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Se subisci un'ingiustizia, consolati: la vera infelicità consiste nel commetterla.

Democrito
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Estratto da Eurispes, Rapporto Italia 2011.


Odi et amo: il tormento degli “assassini domestici”

 

«Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così e mi tormento» (Catullo, carme 85). In tre parole, le prime, si racchiude il paradosso. Due sentimenti, contrapposti ma coesistenti, l’amore e l’odio. Ed è in questo folle tormento, forse, che si scatena in chi più ci ama e ci sta vicino, una forza distruttrice forte quanto forte è l’amore che l’ha prodotta.

Con “omicidi domestici”, vengono definiti gli omicidi perpetrati tra individui legati da relazioni familiari, amicali, affettive o di conoscenza amicale. Tra questi, sono da distinguere i cosiddetti “omicidi familiari” che coinvolgono soggetti uniti da legami familiari più stretti come coniugi o conviventi, genitori, figli, fratelli e altri parenti e quelli “di relazione” nei quali il rapporto tra “carnefice” e “vittima”, seppure non fondato su “legami di sangue” o “vincoli coniugali”, si instaura attraverso una “relazione” che può essere di tipo affettivo/amoroso, amicale o di semplice conoscenza. Vengono considerati, quindi, tra gli “omicidi di relazione” quelli avvenuti tra fidanzati, amanti, rivali, spasimanti, ma anche tra ex coniugi o ex conviventi, ex fidanzati, tra amici e tra persone coinvolte nella vita relazionale dei soggetti “protagonisti” di un omicidio (suocera/suocero, genero/nuora, etc.).

Omicidi in famiglia: circa 10 al mese tra il 2009 e il 2010. Il campione analizzato dall’Eurispes è stato costruito grazie ad un’analisi e una selezione di articoli di cronaca, estrapolati dai più importanti quotidiani a diffusione nazionale negli anni 2009 e 2010 (Centro documentazione dell’Eurispes, 2009-2010). Nel biennio 2009-2010, in Italia, si sono registrati 235 omicidi domestici (122 nel 2009 e 113 nel 2010). In entrambi gli anni, la maggior parte di questi, vedeva coinvolti soggetti appartenenti alla medesima cerchia familiare (97 omicidi nel 2009 e 81 nel 2010). I cosiddetti “omicidi di relazione”, invece, sono stati in tutto 57 (25 nel 2009 e 32 nel 2010). Su 235 omicidi avvenuti nel biennio 2009-2010, quasi la metà degli omicidi domestici sono stati commessi nel Nord (52,5% nel 2009 e 47,8% nel 2010). Al Centro se ne sono registrati il 21,3% nel 2009 e il 18,6% nel 2010 mentre a Sud e nelle Isole gli omicidi domestici sono stati il 26,2% e il 33,6% rispettivamente nel 2009 e nel 2010.

Autori (uomini) e vittime (donne). La maggior parte degli autori di omicidi domestici, nel biennio 2009-2010, erano maschi (85,7% nel 2009 e 84,9% nel 2010) e su 126 autori di omicidi il 34,1% erano coniugi o conviventi (mariti o compagni), l’11,1% erano padri, il 7,9% erano figli, il 7,2% erano altri parenti (nonni, zii, cugini, etc.) e il 4,8% erano fratelli. Sempre nello stesso anno, le donne che avevano commesso un omicidio, nella cerchia familiare, erano nella maggior parte dei casi madri (8,7%) o figlie (3,2%). Pochi i casi emersi di mogli, sorelle o altri parenti (0,8% in tutti e tre i casi) autrici di omicidi.

Nel 2009, sono per la maggior parte fidanzati, amanti, rivali o spasimanti a commettere omicidi (6,3% in entrambi i casi). Nel 2010, invece, sono gli “ex” (coniugi o conviventi, ma anche fidanzati o amanti) i maggiori responsabili di uccisioni (11,8% ex fidanzati/amanti e 6,7% ex coniugi/conviventi).

Le donne sono le vittime sacrificali, forse perché più deboli o peggio perché non più disposte ad accettare soprusi e angherie. Sono state il 70,5% le donne uccise nel 2009 e il 62,8% quelle che hanno perso la vita (per mano di un omicida maschio nell’84,9% dei casi) nel 2010, tra le mura “domestiche”. Tra queste, la maggior parte erano mogli o conviventi (34,4% nel 2009 e 20,3% nel 2010). Tra il 2009 e il 2010, la percentuale di figlie uccise scende dall’8,2% del totale degli omicidi domestici al 2,7% mentre aumenta la percentuale di vittime madri (dal 6,5% all’8,8%) e zie, cugine, nonne (da 3,3% all’11,5%) ma anche di fidanzate, amanti, rivali o spasimanti (dal 5,7% al 6,2%) e di ex fidanzate o ex amanti (dal 3,3% al  9,7%)

Considerando i maschi vittime di omicidi (29,5% nel 2009 e 37,2% nel 2010), se nel 2009, questi erano per lo più figli (12,3%), seguiti dai padri (4,9%) e dagli altri parenti maschi (4,1%), nel 2010, invece, erano i padri (10,6%) i principali bersagli della furia omicida, seguiti dai figli (9,7%), dagli ex coniugi o conviventi (7,1%) e dai mariti o conviventi (4,4%).

Analizzando l’età degli autori e delle vittime coinvolte negli omicidi domestici emerge che i minori (fascia d’età 0-17 anni) sono principalmente “vittime” (17,2% nel 2009 e 12,4% nel 2010); infatti, solo nel 2,6% degli omicidi domestici, registrati nel 2010, era stato ritenuto colpevole un minorenne. Considerando, invece, la fascia d’età immediatamente successiva, rappresentata da giovani tra i 18 e i 24 anni si osserva come questi, nel biennio 2009-2010 siano stati – seppure in percentuale minore nel 2010 rispetto al 2009 – più “autori” (14,3% nel 2009 e 7,6% nel 2010) che “vittime” (10% nel 2009 e 2,7% nel 2010). Anche i 25-34enni, sono nella maggior parte dei casi più “autori” (9,5% nel 2009 e 16% nel 2010) che “vittime” (7,4% nel 2009 e 14,1% nel 2010), anche se, rispetto a quanto accadeva nella fascia d’età precedente, sono in aumento nel 2010 rispetto al 2009. Nelle fasce d’età più “mature”, quelle dei 35-44enni e dei 45-64enni si conta, in media, il maggior numero di “autori” (30,6% nel 2009 e 29% nel 2010) mentre le “vittime” sono, nel maggior numero dei casi anziane (il 25,1% in media delle vittime dai 65 anni in su), 35-44enni (il 21,3% in media) e 46-64enni (il 20% in media). Da non sottovalutare, inoltre, il discreto numero di anziani che vengono accusati di omicidio “domestico” (il 15,9% nel 2009 e il 9,2% nel 2010).

Genitori e figli. Tra gli omicidi più efferati, il figlicidio e il genitoricidio sono senz’altro quelli più difficili da comprendere. A parte le note patologie psicologiche, le altre motivazioni di questo genere di omicidio sono la disperazione all’impossibilità di curare una malattia grave di un figlio o di un genitore anziano e sofferente o problemi legati all’affidamento dei figli. Nel biennio 2009-2010, sono risultati 39 i figlicidi (25 nel 2009 e 14 nel 2010). Di questi, nel 2009, 14 erano stati perpetrati da padri, 11 da madri. Nel 2010, invece, 4 erano stati compiuti da padri e 10 da madri. Nel complesso, la maggior parte dei figli uccisi dai genitori sono stati maschi (15 vs 10, nel 2009 e 11 vs 3, nel 2010), mentre le madri sono state quelle che hanno ucciso più figli rispetto ai padri (21 vs 18). Per quanto riguarda i genitoricidi, ad essere stati uccisi per mano dei propri figli sono stati, nella maggior parte dei casi i padri (6, nel 2009 e 14, nel 2010). I matricidi, invece, sono stati 8 nel 2009 e 10 nel 2010. I figli maschi (30), rispetto alle femmine (8), sono quelli che hanno commesso più parricidi (16 figli vs 4 figlie e 14 figli vs 4 figlie).

Gli infanticidi: uno ogni 20 giorni nel 2010. Stando ai dati ufficiali emerge che il numero di infanticidi nel 2008 è stato pari a 4. Dai dati del Centro documentazione dell’Eurispes emerge un incremento del numero di infanticidi, che aumentano da 11 nel 2009 a 18 nel 2010. Si è passati quindi da un infanticidio ogni novantuno giorni nel 2008, ad uno ogni trentatré giorni circa nel 2009, per giungere a uno ogni venti giorni circa nel 2010.

Ti amo… da morire. Sempre nell’indagine effettuata dall’Eurispes nell’ambito degli omicidi tra “innamorati” o comunque tra individui con legame di natura affettiva/sessuale, abbiamo osservato come l’autore di questi omicidi è quasi sempre un uomo (85,7% nel 2009 e 84,9% nel 2010) il cui sentimento nei confronti della sua “amata” è spesso nient’altro che un mero desiderio di possesso.

Nel biennio 2009-2010, tali omicidi sono stati 103, il 44% circa di quelli totali. La maggior parte di essi è avvenuta a Nord-Ovest (27,2%), seguito dal Centro (23,3%), dal Sud (18,4%), dal Nord-Est (17,5%) e dalle Isole (13,6%). Gli autori sono stati principalmente mariti o conviventi (63,1%), ma anche fidanzati/ex amanti (15,5%), fidanzati, amanti, rivali o spasimanti (13,6%) e ex coniugi o ex conviventi (7,8%). Tra questi, il 32% si è suicidato subito dopo aver commesso l’omicidio e il 15,6% ha tentato di togliersi la vita.

La versione integrale del Rapporto Eurispes può essere visionata a questo link


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Di Loredana Morandi (del 30/05/2011 @ 05:19:52, in Giuristi, linkato 4693 volte)
Miraglia è stato legale di parte di Pino Lamonica, condannato in primo grado per pedofilia a 9 anni e 9 mesi di reclusione, incarico lasciato per l'avvio delle indagini per la tentata subornazione dei testimoni. Oggi Miraglia è il legale dei coniugi Camparini, indagati e condannati a 2 anni e 4 mesi per il duplice sequestro della figlioletta. Dati i precedenti, val la pena di interrogarsi sul "chi" sia a stimolare e scoordinare il comportamento dei due genitori, alimentandone la disperazione. La vicenda mediatica dei coniugi Camparini è già usata ad integrale beneficio dell'avvocato, indagato nell'omicidio della madre coraggio Teresa Buonocore. Infatti almeno 3 pagine facebook ne pubblicizzano indirizzi e telefoni. Gli autori delle pagine Facebook sono gli stessi della rete di false associazioni meglio nota come "Falsi Abusi", tra questi sono da segnalare il membro di Scientology che premiava come "salvatore di bambini" il Miraglia stante il suo curriculum fallimentare di difensore di pedofili tutti condannati e il webmaster fiorentino, oggi sotto processo per le violenze ai danni della ex moglie giapponese e ai danni del figlio costretto ad assistere alle violenze.  L.M.

Avvocato indagato per corruzione

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/lamonica_miraglia_zanetti.jpg
da sinistra il condannato Pino Lamonica, Francesco Miraglia e l'indagato Stefano Zanetti

29 dicembre 2010 —   pagina 16   sezione: Agenda e Lettere


L’avv. Francesco Miraglia è stato indagato nell’ambito delle indagini per l’omicidio di Teresa Buonocore, 51 anni di Portici, madre di 4 figli, trovata riversa nella sua auto, crivellata da colpi di pistola sotto il ponte della tangenziale di Napoli, in via Ponte dei Francesi, il 20 settembre scorso.

La donna aveva testimoniato contro Enrico Perillo, che aveva stuprato la figlia di 8 anni e un’amichetta di quest’ultima. L’uomo è stato condannato, per violenza sessuale su minori, a 15 anni di reclusione lo scorso 9 giugno e ora è nel carcere di Modena. Miraglia è il suo legale.

 «Sì, è vero. La polizia giudiziaria mi ha notificato un avviso di garanzia per corruzione in atti giudiziari. Un atto dovuto. Hanno perquisito il mio studio e sequestrato la corrispondenza che è intercorsa con il mio assistito, Enrico Petrillo, che si trova in carcere a Modena e che è indagato per l’omicidio Buonocore». Conferma tutto quanto trapelato nella giornata di ieri dalla procura di Napoli l’avv. Miraglia che si dice tuttavia fiducioso nell’iter della giustizia e in grado di chiarire ogni cosa.

 Una vicenda complessa quella che ha, suo malgrado, coinviolto il professionista modenese. Secondo la procura di Napoli, la perquisizione nello studio del legale modenese e la sua iscrizione nel registro degli indagati, sarebbe conseguenza di un presunto tentativo di corrompere una bambina vittima di violenza sessuale. Un atto “illegale” che sarebbe frutto di una strategia per introdurre false testimonianze nel processo per molestie a danno di due ragazzine minorenni, uno delle quali figlia di Teresa Buonocore, la donna assassinata. Per l’omicidio della donna sono indagate quattro persone: a piede libero lo stesso Enrico Perillo e la moglie, Patrizia Nicolini, indicati dagli inquirenti come presunti mandati dell’agguato, e Giuseppe Avolio e Alberto Amendola, detenuti ed accusati di essere gli esecutori materiali del delitto.

Sempre a piede libero è indagato anche il fratello di Perillo, Lorenzo, anche lui assistito dall’avvocato Miraglia. Lorenzo Perillo era stato a lungo sentito due giorni dopo il delitto e al termine dell’interrogatorio il legale modenese aveva confermato che il nome del suo assistito era stato iscritto nel registro degli indagati come atto dovuto. Entrando nel merito dell’omicidio Buonocore come conseguenza della sua testimonianza contro Enrico Perillo, lo stesso Miraglia aveva sottolineato come «l’inchiesta sugli abusi sessuali non era nata per iniziativa della Buonocore ma in seguito ad una segnalazione di un confidente della polizia», e che «la testimonianza resa in giudizio dalla signora non fu una testimonianza accusatoria».  A far scattare perquisizione e avviso di garanzia a carico del legale modenese, le accuse rese in questi giorni da uno dei presunti responsabili dell’omicidio di Teresa Buonocore.

 Alberto Amendola (in carcere con Giuseppe Avolio, come presunto assassino), avrebbbe fornito agli inquirenti elementi considerati interssanti e di importante valore processuale relativi ai coniugi Enrico Perillo e Patrizia Nicolino. Trame familiari svelate da Amendola, a partire da quanto sarebbe avvenuto tra il 2008 e il 2009, nel corso del processo che vedeva imputato proprio Enrico Perillo, a giudizio per molestie sessuali a carico di due ragazzine, tra cui la figlia di Teresa Buonocore. Secondo le rivelazioni, Perillo avrebbe agito in due direzioni per sfuggire alla condanna: avrebbe fatto di tutto per spingere almeno una delle vittime (non la figlia di Teresa Buonocore) a ritrattare le accuse rese nella fase preliminare delle indagini e avrebbe introdotto nel processo dichiarazioni fasulle, servendosi di un falso testimone. E’ quest’ultima ipotesi che ha spinto gli inquirenti napoletani a firmare il blitz nello studio dell’avv. Francesco Miraglia.

La Gazzetta di Modena
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Di Loredana Morandi (del 30/05/2011 @ 05:11:53, in Magistratura, linkato 3014 volte)
Il 29 maggio 1982 Simonetta Lamberti fu uccisa da un killer della camorra nel corso di un attentato il cui obiettivo era il padre, il giudice Alfonso Lamberti. Oggi, dopo 28 anni, questo killer ancora non ha un volto. L.M.

Tratto da "Simonetta come farfalla di maggio":

"CAVA DEI TIRRENI, 29 MAGGIO 1982, ORE 15:02" - di A.Procaccini.

(le ultime ore di Simonetta Lamberti, vissute da mamma)


Squilla il citofono. “Angela, sono Eva, posso salire un attimo?”
E' la voce della mia amica, voce a me ben nota, ma stavolta ha qualcosa di diverso che me la fa sembrare quella di un'altra persona. Apro la porta e aspetto.
Eva compare sulla soglia dell'ascensore col volto che vuol nascondere qualcosa, ma non può:
“ Angela,vieni con me; si dice che ci sia stato un attentato a tuo marito; sai, le voci circolano e s'ingigantiscono....”
“Ma Simonetta, sai niente di Simonetta? Era andata col padre a Vietri ...Dimmelo, se sai qualcosa, te ne prego...”.
“Non fare così, ti giuro, non so niente di preciso, prendi la giacca, la borsa... Andiamo a vedere insieme.”
E da questo momento comincia la lunga agonia del mio eterno 29 maggio.
Il traffico è bloccato, non si riesce a proseguire con la macchina; la lasciamo ferma ai margini della strada e io, quasi fuori di me, inizio la mia corsa verso il capannello di curiosi che lascia intravedere la coda della macchina nera di mio marito (l'ho sempre odiata quella macchina).
Gente, confusione, grida, richiami, clacson, urla e vetri, vetri, miriadi di vetri e sangue
... Chiamo Simonetta, spero di vederla da qualche parte, spaventata la mia piccola, perché ha assistito a qualcosa di tremendo, ma di lei vedo solo una scarpetta rosa da ballerina, rimasta sull'asfalto.
Qualche creatura premurosa mi strappa via di lì, mi carica in un'altra macchina, sempre con Eva, ed arrivo all'ospedale di Cava.
Anche qui atmosfera di confusione estrema, ma il mio grido non trova risposta.
“Insomma,ditemi qualcosa!...Non è giusto tenermi così! Dove sono mio marito e mia figlia? Simonetta sarà certo spaventata; se mi vede si tranquillizza immediatamente, ne sono sicura...
La conosco bene la mia bambina... Ha bisogno di me... Lasciatemela vedere...”
Altra attesa in una stanza buia, quindi qualcuno mi dice: “Alfonso sta bene, signora, venga a vederlo”.
Ma di Simonetta ancora nessuno parla.
Passo quindi in sala operatoria, dove Alfonso, nonostante gli stiano estraendo due pallottole dalla spalla, mi parla; le sue uniche parole: “Vai da Simonetta”.
“Ma dov'è Simonetta?” urlo sempre più disperata.
“Signora, l'abbiamo portata al Cardarelli, perché, sa, qui non abbiamo le attrezzature adatte...”.
La mortificazione che leggo sui volti delle persone che mi circondano mi rende consapevole del dramma che mi sta coinvolgendo, ma la parte irrazionale di me tenta ancora di abbarbicarsi a un filo di speranza.
Cardarelli, sala rianimazione, cervello, parole sussurrate, facce sconcertate di medici, tutto razionalmente mi porta alla certezza che si stia compiendo l'irreparabile; eppure il mio istinto di madre non riesce ad accettare l'idea della morte.
Riprendo la mia corsa, stavolta verso Napoli, un viaggio eterno; continuamente chiedo ad Eva che ore sono: le 16, le 16:10.
Nocera, Angri,Scafati, Pompei: prego con tutta l'anima guardando il campanile del Santuario, prometto tutto quello che ho alla Vergine, ma già sento che la mia è una preghiera inutile.
“Eva, dove siamo?”
“Fra poco a Napoli...”
Non guardo intorno a me, non voglio guardare. La strada è quella che ho percorso tante volte per andare dai miei, nella casa della mia infanzia. Quante volte ho portato con me la mia piccola, tranquilla e serena, contenta di andare ad abbracciare i nonni!
Stavolta è andata a Napoli senza di me.
Finalmente si arriva: come una cosa, vengo sbattuta di qua e di là: scendo dalla macchina davanti al pronto soccorso; domande su domande: dov'è, è la mamma, avvertite il medico, e poi...ecco, l'espressione che fa paura: sala di rianimazione.
Ho sempre avuto un sacro terrore di questa parola, come se fosse sinonimo di morte.
Sempre come un automa, vengo immessa in un ascensore che mi porta chissà a quale piano.
Seguo chi mi guida e finalmente un viso caro, familiare, Eugenio, mio fratello, anche lui col viso stravolto.
Ci abbracciamo come mai ci è successo, un lungo, stretto, angoscioso, caldo abbraccio che mi dice tutta la gravità della situazione.
Gegè cerca di calmarmi, lui, così alto, mi accarezza i capelli, dolcemente e mi chiama e mi parla: “Angiolè, non fare così, vedrai, ce la faremo; io farò tutto quello che è nei limiti del possibile, Angiolè, ma tu non devi fare in questo modo, perché mi fai preoccupare anche per te, devi essere forte, adesso devi dimostrare la tua energia... adesso c'è bisogno di te... Sapendo che tu sei coraggiosa, potrò fare con più calma tutto quello che è necessario... Bisogna cercare un buon neurochirurgo, non c'è tempo da perdere... lasciami andare...”
E come una bambina mi lascio guidare, mi lascio portare in un'altra stanzetta buia (ma sono veramente così buie tutte le stanze in cui attendo?), mi metto in un angolo, cercando di dominare la tremenda tensione. C'è una finestra che dà sul giardino, guardo fuori, fisso lo sguardo sul cielo, sulle chiome degli alberi, ma non vedo niente; stringo le mani con le dita incrociate e aspetto.
“Debbo stare tranquilla..., si, faccio la buona, non voglio dar fastidio col mio inutile pianto;
lo so, Eva, dovrei essere più coraggiosa, ma faccio del mio meglio, più di questo non posso.
Non l'ho mai lasciata la mia Simonetta; oggi il padre le ha chiesto: "Vuoi venire per un'ora al mare con me?" e lei, controvoglia: "che dici, mamma, ci vado?" e ci è andata per non scontentare il suo papà. E adesso dov'è? Cosa le fanno? Non mi chiariscono niente, ma non sono una stupida; neurochirurgo: ti rendi conto? E' il cervello che è stato colpito!... La mia creatura, così intelligente, così saggia, così perspicace, colpita al cervello! E perché?
Dio, io mi sento impazzire... Eva, ti prego, chiedi se è arrivato il neurochirurgo; chiedi chi sia, se è bravo, se è il migliore...”
Eva, docile e buona, chiede a qualcuno, fuori, dove ormai c'è estrema confusione; mi vengono a dire di non uscire dalla camera in cui mi trovo, perché Simonetta deve essere portata giù, al primo piano, per la TAC e quindi per l'intervento.
“Ma come? Non posso nemmeno vederla? Allora che cosa è stato fatto alla testolina bionda di Simonetta? perché non me la fate baciare prima di portarla giù?”
“Signora, la prego, faccia la brava, non si preoccupi...” mi fa un'anonima dottoressa, dal volto anonimo.
“Ma che mi dice? Non si preoccupi? Non mi prenda in giro, non sono una stupida purtroppo”.
La dottoressa non replica, si rende forse conto dell'inutilità e della vanità delle sue parole, si allontana e sono di nuovo sola a tormentarmi le mani, a guardare le chiome degli alberi e il cielo che si fa incolore.
“Che ore sono?”
“Le 18”.
“Da quanto tempo l'hanno portata giù? Mi sembra un'eternità. Adesso Eva, le taglieranno tutti i capelli per l'intervento, i suoi capelli biondi; non fa niente; ricresceranno”
Torna di nuovo Eugenio per una fugace apparizione: “Angela, adesso entriamo in sala operatoria: tutto quello che si può fare, si farà, non posso dirti altro”.
Di nuovo sola con Eva: “Perché non riesco a pregare? E' tremendo, non so formulare nessuna invocazione, non riesco a chiedere nessun aiuto. Questo è un brutto segno, ne sono sicura; sento che Dio non può fare niente per me e per mia figlia, lo sento, ti dico; cerco di respingere questo pensiero, ma è qui in agguato, dentro di me. Eva, ma è mai possibile che noi stiamo qui al Cardarelli ad aspettare di sapere se Simonetta vive o muore? Ti rendi conto di quello che sta succedendo? A me sembra tutto assurdo, irreale, impossibile... Ma come, lei, solo 4 ore fa, se n'è andata col costumino giallo in mano: "Mamma, porto il costume dell'anno scorso, quello nuovo lo metto a Praiano. Ciao mamma, vengo presto, ciao..." Solo 4 ore fa... ed ora sta combattendo con la morte. Dio mio, com'è possibile?...”
Mi alzo, cammino per la stanzetta come tigre ferita a morte, vado da un muro all'altro, infine mi appoggio con la fronte alla fredda porta metallica di un armadietto dei medici, ci sono le etichette coi nomi. Le leggo, le fisso e sto lì, come in trance. Passo da questi stati di apatia assoluta, di abbandono, a stati di agitazione febbrile e tormentata.
Eva mi scuote e mi riporta a sedere: “Perché non prego Eva? Fallo tu per me, ti scongiuro, io non ce la faccio; vorrei, ma non ce la faccio!...”
Il tempo, che sembra non passare mai, invece scorre inesorabile; sembra che tutto accada in un'altra dimensione: i minuti, i secondi vengono centellinati, assaporati, assorbiti nella loro durata, nella loro essenza quasi fisica; si ha coscienza della consistenza materiale del tempo.
Sono le 19. Il cielo è sempre più incolore, gli alberi sono sempre più scuri, opachi. La campana della chiesa del Cardarelli comincia a suonare: sono rintocchi lieti, sonori, puri, ma hanno per me qualcosa di lugubre, parlano all'anima, sono un segno. Mi tappo le orecchie con le mani, ma le campane suonano ancora.
“Eva, non posso sentirle. Eva, falle tacere; ...lo so, lo sento cosa dicono: "Simonetta è morta, si, è morta!"...”
Il mio dolore, finora quasi muto, non può più essere costretto: ora urlo, urlo disperata, perché dentro di me qualcosa si è spezzato, ho sentito una lesione, uno strappo, una frattura; ho sentito che qualcosa di mio si staccava da me stessa. Nessuno mi ha detto niente, sono lì nella cameretta, sola con Eva, ma so che Simonetta è morta.
Dopo nemmeno 5 minuti, mio cognato entra per dirmi quello che il cuore mi aveva già detto.

Via Facebook: 
CHIEDIAMO GIUSTIZIA E VERITA' PER SIMONETTA LAMBERTI !
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Tutti conoscono la professionalità dei magistrati italiani, ma proprio per questo forse gli states sono il paese cui ciò piace meno. Vedere le ingerenze della segretario di stato sui processi per l'omicidio Meredith. L.M.

L'Anm replica a Berlusconi: «Le continue aggressioni del premier ai magistrati sono un danno per l'Italia»


Le «continue aggressioni» da parte del premier alla magistratura producono anche un «danno all'immagine del nostro Paese»: è la risposta dell'Anm, l'Associazione nazionale magistrati, alle dichiarazioni al G-8 di Silvio Berlusconi contro i pm. «Siamo molto preoccupati - dice il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini - per le continue aggressioni alla magistratura, cioè a un'istituzione fondamentale dello Stato, e per il danno all'immagine del nostro Paese che viene da questa rappresentazione grottesca della situazione italiana di fronte ad autorità di altri Paesi».

«Gettare discredito sulla magistratura - evidenzia a sua volta il presidente del sindacato del toghe, Luca Palamara - fa male a tutti i cittadini e dunque al Paese».

Gli americani conoscono la professionalità dei magistrati italiani

I vertici dell'Anm rilevano «la gravità degli interventi purtroppo quotidiani» contro la magistratura. «Noi manteniamo senso di responsabilità ma non possiamo non segnalare la nostra preoccupazione e il senso di sconcerto per quanto sta accadendo». Ai giornalisti che gli hanno chiesto se non sia il caso che l'Anm spieghi agli Stati Uniti qual è la situazione reale della magistratura e della giustizia italiana, Cascini risponde così: «Non credo ce ne sia bisogno. Sono anni che la magistratura italiana collabora con gli inquirenti americani. L'alto livello di professionalità della magistratura italiana è ben noto e conosciuto alle autorità statunitensi».

L'Anm è comunque consapevole della delicatezza del momento, vista l'imminente consultazione amministrativa. «Domani è un momento importante - sottolinea al riguardo Palamara - e mai come in questo momento bisogna evitare parole che possono essere strumentalizzate».


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Di Loredana Morandi (del 29/05/2011 @ 15:31:53, in Indagini, linkato 2189 volte)
Chi l'ha visto, i coniugi Camparini
e l'omicidio di Teresa Buonocore



di Loredana Morandi



Il video dalla trasmissione "Chi l'ha visto?" del 25 maggio u.s.


Siamo alle solite: Tiberio Timperi può mentire con i giornalisti della redazione di "
Chi lo ha visto?", ma non inganna in nessun modo gli operatori dell'antipedofilia. La puntata del 25 maggio scorso, anche dopo la diretta dell'omicidio di Avetrana dalla abitazione degli assassini di Sarah, è una ennesima vera e propria marchetta televisiva.

Dispiace addirittura vedere "maltrattata" l'avvocato Tagliati, tutrice legale della piccola sottratta ai genitori nel suo solo interesse, quando come leggerete c'è da temere per l'incolumità dei legali e dei testimoni del caso. Peccato che il tutto avvenga in una trasmissione di un certo rilievo come "Chi lo ha visto?", ma una volta di più è giusto ribadire quanto sia sbagliato ascoltare il pubblicitario dagli occhioni blu.


La storia è presto detta: i coniugi Camparini si vedono sottrarre dal tribunale dei minori di Reggio Emilia la figlioletta, che qui come in trasmissione chiameremo "Stella". Forse c'è un errore giudiziario, forse no. Sono una coppia legata reciprocamente e soltanto lui ha dei precedenti di tossicodipentenza, ormai superati,  e precedenti giudiziari archiviati con il non luogo a procedere. La coppia Camparini, preso atto di quanto disposto dal Tribunale per la loro figlia, si affida ad un avvocato modenese, Francesco Miraglia, alias "Ugo" l'autore del blog Giustizia Intelligente, famoso per aver trattato la difesa dei pedofili più conosciuti di tutta Italia.

I due coniugi si spingono inesorabilmente verso l'attuale condanna a 2 anni e mezzo di reclusione, per il duplice sequestro di persona ai danni della figlia, ospite presso un istituto di suore su ordine del Tribunale dei Minori di Reggio.

Che siano stati consigliati a porre in essere atti tanto plateali? Soffrono, ok,. Ma che cosa se ne fanno due persone, sedicenti "per bene", di un avvocato dei pedofili indagato in un procedimento per omicidio?

Cosa aspettano a scaricare tutto il circuito Falsi Abusi e a dimostrare la loro innocenza vera?

L'avvocato Miraglia è famoso. Agli operatori dell'antipedofilia egli ricorda tutti gli orrori del processo contro Pino Lamonica, conclusosi con la condanna del Lamonica in primo grado di giudizio a 9 anni e 9 mesi di reclusione per le sevizie a tre bambine.

Nel corso del processo Lamonica cade il partner tecnico del Miraglia, il sociologo Stefano Zanetti,  denunciato dal pm per la tentata subornazione dei testimoni delle vittime. Lo stesso Miraglia lascia rocambolescamente il caso e si profonde in scuse nei confronti della pm d.ssa Pantano. Anche qui egli non finisce indagato solo per il rotto della cuffia.

Il caso dello Zanetti, invece, diviene famosissimo con l'oscuramento del suo blog degli orrori,  "il giustiziere - la fabbrica dei mostri" su piattaforma Blogspot, che egli usa per diffamare gli operatori del volontariato contro la pedofilia e tutti i magistrati, psicologi o tutori dell'ordine, che hanno trattato casi di pedofilia negli ultimi anni. Il blog del Zanetti viene oscurato a fine giugno 2010 dal gip del Tribunale di Bergamo e tutto il web, senza capire, ne parla. Io stessa sono costretta ad intervenire sul blog di Guido Scorza, dove mi rispondono i prezzolati di un sito del porno commerciale e il clonatore del presidente della Associazione Prometeo Onlus. Anche L'Unità cancellerà alcuni degli scritti sul caso del nuovo blogger appena assoldato, mentre una piccola testata giornalistica associativa locale sporgerà denuncia per minacce contro Stefano Zanetti.


Questa la situazione social del Miraglia, questo lo storico reale del tentativo di una associazione legata a Scientology (CCDU onlus di Paolo Roat) di innalzarne le lodi su di un piedistallo con una premiazione ad hoc,  quando a dicembre 2010 giunge inesorabile per l'avvocato modenese il sequestro a seguito di perquisizione, operato dalle forze dell'ordine su incarico della Procura della Repubblica di Napoli nel corso delle indagini sul mandato nell'omicidio della madre coraggio Teresa Buonocore.

L'avvocato Miraglia è infatti il legale del pedofilo Enrico Perillo, condannato dalla Cassazione a 15 anni per la violenza ai danni di due bambine, di cui una è la figlia della Buonocore, e lo difende ancor oggi nel procedimento per il mandato nell'omicidio della "madre coraggio" uccisa e crivellata di colpi di pistola dai due sicari assoldati dal napoletano Perillo.

Gli addebiti nei confronti del Miraglia, incensato ancora dall'ennesima pagina di Falsi abusi (la 401esima per la precisione) su Facebook e che ne diffonde l'email e il numero di cellulare, sono gravi. Egli, secondo la Procura di Napoli, "avrebbe fatto di tutto per spingere almeno una delle vittime (non la figlia di Teresa Buonocore) a ritrattare le accuse rese nella fase preliminare delle indagini e avrebbe introdotto nel processo dichiarazioni fasulle, servendosi di un falso testimone."

L'autore della nuova pagina facebook, che raccoglie tutti i sedicenti presidenti delle associazioni del circuito "Falsi Abusi", è certamente membro dello staff che ha creato le 400 e una pagine, che infestano il web noto. Il principale autore è l'amministratore di una piccola società  internet di Firenze. Il titolare è attualmente sotto processo per le violenze familiari ai danni della ex moglie giapponese e nei confronti del figlio, obbligato a veder celebrare in casa la violenza ai danni della madre.



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http://www.giustiziaquotidiana.it/public/loredana.morandi.agenzie.montecitorio.jpg

L'autrice di Giustizia Quotidiana

AVVISA i suoi gentili Lettori:

la foto, scattata nel corso di una conferenza stampa per la presentazione di un evento Artists Against War dell'ottobre 2005 e che mi vede intervistata ai microfoni Ansa e Adnkronos, è utilizzata abusivamente e in violazione della privacy e del copyright da alcuni siti web.

ATTENZIONE QUINDI

Quanto trovate la foto su siti differenti da Giustizia Quotidiana, o Bloggersperlapace.org o Artistsagainstwar.info abbiate la certezza che:

la foto è distribuita dalla rete di violenti e pedofili, sedicenti maschi di genere o padri separati, comunemente nota con il nome di

"FALSI ABUSI"

Ovvero voi vi trovate su un sito che fa senz'ombra di dubbio apologia dei reati di violenza ai danni delle donne o dei reati di abuso sessuale ai danni dei minori, in rete con associazioni e società impegnate in via esclusiva alla acquisizione e alla difesa in giudizio di una clientela di violenti e pedofili.

Questa apologia viene definita come "della cultura pedofila" e ricomprende le politiche della P.A.S., la falsa sindrome di alienazione genitoriale utilizzata negli states per risolvere in giudizio i casi di affidamento di minori in presenza di abusi sessuali sui bambini, e/o su siti di chiara matrice reazionaria di estrema destra.

La foto è distribuita in palese violazione del copyright dell'autore e della persona raffigurata, nonché in aperta violazione della privacy della Morandi stessa.

A titolo di completezza si esprime il più assoluto

DIVIETO di PUBBLICAZIONE

o altro tipo di riproduzione
privo della mia autorizzazione.


Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 28/05/2011 @ 13:09:23, in Economia, linkato 1819 volte)

Scalata Antonveneta, quattro 4 anni per Fazio

Venti mesi a Fiorani, tre anni a Consorte

28 maggio, 13:08

MILANO  - I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Milano hanno condannato l'ex governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio a 4 anni di reclusione per la vicenda della tentata scalata ad Antonveneta da parte di Bpi. L'ex ad della banca lodigiana Gianpiero Fiorani è invece stato condananto a un anno e 8 mesi di reclusione.

CONSORTE CONDANNATO A 3 ANNI DI RECLUSIONE - Il tribunale di Milano ha condannato l'ex presidente di Unipol Giovanni Consorte a 3 anni di reclusione e il senatore Luigi Grillo a 2 anni e 8 mesi al processo per la tentata scalata ad Antonveneta da parte di Bpi.
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Il caso della madre coraggio Teresa Buonocore, martirizzata, uccisa e ritrovata riversa in un lago di sangue, é trattato da Ugo del blog "Giustizia Intelligente" alias avv. Francesco Miraglia, e vede indagato anche l'avvocato difensore in tutti i processi del Perillo, per corruzione in atti giudiziari. Il blog Giustizia Intelligente, con l'oscurato blog de "Il Giustiziere - la Fabbrica dei Mostri", è uno dei blog storici del circuito Adiantum - Falsi Abusi.  L.M.

Omicidio Teresa Buonocore:
nuovo mandato per pedofilo detenuto

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/teresa-buonocore_lgt.jpeg
Giovedì 26 Maggio 2011 16:39

Napoli - Il gip del tribunale di Napoli ha emesso, dopo indagini della squadra mobile partenopea, un provvedimento cautelare nei confronti di Enrico Perillo, 58 anni, già detenuto, ritenuto mandante dell'omicidio di Teresa Buonocore, la donna che lo aveva denunciato e fatto condannare per violenza sessuale ai danni della figlia minorenne e di un'altra bambina.

Teresa Buonocore fu uccisa mentre era alla guida della sua vettura all'imbocco della tangenziale cittadina, in via Ponte dei Francesi, il 20 settembre di un anno fa. La polizia aveva arrestato già il giorno dopo Giuseppe Avolio, 22 anni, e Alberto Amendola, 26 anni, i sicari che affiancarono l'auto della donna e le spararono.

Perillo, indagato da subito, avrebbe commissionato il delitto anche per impedire a Teresa Buonocore di dare l'avvio all'iter di esecuzione coattiva del pagamento di 25mila euro di provvisionale come stabilito dai giudici in suo favore, dato che si era costituita parte civile nel processo che già in primo grado aveva visto la condanna dell'uomo a 15 anni di reclusione.

Oltre all'omicidio, la misura contesta a Perillo anche altri episodi delittuosi, l'incendio dello studio di un avvocato che assisteva Teresa Bonocore, l'incendio dell'abitazione di un vicino, il rogo che aveva interessato l'appartamento della donna stessa, tutti commessi in concorso con Amendola. Perillo diede l'ordine di uccidere la donna direttamente dal carcere.

Paese Nuovo
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Il rapporto del Commissario

«Non dimenticate i bimbi scomparsi»
In Italia 718 casi irrisolti in soli nove mesi

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/stop_violence_against_children.jpg

Appello di Telefono Azzurro nella Giornata internazionale dedicata ai minori spariti. Caffo scrive a Napolitano: «Le istituzioni diano risposte all'angoscia dei genitori»

ROMA - Solo una minoranza di casi fa notizia. Purtroppo. Bambini inghiottiti dal nulla, e spesso mai ritrovati. Roma, come molte altre capitali, partecipa alla Giornata Internazionale dei Bambini Scomparsi, in programma mercoledì 25 maggio. Un’iniziativa lanciata nel 1983 a New York per ricordare il piccolo Ethan Patz, rapito il 25 maggio del 1979.
A Roma, Telefono Azzurro ha organizzato un convegno – «Bambini scomparsi. Un fenomeno da conoscere e interpretare. Quali dimensioni, quale prevenzione e quali interventi?» – ospitato nella biblioteca del Senato «Giovanni Spadolini». I dati sono allarmanti anche in Italia. Tra il primo gennaio e il 30 settembre 2010, i minori italiani o stranieri scomparsi (e mai ritrovati) sono 718, secondo i dati riferiti dal commissario straordinario per le persone scomparse, Michele Penta.

NOVEMILA SVANITI NEL NULLA «I minori scomparsi dal ‘74 sono più di 9 mila - osserva Penta, nel corso del convegno– Di questi, oltre due terzi sono minori stranieri non accompagnati, quindi il fenomeno è connesso all’immigrazione clandestina». Il numero 11.60.00, affidato dal ministero dell’Interno a Telefono Azzurro, in due anni, ha gestito 202 casi di scomparsa. Nella maggioranza delle volte, il 54%, si è trattato di sottrazioni internazionali, mentre quelle nazionali sono state il 16%.

IL 18% FUGGE DI CASA - Il 18% dei minori scomparsi è fuggito da casa o da un istituto, per il 12% dei piccoli, la situazione è ancora da chiarire. Telefono Azzurro ha inoltre gestito 148 avvistamenti e 41 ritrovamenti. A questi casi, si aggiungono le 239 scomparse gestite dall’associazione e segnalate a Emergenza infanzia tra il 2006 e il 2011 e i 145 della linea 196196. A denunciare la scomparsa sono padri (31.3%) ed estranei (25.2%). La Polizia si occupa, ogni anno, di 3.000 piccoli scomparsi. Dati preoccupanti, all’interno di un fenomeno mondiale: negli Stai Uniti, nel 2010, i minori scomparsi sono stati 800.000, oltre 2000 al giorno.

VICINI «SENTINELLE» – Dietro la scomparsa, oltre alla fuga volontaria, spesso, si scoprono situazioni drammatiche (abusi sessuali, fisici e psicologici). «E’ importante che l’intera collettività - sottolinea Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro - dalle famiglie alle istituzioni, dalle scuole alle Forze dell’Ordine, passando per i mass media e tutta la società civile, siano sempre più attenti al tema della scomparsa minorile. Fondamentale che anche in Italia vengano quanto prima recepite le linee guida europee e ci si adegui al modello dell’Amber Alert per la segnalazione dei bambini rapiti». Insomma che tutti, dagli amici ai vicini di casa, si trasformino in sentinelle della sicurezza e serenità dei bambini.

TRAGICHE STORIE - «Il dramma della scomparsa, anche solo temporanea, di un bambino - scrive il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - e angoscia dei suoi familiari devono trovare una risposta nell’impegno sempre più attivo delle istituzioni». Hanno voluto far sentire il loro sostegno alla Giornata dedicata ai bambini scomparsi anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e quello del Senato, Renato Schifani.
«La scomparsa dei minori spesso nasconde tragiche storie di abusi e violenze – scrive Fini a Telefono Azzurro – e stride con i più elementari principi giuridici e morali di una società civile». «Si tratta di un fenomeno drammatico e angosciante che riguarda tutti noi – commenta Schifani – e impone alle istituzioni di promuovere attivamente e con decisione una sempre più piena tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti».

AMNESTY INTERNATIONAL – E nel ventennale della ratifica dell’Italia della Convenzione sui diritti dell’infanzia, il 27 maggio 2011, sono in uscita le prime tre pubblicazioni della collana i Quadernoni di Amnesty, quaderni da leggere e colorare che insegnano ai bambini i loro diritti giocando. I quadernoni, editi da Notes edizioni, tornano in libreria in un’edizione riveduta e corretta: il numero 1, «per scoprire cosa sono i diritti dei bambini», è rivolto ai bambini di 6 e 7 anni, mentre il 2 è dedicato alla «scoperta degli altri intorno a noi» e si rivolge ai piccoli di 7 e 8 anni. Il Quadernone 3 di Amnesty, «storie fantastiche e fatti reali sulle bambine e i bambini del mondo», è invece rivolto ai bambini di 9-10 anni.

Simona De Santis - Corriere Sera
25 maggio 2011(ultima modifica: 27 maggio 2011)

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Di Loredana Morandi (del 28/05/2011 @ 10:34:52, in Osservatorio Famiglia, linkato 2844 volte)
Neonati abbandonati in ospedale,
60 casi in un anno solo a Roma

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/hospital-nursery.jpg

Roma - (Adnkronos) - A scegliere la strada dell'abbandono "soprattutto donne straniere", a Milano come nella capitale. Mentre a Napoli si tratta per lo più di italiane, in gran parte madri giovanissime, che non hanno i mezzi per andare avanti. Paolillo, direttore dell'Unità operativa di neonatologia del Policlinico capitolino Casilino: numeri "in crescita rispetto agli anni passati". La legge italiana consente alla donna di partorire in segretezza e non riconoscere il piccolo venuto al mondo

Roma, 27 mag. (Adnkronos Salute) - Una scelta dolorosa, forse la più penosa per una donna. Partorire un figlio e abbandonarlo, lasciarlo in ospedale perché non si hanno i mezzi per sostenerlo, vederlo crescere fino a diventare grande. Solo nel Lazio "si registrano una sessantina di casi l'anno, prevalentemente a Roma", spiega all'Adnkronos Salute Piermichele Paolillo, direttore dell'Unità operativa di neonatologia del Policlinico capitolino Casilino, la struttura che, in regione, segna il record di abbandoni. E si tratta di numeri "in crescita rispetto agli anni passati - in cui ci si aggirava attorno ai 40-50 casi l'anno" - complice la crisi che incalza e toglie fiato alle famiglie. A Napoli, al Policlinico Federico II - aggiunge Roberto Paludetto, direttore del reparto di neonatologia e terapia intensiva - al momento abbiamo due bambini: uno perfettamente sano, l'altro con problemi. Di solito registriamo due casi di abbandono l'anno, al massimo 4-5. Certo il fatto di essere a quota 2 già a maggio - riflette - ci fa ipotizzare che anche qui da noi potremmo registrare un trend al rialzo". E se al Casilino sono soprattutto le immigrate a lasciare i loro figli, "a Napoli si tratta per lo più di italiane - spiega Paludetto - in gran parte madri giovanissime, che non hanno i mezzi per andare avanti e tirare su un figlio. Il loro è comunque un gesto di amore, perché sanno di assicurare un futuro al bambino che lasciano in ospedale".

La legge italiana consente infatti alla donna di partorire in segretezza e non riconoscere il piccolo venuto al mondo. I tribunali italiani, se il neonato non viene riconosciuto dalla madre, non possono fare ricerche sulla paternità e ne possono dichiarare lo stato di abbandono e l'adottabilità. "Una legge all'avanguardia - concordano Paolillo e Paludetti - che tuttavia non è conosciuta come dovrebbe". I casi di abbandono negli ospedali, a detta dei due esperti, sono infatti "solo la punta di un iceberg: sono tanti i piccoli che nascono e fanno ben altra fine, bambini di cui non sapremo mai nulla".

"Alle cronache giungono solo i casi più eclatanti - fa notare Paolillo - bambini ritrovati in un cassonetto, a volte strappati alla morte per un soffio. Ma quanti di quei bimbi non vengono mai scoperti? Del resto non è difficile disfarsi di un fagottino di 2-3 chili di peso". Le madri che decidono di lasciare i piccoli in ospedale, invece, "li affidano a mani sicure - fa notare Paludetto - sanno di assicurare loro un futuro. E' una scelta dolorosissima, ma noi che conosciamo le storie che si nascondono dietro questa decisione comprendiamo, capiamo senza giudicare e siamo felici del fatto che questi bambini siano al sicuro nei nostro reparto, di cui diventano immediatamente le mascotte".

Dietro ogni abbandono, assicurano i camici bianchi che li vivono in prima persona, ci sono storie di miserie e disperazione, scelte sofferte e prese in un mare di lacrime amare. Dall'indagine condotta dall'Adnkronos Salute, Milano sembra attestarsi sui numeri degli anni passati. Alla Mangiagalli, che registra il più alto numero di parti in città, nel 2011 non si sono ancora verificati abbandoni. Nel 2008 sono stati invece 6, saliti a 7 nel 2009 e precipitati a 2 lo scorso anno. All'ospedale San Carlo, più periferico rispetto alla clinica di via Commenda, "in media abbiamo 7-8 casi l'anno - fa i conti Mauro Buscaglia, primario di ginecologia e ostetricia - nonostante mettiamo a segno un quarto dei parti rispetto alla Mangiagalli".

A scegliere la strada dell'abbandono "soprattutto straniere", a Milano come a Roma. Bimbi in attesa di una famiglia con madri che, ormai lontane, confidano in un futuro per loro migliore. "Al Casilino ora abbiamo due gemelline - racconta Paolillo - sono nate premature ma stanno bene". E maggio tutto sommato è ancora un buon mese, perché d'estate le cose si complicano. "A causa delle vacanze - afferma l'esperto - i tempi dei tribunali si allungano, e diventa più difficile affidare i piccoli abbandonati". Ma se sono in ospedale, sono al sicuro. Il problema è quando il parto avviene fuori, sulla strada o nel silenzio di un bagno. "Nel 2005 - ricorda Paolillo - ho assistito io stesso a due casi: un bimbo abbandonato su un pianale di un camion in pieno luglio, trovato casualmente da operai; e un bebè lasciato nei pressi di un cassonetto".

Per evitare altri fagottini scoperti per caso, sfuggiti alla morte per un soffio quando qualcuno si accorge in tempo di loro, pullulano da un estremo all'altro dello Stivale le cosiddette culle per la vita, versione moderna e aggiornata dell'antica ruota degli esposti. Sono 36 quelle censite dal Movimento per la vita, l'ultima sorta al Villa Salus di Mestre il 25 marzo scorso. Solo due i casi di bimbi lasciati in queste culle salva-vita, uno a Palermo e l'altro a Roma, proprio al Policlinico Casilino dove c'è un baby-box, realizzato in una struttura prefabbricata attigua all'ospedale, costantemente collegata al pronto soccorso. "E' accaduto nel febbraio 2007 - ricorda Paolillo - il bimbo che era stato abbandonato non era appena nato, ma aveva due mesi ed era tenuto bene. Ha avuto difficoltà ad attaccarsi al biberon, segno tangibile che fino a quel momento era stata la sua mamma ad allattarlo".
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