché sono i meno capaci a sfuggire alle indagini, a nascondere gli indizi che li riguardano». E chissà perché, viene da pensare agli ultimi due arresti di Napoli.

La seconda categoria è quella dei pedofili di livello culturale medio-alto, la maggioranza: «Fanno turismo sessuale, navigano in rete, vanno anche con le donne, spesso sono sposati». Hanno problemi sessuali - spiega Strano - le donne li spaventano: «E hanno ripiegato sulle bambine e sui bambini». L’agghiacciante conferma di questa patologia arriva dall’abbassamento dell’età delle vittime: «E’ successo che quando le bimbe dodicenni hanno cominciato ad imitare gli atteggiamenti delle donne sicure della televisione, i pedofili hanno cercato vittime ancora più piccole».

Terza categoria: sono pochissimi e i più disturbati: «Il livello di parafilia, cioè di disturbo sessuale, è altissimo». Sono quelli che hanno preso coscienza del loro disturbo da giovani, anche a 15 anni, e hanno organizzato la loro vita in modo tale da avere stretti contatti con i bambini. «Di solito - spiega Elvira D’Amato - chi è consapevole di avere questo disturbo si sceglie anche un mestiere che agevoli la sua propensione: l’allenatore di bambini, l’istruttore di palestra, il maestro elementare».

La quarta categoria è fatta da cyber pedofili esclusivi: «Possono avere anche 65mila fotografie scaricate da internet e pagate venti dollari l’una; si dedicano alla masturbazione compulsiva - spiega Marco Strano - l’ottanta per cento di loro non cerca contatti reali e gli altri - almeno secondo una statistica americana - cercando di adescare in Rete». Internet è il loro terreno di caccia, ma anche il tallone d’Achille. Perché sulla rete prima o poi si lascia qualche traccia, e non è un caso che a pattugliare il web ci siano investigatori del calibro di Elvira D’Amato. Marco Strano conferma: «Fino al ’95, al ’96, quando internet non era diffuso, gli arresti erano molti di meno. Anche il turismo sessuale è difficile da inseguire, perché molti Stati difendono queste persone. Adesso è diverso».

C’è il problema dei tribunali colabrodo, inoltre. Il pedofilo di Napoli, ci fosse stata una sensibilità diversa in Procura, forse non si sarebbe trovato in libertà. Ma esiste un problema oggettivo: quello della piena attendibilità delle vittime, spesso in età infantile: «I minori riportano la ”loro” verità, che può essere reale oppure frutto delle suggestioni provocate, ad esempio, da quello che vedono in tv, quando nessuno li controlla. E anche lì vedono talvolta cose shoccanti - spiega Elvira D’Amato - e allora occorre cautela, perché c’è il rischio di creare dei mostri, accusare innocenti». E poi, forse, ci penserà il Parlamento a dare una mano a lei e agli altri investigatori della Postale: «Dovrebbe essere recepita una normativa europea: rendere reato anche l’adescamento. Finora la legge ci ha aiutato; ma se potessimo intervenire anche solo quando c’è adescamento, tutto andrebbe meglio».

Il Messaggero
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 28/02/2009 @ 08:07:59, in Giuristi, linkato 1697 volte)

Giustizia e crucialità

di Salvatore Walter Pompeo

In questi ultimi giorni si è riacceso il dibattito sulla riforma della Giustizia, ormai davvero improcrastinabile, ma, mentre nelle sedi in cui si assumeranno epocali decisioni si discute di intercettazioni, di Consiglio Superiore della Magistratura, di separazione delle carriere e di altri nobili argomenti, v'è chi tenta, ancora una volta, di contrabbandare l'abusato tema dei piccoli Tribunali come un perno ineluttabile di una riforma seria.

Così, dopo gli scambi di amorosi sensi e ammiccamenti tra altisonanti fondazioni culturali nell'ambito di impegnatissimi seminari, celebrati a porte chiuse, sapientemente ammaestrati dalla solita lobby

magistratuale, si scatena la campagna mediatica ed ecco il fiorire di opinioni di ogni sorta, quasi sempre autorevolmente firmate.

E si ritorna a parlare di Tribunali inutili, come di risorse scarse, per invocarne la soppressione.

L'analisi è, però, limitata e merita decisamente alcune precisazioni, tutte, indistintamente, maturate nell' ambito di confronti franchi e pluralisti fra coloro che, in una dimensione nazionale e dati alla mano, hanno avuto e hanno perfetta contezza dello stato dell'arte, delle condizioni in cui versa il pianeta giustizia, delle tematiche, delle problematiche da affrontare nel porre finalmente mano alla agognata riforma.

Esiste un problema di riti, perché occorre qui segnalare come, ad esempio, esistono quasi 30 diversi tipi di procedimenti civili e che, nel primo di essi, il rito ordinario, tra il momento in cui prende abbrivio la causa e la prima di moltissime udienze devono necessariamente intercorrere almeno tre mesi, quello che, dicono, è il tempo medio della durata di una causa in Spagna.

Esiste, poi, un gravissimo problema di organizzazione se è vero come è vero, ad esempio , che da un'indagine eseguita dall'Eurispes è emerso che le cause principali dei rinvii dell'udienza penale sono attribuibili o all'assenza del magistrato o del testimone della Procura ovvero alla mancata notificazione di un atto e che, è noto, la informatizzazione degli uffici giudiziari, la raccolta in tempo reale dei dati, la elaborazione degli stessi sono ancora una chimera.

Esiste, inoltre, un altrettanto grave problema di risorse economiche che determina, ad esempio, l'impossibilità di tenere udienze al pomeriggio per via della mancanza del personale amministrativo.

Tutto questo per rimanere nell'ambito di una disamina assai veloce ma di ampio spettro.

In questo quadro così avvilente levare l'indice accusatore contro il Tribunale di Sulmona, come si è fatto, è sbagliato e inutile.

Inutile perché la soppressione di un piccolo Tribunale non ha come risultato la eliminazione della domanda di giustizia che, all'evidenza, si sposterà da qualche altra parte. Ed è poco accorto qui richiamare i principi dell'economia posto che l'attento ascolto dei coniugi o del minore in un procedimento per separazione personale o l'escussione dei testi in un complessa vicenda di criminalità organizzata richiede esattamente lo stesso tempo a Nicosia come a Torino.

Sbagliato perché l'ultima rilevazione dell'Istituto di Statistica disponibile, quella afferente l'area civile nell'anno 2005, colloca tra i primi venti Tribunali italiani ben 12 di quelli che taluno vorrebbe sopprimere, i piccoli Tribunali.

Se obiettivo della riforma deve essere la funzionalizzazione e la velocizzazione della giustizia è agevole comprendere che sarebbe una manovra suicida.

Molto si può fare in materia di giurisdizione, ma è inutile privare un territorio, anche piccolo, del Tribunale e, all'un tempo, ineluttabilmente, della Procura della Repubblica, soprattutto in aree come quelle del Mezzogiorno flagellate dalla delinquenza organizzata o in zone di montagna, Mistretta, o di frontiera, Tolmezzo, o trascurate da generazioni di disaccorti amministratori al punto che occorrono cinque ore di treno per raggiungere Catania da Palermo, più che Milano da Roma.

Se Uffici giudiziari devono essere soppressi, occorre volgere lo sguardo a moltissimi Uffici del Giudice di pace che registrano sopravvenienze di dieci, venti fascicoli l'anno o sopravvivono solamente grazie agli autovelox di Sindaci disperati e, ancora, alle troppe Sezioni distaccate.

Molte sono le iniziative adottabili allo scopo di deflazionare il macigno della domanda di giustizia, tra esse non certamente quella della depenalizzazione che vale solo a spostare la controversia dall'aula penale a quella civile, né quella della riduzione del numero degli avvocati legato, tra l'altro, all'enorme incremento che negli anni ha avuto il numero dei diritti cosiddetti giustiziabili.

Si intervenga, ancora, sulla piaga della "geografia delle carriere" che rende difficoltosa la copertura di posti in Uffici che non saranno mai vetrina e trampolino per il Monte Citorio. Si ponga rimedio al grave problema creato dalle modifiche ordinamentali del 2007 che non consentono l'esercizio di moltissime funzioni monocratiche al magistrato ordinario di Tribunale appena nominato.

Si rivedano, piuttosto, i confini delle circoscrizioni, come l'Italia ha iniziato a operare nel 1999 nelle aree metropolitane. Si rendano operative, superando le energiche resistenze fin qui registrate, le tabelle infradistrettuali o si creino gli organici distrettuali.

Ma nessuno, per carità, parli di sopprimere Tribunali, soprattutto se piccoli, quelli che hanno standard di efficienza positivi, quelli in cui la giustizia è amministrata in una dimensione umana, in cui è possibile parlare con il magistrato, in cui non occorre andare alle sei del mattino per richiedere una notificazione, in cui la comunità di ridotte dimensioni, e senza Santi protettori, pretende di mantenere la propria sana identità, la propria cultura, la propria storia, il proprio ordinato vivere sociale nel mentre costruisce il proprio futuro, il tutto in una dimensione di moderna, dimostrata efficienza.

Nessuno, insomma, si azzardi a proporre un intervento che, stando alle professate finalità, finirebbe per equivalere ad una inutile strage di innocenti.


AltaLex
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 28/02/2009 @ 07:59:56, in Magistratura, linkato 1842 volte)
Processo ai magistrati

di Gianluca Di Feo

Scarsa produttività. Merito non premiato. Così nei tribunali si sono accumulate 9 milioni di cause non smaltite. Mentre il governo lavora a imbrigliare i giudici
 
Fannulloni? Pochi. Improduttivi? La stragrande maggioranza. Eppure i magistrati potrebbero da soli dare un duro colpo alla crisi della giustizia. Trasformare l'autogoverno, spesso usato come scudo a difesa della corporazione, in leva per riscattare la credibilità dello Stato. Ci vuole poco: basta che lavorino tutti di più e si organizzino meglio. Questo non farebbe uscire la dea bendata dal baratro in cui l'hanno sepolta nove milioni di cause non smaltite e una valanga di leggi create apposta dai governi per insabbiare i processi. Ma di sicuro con un'autoriforma della magistratura si potrebbe cominciare a far arrivare aria nuova nei tribunali italiani. E privare il premier di uno degli argomenti chiave sfruttati per azzerare l'indipendenza delle toghe.

I modelli virtuosi
Una rivoluzione è possibile. Anche senza nuovi soldi. I primi studi statistici sulla produttività dei giudici mostrano che ci sono ampi margini per cambiare rotta e aumentare la quantità di fascicoli smaltiti. Un ricerca di prossima pubblicazione guidata da Andrea Ichino, Decio Coviello e Nicola Persico indica la possibilità di far decollare la produttività anche del 40 per cento. Dati teorici, certo. Che però trovano conferma in alcuni esempi molto concreti. Persino la Cassazione, un tempo simbolo di magistratura polverosa e arcaica, sta diventando un modello di rivincita. La Suprema Corte si è data una scossa, ridefinendo le procedure, inserendo più informatica, organizzando meglio i ranghi. Tanto è bastato a creare uno scatto: nel civile il bilancio è andato in attivo, sbrogliando molti più processi di quanti ne arrivino. Lo scorso anno ne sono stati licenziati 33 mila mentre le nuove pratiche sono state 30 mila. E tutto senza compromettere il garantismo.

Un miracolo proprio nel palazzaccio di marmo, un edificio troppo pesante che per un secolo ha continuato letteralmente a sprofondare nelle rive paludose del Tevere, incarnando la disfatta della giustizia italiana. Nel suo ufficio all'ultimo piano, affacciato su Castel Sant'Angelo, Giovanni Salvi, storico pm romano e in passato tra i leader del sindacato togato Anm, ha poche carte, uno scanner e lo schermo di un pc. È lui a presentare i dati di questa riscossa, facendo scorrere tra le dita come fosse un rosario la chiavetta Usb che può sostituire migliaia di pagine: "Prendiamo le tabelle del civile. Nel 1950 ogni magistrato chiudeva 62 procedimenti; nel 1998 erano 87. Poi con il nuovo millennio abbiamo cambiato passo. Nel 2006 sono stati 192, lo scorso anno 292". Una progressione impressionante. Che non rappresenta un'eccezione.


A Torino, il Tribunale civile ha stravolto la consuetudine del lavorare con lentezza. Il segreto? Un decalogo con 20 regole semplici, concordate con gli avvocati. Dal 2001 la montagna di arretrati è stata amputata di un terzo: dagli archivi hanno dissepolto liti per eredità vecchie di due generazioni e controversie commerciali per prodotti diventati nel frattempo antiquariato. Adesso in quelle aule si riesce a vedere l'Europa: il 93 per cento delle cause si chiude entro tre anni, il 66 in un anno. Ma anche nel tribunale penale di Roma c'è stata una razionalizzazione.

"È un altro esempio di riforma dal basso", spiega Salvi: "Abbiamo individuato l'imbuto nel calendario delle udienze: ogni giudice deve concentrare 20-30 processi in un giorno, con testimoni ed avvocati. Poi d'intesa con i penalisti abbiamo creato norme per evitare i disagi e rispettare gli orari. I risultati si sono visti subito"

Profondo nero
E allora, perché la situazione nazionale continua a peggiorare? Certo, c'è un quantità mostruosa di cause che si riversano nei tribunali, anche per colpa di governi che rendono tutto reato, persino la contrattazione con le prostitute. E c'è un proliferare di ricorsi che non ha pari nel mondo, fatti apposta per alimentare una schiera di avvocati altrettanto vasta. Ma a dispetto di questa tempesta di nuova cause e a dispetto dei primati delle corti modello, la produttività pro capite dei magistrati italiani continua a precipitare. I giudici dei tribunali sono passati da 654 fascicoli chiusi ogni anno del 2001 a soli 533 del 2006. È come se un delitto su cinque venisse dimenticato. Ma se si cerca di dare un peso alla statistica, allora diventa ancora più grave la frenata delle corti d'appello: i 177 casi annuali si sono ridotti a 145. E ogni ritardo in questa fase apre le porte alla prescrizione che cancella i reati e si trasforma nella negazione di ogni giustizia. La radiografia della catastrofe è stata presentata pochi giorni fa dal ministro Angelo Alfano, che però si è poi premurato di firmare un pacchetto di misure destinato a renderla ancora più drammatica. L'arretrato civile è di 5.425.000 fascicoli, quello penale di 3.262.000. Un processo civile dura in media 960 giorni per il primo grado, 50 mesi l'appello. Quasi sette anni prima di arrivare alla Cassazione: un tempo umiliante che distrugge la vita delle aziende e dei cittadini. Nel penale ci vogliono 426 giorni per la prima sentenza e due anni per l'appello: il che significa l'impunità assicurata per un'infinità di crimini. Un altro studio disegna la Caporetto della giustizia. È un lavoro condotto da Riccardo Marselli e Marco Vannini, professori che si dedicano da anni ad applicare valutazioni oggettive nel mondo confuso dei tribunali: ben 17 distretti giudiziari su 29 risultano 'tecnicamente inefficienti'. I due docenti giungono a una conclusione pessimistica: la quantità dei fascicoli che si accumula è tale da annichilire ogni speranza. Senza demolire questa zavorra non si può rendere efficace il sistema. Allo stesso tempo però la ricerca statistica sottolinea come si possa fare di più: se tutti i magistrati si portassero sul livello dei più sgobboni, un decimo dell'arretrato nel civile e il 14 per cento di quello penale potrebbe venire cancellato. Una stima che aumenta nei tribunali meridionali, meno dinamici: un quinto dei fascicoli accatastati nel civile e quasi un quarto di quelli penali scomparirebbero. Utopia?

Senza qualità
Tutti sostengono che i fannulloni sono pochi. Ma dietro i giudici da prima pagina, dietro i pool che sgobbano in silenzio, dietro i pm antimafia che rischiano la vita c'è una massa di magistrati 'senza
qualità'. Hanno fatto del quieto vivere una regola aurea: evitano errori e grane, detestano stakanovismi e protagonismi, diffidano dell'informatica e dei modelli aziendali. Più sciatti che lavativi, talvolta arroganti con i colleghi e maleducati con gli utenti, ma soprattutto poco produttivi. Era rivolto a loro il discorso choc pronunciato due anni fa dal segretario di Md, la corrente 'rossa' delle toghe ma anche quella storicamente più più impegnata sul fronte dell'efficienza: "Nessuno dovrà sentirsi indifferente alla esigenza di un progetto organizzativo minimo per ogni ufficio. Dovremo osare di più, perché nessuno potrà rifugiarsi nella rivendicazione di un ruolo indipendente. Che, se non produce risultati, non serve a nessuno ed è destinato inevitabilmente a declinare", disse l'allora segretario Juan Ignazio Patrone. E ancora: "Il quieto vivere della corporazione non è più compatibile con il dovere di offrire risposte adeguate e qualitativamente decenti alla domanda sociale di giustizia". Belle parole. Ma chi controlla se le toghe lavorano?

Carriera garantita
Finora venivano promossi per anzianità, anche se si rimaneva a compiere le stesse mansioni: oggi quasi sette magistrati su dieci ricevono uno stipendio superiore all'incarico che svolgono. Lo ha analizzato Daniela Marchesi, uno dei responsabili dell'Isae, a 41 anni è considerata la pioniera della materia. Laurea in legge, dottorato in economia, specializzata negli Usa, ha lavorato con Flick alla Giustizia nel 1996 e poi al Tesoro con Padoa-Schioppa. Il suo obiettivo è stabilire quali misure possano incentivare comportamenti virtuosi: cita i testi di Carr Sunstein, il professore chiamato da Obama a guidare il dipartimento per le regole. "La giustizia italiana sarebbe un esempio da manuale: ci sono risorse umane ed economiche in linea con altri paesi, ma otteniamo un risultato generale molto scadente. Analizzando il sistema si vede l'origine del gap: la congerie di norme è fatta in modo tale che incentivi di comportamento vanno tutti in modo sbagliato". Più garanzie, sintetizza, richiedono più tempo. Ed è per questo che tra i soggetti del processo, più che ai magistrati tocca agli avvocati cambiare: "Il magistrato non può velocizzare la sua attività senza rischiare di compromettere le garanzie". Insomma, la professoressa Marchesi non crede in una riforma unilaterale. Pensa che però si possa fare di più per migliorare la selezione e i controlli, soprattutto eliminando le promozioni indiscriminate.

Ma se il lavoro non cambia, allora in cosa consiste la promozione? Nello stipendio, anzitutto. Dal 2003 al 2006 il numero di magistrati ordinari è leggermente diminuito, ma la spesa per le loro paghe è lievitata: oltre il 16 per cento in più. Nel 2003 per 9.043 tra giudici e pm lo Stato spendeva 842 milioni; un triennio dopo l'organico era sceso a 9.019, ma il costo era arrivato a 978 milioni: 136 in più, un incentivo niente male. E i dati mostrano che le retribuzioni medie delle nostre toghe (vedi tabella a pag. 58) sono tra le più alte d'Europa. Il premio c'è, senza legami con la quantità o la qualità. Ma la punizione? Poche le sanzioni del Consiglio superiore. E ancora di meno quelle proposte dagli ispettori ministeriali: anche nel 2008 si sono contate sulle dita di una mano. Il bilancio del Csm, organo di autogoverno della magistratura, può essere letto in chiaro scuro. In un decennio ha giudicato 1.282 toghe. Ne ha condannate 290, spesso con sanzioni simboliche che pesano però sulle nomine chiave; altre 156 si sono dimesse prima del verdetto: in tutto, fa circa 45 'puniti' l'anno sui 9 mila magistrati italiani, lo 0,5 per cento. Pochi. Ma molto più di quello che fanno le altri amministrazioni statali. "Le verifiche statistiche sul lavoro dei magistrati sono insensate. Le gare di nuoto si possono fare in una piscina, non in mezzo a uno tsunami. È la quantità di denunce e ricorsi ha trasformato la giustizia italiana in un continuo tsunami", taglia corto Piercamillo Davigo, protagonista di Mani pulite oggi giudice di Cassazione: "Non voglio fare il corporativo. Ma anche nei militari esistono valutazione periodiche: nel loro sistema l'indipendenza non è un valore, anzi. Eppure le loro valutazioni si concludono sempre con giudizi eccellenti. Perché nessuno se ne preoccupa? Anche loro finiscono con il diventare tutti generali. Se si discute solo della nostra produttività, temo che le finalità siano diverse".

Davigo cita un episodio: il record di produttività di un procuratore aggiunto lombardo. "Era un cialtrone, ma si vantava di avere smaltito 330 mila procedimenti in un anno. Come faceva? Aveva una squadra di carabinieri, armati con un timbro di gomma che riproduceva la sua firma, che su tutti i fascicoli stampavano 'Non doversi procedere perché rimasti ignoti gli autori del reato'".

Il nuovo sistema di valutazioni quadriennali appena introdotto dovrebbe smascherare furbetti del genere. Il meccanismo prevede controlli su quantità e qualità dell'attività di tutti, anche attraverso fascicoli pescati a campione tra quelli smaltiti. "Oggi ci sono nuovi meccanismi di valutazione molto efficaci e concreti. Diamo al sistema il tempo di cambiare", spiega Salvi: "Adesso il magistrato ha forte stimolo ad avere buoni pareri per poi ottenere un incarico direttivo o aspirare a posti specializzati".

C'è un solo limite: l'esame è affidato al consiglio giudiziario, un piccolo parlamento eletto dai magistrati a livello locale su modello del grande Csm nazionale. "In pratica gli eletti devono valutare i loro elettori. È come se in un'azienda le promozioni fossero illimitate e decise dai rappresentanti dei dipendenti. Ve lo immaginate?", spara a zero Carlo Guarnieri, docente a Bologna e tra i più attenti critici 'laici': "Ci vorrebbero commissioni esterne, nominate dal Csm. Così questi meccanismi sono inutili, anche perché non ci sono incentivi: chi non ha voglia di lavorare sa di rischiare poco". Mentre per essere puniti bisogna farla veramente grossa. Ennio Fortuna, procuratore generale di Venezia, ha scritto sulla rivista dell'Associazione magistrati: "Nel nostro ambiente i pochi che ci marciano sono ben noti a tutti". E perché non vengono denunciati? Perché è necessario che gli otto anni di ritardo nello scrivere le motivazioni di una sentenza, con conseguente scarcerazione dei condannati, diventino un caso solo dopo la denuncia di 'Repubblica'? La vicenda di Edi Pinatto, giudice ragazzino passato da Gela a Milano lasciando l'arretrato in sospeso è diventata esemplare. Salvi la paragona alle sabbie mobili: "I ritardi nel completare le sentenze molte volte erano commessi da quelli che tentavano di più di smaltire il lavoro, venendo sommersi per inesperienza". Perché non vengono segnalati? "Pinatto era già stato sanzionato una prima volta. Ma poi è mancata la segnalazione dei responsabili del suo ufficio".

Nei palazzi di giustizia si sente spesso una lamentela, comune tra pm e avvocati. I capi non denunciano i fannulloni. I capi non organizzano il lavoro. I capi non aggrediscono l'arretrato. Quella dei dirigenti è l'altra grande questione, fondamentale per risollevare la produttività. Finora la managerialità non pesava nella designazione: si diventava procuratori e presidenti per anzianità e accordi tra le correnti sindacali. Oggi in teoria dovrebbe essere determinante l'avere dimostrato capacità manageriali. Ma non ci si improvvisa capitani d'azienda: coordinare apparati complessi e ingolfati come i tribunali è una sfida che farebbe paura a qualunque amministratore. Guarnieri propone una soluzione radicale: dividere l'organizzazione del lavoro dai processi, affidando la gestione della prima a un vero manager. In pratica, il metodo delle Asl. "Paragoni non sostenibili. Nascerebbero tante unità giudiziarie locali in Italia: non è che Asl funzionino così bene...", ironizza Salvi.

Il peso dell'arretrato È chiaro, da soli i magistrati non potranno mai risolvere tutto l'handicap. Una ricerca del ministero indica l'impresa come impossibile. Per rianimare le Corti d'appello ci vorrebbero 134 nuovi giudici, tutti Stakanov, tutti preparatissimi e capaci di dare subito il massimo. Senza nuove regole organizzative, però, ogni rinforzo sarebbe inutile. Nella Corte d'appello penale, l'anticamera della prescrizione e quindi la discarica dei processi, servirebbero 32 mesi di lavoro solo per smaltire l'arretrato. Ma con poche regole di buon senso si potrebbe invertire la rotta. Ad esempio la standardizzazione dei fascicoli. Avete mai messo le mani nei faldoni di un processo? Spesso somigliano alle valige di fine vacanza: sciogliendo i lacci esplodono, rivelando una confusione profonda. Quando l'incartamento passa da un pm al suo sostituto, ci vogliono ore solo per trovare il bandolo della matassa. Invece, basterebbero pochi schemi condivisi per non sprecare tempo. Ma la rivoluzione può arrivare anche da un uso integrato dell'informatica: creare procedure a misura di rete. A Milano fino a dieci anni fa nelle udienze civili a turno uno degli avvocati scriveva a mano il verbale. Oggi nella stessa città usando il Web per uno solo dei passaggi del processo civile si sono guadagnati 60 giorni: il decreto ingiuntivo telematico ha fatto risparmiare due mesi di meno ad avvocati, cittadini e tribunale. Cosa ci vuole ad estenderlo a tutta Italia?

Autonomia e corporativismo Alla politica l'efficienza non interessa. E c'è la resistenza 'culturale' di una parte consistente dei magistrati. Bruno Tinti, ex procuratore aggiunto di Torino, ha dedicato un intero capitolo del suo ultimo libro 'La questione immorale' alle "colpe dei magistrati". Racconta tra l'altro del programma informatico che aveva creato per coordinare le agende dei protagonisti del processo ed evitare quei rinvii che sfiancano la giustizia. Un'iniziativa che invece di procurargli una medaglia venne accolta con disprezzo dal Csm. "Quel programma è ancora lì ma nessuno lo usa. E ho capito che il processo penale è quello che è per via delle leggi stupide, delle leggi ad personam, della carenza di uomini e mezzi, ma anche, e in chissà quale percentuale, per via dell'incapacità organizzativa dei magistrati e dei dirigenti degli uffici". Ricorda Giovanni Salvi: "Nel 1998 facemmo un congresso dell'Anm per sensibilizzare sull'efficienza ma andò male. Noi delle correnti progressiste e la dirigenza dell'Anm premevamo perché si facesse un salto in quella direzione, ci fu una resistenza della base. Fu un errore: è stato uno sbaglio cavalcare l'autonomia come corporativismo. A difesa si può dire che quando hai un clima politico intorno di aggressione, questo determina una chiusura in difesa".

E ai governi i giudici fannulloni sono sempre piaciuti: "La politica offre uno scambio ai meno produttivi: io non minaccio i tuoi privilegi, tu non minacciare me", sintetizza il professor Guarnieri. Perché un modello di efficacia la magistratura italiana lo ha creato e imposto nel mondo. Una squadra che lavorava sette giorni su sette, con processi avviati in fretta e una percentuale di condanne irripetibile, un elevato livello di informatizzazione e una produttività mai eguagliata. Si chiamava pool Mani pulite. Lo detestavano politici, imprenditori e grand commis. Lo detestava una fetta consistente degli stessi giudici. Ed è proprio per evitare che quel modello venisse riprodotto ancora oggi si varano riforme su riforme, destinate a distruggere ogni speranza di giustizia.

(L'Espresso 26 febbraio 2009)

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 28/02/2009 @ 07:50:09, in Estero, linkato 1553 volte)

Baltasar Garzòn, una vita in trincea

di Tito Drago

Per il giudice spagnolo Baltasar Garzon, i primi passi verso una giustizia universale sono cominciati nel 1996, con i processi contro i dittatori argentini e cileni e, soprattutto, con l’arresto di Augusto Pinochet, nell’ottobre del 1998. L’ex dittatore cileno (1973-1990) venne arrestato a Londra, dopo che Garzón ne aveva chiesto l’estradizione per processarlo per crimini contro l’umanità. Anche se la richiesta fu respinta, per ragioni di salute, il caso fece scalpore, ed ebbe forti ripercussioni sulla giustizia cilena, che avviò delle indagini contro Pinochet. Il magistrato è stato intervistato poco prima di essere ricoverato per un malore.

Cosa bisogna fare perché la giustizia universale diventi presto una realtà?

«Proseguire il cammino già iniziato con sempre più vigore, al di là degli interessi economici o politici, denunciando i tentativi di fare passi indietro, perché se continueremo a permetterlo, le vittime non smetteranno di soffrire e continuerà a trionfare l’impunità».


Qual è la principale sfida della giustizia di fronte all'attuale crisi finanziaria mondiale?

«Prima di tutto, bisogna risalire alla radice della situazione economico-finanziaria mondiale. Perché alcune grandi imprese crollano, e con esse le speranze di milioni di persone? Chi è il responsabile? La giustizia deve essere particolarmente scrupolosa su questo tema, senza dimenticare che, nella difesa dei diritti fondamentali, i giudici hanno un ruolo cruciale nel garantire che lo stato di diritto prevalga al di là di qualsiasi altro cammino».


Qual è la sua definizione di terrorismo?

«Le organizzazioni terroristiche sono imprese criminali. Sarebbe un grave errore se ci fermassimo alla loro struttura armata, senza occuparci delle fonti di finanziamento, degli elementi di sostegno, della loro influenza istituzionale, delle strategie per insediarsi nelle istituzioni dello stato, delegittimandole. Anche il terrorismo può essere un crimine contro l’umanità, quando si manifesta nell’attacco sistematico contro la popolazione civile. Anche quando c’è conflitto armato, come in Iraq, le azioni terroristiche sono e devono essere perfettamente differenziate. Perciò, mandare i mujaheddin a suicidarsi in guerra non può essere un’azione ribelle».


Lei considera i bombardamenti contro la popolazione civile un'azione terroristica, anche se sono parte di un conflitto bellico?

«Ogni attacco contro una popolazione non combattente, in qualunque caso, è un’azione terroristica, e ogni aggressione rivolta alla popolazione civile può essere catalogata come crimine contro l’umanità. La Corte penale internazionale ha molto da dire sul tema, e forse dovrebbe pronunciarsi su alcuni conflitti che sono ben presenti nella mente di tutti».

Nel 2005 ha scritto il libro “Un mondo senza paura”. Cosa l’ha spinta a scriverlo?

«La necessità di avanzare verso un mondo senza paura, in senso positivo, perché sono le armi del diritto che devono portarci alla risoluzione dei conflitti, non le ragioni della forza. E sottolineo: senza mai fare appello alla forza, ma tenendo presente che qualora sia necessaria, dev’essere applicata nel quadro delle norme stabilite dal diritto internazionale, che è comune a tutti i popoli. Questo diritto vale per ogni tipo di azione, che sia militare, politica o giuridica».


Oggi nel mondo la paura è aumentata o è diminuita, quattro anni dopo la pubblicazione del suo libro?

«Forse ci sono meno illusioni, perché la situazione è più complicata, ma ci sono anche aspetti molto positivi che ci permettono di mantenere viva la speranza.Il recupero della speranza ha molto a che vedere con il trionfo di Barack Obama. Finalmente si è messo fine ad una amministrazione (quella di George W. Bush) che ha confuso la sicurezza con l’arbitrarietà, e l’assenza di garanzie con l’efficacia. Si sono oltrepassati i limiti del diritto, e ne abbiamo subito le conseguenze. Adesso la cosa migliore è recuperare il tempo perduto, facendo scomparire i “Guantánamo” dalla faccia della terra».


Lei è stato contestato quando ha deciso di indagare su individui come Pinochet o il militare argentino Alfonso Scilingo per crimini commessi nel loro paese. Uno degli argomenti avanzati è che non aveva l’autorità per processarli, poiché i loro crimini erano stati commessi fuori dalla Spagna...

«Quando si parla di genocidio contro l’umanità o di terrorismo, secondo la legge spagnola e per le norme del diritto internazionale, si applica il principio di giustizia penale universale, indipendentemente dal luogo in cui i crimini sono stati commessi. Il punto è evitare l’impunità. La dignità delle vittime ci impone di non dimenticare quei crimini, né di fermarci. Non è una possibilità, è un obbligo».
(Copyright IPS (trad. Francesca Buffo)

L'Unità 28 febbraio 2009

*****

Un idealista contro giganti che terrorizzano


Criticare Garzon è molto facile. La sua smania nel perseguire nobili cause, alla maniera di un moderno Don Chisciotte, lo mette costantemente sotto la pubblica lente d'ingrandimento. Sicuramente non esiste al mondo un altro giudice che abbia occupato attenzione, servizi e pagine nei media come Baltasar Garzòn. La sua iperattiva biografia è un elenco di indagini, interrogatori, esami di documenti, di «atti giudiziari» che sono stati capaci di essere contemporaneamente forma e gesto, applicazione delle norme e ricerca del fatto.

Come giudice dell' Udienza nazionale spagnola, Garzòn ha il potere di raccogliere prove e coordinare le investigazioni poliziesche. Senza limiti di spazio ha perseguito i cartelli galiziani della droga, dittatori come Augusto Pinochet, ha destabilizzato il milieu sociale ed economico dell'Eta, mettendo fuori legge i partiti di sinistra non ostili all'organizzazione terroristica basca, ha indagato il Partito Socialista ai tempi della «guerra sporca» contro il terrorismo, dopo che nelle elezioni del 1996 era stato il numero due della lista del Garofano a Madrid, alle spalle di Felipe Gonzalez. In ultima analisi, ha avviato una battaglia contro il recente passato della sua nazione: obbligando gli smemorati a recuperare la la memoria delle fosse comuni dell'epoca franchista, memoria dimenticata a forza.

Però, a dover scegliere un avvenimento che da solo abbia dato un marchio alla sua controversa carriera, non si può che partire dall’applicazione della legislazione internazionale sui diritti umani. Garzòn l’ha trattata non come un sistema di principi, ma come norma cogente. Ha messo così alla prova le buone intenzioni di molti paesi «democratici», sempre pronti a firmare papiri pieni di solenni impegni che, dopo essere stati resi pubblici, cadono regolarmente nell’oblio. Nel Regno Unito, con il caso Pinochet, ha scritto una delle pagine più memorabili della storia contemporanea della giustizia. I suoi critici mettono in evidenza il suo affannarsi tra giornali e televisioni, l’eccessiva foga inquisitoria (alcune indagini non sono andate in porto, prima tra tutte quella sui trafficanti di droga in Galizia) e il suo apparente disprezzo per le forme, in particolare per il ruolo della polizia giudiziaria: capita che si occupi di certi casi in prima persona. Criticarlo, in effetti, è molto facile, ma lui, come il vecchio Don Chisciotte, lotta sempre contro i mulini a vento. Solo che, a differenza di quelli dell'eroe di Cervantes, i suoi «mulini» quasi sempre sono reali e terribili giganti.

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 

NAPOLI: MAGISTRATO CHIEDE CHIARIMENTI SU LICENZIAMENTO PERITO INFORMATICO ESTERNO

Napoli, 27 feb. - (Adnkronos) - La protesta dei 70 magistrati di Napoli contro il mancato rinnovo del contratto di lavoro di uno dei tecnici informatici del personale esterno approda presso l'ufficio del magistrato referente per l'informatica del Distretto di Corte d'Appello di Napoli, settore penale, Pierluigi Di Stefano. "La cessazione dal servizio di Giuseppe Di Spirito - scrive Di Stefano - non sarebbe collegata ad una riduzione di personale operante presso il Tribunale di Napoli". La vicenda riguarda il licenziamento in tronco di un professionista dei sistemi informatici che negli ultimi 7 anni ha lavorato fianco a fianco alla magistratura in settori delicati ma che due mesi fa non ha visto rinnovarsi il contratto dalla Td-Group, la societa' ora in subappalto di Telecom Italia del servizio di assistenza informatica Spc.

Come sostiene in un comunicato stampa il Comitato Informatici Atu, "la decisione di Td Group di estromettere il tecnico informatico, con una anzianita' di servizio di ben sette anni, ha causato il grave disagio nella magistratura e nel personale amministrativo degli Uffici Giudiziari suscitando la protesta". Il magistrato Di Stefano sottolinea che Di Spirito, addetto in questi anni all'assistenza delle postazioni personali dei giudici, ha "la piena fiducia dei magistrati del Tribunale" e che "cio' risulta di maggiore importanza per i magistrati della sezione per le Indagini Preliminari, i quali hanno normalmente dati particolarmente riservati sui computer con i quali lavorano".

Concludendo, il magistrato chiede alla societa' Td-Group di Pisa (consorziata Ois.com e in subappalto Telecom Italia) e al Cisia (struttura di controllo informatico ministeriale) per quanto di competenza, di garantire la ripresa del servizio del tecnico o di spiegare i motivi dell'accaduto. (segue)


Libero News - Adnkronos

*****

NAPOLI: MAGISTRATO CHIEDE CHIARIMENTI SU LICENZIAMENTO PERITO INFORMATICO ESTERNO (2)

(Adnkronos) - "Unico caso in Campania - sottolinea il Comitato Atu - il licenziamento di Di Spirito rappresenta emblematicamente la inammissibilita' di una situazione diffusa su tutto il territorio nazionale di andirivieni privatistico di manovalanza informatica precaria in una Amministrazione Giudiziaria, uffici nei quali l'affidabilita' di chi entra nei sistemi dovrebbe essere fondamentale. Altresi' appaiono evidenti dalla vicenda le lacune nel rapporto tra le Societa' fornitrici del servizio informatico e il Tribunale di Napoli. Tali carenze pongono il Cisia nel serio pericolo di poter incorrere, suo malgrado, in una attivita' di subappalto gestita dalla criminalita' organizzata".

"Suscita inoltre interrogativi il 'silenzio' della Td Group di Pisa - prosegue il Comitato - stante il tenore delle richieste ricevute ad oggi e la certezza dell'apprezzamento del Di Spirito, anche alla luce della scarna lettera di licenziamento. Una lettera tanto scevra di attenzione per il lavoratore da apparire un 'greve' diktat dopo sette anni di onorato lavoro presso un Tribunale della Repubblica quale quello di Napoli: 'Da domani Tu te ne vai', punto e basta. Una immagine che lascia il tristo sapore della 'sostituzione ad personam' della peggiore tradizione italica".

"Ancora oggi nessuno ha risposto in modo formale - spiega Di Stefano in merito al suo mancato rinnovo del contratto di lavoro - Dalla prima segnalazione e' passato piu' di un mese e per ora, che io sappia, ne' le societa', ne' i vertici del Cisia hanno risposto alle lamentele dei magistrati, e alla successiva nota del referente informatico. Sconcertante, senza precedenti". "Sono noto per essere sempre in prima linea per i lavoratori in difficolta' - aggiunge Di Spirito - ho chiamato 'Report' nel 2007 che giro' un lungo servizio su di noi, stranamente mai andato in onda, e firmai anche una lettera al precedente ministro della Giustizia, quando lo scorso anno siamo rimasti per 6 mesi senza stipendio. Poi ci hanno tutti licenziati e riassunti a termine. Ed ora accade questo".


Libero News - Adnkronos
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17
Ci sono  persone collegate

< ottobre 2017 >
L
M
M
G
V
S
D
      
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
         






Cerca per parola chiave
 

Titolo
Ambiente (38)
Associazioni Giustizia (52)
Economia (86)
Estero (187)
Giuristi (134)
Gruppo Cellule Staminali (1)
Indagini (210)
Lavoratori Giustizia (1)
Magistratura (2170)
Osservatorio (1)
Osservatorio Famiglia (512)
Politica (926)
Redazionale (68)
Sindacati Giustizia (326)
Sindacato (221)
Telestreet (7)
Varie (82)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017

Gli interventi piů cliccati

Titolo
Bianco e nero (236)
I gatti di G.Q. (25)

Le fotografie piů cliccate

Titolo
G.Q. Non ha mai pubblicato pubblicità in otto anni e se iniziasse ora?

 Si, a me non disturba
 No, non mi piace



Titolo






A.N.M.
A.N.M. new
A.D.M.I.
Argon News
A.I.M.M.F.
Argon News Redazione
Artists Against War
Articolo 3
BloggersPerLaPace
Comitato Sfruttatori ATU
Commissariato PS Online
dBlog.it Open Source
Erga Omnes
Eugius
Filo Diritto
Intesaconsumatori
Geopolitica
Giuristi Democratici
Giuristi Democratici Roma
Magistratura Democratica
M.D. Toscana
Medel
Medicina Democratica
Magistratura Indipendente
Movimento per la Giustizia
Nazionale Magistrati
Non Solo Giustizia
Osservatorio Bresciano
Osservatorio Romano
Sorgente D'Amore
Studio Cataldi
Studio Celentano
Studio Tidona
Toghe Lucane
Uguale per Tutti
Unitŕ per la Costituzione
Unicost Milano
Unione Internazionale Magistrati
Morandi Senato
About me







http://www.wikio.it
Wikio
Iscriviti a GQ su FriendFeed
Blogstreet - dove il blog č di casa
Iscriviti a GQ su Twitter
Powered by FeedBurner


Blog Link










22/10/2017 @ 4.58.55
script eseguito in 704 ms