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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 



Giustizia Quotidiana

dichiarazione di copyright

La signora Loredana Morandi esplicita il copyright su tutto il materiale concernente la vertenza dei lavoratori del comparto Informatici ATU, ed in particolare nei confronti dei signori:

Giuseppe Di Spirito, Luigi Amico, Edoardo Triolo + Studio Legale Triolo, Luigi Amico, Giacomo Bellomare, Giorgio Ciaccio, Lidia Undiemi + Danilo Tipo, Antonino Monteleone.

Tale copyright è espresso a Tutela della Magistratura,

già conclamato il FALSO sulla identità di Triolo

ad opera di Giuseppe Di Spirito ed Edoardo Triolo ai danni di CM Sistemi, azienda in subappalto presso il Ministero di Giustizia, che a seguito di inganno è stato dato da Loredana Morandi alla Stampa Nazionale Quotidiana e di Agenzia e alla Stampa Parlamentare.

Si esplicita l'efficacia del copyright di Loredana Morandi anche nei confronti di

Università di Palermo e del signor Gioacchino Genchi.

Il signor Gioacchino Genchi è efficacemente avvisato tramite la segreteria particolare dell'
Onorevole Luigi de Magistris, già magistrato.


Loredana Morandi

AVVERTENZA
Si rende pubblico, per tutti i fini previsti dalla legge, il nome e cognome reali del "datore di lavoro" nonché il suo indirizzo. E' inoltre necessario ribadire che la Morandi NON ha e NON ha avuto in precedenza alcun tipo di rapporto privato con il Di Spirito e gli altri citati sopra dai quali è stata circuita.


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Di Loredana Morandi (del 14/10/2009 @ 06:25:24, in Sindacato, linkato 1636 volte)
Ahaa.. che riposo! Niente super maggiorate, reggicalze o tacchi a spillo nelle parole di Polito...  ; - )

Ci vogliono zittire


di Antonio Polito

Intolleranza. Eugenio Scalfari protesta con la Rai perché ci ha lasciato parlare al Tg1. Il ministro La Russa ci minaccia a Matrix perché difendiamo la Consulta. Pensare con la propria testa sta diventando pericoloso.

Il coraggio intellettuale della verità e l'attività politica sono due cose incompatibili in Italia.
Pier Paolo Pasolini (Scritti corsari, 1975)

Se fossimo un giornale come tanti altri (come quasi tutti, al giorno d'oggi), faremmo il titolo che leggete oggi sulla nostra prima pagina: «Ci vogliono zittire». Siccome siamo diversi, lo facciamo lo stesso e ci prendiamo un po' in giro. Ma fino a un certo punto. Perché ho visto cose che voi umani non avreste mai potuto immaginare, per dirla con le parole del replicante di Blade Runner, e ai nostri lettori voglio raccontare un paio di storie istruttive.

La prima riguarda Eugenio Scalfari e me. È andata così. Il Tg1 mi ha chiesto lunedì di fare una dichiarazione sull'ultimo caso de Bortoli, e cioè sull'attacco che il direttore del Corriere ha subìto da Scalfari, e sulla sua risposta. Ho accettato di dire la mia, ma poiché ritenevo che le accuse del premier a de Bortoli («fa un giornale di sinistra»), fossero più gravi di quelle di Scalfari («non lo fa abbastanza contro Berlusconi»), sono partito dal premier.

Difendo il Corriere dalle accuse di Berlusconi - ho detto - il quale troppo spesso scambia la libertà di stampa per faziosità politica. E poi ho aggiunto che difendo de Bortoli anche dalle accuse di chi, come Scalfari, contesta al Corriere di essere troppo poco anti-berlusconiano, o comunque di non esserlo secondo il canone Repubblica.

Del servizio del Tg1 che ha preceduto le mie dichiarazioni io non rispondo, né rispondo delle altre dichiarazioni rese da de Bortoli e Belpietro; e lascio volentieri al Cda-editore della Rai, il cui presidente Garimberti ha già annunciato un'inchiesta, stabilire se è stata violata la par condicio che Scalfari pretende sia applicata a sé come se fosse un partito. Ma rispondo delle mie parole, le confermo una per una e mi domando se quei giudizi rientrino oppure no nella libertà di stampa e di espressione del pensiero in nome della quale si è appena fatta una manifestazione, cui ha partecipato Scalfari medesimo.

Il fondatore di Repubblica non ha gradito le mie opinioni. Lo capisco, a nessuno di noi piace sentirsi criticato. Ma invece di contestarmi ciò che ho detto, mi ha liquidato così (insieme a Belpietro): «Questi due colleghi fanno da tempo parte organica del club di Bruno Vespa ed è evidente che prendano da me tutte le distanze possibili». Che cosa c'entri il club Bruno Vespa non lo so, non so nemmeno se esista, e se esistesse mi comporterei come Groucho Marx, che non si sarebbe mai iscritto a un club che lo accettasse come socio. Ciò che so è che l'argomento per contrastare un diverso argomento, anche in teste ancora lucide come quella di Scalfari, è ormai sempre e solo quello: appartieni a un altro club. O stai nel club degli amici o in quello dei nemici, e non c'è terra di mezzo. E se non c'è terra di mezzo non c'è più giornalismo nel senso classico del termine, ma solo propagandisti e corifei, di questo o di quell'altro interesse politico.

La seconda storia che vi voglio raccontare riguarda invece il ministro La Russa e, anche qui, un programma televisivo. La sera della bocciatura del Lodo ero a Matrix, trasmissione Mediaset che mantiene una certa attenzione alla pluralità delle opinioni, e ho avuto uno scambio infuocato col ministro. Gli ho rimproverato di accusare la Consulta («sentenza politica», gridava), e gli ho ricordato che è un ministro della Repubblica, che fa dunque parte di un organo costituzionale, e che avendo giurato sulla Costituzione dovrebbe contribuire a difendere la dignità e la credibilità degli altri organi costituzionali, Consulta compresa.

Gli ho poi rimproverato le frasi contro il Capo dello Stato che aveva appena pronunciato Berlusconi, più o meno con gli stessi argomenti. Il ministro era in evidente difficoltà. Ha tentato di salvare capra e cavoli, e cioè funzione istituzionale e partigianeria politica. Gli è riuscito male. Così, in una pausa per la pubblicità, è esploso. Mi ha urlato un paio di volte, davanti a tutto lo studio, al conduttore e agli ospiti, che mi avrebbe fatto «un coso così», e mentre lo urlava metteva le mani a tarallo perché fosse chiaro a che si riferiva. Credo che se ne sia accorto anche qualche telespettatore, perché quando è ripartita la diretta il ministro era ancora alterato e nella posa minatoria. Io ci ho riso sopra, e ho lasciato perdere. Per fortuna sono passati i tempi in cui si doveva davvero temere che Ignazio La Russa e i suoi camerati di allora ti facessero «un coso così».

Ma la storia mi è tornata in mente ieri mattina, quando ho letto sul Corriere una pensosa intervista del ministro in cui chiedeva «una tregua» nello scontro istituzionale, affermava anzi che il suo partito deve fare «il primo passo», e diceva: «Io per esempio non ho condiviso l'aver gettato nel calderone delle polemiche il Capo dello Stato, che a mio giudizio si è sempre comportato correttamente». E io mi sono detto: ma benedett'uomo, non ci poteva pensare prima? Non poteva ammetterlo l'altra sera a Matrix, ciò che oggi afferma e che a me voleva far pagare con «un coso così»? Mah.

Queste due storielle dicono solo questo: che oggi stare in mezzo, non iscriversi pregiudizialmente a una tifoseria, giudicare caso per caso, è diventato molto difficile. Lo è per un galantuomo come Napolitano, lo è per il presidente della Camera Fini, lo è per il Corriere e, si parva licet, lo è anche per questo piccolo giornale. Se visto da questo punto di vista, se inteso come chiusura di ogni spazio intermedio nella guerra civile dei due eserciti, il «vogliono zittirci» non è poi tanto ironico. Se potessero, ci zittirebbero tutti. Ma noi insistiamo. Non praevalebunt (si spera).

Ps. La citazione di Pasolini che apre questo articolo mi è stata segnalata da Luca Ricolfi, uno dei pochi animatori del dibattito pubblico italiano che continua a venerare la verità e che non accetta mai di piegarla a fini di parte.

Il Riformista, mercoledì, 14 ottobre 2009
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Di Loredana Morandi (del 14/10/2009 @ 06:16:02, in Sindacato, linkato 1608 volte)
La news...

Quirinale, Belpietro: ''Voglio essere processato''

ultimo aggiornamento: 14 ottobre, ore 11:06

Roma - (Adnkronos) - Il direttore di 'Libero' nel suo editoriale di oggi: ''Così sarà possibile dimostrare quanta ipocrisia regna nelle redazioni e quanto l'ideologia di certi giornali abbia mascherato la realtà''. Cossiga: ''A me ne hanno dette di tutti i colori. E mai nessun magistrato ha mosso un dito"

Roma, 14 ott. (Adnkronos) - "Questa volta mi sacrifico volentieri all'ennesima denuncia, voglio essere processato. Cosi' sara' possibile dimostrare quanta ipocrisia regna nelle redazioni e quanto l'ideologia di certi giornali abbia mascherato la realta'. Finalmente vedremo il colore di tanti colleghi e paladini della liberta' che mi giudicano: il rosso. E mi auguro sia di vergogna, perche' non siamo al vilipendio ma al reato di lesa maesta' e, per una volta, sono io che non ci sto". Il direttore di "Libero", Maurizio Belpietro, conclude cosi' il suo editoriale di oggi, a commento dell'apertura di un fascicolo giudiziario contro di lui, insieme ad un altro contro Antonio Di Pietro, per vilipendio del Presidente della Repubblica. "Quando le agenzie di stampa hanno battuto la notizia dell'apertura di un fascicolo giudiziario contro di me e Antonio Di Pietro, per vilipendio del presidente della Repubblica, devo confessarvi che la prima reazione e' stata di dispiacere -esordisce Belpietro- Non tanto per essere stato messo nel mirino dalla magistratura: non e' la prima volta e non faro' cortei in nome della liberta' di stampa. E nemmeno per aver dato un dolore a nonno Giorgio: non ho offeso Napolitano e neppure l'ho ingiuriato. Il dispiacere mi veniva dal fatto d'essere messo sullo stesso piano di Antonio Di Pietro: non ho dimestichezza con le manette, non ho restituito soldi in scatole di scarpe, che ho dunque da spartire con l'ex pm?"

Il comunicato della Federazione Nazionale Stampa Italiana

Federazione Nazionale della Stampa Italiana

   
Roma, 13 ottobre ’09
Prot. n. 226/c

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:


“Non è condivisibile che la magistratura metta sotto indagine i giornalisti per il loro modo di raccontare la realtà, per quanto sgradevole possa risultare il loro punto di vista. L’articolo di fondo che il direttore di “Libero”, Maurizio Belpietro, ha dedicato alla visita del Presidente della Repubblica in Giappone ha suscitato polemiche e indignazione.

Ma è fuori luogo il ricorso ad una strumentazione giuridica visibilmente anacronistica, che si configura come un impedimento all’esercizio del diritto di critica. Se nella vicenda in questione Maurizio Belpietro ha violato canoni di correttezza deontologica, altri dovranno eventualmente occuparsene. Ma siamo convinti che il rispetto dovuto al Presidente Napolitano - indiscutibile garante delle nostre istituzioni democratiche - non abbia bisogno di essere sostenuto da iniziative di stampo illiberale”.
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Di Loredana Morandi (del 14/10/2009 @ 05:53:53, in Politica, linkato 2462 volte)
Riforme giustizia :
separazione carriere ,
penalisti favorevoli

di Mauro W. Giannini

Anche gli avvocati penalisti, fieri sostenitori della separazione delle carriere in magistratura, intervengono nel dibattito sulle roforme della Giustizia riapertosi a seguito delle dichiarazioni del ministro Alfano che, all'indomani della sentenza sul Lodo Alfano, aveva affermato: "non faremo ritorsioni.... Andremo avanti per la nostra strada in modo chiaro e trasparente. Tanto più che le nostre riforme sulla giustizia sono già depositate in Parlamento" e a Porta a Porta aveva spiegato: "La riforma del processo penale è ... pendente presso la commissione Giustizia del Senato. A compimento delle riforme e delle approvazioni di norme in corso, faremo la riforma costituzionale della giustizia, sulla quale speriamo di trovare una più ampia convergenza in Parlamento".

Per l'Unione Camere Penali Italiane, "La separazione delle carriere fra chi giudica e chi accusa è il fondamento di un ordinamento giuridico che voglia dirsi democratico e l'indispensabile premessa della giustizia della decisione: rispetto ad essa non vi è spazio per parlare di 'ritorsione' o di 'rivincita' né per affrontarla come tale. Si tratta di un adeguamento dell'assetto della magistratura al vigente codice di rito che attende esattamente da venti anni e che proprio per questo non può certo essere tacciata di estemporaneità conseguente a decisioni giudiziarie".

"Né vi è spazio - secondo l'UCPI - per le solite litanie su un preteso attentato all'indipendenza della magistratura. Un giudice effettivamente indipendente e terzo rispetto alla pretesa dello stato, così come alla difesa dell'imputato, è un giudice completamente autonomo e equidistante da entrambe le parti. Il principio è elementare e la sua bontà di immediata percezione. L'opposizione non ceda anche questa volta a polemiche strumentali e la maggioranza affronti finalmente e immediatamente la riforma senza limitarsi ad agitarla come una clava: si tratta di un fondamentale pilastro di civiltà".

Di attentato all'indipendenza della magistratura avevano parlato anche alcune associazioni, come i Giuristi Democratici e l'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti. Battuta del presidente di quest'ultima organizzazione, Rita Guma, in risposta alle dichiarazioni dell'UCPI: "Se la separazione delle carriere fra chi giudica e chi accusa e' il fondamento di un ordinamento giuridico che voglia dirsi democratico e l'indispensabile premessa della giustizia della decisione, ne dovremmo dedurre che la Gran Bretagna, che e' tornata sui suoi passi permettendo al PM di fare il giudice, e gli Stati Uniti, dove in molti Stati i magistrati passano da un ruolo all'altro con estrema facilita', non abbiano ordinamenti democratici. Certo noi stessi siamo molto critici verso la giustizia USA, ma per altre ragioni, come l'elezione dei magistrati - che politicizza al massimo la carica - mentre sulla giustizia britannica, molto attenta ai diritti umani, non mi pare nessuno abbia da ridire".

Osservatorio Legalità

Leggi anche:

Riforme giustizia: associazioni, a rischio autonomia magistratura

L'inaugurazione dell'anno giudiziario ai tempi del duce

Dossier giustizia

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Mah !

''Ci sono le condizioni per un'ampia convergenza''

Fini: ''Pm siano indipendenti da esecutivo.
Riforme possibili con larga maggioranza''


ultimo aggiornamento: 14 ottobre, ore 13:38
Francoforte - (Adnkronos/Ign) - Il presidente della Camera: ''I magistrati non possono essere sottoposti ad altri poteri che non siano quello giudiziario". Altolà sull'Unità nazionale: ''Non è oggetto di trattative''. Alfano: ''La riforma della giustizia è una priorità non una vendetta per il no al Lodo''. Lodo Mondadori, Csm promuove giudice Mesiano

Francoforte, 14 ott. (Adnkronos/Ign) - ''Su un tema come la separazione delle carriere non ho cambiato opinione, ma è essenziale che venga rispettata la Costituzione che prevede l'assoluta indipendenza di tutti i magistrati". Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini rispodendo ai giornalisti durante la conferenza stampa che ha concluso la sua visita inaugurale alla Fiera del libro di Francofortedello stand degli editori italiani. Fini ha precisato che sull'argomento "bisogna attenersi a quelli che saranno i fatti e gli atti" in Parlamento ma ha anche precisato che "un conto è la separazione delle carriere" dei magistrati "un altro conto è l'indipendenza dei magistrati" che a norma di Costituzione non possono essere "sottoposti ad altri poteri che non siano quello giudiziario".

Parlando di riforme della Costituzione, Fini ha sottolineato che in questa legislatura sono possibili sulla base di un'ampia maggioranza parlamentare in grado di superare i rischi di una mancata approvazione in sede referendaria, come è accaduto in un recente passato con la riforma varata dal centrodestra ma non confermata dagli elettori.

Il presidente della Camera ha ricordato che la procedura dell'articolo 138 della Costituzione "non è stata prevista per caso dai padri costituenti" mentre l'esperienza recente ha dimostrato che "quando una maggioranza dà corso ad una riforma solo sulla base dei voti di cui dispone in Parlamento compie un'operazone legittima costituzionalmente, ma che può presentare inconvenienti di tipo politico". Insomma, solo con una maggioranza qualificata è possibile sottrarre il testo di una riforma a un referendum popolare.

"Il mio auspicio - ha sottolineato Fini - è che in questa legislatura non si perda l'occasione per riformare le istituzioni, portando così a compimento un iter e un dibattito molto ricco" e sul quale si sono registrate diverse convergenze. In particolare ha ricordato l'esigenza che "nel processo federalista in corso è indispensabile che vi sia uno sbocco a livello istituzionale".

Per il presidente della Camera "ci sono le condizioni per un'ampia convergenza per individuare un processo di raccordo tra governo e parlamento, che è uno dei nodi, ma anche sulla riduzione del numero troppo ampio di parlamentari e sulla fine del bicameralismo perfetto". Fini ha anche sottolineato, fra le questioni da affrontare quella di individuare "nuove forme di equilibrio tra il potere legislativo e quello esecutivo. Credo - ha concluso - che si possa dar vita ad una riforma costituzionale in questa legislatura sulla base di una larga maggioranza" sui punti citati.

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Di Loredana Morandi (del 14/10/2009 @ 05:42:11, in Magistratura, linkato 1896 volte)
LODO MONDADORI:
CSM PROMUOVE GIUDICE MESIANO


ultimo aggiornamento: 14 ottobre, ore 13:30

Roma, 14 ott. (Adnkronos) - Il plenum del Csm ha dato una promozione a Raimondo Mesiano, il giudice di Milano che ha condannato la Fininvest a risarcire con 750 milioni di euro la Cir di De Benedetti per la vicenda del Lodo Mondadori.

A Mesiano e' stata conferita la settima valutazione di professionalita', la piu' alta nella carriera di un magistrato di cui si sottolinea "l'indipendenza, l'imparzialita' e l'equilibrio", oltre alla capacita', diligenza e impegno dimostrati. Il provvedimento e' retroattivo, visto che decorre dal 13 maggio 2008, e con esso il magistrato avra' un aumento di stipendio oltre alla possibilita' di concorrere a incarichi che finora gli erano stati preclusi.

Martedi' prossimo la Prima commissione aprira' una pratica a sua tutela, dopo le critiche ricevute per la sentenza sul Lodo Mondadori.
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Di Loredana Morandi (del 14/10/2009 @ 05:35:01, in Magistratura, linkato 1607 volte)
Bomba Milano: attentatore in coma,
rinviato interrogatorio


mercoledì 14 ottobre 2009 12:41
 
MILANO (Reuters) - Il gip di Milano, Franco Cantù Rajnoldi, non ha potuto interrogare oggi come previsto Mohammed Game -- il 35enne libico arrestato per essere stato l'autore dell'attentato di lunedì alla caserma dell'esercito Santa Barbara -- perché l'uomo è in coma farmacologico in ospedale.

A dirlo è stato l'avvocato di Game, Leonardo Pedone, precisando che il gip si è riservato di decidere sulla convalida dell'arresto. Game è ricoverato all'ospedale Fatebenefratelli.

Lunedì scorso il 35enne libico ha lanciato una bomba di scarsa potenza davanti alla caserma, situata in piazzale Giuseppe Perrucchetti a Milano, rimanendo ferito in modo grave e causando il ferimento lieve del militare di guardia Guido La Veneziana, che ha cercato di fermarlo.

Nell'ambito delle indagini sul caso, ieri sono state fermate anche altre due persone -- un egiziano, Kol Abdel Hady Abdelazim Mahmoud, e un libico, Israfel Mohammed Imbaeya -- perché sospettati di complicità.
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Di Loredana Morandi (del 13/10/2009 @ 23:44:54, in Politica, linkato 1674 volte)
Gli omosessuali italiani ci stanno chiedendo una nuova legge razziale, che difenderebbe di fatto non solo i gay, ma anche i pedofili se sorpresi durante una molestia a minore e tanti personaggi simili. La campagna del Circolo Mieli sta inoltre impedendo la votazione della Legge contro l'apologia della Pedofilia...

Di seguito la mozione dell'UdC approvata, che sancisce l'incostituzionalità della Legge perché introdurrebbe un privilegio per gli omosessuali in genere. Formulo un caso semplice per spiegare l'incostituzionalità rilevata dalla mozione: due prostitute, una trans e una donna. Litigano, l'una uccide l'altra. Se ad uccidere fosse la trans, per lei non vi sarebbe alcuna aggravante. Se ad uccidere fosse la donna, per lei vi sarebbe una aggravante che non considera affatto l'avversario, che è persona apparentemente donna ma con la struttura fisica e la forza di un uomo. A dirla in breve sarebbe come pagare un ulteriore dazio all'industria della chirurgia plastica e legalizzare una ulteriore violenza contro le donne ...

Ddl Camera 1658-A - - Modifica all'articolo 61 del codice penale, concernente l'introduzione della circostanza aggravante relativa all'orientamento o alla discriminazione sessuale.


- Questione pregiudiziale di costituzionalità -

La Camera,

premesso che:

il testo unificato delle proposte di legge n. 1658 e 1882, recante l'introduzione nel codice penale della circostanza aggravante inerente all'orientamento o alla discriminazione sessuale, presenta profili di violazione della Carta costituzionale;

1. (violazione dell'articolo 3 della Costituzione) - la disposizione viola il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto:

l'inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall'articolo 61 del codice penale della circostanza di aver commesso il fatto per finalità inerenti all'orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo non essendo possibile accertare nell'interiorità dell'animo l'autentico movente che spinge alla violenza, ne conseguirebbe che chi subisce violenza, presumibilmente per ragioni di orientamento sessuale, riceverebbe una protezione privilegiata rispetto a chi subisce violenza tout court. Si introdurrebbe quindi un trattamento diverso nella commissione di delitti non colposi senza alcuna ragionevole giustificazione;

2. (violazione dell'articolo 25 della Costituzione) - la norma si pone in contrasto con l'articolo 25 della Costituzione in quanto, in assenza di una nozione di orientamento sessuale, la circostanza aggravante, nella parte in cui dà rilevanza all'orientamento sessuale, viola il principio di tassatività della fattispecie penale, a tal fine si evidenzia come dell'espressione «orientamento sessuale» non sia data una definizione, né sia rinvenibile nell'ordinamento penale. L'espressione è estremamente generica in quanto può indicare fenomeni specifici come l'omosessualità oppure, più in generale, ogni «tendenza sessuale» comprendendo anche incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, masochismo e qualsiasi altro genere di scelta sessuale, che nulla ha a che vedere con l'omosessualità;

inoltre l'indeterminatezza concettuale dell'espressione orientamento sessuale non consente di individuare le fattispecie meritorie di una particolare tutela. Nel caso di specie la norma prevede come circostanza aggravante di reato una posizione soggettiva della persona offesa che non sempre appare meritevole di una tutela differenziata. Per comprendere appieno la censura di costituzionalità si osservi che ad oggi con riferimento alle particolari condizioni delle persone offese sono previste aggravanti unicamente per fatti commessi contro pubblici ufficiali, persone incaricate di pubblico servizio, persone rivestite della qualità di ministro del culto cattolico o di un culto ammesso nello Stato, ovvero contro un agente diplomatico o consolare di uno Stato estero nell'atto o a causa dell'adempimento delle funzioni o del servizio. Orbene, è di tutta evidenza che a differenza della disposizione in esame nei casi citati si tratta sempre di posizioni oggettive: la particolare qualità della persona offesa giustifica ictu oculi un aggravio di tutela in relazione alla particolarità delle funzioni svolte. Anche nelle ipotesi, pur presenti nell'ordinamento e derivanti dall'adempimento di obblighi internazionali, di aggravanti che si applicano quando il fatto è commesso per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, si fa sempre riferimento a circostanze oggettive circa le condizioni della persona offesa,

delibera

di non procedere all'esame del testo unificato delle proposte di legge n. 1658-1882-A.

n. 1. Vietti, Buttiglione, Rao, Capitanio Santolini, Volontè, Ciccanti, Compagnon, Naro.

Ddl Camera 1658-A - Modifica all'articolo 61 del codice penale, concernente l'introduzione della circostanza aggravante relativa all'orientamento o alla discriminazione sessuale.

Art. 1.

1. All'articolo 61 del codice penale è aggiunto, in fine, il seguente numero:

«11-quater) l'avere, nei delitti non colposi contro la vita e l'incolumità individuale, contro la personalità individuale, contro la libertà personale e contro la libertà morale, commesso il fatto per finalità inerenti all'orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato».
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Di Loredana Morandi (del 13/10/2009 @ 23:19:20, in Magistratura, linkato 1847 volte)
Borsellino/ Oggi interrogatorio per Martelli e Ferraro


05:10 - CRONACA - 14 OTT 2009

Trasferta romana per magistrati di Caltanissetta e Palermo

Palermo, 14 ott. (Apcom) - L'ex ministro della Giustizia, Claudio Martelli, e Liliana Ferraro, collaboratrice di Giovanni Falcone al ministero della Giustizia attualmente in servizio al Cesis, saranno interrogati oggi a Roma dai magistrati della Procura di Caltanissetta e Palermo. Oggetto degli interrogatori le dichiarazioni di Martelli alla trasmissione 'Annozero'.

Nel corso della puntata di giovedì, Martelli ha riferito di aver saputo, all'epoca dei fatti, dalla Ferraro di un presunto contatto fra quest'ultima e l'allora capitano dei Carabinieri, Giuseppe De Donno, nel trigesimo della strage di Capaci. Secondo Martelli, il capitano De Donno avrebbe incontrato la Ferraro informandola della disponibilità a collaborare di don Vito Ciancimino il quale, però, avrebbe chiesto una copertura politica. De Donno, ora colonnello, ha già seccamente smentito l'incontro e il contenuto dello stesso. Secondo il racconto di Martelli la Ferraro avrebbe, poi, informato direttamente di questo episodio Paolo Borsellino, che all'epoca era procuratore aggiunto a Palermo.

Adesso i magistrati di Palermo e Caltanissetta, che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia, vogliono ascoltare Martelli e Ferraro anche per capire perché i due, che sono stati più volte sentiti in fase di indagini preliminari e nel processo per la strage di Capaci, non abbiano riferito tale, non certo irrilevante, episodio.
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Stupro Caffarella, gup: «Atto di totale
disprezzo, da Gavrila nessun pentimento»


Le motivazioni della sentenza: impatto devastante sulla ragazza e sul suo fidanzato. Detenuti espulsi a fine pena.

ROMA (13 ottobre) - «La violenza sessuale commessa ai danni della ragazza alla Caffarella a Roma il 14 febbraio scorso, già odiosa e vile di per sè, risulta di gravità più che apprezzabile sia per l'età della vittima, appena quindicenne, sia per le modalità di esecuzione che lo hanno reso un atto di grave efferatezza e totale disprezzo delle persone».

Così scrive il gup del Tribunale di Roma, Luigi Fisconaro nelle 25 pagine di motivazioni della sentenza che il 5 ottobre scorso ha condannato, dopo il rito abbreviato, Oltean Gavrila e Ionut Jean Alexandru rispettivamente a 11 anni e 4 mesi e 6 anni di reclusione. Gavrila, oltre a 7 anni e 4 mesi per la Caffarella, è stato condannato anche ad ulteriori 4 anni di reclusione per lo stupro di una ragazza di 22 anni avvenuto nel luglio scorso sempre a Roma.

La violenza ha avuto «un impatto devastante sulla ragazza e anche sul suo fidanzato per le conseguenze lesive e dolorose non solo sotto il profilo fisico». Il giudice sottolinea anche «l'atteggiamento vessatorio» dei due imputati nei confronti del fidanzato «che i due hanno inteso umiliare ulteriormente costringendolo ad assistere e ingiungendogli espressamente di guardare per tutto il tempo della duplice violenza nei confronti della sua ragazza e ciò veramente non richiede ulteriori commenti».

«Da Gavrila nessun pentimento». La confessione di Oltean Gavrila, spiega il gup, «nei termini in cui è stata resa porta ad escludere qualunque sentimento di pentimento o resipiscenza e conferma il giudizio negativo sulla sua personalità». «A Gavrila che ha avuto un ruolo di maggior rilievo sia nell'iniziativa che nella esecuzione della violenza - spiega il giudice - non possono essere per questo concesse attenuanti generiche richieste dal suo difensore, non essendo emersa alcuna circostanza da valutare a suo favore ma solo circostanze sfavorevoli che ne denunciano la personalità negativa e una condotta di vita fondata su una spiccata propensione a commettere reati».

Per quanto riguarda Alexandru il giudice spiega che «le attenuanti vanno concesse perché l'imputato che aveva appena compiuto 18 anni risulta privo di qualunque precedente e, una volta individuato dalla polizia e fermato, ha immediatamente ammesso la sua responsabilità e collaborato alla identificazione del suo complice riguardo ad una rapina commessa ai danni di una coppia a Roma».

Condannati espulsi solo a fine pena. «Deve essere disposta l'espulsione dal territorio» dei condannati «dopo l'espiazione della pena essendo risultata evidente la pericolosità di entrambi gli imputati e ricorrendo i presupposti in ordine al titolo dei reati per i quali vi è stata condanna richiesto dalla norma».

Il giudice spiega anche i calcoli svolti nello stabilire le pene: undici anni e quattro mesi (di cui quattro per il Pigneto e sette anni e quattro mesi per la Caffarella) per Gavrila e sei per Alexandru. Per quanto concerne la Caffarella il giudice accoglie la configuarabilità del reato di violenza sessuale di gruppo, mentre ha ritenuto di derubricare quello di sequestro di persona in violenza privata. «Non è invece ipotizzabile il riconoscimento della continuazione» tra i due episodi di abusi, commessi uno il 18 luglio del 2008 (Pigneto), l'altro il 14 febbraio del 2009 (Caffarella).

Il Messaggero
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