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 il principe shoutoku e il drago del mondo... di Lunadicarta
 
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Loredana Morandi
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\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Roma, 26 settembre 2009

Agende Rosse con Salvatore Borsellino

intervista all'On. Barbato di Italia dei Valori

di Loredana Morandi



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Di Loredana Morandi (del 27/09/2009 @ 02:47:51, in Associazioni Giustizia, linkato 1503 volte)
Manifestazione

Movimento civile contro la Pedofilia

Roma, 26 settembre 2009

Interviste di Loredana Morandi a:


Luca Maschera





Trisha DeDo



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Di Loredana Morandi (del 25/09/2009 @ 04:44:41, in Redazionale, linkato 2143 volte)


AVVISO AI LETTORI


Giustizia Quotidiana sarà assente dal web per alcune ore nei prossimi giorni,
perché è in corso il cambio del provider.


Si avvisano i lettori, che ciò accade a seguito di una azione dolosa volontaria determinata dall'interesse degli ATU siciliani ad appropriarsi abusivamente dei contenuti intellettuali di questo sito. Ovvero ciò accade a seguito di un riuscito danneggiamento a carattere economico e patrimoniale.

Tale danneggiamento si conclama per l'azione, certamente dolosa del "farsi giustizia da se" scavalcando le Leggi Italiane di un avvocato di Caltanissetta che, intendendo inoltre spaventarmi con minacce gravi, mi recapita la sua missiva attraverso il "blog", che diffuse una minaccia di morte a me rivolta nell'ottobre 2008 e pubblicata da ANSA sulla testata online della Federazione Nazionale Stampa Italiana.

L'evidenza dei rapporti tra gli ATU siciliani e Maxi Fasso, l'uomo che da più di 2 anni clona e si sostituisce alla persona del prof Massimiliano Frassi, presidente della Associazione Prometeo Onlus a Tutela dei Bambini e Contro la Pedofilia, NON lascia adito a dubbi:

SONO IN CORSO rapporti sostanziali tra la Società Snc del Porno di Cagliari, già vista tra gli utilizzatori di Unina, il server malversato di proprietà dello Stato presso Università di Napoli (si veda la denuncia su Epolis Il Napoli del 10 settembre 2008), rapporti che documentabili per la Morandi a far data 1 luglio 2009.

Esplicito pertanto il Divieto di utilizzo dei contenuti intellettuali di questo sito web, ivi comprese le rassegne stampa tratte dai Comunicati alle Redazioni, nei confronti dei signori: Giuseppe Di Spirito, Lidia Undiemi per Università di Palermo, Luigi Amico, Giorgio Ciaccio e quanti altri ad essi collegati. Inoltre sarà denunciato lo studio legale Tipo di Caltanissetta per gli abusi ravvisabili e per il danneggiamento volontario.

La Legge non ammette l'ignoranza dell'Avvocato.

Loredana Morandi e il suo sito Giustizia Quotidiana sono al fianco della Magistratura e dei lavoratori del comparto Giustizia da ben 7 anni.

Se pur le minacce tutte gravi di questo accordo tra le mafie delle due isole Sardegna e Sicilia, ci spaventa:

Giustizia Quotidiana NON si arrende
alla criminalità

Sarò presente alla manifestazione delle Agende Rosse, al fianco di Salvatore Borsellino ed in contemporanea alla manifestazione del Movimento Civile contro la Pedofilia domani in Roma dalle 17 con la telecamera.

I contenuti di Giustizia Quotidiana nelle ore di assenza del sito per i lavori possono essere seguiti:

su Facebook

su Wordpress.com
(dove sono inattaccabile a seguito di danneggiamenti e per l'aver dovuto cancellare ben 20 cloni del mio nome, dei nomi dei domini e dei nomi delle Associazioni, e dove mi è sufficiente citare gli attuali rapporti tra Atu siciliani e Maxi Fasso per ottenere la dovuta ragione)

su Blogger (vedi sopra)

Posso personalmente essere contattata anche tramite i recapiti della Associazione che presiedo:
Associazione Culturale e di Promozione Sociale ARGON - Bloggersperlapace, ovvero:

Artists Against War Italia

www.bloggersperlapace.org - www.artistsagainstwar.info


A presto!

Loredana Morandi

Disclaimer: Tutti gli Avvocati che violano le Leggi possono essere denunciati. Io lo faccio.
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Di Loredana Morandi (del 24/09/2009 @ 05:43:18, in Magistratura, linkato 1584 volte)


Magistratura Democratica


E' con profondo dolore ed incredulità che apprendiamo della morte di Maurizio Laudi.

Eccellente magistrato, in prima fila nella drammatica stagione del contrasto al terrorismo, compagno di tante battaglie associative, persona nobile e di eccezionali capacità è stato uno dei protagonisti della magistratura italiana in questi anni.
Non nascondiamo di avere avuto momenti di disaccordo e divergenze, ma ciò è stato per noi un arricchimento.

La sua morte davvero prematura, ci impoverisce tutti.

Un abbraccio  alla famiglia.

IL SEGRETARIO GENERALE DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA   
Rita Sanlorenzo

IL PRESIDENTE DI MAGISTRATURA DEMOCRATICA  
Claudio Castelli

*****

LA MORTE DI LAUDI

Storia del giudice coraggioso
che smantellò Prima Linea

di ETTORE BOFFANO


Maurizio Laudi era uno degli italiani coraggiosi che hanno sconfitto il terrorismo. Quello delle Brigate Rosse e di Prima Linea, le bande armate che insanguinavano l'Italia e soprattutto Torino, la città della Fiat, di Gianni Agnelli e del grande scontro di classe, del sindacato e del Pci che governava il Comune col "sindaco rosso", Diego Novelli. Morti ammazzati e azzoppamenti, poliziotti, carabinieri, esponenti della Dc, dirigenti industriali e capisquadra di Mirafori, semplici cittadini: un rosario sanguinoso e feroce di agguati e attentati per portare l'attacco "allo stato imperialista delle multinazionali" e per bloccare il processo al nucleo storico delle Br di Renato Curcio e di Alberto Franceschini, mentre a Roma si svolgeva il dramma di Aldo Moro.

Il paese era piegato e impotente di fronte all'aggressione della lotta armata, poco o nulla si sapeva dei "samurai" del terrore e della loro clandestinità, le carceri dove venivano rinchiusi i pochi arrestati erano aperte ad evasioni altrettanto rapide e quasi annunciate, il generale Alberto dalla Chiesa era relegato in una posizione defilata mentre il nucleo antiterrorismo della polizia, guidato da Emilio Santillo, era stato appena smantellato.

Quando il sequestro e poi l'uccisione di Moro e della sua scorta disvelano a tutti la "geometrica potenza" raggiunta dall'eversione rossa, qualcosa si muove, qualcuno tenta di reagire. A Dalla Chiesa sono affidati i "pieni poteri", mentre la svolta nella magistratura arriva proprio da Torino. E' una felice intuizione di Mario Carassi, allora capo dell'ufficio istruzione, e del procuratore capo Bruno Caccia (poi ucciso dai killer mafiosi): per la prima volta nella giustizia italiana, nasce il "pool".

Giudici istruttori e pm, tutti assieme nel lavoro, pronti a scambiarsi informazioni, idee e intuizioni, a collaborare con gli altri uffici giudiziari del paese: un'esperienza che sarà poi copiata a Palermo e Napoli nella battaglia contro Cosa Nostra e la camorra.
Ci sono, fianco a fianco, i giudici istruttori Giancarlo Caselli, Mario Griffey, Marcello Maddalena e i pm Alberto Bernardi, Piero Miletto, Francesco Gianfrotta e Antonio Rinaudo. Con loro, anche un giovane giudice istruttore entrato in magistratura nel 1974: Maurizio Laudi. Proviene da una famiglia di medici (lo era il padre e il fratello è primario di urologia all'ospedale Mauriziano di Torino), ma ha scelto giurisprudenza e i colleghi lo vogliono con loro per quelle spiccate doti di intelligenza e di capacità di analisi delle personalità degli imputati che ha già manifestato nelle prime inchieste.

Alcuni di loro (Caselli, Miletto, Bernardi, Gianfrotta e lo stesso Laudi) vengono da quella cultura di sinistra che è anch'essa al centro delle polemiche e del dramma politico e sociale che sconvolge l'Italia: le Br e Prima Linea sono la degenerazione estremista, violenta e suicida di quello che Rossana Rossanda chiamerà "l'album di famiglia".

Quel bagaglio ideale e culturale servirà loro non per diventare delle "toghe rosse", una polemica che l'attacco berlusconiano alla magistratura rispolverà negli Anni Novanta, ma piuttosto per capire meglio e prima di tutti qual è il fenomeno feroce che stanno affrontando e chi sono i capi e i sicari della lotta armata.

A Laudi e a Bernardi tocca il compito di affrontare la galassia di "Prima Linea", il gruppo giovanilistico meno compartimentato e più movimentista del veterocomunismo brigatista, sorto dalla deriva violenta dei servizi d'ordine di Lotta Continua e dalle prime esperienze di "Senza Tregua" e delle "Ronde proletarie". Ragazzi segnati da poca cultura, dall'antifascismo militante davanti alle scuole e agli atenei, dal mito della "Resistenza tradita" che hanno assimilato dai loro genitori, dal filo rosso innescato dalla "Strage di Piazza Fontana", da un ribellismo parossistico che è contraddistinto dal culto della pratica dell'aggressione e che, nel pasticcio dell'antitesi tra "la critica delle armi e le armi della critica" hanno già scelto prima la spranga, poi le pistole e le mitragliette e la fuga verso il "gesto esemplare".

La svolta arriva nel 1980, con l'arresto e il pentimento prima del capocolonna torinese delle Br, Patrizio Peci, e poi del piellino Roberto Sandalo, detto "Roby il pazzo" sin dai tempi di Lotta Continua. Per la lotta armata è l'inizio della fine: cadono, uno a uno, i capi e i militanti dell'eversione, le carceri speciali si riempono prima di irriducibili e poi di altri "pentiti" e infine di "dissociati". Sono, questi ultimi, soprattutto gli esponenti di Prima linea che nel carcere torinese delle Vallette accettano di ricostruire davanti ai magistrati la storia dei loro crimini. Un ruolo decisivo in quella scelta lo avrà proprio la capacità psicologica e di confronto con gli imputati di magistrati come Caselli, Maddalena e Laudi e il giovane giudice istruttore collaborerà anche all'elaborazione sulla legge che, assicurando sconti di pena, favorisce la "dissociazione dalla lotta armata". I suoi interrogatori sono incalzanti, condotti con durezza ma anche, quando serve, con voglia di capire e umanità. Il terrorismo è stato fermato anche se continuerà, negli anni, a manifestare i suoi ultimi e solitari colpi di coda.

In quei giorni difficilissimi, il "pool" di Torino è coinvolto anche nella primo grande contrasto istituzionale che contrappone la magistratura italiana al potere politico: le rivelazioni di Sandalo chiamano in causa il capo del governo, Francesco Cossiga, coinvolto dal "pentito" nella fuga di Marco Donat-Cattin, figlio del vicesegretario della Dc, Carlo. Il parlamento negherà l'autorizzazione a procedere, ma per la prima volta l'accusa "toghe rosse" si leva contro i giudici.

L'impegno del "pool" si manifesta anche nella società civile: i politici locali di tutti gli schieramenti (tra loro Diego Novelli, Guido Bodrato, Dino Sanlorenzo, Piero Fassino) cominciano a presentarsi nelle assemblee di fabbrica e nelle scuole per parlare del terrorismo e per stroncare qualsiasi voglia di collateralismo o anche solo di simpatia. Al loro fianco ci sono anche i magistrati. Procura e ufficio istruzione, poi, appoggiano con fermezza il "questionario" diffuso in città e che invita i torinesi a denunciare qualsiasi sospetto di infiltrazione terroristica: una scelta che divide la sinistra e che contrappone il Pci ai gruppi extraparlamentari ma anche ad alcuni intellettuali.

Poco alla volta, l'Italia e Torino tornano nella normalità e anche gli uffici giudiziari riprendono a lavorare sui fronti più tradizionali della lotta al crimine. Ma l'esperienza del "pool" resta in peidi e diventa decisiva come un metodo di lavoro ormai irrinunciabile. Funziona nell'inchiesta sullo "scandalo dei petroli", in quella sul primo grande affaire di corruzione amministrativa innescata dal faccendiere Adriano Zampini e infine in due istruttorie affidate proprio a Laudi: l'infiltrazione della mafia nel Casinò di Saint Vincent e delle cosche di Catania e della Calabria nella criminalità torinese e nel traffico degli stupefacenti.
Per il giudice istruttore di Prima Linea, però, comincia anche un altro grande impegno: quello nell'autogoverno della magistratura italiana. Da sempre iscritto nella corrente di sinistra di "Magistratura democratica", nel 1990 entra in profondo contrasto con i suoi amici e colleghi e si dissocia da un documento critico che mette sotto accusa l'organizzazione degli uffici giudiziari torinesi. E' un tormento interiore che dura da tempo, che suscita clamore e che segnerà un profondo travaglio personale rompendo per anni amicizie e solidarietà che si erano consolidate nell'esperienza comune delle "vite blindate" con le scorte e con le famiglie spaventate, dei conti quotidiani con la possibiltà di essere uccisi in qualsiasi momento. Non verranno mai meno, invece, il rispetto reciproco e il riconoscimento a Laudi della sua intelligenza e delle sue capacità di magistrato. Poco dopo, sempre nel 1990, aderisce alla corrente moderata di "Magistratura indipendente", guidata a livello nazionale da Marcello Maddalena e dal procuratore aggiunto di Torino, Francesco Marzachì. Laudi è eletto a Roma nel Csm per "Mi" ed è tra coloro che devono decidere se nominare oppure no Giovanni Falcone a capo della Procura nazionale antimafia: la strage di Capaci, però, impedirà a tutti di scegliere.

Pochi mesi dopo, sarà uno dei più decisi ad appoggiare la scelta dell'amico Giancarlo Caselli (che continua ad essere uno dei leader nazionali di Magistratura democratica) di andare a Palermo a capo della procura sconvolta dagli attentati a Falcone e Borsellino. Qualche anno dopo, poi, Laudi diventerà anche segretario dell'Associazione nazionale magistrati.

Nel 1995 il ritorno a Torino: nel frattempo l'ufficio istruzione è stato abolito dal nuovo codice e l'ex giudice di Prima Linea diventa subito procuratore aggiunto e poi assumerà anche la guida della direzione distrettuale antimafia. Il suo impegno non verrà mai meno: gestisce la difficile transizione nella procura di Tortona per l'inchiesta sulla "banda dei sassi", riprende le vecchie esperienze di terrorismo sul fronte delle emergenze dell'integralismo islamico e delle nuove Br, il suo nome accompagnato a minacce di morte torna sui muri di Torino per le istruttorie sulle bombe antagoniste in Val di Susa e i centri sociali dell'anarco-insurrezionalismo.

In procura svolge un ruolo importantssimo di coordinamento e di "memoria storica" sulla criminalità organizzata, mentre l'antico incarico al Csm gli vale più di una nomina come "difensore" di colleghi nei procedimenti discipliari: l'ultimo a fianco del gip milanese Clementina Forleo. Ieri, giorno della sua morte, doveva accompagnarla a Roma per una nuova deposizione davanti al Csm.

Nel 1994, invece, corona il suo antico sogno di sfegatato "suiveur" del calcio italiano, sempre con un'unica fede: la Juventus. La Figc lo chiama a ricoprire la carica di giudice sportivo: sarà Laudi, ogni settimana a comminare squalifiche e ammonizioni ai grandi del calcio italiano, sperimentando anche la novità tecnologica della "prova tv". Un mestiere esercitato gratis, senza compensi e con grande autonomia dalla sua passione bianconera: un merito riconosciutogli da tutti. Smette nel 2006, con grande amarezza, nel grande rivolgimento morale che sconvolge la Fgci con "Calciopoli", nello stesso anno del trionfo mondiale di Berlino.

Il suo nome spunta in un'intercettazione di Luciano Moggi, per una richiesta di biglietti e di un parcheggio allo stadio per una partita della Juventus. La cosa finisce anche al Csm, ma l'archiviazione sarà netta.

Una pagina dolorosa per lui, che non ne vorrà mai parlare in pubblico: la fine di un "gioco" appassionato che gli aveva regalato una lunga parentesi felice nello stress degli impegni giudiziarri e che aveva rivelato quell'aspetto cordiale e ironico del suo carattere ora ricordato soprattutto dagli avvocati difensori di Torino che lo rievocano come un "magistrato non arrogante, aperto alla discussione e al confronto"

Nell'estate del 2008 era decaduto dalla carica di procuratore aggiunto in seguito alla nuova norma che vieta la permanenza per più di otto anni negli incarichi direttivi e a gennaio era diventato procuratore della Repubblica ad Asti. Continuava ad essere uno dei magistrati più consultati dai colleghi italiani che si occupano degli ultimi sussulti del terrorismo e qualche volta tornava sui giornali per rievocare e giudicare gli "anni di piombo". La storia della democrazia italiana e della sua difesa contro l'eversione armata resta segnata per sempre dal suo nome e dal suo impegno di uomo della giustizia.

(La Repubblica 24 settembre 2009)
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Di Loredana Morandi (del 24/09/2009 @ 04:09:46, in Sindacati Giustizia, linkato 1523 volte)

FINANZIARIA: SEMPRE PIÙ CHIARO

IL PROGETTO DEL GOVERNO SULLA

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE


Mencarelli (RdB-P.I.), Nessuna risorsa, neanche per il rinnovo dei contratti

Saremo in piazza il 25 settembre


Dopo il taglio del salario accessorio, quello degli organici con l’inevitabile aumento dei carichi di lavoro, la riforma del modello contrattuale, l’introduzione della meritocrazia clientelare, l’aumento dell’età pensionabile per le donne e l’attacco alle libertà sindacali, ecco arrivare l’ennesimo regalo del Governo ai lavoratori pubblici, afferma Daniela Mencarelli della Direzione Nazionale RdB Pubblico Impiego. Lo stanziamento previsto dalla finanziaria per il rinnovo dei contratti prevede infatti il pagamento della sola vacanza contrattuale, circa il 40% dell’inflazione programmata per un totale di 3,4 miliardi di Euro.

Il Ministro Brunetta spaccia per un vero e proprio rinnovo contrattuale per il triennio 2010-2012 ben 12 Euro medi mensili lordi – precisa Mencarelli - il resto delle risorse, ancora non previste dalla finanziaria, sono legate al nuovo assetto normativo che scaturirà dalla riforma Brunetta. Nessuna certezza quindi rispetto alle somme che il Governo intende mettere sul piatto per i lavoratori pubblici a soli tre mesi dalla scadenza dei contratti. Nessuna certezza neanche per quanto riguarda l’incremento delle somme destinate al salario accessorio, legate alle economie di gestione delle amministrazioni pubbliche.

Aggiunge la dirigente RdB P.I.:E' evidente che il governo continua la sua opera di smantellamento della Pubblica Amministrazione. E’ altrettanto evidente che i lavoratori intensificheranno la mobilitazione, a partire dagli appuntamenti già programmati dalla RdB P.I.. Il giorno 25 settembre saremo in piazza, con un presidio a Roma, alle ore 11.00, sotto il Ministero della Funzione Pubblica dove, oltre a porre con forza la questione salariale, protesteremo contro il tentativo di ridurre a due i comparti di contrattazione, tentativo che non solo non risponde a nessuna logica di funzionalità, ma consegna nelle mani di Cgil, Cisl e Uil il monopolio della rappresentatività sindacale. Sarà un primo appuntamento in preparazione dello sciopero generale del 23 ottobre del Patto di Base al quale parteciperemo per rivendicare salari, diritti, dignità, conclude Mencarelli.

Roma, 23 settembre 2009
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Di Loredana Morandi (del 23/09/2009 @ 03:51:55, in Sindacati Giustizia, linkato 2717 volte)

Informatici ATU:
Edoardo Triolo poteva pagare la Morandi!


Sfido, è figlio di un avvocato! Edoardo Triolo Non era quindi il povero ragazzo a me spacciato dal napoletanissimo Giuseppe Di Spirito, nonché il ragazzo che a seguito del licenziamento ha dovuto rinunciare ai progetti matrimoniali con la fidanzata. Era tutto falso !

Attenzione: perché io sono stata indotta a scrivere un falso, essendo insussistenti anche le millantate crisi di nervi e la perdita del sonno, un falso che si evince delle sue stesse dichiarazioni date da me alla stampa sotto forma di intervista. Per fortuna io richiesi a lui in forma autografa le dichiarazioni, e ne conservo copia.

Fatta eccezione per gli ATU del Nord io sarò costretta, ovvero io dovrò denunciare per un raggiro della durata di 6 mesi l'intero staff degli ATU meridionali, regionalmente avvezzi alla criminalità diffusa e al regime della falsificazione e dell'illecito.

Io apprendo che Edoardo Triolo è il figlio del prestigioso avvocato TRIOLO, soltanto quando per sbaglio Di Spirito si tradisce nell'atto di mettermi al corrente della propria vertenza sindacale e nel mentre mi chiede di interfacciarmi con il proprio legale, il giovane e pur onesto avvocato Cirillo, che di suo mi confermerà le reali condizioni economiche di Triolo e il consiglio del Di Spirito a seguire la linea giuridica dello studio calabrese del padre avvocato.

Per i mille impegni, il martellamento costante del pianto ipocondriaco del Di Spirito e avendo io anche una vita privata e familiare, non ho mai più rammentato questo particolare da metà giugno fino ad oggi, che sono tirata per i capelli dalla cattiveria e dall'ingordigia siciliana.




UNA TRUFFA E' UNA TRUFFA, ed è composta di molti piccoli particolari.


Come anche lo sfruttamento professionale "SENZA ORARIO" della sottoscritta, nonostante sia madre di famiglia e che abbia figli piccoli: ANCHE IN NOTTURNA, come si evince dal dettato degli "inviti" per il convegno per la Giornata della Giustizia a Caltanissetta via msn tra me e il signor Luigi Amico, che abbiamo appena visto essere grande amico del clonatore Maxi Fasso (immagine sopra), ovvero una persona che da 2 anni consecutivamente si macchia del reato 494 del codice penale, sostituendosi alla persona del prof. Frassi.

DOMANDA: Quanto vale il lavoro sprecato e abusato di una persona per bene?



Certamente non poteva sapere il dottor Tona, gip del Tribunale di Caltanissetta e presidente della Giunta ANM locale, che io sarei stata fatta oggetto di reati gravi, se non gravissimi, nonché sfruttata in modo tanto vile mentre assegnava quell'incarico, che io, Loredana Morandi, ho assolto dettando in forma scritta al signor Luigi Amico gli inviti per i Magistrati delle sedi distaccate e le Associazioni, per la buona riuscita del convegno per la Giornata della Giustizia di Caltanissetta.

Così, contro Luigi Amico, dichiaro il mio testimone nella persona del dott. Tona, l'unica autorità che poteva divenire seduta stante mio unico e solo referente per i rapporti con la stampa, e che inoltre è presente anche sui tabulati telefonici della mia utenza abitativa (ne ricevo l'intera documentazione da un decennio) a far data con la conclusione repentina del mio impegno per la Giustizia di Caltanissetta, a seguito di mobbing.

Quanto vale la vita umana?

Questa potrebbe apparire una guerra tra poveri, ma è superficiale dare questa interpretazione. Infatti anche qui le due forze che si contrappongono in una sempiterna guerra sono le persone per bene e coloro che non lo sono.

Loredana Morandi
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IL PUBBLICO IMPIEGO IN PIAZZA

VENERDI’ 25 SETTEMBRE
PRESIDIO ORE 11-14
MINISTERO FUNZIONE PUBBLICA (PALAZZO VIDONI)


Il governo Berlusconi ed il ministro Brunetta continuano ad attaccare i lavoratori pubblici con l’obiettivo di recuperare sempre più soldi dalla Pubblica Amministrazione e dai salari per trasferirli alle imprese ed alle banche a sostegno dei loro profitti con:

• IL DECRETO BRUNETTA CHE REALIZZA LA CONTRORIFORMA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DISTRUGGENDONE FUNZIONE, SERVIZI E DIPENDENTI PUBBLICI.
• UN MODELLO CONTRATTUALE CHE CI PENALIZZA SUL PIANO NORMATIVO E SALARIALE RASTRELLANDO RISORSE FIANZIARIE DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E ABBASSANDO IL LIVELLO DI VITA DEI DIPENDENTI PUBBLICI.
• UNA FINANZIARIA PREVISTA CHE NON CONTIENE RISORSE PER IL RINNOVO DEI CONTRATTI, ALLA FACCIA DEL NUOVO MODELLO.
• L’AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE PER LE LAVORATRICI.
• LA CONTINUA CRIMINALIZZAZIONE DEI DIPENDENTI PUBBLICI FINALIZZATA AL FURTO DI DIGNITA’, FUNZIONE SOCIALE, SALARIO FISSO, SALARIO VARIABILE, DIRITTI INDIVIDUALI, SOCIALI E DI AMMALARSI SENZA PERDERE SALARIO.
• UN MODELLO DI VALUTAZIONE ESTERNO CHE UMILIA LA PROFESSIONALITA’ DEGLI OPERATORI E INTRODUCE LA DISCREZIONALITA’ SALARIALE E DI PROMOZIONE SENZA GARANZIE E SENZA DIRITTI, CON IMPOSSIBILITA’ DI VERIFICA.
• UN CODICE DISCIPLINARE CHE TRASFORMA IN CASERMA IL POSTO DI LAVORO.

Per sostenere una tale politica vengono tolte le libertà sindacali ai sindacati indipendenti tramite l’accorpamento dei comparti che snatura le specificità di ogni settore e regala il monopolio della rappresentanza e delle agibilità sindacali a CGIL,CISL,UIL.

PER:

DIFENDERE SALARIO, DIRITTI E DIGNITA’ DEI LAVORATORI PUBBLICI E LO STATO SOCIALE COME BENE COMUNE.

UNA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE VICINA AL CITTADINO NEL RISPETTO DELLA CONDIZIONE LAVORATIVA DEI DIPENDENTI PUBBLICI.

DIFENDERE LE LIBERTA’ SINDACALI
RdB Cub
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Di Loredana Morandi (del 22/09/2009 @ 03:38:43, in Sindacati Giustizia, linkato 1839 volte)

Comitato Informatici ATU:
Le Troppe Raccomandazioni del Di Spirito



Comunicazione rilasciata ai sensi dell'Art. 21 della Costituzione della Repubblica Italiana e dell'Art. 11 della Carta dei Diritti Fondamentali della Unione Europea.


Informando i miei lettori, che dopo uno sfruttamento professionale della durata di sei mesi (- 6 -)
il signor Di Spirito e gli ATU siciliani
, tra i quali è promotore la persona di cui ho appena dimostrato la solidale amicizia con un pedofilo, inoltre reo art. 494 del codice penale ai danni di un operatore dell'antipedofilia e denunciato presso le Procure della Repubblica di Milano, Brescia, Roma e Cagliari:

Si sta provvedendo ad infliggermi il danneggiamento dovuto alle
minacce di azioni legali contro il mio onesto hosting provider.


INOLTRE AVENDO IN TOTO SCAVALCATO ME,
INFORMATA SOLO

DAL BLOG DELLE MINACCE DI MORTE A OTTOBRE 2008
(cosa per la quale sarà denunciato l'avvocato e per minacce alla persona e alla famiglia)


Ritenendo così NON più e MAI più PRIVATI i rapporti con il suddetto signor Di Spirito


INFORMO CHE SARANNO PUBBLICATE NELL'ORDINE LE SEGUENTI
RACCOMANDAZIONI E DIFFIDE A FAVORE E CONTRO IL SIGNOR DI SPIRITO



1) lettera di raccomandazione di pugno di Loredana Morandi

2) lettera di diffida Avvocato Gutierrez per TD Group,
indirizzata a Di Spirito e oggettivamente dedicata alla Morandi

3) lettera di raccomandazione a nome di deputato ex Alleanza Nazionale campano,
a tutti riconoscibile perché le sue penne hanno una raccomandazione per tutti
in quel delle aree già ex Cutolo / Sandokan / Fabbrocino intestata a Di Spirito

E anche tutto il resto sarà dato.


Ora basta!
Informatici ATU rispettate la Legge

Sciopero della Fame

1 ottobre 2009

PUBBLICATO COME PARZIALE E ANTICIPATORIO ADEMPIMENTO ALL'OBBLIGATORIETA' DI DENUNCIA DI TUTTI I POSSIBILI REATI AI DANNI E/O CONCERNENTI L'AMMINISTRAZIONE DELLO STATO, CHE SI SOVRAPPONGONO AD UN REATO CERTO DI PECULATO D'USO E MALVERSAZIONE DI BENI DI PROPRIETA' DELLO STATO.
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Di Loredana Morandi (del 22/09/2009 @ 02:45:52, in Magistratura, linkato 2670 volte)
"GUERRA TRA PROCURE",
GIP ARCHIVIA ACCUSE A EX PM DE MAGISTRIS



DE MAGISTRIS: GUERRA PROCURE; ARCHIVIAZIONE EX PM E PM SALERNO

(ANSA) - ROMA, 21 SET - Sono state archiviate dal gip del tribunale di Perugia Massimo Ricciarelli, su richiesta del pm Sergio Sottani, le accuse di abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio nei confronti dell'ex pm Luigi De Magistris, attuale parlamentare europeo dell'IdV, e di sette pm della procura di Salerno tra cui l'ex procuratore Luigi Apicella. L'inchiesta, giunta a Perugia dalla procura di Roma, riguarda la cosidetta 'guerra tra procure' e in particolare una denuncia della procura di Catanzaro secondo cui De Magistris con le sue deposizioni, circa 60, fatte ai pm salernitani che avevano messo sotto inchiesta i colleghi di Catanzaro accusandoli di reati gravi, tra cui corruzione in atti giudiziari, avrebbe ispirato 'la falsa tesi del complotto ai suoi danni'.
Oggetto dell'indagine, ora archiviata, era il decreto di sequestro fatto nello scorso dicembre nella procura generale del capoluogo calabrese, degli atti delle inchieste Why Not e Poseidone. De Magistris, per quella vicenda, era stato iscritto, con i sette pm di Salerno, per il reato di concorso in abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio. (ANSA)


DE MAGISTRIS: GUERRA PROCURE; GIP, PM SALERNO NON LO FAVORIRONO

(ANSA) - ROMA, 21 SET - 'E' possibile affermare che i magistrati inquirenti salernitani abbiano agito non per arrecare intenzionalmente un danno ingiusto ma per realizzare un fine di giustizia correlato all'andamento del procedimento in corso'.
Cosi' il gip del Tribunale di Perugia, Massimo Ricciarelli, nelle sette pagine dell'ordinanza nella quale archivia, accogliendo le richieste del pm Sergio Sottani, le accuse di abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio (dopo la perquisizione della procura di Salerno a quella generale di Catanzaro) mosse dalla procura calabrese all'ex pm Luigi De Magistris e a sette pm della procura salernitana tra cui l'ex procuratore Luigi Apicella rimossa dal Csm dalle funzioni e dallo stipendio. Apicella, a luglio, con una polemica lettera al ministro guardasigilli Angelino Alfano e al Csm, si dimise dalla magistratura.
Secondo il gip 'non sembra possibile sostenere che tutto (le numerose audizioni di De Magistris a Salerno) fosse stato fatto per favorire De Magistris (difeso dagli avvocati Stefano Montone e Elena Lepre e accusato di essere 'istigatore di un complotto'). Deve ritenersi mancante l'intenzionale volonta' di arrecare un danno ingiusto che costituisce requisito indispensabile per la configurabilita' di detto reato'.(ANSA).

DE MAGISTRIS:GUERRA PROCURE,GIP ARCHIVIA ACCUSE A EX PM / ANSA
GIUDICE PERUGIA PROSCIOGLIE ANCHE PM SALERNO, NO FALSO COMPLOTTO

(di Pasquale Faiella)

(ANSA) - ROMA, 21 SET - Con le sue deposizioni, circa 60, fatte ai pm salernitani che avevano messo sotto inchiesta i colleghi di Catanzaro accusandoli di reati gravi, tra cui corruzione in atti giudiziari, avrebbe ispirato 'la falsa tesi del complotto ai suoi danni' e anche il decreto di sequestro fatto nello scorso dicembre nella procura generale del capoluogo calabrese, degli atti delle inchieste Why Not e Poseidone.
Sequestro a cui segui' il clamoroso controsequestro di Catanzaro. Ma secondo il gip di Perugia, Massimo Ricciarelli, che ha accolto la richiesta della procura umbra, non vi fu alcun falso complotto da parte dell'ex pm Luigi De Magistris.
Il gip, con un provvedimento di sette pagine, scagiona dalle accuse di abuso d'ufficio e interruzione di pubblico servizio oltre al'attuale parlamentare europeo dell'IdV, anche i pm di Salerno, oggetto di un provvedimento disciplinare dal Csm, e in particolare l'ex procuratore Luigi Apicella sospeso dallo stesso organo di autogoverno della magistratura dalle funzioni e dallo stipendio e a luglio dimessosi dall'ordine giudiziario con una lettera molto polemica indirizzata al ministro Alfano e al capo dello Stato come presidente del Csm. Insomma l'atto scatenante, il sequestro motivato con 1.400 pagine di accuse nei confronti dei magistrati della procura generale di Catanzaro, di quella che fu soprannominata la 'guerra tra le procure' che sollecito' persino l'intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, era solo 'un atto di giustizia'.
'E' possibile affermare - scrive il gip di Perugia - che i magistrati inquirenti salernitani abbiano agito non per arrecare intenzionalmente un danno ingiusto ma per realizzare un fine di giustizia correlato all'andamento del procedimento in corso'.
Secondo il gip 'non sembra possibile sostenere che tutto (le numerose audizioni di De Magistris a Salerno) fosse stato fatto per favorire De Magistris (difeso dagli avvocati Stefano Montone e Elena Lepre). Deve ritenersi mancante l'intenzionale volonta' di arrecare un danno ingiusto che costituisce requisito indispensabile per la configurabilita' di detto reato'.
L'iscrizione di De Magistris era stata fatta nei mesi scorsi dalla procura di Catanzaro che aveva ricevuto gli atti dalla procura generale del capoluogo calabrese. Il fascicolo giunse per competenza all'attenzione della procura di Roma il 19 febbraio, in quanto nel distretto giudiziario di Napoli, competente per le indagini su Salerno, e' giudice al Riesame proprio De Magistris.
Ma il travagliato iter della competenza per le indagini che hanno coinvolto l'ex pm ha fatto approdare il fascicolo a Perugia. Due pm salernitani indagati, e ora prosciolti, Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi, sono stati trasferiti nei mesi scorsi proprio dal Csm rispettivamente a Cassino e Latina, ossia nel distretto giudiziario della Corte di Appello di Roma. Circostanza che ha radicato la competenza alla procura umbra. (ANSA).
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Una sentenza giusta perché viviamo in una Italia in cui il vecchietto, qualche volta finisce anche mobbizzato dalla badante...

Cassazione: niente volgarità contro gli anziani.
Non sono abituati a linguaggio disinvolto



Le parole volgari dirette a un anziano assumono una carica particolarmente offensiva. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione evidenziando come le persone della terza età non sono abituate a certe disinvolture di linguaggio.

 Sulla base di questo principio la V Sezione penale della Corte ha dato ragione ad un'anziana signora che si era sentita dare della "str..." da un suo vicino di casa.

Anche se il reato di ingiuria si è prescritto la Corte ha ritenuto che la donna debba essere riconosciuto un equo risarcimento per l'offesa che ha leso la sua "dignita' di signora ultraottantenne".

L'imputato si era difeso affermando che la parola 'str...' e' diffusa nel linguaggio comune e che per questo non avrebbe alcuna carica offensiva.

Di diverso avviso la Corte che ha invece sottolineato come "l'intrinseca valenza offensiva spregiativa e' tanto piu' intensa e rimarchevole" quando è "rivolta a una persona anziana, non abituata certamente a certe disinvolture di linguaggio".

(Data: 19/09/2009 0.05.00 - Autore: Roberto Cataldi
)
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