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 .. giustizia black ...... di Lunadicarta
 
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La pena che i buoni devono scontare per l'indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi.

Platone
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AFFIDAMENTO CONDIVISO

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L'OUA SENTITA IN AUDIZIONE DALLA
COMMISSIONE GIUSTIZIA
DEL SENATO


L'OUA CONTRARIO AI DDL 957 e 2454, De Tilla (OUA): "La legge esistente è migliorabile, ma i ddl all'esame del Senato mettono a rischio i diritti dei minori. Inaccettabile introdurre la mediazione familiare obbligatoria, sul modello della mediaconciliazione nel processo civile"

Una delegazione dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura (OUA), composta dal presidente, Maurizio de Tilla, dalla coordinatrice della commissione Famiglia dell'Oua, Nicoletta Variati, ha esposto oggi alla Commissione Giustizia del Senato (l’audizione si è conclusa alle 15) le ragioni della contrarietà ai disegni di legge n. 957 e 2454 in materia di affidamento condiviso.
"I disegni di legge in discussione al Senato in materia di affidamento condiviso hanno un'impostazione troppo rigida e rischiano di produrre un effetto opposto a quello che si prefiggono. In gioco ci sono i diritti dei minori, vittime designate nelle situazioni di gravi crisi familiari, per questo chiediamo che le norme allo studio del senato vengano modificate in maniera profonda e al più presto". Questo il primo commento di Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua, al termine dell'audizione di fronte alla commissione Giustizia del Senato. "Stabilire criteri rigidi come la ripartizione dell'affido tra i due genitori in due domicili con tempi paritetici, senza alcuna distinzione a situazioni e fasce di età diverse - ha aggiunto de Tilla - può avere gravi conseguenze psicologiche sui minori. L'attribuzione di una doppia residenza al minore, poi, avrebbe conseguenze pratiche incalcolabili (come determinare l'Azienda Usl o il tribunale di competenza? L'assegnazione del medico di famiglia, la scuola?), ricadute sull'anagrafe e sulla normativa generale in materia di residenza, finendo per arrecare un grave pregiudizio al principio di certezza del diritto".
"Esiste, inoltre, il rischio di un aumento esponenziale del conflitto familiare connesso all'introduzione dell'intervento dei nuclei d'origine nei giudizi di separazione - ha spiegato de Tilla - infatti, consentire anche ai nonni la possibilità di intervenire rischierebbe di ingolfare ulteriormente la macchina della giustizia in una materia delicatissima come questa.
Sbagliata la previsione dell'esclusione di un genitore dall'affidamento e l'opposizione all'affidamento condiviso. Inaccettabile inoltre, l'ipotesi di di mediazione familiare obbligatoria, secondo il modello già vigente della mediaconciliazione in altre materie del civile. Un meccanismo non a caso all'esame della Corte Costituzionale che non riduce le controversie e che limita i diritti dei cittadini."

Forte preoccupazione desta, poi, l'eliminazione del riferimento all'interesse morale e materiale dei figli misura che, per Nicoletta Variati, presidente della commissione Famiglia dell'Oua, "compromette l'esercizio del potere ufficioso del giudice in difesa dell'interesse primario del minore, ma non basta. Viene tagliata la possibilità di disporre indagini per individuare la capacità reddituale dei genitori, il che rappresenta 'un regalo' per coloro che occultano redditi e patrimoni per sottrarsi agli obblighi nei confronti dei figli. Sparisce dal disegno di legge - ha aggiunto ancora Variati - quel riferimento al diritto del minore a godere, dopo la separazione, del tenore di vita precedente, insieme al diritto al godimento della casa familiare in caso di convivenza more uxorio del coniuge affidatario, misura che ha pesanti ricadute sui minori stessi".

Secondo il presidente de Tilla "negli ultimi anni l'affidamento condiviso dei figli, introdotto con la legge 54/2006, è stato ampiamente applicato. Lo dimostrano i dati dell'ISTAT e del Ministero della Giustizia secondo cui, nel 2008, l'affidamento condiviso è stato applicato nell'83% delle separazioni consensuali e nel 52,1% di quelle giudiziali. "Ai dati numerici sull'affido condiviso corrisponde un profondo cambiamento culturale della funzione di genitori - ha concluso il presidente dell'Oua - la legge 54/2006 si fonda sul principio della bigenitorialità e, per quanto quella legge sia migliorabile, qualsiasi problema nel processo di crescita di un figlio di fronte alla separazione dei genitori non potrà essere risolto in alcun modo dalle norme imperative indicate nei disegni di legge in discussione".

Roma, 29 giugno 2011



Minori: OUA, Ddl affidamento condiviso mettono a rischio diritti

ATTRIBUZIONE DI DOPPIA RESIDENZA AVREBBE CONSEGUENZE PRATICHE INCALCOLABILI

Roma, 29 giu. - (Adnkronos) - "I disegni di legge in discussione al Senato in materia di affidamento condiviso hanno un'impostazione troppo rigida e rischiano di produrre un effetto opposto a quello che si prefiggono. In gioco ci sono i diritti dei minori, vittime designate nelle situazioni di gravi crisi familiari, per questo chiediamo che le norme allo studio del senato vengano modificate in maniera profonda e al piu' presto". Questo il primo commento di Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua, al termine dell'audizione di fronte alla commissione Giustizia del Senato.
"Stabilire criteri rigidi come la ripartizione dell'affido tra i due genitori in due domicili con tempi paritetici, senza alcuna distinzione a situazioni e fasce di eta' diverse -ha aggiunto de Tilla- puo' avere gravi conseguenze psicologiche sui minori'.
'L'attribuzione di una doppia residenza al minore, poi -rimarca de Tilla- avrebbe conseguenze pratiche incalcolabili (come determinare l'Azienda Usl o il tribunale di competenza? L'assegnazione del medico di famiglia, la scuola?), ricadute sull'anagrafe e sulla normativa generale in materia di residenza, finendo per arrecare un grave pregiudizio al principio di certezza del diritto". (segue)
"Esiste, inoltre -ha spiegato de Tilla- il rischio di un aumento esponenziale del conflitto familiare connesso all'introduzione dell'intervento dei nuclei d'origine nei giudizi di separazione infatti, consentire anche ai nonni la possibilita' di intervenire rischierebbe di ingolfare ulteriormente la macchina della giustizia in una materia delicatissima come questa. Sbagliata la previsione dell'esclusione di un genitore dall'affidamento e l'opposizione all'affidamento condiviso'.
Per l'Oua e' inoltre 'inaccettabile l'ipotesi di mediazione familiare obbligatoria, secondo il modello gia' vigente della mediaconciliazione in altre materie del civile. Un meccanismo non a caso all'esame della Corte Costituzionale che non riduce le controversie e che limita i diritti dei cittadini".
Forte preoccupazione desta, poi, l'eliminazione del riferimento all'interesse morale e materiale dei figli misura che, per Nicoletta Variati, presidente della commissione Famiglia dell'Oua, "compromette l'esercizio del potere ufficioso del giudice in difesa dell'interesse primario del minore, ma non basta. Viene tagliata la possibilita' di disporre indagini per individuare la capacita' reddituale dei genitori, il che rappresenta 'un regalo' per coloro che occultano redditi e patrimoni per sottrarsi agli obblighi nei confronti dei figli'.
 'Sparisce dal disegno di legge -ha aggiunto ancora Variati- quel riferimento al diritto del minore a godere, dopo la separazione, del tenore di vita precedente, insieme al diritto al godimento della casa familiare in caso di convivenza more uxorio del coniuge affidatario, misura che ha pesanti ricadute sui minori stessi".
Secondo il presidente de Tilla, "negli ultimi anni l'affidamento condiviso dei figli, introdotto con la legge 54/2006, e' stato ampiamente applicato. Lo dimostrano i dati dell'Istat e del ministero della Giustizia secondo cui, nel 2008, l'affidamento condiviso e' stato applicato nell'83% delle separazioni consensuali e nel 52,1% di quelle giudiziali'.
"Ai dati numerici sull'affido condiviso corrisponde un profondo cambiamento culturale della funzione di genitori -ha concluso il presidente dell'Oua- la legge 54/2006 si fonda sul principio della bigenitorialita' e, per quanto quella legge sia migliorabile, qualsiasi problema nel processo di crescita di un figlio di fronte alla separazione dei genitori non potra' essere risolto in alcun modo dalle norme imperative indicate nei disegni di legge in discussione".
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Di Loredana Morandi (del 30/06/2011 @ 15:07:03, in Magistratura, linkato 2162 volte)

Stalking, i poteri di ammonimento del questore

Sentenza del Tar Brescia, 183/2011, sulla necessità di contraddittorio tra le parti

 

Il Tar Brescia, con sentenza depositata nei giorni scorsi, interviene sul nuovo istituto, introdotto dall’articolo 8 del decreto legge 23 febbraio 2009 n. 11 (convertito in legge 23 aprile 2009 n. 38).

Stalking è “un termine inglese che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un’altra persona, perseguitandola ed ingenerandole stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità. Questo tipo di condotta è penalmente rilevante in molti ordinamenti; in quello italiano la fattispecie è rubricata come atti persecutori, riprendendo una delle diverse locuzioni con le quali è tradotto il termine stalking. Il fenomeno è anche chiamato sindrome del molestatore assillante” (da Wikipedia)

Il TAR, in particolare, si sofferma sull’istituto dell’ammonimento del Questore, osservando:

- che, in particolare, fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all’articolo 612-bis del codice penale – introdotto dall’art. 7 ed afferente alla nuova figura incriminatrice dello “stalking” – “… la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. …” (comma 1);

- che il comma successivo dispone che “Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. …”;

- che il legislatore ha così delineato una nuova misura di prevenzione, che assume una finalità dissuasiva nei confronti degli autori di atti persecutori – inducendoli alla riflessione e al ravvedimento – prima che l’aggravamento sfoci nell’attivazione del procedimento penale per il delitto di cui all’art. 612-bis del c.p.;

- che la norma in esame si caratterizza per la finalità di scoraggiare, nel contesto delle relazioni affettive e sentimentali, contegni violenti o comunque disdicevoli i quali – se non integrano (ancora) un reato contro la persona o il patrimonio – potrebbero degenerare e preludere ad illeciti penali produttivi di lesioni ben più gravi di valori giuridicamente tutelati (T.A.R. Campania Napoli, sez. V – 13/1/2011 n. 114);

Considerato:

- che il decreto di ammonimento non presuppone l’acquisizione della prova del fatto penalmente rilevante punito dall’art. 612-bis del c.p., ma – nel quadro di un potere valutativo ampiamente discrezionale dell’amministrazione – richiede la sussistenza di un quadro indiziario che renda verosimile, secondo collaudate massime di esperienza, l’avvenuto compimento di atti persecutori;

- che in definitiva il Questore deve soltanto apprezzare la fondatezza dell’istanza, formandosi il ragionevole convincimento sulla plausibilità ed attendibilità delle vicende esposte, senza che sia necessario il compiuto riscontro dell’avvenuta lesione del bene giuridico tutelato dalla norma penale incriminatrice (T.A.R. Lombardia Milano, sez. III – 25/8/2010 n. 4182);

- che, non condividendo sul punto quanto sostiene una parte della giurisprudenza puntualmente richiamata dal ricorrente, il Collegio non ritiene indispensabile l’attivazione del contraddittorio tra le parti qualora emergano, come nella fattispecie, consistenti indizi di una condotta aggressiva e disdicevole;

(…)

- che la comunicazione di avvio del procedimento non è dovuta per provvedimenti aventi precipua finalità cautelare, accentuata nella specie dall’aspra conflittualità e dallo scarso equilibrio che emerge dagli atti;

- che peraltro in caso analogo è stato ritenuto che il contenuto doveroso del provvedimento rende recessiva la censura della violazione delle regole di partecipazione al procedimento ex art. 21-octies della L. 241/90 (T.A.R. Calabria Reggio Calabria – 4/11/2010 n. 1171)” (presidente Giorgio Calderoni, estensore Stefano Tenca, altro componente Mauro Pedron).

Qui il testo integrale della sentenza.

Leggi Oggi

N. 00183/2011 REG.PROV.COLL.

N. 01350/2010 REG.RIC.


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda)


ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 1350 del 2010, proposto da:
F. G. P., rappresentato e difeso dagli avv. Fiorenzo Bertuzzi, Stefano Ricci, con domicilio eletto presso lo studio del primo in Brescia, Via Diaz, 9;

contro

Ministero dell'Interno, Questura di Brescia, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata per legge in Brescia, Via S. Caterina, 6;

nei confronti di

A. W., rappresentata e difesa dall'avv. Domenico Bezzi, con domicilio eletto presso il suo studio in Brescia, Via Cadorna, 7;

per l'annullamento

DEL VERBALE DI AMMONIMENTO ORALE ADOTTATO DAL QUESTORE DI BRESCIA IN DATA 17/9/2010, AFFINCHE’ IL RICORRENTE TENGA UNA CONDOTTA CONFORME A LEGGE.


Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno e della Questura di Brescia;

Viste le memorie difensive e tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 27 gennaio 2011 il dott. Stefano Tenca e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;


Rilevato:

- che l’art. 8 del D.L. 23/2/2009 n. 11 conv. in L. 23/4/2009 n. 38 ha creato l’istituto giuridico dell’ammonimento del Questore;

- che, in particolare, fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all’articolo 612-bis del codice penale – introdotto dall’art. 7 ed afferente alla nuova figura incriminatrice dello “stalking” – “… la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. …” (comma 1);

- che il comma successivo dispone che “Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l'istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. …”;

- che il legislatore ha così delineato una nuova misura di prevenzione, che assume una finalità dissuasiva nei confronti degli autori di atti persecutori – inducendoli alla riflessione e al ravvedimento – prima che l’aggravamento sfoci nell’attivazione del procedimento penale per il delitto di cui all’art. 612-bis del c.p.;

- che la norma in esame si caratterizza per la finalità di scoraggiare, nel contesto delle relazioni affettive e sentimentali, contegni violenti o comunque disdicevoli i quali – se non integrano (ancora) un reato contro la persona o il patrimonio – potrebbero degenerare e preludere ad illeciti penali produttivi di lesioni ben più gravi di valori giuridicamente tutelati (T.A.R. Campania Napoli, sez. V – 13/1/2011 n. 114);

Considerato:

- che il decreto di ammonimento non presuppone l’acquisizione della prova del fatto penalmente rilevante punito dall’art. 612-bis del c.p., ma – nel quadro di un potere valutativo ampiamente discrezionale dell’amministrazione – richiede la sussistenza di un quadro indiziario che renda verosimile, secondo collaudate massime di esperienza, l’avvenuto compimento di atti persecutori;

- che in definitiva il Questore deve soltanto apprezzare la fondatezza dell’istanza, formandosi il ragionevole convincimento sulla plausibilità ed attendibilità delle vicende esposte, senza che sia necessario il compiuto riscontro dell’avvenuta lesione del bene giuridico tutelato dalla norma penale incriminatrice (T.A.R. Lombardia Milano, sez. III – 25/8/2010 n. 4182);

- che, non condividendo sul punto quanto sostiene una parte della giurisprudenza puntualmente richiamata dal ricorrente, il Collegio non ritiene indispensabile l’attivazione del contraddittorio tra le parti qualora emergano, come nella fattispecie, consistenti indizi di una condotta aggressiva e disdicevole;

Tenuto conto:

- che la motivazione che sorregge il provvedimento di prevenzione di cui è causa risulta sufficientemente esaustiva, illustrando il carattere vessatorio della condotta del ricorrente – mantenuta nei confronti sia dell’ex convivente che del suo nuovo compagno – e la reiterazione degli atteggiamenti nel tempo;

- che sono state prodotte in giudizio plurime denunce presentate contro il Sig. Piazzi – che si è reso protagonista di episodi prevaricatori ed aggressivi – oltre ai referti del pronto soccorso che danno conto delle lesioni subite dalla donna e dal suo nuovo partner (doc. 4, 5, 6, 16 controinteressata);

- che peraltro anche la testimonianza assunta da una terza persona attesta che i rapporti tra le parti non sono soltanto compromessi, ma che perdurano tratti aggressivi, assunti anche in presenza del figlio in tenera età;

- che in definitiva il provvedimento è chiaro e circostanziato, poiché l’invito a conformarsi alla legge è collegato ad una serie di episodi e di atteggiamenti ben individuati;

- che il ricorrente ha prodotto in atti documenti comprovanti l’assunzione di comportamenti aggressivi e vessatori da parte della controinteressata;

- che si introducono in tal modo consistenti indizi potenzialmente suscettibili di accreditare la tesi che anche l’ex convivente si è resa responsabile di atti persecutori;

- che tale circostanza, se da un lato non può attenuare le previsioni di rischio che supportano l’atto impugnato, ben può essere fatta valere dal ricorrente presso l’autorità di pubblica sicurezza al fine di ottenere analoga tutela a fini cautelari;

- che in linea generale la reiterazione di reciproci comportamenti aggressivi ed intimidatori, le gravi esplosioni di conflittualità e le accese tensioni sviluppatesi tra due soggetti sono elementi in astratto idonei a giustificare l’adozione di atti cautelari nei confronti di entrambi, mentre non possono elidere né attenuare l’oggettivo spessore (e disvalore) di quei comportamenti (che emergono dagli indizi raccolti a carico di ciascun contendente);

Atteso:

- che la comunicazione di avvio del procedimento non è dovuta per provvedimenti aventi precipua finalità cautelare, accentuata nella specie dall’aspra conflittualità e dallo scarso equilibrio che emerge dagli atti;

- che peraltro in caso analogo è stato ritenuto che il contenuto doveroso del provvedimento rende recessiva la censura della violazione delle regole di partecipazione al procedimento ex art. 21-octies della L. 241/90 (T.A.R. Calabria Reggio Calabria – 4/11/2010 n. 1171);

Evidenziato:

- che, anche alla luce di analogo precedente della Sezione (sentenza breve 31/7/2009 n. 1527) il ricorso è infondato e deve essere respinto;

- che le spese di giudizio possono essere compensate, alla luce della dinamica della vicenda caratterizzata da animosità ed eccessi che hanno visto protagoniste entrambe le parti;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando respinge il ricorso in epigrafe.

Spese compensate.

La presente sentenza è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.

Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 27 gennaio 2011 con l'intervento dei magistrati:

Giorgio Calderoni, Presidente

Mauro Pedron, Primo Referendario

Stefano Tenca, Primo Referendario, Estensore

L'ESTENSORE   IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 28/01/2011

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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Riduzione degli stipendi ai magistrati,
il Tar Salerno manda gli atti alla Corte Costituzionale

“Selettivo ed odioso tributo speciale riservato ad una particolare categoria di soggetti”, ordinanza 1162 del 2011

La riduzione del trattamento retributivo dei giudici si appalesa irragionevole e disparitaria, violativa del principio di autonomia ed indipendenza anche economica della magistratura, nonché del canone di proporzionalità ed adeguatezza della retribuzione, costituendo, altresì, tributo occulto, speciale e regressivo, in violazione degli artt. 3, 23, 36, 53, 104 Cost.

Lo ha stabilito il Tar Campania-Salerno, lo scorso 23 giugno, sollevando la questione di costituzionalità avverso la “manovra economica 2010”, in particolare avverso la riduzione percentuale dell’indennità integrativa speciale dei magistrati (stabilita dall’art.9 comma 22 D.L. 78/2010, convertito dalla legge 122 del 2010).

I giudici amministrativi hanno aggiunto che il trattamento economico dei magistrati non può ritenersi nella libera disponibilità del Legislativo o dell’Esecutivo, trattandosi di aspetto essenziale per attuare il precetto costituzionale dell’indipendenza (art. 104 Cost.)”

Ed ancora:

Deve ritenersi che limite espresso all’azione impositiva sia quello per cui ‘a situazioni uguali corrispondano tributi uguali’: di tal che, anche alla luce del correlato principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost. e del principio solidaristico di cui all’art. 2, il sacrificio patrimoniale che – per non implausibili e contingenti ragioni di contenimento della spesa pubblica – incida soltanto sulla condizione e sul patrimonio di una determinata categoria di pubblici impiegati, lasciando indenni, a parità di capacità reddituale, altre categorie di lavoratori (essenzialmente e segnatamente autonomi), risulterebbe arbitrario ed irragionevole”.

Si tratta, “in sostanza, di selettivo ed odioso tributo speciale ratione subiecti (verosimilmente ma abusivamente alternativo ad una omogenea, proporzionata e generalizzata accentuazione del carico fiscale imposta dalle valorizzate contingenze finanziarie)”.

Ricordiamo le ferme prese di posizione dell’ANM, l’associazione nazionale magistrati, e del suo presidente Luca Palamara (nella foto), all’indomani del varo della manovra economica 2010:

La manovra incide unicamente sul pubblico impiego, senza colpire gli evasori fiscali, già beneficiati da numerosi condoni, i patrimoni illeciti, le grandi rendite e le ricchezze del settore privato; paralizza l’intero sistema giudiziario e scredita e mortifica il personale amministrativo; svilisce la dignità della funzione giudiziaria e mina l’indipendenza e l’autonomia della magistratura; incide in misura rilevante sulle retribuzioni dei magistrati nella prima fase della carriera, soprattutto dei più giovani che subiscono una riduzione di stipendio fino al 30 per cento. Questo significherà allontanare i giovani dalla magistratura“.

L’Anm aveva invece chiesto al governo – senza trovare risposta – “interventi strutturali che consentirebbero di ridurre le spese nel settore giustizia e di recuperare risorse per lo Stato, secondo le proposte più volte avanzate dalla magistratura associata: la soppressione dei piccoli Tribunali, delle sezioni distaccate di Tribunale e della metá degli Uffici del Giudice di pace; misure che consentirebbero di risparmiare, a regime, decine di milioni di euro”.

L’ordinanza del Tar Campania-Salerno, depositata il 23 giugno 2011

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Auguri al neo Presidente ! L.M.

Marsala, s'insedia Natoli in tribunale
ma resta bloccato 15 minuti in ascensore

 

Dopo lo scambio di consegne, piccolo incidente senza conseguenze. Poi, il neo presidente lancia un appello: "Necessari più fondi per la giustizia, soprattutto quella civile. Manca il 12 per cento dell'organico, una cifra considerevole che incide sul funzionamento di un meccanismo delicato"
 

Cerimonia di insediamento segnata da un piccolo incidente per il neo presidente del Tribunale di Marsala Gioacchino Natoli. Dopo lo scambio di consegne, il giudice è rimasto chiuso in ascensore per circa un quarto d'ora a causa di un guasto. Con lui un altro magistrato e l'autista. Le porte non si sono aperte in corrispondenza del primo piano: dopo un tentativo di fare leva con una sbarra, sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno liberato i tre.

Gioacchino Natoli, 64 anni, ex vicepresidente nazionale dell'Anm ed ex pubblico ministero del processo Andreotti, è stato nominato all'unanimità dal plenum del consiglio superiore della magistratura. L'ormai ex presidente del tribunale del riesame di Palermo subentra a Mario D'Angelo che ha lasciato l'incarico nei mesi scorsi.

"Ho trovato un ambiente ottimo perchè il tribunale di Marsala è in buone condizioni - ha detto Natoli ai giornalisti - e ci stiamo attrezzando, soprattutto con i colleghi che mi hanno accolto con grande affetto e spirito di collaborazione, per fare tornare Marsala ai vertici  per quanto riguarda la resa del servizio, così com'è stato negli anni passati".

Attualmente, a fronte di un organico di 22 giudici, solo da due mesi se ne sono aggiunti 5 ai 13 presenti: "Manca quindi il 12 per cento dell'organico - dice Natoli - una cifra considerevole che incide sul funzionamento di un meccanismo delicato".

Ex giudice istruttore ai tempi del pool antimafia di Falcone e Borsellino, Natoli cominciò la carriera al tribunale di Trapani, dove restò fino all'83. Arrivò a Palermo, su richiesta del capo dell'ufficio istruzione Rocco Chinnici, il 26 luglio del 1983, tre giorni prima che lo stesso Chinnici saltasse in aria nell'attentato di via Pipitone Federico. Dopo l'esperienza come giudice istruttore, il 10 giugno del 1991 Natoli arrivò in procura e dal '93, assieme a Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato, Natoli rappresentò l'accusa nell'inchiesta e nel processo contro il senatore a vita Giulio Andreotti. Dal 1998 al 2002 fu al Csm, eletto come rappresentante dei Verdi, corrente di cui è stato uno dei fondatori.

Tornato in Procura al termine del mandato a Palazzo dei Marescialli, vi rimase fino al novembre 2005, quando divenne presidente di sezione del tribunale.

"La mafia - ha detto poi Natoli - va combattuta, ma accanto a quest'opera va anche assicurato il funzionamento della giustizia civile, che tocca tutti noi come cittadini nelle controversie che possono insorgere. Dobbiamo fare uno sforzo sovrumano per tentare di migliorare l'efficienza del servizio, sia pure con gli uomini che vanno diminuendo di giorno in giorno a causa della riforma Brunetta. Un paese che non ha una pubblica amministrazione e una giustizia efficiente, è un paese destinato a suicidarsi".

(29 giugno 2011)

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/06/29/news/marsala_s_insedia_natoli_in_tribunale_ma_resta_bloccato_15_minuti_in_ascensore-18406034/
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Di Loredana Morandi (del 30/06/2011 @ 08:20:38, in Osservatorio Famiglia, linkato 2807 volte)

Che gli italiani non siano il massimo della professionalità è stato pur vero in alcuni casi, ma ormai intorno al delitto di Perugia circolano troppi "famosi" per credere all'ultimo profeta della criminologia. Per fortuna Perugia è un fazzoletto, anche se ci sono 5 o 6 logge degli Alam e 18 del Goi quindi il filoamericanismo si taglia con il coltello (dixit). Così, l'ambiente delle due ragazze (la vittima e l'omicida) è ed era ristrettissimo. Invito la magistratura perugina a resistere all'uso del denaro amerikano fatto per inquinare il caso. L.M.

IL DELITTO DI PERUGIA / Rudy Guede conferma le accuse a Amanda Knox e Raffaele Sollecito

«Non certo il dna di Meredith sul coltello»

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/meredith_kercher.jpg

La perizia genetica sulla lama e sul gancetto del reggiseno della ragazza apre nuovi dubbi sulle prove


MILANO - Non è certo che sia di Meredith Kercher la traccia di dna trovata sul coltello ritenuto dagli inquirenti l'arma del delitto della studentessa inglese. Lo scrivono i periti genetico-forensi nominati dalla Corte d'Assise d'Appello di Perugia nel processo contro Amanda Knox e raffaele Sollecito, che stanno scontando 25 e 26 anni di reclusione per il delitto al quale si proclamano comunque estranei.

PROCEDURE INTERNAZIONALI - Non solo. Gli esperti sottolineano che «non sono state seguite le procedure internazionali di sopralluogo e di protocollo internazionali di raccolta e campionamento del reperto». In particolare, secondo i professori Stefano Conti e Carla Vecchiotti dell'istituto di medicina legale dell'universitá di Roma, «dai tracciati elettroforetici esibiti si evince che il campione indicato con la lettera B (lama del coltello) era un campione Low Copy Number e, in quanto tale, avrebbero dovuto essere applicate tutte le cautele indicate dalla Comunitá Scientifica Internazionale». «Tenuto conto che non è stata seguita alcuna delle raccomandazioni della comunitá scientifica internazionale, relativa al trattamento di campioni Low Copy Number - si legge ancora nelle conclusioni - non si condividono le conclusioni circa la certa attribuzione del profilo rilevato sulla traccia B alla vittima Kercher Meredith Susanna Cara poichè il profilo genetico, così come ottenuto, appare inattendibile in quanto non supportato da procedimenti analitici scientificamente validati».

«POSSIBILE CONTAMINAZIONE» - Dubbi anche sulla perizia generica relativa al gancetto di reggiseno indossato da Meredith Kercher quando venne uccisa. Non si può escludere, si legge ancora nelle conclusioni della perizia depositata in mattinata, che i risultati ottenuti possano derivare da fenomeni di contaminazione ambientale e/o di contaminazione verificatasi in una qualunque fase della repertazione e/o manipolazione» del reperto.

LE ACCUSE DI GUEDE - Martedì Rudy Guede, che è a sua volta imputato per l'omicidio e per quello condannato a 16 anni con patteggiamento, aveva detto di assumersi «la responsabilità di quello che ho scritto ed oggi ho detto: ho sempre pensato che quell'uomo che vidi nella casa di via della Pergola la sera dell'omicidio fosse Raffaele Sollecito». Lo stesso Sollecito aveva replicato: «Guede non mi ha mai visto e conosciuto - ha affermato in aula Sollecito - non so come sia arrivato a queste accuse nei miei confronti. Rudy ha sempre detto ai suoi amici durante il suo periodo di latitanza in Germania, di aver visto un'ombra maschile e ha aggiunto che Amanda non c'era. Io e Amanda non siamo quelle ombre».

Redazione Online
29 giugno 2011
http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_29/meredith-perizie-coltello-gancetto-reggiseno_5dafd1e4-a244-11e0-b1df-fb414f9ca784.shtml



Delitto Meredith, è colpo di scena.

Periti: "Dna sul coltello? Non è certo"


ultimo aggiornamento: 29 giugno, ore 20:53
Perugia - (Adnkronos/Ign) - I periti nominati dalla Corte d'Assise d'Appello di Perugia ritengono ''non attendibile'' il lavoro della Scientifica riguardo il gancetto del reggiseno e il coltello, considerato l'arma del delitto con cui venne uccisa la studentessa inglese e di cui sono accusati Amanda Knox e Raffaele Sollecito: ''Non è certo che il sangue sul coltello sia di Mez. Non si esclude che reperti siano stati contaminati''. Il padre di Sollecito: ''Peccato che perizia non sia arrivata in primo grado...''Guede conferma le accuse alla Knox e Sollecito. Amanda: sono scioccata
Perugia, 29 giu. - (Adnkronos/Ign) - Colpo di scena al processo della Corte d'Assise d'Appello contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito, già condannati in primo grado, per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher.

Secondo la perizia, depositata questa mattina e firmata dai periti nominati dalla corte Carla Vecchiotti e Stefano Conti, il lavoro svolto dalla polizia Scientifica riguardo il gancetto del reggiseno e il coltello, considerato l'arma del delitto, non è attendibile.

In poche parole non è certo che il dna trovato sul coltello sia quello di Mez. ''Non sussistono elementi scientificamente probanti la natura ematica della traccia B (lama del coltello)". Secondo la polizia scientifica invece, che aveva analizzato i reperti in fase d'indagine, quella traccia era sangue della studentessa inglese.

In particolare, secondo i professori Stefano Conti e Carla Vecchiotti dell'istituto di medicina legale dell'università di Roma, "dai tracciati elettroforetici esibiti si evince che il campione indicato con la lettera B (lama del coltello) era un campione Low Copy Number e, in quanto tale, avrebbero dovuto essere applicate tutte le cautele indicate dalla Comunità Scientifica Internazionale".

"Tenuto conto che non è stata seguita alcuna delle raccomandazioni della comunità scientifica internazionale, relativa al trattamento di campioni Low Copy Number - si legge ancora nelle conclusioni della perizia - non si condividono le conclusioni circa la certa attribuzione del profilo rilevato sulla traccia B alla vittima Kercher Meredith poiché il profilo genetico, così come ottenuto, appare inattendibile in quanto non supportato da procedimenti analitici scientificamente validati".

Quanto al gancetto del reggiseno, per i periti ci sono più profili maschili. In particolare si è trovato un ''profilo genetico derivante da mistura di sostanze biologiche non meglio identificate la cui componente maggiore è rappresentata da Dna della vittima e la componente minore è rappresentata da Dna proveniente da più individui di sesso maschile (cfr. cromosoma Y), un aplotipo dei quali corrisponde all'aplotipo Y di Raffaele Sollecito''.

Insomma non si esclude che i reperti, sia il coltello sia il gancetto del reggiseno (su cui era stato isolato il profilo genetico di Sollecito), siano stati ''contaminati'' nel corso di una qualunque ''fase della repertazione e/o manipolazione e/o dei processi analitici eseguiti''.

I risultati della perizia rappresentano un punto a favore per gli imputati, già condannati in primo grado a 25 (Sollecito) e 26 (la Knox) anni.

''Ho mandato un telegramma a Raffaele anticipandogli l'ottimo risultato, domattina alle nove saro' presente in carcere e gli consegnerò l'intera perizia'', ha detto l'avvocato Luca Maori, che insieme a Giulia Bongiorno difende Sollecito.

''Sono più che soddisfatto dell'esito della perizia - ha detto ancora il legale - le conclusioni sono nette e decise e non danno nessun adito a dubbi di interpretazione''.

Trapela un po' di amarezza nelle parole del padre di Raffaele. ''La perizia conferma tutte le conclusioni a cui eravamo arrivati anche noi - ha detto l'urologo barese Francesco Sollecito - Probabilmente le avremmo avute molto tempo fa se la perizia ci fosse stata concessa in primo grado''.

Soddisfatta anche la difesa della Knox. ''Le conclusioni della perizia danno un bel colpo alla prova scientifica. Abche se sono arrivate in ritardo e vanno verificate all'udienza di luglio''.

Di tutt'altro tenore i commenti che arrivano dai legali della famiglia Kercher. ''Siamo rimasti sorpresi della categoricità delle valutazioni di questi periti - ha detto l'avv. Francesco Maresca - Conoscendo la lunga esperienza di tutti gli operatori della polizia scientifica e il livello di altissima professionalità dei consulenti che sono stati sentiti in primo grado, pensiamo che dei periti con assoluta inesperienza non possano essere così drastici. Lo chiariremo davanti alla corte d'assise d'appello''. Per il legale, comunque, ''ci sono ben altre prove che dimostrano la colpevolezza dei due imputati''.

 
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Caso Denise, pentito D'Assaro:

"Dopo rapimento bimba nascosta in ristorante"

 

Palermo (Adnkronos) - La piccola Pipitone di 4 anni fu rapita l'1 settembre 2004 da Mazara del Vallo. L'udienza è stata rinviata al prossimo 12 luglio

Palermo, 29 giu. (Adnkronos) - La piccola Denise Pipitone, la bambina di 4 anni rapita l'1 settembre 2004 da Mazara del Vallo (Trapani) mentre giocava davanti alla sua abitazione, "dopo il rapimento fu portata al ristorante 'Lo squalo' di Mazara e poi a Palermo". A raccontarlo oggi in aula, al processo che si celebra davanti al tribunale di Marsala, e' stato Giuseppe D'Assaro, il pluriomicida oggi pentito, ex marito di Rosalba Pulizzi, sorella del padre naturale di Denise, Pietro Pulizzi.

"A dirmelo fu la mia ex moglie - ha spiegato D'Assaro durante il contro esame - al ristorante rimase fino all'indomani". Sono due gli imputati del processo, Jessica Pulizzi, oggi 24enne, sorellastra di Denise, accusata di concorso in sequestro di minorenne e il suo ex fidanzato italo-tunisino Gaspare Ghaleb, accusato di false dichiarazioni al pm. L'udienza e' stata rinviata al prossimo 12 luglio.
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Quando i "nodi" vengono al pettine. Ma.. si processeranno mai i fiancheggiatori? L.M.

Restivo giudicato colpevole in Inghilterra
per l'omicidio di Heather Barnett

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/Elisa_Heather.jpg

ultimo aggiornamento: 29 giugno, ore 20:56
Potenza - (Adnkronos/Ign) - Una giuria composta da sette uomini e due donne lo ha ritenuto responsabile della morte della donna. Restivo sarà giudicato con il rito abbreviato per l'omicidio di Elisa Claps. Il gup di Salerno ha ammesso la richiesta della difesa. Le date fissate sono l'8 e il 10 novembre. Le analogie tra l'omicidio di Elisa e il caso Barnett

Potenza, 29 giu. (Adnkronos/Ign) - Danilo Restivo è stato giudicato colpevole da un tribunale inglese per l'omicidio di Heather Barnett, compiuto a Bournemouth, nel Dorset, nel 2002. Una giuria composta da sette uomini e due donne ha ritenuto il 39enne responsabile della morte della donna.

Sempre oggi Danilo Restivo è stato rinviato a giudizio a Salerno, con rito abbreviato, per l'uccisione di Elisa Claps. Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Salerno ha ammesso la richiesta della difesa. L'accusa gli contesta l'omicidio volontario pluriaggravato dai motivi abietti e dalla ferocia.

Il gup ha fissato due date, 8 e 10 novembre. Si prospetta un procedimento breve anche perché saranno acquisiti i verbali del processo a Restivo in Inghilterra per l'omicidio della Barnett in quanto è stato diffusamente esaminato il caso Claps, anche con numerose testimonianze. La famiglia Claps è stata ammessa come parte civile.

''Ci aspettavamo il rito abbreviato perché ci sembra l'unica difesa possibile - ha detto all'Adnkronos Gildo Claps, fratello di Elisa - Accogliamo positivamente questa decisione del giudice perché noi, come famiglia, siamo interessati che venga fatta giustizia quanto prima perché sono 18 anni che aspettiamo. Non ci saranno in questo modo lunghe liste testimoniali e si arriverà presto ad un esito''.

Nel corso dell'udienza preliminare, a sorpresa, era presente anche un legale dell'Arcidiocesi di Potenza - in persona dell'arcivescovo monsignor Agostino Superbo - che ha fatto mettere a verbale la riserva a costituirsi parte civile. Nettamente contraria la famiglia Claps che si è opposta.

''Dopo tutto quello che è accaduto e che non serve nemmeno ripetere - afferma Gildo Claps - questo gesto ci è sembrato grottesco. E' un insulto, lo dico senza mezzi termini''. La famiglia Claps, infatti, è convinta che ci siano stati dei depistaggi. E' certa, inoltre, che il ritrovamento ufficiale del cadavere sia stato ''una messinscena'' in quanto, secondo un'altra ricostruzione, era stato trovato già prima ma era stato taciuto dalla Chiesa. Anche per questo i funerali di sabato si svolgeranno all'aperto, in piazza Don Bosco, e non in una chiesa.

L'omicidio di Elisa, 16 anni, è avvenuto il 12 settembre del 1993 a Potenza. Il cadavere è stato ritrovato solo il 17 marzo dello scorso anno: giaceva nel sottotetto della chiesa Ss. Trinità dove è rimasto per tutto il tempo.

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Di Loredana Morandi (del 30/06/2011 @ 07:46:28, in Politica, linkato 1878 volte)

Un caso questo che va ad unirsi alle più recenti politiche nostrane della sinistra e giunge dopo Bianchini, lo stupratore seriale di Roma, il trans morti ammazzati di Marrazzo, lo scandalo delle Escort del duo Tarantino - Tedesco, gli arresti "eco-comunali" nel parmense e, dulcis in fondo, la porno star segretaria di sezione nel PD (orribile). Ribadisco un punto: il PD non può andare avanti senza aprire la Questione Morale e basta anche premiare prostitute e sfruttatori. L.M.

 

Appalti Enac, arrestato Franco Pronzato:

era responsabile del trasporto aereo per Pd


Roma - (Adnkronos) - E' accusato di corruzione. La procura di Roma gli contesta di avere avuto una tangente di 40mila euro per favorire la società Rotkopf. Partito democratico: si era già dimesso da responsabile del trasporto aereo.

Roma, 28 giu. (Adnkronos) - La Guardia di Finanza ha arrestato Franco Pronzato, membro del consiglio di amministrazione dell'Enac. L'arresto è avvenuto nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Roma su presunte irregolarità negli appalti del settore aereo.

Sono quattro complessivamente le persone arrestate dalla Guardia di Finanza per disposizione del pubblico ministero Paolo Ielo. Sono Viscardo e Riccardo Paganelli, che sono direttore e amministratore della Società aerea Rotcopf Aviation Limited, controllata dalla Rotcopf Aviation Italia, e Giuseppe Smeriglio, imprenditore.

L'accusa per tutti è quella di corruzione. A firmare i provvedimenti di arresto è stato il gip Elvira Tamburelli. Per quanto riguarda la posizione di Smeriglio, l'ordine di custodia cautelare avrà efficacia per 45 giorni.

La procura di Roma contesta a Pronzato di avere avuto - tramite il mediatore Vincenzo Morichini, ex amministratore del consorzio di agenzie Ina-Assitalia - una tangente di 40mila euro per favorire la società Rotkopf sia per la partecipazione all'appalto di un milione di euro per ottenere la gestione dei voli sulla tratta Roma-Urbe-Elba sia per ottenere il certificato di operatore aereo 'Coa' necessario per poter partecipare alla gara. Lo stesso Morichini, interrogato tempo fa dal pubblico ministero come indagato, ha ammesso di aver ricevuto dal titolare della Rotkopf Viscardo Paganelli i 40mila euro, cioè la somma di denaro poi passata a Pronzato. Somma che fu da quest'ultimo divisa (20mila euro ciascuno) con lo stesso Morichini.

Un altro episodio di cui si occupa l'indagine riguarda l'utilizzo di una fattura da 28mila euro ritenuta falsa e riconducibile alla Rotkopf. Pronzato, secondo quanto emerso dall'inchiesta, avrebbe fatto pressioni perché la fattura fosse liquidata. Questo episodio coinvolge l'imprenditore Smeriglio per il quale il giudice dell'indagine preliminare ha emesso un ordine di custodia cautelare temporaneo della durata di 45 giorni.

''Nessun funzionario o dirigente dell'Ente risulta coinvolto o indagato nell'inchiesta della Procura di Roma che ha portato all'arresto di Franco Pronzato, membro del Consiglio di Amministrazione dell'Ente stesso'', precisa dal canto suo in una nota la stessa Enac. L'inchiesta in corso, sottolinea l'Ente, ''non riguarda né l'operato né l'attività dell'Enac che segue con rispetto e attenzione il lavoro della magistratura''. Inoltre, sottolinea ancora l'Enac, ''la gara per l'assegnazione delle tratte onerate da e per l'Isola d'Elba oggetto delle indagini, non è stata aggiudicata in quanto la Commissione incaricata della valutazione non ha ritenuto accoglibile nessuna delle offerte presentate''.

"Rispettosi del lavoro della magistratura e confidando che possa dimostrare la sua estraneità ai fatti, il Partito democratico comunica che Franco Pronzato, coordinatore nazionale dell'area trasporto aereo, si era già dimesso dall'incarico appena informato dell'apertura delle indagini nei suoi confronti". Lo rende noto un comunicato del Pd.
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IL RUOLO POLITICO "ALTO" DEI GIUDICI.

Incontro con il magistrato Francesco Messina
 

Francesco Messina, quarantanovenne magistrato barlettano, lettore del Corriere, senza timore rivendica il ruolo politico dei giudici.

«Politico, non partitico, c’è differenza: il giudice deve agire all’interno della comunità, deve fornire un suo contributo conoscitivo, anche attraverso le intercettazioni».

E determinato com’è a portare avanti la sua battaglia per far «conoscere la realtà ai cittadini, scarsamente rappresentati da questa classe dirigente», organizza dibattiti, anima la vita culturale della sua città, si prefigge di incidere sul futuro dedicandosi a chi non ha ancora quarant’anni. E naturalmente legge assiduamente i giornali, si informa.
«Un’abitudine appresa in famiglia - spiega - e con il tempo cambiata in modalità e approccio: sono un fruitore frequente dei siti web. Per informarmi. L’approfondimento, però, lo affido al quotidiano».

Dottor Messina, come magistrato, avrà un’opinione qualificata sullo scontro a proposito dell’uso delle intercettazioni.
«Ha visto la foto che ho appeso al muro della mia stanza? E’ la scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani. Rappresenta uno dei momenti più alti di spirito civico in questo Paese. Questa è la mia risposta».

Un po’ criptica. Cosa intende? Che le intercettazioni rappresentano una forma di esercizio del senso civico?
«Mi colpisce la straordinaria separatezza tra classe politica, dirigente, e l’insieme della comunità dei cittadini. Noi magistrati abbiamo l’onere di far conoscere la realtà di quel che accade, ai cittadini.
Se non ci fossero le apparecchiature che intercettano, la massa dei cittadini non avrebbe idea della realtà effettiva, così lontana da loro».

Così, però, sembra che le intercettazioni debbano assolvere una funzione culturale.
«Certo, anche. Dal punto di vista delle indagini, inoltre, senza le intercettazioni diventerebbe non perseguibile il 90 per cento dei reati più gravi. Quelli contro la pubblica amministrazione, quelli di associazione a delinquere. Chi vuole limitare l’uso di questi strumenti, si assume la responsabilità di non dare risposta all’istanza di sicurezza dei cittadini».

Le intercettazioni, quindi, sono necessarie. Ed è necessario anche che le si divulghi?
«Il giudice emana le sentenze in nome del popolo. Il popolo deve essere edotto di quel che si dispone in suo nome. Il provvedimento giudiziario deve essere motivato. La motivazione protegge il giudice da se stesso, dalle sue istintualità. Quando gli atti diventano pubblici - penso a un’ordinanza di custodia cautelare, un atto di chiusura delle indagini - il loro contenuto deve poter essere divulgato. Anche perché quello che voi giornalisti, così come i politici, chiamate il "contesto", distinguendolo da fatti penalmente rilevanti, in realtà è per noi rilevantissimo: incide nella commisurazione della pena».

Dottor Messina, lei è magistrato, ma anche cittadino. Che pensa del territorio in cui opera? A Barletta vi siete battuti e avete ottenuto che due treni fermassero nella vostra stazione. Una bella prova di determinazione.
«Lei dice? Ho letto che il lettore tarantino intervistato in questa rubrica la vede così. Vorrei confermare la sua tesi. Ma purtroppo non posso: anche qui il senso civico difetta e si vuole poco bene alla città. C’è un sonno collettivo, anche se - lo ammetto - si colgono piccoli risvegli, anche trasversali».

Che pensa delle continue scaramucce degli amministratori su dove dislocare le sedi istituzionali? L’ultimo litigio riguarda la collocazione dell’ospedale.
«Penso tutto il male possibile dell’incapacità dei sindaci di accordarsi. E’ il sintomo di un deficit di elaborazione politica: se non educhi, resta soltanto la lotta di campanile. La classe dirigente negli ultimi venti o trent’anni non ha avuto la capacità di creare prospettive per le prossime generazioni. Io a questo deficit provo a porre rimedio»

Come?
«Organizzando incontri aperti a tutti i cittadini. Sul linguaggio della politica, sul terrorismo rosso e sul terrorismo nero, sulla democrazia delle parole. E sa che le dico? Funziona. La gente affolla questi incontri perché ha un gran desiderio di partecipazione».

A proposito di partecipazione, a Barletta è stata appena varata l’ennesima giunta di soli uomini.
«Non voglio dare un giudizio sull’amministrazione comunale perché sono ben conscio della mia funzione istituzionale. Ma sotto il profilo culturale come non considerare che la freschezza valoriale e la potenzialità femminile non sono ancora ben utilizzate nel nostro Paese? E Barletta non è un’eccezione in questo Paese».

Dottor Messina, ha l’occasione di chiedere qualcosa al suo giornale.
«E io lo faccio. Il Corriere si schieri di più. Quando è il caso faccia proprie delle battaglie di principio».

E in concreto?
«Da un lato difenda i presìdi di legalità. Qui, in tribunale, io lavoro anche di sabato e di domenica, uso il mio computer e mi compro la carta. Siamo allo stremo e vorrei invitare Brunetta a dare un’occhiata a quanto sgobbano i magistrati. Dall’altro, il giornale tenga nella dovuta considerazione il suo ruolo di formazione dell’opinione pubblica. Dell’attuale situazione di devastazione etica, non avranno un po’ di colpa anche i giornali che avrebbero dovuto vigilare?».


Adriana Logroscino
Corriere Sera 26 giugno 2011
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Di Loredana Morandi (del 30/06/2011 @ 07:22:29, in Giuristi, linkato 2069 volte)
CASO RIGNANO: PENALISTI PROTESTANO,
TRIBUNALE TIVOLI RISCHIA PARALISI


La denuncia, 'Guardasigilli e Csm inerti'. Venerdì conferenza stampa




Le ultime vicende giudiziarie del caso di Rignano Flaminio, dove il processo sulle presunte violenze ai bimbi dell'asilo 'Olga Rovere' rischia di ripartire da zero per il collocamento fuori ruolo di uno dei componenti del collegio giudicante, sono la punta dell'iceberg dell'ormai "intollerabile carenza strutturale in cui giace il Tribunale di Tivoli". Tutto ciò davanti all' "inerzia del Csm e del Ministro della Giustizia", sordi alle richieste d'aiuto che si sono susseguite per mesi.

E' la denuncia della Camera penale di Tivoli, che proclamando lo stato di agitazione nella delibera approvata lo scorso 20 giugno, chiede "l’immediata attivazione da parte del Csm di tutti gli strumenti normativi e delle procedure amministrative previsti", per attuare una "pronta revisione" della pianta organica sia dei magistrati sia del personale amministrativo, adeguandola all’effettivo carico di lavoro, al bacino di utenza e all’estensione territoriale del Tribunale tiburtino.

I penalisti, la cui protesta entrerà nel vivo venerdì primo luglio in occasione di un incontro con la stampa, (Sala conferenze delle Scuderie estensi di Tivoli, piazza Garibaldi, ore 11), chiedono in particolare il "rientro alle funzioni giudicanti e requirenti dei magistrati assegnati a funzioni diverse, la loro immediata sostituzione in caso non sia possibile farli rientrare, il blocco di ogni futura richiesta di collocamento fuori ruolo". Nelle attuali condizioni, fa notare il presidente della Camera penale di Tivoli, Fabio Frattini, oltre alla violazione del diritto di difesa dei cittadini, "sarà presto pregiudicata la celebrazione di processi a carico di imputati detenuti e concernenti i reati di maggiore allarme sociale".

Caso emblematico di una situazione ormai emergenziale, quello di Marzia Minutillo Turtur, membro del collegio giudicante del processo di Rignano, collocata fuori ruolo dal Csm per partecipare agli esami del concorso in magistratura. Ma già a luglio dello scorso anno la situazione era stata al centro di un'altra denuncia al Csm "rimasta priva di qualsiasi esito pratico", conclude il presidente Frattini, "neppure quello di una audizione" per analizzare e risolvere il problema.


Roma, 28 giugno 2011

Ufficio stampa Ucpi

***

Camera Penale di Tivoli
aderente all'Unione Camere Penali Italiane


Delibera del 20 giugno 2011



Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Tivoli

Premesso



- che è tristemente nota, agli operatori ed agli utenti, l’intollerabile carenza strutturale in cui giace il Tribunale di Tivoli, certo da collocare nel contesto di emergenza endemica per l’intero sistema giudiziario nazionale, ma particolarmente grave rispetto a quella di altri Uffici giudiziari similari, a causa della vastità del circondario;

- che infatti, l’estensione del territorio e la correlata imponenza delle pendenze del Tribunale di Tivoli, sia nel settore civile che in quello penale, hanno reso palese, sin dal suo sorgere e primo operare, l’assoluta inadeguatezza delle dotazioni organiche, sia per il numero dei Giudici che per quello dei Cancellieri e del restante personale amministrativo;

- che la condizione di sofferenza del settore penale, in particolare, è gravissima: la vacanza del posto di Presidente di Sezione, protrattasi per un anno e sei mesi, ha già prodotto in passato la paralisi di ogni attività del Tribunale in composizione collegiale e l’aumento esponenziale del numero dei fascicoli non trattati; il ruolo del rito monocratico è altrettanto gravato, risultando di impietosa evidenza la carenza di Giudici e Cancellieri non in grado di rispondere sufficientemente al contenzioso in entrata e drammaticamente in ritardo su quello ereditato dall’accumulo dei processi non risolti a causa dei numerosi avvicendamenti tra i Giudici che hanno chiesto ed ottenuto il trasferimento dalla sede di Tivoli;

- che l’inadeguato dimensionamento della dotazione di personale amministrativo determina ritardi in ogni adempimento, con intuibile disagio per gli operatori forensi e grave vulnus per l’effettività del diritto di difesa;

- che nel mese di luglio dello scorso anno, tale situazione ha già formato oggetto di denuncia, da parte di questa Camera Penale, al Consiglio Superiore della Magistratura, rimasta priva di qualsiasi esito pratico, neppure quello di una audizione delle doglianze già sopra sommariamente esposte affinché potessero essere individuate le attività da compiere ed avviati a soluzione i detti problemi;

- che la situazione di carenza degli organici si è da allora ulteriormente aggravata e, fatto ancor più grave, è l’ulteriore diminuzione dei magistrati in organico ispirata da una incomprensibile logica gestionale delle risorse, che pregiudica l’esercizio della funzione giurisdizionale a vantaggio dello svolgimento di funzioni e mansioni schiettamente amministrative;

- che l’ulteriore perdita dal ruolo del Tribunale di Tivoli di un Magistrato giudicante – avvenuta a seguito del collocamento in aspettativa della Dott.ssa Minutillo Turtur, assegnata alla commissione di concorso per i magistrati - risulterà esiziale agli adempimenti dell’Ufficio impedendo nuovamente il corretto funzionamento della Sezione Collegiale del Tribunale di Tivoli a danno della cittadinanza e dell’avvocatura;

Preso atto

- che in tali condizioni sarà presto pregiudicata finanche la celebrazione di processi a carico di imputati detenuti e concernenti i reati di maggiore allarme sociale;

Rilevato

- che tale situazione incide sul diritto costituzionalmente garantito ad un processo equo di durata ragionevole, tanto per gli imputati quanto per le vittime dei reati;

- che in ossequio ai propri compiti statutari, la Camera Penale di Tivoli è tenuta ad assumere anche una funzione di tutela dei diritti fondamentali dei cittadini interessati all’esercizio della funzione giurisdizionale in materia penale e costituzionalmente garantiti;

- che la sistematica violazione del diritto alla durata ragionevole del processo non attiene né ad eccessi di garanzie né ad espedienti difensivi, ma, come la situazione del Tribunale tiburtino chiaramente dimostra, è esclusiva conseguenza delle discrasie e delle carenze organizzative dell’Amministrazione e del deficit nella funzione di autogoverno della Magistratura che frustrano anche i numerosi e costanti sacrifici che, quotidianamente, molti Magistrati, sia giudicanti, sia requirenti, compiono, con profondo senso di abnegazione, per garantire l’esercizio del proprio compito;

Considerato

- che già con delibera del 23 novembre 2010 la Giunta dell'U.C.P.I., nell'associarsi alla protesta della Camera Penale Veneziana, aveva reclamato un intervento da parte del Consiglio Superiore della Magistratura e degli organi istituzionali per l'attivazione dei poteri di loro competenza;

Denuncia

l’intollerabile stato di inerzia del Consiglio Superiore della Magistratura e del Ministro della Giustizia per quanto di loro rispettiva competenza;

Reclama

- l’immediata attivazione da parte del Consiglio Superiore della Magistratura di tutti gli strumenti normativi e delle procedure amministrative previsti al fine di provvedere alla completa e piena copertura della pianta organica del Tribunale di Tivoli sia con riferimento ai magistrati che al personale amministrativo, così da poter garantire la ripresa dell’attività giudiziaria ed il diritto ad una ragionevole durata del processo;

- l’immediata attivazione da parte del Consiglio Superiore della Magistratura di tutti gli strumenti normativi e delle procedure amministrative previsti al fine di provvedere alla revisione dell’attuale pianta organica sia dei magistrati che del personale amministrativo onde adeguarla all’effettivo carico di lavoro, al bacino di utenza ed all’estensione territoriale del Tribunale di Tivoli;

- il rientro alle funzioni giudicanti e requirenti dei Magistrati assegnati a funzioni diverse, la loro immediata sostituzione in caso non sia possibile farli rientrare, il blocco di ogni futura richiesta di collocamento fuori ruolo;

- l'attivazione da parte del Ministro della Giustizia e di tutti gli altri organi istituzionali competenti al fine di dotare il Tribunale di Tivoli di Magistrati, Giudicanti e Requirenti, e di personale amministrativo in misura adeguata e proporzionale al numero imponente delle pendenze e del bacino di utenza;

Proclama

lo stato di agitazione dell’Avvocatura Penale tiburtina;

Invita

tutti i destinatari della presente ad un pubblico incontro presso la Sala Conferenze  delle Scuderie Estensi, in Tivoli, Piazza Garibaldi, per il giorno 1° luglio 2011, ore 11:00 e seguenti;

Invita

I Magistrati, Giudiziari e Requirenti, i dirigenti degli uffici giudiziari ed il personale amministrativo tutto ad ulteriormente segnalare la grave condizione di disagio in cui versano le cancellerie per l’enorme carico di lavoro cui sono soggetti, anche in conseguenza del pensionamento di alcuni loro colleghi mai sostituiti dal Ministero;

Riserva

l’adozione di provvedimenti di protesta collettiva da effettuarsi a mezzo di astensione dalle udienze da parte degli avvocati associati alla Camera Penale di Tivoli nonché l’invito a fare altrettanto rivolto a tutti i difensori iscritti nelle liste delle difese d’ufficio con ulteriore invito ad aderire a tale astensione rivolto a tutti i Colleghi del Foro di Tivoli, con riserva di valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative di natura diversa qualora non vengano assunti provvedimenti rapidi ed urgenti per rimuovere le cause che hanno determinato e stanno determinando la sostanziale inoperatività e “paralisi” del Tribunale di Tivoli;

Dispone

che la presente deliberazione sia trasmessa al Presidente della Repubblica, al Vice-Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, a tutti i componenti del CSM, al Ministro della Giustizia, ai Presidenti del Senato e della Camera, ai Presidenti ed ai componenti delle Commissioni Giustizia della Camera e del Senato, ai Responsabili Giustizia dei Partiti politici, all’U.C.P.I., a tutti i Soci della Camera Penale di Tivoli, al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Tivoli, al Presidente della Corte di Appello di Roma, al Presidente del Tribunale di Tivoli, al Procuratore della Repubblica di Tivoli, a tutto il personale amministrativo del Tribunale di Tivoli, a tutti i Sindaci dei Comuni del Circondario del Tribunale di Tivoli, a tutti gli organi di informazione.



Il Segretario del Consiglio Direttivo  avv. Vito Di Virgilio
Il Presidente del Consiglio Direttivo  avv. Fabio Frattini
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