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 Lady Justice 3... ... di Lunadicarta
 
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Quando tutti pensano allo stesso modo, nessuno pensa.

Walter Lippmann
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 29/03/2009 @ 08:53:43, in Sindacati Giustizia, linkato 1627 volte)
Non conoscevo questa testata. E' interessante e con una gradevole grafica. Mi sono iscritta alla newletter..

(di Giorgio CARTA Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ) Diamo per assodato che, in questo decadente momento storico, in Italia, militari e appartenenti alle Forze di Polizia stanno male. Peggio ancora degli altri cittadini.

Diamo pure per assodato che il loro malessere solo in parte concerne la sfera economica, anche se non va tralasciato che il rapporto di lavoro che li vincola è il più sproporzionato che ci possa essere: in cambio di uno stipendio modesto, militari e forze dell’ordine devono assicurare una controprestazione smisurata che, in determinate circostanze, può comportare anche il sacrificio della propria incolumità fisica e, talvolta, della vita. La cronaca ci rammenta che tale eventualità non è puramente teorica.

Scrivo questo mentre ripenso al racconto ascoltato a cena, qualche giorno fa, da un Carabiniere, chiamato a sedare una violenta lite tra due transessuali ubriachi, malati di aids ed autolesionisti, all’interno di una stanza imbrattata ovunque di sangue. Quanto vale, in termini economici, la prestazione professionale offerta alla comunità da questo padre di famiglia con le stellette? Fate voi il prezzo.

     Come detto, però, il malessere di militari e forze dell’ordine concerne sopratutto la sfera dei diritti ed il rispetto della loro dignità umana e sociale. La legge di disciplina militare - che, per inciso, risale ad oltre trent’anni fa - soffre il grande limite di voler affidare l’efficienza degli organismi militari ad un unico gracile presupposto: la ponderatezza, l’equilibrio e il senso di giustizia del superiore gerarchico. Non è, però, previsto alcun contrappeso o correttivo, in caso di abusi.

     Se il summenzionato presupposto ricorre, la vita di reparto ed il servizio sono sereni, pur nella coscienza della pericolosità della missione svolta, e fa sì che il militare sia soddisfatto del proprio lavoro e orgoglioso del ruolo sociale ricoperto (sopportando ovviamente il fatto che chi inneggia al lanciatore di estintori Carlo Giuliani difficilmente potrà essere recuperato alla civiltà).

     Se, invece, la scala gerarchica difetta dei predetti requisiti morali e umani, sono guai (per i sottoposti), perché la legge di disciplina e, comunque, la normativa di settore ben si prestano a divenire uno strumento di vessazione legalizzato. 
Basti pensare a quanti procedimenti disciplinari vengono imbastiti sulla generica «violazione dei doveri assunti col giuramento», una formula giuridica astratta nella quale il superiore coscienzioso ricomprende solo condotte realmente gravi, ma quello in malafede può compendiare qualsiasi comportamento.

     La normativa disciplinare non sarebbe di per sé persecutoria né oppressiva, anzi ben consentirebbe, per esempio, a tutti i militari di esprimere liberamente il proprio pensiero, di pubblicare scritti, di partecipare a convegni e di riunirsi in associazioni.

     L’unico, ma non irrilevante problema è che a tale disciplina vengono attribuiti significati restrittivi, ben diversi, se non opposti, a quelli avuti in mente dal legislatore. Il risultato è che oggi in Italia non abbiamo associazioni di militari autorizzate (tranne la, diciamo, peculiarissima ANC), ancora si puniscono i militari che liberamente esprimono la propria opinione o pubblicano propri scritti (vedi il caso Comellini) e via dicendo.

     E’ evidente, però, che non sussiste solo un problema di gerarchie militari soverchianti, ma anche uno di adeguatezza del sistema giustizia (amministrativa) il quale, a parere di molti, non assicura affatto l’auspicato bilanciamento dei rapporti di forza.

     Infatti, se le scale gerarchiche si sentono autorizzate ad abusare delle loro potestà è solo perché non sono soliti vedere i loro provvedimenti illegittimi infranti su un fermo, coscienzioso ed imparziale muro della Giustizia.

     Mi riferisco alla giustizia amministrativa e non a quella penale (militare ed ordinaria) che, viceversa, vedo spesso molto attenta e sensibile nei confronti dei militari.

     Come è noto, militari e forze dell’ordine sono sottoposti alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, cioè essi non sono soggetti al giudice ordinario, come invece accade per la gran parte dei cittadini.
In questo caso, l’aggettivo “esclusiva” non è sinonimo di esclusività o di privilegio, ma – purtroppo - di isolamento, di trattamento differenziato.
La Giustizia amministrata dai TAR e dal Consiglio di Stato, infatti, non sembra opporre l’auspicato argine alle prevaricazioni inflitte ai militari.
Anzi, la tiepidezza se non, a volte, lo stretto collegamento con l’apparato ministeriale, fanno del giudizio amministrativo l’ulteriore supplizio inferto a fedeli servitori dello Stato che intendono reagire ad un provvedimento ingiusto.

      Mi scriveva l’atro giorno un militare le seguenti parole: «alla fine mi sono dovuto arrendere poiché al superiore basta firmare un pezzo di carta a noi tocca firmare gli assegni per difenderci e con i nostri stipendi, con le famiglie a carico, l'unica cosa che si può fare e cercare il quieto vivere, poiché la Giustizia in queste cose non esiste».
Con tali premesse, ci si aspetterebbe che i Giudici amministrativi assicurassero, se non una propensione a riequilibrare a favore del militare il predetto disuguale rapporto, quanto meno una indipendenza ed una imparzialità rafforzate ed oggettive nonché scevre da qualsiasi sospetto di contaminazione e/o contiguità con ciò che è espressione diretta o indiretta del potere pubblico, la parte “forte” del giudizio.

      Accade, invece, tutto il contrario. Infatti, i Giudici Amministrativi raramente fanno solo i Giudici Amministrativi. Molto più spesso essi intrattengono rapporti professionali assai ben retribuiti con la Pubblica Amministrazione di cui dovrebbero essere, invece, i distaccati controllori.
E sufficiente consultare il sito web istituzionale della Giustizia Amministrativa (www.giustizia-amministrativa.it ) per avvedersi della gravità e della diffusione del fenomeno degli incarichi stragiudiziali assegnati ai magistrati dei TAR e del Consiglio di Stato.

     Come si può confidare nell’imparzialità del proprio giudice naturale se questo viene retribuito con un emolumento extra da quello stesso Ministero che devono poi giudicare?
Non solo, sempre i Giudici amministrativi, più volte nell’ambito della loro carriera, vanno in aspettativa e divengono addirittura organici all’Amministrazione con ruoli di altissima responsabilità, se non addirittura impiegati presso le Autorità cd indipendenti o “garanti”, per poi rientrare nei ruoli di provenienza e dispensare nuovamente giustizia nei Tribunali in cui si controverte della legittimità dell’azione amministrativa posta in essere dalle medesime Amministrazioni e/o Autorità presso le quali hanno prestato servizio.

     In un paese normale, per ovviare a tale scempio e calpestio dei più elementari principi di convivenza civile, basterebbe applicare una norma che già esiste: l’art. 51, primo comma, numero 3), del codice di procedura civile, che, come è noto, impone al Giudice di astenersi dal decidere su un giudizio se ha «rapporti di credito o debito con una delle parti».
E invece no: nessuno obietta niente e la Giustizia amministrativa italiana continua ad essere dispensata da chi, alla luce del sole, intrattiene «rapporti di credito o debito» - seppure autorizzati - con l’Amministrazione.

     Va detto, poi, che l’anomalia degli incarichi stragiudiziali copiosamente conferiti ai Giudici Amministrativi non mina solo l’aspettativa di autonomia e di indipendenza nei confronti di chi esercita la giurisdizione, ma anche la stessa possibilità che le relative incombenze siano svolte in un tempo ragionevole.
Peraltro, mentre le lungaggini dei giudizi penali e civili sono note a tutti, quelle dei giudizi amministrativi sono invece assai meno conosciute e pubblicizzate dai media.

     Per questo motivo, tutti si indignano quando scoprono che un giudizio civile può protrarsi per tre anni, ma poi si ignora che in un giudizio amministrato dai TAR, per veder fissata la prima udienza di merito, si devono attendere in media 8 anni.

     Ho personalmente curato alcuni ricorsi al TAR volti a contrastare l’illegittima pretesa del Ministero della difesa di vietare ogni forma di libero associazionismo tra militari.
Ebbene, provate ad impugnare un diniego di autorizzazione ministeriale alla costituzione di un’associazione: bene che vada, il processo durerà 8 anni e, frattanto, il Ministero della difesa si sarà tolto – per un tempo prolungato - il problema di quei militari che semplicemente intenderebbero esercitare la libertà di associazione.
Eppure, quegli stessi Giudici che non riescono ad essere tempestivi sulle istanze di giustizia sono spesso impegnati nella scrittura di libri, in corsi formativi e lezioni, perfino aperti alla correzione, in favore di società di formazione private, degli elaborati scritti di centinaia di aspiranti magistrati che – pagando la relativa quota – frequentano corsi di formazione e/o di perfezionamento.

     Andando al merito delle decisioni assunte, poi, è notoria la tendenziale insoddisfazione del mondo militare verso la risposta data alle loro istanze di giustizia.
Aldilà delle singole pronunce, preoccupa la tendenza riscontrabile nei giudici amministrativi di interpretare in senso restrittivo le già restrittive norme applicabili ai militari.

L’esempio più clamoroso ed ingiustificabile è dato da quello che io definisco il furto della legge n. 241/1990 perpetrato ai danni dei militari.
Mi spiego meglio. La legge n. 241/1990 disciplina l’azione amministrativa e prescrive alcuni fondamentali istituti giuridici di garanzia quali l’obbligo di comunicare l’avvio del procedimento al destinatario, il diritto di questi di partecipare con memorie e documenti alla fase decisionale e l’obbligo di motivazione.
Detta legge sarebbe integralmente applicabile a tutti i provvedimenti amministrativi che riguardano i militari, visto il chiaro disposto dell’articolo 13, che definisce l’ambito di applicazione delle norme sulla partecipazione.
Eppure, i Giudici Amministrativi hanno inventato di sana pianta una regola che il legislatore non ha mai previsto, secondo la quale, per esempio, a differenza di quanto previsto per i dipendenti civili dello Stato, per i militari, non è configurabile una situazione giuridica soggettiva tutelabile in ordine alla sede di servizio.
Pertanto, secondo i giudici, «l'Amministrazione non è tenuta a dare conto delle ragioni che presiedono al trasferimento d' ufficio di un militare da una sede di servizio ad altra, atteso che tali provvedimenti sono qualificabili come ordini che attengono ad una semplice modalità di svolgimento del servizio e, come tali, sono ampiamente discrezionali».
Di conseguenza, è considerato legittimo pure il trasferimento di un militare disposto dall’oggi al domani, senza preavviso né motivazione. Eppure, per il legislatore, non esiste affatto l’autonoma categoria degli ordini che, in quanto tali, sarebbero sottratti alla disciplina della legge n. 241/1990.

     Per il legislatore esistono i provvedimenti amministrativi tout court, sottoposti alle normali regole, anche se promanano da un’autorità gerarchica. Ecco perché dico che la legge n. 241/1990 è stata arbitrariamente rubata ai militari.
 In conclusione, a me pare che la Giustizia dei militari e delle forze dell’ordine passi purtroppo attraverso un imbuto via via più stretto, atteso che una normativa già restrittiva, viene resa ulteriormente oppressiva, prima dall’interpretazione delle gerarchie militari, poi da quella dei Giudici. Quanto si ancora potrà tollerare un tale stato di cose?


GrNet.it
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Di Loredana Morandi (del 29/03/2009 @ 08:37:41, in Osservatorio Famiglia, linkato 1956 volte)

Al web si deve dare una limitazione forte e seria. Subito e non c'è tempo da perdere. Anche io ho subito qualcosa di simile, insieme a tutti gli Artisti. Solo che si trattava di una società del porno commerciale, coadiuvata dal suo "giurista telematico", delinquente tanto, quanto ...

 

IN PROVINCIA DI AGRIGENTO

Foto porno di ex fidanzate sul web:
sei denunciati, tra cui due donne

Contestati i reati di diffamazione aggravata a mezzo stampa e stalking

LICATA (AGRIGENTO) - I carabinieri di Licata hanno denunciato, dopo una indagine di oltre un anno, sei persone, fra cui due donne, per diffamazione aggravata a mezzo stampa e per stalking. I sei avrebbero diffuso su internet fotografie pornografiche, ottenute con dei fotomontaggi, di ex fidanzate ed amanti, indicando, in alcuni casi, anche nome e cognome e numeri telefonici delle loro vittime. Almeno una decina le donne finite, a loro insaputa, su siti erotici o porno. Su alcune persone, i sei si sarebbero anche accaniti materializzando delle vere e proprie persecuzioni che rientrano nella fattispecie dello stalking. Il sostituto del tribunale di Agrigento che coordina l'inchiesta è Luca Sciarretta.

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Di Loredana Morandi (del 28/03/2009 @ 01:19:28, in Magistratura, linkato 1569 volte)
Una versione in italiano dell'articolo è stata pubblicata da Il Manifesto, la sto cercando per i non francofoni...

Au nom des USA
Un arrêt politique de la Cour constitutionnelle italienne

par Danilo Zolo

L’ordre atlantique règne en Europe. Tandis que les troupes françaises réintègrent l’état-major militaire de l’OTAN et passent sous le commandement d’un général états-unien, la Justice italienne est mise au pas cadencé de l’Alliance. La Cour constitutionnelle vient d’invalider l’inculpation des agents de la CIA qui avaient enlevé un imam à Milan, l’avaient séquestré et torturé. Pis, observe le professeur Danilo Zolo, ce sont les courageux magistrats instructeurs de cette affaire qui se retrouvent en position d’accusés.

Des nouvelles d’agence nous informent que l’audience à huis clos de la Cour constitutionnelle italienne sur le cas Abou Omar s’est conclue avec un arrêt dont c’est peu dire qu’il est surprenant. La Cour aurait établi que les magistrats de Milan qui ont enquêté et renvoyé en jugement l’ex-chef du Sismi [services secrets italiens] Nicolò Polari et 34 autres personnes —parmi lesquelles 26 agents de la CIA— sont responsables de violation du secret d’État. Seraient donc recevables les recours présentés d’abord par le gouvernement Prodi, puis par le gouvernement Berlusconi qui entendaient empêcher les juges milanais de poursuivre dans leurs enquêtes et d’inculper les services secrets états-uniens et italiens pour avoir gravement violé l’ordre constitutionnel italien.

Comme on le sait, l’imam Abou Omar avait été enlevé à Milan le 17 février 2003 par la CIA. Selon la reconstruction des enquêteurs et déclarations d’Abou Omar lui-même, l’imam avait été enlevé à Milan puis transféré en Égypte, où il avait été enfermé et aurait subi de graves tortures et sévices. Il n’est certes pas question de prendre position au sujet de l’arrêt de la Cour Constitutionnelle italienne sur la base d’un bref communiqué d’agence. On ne pourra le faire qu’après avoir soigneusement examiné le texte de la décision. Ce qu’on peut et doit cependant immédiatement déclarer est que le renversement des responsabilités juridiques et politiques des principaux acteurs de cet épisode semble singulier.

Les responsables des comportements illégitimes, voire illégaux, seraient des magistrats qui ont essayé courageusement d’opérer contre une pratique criminelle mise en acte pendant des années par les services secrets des États-Unis, avec souvent la complicité des gouvernements européens. Ce n’est pas un hasard si l’enlèvement d’Abou Omar a été considéré par la presse internationale comme un des cas les mieux documentés d’extraordinary rendition [extradition extraordinaire, NdT] opéré par les services secrets étasuniens. Les membres de la CIA qui se sont rendus responsables de ce grave crime international avec la complicité des services secrets italiens seraient intouchables. La stratégie de l’administration Bush, à présent ouvertement dénoncée par le président Barak Obama comme lésant le droit international en plus de la Constitution des États-Unis, serait à protéger.

On peut donc légitimement suspecter que les juges de la Cour Constitutionnelle aient fait un choix largement plus politique que juridique. Très probablement ceux-ci se sont rangés contre les juges milanais parce qu’ils n’entendent pas léser l’étroit rapport de coopération des gouvernement italiens —de droite ou de gauche— avec les stratégies hégémoniques des États-Unis : une puissance qui, ces décennies, s’est toujours considérée legibus soluta [au-dessus de toute loi, NdT] et a systématiquement ignoré non seulement le droit international mais les droits les plus élémentaires des personnes, en les torturant, en les séquestrant, et en les massacrant.

Il n’est que de penser à Guantanamo, Abou Ghraib, Bagram : des horreurs accomplies au nom d’une aussi délirante qu’inefficace guerre contre le terrorisme. Une guerre qui, si elle était menée avec les moyens utilisés jusqu’ici par la grande puissance états-unienne, nous conduiraient très probablement non pas à la défaite du terrorisme mais à de nouveaux 11-Septembre.

Documents joints


L’acte d’accusation des agents de la CIA (en version anglaise) dans l’affaire Abou Omar (Tribunal de Milan, 22 juin 2005), qui vient d’être invalidé par la Cour constitutionnelle italienne.


(PDF - 1.4 Mo)

 Danilo Zolo

Professeur de philosophie du droit à l’université de Florence. Professeur invité au Centre d’études européennes d’Oxford. Directeur de la revue de philosophie du droit international et de politique globale Jura Gentium.

http://www.voltairenet.org/article159313.html

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Di Loredana Morandi (del 27/03/2009 @ 12:37:47, in Osservatorio Famiglia, linkato 1450 volte)
La cosa grave è che questo delinquente è ancora libero di insultare me, Don Di Noto della Associazione Meter, il blogger Lucignolo e tanti altri illustri professionisti.

Inoltre, la persona parzialmente alfabetizzata, clona sempre il nome di Massimiliano Frassi presidente della Associazione Prometeo Onlus.

Questo sito e la sottoscritta ringraziano dell'omaggio un certo giurista cagliaritano, ed i suoi rilevanti e personali interessi nella pornografia online sotto casa.

Mi riprometto per questo di sentire la Procura della Repubblica di Cagliari, al più presto.

A proposito: il mio clone non scrive più.

In primo luogo perché ora ci conosciamo di persona e sa bene di poter contare su di me, qualora le fossero fatte ritorsioni.

In secondo luogo perché solo i delinquenti incalliti, come i due della società del porno per soldi, e/o i dementi, come lo sono certi ragazzi di quel forum, proseguono nell'errore ad oltranza.

Loredana Morandi



ps: questo fine settimana farò della sana pubblicità allo studio legale ...
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Di Loredana Morandi (del 27/03/2009 @ 10:00:19, in Magistratura, linkato 1525 volte)
Rita Sanlorenzo di Magistratura Democratica:

Da Governo nessuna risposta a richieste

Pecorella non si rende conto di come maggioranza sta procedendo

Modena, 27 mar. (Apcom) - Le richieste che i magistrati avanzano a più riprese non vengono ascoltate dal Governo. In questo modo, sostiene il segretario nazionale di Magistratura democratica Rita Sanlorenzo rispondendo alle osservazioni fatte ieri dal Consiglio d'Europa, le toghe non possono assicurare servizi completi ai cittadini.

A margine del XVII congresso nazionale della corrente di sinistra della magistratura, riprendendo alcuni punti della relazione dell'esponente del Pdl Gaetano Pecorella, il segretario di Md attacca la maggioranza: "Nessuna delle misure indicate da Pecorella - spiega - è in calendario da parte del Governo. C'è una verità che vale per i convegni e una verità per le aule parlamentari. Questa differenza è invivibile".

A più riprese i magistrati hanno chiesto la "revisione delle circoscrizioni giudiziarie, la semplificazione dei riti e l'adozione di misure organizzative" ma, come denuncia Sanlorenzo, "non abbiamo risposte da parte di qualsiasi governo, sia di destra sia di sinistra. L'elenco di Pecorella non dico che suona come irrisione, ma ci stupisce perchè non si rende conto della realtà in cui la sua maggioranza sta procedendo".

Giustizia/ Pecorella: Convergenza toghe-politici per le riforme

Il sistema di alternanza può portare all'instabilità

Modena, 27 mar. (Apcom) - Per la riforma della giustizia e per assicurare servizi migliori ai cittadini occorre trovare "una convergenza di magistrati, politici e professionisti" perchè altrimenti l'attuale sistema di alternanza può portare "all'instabilità delle riforme".

E' l'auspicio dell'ex presidente della commissione Giustizia della Camera Gaetano Pecorella, intervenuto oggi al XVII congresso di Magistratura democratica, in corso a Modena. "Il sistema di alternanza proprio del bipolarismo - spiega Pecorella - può portare all'instabilità delle riforme. Per questo è necessaria una convergenza di magistrati, politici e professionisti per trovare quel minimo comune denominatore per quei cambiamenti che devono restare nel tempo", alcuni dei quali "sono molto urgenti e riguardano i processi che devono essere accorciati nei tempi".

Nel suo intervento il giurista fa l'elenco degli interventi importanti a cui mettere mano: "Ridurre i casi di impugnazione, incidere sull'eccesso di lavoro della Cassazione ed evitare che alcune forme facciano cadere interi processi". "Su questo - aggiunge Pecorella - credo che si possa lavorare tutti insieme".
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Di Loredana Morandi (del 27/03/2009 @ 02:41:33, in Estero, linkato 1463 volte)
Letter to The Anti Defamation League


Instead of working against humanity, trying all sorts to boycott the world of information:


Look where is the Star of David!


20090327_093711_pedofilisraeliani



www.xxxx.net

Or I must to say, the "Star of the Devil"?


Loredana Morandi
italian opinionist
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Di Loredana Morandi (del 27/03/2009 @ 02:10:42, in Estero, linkato 1449 volte)

po090325_pat_oliphant_denunciato

http://edition.cnn.com/2009/US/03/26/controversial.cartoon/index.html

Dear Colleagues of The Washington Post,

We consider intolerable, that the anti-defamation league has denounced a Pat Oliphant cartoon.
The cartoon was published Wednesday in newspapers and on the Internet.

Help us to help the Jews and Israelis to understand the nature of their debts against humanity.

In solidarity with the journalist, Pulitzer Prize, we ask you to disclose the presence of a major web portal for pedophiles in Hebrew.

20090327_093711_pedofilisraeliani


Link: www.xxxx.net

Here's the Star of David as for pedophiles!

We, by far Italy, we are complaining to the police international and the Israeli police since January 2009, but we do not get no answer.

Thank you and good job to you!

Loredana Morandi
italian opinionist
www.giustiziaquotidiana.it
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Di Loredana Morandi (del 26/03/2009 @ 07:40:25, in Estero, linkato 1748 volte)



Giustizia per i crimini israeliani a Gaza.

Pandora Tv: Intervista all'avvocato Gilles Devers in occasione della conferenza stampa organizzata dalla Associazione Argon - Network of Artists Against War, Roma 9 marzo 2009.

Intervista: Nadia Pietrafitta
Traduzione simultanea: Brune Seban
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Di Loredana Morandi (del 26/03/2009 @ 06:07:36, in Magistratura, linkato 1410 volte)
Roma | 26 marzo 2009

Il Consiglio d'Europa richiama l'Italia: processi troppo lenti

Pendenti milioni di processi civili e penali

Italia 'recidiva' a Strasburgo per i processi troppo lenti e per le farraginose procedure d'indennizzo.

il Consiglio d'Europa 'bacchetta' il nostro sistema giudiziario e invita l'Italia alle riforma necessarie per abbreviare la durata dei procedimenti, civili e penali, dando anche un limite di tempo per l'adeguamento: il 2009 per le procedure amministrative e Giugno 2010 per i processi civili e penali. Questa volta e' intervenuto il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa per ribadire che "l'eccessiva lungaggine delle procedure giudiziarie in Italia necessita con urgenza di una sollecita riforma della legge".

Nei tribunali italiani - si legge in una nota da Strasburgo - sono pendenti cinque milioni e mezzo di procedimenti civili e oltre tre milioni di processi penali. I Ministri del Consiglio d'Europa sollecitano l'adozione di misure legislative - magari una legge ad hoc - per accelerare i procedimenti e abbreviare la durata dei processi, anche nel settore amministrativo. Il Comitato dei Ministri di Strasburgo suggerisce pure la modifica della Legge Pinto, cioe' la creazione di un sistema di finanziamento che acceleri l'indennizzo per le sanzioni previste dalle numerose condanne all'Italia della Corte europea dei Diritti dell'Uomo.


Rai News 24
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Di Loredana Morandi (del 26/03/2009 @ 01:50:14, in Giuristi, linkato 1563 volte)
Questa, invece, è una graziosa iniziativa. Probabilmente andrò a far visita agli studi romani per poi raccontare ...

Giustizia low cost: con A.L.T. la legge è davvero uguale per tutti

Scritto da: Marina Martorana

Gli avvocati milanesi Francesca Passerini e Cristiano Cominotto si sono conosciuti per caso, durante un viaggio di lavoro in Cina. Parla che ti riparla, valuta che ti rivaluta, da quel momento hanno deciso di fare qualcosa insieme di davvero democratico, per consentire a chiunque di avvalersi del prezioso supporto legale. Abbattendo le barriere, in ogni senso. E già questo concetto è puramente etico.

Con tempismo pionieristico, immediatamente dopo il decreto Bersani che ha liberalizzato le professioni ( e quindi ha snellito una burocrazia anacronistica) , Cominotto e Passerini  hanno ideato A.L.T. , acronimo di Assistenza Legale Per Tutti

E nel gennaio 2008,  inaugurato il primo studio legale low cost civile e penale, affacciato su strada, a Milano.

Oggi ne esistono già una decina in tutta Italia: oltre a un paio nel capoluogo lombardo, due sono stati aperti a Roma, uno a Napoli, Livorno, Rimini, Catanzaro, Potenza, Olbia  ( tutti gli indirizzi sono nel website) , con previsione di arrivare a 25 entro il 2009.

Un fatto come minimo rivoluzionario: senza appuntamento, tessere di appartenenza ad associazioni, iscrizioni, conoscenze, nè formalità vecchia maniera, una persona che necessita di un consulto da parte di un avvocato suona il campanello ed entra. E lo domanda, accomodandosi nel suo separé per via della privacy. E riceve subito la risposta da un avvocato, grazie anche al supporto digitale: i computer dei legali di ALT sono infatti collegati a banche dati giuridiche, in modo da avere - senza scartabellare tomi su tomi - gli aggiornamenti delle normative in tempo reale.  .

Non ultimo, la prima consulenza è gratuita: spesso basta quella per sciogliere i dubbi o risolvere piccole beghe. Poi si è liberi di scegliere il da farsi.  Ma qualora il cliente  fosse costretto o volesse far causa, altra novità che caratterizza la deontologia di ALT è sapere quanto si va a spendere:  l'utente riceve a breve un preventivo dettagliato ed esaustivo sui costi complessivi che andrà a sostenere, indipendentemente dalla durata dell'iter. Vengono applicate le tariffe medie dell'Ordine Nazionale degli Avvocati. Come pure formulari dello stesso, tra modulistiche con percentuali sul risultato o forfait.  Tutto comunque predeterminato.

E' comprensibile che il successo di questa iniziativa, che non ha precedenti in Italia,  sia stato fulmineo. Sia da parte dei colleghi che di media e pubblico. Precisa l'avvocato Cominotto: " Noi offriamo il miglior servizio per l'utente, e al costo più contenuto. Infatti riceviamo ogni giorno circa una cinquantina di richieste per aprire altri studi su strada in diverse città e anche all'estero , ma al momento ci concentriamo solo sull' Italia. E selezioniamo accuratamente i profili dei professionisti che si candidano, per mantenere alto il livello qualitativo del progetto che abbiamo impostato" .

Aggiunge l'avvocatessa Passerini: " Sì, il nostro punto di forza è proprio la qualità immediata più il low cost. Elementi che riteniamo fondamentali per chi cerca giustizia. Ben sappiamo che in passato molte persone non si rivolgevano agli avvocati per timore delle parcelle, non ultimo per soggezione verso studi ubicati in storici palazzi e con segretarie che filtrano. Ma è importante sottolineare che il network ALT comprende  studi legali veri e propri, dove però tutto è trasparente e semplice per chi desidera avvalersi di un esperto. Abbiamo al momento una quarantina di specialisti,  pensiamo di arrivare a un centinaio, per poter  gestire nello specifico, e al meglio, ogni questione giudiziale ed extragiudiziale"


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