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 shutoku - hi izuru tokoro no tenshi.. ... di Lunadicarta
 
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Il mondo di oggi ha bisogno di persone che abbiano amore e lottino per la vita almeno con la stessa intensità con cui altri si battono per la distruzione e la morte.

Mahatma Gandhi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
La vergogna più grande per i 4 responsabili: Federico era figlio di un poliziotto. L.M.

Aldrovandi: motivazioni appello, 'punito'


'Tutori ordine pubblico non hanno adempiuto al loro dovere'

30 agosto, 19:55

(ANSA) - FERRARA, 30 AGO - ''Federico Aldrovandi il 25 settembre 2005 non poteva e non doveva essere affrontato con le modalita' gratuitamente violente con cui gli agenti lo hanno approcciato''.

E' un passo delle motivazioni della sentenza di appello che ha confermato le condanne a 3 anni e 6 mesi ''per eccesso colposo'' per i quattro agenti di polizia della questura di Ferrara che causarono la morte del giovane.

Nello svolgimento del loro lavoro di tutori dell' ordine, non hanno adempiuto al loro dovere.
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In tutto questo: NON è nota alcuna protezione per i figli veri del pentito barese...

Il padre riavrà le figlie
La madre amante del pentito
le aveva portate con se


di NICOLA PEPE

BARI - Il Tar dice no al «rapimento» di Stato. Per i giudici amministrativi baresi, il Viminale non può «ipotecare» il diritto di famiglia per proteggere un pentito. Tradotto, non si possono portar via due minori senza il consenso di entrambi i genitori. È destinato a far discutere il decreto cautelare monocratico (secretato) con cui il presidente facente funzioni del tribunale amministrativo per la Puglia, Antonio Pasca, ha accolto il ricorso cautelare del papà di due bambini sottoposti a regime di protezione perchè la mamma ha scelto di seguire il suo amante, un pentito di mafia. La singolare decisione è stata adottata l'altro giorno quando al tribunale amministrativo del capoluogo pugliese dopo il ricorso presentato dal genitore di due ragazzini, di 10 e 14 anni, volatilizzatisi nel nulla un mese fa dopo la una decisione del servizio centrale di protezione del ministero dell'Interno. 

Procediamo con ordine. Nel luglio del 2010, nell'ambito di un blitz antimafia ribattezzato «Libertà», vengono arrestate a Bari una trentina di persone ritenute affiliate a un clan malavitoso (gli Strisciuglio) dedito al traffico di sostanze stupefacenti. Tra gli incarcerati c'è Vito Valerio, un giovane che si rivelerà un killer del gruppo mafioso degli Strisciuglio, egemone nel capoluogo pugliese. Valerio decide di collaborare con la giustizia, i suoi due figli circolano liberamente nel quartiere d'origine, il Libertà, mentre l'uomo intrattiene una relazione con una donna che è sposata ed è madre di due bambine di 14 e 10 anni.

Valerio, nel corso di colloqui investigativi, manifesta la sua preoccupazione per la donna con la quale intrattiene una relazione da diverso tempo. Ed è per questo che il 19 luglio, dopo una sua libera «adesione» al programma di protezione, la donna viene prelevata dalla sua abitazione in via Bovio, al rione Libertà di Bari, unitamente alle due figlie e al nipote, di sei anni che era in affidamento, e portata nella località protetta (come riferito in esclusiva dalla Gazzetta nell'edizione del giorno dopo, il 20 luglio). 

Il marito, nonché papà dei bambini, Roberto G., apprende la notizie qualche ora dopo dai Carabinieri. La moglie, amante del pentito, è riuscita a portar via con sé i tre bambini ottenendo l'ammissione al programma di protezione per “motivi di sicurezza”. La vicenda approda anche al tribunale per i minorenni che, il 2 agosto scorso, in una caserma dei carabinieri, ascolta i bambini e la donna. La più grande manifesta chiaramente l'affetto per il padre e dichiara che «le spaventa cambiare scuola». La donna, invece, dichiara di voler stare con il suo amante: con il marito non va più d'accordo, quindi preferisce restare a vivere sotto protezione con il suo «nuovo amore» ma aggiunge di temere per l'incolumità dei suoi figli. 
Roberto G., rimasto solo, piange come un bambino. Rivuole le sue figlie, ma non sa dove stiano. E non riesce a darsi pace da quel giorno quando, poco dopo l'alba, era uscito di casa per andare a lavorare e aveva salutato la moglie. 

Con le figlie riesce a parlare solo al telefono: «Papà qui siamo in una stanza chiusa» gli riferiscono e aggiungono: «Vogliamo stare con te». Ma il servizio centrale di protezione ha dato priorità alla madre nonostante il matrimonio tra i genitori, a partire dal 1998, non abbia conosciuto soluzione di continuità. L’uomo, assistito dall'avv. Fabio Campese, presenta un ricorso al Tar Puglia. Il ragionamento del legale è questo: chi stabilisce come violare la Costituzione, cioè minare la potestà genitoriale? Chi ha deciso con chi devono restare i bambini visto che non sono neanche figli legittimi del pentito ma solo legati a lui attraverso la sua amante?

La questione finisce sul tavolo del presidente facente funzioni del Tar, Antonio Pasca, che sfocia in un decreto cautelare che ribalta la scelta del Viminale e accoglie, sia pure fino all'8 settembre, il ricorso del padre: tradotto, le bambine devono tornare a casa, salvo diversa decisione del tribunale per i minorenni. Il decreto cautelare è un provvedimento immediatamente esecutivo per legge ed è inappellabile: una sua violazione comporta un reato.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=451947



la disperazione dell'uomo:

«Vi prego, rivoglio le mie bambine»


BARI - Da quel 19 luglio non si dà pace: Roberto G. riesce solo a parlare al telefono con le sua «bambine». La sua disperazione traspare dalle pagine dell’ar ticolo ricorso al Tar presentato dal suo avvocato che, sia pure in questa fase, è riuscito a strappare un provvedimento favorevole dal giudice. Antonio Pasca, il firmatario del decreto non ha dubbi: per sottoporre le due bambine al programma di protezione era indispensabile «la previa acquisizione del consenso da parte dei genitori». Eppure, da quel giorno, l’uomo - tradito dalla moglie che le aveva rivelato quella relazione «solo per farlo ingelosire - non se ne fa una ragione. Soprattutto perchè i figli del pentito Valerio sono liberi di circolare per strada per le strade di Bari, mentre per le sue due bambine e il nipotino esisterebbero rischi per la loro incolumità.

Roberto aveva sposato la sua compagna, poco meno di 13 anni fa, l’11 settembre del 1998. Dalla loro relazione sono nate due figlie, di 14 e 10 anni. Al nucleo familiare si è aggiunto un bambino di sei anni, figlio della cognata di Roberto, che la coppia ha ottenuto in affidamento sin da quando aveva cinque mesi. Il rapporto coniugale tra i due è andato avanti regolarmente, nel senso che tra i due non è intervenuta alcuna separazione anche se la moglie - interrogata il 2 agosto scorso nella caserma dal carabinieri dal magistrato del tribunale per i minorenni di Bari - ha chiarito che «non andava più d’accordo con il marito e che era sua intenzione andare a vivere con Vito (il pentito, ndr)».

Ma in quella stessa audizione in cui la figlia più grande ha chiaramente esposto tutto l’affetto per il padre dichiarando che non le basta vederlo solo per qualche tempo, la moglie ha dichiarato che i figli non sono stati destinatari di alcuna minaccia. Nonostante la decisione del Tar, sulla vicenda, come già detto, è attesa nei prossimi giorni una pronuncia del tribunale per i minorenni cui l’uomo ha fatto ricorso chiedendo l’affidamento delle figlie e del nipotino. [n. p.]

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=2699&IDNotizia=451946
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Una splendida notizia, per la quale mi complimento con la redazione de "Linkiesta". Mi permetto di aggiungere chiarezza all'articolo, che non perviene neppure dalla vicequestore intervistata.  La pedopornografia virtuale ha avuto già due sentenze di condanna di primo grado: la prima su Milano (nona sezione) e la seconda a Cagliari. Pertanto è lecito dichiarare che in Italia la pedopornografia virtuale sia perseguita, eccome. Speriamo che la pessima formazione del corpo speciale di polizia, male amministrato per ben otto anni da uno degli advisor del Ministro, decada definitivamente. Ma intanto...

Grandi LulzSec !!!!

Gli hacker all’attacco dei pedofili su Internet


Luca Pautasso

29 agosto 2011 - 15:27 (*)

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-08-30_122635_densetsu.jpg

I cyberattivisti della Lulz Security diffondono oltre settemila user name e indirizzi e-mail di accesso a un forum utilizzato per caricare e scambiare di disegni lolicon e fotografie a carattere pedopornografico. In materia di lolicon (disegni made in Japan) la legge non è così chiara.

LulzSec all’attacco della pedofilia in rete. Ieri i cyberattivisti della Lulz Security hanno diffuso su Pastebin oltre settemila user name (comprensivi di indirizzi e-mail) e password di accesso al forum densetsu.com, utilizzato dai suoi frequentatori per caricare, condividere e scambiare disegni lolicon ma anche fotografie a carattere pedopornografico. Lo stesso forum è stato “defacciato” dagli hacktivist che, non accontentandosi di sottrarre i dati sensibili dei frequentatori, hanno sostituito molte immagini “incriminate” e diversi post con i propri loghi e le rivendicazioni dell’incursione.

Tutti i dati sono ancora consultabili all’indirizzo http://pastebin.com/SCdpTr2d.

L’attacco di LulzSec porta alla ribalta un fenomeno molto diffuso on-line, e tuttavia ancora poco conosciuto: il fenomeno Lolicon, per l’appunto, legato alla diffusione di fumetti, disegni e cartoon a sfondo sessuale che ritraggono bambini e bambine. Una realtà virtuale che vive e prospera ai limiti della legalità, contrastata in molti paesi e ammessa in tanti altri. Un fenomeno che sul web si sostituisce o si sovrappone a quello dello scambio di materiale pedopornografico a tutti gli effetti, e le cui caratteristiche hanno creato non pochi grattacapi ai legislatori di mezzo mondo.

Lolicon, crasi di “Lolita complex”, è la parola made in Japan usata per definire l’attrazione morbosa avvertita da parte di un adulto verso le ragazzine giovanissime, proprio come la ninfetta protagonista del romanzo di Vladimir Nabokov. Il termine viene però più specificatamente utilizzato per indicare quell'immenso panorama di fumetti e cartoon pornografici in stile manga che vede come protagoniste ragazzine minorenni, nella stragrande maggioranza dei casi bambine e preadolescenti, in atteggiamenti che non lasciano proprio nulla all'immaginazione. Quando i protagonisti sono giovani maschi, il termine utilizzato per definire il complesso (e i corrispondenti fumetti) fumetti è invece shotacon, dall'altra parola-macedonia giapponese “shotaro-complex”.

Al di là delle finezze lessicali, resta l'essenza di una forma di pedopornografia declinata in matita e china. Non c'è nessun limite alla fantasia degli autori delle storie, dall'incesto, allo stupro, alle molestie in classe, né dubbi sul fatto che quelle piccole “eroine” del fumetto impegnate in acrobatiche performance sessuali siano ben lontane dalla soglia della maggiore età. E quando i tratti e gli atteggiamenti smaccatamente infantili non bastano a fugare incertezze anagrafiche, infatti, ci pensano i dialoghi a mettere bene in chiaro le cose. Non è raro poi incappare in siti web nei quali, per rendere la rappresentazione ancora più realistica, al tratto di matita in stile “jap” cartoon si sostituisce la grafica 3D.

Una realtà che in giro per il mondo ha ovviamente suscitato non poco scalpore, anche se la giurisprudenza internazionale in proposito è contrastante. Provando a tracciare una sorta di “planisfero” della perseguibilità della fumettistica Lolicon, scopriamo che in Australia, Canada, Nuova Zelanda, Norvegia, Sud Africa e Svezia ne è stato reso illegale il traffico, la distribuzione, la fruizione e il possesso. In questi paesi il legislatore ha deciso di rendere incriminabili fumetti e cartoon perché questi, spesso, vengono realizzati a partire da immagini reali, “cartoonizzate” tracopiandole un po' come accade per i disegni riprodotti su carta velina.

Le leggi olandesi escludono invece il Lolicon dal materiale proibito poiché non è considerato realistico. Ma non mancano le nazioni in cui la legalità di questo genere di pubblicazione è attualmente oggetto di accesa discussione: tra questi, il Regno Unito, gli Stati Uniti d'America (dove molte associazioni genitoriali e per la tutela dei diritti dei fanciulli si sono scagliate con forza contro questo fenomeno, ndr), e lo stesso Sol Levante, in cui il Lolicon è nato.

E in Italia? Il legislatore nazionale si è occupato di pedopornografia nel Titolo XII del Codice Penale, “Dei delitti contro la persona”, all'articolo 600-ter. Ma di pedopornografia virtuale si parla espressamente solo nell'articolo 600-quater, inserito all'interno del Codice dall'articolo 4 della Legge 38/2006: «Le disposizioni di cui agli articoli 600-ter e 600-quater si applicano anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse, ma la pena è diminuita di un terzo. Per immagini virtuali – cita il secondo comma del 600-quater - si intendono immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali». Una precisazione, quest'ultima, che fa sì che le disposizioni riguardino esclusivamente i fotomontaggi che raffigurano soggetti reali in situazioni rese realistiche dall'elaborazione grafica, ma che non può in alcun modo essere attribuita a fumetti e cartoni animati come sono Lolicon e Shotacon in senso stretto. Senza contare che l'intero articolo rappresenta un punto molto controverso per la giurisprudenza italiana, che si interroga sulla legittimità del perseguire la pedopornografia virtuale, di per sé immaginaria, al pari della pedopornografia tout-court, con vittime e carnefici tristemente reali.

A spiegare questo principio ai lettori de Linkiesta è il vicequestore aggiunto Elvira D'Amato, del centro nazionale per il contrasto alla pedofilia sulla Rete: «In Italia il cartone animato, così come il fumetto o la riproduzione 3D, non sono contemplati dagli articoli del Codice penale, che si occupano in questo caso di perseguire i delitti contro la persona, proprio perché i soggetti raffigurati non sono persone reali. Viceversa – prosegue il vicequestore aggiunto D'Amato – un fotomontaggio che raffigurasse un minore, nonostante non ritragga una situazione verificatasi nella realtà, sarebbe incriminabile» Anche in questo caso, però, non mancano i dubbi giurisprudenziali sul fatto che sia o meno incriminabile qualcosa che non è mai accaduto davvero. Perché, spiega ancora D'Amato, «La legge non può punire l'intenzione di reato. Per quanto il contenuto di un fumetto sia di carattere palesemente pedopornografico, non è perseguibile penalmente al pari di un fumetto che raffiguri scene di omicidio o qualsiasi altra forma di violenza».

Qualunque sia però la scelta del legislatore nazionale, il fenomeno lolicon non trova né ostacoli né confini sul web. Il forum preso di mira dai cyberattivisti non è che un caso tra migliaia, e molto probabilmente non si tratta nemmeno di uno tra i più “gettonati”. Basta infatti appoggiarsi al server di qualche paese dove non ci siano impedimenti legali per poter pubblicare liberamente e senza censure, con qualunque sistema: blog, forum, ma soprattutto piattaforme di download, torrent e canali peer-to-peer, gli stessi su cui viaggiano anche musica e film pirata. E per mettere le mani su un fumetto “lolicon”, in lingua originale o in inglese, spagnolo, portoghese, italiano e innumerevoli altre traduzioni, non serve nemmeno tutta la fatica e le precauzioni che i pirati impiegano per scaricare illegalmente un film in anteprima: basta un rapido sguardo ai suggerimenti di Google, e il gioco (sporco) è fatto.

http://www.linkiesta.it/gli-hacker-all-attacco-dei-pedofili-su-internet

 

(* purtroppo il sito densetsu.com, registrato a Montreal ed in hosting negli Stati Uniti, è già online, ma è stato letteralmente svuotato)
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Da Berlusconi mezzo milione a Tarantini
per i pm un'estorsione ai danni del premier

L'imprenditore che aveva portato Patrizia D'Addario a Palazzo Grazioli e Lavitola indagati. Il Cavaliere: "Ho aiutato una persona". L'inchiesta di Woodcock rivelata da Panorama

di DARIO DEL PORTO

NAPOLI - Un versamento di mezzo milione di euro più altre somme ogni mese. Così il premier Silvio Berlusconi pagava Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore che nel 2008 portò Patrizia D'Addario a Palazzo Grazioli. La circostanza, secondo quanto riferito dal numero di Panorama in edicola oggi, sarebbe agli atti di un'inchiesta della Procura di Napoli che ipotizza un'estorsione ai danni del presidente del Consiglio. Nel registro degli indagati sarebbero iscritti fra gli altri Tarantini e il giornalista Walter Lavitola, direttore ed editore de L'Avanti!, protagonista un anno fa della campagna di stampa sulla casa di Montecarlo in uso al cognato di Gianfranco Fini.

Nelle anticipazioni diffuse ieri e rilanciate dalle agenzie di stampa e siti online, il settimanale di proprietà dello stesso Berlusconi riferisce numerosi particolari indicati come al centro dell'indagine nella quale il premier risulterebbe come parte offesa. Il fascicolo sarebbe affidato ai pm Francesco Curcio, Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, i magistrati che in questi mesi si sono occupati del caso P4 (i primi due) e del procedimento nei confronti del deputato pdl Marco Milanese. Nella ricostruzione di Panorama, Tarantini avrebbe ricevuto il denaro per dichiarare al processo istruito a Bari che il premier non sapeva di ospitare escort retribuite dall'imprenditore. "Pagato per mentire? No, perché al telefono Tarantini ribadisce più volte che quella è la verità", sostiene il settimanale nelle sue anticipazioni. I 500 mila euro, si legge ancora nel resoconto, dovevano servire "soprattutto" a convincere l'imprenditore pugliese a scegliere il patteggiamento per evitare un processo pubblico e la conseguente pubblicazione di "intercettazioni telefoniche ritenute imbarazzanti" che avrebbe danneggiato il premier. La Procura di Napoli non commenta. Dall'ufficio dei pm traspaiono però in maniera chiara stupore e irritazione per la diffusione di indiscrezioni su un argomento così delicato, per giunta in una fase dell'indagine indicata dal periodico come "a un punto di svolta" e a breve distanza dagli sviluppi investigativi che, soprattutto nell'ambito del caso P4, avevano visto gli inquirenti imbattersi in numerose e allarmanti fughe di notizie.

Il settimanale di Berlusconi ospita anche una dichiarazione del premier: "Ho aiutato una persona (vale a dire Tarantini n. d. r.) e una famiglia con bambini che si è trovata e si trova in gravissime difficoltà economiche. Non ho fatto nulla di illecito, mi sono limitato ad assistere un uomo disperato non chiedendo nulla in cambio. Sono fatto così e nulla muterà il mio modo di essere". L'avvocato Nicola Quaranta, legale di Tarantini con l'avvocato Giorgio Perroni, contattato da Repubblica spiega che l'imprenditore non ha presentato alcuna richiesta di patteggiamento nel filone escort: "È nostro interesse leggere conoscere tutti gli atti. Attendiamo l'avviso di conclusione delle indagini per guardare le carte e fare le nostre valutazioni".

Nella versione di Panorama, l'indagine dei pm Curcio, Woodcock sarebbe imperniata su intercettazioni telefoniche anche molto recenti. Molte riguarderebbero conversazioni di Lavitola con Tarantini o con la moglie dell'imprenditore. Gli inquirenti sospetterebbero inoltre un "gigantesco raggiro" ai danni di Tarantini ad opera dell'editore de L'Avanti! che avrebbe trattenuto 400 dei 500 mila euro per impiegarli in operazioni finanziarie. In un colloquio dello scorso luglio Lavitola si sarebbe sfogato con Berlusconi parlando dell'inchiesta P4, nella quale sono detenuti il lobbista Luigi Bisignani (agli arresti domiciliari) e il deputato del Pdl Alfonso Papa (in carcere) e dove è indagato a piede libero anche l'editore per un'ipotesi di rivelazione del segreto d'ufficio. Nella conversazione Berlusconi replicherebbe tranquillamente affermando di essere distaccato dalle questioni al vaglio dei magistrati e aggiungendo di poter mettere la mano sul fuoco sull'integrità di Gianni Letta.

(25 agosto 2011) http://www.repubblica.it/cronaca/2011/08/25/news/berlusconi_tarantini-20839851/

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Berlusconi vittima, a Napoli un'inchiesta per estorsione

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Berlusconi, 500mila euro al pappone?

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PANORAMA: BERLUSCONI NEGA ESTORSIONE TARANTINI, "ERA IN DIFFICOLTÀ"

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Il presidente del Consiglio nega di essere vittima di un'estorsione ea Panorama ha dichiarato: “Ho aiutato una persona (Tarantini, ndr) e una famiglia con bambini che si è trovata e si trova in gravissime difficoltà economiche. ...

Berlusconi indagato per estorsione

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La notizia è stata resa nota dal settimanale Panorama. L'inchiesta è stata avviata e portata avanti dai sostituti procuratori Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli, e ora sembra giunta al termine. Tra gli indagati si annoverano ...

Berlusconi accusato di estorsione dalla procura di Napoli

Altopascio.info - ‎10 ore fa‎
A rivelare la notizia è il settimanale Panorama. A quanto pare l'inchiesta condotta dai sostituti procuratori Henry John Woodcock, Francesco Curcio e Vincenzo Piscitelli sarebbe arrivata al termine. Tra gli indagati ci sarebbero anche Gianpaolo ...

L'inchiesta bomba di Napoli: "Estorsione ai danni del Cav"

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Ne dà notizia il settimanale Panorama in un articolo che sarà pubblicato sul numero in edicola giovedì 25 agosto. La procura avrebbe iscritto nel registro degli indagati più persone: tra loro Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese che nel 2008 ..
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Oggi io contatterò la Procura di Teramo per mostrare loro la fabbrica dell'odio e delle svastiche. L.M.

Melania, la procura di Teramo ordina
accertamenti patrimoniali su Parolisi
Interrogati quattro parenti della vittima su alcuni comportamenti del caporalmaggiore


ROMA - La Procura di Teramo ha disposto accertamenti patrimoniali su Salvatore Parolisi, unico accusato dell'omicidio della moglie, Melania Rea. La situazione economica del caporalmaggiore potrebbe offrire spunti interessanti alle indagini, anche alla luce di quanto contenuto nelle intercettazioni e nelle comunicazioni via Facebook tra Parolisi e l'amante Ludovica, con il primo che cercava di giustificare il fatto di non avere ancora deciso di separarsi per i problemi legati agli alimenti da dare a Melania.

Il particolare è riportato nell'ordinanza del Tribunale del Riesame dell'Aquila
che ieri ha respinto la richiesta di Parolisi di annullare l'ordinanza di arresto firmata dal Gip di Teramo. «È vero - affermano i giudici - che tra l'uxoricidio e la separazione la seconda scelta appare di gran lunga la più ragionevole, se non per scrupolo morale, quantomeno per un'analisi costi-benefici. Ma non si deve neppure trascurare che, in una situazione come quella del Parolisi, con uno stipendio da sottufficiale dell'esercito, la separazione dalla moglie casalinga, senza attività lavorativa e con una figlia piccola da mantenere, avrebbe comportato per lui una situazione economica difficile. Anche qui non si vuole certo affermare che la prospettiva di versare un assegno di mantenimento alla moglie costituisca da solo un valido incentivo all'uxoricidio: si vuole solo rilevare come anche tale prospettiva abbia influito nell'acuire lo stato di tensione interna del Parolisi, stato di tensione che sarebbe deflagrato nell'episodio delittuoso poi dallo stesso posto in essere, trovandosi in una situazione in cui non intravedeva una razionale via di uscita».

Ieri i sostituti Greta Aloiosi e Davide Rosati hanno ascoltato per oltre sei ore Gennaro e Michele Rea
, padre e fratello di Melania, un cugino e uno zio. Gli inquirenti si sarebbero focalizzati su alcuni particolari del comportamento di Parolisi (per esempio si chiudeva in bagno con il computer), alcuni già emersi dalle indagini e ora rivisti da altra prospettiva, e altri inediti.

Mercoledì 24 Agosto 2011 - 15:31
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Di Loredana Morandi (del 24/08/2011 @ 05:07:15, in Osservatorio Famiglia, linkato 1615 volte)

Delitto Melania, Parolisi resta in carcere

I giudici del riesame respingono il ricorso del caporalmaggiore: "Quadro indiziario immutato"


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/melania_rea_sorridente.jpg

17:29 - Il tribunale del riesame dell'Aquila ha respinto l'istanza di scarcerazione di Salvatore Parolisi. Il caporalmaggiore dell'esercito era stato arrestato il 20 luglio perché ritenuto l'assassino della giovane moglie Melania Rea, scomparsa il 18 aprile da Folignano (Ascoli Piceno), dove vivevano, e trovata morta, con 32 coltellate, il 20 aprile in un boschetto di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo).
Il quadro indiziario è rimasto immutato, nonostante quanto sostenuto dalla difesa. Questo il motivo che ha indotto il Tribunale a respingere l'istanza di scarcerazione. Lo ha detto ai giornalisti il presidente del tribunale, Giuseppe Romano Gargarella. Il magistrato non ha aggiunto altro.

Legali Parolisi: "Andremo in Cassazione"
Gli avvocati di Salvatore Parolisi faranno ricorso alla Corte di Cassazione. Lo ha annunciato l'avvocato Nicodemo Gentile che, assieme al collega Valter Biscotti, difende il caporalmaggiore dell'esercito. "Prendiamo atto del rigetto. Rispettiamo la decisione del Tribunale e attendiamo di conoscere le motivazioni, che esamineremo con attenzione. Ci dispiace constatare che il Tribunale, nonostante i dai tecnici, le testimonianze e i dati di fatto, abbia dimostrato poco coraggio facendo finta di non vedere. Sapevamo - ha concluso Gentile, - che la nostra sarebbe stata una battaglia difficile. Faremo ricorso alla Corte di Cassazione confidando nell'accoglimento delle nostre richieste".

Lunedì Parolisi aveva ribadito con forza di non aver ucciso la moglie Melania. I suoi avvocati, Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, si erano detti "soddisfati di come sono andate le cose".

Soddisfatti i parenti di Melania
"Siamo molto soddisfatti". Così Gennaro e Michele Rea, padre e fratello della vittima, intervistati da News Mediaset. "Ce l'aspettavamo, evidentemente Parolisi è coinvolto nel delitto. Siamo pronti a tutto purché venga fuori la verità".

La memoria difensiva 
Tre i punti chiave della memoria difensiva da 150 pagine presentata da Salvatore Parolisi e riguarderebbero l'ora della morte, le tracce del Dna e le celle telefoniche.

L'ora della morte
Tra gli altri punti cardine della difesa, in particolare, sarebbero contestati i risultati dell'autopsia sul corpo di Melania soprattutto per quanto riguarda l'ora della morte, giudicata dai legali di Parolisi troppo ritagliata sulle tesi dell'accusa, le tracce di dna di Salvatore rilevate sulla becca di Melania, che secondo la consulenza del genetista Emiliano Giardina non sarebbero dirimenti, in quanto potrebbero risalire anche a orep rima dell'omicidio.

L'esame del Dna
Il punto qualificante della difesa riguarda il Dna. Secondo i legali tutti gli sforzi degli inquirenti si sono concentrati solo sul profilo di Parolisi mentre sono state trascurate altre tracce, delle quali non si è mai sentito parlare. Sul corpo di Melania sono state trovate tracce biologiche riconducibili a sei profili maschili, mai approfonditi, e altre tracce miste. Inoltre, secondo la difesa, non è stato analizzato fino in fondo il Dna femminile trovato sotto l’unghia.

Le celle telefoniche
Il terzo interrogativo riguarda le celle telefoniche. Secondo gli avvocati non si può affermare con certezza assoluta che il telefono di Melania prendesse solo in corrispondenza del monumento dei caduti di Colle San Marco, così come sostiene l’accusa per collocare con precisione la donna. Inoltre, sempre secondo la difesa, è strano che per un presunto guasto tecnico la procura sostenga che non è possibile tracciare l’utenza in uso a Parolisi nell’ora presunta dell’omicidio. Se si fosse indagato di più si sarebbe scoperto che il telefono di Parolisi era nella zona di Parco di Colle San Marco, come da lui sempre sostenuto.

Tra i periti della difesa il medico che scagionò Stasi
Il collegio della difesa di Parolisi si avvale di tre esperti. Tra di loro c'è anche il medico legale Lorenzo Varrete, consulente del gip di Vigevano per l'omicidio di Chiara Poggi. L'esperto nel 2009 smontò la superperizia della Procura demolendo l'impianto accusatorio contro Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara Poggi considerato l'assassino della ragazza
 
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/abruzzo/articoli/1019274/delitto-melania-parolisi-resta-in-carcere.shtml

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/melania.jpg

Melania, nessuna prova diretta
ma tutti gli indizi portano a Parolisi

Il Tribunale del Riesame ha detto no alla scarcerazione del caporal maggiore. Ecco le motivazioni

15:45 - Salvatore Parolisi deve restare in carcere: potrebbe uccidere ancora e inquinare il quadro probatorio. Il Tribunale del Riesame dell’Aquila ha rigettato la richiesta dei difensori del caporal maggiore, accusato di aver ucciso la moglie Melania Rea. I giudici, pur affermando l’inesistenza di una “prova diretta che comprovi la responsabilità dell’indagato”, confermano la validità dell’impianto accusatorio.

Movente da ricercare nella relazione con Ludovica
Il quadro indiziario inchioda Parolisi. E’ quanto emerge dalle 23 pagine di motivazioni depositate dagli stessi giudici, i quali ipotizzano anche il movente dell’uxoricidio: “Parolisi appare come l’autore dell’omicidio della moglie, per cause legate al deflagare della sua situazione familiare e sentimentale in relazione al rapporto con Ludovica Perrone”.

Melania conosceva bene il suo assassino
Secondo i magistrati non può che essere stato Parolisi ad uccidere Melania Rea: “Il suo assassino era persona da lei ben conosciuta – si legge nelle motivazioni – e con la quale aveva un rapporto di estrema confidenza”. La donna è stata ritrovata con gli slip abbassati e, per gli inquirenti, l’abbassamento degli stessi è stato “opera spontanea”, “non essendovi stata trovata traccia alcuna dell’opera di terzi”. L’assassinio di Melania aveva dunque un rapporto molto intimo con lei. Dalle indagini, però, emerge chiaramente come la donna non avesse alcuna relazione extraconiugale.

Tracce del DNA di Parolisi in bocca
Anche la modalità dell’omicidio fanno pensare a Parolisi. Tracce del suo Dna sono state ritrovate nella regione labiale e dell’arcata dentaria della moglie. Il contatto deve risalire a pochissimo prima della morte altrimenti cibo, bevande o la deglutizione avrebbe fatto sparire tali tracce. Secondo il Tribunale, queste tracce potrebbero svelare il gesto con cui “l’assassino metteva la mano sulla bocca della vittima all’atto di colpirla con il coltello alla gola”.

Non rilevante il Dna femminile sotto l'unghia 
Uno dei punti chiave della memoria difensiva di Parolisi riguarda il ritrovamento di Dna femminile sotto l'unghia di Melania. I giudici, però, non ritengono influente questo aspetto: "Non sembra avere particolare rilevanza la presenza di Dna femminile sotto l'unghia dell'anulare sinistro della Rea, che potrebbe dipendere da molteplici fattori. A differenza del Dna nella regione labiale, la presenza sotto l'unghia potrebbe risalire a diverso tempo prima rispetto all'omicidio".

Modalità tipiche del delitto passionale
Inoltre “l’omicida la colpisce numerosissime volte, e ciò è tipico di chi è stato legato da un rapporto di amore-odio con la vittima”. In più “la Rea viene lasciata agonizzante e senza infliggerle il colpo di grazia”. Secondo i giudici, “un terzo estraneo non si sarebbe così comportato”.

Depistaggio non immediato
A complicare la posizione di Parolisi sono anche le modalità di depistaggio, avvenute solo in un secondo momento: “Anche questo è segno presumibile del fatto che , nel momento dell’azione criminosa, l’omicida non ebbe la lucidità immediata di porre in essere la macabra messa in scena sul cadavere, poi realizzata dopo, solo a mente fredda”.

Il movente economico
I magistrati si dicono convinti del fatto che, tra Salvatore e Melania, la situazione sentimentale fosse difficile. Proprio qui andrebbe cercato il movente: “La Perrone lo aspettava affinché passasse le vacanze di Pasqua con lei mentre la moglie nulla immaginava di tutto questo, e si preparava a passare il periodo pasquale con il marito”. L’albergo già prenotato ad Amalfi e l’organizzazione dell’incontro con i genitori di Ludovica fa pensare a qualcosa di più importante di una semplice scappatella. Parolisi, sempre secondo il Tribunale del Riesame, “non intravedeva una razionale via di uscita”. La separazione da Melania, infatti, avrebbe avuto conseguenze economiche importanti per l’uomo: “La separazione dalla moglie, casalinga senza attività lavorativa, e con una figlia piccola da mantenere, avrebbe comportato per lui una situazione economica estremamente difficile”.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/1019291/melania-nessuna-prova-diretta-ma-tutti-gli-indizi-portano-a-parolisi.shtml
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Pedofilia e Pas: la Normalizzazione reclama
di infrangere il muro professionale del DSM V


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/dsm.jpg

Il DSM V, il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders dell'American Psychiatric Association - letteralmente la "bibbia" della psichiatria, è in corso di revisione e sarà pubblicato solo nel  maggio del 2013. Nell'attesa sono molte e adunche le mani che vorrebbero carpirne i significati, cancellarli, riscriverli o integrarli per le ragioni meramente economiche del business della pedofilia.

Dagli USA perviene oggi la notizia che l'organizzazione per i diritti dei pedofili B4U-ACT ha organizzato un simposio sui temi della Pedofilia, per infrangere i contenuti del DSM, ridurre la più oscena deviazione della sessualità umana ad uno status simile a quello degli omosessuali ante litteram e per chiedere che anche i pedofili possano partecipare alla revisione del "codice" della psichiatria.

Un "carabiniere della psichiatria" qui dovrebbe rilevare che negli states non esiste affatto il Reato di Apologia, perché di questo si tratta anche se mascherato da scientismo.

Gli interventi dell'orrore degli orchi:  il portavoce della B4U-ACT, Fred Berlin, dopo aver dato una panoramica della pedofilia nella prassi psichiatrica si è espresso a favore della accettazione e della carità verso il pedofilo. Più aspro John Saddler critica il DSM perché esso basa i criteri diagnostici per i disturbi mentali sui concetti di vizio in quanto tali.
Tra i nove relatori al seminario, che ha avuto in tutto 38 persone come pubblico, sono da notare la d.ssa Nancy Potter con la richiesta di una etica di "assorbimento" nell'ascolto del pedofilo e la d.ssa Lisa Cohen, formata dalle tematiche del Sanhedrin nel Talmud, che ha ribadito come nella prassi giudiziaria  penale mancando la campionatura extragiudiziaria sia impossibile la separazione degli eventi a carattere "affettivo" da quelli di mera predazione. Sulla stessa linea della Cohen il relatore Richard Kramer, convinto assertore che la medicalizzazione della pedofilia favorisca lo stigma della perversione sessuale.

Già visto anche in Gardner che unilateralmente i relatori scelti dall'organizzazione pro pedofili B4U-ACT  sostengano che i costumi sociali cambiano, univoca la richiesta che a questi si adeguino gli psichiatri "guaritori" e "caritatevoli", quando non c'è pari alla predazione del minore quale elemento che contraddistingua il disastro della specie umana e la sua fine.

Dei Diritti e della tutela delle Libertà del Bambino non v'è traccia alcuna nelle nove relazioni.

Tutto ciò perché i pedofili finanziatori del seminario di Baltimora temono gli effetti, anche giudiziari, dello stigma psichiatrico nel DSM. Si veda anche il comunicato originale.  Le reazioni di sdegno possono essere lette sul sito del Daily Caller.

L'america come potete vedere è il paese delle libertà e, se è permessa l'apologia del disastro della specie umana, possiamo essere certi che per l'identica libertà ogni singolo relatore ha un proprio fascicolo giudiziario in lavorazione presso le forze dell'ordine e le procure.

A questo meccanismo si aggancia in Italia un meccanismo locale, che si fonda sulla presunzione che dagli States perverrà l'iscrizione della PAS nel DSM V.

Qui in Italia, infatti, stiamo osservando i tentativi pseudo politici di metter mano all'ordinamento giudiziario  con l'introduzione della PAS, parental alienation syndrome - la pseudo sindrome di alienazione genitoriale, con l'ausilio di un circo mediatico fatto di politici gretti e ignoranti, avvocati spregiudicati e pregiudicati per maltrattamenti familiari o abusi sessuali ai danni dei figli, lo pseudo associazionismo di Adiantum e i maschi di genere e una campagna telematica di violenta mistificazione gestita dalla società Geobox.IT Srl di Firenze  (l'amministratore è sotto processo per maltrattamenti familiari) titolare ad oggi di oltre 400 pagine facebook e un centinaio di siti web che mistificano l'informazione del dato sulla violenza contro le Donne.  Un circo mediatico che ha recentemente inventato addirittura un movimento di donne che, rispettoso della regola del PPPT, è stato affidato alla guida di una persona in strettissima relazione con il mondo e le corruzioni del transessualismo.

Dallo storico recente a titolo di perla di ignoranza politica possiamo rilevare a Roma, presso il costosissimo Ente della Provincia, la vergognosa istituzione della giornata per la consapevolezza dell'alienazione genitoriale il 25 aprile, in concomitanza internazionale con l'Alice Day. Ovvero in perfetta concomitanza ideologica con la ricorrenza di tutti i pedofili di genere eterosessuale, cioò coloro che manifestano un gradimento sessuale nei confronti delle bambine pre puberi.

Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 20/08/2011 @ 10:21:30, in Magistratura, linkato 1608 volte)
Come volevasi dimostrare: il fascicolo contiene solo articoli di giornale. Speriamo che con l'archiviazione il pm provveda ad aprire un nuovo fascicolo per il procurato allarme dato dalla stampa ignorante. A questo non punto delle indagini è ragionevole dubitare che l'infermiera possa essersi contaggiata anche dai genitori di un bambino ricoverato al Policlinico Gemelli, pertanto lo sfruttamento mediatico del caso fatto da numerose testate è inaccettabile. Favorire le richieste di risarcimento all'unico ospedale romano che "funziona" davvero, addirittura criminale. Pestare sul caso fino a far perdere il lavoro ad una donna, poi, è da conato. L.M.

Infermiera con Tbc,

la procura apre un'inchiesta


Dopo il primo caso di contagio su una bimba di 5 mesi, la procura di Roma ha aperto un fascicolo d'indagine. Proseguono intanto gli esami su oltre mille bambini. La donna affetta da tubercolosi, lavorava al reparto di neonatologia del Policlinico Gemelli.


Venerdí 19.08.2011 18:00

La procura di Roma ha deciso di aprire un fascicolo e avviare un'inchiesta in relazione alla vicenda dell'infermiera del reparto di neonatologia del Policlinico Gemelli affetta da tubercolosi.

Al momento a piazzale Clodio non sono giunte denunce, ma non si esclude ne possano arrivare. Il magistrato, orientato a ipotizzare il reato di lesioni personali colpose, nelle prossime ore potrebbe disporre alcuni atti urgenti per avere un quadro più chiaro della situazione.

Da quanto si apprende, il procedimento al momento è stato avviato dal procuratore aggiunto Leonardo Frisani e composto da alcuni articoli di stampa.

http://affaritaliani.libero.it/tags/Aperta-un%27inchiesta-sul-caso-dell%27infermiera-affetta-da-Tbc-al-Gemelli.html
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Di Loredana Morandi (del 20/08/2011 @ 08:36:50, in Magistratura, linkato 1675 volte)
Il decreto Il Carroccio Il Guardasigilli Dopo la proposta di Vietti

Palma: «Pronti a semplificare i processi civili»

Sì di Anm e Pd


ROMA - Giustizia civile, qualcosa si muove. E al momento le riforme che, in un' intervista al Corriere , il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, ha chiesto di inserire nel decreto sulla manovra, potrebbero essere uno dei rari interventi bipartisan dell' intero pacchetto anticrisi. Perché un coro di consensi alle sue proposte è venuto da tutto l' arco politico: dall' Udc al Pd passando per lo stesso leader dell' Italia dei Valori Antonio Di Pietro. E dall' Associazione nazionale magistrati. Soprattutto, il Guardasigilli Nitto Francesco Palma ha annunciato ieri mattina, con una nota del ministero di Via Arenula, che «è prossima l' approvazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto legislativo sulla semplificazione dei riti, nella consapevolezza che la giustizia civile è una leva importante dello sviluppo economico, soprattutto in un momento di sofferenza finanziaria che coinvolge tutte le democrazie occidentali».

 Ancora più importante è che gli uffici del ministero stanno studiando - come chiesto da Vietti - l' inserimento nel decreto-legge della nuova manovra l' accorpamento e la revisione dei tribunali, tagliando quelli troppo piccoli (sotto i venti magistrati) in modo da aumentare l' efficienza del sistema, e recuperando letteralmente - dice Palma - «una montagna di soldi». Si può trasformare una legge delega (che già ha avuto il parere del Csm) in parte di un decreto-legge? È questo il quesito allo studio. Ma il precedente è già stato trovato: il decreto legislativo n. 5 del 2006 sulla riforma del diritto fallimentare fu recepito dal cosiddetto «mille proroghe» in sede di conversione del decreto legge 12 maggio 2006 n. 173. Quindi anche questa volta si può ricorrere al provvedimento di urgenza, visto il dato fornito dal governatore della Banca d' Italia, Mario Draghi, e citato da Vietti, e cioè che la giustizia civile «ci costa l' un per cento del Pil all' anno, cioè all' incirca 22 miliardi di euro, quasi quanto metà manovra». Vietti ha chiesto «un processo civile breve» (con durata massima di tre anni per giungere al giudicato) e una modifica dell' articolo 24 della Costituzione da mandare avanti di pari passo con le modifiche, avanzate dal governo, dell' articolo 41 e 81.

Per l' udc Roberto Rao quella del civile è «una riforma finalmente utile della giustizia, che riguarda il cittadino e le imprese utenti».

Andrea Orlando, responsabile giustizia del Pd, invita il governo «a raccogliere le indicazioni espresse dal vicepresidente del Csm Vietti».

Per Di Pietro «il processo breve si può e si deve fare ma in che modo? Fornendo più mezzi, più uomini, più personale alle autorità giudiziarie e riformando le strutture giudiziarie affinché in tre anni i processi si possano fare».

Il ministro Palma lancia anche un appello a tutte le «parti interessate»: Anm, avvocatura, sindacati e comunità locali «diano prova della loro alta sensibilità istituzionale», abbandonando «logiche localistiche non più sostenibili e collaborando fattivamente al progetto di revisione delle circoscrizioni giudiziarie al quale stiamo lavorando». La riforma permetterà anche una «maggiore specializzazione» dei giudici che è «realizzabile solo in uffici di medie dimensioni».

Come rispondono gli operatori del settore? Il presidente dell' Anm, Luca Palamara, conferma l' appoggio della magistratura «a tutte le iniziative che ridanno efficienza alla giustizia, e siamo anche d' accordo, vista la situazione, che vengano prese con provvedimenti urgenti. Sono queste le riforme che vogliamo e non quelle, come il processo lungo, che affossano il processo penale senza contribuire in alcun modo al miglioramento del servizio giustizia».

Una voce contraria viene invece dal presidente dell' organismo unitario dell' avvocatura Maurizio De Tilla, che mette in guardia da «misure alla carlona».

Calabro' Maria Antonietta

Pagina 012/013  (19 agosto 2011) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/19/Palma_Pronti_semplificare_processi_civili_co_8_110819023.shtml
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Di Loredana Morandi (del 20/08/2011 @ 07:37:19, in Magistratura, linkato 1762 volte)
La Procura fa il suo dovere, ma trovo che la stampa in merito faccia un discreto pompaggio della notizia. Da nessuna parte appare la riflessione che l'infermiera contaggiata dalla tbc abbia potuto contrarla ovunque in Italia, in un ristorante nazionale o etnico sporco, in uno dei caffè acquistati dalla Mafia nel centro di Roma, durante un viaggio all'estero, sull'autobus andando al lavoro o finanche dal vicino di casa.
Detto questo e verificato personalmente che il Policlinico Agostino Gemelli è un modello di efficenza e che sia dotato di un reparto infettivi all'avanguardia rispetto agli standard italiani, a mio avviso resta lato inefficacia delle istituzioni da aprire un fascicolo sulle inadempienze della ASL Roma E, seconda in corruzioni solo alle Asl baresi e tacciabile seduta stante di favoreggiamento del reato di prostituzione, per le politiche note del malgoverno.
Bisogna dire, inoltre, che la Asl Roma E, amministratrice della sanità per i quartieri storici che eleggono Alemanno e la Polverini è abitata da personale al pubblico di poco sopra la soglia dell'alfabetizzazione e funzionari dello stesso target, sempre incapaci di dare una informazione intellegibile o semplicemente funzionale alla domanda. Tutto questo deve pur significare qualcosa se per ottenere una prestazione elettrocardiografica, prenotata 2 mesi prima con il sistema sanitario nazionale e regolarmente richiesta dal medico curante, si deve far intervenire l'Arma dei Carabinieri nel caso in cui per dimenticanza non si abbia con se il tesserino del codice fiscale o la tessera sanitaria (nel luogo che le rilascia e che ha tutte le registrazioni a portata di click).  In una situazione di tale degrado è addirittura ovvio che qualcuno abbia tentato il modo di arricchirsi con l'illecito.. L.M.
 

I numeri da chiamare per le famiglie con bimbi nati al Gemelli tra marzo e luglio 2011


Emergenza tbc, inchiesta della Procura
E la Regione potenzia linee telefoniche

Aperto fascicolo su caso dell'infermiera malata di tubercolosi al Gemelli di Roma. La protesta di alcuni genitori: scoperto il contagio, nessuno ci ha avvertito


ROMA - La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine in relazione alla vicenda dell'infermiera del Policlinico Gemelli affetta da tubercolosi. In base a quanto si apprende il procedimento, al momento composto da alcuni articoli di stampa, non c'è ancora una ipotesi di reato, ma il procuratore aggiunto Leonardo Frisani potrebbe nei prossimi giorni rubricarlo come lesioni personali colpose. Al momento a piazzale Clodio non sono giunte denunce, ma non si esclude che il magistrato nelle prossime ore potrebbe disporre alcuni atti urgenti per avere «un quadro più chiaro della situazione».

POLVERINI: «TUTTI NEGATIVI PRIMI TEST»- «Sono tutti negativi i test effettuati sui primi 23 bambini sottoposti giovedì ai controlli al Policlinico Gemelli» dice il presidente della Regione Lazio e commissario ad acta per la Sanità, Renata Polverini. «I risultati dei primi test sono stati comunicati dal Policlinico Gemelli alla Regione Lazio e all'Unità di coordinamento - aggiunge la Polverini - che sta continuando a contattare le famiglie dei bimbi nati al Gemelli tra marzo e luglio, per effettuare le visite di controllo. Ribadiamo che tutte le famiglie dei nati nel periodo già indicato saranno chiamate per i controlli. Stanno proseguendo, intanto, i test sui bambini già contattati».

LE PROTESTE - Lo sforzo della Regione arriva proprio mentre molti genitori dei piccoli nati nel periodo sotto esame protestano per non essere stati avvertiti dall'ospedale. «Nessuno ci ha chiamato», racconta a Corriere.it un neopapà di un bimbo nato il 6 maggio scorso. E come lui altri genitori. «Non sono stata affatto contattata, possibile che nessuno ci abbia ancora tranquillizzati? - si arrabbia una neomamma, di una piccola nata in maggio. «Anche io confermo che nessuno dal Gemelli ci ha telefonato, una vergogna», protesta la madre di un bimbo nato sempre al Gemelli in aprile. Intanto, migliorano le condizioni della piccola di 5 mesi risultata positiva al test della tubercolosi e in cura al Bambin Gesù. La Regione risponde e fa sapere che tutti i genitori verranno chiamati al più presto.

LINEE POTENZIATE - Intanto «L'assessorato alla Salute della Regione Lazio ha potenziato le linee telefoniche per agevolare le richieste di informazioni da parte delle famiglie dei bambini nati al Policlinico Gemelli, nell'ambito delle attività di controllo e sorveglianza in corso sui nati dal 1° marzo 2011 al 25 luglio 2011». Così una nota della Regione Lazio per affrontare l'allarme tubercolosi partito dopo la scoperta di un'infermiera del reparto neonatologia del Policlinico Gemelli malata di tubercolosi.

I NUMERI DA CHIAMARE - E sono partiti i controlli su oltre mille bambini nati al Gemelli tra il marzo e il luglio 2011. I test sono effettuati al Gemelli ma anche allo Spallanzani e al Bambin Gesù. «Sono attive - prosegue la nota - dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17 e il sabato dalle 9 alle 13 le seguenti linee telefoniche dove è possibile ricevere informazioni o prenotare visite: 06-68352830, 06-68352820, 366-6620408 e 366-6620407. I numeri sono reperibili anche sul portale della Regione Lazio, e sul portale della Asl Roma E».

Redazione online
19 agosto 2011 20:31

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