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 my heart ...... di Lunadicarta
 
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Giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia; il resto è propaganda. Il suo compito è additare ciò che è nascosto, dare testimonianza e, pertanto, essere molesto.

Horacio Verbitsky
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Associazione Nazionale Magistrati

 

NUOVE INTERCETTAZIONI
MENO INFORMAZIONE  PIU' INSICUREZZA

 

Roma, 1 luglio 2009 - ore 11.00

Corte d'appello di Roma Sala Conferenze
- Via Varisco -
 
 

Indirizzi di saluto

Paolo Auriemma

 
Introduce

Luca Palamara

 
Intervengono

Vittorio Grevi
Lucia Annunziata
Raffaele Cantone
Francesco Paolo Giordano
Lorena La Spina
Roberto Natale

 
Conclude

Giuseppe Cascini

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Comitato Informatici ATU

La vergogna degli informatici esternalizzati precari degli Uffici Giudiziari.
Un pentolone da scoperchiare


Carlo Sarzana: allarme sicurezza a rischio dati elettronici dei Tribunali



Il Dott. Carlo Sarzana di S. Ippolito, Presidente Aggiunto Onorario di Corte di Cassazione, lancia l'allarme sui dati elettronici della giustizia a rischio dalla conferenza dedicata alla GIORNATA della GIUSTIZIA di Napoli

Aula 118 - Tribunale di Napoli - 30 giugno ore 12:30

Mai come negli ultimi tempi il concetto di "esternalizzazione" è stato messo sotto accusa, insieme al "pubblico fannullone, privato efficiente" che tanto va di moda per molti esponenti della classe politica.

Come non aver dubbi di fronte alla questione degli ATU?

Lavoratori di fatto in "intermediazione" negli Uffici Giudiziari che dopo anni passati ad acquisire conoscenze e meriti nell'ambito giustizia vengono oggi progressivamente rimpiazzati dal "nuovo che avanza" ossia la possibilità per operatori "invisibili" di entrare nei PC della Magistratura a distanza, sotto l'occhio vigile dei colossi delle Telecomunicazioni.

Fino ad oggi, infatti, i tecnici informatici in presidio negli U.G. erano delle "persone fisiche" che hanno sviluppato rapporti di collaborazione e conoscenza con le strutture giudiziarie.
A causa dello stato di precariato perenne e di una gestione a volte "incredibile" del personale (rif. caso Napoli G.D.S.) i tecnici Atu chiedono da tempo delle procedure concorsuali agevolate per essere inseriti a pieno titolo nella P.A.

Invece, come sostiene Carlo Sarzana:

... la possibilità relativa alla costituzione di un robusto nucleo di esperti informatici dell’amministrazione era, per così dire,a portata di mano..sarebbe bastato acquisire, con apposita procedura concorsuale, le professionalità gia esistenti nell’ambito collaudato, per competenza ed affidabilità, dei lavoratori ATU,

.. invece i decision’s makers ministeriali, sono ricorsi al vecchio metodo delle gare di appalto.. senza neppure avere una ragionevole certezza che i futuri concorrenti avessero in realtà le capacità professionali richieste per un così delicato servizio

l’operazione ministeriale, oltre agli errori tecnici, giuridici ed umani, esposti in altra sede, ha comportato la eliminazione dell’ unica possibilità, a portata di mano, che l’amministrazione aveva, di dotarsi di un corpo già formato, di propri esperti ..informatici …

Cosa avrà proposto il convegno sulla Sicurezza informatica tenutosi nel silenzio della stampa presso il Palazzo di Giustizia di Torino? Probabilmente solo teoria. La pratica, come dimostra l'esperienza degli ultimi tempi, è un'altra cosa...

per il Comitato ATU


Loredana Morandi
www.comitatoatu.it - www.giustiziaquotidiana.it
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GIUSTIZIA: COMITATO ATU,
NESSUNA GARANZIA DI SEGRETEZZA

(V. 'GIUSTIZIA: IN PROCURA MILANO VISIBILI...' DELLE 9.11)

(ANSA) - MILANO, 27 GIU - Il Comitato Atu (Assistenza tecnica unificata) che rappresenta i tecnici informatici che operano nella Giustizia, alla luce delle notizie pubblicate oggi sul fatto che per oltre un mese i dati della Dda (Direzione nazionale antimafia) di Milano sono rimasti senza protezione e quindi accessibili, ritiene che «da sempre il Ministero della Giustizia consente a 'chiunque di accedere alle proprie risorse informatiche».
«Chiunque - spiega il Comitato in una nota - purché facente parte di società esterne in appalto, nonostante in questo modo non vi sia 'a montè alcuna garanzia che i tecnici impiegati siano persone al di sopra di ogni sospetto».
«I semplici strumenti di windows per l'amministrazione di una rete di computer consentono all'amministratore, l'Admin 'Dio, di accedere ad ogni singolo dato nella rete. E non ci sono password che tengano», spiega il Comitato.
Questo «oggi, figuriamoci domani - spiega l'Atu - quando, cioè, l'attuale intranet giudiziaria si tramuterà in una effettiva rete internet, 'aprendo le sale server degli Uffici Giudiziari all'ingresso dei centri assistenza da remoto, gestiti ancora da altre società private, che tra appalti, subappalti e ricambio degli addetti saranno difficilmente sorvegliabili».
Per il Comitato, infine, «se oggi vi sono tecnici identificabili 'fisicamente nelle sedi giudiziarie, domani ciò non sarà possibile». (ANSA).


Giustizia: in procura Milano visibili a chiunque computer Dda

Ben 80 gli amministratori di sistema, 8 non si conoscono

(ANSA) - MILANO, 27 GIU - Alla Procura di Milano per oltre un mese i segreti dei pm sono rimasti visibili a tutti: lo scrive oggi il Corriere della Sera. Il quotidiano spiega che una copia dei file nei computer della Dda e' stata senza protezione, perche' e' rimasta su una delle cartelle aperte e condivise nella rete informatica giudiziaria milanese, dunque visibile da uno qualunque dei 3.230 utenti complessivi. Ben 80 utenti sono gli amministratore di sistema, 8 dei quali non sono conosciuti fisicamente.
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Di Loredana Morandi (del 27/06/2009 @ 08:04:49, in Sindacati Giustizia, linkato 1499 volte)

Comitato Informatici ATU

La vergogna degli informatici esternalizzati precari degli Uffici Giudiziari.

Un pentolone da scoperchiare


Alcuni chiarimenti e aggiunte all'articolo dal Corriere Sera


E' un episodio interessante quello che reca alle pagine del Corriere Luigi Ferrarella, moderatore del convegno milanese per la Giustizia del 16 giugno u.s. dove era presente anche il Comitato Informatici Atu.

Paradossalmente, il database della DDA di cui narra l'episodio è stato forse più al sicuro in una cartella anonima nei meandri della intranet milanese, di quanto non sia mai stato in una cartella con su scritto a caratteri cubitali Direzione Distrettuale Antimafia, ovvero ciò che per un malintenzionato potrebbe essere l'equivalente del "clicca qui" che tutti conoscono.
Perché? Perché è da sempre che il Ministero della Giustizia consente a "chiunque" di accedere alle proprie risorse informatiche. Chiunque purché facente parte di società esterne in appalto, nonostante in questo modo non vi sia "a monte" alcuna garanzia che i tecnici impiegati siano persone al di sopra di ogni sospetto.
 
I semplici strumenti di windows per l'amministrazione di una rete di computer consentono all'amministratore, l'Admin "Dio", di accedere ad ogni singolo dato nella rete. E non ci sono password che tengano.
Oggi, figuriamoci domani.
Quando, cioè, l'attuale intranet giudiziaria si tramuterà in una effettiva rete internet, "aprendo" le sale server degli Uffici Giudiziari all'ingresso dei centri assistenza da remoto, gestiti ancora da altre società private, che tra appalti, subappalti e ricambio degli addetti saranno difficilmente sorvegliabili.
E se oggi vi sono tecnici identificabili "fisicamente" nelle sedi giudiziarie, domani ciò non sarà possibile.
 
Da anni il Comitato Informatici ATU denuncia la precarietà dei contratti agli informatici e la conseguente "passerella" dei volti nuovi imposti alla magistratura dalle politiche spregiudicate in tema occupazionale delle aziende private. Nonostante ciò, in più di 15 anni di Assistenza Tecnica Unificata, proprio per il senso di responsabilità di una intera categoria professionale e per il contatto diretto degli informatici con la magistratura e con gli amministrativi, i Tribunali italiani sono stati sostanzialmente al sicuro.
 
Pesante è invece la posizione dei pochi informatici ministeriali, detti Cisia. Saranno loro poveretti, infatti, ad aver l'onere e l'onta di dare l'avvio all'installazione dei programmi di "controllo remoto" per ogni singolo computer nei Tribunali e nelle Procure italiane. Al primo danno grave alla rete intranet di un Tribunale in assistenza da remoto potrebbero finire indagati, questo è ovvio, ma fin lì essi non temono affatto di perdere il posto di lavoro, cosa che invece accadrà certamente agli informatici precari ATU, stante essi siano in moltissimi casi addirittura più preparati sulle nuove tecnologie e richiedano una "corsia preferenziale" per essere integrati nell'Amministrazione Giudiziaria.

Operazione che garantirebbe risparmio, efficienza e sicurezza.
 
Si noti invece l'ingenua "spinta" che il Ministero della Giustizia sta attuando con una informatizzazione basata sui mezzi e non sugli uomini. Si richiedono finanziamenti straordinari per la realizzazione di progetti alquanto discutibili, tra cui l'ADN "Active Directory Nazionale" che secondo gli addetti ai lavori potrebbero DIMINUIRE e non aumentare la sicurezza, consentendo un "interscambio" di credenziali d'accesso a livello nazionale, dalla dubbia utilità, che a fronte di presunti guadagni in efficienza darebbe sicuri grattacapi a chi oggi non è in grado di difendere il singolo ufficio da intrusioni "misteriose" e domani si troverebbe a doverlo fare in contemporanea per tutti gli Uffici Giudiziari della penisola.
 
Una miccia di bomba innescata che si presenta come una candela su di un pacco regalo.
 
Nota sulle iniziative del Comitato Informatici ATU: una piccola delegazione sarà presente alla trasmissione Iceberg di Tele Lombardia lunedì 29 giugno pv. mentre il massimo esperto a rappresentare la categoria, Carlo Sarzana di S. Ippolito (Presidente Aggiunto Onorario di Corte di Cassazione) parlerà al convegno presso il Tribunale di Napoli martedì 30 giugno. Ancora il 3 luglio, presso il Tribunale di Caltanissetta il Comitato ATU interverrà a carattere giuridico e a carattere tecnico durante la giornata regionale della Giustizia presso la sede disagiata.
 
Per il Comitato Informatici ATU

 
Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 27/06/2009 @ 04:48:47, in Sindacati Giustizia, linkato 1434 volte)
Milano In Procura la rete informatica era aperta a utenti con nomi di fantasia

E Pippo entrava nei computer dei pm

Per un mese senza protezione la copia dei file nei computer dell’Antimafia


MILANO - Niente password, prote­zioni nulle. Per oltre un mese, alla Procura di Mila­no una copia dei dati con­tenuti nei computer della Direzione distrettuale anti­mafia è rimasta su una del­le «cartelle» aperte e con­divise della rete informati­ca. Chiunque poteva acce­dere anche con un banale nome di fantasia (tra quel­li usati, Pippo) e soprattut­to senza la possibilità di essere rintracciato.

Più lo si scopre e meno ci si crederebbe. Invece è vero. Per più di un mese, alla Procura di Milano, una copia dei dati dei computer della Dire­zione distrettuale antimafia (Dda) è rimasta su una delle «cartelle» aperte e condivise nella rete informatica giudizia­ria milanese, senza protezioni e dunque visibile da uno qualun­que dei 3.230 utenti complessi­vi. In più è emerso che, nel tem­po, ben 80 utenti hanno acquisi­to e mantenuto le credenziali in­formatiche da amministratore di sistema, e quindi possono entrare in qualunque computer dei 3.230 utenti. Ma la cosa più incredibile è che 8 di questi utenti, in possesso del pas­se-partout di amministratore di sistema, nemmeno si sa più chi siano fisicamente: se ne co­nosce solo il nome di fantasia con il quale accedono al siste­ma (ad esempio, e non è una barzelletta, Pippo), in 5 casi ad­dirittura essendo abilitati a far­lo «in remoto», cioè a distanza. Sono le scoperte da brivido che un’inchiesta interna della «Squadra reati informatici» sta portando alla luce, ricorrendo da 6 mesi (si è alla prima proro­ga d’indagine) persino a teleca­mere e microfoni piazzati negli uffici inizialmente sospettati.

Tutto nasce, infatti, da un cu­rioso episodio. A fine gennaio, un pm dell’Antiterrorismo en­tra in ufficio e trova accesi due computer sicuramente spenti la sera prima. Su uno c’è un pro­gramma non standard per la ge­stione del pc a distanza. È allar­me: si pensa a intrusioni in uffi­cio, a talpe interne, ad hackers. Nell’ufficio vengono chiama­ti i sistemisti dell’assistenza in­formatica: per lo più non dipen­denti del ministero ma precari di una delle società private che lavorano in appalto, tecnici con «contratti a progetto» da 1.300 euro netti al mese. Rilevano che alcuni accessi provengono sicuramente dal pc di un cancel­liere del Tribunale civile. Ma an­che che almeno un accesso, a dati dell’Antimafia, richiede cre­denziali informatiche che quel cancelliere non aveva. L’inchiesta si sdoppia: sul cancelliere e sul sistema. Una domenica notte, gli inquirenti entrano nell’ufficio del cancel­liere, lo imbottiscono di micro­foni e telecamere, copiano la memoria del suo pc, poi lo in­terrogano. Ma non è una «tal­pa », è soltanto un patito di can­zoni e foto, e ha scoperto di po­terle pescare navigando in mez­zo ai pc dei colleghi, nelle di­rectory che trova condivise, aperte, senza protezioni.Tra queste, per un disguido come ammetterà uno dei siste­misti interrogati, c’è proprio la cartella nella quale a fine 2008 il tecnico informatico aveva pensato di mantenere, fino al completato trasferimento dei dati dai vecchi ai nuovi pc del­l’Antimafia, una copia di riser­va del back-up di quei compu­­ter: e per più di un mese è rima­sta lì, senza protezioni, su una directory aperta, chiusa solo quando è emerso che era visibi­le a tutti e che per caso il cancel­liere civile l’aveva sfiorata.

Ma il peggio spunta da un censimento, a quel punto stila­to da un tecnico del ministeria­le Cisia (Coordinamento inter­distrettuale sistemi informativi automatizzati), degli utenti del­la rete giudiziaria milanese. Su 3.230 utenti, 122 risulta­no possedere i privilegi di am­ministratore di sistema, di cui 80 ancora attivi: possono cioè entrare in ogni computer e guardare dove vogliono. Di es­si, almeno 5 (come Pippo) sono persino abilitati ad agire «in re­moto ». E il paradosso è che al­meno 8 hanno un «nome uten­te » impersonale: talvolta richia­ma il nome delle società priva­te alternatesi in passato nell’as­sistenza tecnica (come Datamat o Cm), ma in altri casi, come ap­punto Pippo, non è più identifi­cabile chi oggi abbia in uso la «chiave» che apre ovunque. Preoccupante. Specie nel mo­mento in cui a livello nazionale il ministero della Giustizia pun­ta, per ulteriori risparmi, sull’as­sistenza informatica «in remo­to » ad opera di Telecom-Elsag Datamat (Finmeccanica)-Engi­neering. Ma nel contempo è in­negabile l’insostenibilità dell’at­tuale colabrodo, per quanto al­meno la presenza fisica in loco di macchine e di tecnici favori­sca (come in questo caso) le in­dagini su anomalie negli acces­si. La soluzione ci sarebbe ed è l’«infrastruttura di autenticazio­ne nazionale» (Adn) auspicata dalle circolari del ministero. Ma ci vorrebbero soldi veri per la sicurezza. E così l’Adn, a diffe­renza dell’assistenza «in remo­to », resta per ora sulla carta dei buoni propositi.

Luigi Ferrarella
27 giugno 2009

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Di Loredana Morandi (del 27/06/2009 @ 00:37:57, in Osservatorio Famiglia, linkato 2136 volte)
Contro la giornata dell'Orgoglio degli Orchi


Oggi, nel mondo, si accenderanno le candele azzurre dell'orrore pedofilo. Giustizia Quotidiana si unisce perciò a quel coro di voci che si alzano a contrasto dell'oscenità rappresentata da tale fenomeno.

La mia personale battaglia nasce molto presto perché io stessa, insieme ai miei compagni delle scuole medie, eravamo quotidianamente oggetto delle attenzioni di una vera legione di pedofili. Gli stessi, diversi ma sempre uguali, che invadono la pineta di Castelfusano. Ci attendevano all'uscita da scuola, al pomeriggio, per dare corso al macabro rituale dell'esibizionismo e noi, per quell'istinto di sopravvivenza tipico del branco ci eravamo organizzati per muoverci a squadra, con tanto di lanciatori di sassi a difesa delle ragazze.

Da adulta e consapevole ho avuto la fortuna di reagire con fulminea rapidità ad un tentativo di molestia di un pedofilo contro mia figlia. L'episodio che mi riguarda è emblematico e disvela alcune falsità mediatiche sulla gravità del problema pedofilia nel mondo: molte estati fa l'uomo, quarantacinque anni circa, pantaloni beige con la "riga" della stiratura, cinta e scarpe marrone scuro, camicia a maniche corte bianca, baffi, bruno, capelli mossi e stempiato si trovava alla messa delle 11 in Parrocchia. La tentata molestie a mia figlia avvenne esattamente al momento dell'Elevazione, quando in Chiesa tutti sono tenuti a fare un reverente silenzio.
Deve essere stato il riflesso condizionato all'adorazione del "Santissimo" che, pur reattiva come sono, mi ha impedito di completare l'opera con lo stendere l'osceno personaggio e denunciarne la presenza. Ma non lo posso dimenticare, come non lo dimentica mia figlia. Così io gliel'ho giurata. A lui e ai suoi.

Si trattava quindi di un pedofilo laico, in abiti comuni, come ce ne sono tanti, troppi. Ma l'episodio è emblema di quanto sia falsato il clima emergenziale, che ha fatto dei preti il capro espiatorio. No, non voglio negare i casi reali, che sono competenza della magistratura, ma è giusto dire che per questo 1% della popolazione mondiale dei pedofili costituito dai religiosi si consente, con una campagna meramente a carattere economico di predazione nei confronti del Vaticano e delle Diocesi, al restante 99% dei pedofili, che ribadisco sono laici, di nascondersi nelle frange del movimento omosessuale internazionale al brutto titolo di "minoranza delle scelte", a copertura di interessi sessuali davvero "contro" natura.

Errori se ne vedono anche in Italia, gravi, gravissimi. Papi pedofilo! - sostiene lo spammers televisivo Paolini alle spalle dei giornalisti di Rai 1. Pubblicità. Ma non si dice nulla dei gusti sessuali di un ex deputato PD, noto ai romani per i gusti "giovanili" e per le velleità tarpee rupestri.

Se di errori madornali vogliamo parlare, ecco allora che Sinistra e Libertà ci vede benissimo quando candida un esponente italiano del Partito Pirata alle europee. Partito Pirata che, in barba a quanto si crede del file sharing e dello sviluppo sostenibile, è una ferrea catena editoriale, quindi economica, che ha monopolizzato per prima l'Italia del download con l'acquisto del dominio della vecchia Drunken Donkey, ed è lecito intuire stia facendo la stessa identica cosa in tutta Europa. Inoltre la radix del Partito Pirata è nera, come l'inferno, oltre ad avere una oscena ridondanza negli ambienti pedofili per la distribuzione di materiale di ogni genere ed in violazione alle leggi internazionali a tutela dei minori tramite i possenti tracker Torrent di Pirate Bay.

In questi giorni è ricomparso l'ideologo della pedofilia, il clone del presidente della Prometeo Onlus, colui che fuoriuscì dalla pornografia sarda per invadere il gruppo fansub anime la scorsa estate e che pubblica la mia foto e quella di Don Fortunato di Noto sulle pagine del suo blog. Ebbene questo tizio utilizza proprio il sofisticato sistema di anonimizzazione prodotto e reclamizzato dal Partito Pirata italiano. Non ne fa mistero, anzi lo declama e lo pubblicizza. E come lui, c'è da credere che siano in molti i pedofili o i filo pedofili ad usarlo. Come dicevo, ultimamente si è rivisto proprio sul forum dei ragazzi nichilisti cultori dei cartoon giapponesi, ed io ho ritenuto giusto avvisarli del pericolo rappresentato di finire sui tabulati di connessione di un personaggio simile, ricomparso dopo mesi e mesi di assenza dal web proprio nei giorni del Boy Love Day.

Infine è di questi giorni la rassicurante notizia della ri-fondazione del Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online della Polizia Postale e delle Comunicazioni, che nasce sotto i favorevoli auspici della conclusione della maxi indagine "Smasher", partita da Catania, che ha condotto all'arresto di 14 persone e ad aprire indagini su altre 253, per un totale di 300 perquisizioni in tutta Italia.

Il "buon lavoro ragazzi" è d'obbligo, perché si spera che tali eccellenti premesse non si rivelino solo quella che sopra definivo la ri - fondazione del nucleo di polizia postale. Purtroppo, negli ultimi anni, i gravi tagli economici alle forze dell'ordine hanno colpito tutte le funzioni di polizia di stato, e se la Volante lamenta di non avere benzina per le auto è logico supporre che Poltel non abbia i computer adeguati a lavorare nella rete.

E' probabilmente a causa di questo paradosso economico, che ad un attivista per la giustizia come sono io, capiti di dover fare 45 giorni di sciopero della fame e subire una minaccia di morte per strappare il server UniNa, di proprietà dell'Università Federico II di Napoli, dalle mani di una società Srl romana esercente nel settore hosting nata ad hoc per sfruttare il server e di una società in nome collettivo della remota provincia di Cagliari esercente nel settore pornografia. Gli utilizzatori in peculato d'uso di un bene di proprietà dello Stato, il cartello pubblicitario _P_, Vanilla e 'F, una pubblicità indirizzata ad un particolarissimo tipo di cliente telematico: un omosessuale con interessi giovanili.

Il pedofilo.

Di seguito lo spot realizzato dall'attore Giancarlo Giannini per la presentazione del CNCPO

Loredana Morandi


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Da "IL SOLE 24 ORE" di venerdì 26 giugno 2009

Indagini penali. Se necessario per provare i fatti - Possibile la forma forzosa

Il Dna sarà prelevato anche ai minorenni
Non serve l`iscrizione al registro degli indagati

Giovanni Negri

MILANO - Prelievo, anche in forma forzosa, di campioni biologici per i minori. Con l`obiettivo di tracciarne il profilo del Dna e arricchire la banca dati a disposizione delle forze di polizia e dell`autorità giudiziaria. La legge approvata mercoledì dal Senato e ora in attesa solo della pubblicazione in «Gazzetta» comprende anche i minorenni e gli incapaci tra i soggetti che possono essere sottoposti all`intervento, anche d`autorità, per ottenere 1`identikit genetico.

Una possibilità prevista ad ampio raggio, visto che per l`operazione non è necessario il coinvolgimento "ufficiale" in un procedimento penale a titolo di Le legge si limita invece a precisare che il consenso è fornito dal genitore o dal tutore che possono essere presenti alle operazioni. È poi evidente, per analogia con quanto previsto quando l`interessato è un maggiorenne, che in caso di rifiuto può essere disposto l`accompagnamento coattivo. Le condizioni sono poi le stesse a cui è subordinato il prelievo nei confronti di adulti mai iscritti nel registro degli indagati e cioè un procedimento penale per reato non colposo sanzionato con la pena superiore a tre anni oppure l`autorizzazione fondata su un`esplicita norma e l`assoluta indispensabilità perla prova dei fatti.

Analoga anche la procedura da rispettare. Il Pm, che la richiede al Gip, oppure anche il giudice stesso, d`ufficio, possono stabilire l`effettuazione di una forma di perizia invasiva della libertà personale come quella indirizzata a ottenere il profilo del Dna dell`interessato attraverso il prelievo di peli, capelli, mucosa. Le finalità possono poi anche essere diverse dall`ovvia ricerca dell`identificazione del colpevole di un reato:

l`allargamento della perizia ha infatti come obiettivo anche di cancellare dalla scena delreato figure che con questo non c`entrano affatto (passanti, forze di polizia, infermieri e medici).

Una sorta di sterilizzazione quindi con l`obiettivo di non disperdere le indagini in direzioni irrilevanti.

L`ordinanza emessa dal Gip per lo svolgimento del prelievo, sia in forma coattiva sia consensuale, deve però prevedere, nei confronti di tutti i soggetti, minorenni o adulti, una serie indispensabile di elementi.

Tra questi: l`indicazione del reato per cui si procede e la descrizione sommaria del fatto, le ragioni che rendono assolutamente indispensabile l`effettuazione del prelievo, l`avviso che in caso di mancata comparizione potrà essere disposto l`accompagnamento coattivo.

Nelle modalità vanno evitate quelle più invasive o che rischiano di mettere in pericolo la vita o la salute della persona interessata. In caso di assenza del difensore nominato, l`atto va considerato nullo.

È prevista poi una procedura d`urgenza affidata in prima battuta all`intervento del pubblico ministero che dispone l`effettuazione del prelievo anche forzoso chiamando il Gip apronunciarsi entro le successive 48 ore. I profili, anche dei minori, dovranno poi confluire nella banca dati del Dna, ma i campioni biologici andranno distrutti all`esito della perizia o, al più tardi, con la conclusione definitiva del procedimento. La norma si pronuncia solo sulla distruzione dei campioni, senza nulla dire sul destino dei profili. Inseriti nell`archivio generale potrebbero rimanervi per non meno di 40 anni. Un`apparente incongruenza, che andrebbe chiarita, perchè i profili del Dna di chi è stato prima indagato e poi assolto vengono invece cancellati dopo il proscioglimento, mentre quelli destinati a una conservazione estremamente ampia sono invece anche quelli di chi dal procedimento penale è stato solo lambito.

L`allargamento
Coinvolti i minorenni a li prelievo di campioni biologici con l`obiettivo di tracciare il profilo del Dna da fare confluire nella banca dati nazionale, cui hanno accesso solo polizia e autorità giudiziaria, pub essere disposto anche nei confronti di minorieincapaci

Le forme
Il consenso deve essere fornito dal genitore reo dal tutore ma è possibile anche l`utilizzo della forza per poter procedere al prelievo di capelli, peli o mucosa

Le condizioni
L`effettuazione dell`operazione èsubordinata alfatto che sia in corso un procedimento per un reato sanzionato con almeno tre anni di carcere oppure che l`autorizzazionesia fornita da una specifica norma e che il prelievo sia indispensabile per l`accertamento dei fatti

La procedura
Il controllo èsempre affidato alGip che può procedere su richiesta del pubblico ministero o anche d`ufficio; è possibileanche una procedura d`urgenza affidata al Pm, ma soggetta a successiva convalida da parte del Gip, entro 48 ore

La conservazione
I campioni biologici saranno distrutti all`esito della perizia o al termine del procedimento (restano comunque delle incertezze sulla sorte dei profili del Dna che ne sono stati tratti)

La segnalazione
Sul Sole 24 ore di ieri l`analisi dei contenti della legge che ha recepito nel nostro ordinamento iltrattatodi Prumdisciplinando l`istituzione della banca dati del Dna nel nostro Paese. Entro un anno dovrà essere effettuato il prelievo dei campioni biologici nei confronti di tutti gli oltre 63.000 detenuti. I profili saranno conservati per 40 anni [.]
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Comitato Informatici ATU

La vergogna degli informatici esternalizzati precari degli Uffici Giudiziari.
Un pentolone da scoperchiare



Carlo Sarzana di S. Ippolito rappresenterà il Comitato Informatici ATU alla GIORNATA della GIUSTIZIA di Napoli

Aula 118 - Tribunale di Napoli - 30 giugno ore 12:30



Ai gentili colleghi e alle Redazioni,

Il Comitato Informatici ATU, gli informatici esternalizzati precari dell'Assistenza Tecnica Unificata degli Uffici Giudiziari ha il piacere di informare, che al convegno organizzato dalla Associazione Nazionale Magistrati sede distrettuale di Napoli e da Funzione Pubblica CGIL di Napoli sarà rappresentato dal dott. Carlo Sarzana di S.Ippolito, Presidente Aggiunto Onorario di Corte di Cassazione.

L'illustre giurista Carlo Sarzana presterà così la propria autorevole voce alla gravissima vertenza degli informatici ATU-SPC, una categoria di lavoratori altamente qualificati, che sta per subire il taglio di circa 600 posti di lavoro a seguito della messa in vigore del regime di Assistenza in Remoto per i computer della Giustizia. Una irreparabile perdita di risorse umane sul piano della sicurezza e della formazione informatica per il Ministero di Giustizia.

Il Tribunale di Napoli nei mesi scorsi è stato teatro della protesta della intera Sezione Giudicante Penale perché, a seguito del licenziamento spregiudicato del tecnico con maggiore anzianità di servizio, andò in blocco l'ufficio pagamenti del Tribunale di Napoli e la magistratura chiese a gran voce la restituzione del lavoro all'esperto informatico.



PROGRAMMA

Associazione Nazionale Magistrati
FP CGIL


Giornata per la Giustizia

Martedì, 30 giugno 2009
ore 12,30
Aula 118 - Nuovo Palazzo di Giustizia
NAPOLI


Introduce

Tullio Morello
Presidente Giunta Distr. ANM Napoli

Tavola Rotonda

"La Giustizia Negata"
analisi e prospettive

Modera

Geo Nocchetti, giornalista Rai


Partecipano


Francesco Caia
Presidente Ordine Avvocati Napoli

Raffaele Cantone
Magistrato del Massimario Corte Cassazione

Marco Catalano
Sost. Proc. Gen. Procura Corte Conti Campania

Alfredo Garzi
Segretario Nazionale FP CGIL

Silvana Sica
Vice Segr. Gen. Associazione Nazionale Magistrati

Sergio Zeuli
Componente Direttivo ANMA


Interventi:


Luigi Bobbio
Capo di Gabinetto Min. Politiche Giovanili

Tommaso Contestabile
Provveditore Reg. A.P. Napoli

Francesco D'Antonio
Coord FP CGIL Napoli, Min. Giustizia

Luigi de Magistris
Europarlamentare

Giuseppe Errico
Segr. Gen. CGIL Napoli

Geppino Fiorenza
Ref. per Campania Libera

Luigi Goglia
Direttore Ufficio Speciale

Valeria Rossetti
Sost. Proc. Procura Minori Napoli

Carlo Sarzana di S. Ippolito
Pres. Agg. Onor. Corte Cassazione per il Comitato Informatici ATU

Luigi Scotti
Ass. Legalità e Trasp. Comune Napoli

Domenico Vanore
Giudice di Pace

Con la partecipazione dei Capi Uffici Giudiziari del Distretto



per il Comitato ATU

Loredana Morandi
www.comitatoatu.it - www.giustiziaquotidiana.it



ACCREDITI STAMPA PER L'ACCESSO IN TRIBUNALE:

I foto giornalisti e i cameraman per le testate giornalistiche televisive sono invitati ad inoltrare un fax per l'accredito:

Alla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Napoli
Gent.ma D.ssa Anna Canfora - fax 081/2234449


ALLEGATI:


1) breve storia della vertenza sindacale ATU

2) Scarica la locandina del convegno


LINK UTILI:

Interrogazione parlamentare sul caso ATU - Senatori Armato, Incostante, De Luca:

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=404015

Il caso Napoli e il blocco dei computer al Tribunale - TD Group
http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/articolo.asp?articolo=1519

la protesta dei 70 magistrati del Tribunale di Napoli
http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/articolo.asp?articolo=1494

i licenziamenti della CM SISTEMI (indagati in Why Not) in Calabria
http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/articolo.asp?articolo=1602

la Circolare del Ministero Giustizia di ingresso ad Assistenza da Remoto:
http://www.slideshare.net/guest681781/circolare-ministero-giustizia-controllo-remoto

Informatici usa e getta? articolo di Carlo Sarzana di S. Ippolito
http://www.diritto.it/archivio/1/27193.pdf

Giustizia: informatici, computer al sicuro solo se spenti (articolo)
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LUNEDI’ 29 GIUGNO 2009

DAGLI STUDI DI TELELOMBARDIA IN MILANO
(VIA COLICO  21, ZONA BOVISA-PASSANTE FERROVIARIO)


ICEBERG 
UNDICESIMA STAGIONE DEL TALK SHOW POLITICO DI TELELOMBARDIA
in onda alle 20,30 su Telelombardia



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“PIL GIU’, ESCORT SU”
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e con la partecipazione della delegazione Comitato Informatici ATU
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e in differita martedì sul canale satellitare SKY 901
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Magistratura
1909-2009: i 100 anni dell’Anm,
l’Associazione Nazionale Magistrati
 


giovedì 25 giugno 2009

Un’occasione speciale per festeggiare i 100 anni dalla nascita: l’Anm, l'Associazione Nazionale Magistrati, celebra il suo Centenario con una cerimonia in Campidoglio giovedì 25 giugno, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

di Gianluca Marchionne

CELEBRAZIONI E DIFFICOLTÀ - L’Associazione Nazionale Magistrati festeggia i suoi 100 anni di vita in un periodo particolare, proprio nel momento in cui la possibilità di usare uno dei suoi strumenti più impiegati per le indagini, le intercettazioni, sembra essere fortemente limitata dal Lodo Alfano; questo a pochi mesi dal 19 novembre dello scorso anno, quando si è appellata all’Onu per “i duri attacchi alle decisioni della magistratura venuti da esponenti politici e dallo stesso primo ministro”, oltre che per i progetti di riforma del Csm che vogliono “sminuirne il ruolo di garanzia dell'indipendenza della magistratura”. Un’opportunità per un momento di celebrazione e, perché no, di riflessione arriva dalla cerimonia prevista per il 25 giugno, nella Sala degli Orazi e dei Curiazi in Campidoglio a Roma, a partire dalle 17. Intanto, ripercorriamo la storia dell’Anm.

LA NASCITA - Era il 13 giugno 1909 quando a Milano nasceva, per iniziativa di quarantaquattro magistrati, l’Associazione Generale fra i Magistrati d’Italia, figlia di discussioni teoriche che avevano cominciato a fermentare qualche anno prima, precisamente nel 1904. Nell’aprile di quell’anno, infatti, 116 magistrati, in servizio nel distretto della Corte di Appello di Trani, firmarono un documento, poi noto come “Proclama di Trani”, diretto al capo del governo ed al ministro della Giustizia, con il quale si sollecitava la riforma dell'ordinamento giudiziario. Un documento, questo, di portata storica, perché rappresentava la prima azione collettiva a livello nazionale dei pubblici funzionari giuridici, e che ricevette grande risalto nella scena italiana legislativa e forense, venendo pubblicato dal “Corriere giudiziario” e ottenendo 350 adesioni al suo testo provenienti da tutta Italia.

L’ANM CRESCE - Adesioni che testimoniavano la volontà, soprattutto da parte della bassa magistratura, di cambiamenti e modifiche della situazione esistente. La fondazione dell’Agmi, il cui primo presidente fu Giovanni Sola, s’inserì dunque in questo humus culturale in maniera naturale, tanto da veder moltiplicare enormemente i propri iscritti, che nel 1911 ammontavano già a 1700, per toccare nell’aprile 1914 la quota di 2067 magistrati. Le proposte su cui si assestò la linea di condotta dell’associazione nei suoi primi anni furono essenzialmente incentrate su migliori condizioni economiche e su una riforma dell’ordinamento, richieste alle quali il governo dell’epoca rispose con sanzioni disciplinari e leggeri aumenti di stipendio. Il primo congresso dell’associazione si tenne nel settembre 1911, ospitato in una sala di Castel Sant’Angelo, con 592 partecipanti, mentre due anni esatti prima era nato l’organo ufficiale dell’organizzazione, “La Magistratura”.

IL PARERE DI VITTORIO EMANUELE ORLANDO - Secondo quanto proclamato fin dallo statuto provvisorio dell’Agmi, dall’associazione era “escluso ogni carattere e fine politico”, tuttavia l’attività e le rivendicazioni del sindacato suscitarono la preoccupazione di governo e alta magistratura, in particolare del Guardasigilli Vittorio Emanuele Orlando, che aveva espresso “dubbi gravissimi sulla possibilità che l'iniziativa produca frutti utili e degni”, dato che, a suo avviso, “la magistratura italiana ha una costituzione rigorosamente gerarchica” e “la gerarchia ne costituisce l'essenza”. Per Orlando, intervenuto sulla questione sul “Corriere del Lavoro”, infatti la parità tra i membri della futura Anm avrebbe portato a situazioni dove si sarebbero danneggiate “la dignità e l’autorità” degli esponenti di livello più elevato. L’uomo politico palermitano aveva però giustamente notato un punto chiave nella condotta dell’organizzazione, ovvero che “tutte le associazioni fra funzionari cominciano col dichiararsi apolitiche”, ma “poi nella loro effettiva attività difficilmente vi si mantengono fedeli”.

I CONTRASTI CON IL REGIME FASCISTA - Con l’avvento al potere del regime fascista, che dispose lo scioglimento di tutte le libere associazioni, l’Agmi fu costretta a cessare la propria attività, rifiutando di trasformarsi in sindacato fascista e deliberando la conclusione della propria esperienza nell’assemblea generale del 21 dicembre 1925. “La Magistratura” terminò le pubblicazioni con l’ultimo numero del 15 gennaio 1926, dove apparve in prima pagina un editoriale dal titolo “L’idea che non muore”, nel quale si sostennero le ragioni della decisione presa. Il rifiuto dell’associazione di sottostare alle condizioni fasciste viene motivato nella convinzione che “la ‘mezzafede’ non è il nostro forte, e la ‘vita a comodo’ è troppo semplice per spiriti semplici come i nostri”, perciò “abbiamo preferito morire”. La sfida alla dittatura provocò però la rappresaglia del regime che, con il Regio Decreto del 16 dicembre 1926, destituisce dalla magistratura i più noti dirigenti dell’Agmi, in primis il segretario generale Vincenzo Chieppa (padre di Riccardo, attualmente presidente emerito della Corte costituzionale), colpevoli di essersi posti “in condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del Governo”.

LA RINASCITA - Dopo il blackout del Ventennio e della guerra, è il 1945 a segnare la rinascita dell’associazione, con la denominazione di Associazione Nazionale Magistrati Italiani, di nuovo supportata dalla “Magistratura”, che riprende l’attività nell’aprile dello stesso anno e di nuovo guidata, tra gli altri, da Vincenzo Chieppa, riammesso tra i pubblici funzionari giudiziari. Importante è poi il contributo dell’Anm alla Costituzione, nella quale definisce il ruolo della giurisdizione, sottolineando inoltre l’indipendenza della magistratura.

CORRENTI, SCISSIONI E RIENTRI - Negli anni successivi l’Anm conoscerà la nascita di vere e proprie “correnti” al suo interno, che concorrono a eleggerne gli organi direttivi: la prima è “Terzo potere”, che raccoglieva pressoché tutta la “bassa magistratura” (pretori, giudici di tribunale, sostituti procuratori) e che conquistò nel 1959 la guida della Associazione Nazionale Magistrati, strappandola all’“alta magistratura” (capi degli uffici, Consiglieri di Cassazione). Quest’ultima nel 1961, non condividendo l’impostazione che prevedeva pari dignità di tutte le funzioni giudiziarie, con abbattimento della carriera, si distaccò dall’Anm formando l’Unione Magistrati Italiani (Umi). L’Unione comunque non riuscì mai a superare il 7-8% dei magistrati, ma conservò fino al 1972 una forte rappresentanza nel Consiglio Superiore della Magistratura, detenendo infatti la maggioranza nella Corte di Cassazione (che eleggeva 6 componenti del Csm su 14). La situazione cambiò con l’introduzione del principio “un uomo un voto”, che tolse il primato alla Cassazione e la principale ragion d’essere per l’Umi, che nel 1972 non elesse alcun componente del Csm e, seppur avendo conquistato nel ’76 509 voti e un seggio, si sciolse e rientrò nell’Anm prima delle elezioni del 1981. L’anno precedente c’era stata un’altra fuoriuscita di magistrati, provenienti da “Terzo potere” e non entrati a far parte della neonata “Unità per la Costituzione”, che fondarono il Sindacato Nazionale Magistrati, presentatosi alle elezioni dell’81, dove non ottenne neppure un seggio al Csm. Diversa sorte cinque anni più tardi, nel 1986, quando totalizzò il 6% dei voti, risultato rimasto però isolato, tanto che dal ’91 l’associazione ha cessato la sua attività. Nel frattempo, nel ’64 era nata “Magistratura Democratica”, espressione di una parte dell’ala progressista e di sinistra dei magistrati, mentre nel ’62-’63 si era formato il nucleo di “Magistratura Indipendente”, corrente tradizionalista che mantenne la maggioranza nell’Anm fino all’81, quando fu sorpassata da “Unità per la Costituzione”.

COMPOSIZIONE E STRUTTURA - Attualmente, l’Associazione Nazionale Magistrati, membro fondatore dell’Unione Internazionale dei Magistrati, conta 8284 magistrati sul totale di 8886 magistrati italiani in servizio, e il suo Comitato Direttivo Centrale, composto di 36 membri, è eletto ogni quattro anni con il metodo proporzionale. Al momento ne fanno parte esponenti delle quattro correnti che operano nel sindacato: Unità per la Costituzione (14 eletti), Magistratura Indipendente (9 eletti), Magistratura Democratica (8 eletti), Movimento per la giustizia - Articolo 3 (5 eletti). Il Comitato ha il compito di eleggere la esecutiva centrale composta da nove membri, tra i quali Presidente, (in carica è Luca Palamara), vice Presidente, Segretario generale, vice Segretario generale e direttore della rivista “La Magistratura”. Infine, ogni due anni si tiene un Congresso pubblico.

Gianluca Marchionne
Fondazione Italiani ( giovedì 25 giugno 2009 )

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