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 ricorda.. tu sei un cigno.. di Lunadicarta... di Lunadicarta
 
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Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri.

Joseph Pulitzer
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Bimbo scomparso nel '77/Verità vicina
Qualcuno ha visto il volto del rapitore



RACALE (15 novembre) - Il giallo intorno alla scomparsa del piccolo Mauro Romano si arricchisce di nuovi elementi e di nuovi testimoni. Un colpo di scena che neppure i genitori si aspettavano a 33 anni di distanza da quel 21 giugno del 1977. E oggi stesso papà Natale, che in paese tutti chiamano Gianni, e mamma Bianca scriveranno al procuratore affinché disponga che i nuovi testimoni siano ascoltati.

Le novità sono arrivate tutte insieme. L’altra sera si è materializzato quel Fabrizio che aveva inserito un commento sul sito del quotidiano online “La voce di Manduria.it”: «Quel tragico pomeriggio io, Mauro Romano e due altri amichetti abbiamo giocato con una carrozzina per neonati. Poi io e uno dei due siamo tornati a casa. La sera ho saputo della scomparsa». Prima di essere individuato dalla polizia postale, incaricata dalla Procura di risalire all’autore del messaggio, Fabrizio ha bussato all’abitazione della famiglia Romano. Ed ha raccontato quello che i genitori non sapevano e che nessuno ancora sapeva. La sua versione, di fatto, aggiorna la ricostruzione di quanto è accaduto 33 anni fa a Racale e tira in ballo altri testimoni.

Finora si pensava che Mauro fosse stato portato via mentre era nelle vicinanze dell’abitazione dei nonni materni, in vico Immacolata, dove era andato per togliere gli stivaletti di gomma e calzare i sandali. E invece non è così. Ma lo si è scoperto solo l’altra sera. Né le indagini di polizia e carabinieri e neppure le ricerche dei genitori avevano fatto emergere un particolare. Che è inedito, dunque. Quel pomeriggio il piccolo Mauro, di 6 anni, dopo aver tolto gli stivaletti, è andato a giocare non lontano dall’abitazione dei nonni. Ha raggiunto tre bambini più grandi di lui, fra cui Fabrizio, ed ha giocato con loro vicino ad alcuni rottami di ferro. Mauro ha giocato almeno fino alle 17.30, orario in cui Fabrizio è andato via accompagnato da un amico. Ma, un quarto d’ora dopo, quando la zia ha dato l’allarme perché non riusciva a trovare Mauro da nessuna parte, vicino ai rottami ferrosi, non c’era più nessuno.

Cosa è accaduto in quei quindici minuti? Potrebbe dirlo il quarto ragazzo che faceva parte dei gruppo di gioco. Fabrizio ha rivelato il suo nome ai genitori di Mauro. Ma anche lui, in tutti questi anni, è rimasto sempre in silenzio. Non ha parlato con nessuno di quel che è accaduto quel pomeriggio. Forse potrebbe aver visto se Mauro è andato via con qualcuno.

Ecco perchè i genitori di Mauro, assistiti dall’avvocato Ezio Garzia, chiedono che i nuovi testimoni vengano ascoltati. Nel giugno scorso il loro appello non è caduto nel vuoto. E il procuratore Cataldo Motta ha disposto la riapertura del fascicolo.

G.Lat.

Quotidiano di Puglia

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Di Loredana Morandi (del 16/11/2010 @ 17:20:57, in Giuristi, linkato 1199 volte)
L'ordine dei giornalisti in effetti è un retaggio addirittura mussoliniano, costa troppo ai giornalisti e l'iscrizione professionistica te la puoi permettere solo se ti assume un tg o un quotidiano a tiratura nazionale. Conta niente il pensiero unico padano. Oggettivamente darei più potere di rappresentanza al sindacato, anche favorendo la crescita di nuove organizzazioni e abolirei l'ordine. I nuovi media, non più tali in realtà, producono ogni giorno nuove firme e schiere sempre più ampie di gente disposta a tutto pur di apparire. Per assurdo gli uffici stampa assunti dal parlamento sono stati gli ultimi ad ottenere un riconoscimento, pur svolgendo un ruolo giornalistico senza pari, mentre oggi un qualsiasi copiaincollatore degli articoli di Travaglio si spaccia per "reporter", poi scopri dalla t-shirt che è uno degli inservienti al palco di un evento e Marco lo ha visto solo in televisione. L.M.

Aduc: "abolire l'Ordine dei Giornalisti"



di Pierfrancesco Palattella

Nelle ultime ore, in Italia, si sta scatenando il dibattito sugli ordini professionali, sulla loro liceità ed effettiva utilità e sul modo in cui questi dovrebbero funzionare; fatto scatenante di tale dialettica è stato, come spesso in queste situazioni, un avvenimento di cronaca che ha avuto ampio risalto sugli organi di informazione nazionale. Stiamo parlando della sospensione per 3 mesi di Vittorio Feltri dall’ Ordine dei Giornalisti per il noto caso caso Boffo, l'ex direttore di Avvenire (il quotidiano dei vescovi italiani) costretto alle dimissioni dopo che il Giornale diretto dallo stesso Feltri aveva pubblicato una 'informativa' poliziesca, poi rivelatasi falsa.
A seguito della decisione assunta dall’ Ordine dei Giornalisti di sospendere Feltri, il dibattito si è infuocato con interventi divisi nel giudicare tale provvedimento; tra i pareri più autorevoli (dato l’incarico svolto) spicca quello di Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera dei Deputati, il quale ha affermato non solo che l’ Ordine dei Giornalisti dovrebbe essere abolito, ma che lui da anni e' favorevole a questa soppressione.
Una tesi, quella di Cicchitto, sostenuta da molti; tra i fautori dell' abolizione vi è anche l’Aduc, l’Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori che da quando è nata (circa 20 anni) conduce una battaglia personale per eliminare tutti gli ordini professionali. A seguito delle dichiarazioni di Cicchitto la Aduc ha emesso un comunicato all’interno del quale si invitano le istituzioni a mettere in pratica queste intenzioni; il comunicato era a firma del presidente dell’Aduc Vincenzo Donvito, che abbiamo raggiunto per farci spiegare personalmente questa posizione:
“Noi portiamo avanti questa battaglia da quando esiste la nostra associazione, si parla dei primi anni 90, contro qualunque forma di limitazione in genere delle cosiddette libere professione e l’obbligo di iscrizione e questi ordini professionali che ricalcano quelle che erano le corporazioni del periodo del fascismo.”


Se venissero aboliti gli ordini professionali, come immaginate che sarebbero organizzate le categorie lavorative che adesso sono regolamentate in quel modo?
“Presentare proposte alternative non compete a noi; noi diciamo solo che l’obbligo di doversi iscrivere ad un ordine professionale per esercitare una professione deve essere tolto. Ogni singolo professionista risponde della sua capacità di esercitare la professione nei termini di legge, se fa qualcosa di contrario viene perseguito dalla legge stessa. Poi singolarmente ogni categoria può organizzarsi come ritiene più opportuno, ad esempio con associazioni di categoria o associazioni parasindacali, ma non ordini ai quali è obbligatorio iscriversi come avviene ora.”
Voi portate avanti questa battaglia da anni; quali riscontri avete avuto ad oggi?
“I riscontri vanno a seconda dei momenti; l’ Italia è un paese un po’ strano, le libertà non esistono per tutti ma ognuno si accorge della mancanza della libertà stessa quando subisce un torto. Facciamo l’esempio di questi giorni in riferimento alla sospensione di 3 mesi di Feltri dall’ordine dei giornalisti; i giornali di destra hanno condannato tale sospensione come attentato alla libertà, i giornali di sinistra ne hanno parlato poco, in maniera marginale. Evidentemente la libertà di Feltri di rispondere delle proprie azioni davanti alla giustizia e non davanti all’ordine dei giornalisti è condizionata dal fatto di appartenere ad uno schieramento piuttosto che ad un altro.”
Dopo la vicenda delle ultime ore cui lei ha fatto riferimento, cosa cambierà nella vostra battaglia?
“Il fatto che Cicchitto, che è il capogruppo del partito di maggioranza relativamente alla Camera, sostenga una cosa del genere è abbastanza importante; dato che ha detto di essere per l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, allora, si diano da fare in qualche modo e procedano in tal senso.
Noi, in quanto associazione, continueremo a far pressioni nei confronti di chi sostiene di esser favorevole all’ abolizione dell’ordine, e tra questi ci risulta essere lo stesso Feltri; voglio precisare tuttavia che le caratteristiche politiche di chi sostiene questa tesi abolizionista, non sono né di destra né di sinistra, ma sono riscontrabili in persone che  ritengono inutile la presenza di questo orpello nonché limitativo della libertà di stampa; si tratta a questo punto di capire se ci sia effettivamente una volontà politica di procedere, noi ne dubitiamo.”
In conclusione, se questa ipotesi dovesse un giorno trovare attuazione, siete assolutamente convinti che se ne trarrebbe un vantaggio effettivo?
“Certamente; parliamo ad esempio dell’Ordine dei Giornalisti. Se l'abolizione di tale ordine dovesse andare mai in porto, avremmo una maggiore responsabilizzazione di coloro che scrivono, nonché il rispetto dell’articolo 21 della Costituzione (libertà di pensiero e di stampa). Di conseguenza avremmo professionisti che non vedrebbero minato il loro diritto alla libertà di opinione od espressione semplicemente perché un ordine impone, come etica collettiva, quella che invece dovrebbe essere un’ etica individuale.”

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la «trattativa» tra lo Stato e Cosa nostra

Amato chiese al Guardasigilli la revoca
del 41 bis: la nota è nelle mani dei pm

Nel 1993 nota del capo dell'amministrazione penitenziaria
al ministro Conso. Entrambi saranno ascoltati


PALERMO - È agli atti acquisiti dalla Procura di Caltanissetta il documento con il quale, il 6 marzo del 1993 l'allora capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Nicolò Amato chiedeva al Guardasigilli la revoca del carcere duro, il 41 bis, nei confronti dei capimafia.

La nota è stata acquisita tempo fa dai magistrati nell'ambito della nuova inchiesta sulla strage mafiosa del 19 luglio 1992 nel quale morirono il giudice Paolo Borsellino e 5 agenti della scorta. La stessa nota dell'ex capo del Dap è stata anche acquisita dalla Dda di Palermo che indaga sulla cosiddetta «trattativa» tra lo Stato e Cosa nostra. Il 6 novembre dello stesso anno l'ex Guardasigilli Giovanni Conso dispose la revoca del 41 bis per 140 mafiosi al carcere duro.

Una decisione ripetuta nei giorni scorsi davanti alla commissione nazionale antimafia, che ha scatenato numerose polemiche. I magistrati di Palermo ascolteranno già nei prossimi giorni l'ex ministro Conso, ma anche Nicolò Amato.


Corriere del Mezzogiorno - 15 novembre 2010

La Rassegna

"Amato avvocato di mio padre su ordine di uomini dello Stato"

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Ciancimino jr svela i motivi della nomina dell'ex direttore Dap. L'alto funzionario si difende: "Il 41 bis l'ho voluto io". Ma Martelli smentisce: "Lui era ...

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PALERMO - È agli atti acquisiti dalla Procura di Caltanissetta il documento con il quale, il 6 marzo del 1993 l'allora capo del dipartimento ...

Mafia: Martelli, Nicolo' Amato non voleva il 41bis

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oma, 15 nov. (Adnkronos) - "Non e' vero che io e Nicolo' Amato elaborammo insieme il 41 bis". L'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli contesta ...

Trattativa, il documento sul 41 bis acquisito nell'indagine sulle ...

La Repubblica - ‎15/nov/2010‎
I magistrati di Caltanissetta e Palermo vogliono capire perché l'ex direttore delle carceri Nicolò Amato consigliò nel 1993 al ministro della Giustizia di ...

Mafia:Pm Caltanissetta sequestrano documento Amato su 41 bis

ANSA.it - ‎15/nov/2010‎
(ANSA) - PALERMO, 15 NOV - La Procura di Caltanissetta, che ha riaperto le indagini sulla strage in cui venne assassinato il giudice Paolo Borsellino, ...

Le stragi e lo stop al carcere duro

Corriere della Sera - ‎15/nov/2010‎
Come fu decisa nel 1993 la revoca del 41 bis per i boss detenuti? Nicolò Amato dai pm ROMA — Il presidente della commissione parlamentare antimafia Giuseppe ...

Mafia, 41 bis nel '93: i Pm di Palermo vogliono sentire l'ex Dap Amato

Adnkronos/IGN - ‎15/nov/2010‎
Palermo, 15 nov.- (Adnkronos) - Sette mesi dopo la strage Borsellino, non c'era solo la linea della fermezza contro i boss di Cosa nostra. ...

Trasmessi a Palermo gli interrogatori di Conso e Mancino

Giornale Radio Rai - ‎8 ore fa‎
I verbali con le trascrizioni delle audizioni rese davanti alla commissione antimafia dagli ex ministri dell'interno e della giustizia, Nicola Mancino e ...

Dall'Italia p.147 15/11/10 16:42

Expoitalyonline - ‎19 ore fa‎
By Redazione – 15 novembre 2010 Posted in: Cronaca, Ultim'ora La Procura di Caltanissetta,che ha riaperto le indagini sull'omicidio di Paolo Borsellino, ...

AMATO: A CONSO PROPOSI MISURE PIU' DURE

Expoitalyonline - ‎19 ore fa‎
By Redazione – 15 novembre 2010 Posted in: Cronaca, Ultim'ora Piuttosto, “fui io ad avanzare la proposta di cercare forme di lotta alla mafia più serie,dure ...

Trattativa mafia-Stato, Procura sequestra nota dell'ex capo del Dap

BlogSicilia.it (Blog) - ‎20 ore fa‎
15 novembre 2010 - La Procura di Caltanissetta, alla vigilia della chiusura delle indagini sulla strage di via D'Amelio in cui furono uccisi Paolo ...

Mafia:sequestro documento Amato 41 bis

euronews - ‎22 ore fa‎
(ANSA) – PALERMO, 15 NOV – La Procura di Caltanissetta, cheha riaperto le indagini sulla strage in cui venne assassinato ilgiudice Paolo Borsellino, ...

MAFIA: NOTA AMATO SU 41 BIS GIA' AGLI ATTI DDA CALTANISSETTA

Stato-oggi - ‎15/nov/2010‎
(AGI) - Caltanissetta, 15 nov. - Il documento che l'allora capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Nicolo' Amato invio' al ministro della ...

Mafia: Pm Caltanissetta dispongono sequestro documento Amato sul ...

Giornale di Sicilia - ‎15/nov/2010‎
Le carte svelano pressioni istituzionali per togliere il carcere duro. L'allora ministro della Giustizia Conso revocò la misura restrittiva a 140 boss. ...

Favori mafiosi

Il Legno Storto (Blog) - ‎13/nov/2010‎
Il teorema della trattativa fra Stato e mafia, incentrato sul ruolo chiave di Silvio Berlusconi ei suoi uomini, crolla miseramente, non essendo mai riuscito ...

Mafia, Amato respinge accuse: "Proposi io a Conso misure più ...

Corriere dello Sport.it - ‎15/nov/2010‎
Roma, 15 nov. (Adnkronos) - "Non sapevo, non so e non mi interessa sapere di trattative". Piuttosto, "fui io ad avanzare la proposta di cercare forme di ...

Abolizione del carcere duro ai mafiosi. I suggeritori di Conso

Informazione libera net1news - ‎17 ore fa‎
La trattativa tra pezzi dello Stato e la mafia è stata sempre smentita in maniera sdegnata da tutti i politici interpellati in merito. ...
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 16/11/2010 @ 13:43:11, in Osservatorio Famiglia, linkato 1282 volte)

Caso Scazzi: media, criminologi
e l'anestesia del Misseri


Entro in argomento perché trovo particolarmente riprovevole da parte dei media scrivere il curriculum della Bruzzone, la nuova criminologa consulente del Misseri, anteponendo a tutti gli articoli una lunga dissertazione che spazia sul quanto è bella, al se sia rifatta o al naturale.

La dialettica inaccettabile politico scandalistica dei media tra escort stagionate o teenagers e le maschionissime formose transessuali ormai permea tutto e chiunque. Soprattutto è inaccettabile che tale dialettica imponga alla donna un solo ruolo: quello dell'oggetto.

Chiarito questo punto ce n'è un altro ormai "assunto": Michele Misseri è un pallonaro, non si tratta di un incapace di intendere e di volere, bensì egli è probabilmente un soggetto impressionabile tal quale ad una sorta di "suonato" alla vecchia maniera pugilistica. Oppure, e forse è più calzante, il Misseri è il furbo "scemo" del paese.

Misseri non ha detto tutto, no. Ma cambia le sue versioni come se fosse un galletto banderuola. Così, molto oltre le critiche sterili dei media, devo dire che se avessi dovuto consigliare la Bruzzone se prendere o no il caso, l'avrei senz'altro consigliata per il no. Io avrei sconsigliato la Bruzzone per non rischiare un insuccesso a causa della passione di Misseri per le "bionde".

La famiglia Misseri ha già dato abbondante prova di saper gestire il ruolo dei media e conosce ed usa i difetti conosciuti di Misseri. Zio Miché è un ennesimo prodotto dei media, il bruto contadino che si perde nei lustrini scintillanti della televisione, resta affascinato da personaggi come Michelle Hunziker e Noemi Letizia, poi tenta l'approccio con la fotocopia casalinga, la piccola e innocente Sarah, di soli 15 anni.

Lo dimostra l'ultima confessione e il ritorno  al primo input del vilipendio sessuale al corpo. Sia che il fatto sia accaduto, ed io propendo di si perché la psicologia e il background dell'uomo inducono a ritenerlo "capace" di azioni simili con un alta percentuale di possibilità. Sia che il fatto non sia accaduto e si tratti di un particolare inserito come "in più", onde dirigere le attenzioni degli inquirenti sulla propria persona a copertura della figlia.

Se due più due continua a dare il risultato di quattro, la Bruzzone non può lavorare vicino a Misseri, perché avrà il suo assistito in stato catatonico e sotto effetto delle endorfine umane (sorta di  morfinoidi prodotti dal cervello), quindi in stato di anestesia autoindotta. Ecco così la risorgenza del primigenio meta programma auto accusatorio.

Detto questo, auguro comunque alla dottoressa Bruzzone di fare un buon lavoro, stante ella oggettivamente rischi che l'uomo la molesti sessualmente. E chissà che proprio gli effetti della sua presenza sul bugiardo Misseri, non inducano gli inquirenti a chiudere con successo le proprie indagini. In fondo, sono numerosissime le donne poliziotto o di altri corpi specialistici nel mondo, che usano la propria avvenenza per giungere a conclusione delle proprie indagini.

Destino invece che a me accada esattamente di essere "appunto" Loredana Morandi per veder concretizzarsi reati tutti gravissimi anche ai danni dello Stato, oltre che ai danni della popolazione. Oggi in corso il reato di apologia del reato di pedofilia e il raggiro di centinaia di donne via socialnetwork Facebook, a sostegno e senza vera carità per un pedofilo, ristretto e definito in carcere, a seguito degli abusi sessuali e violenti ai danni dei propri figli.

A compierlo, contestualmente minacciando ancora i miei figli (questa volta il maschio, dopo la denuncia per le minacce alla sorellina del 6 ottobre ultimo scorso) inoltre ingiuriando me, è personale dipendente dello Stato di una Questura e di una Procura Generale della Repubblica. Dietro questo caso nel caso, c'è un  probabile giro di turismo sessuale ai danni di minori. Ancora una volta: tutte le strade portano alle caverne di SessoChannel.


E io, denuncio. Forte di aver già dato con puntualità e a ragione l'allarme pedofili, dopo aver ammonito dozzine di persone a non percorrere la strada del crimine e visto conclamato il mio fiuto investigativo con un condannato a 9 anni di reclusione dai gruppi "contro Morandi", all'epoca dei fatti addirittura ristretto agli arresti domiciliari e coperto dagli amici.

Denuncerò, sì, tutto quello che si innestò per l'illecito arricchimento di pochi e onde privarmi degli effetti  e del ritorno professionale e personale del lavoro dato in sette mesi, comprensivo di una interrogazione parlamentare al Senato.


Oggi neppure Gioacchino Genchi, e soprattutto lui, ha più coraggio di ridere quando la Morandi dice "pedofili".

Loredana Morandi



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Di Loredana Morandi (del 16/11/2010 @ 01:08:16, in Sindacato, linkato 1152 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 15 novembre 2010
Prot. n. 250

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana comunica:


“Nel sistema italiano dell’informazione le richieste del risarcimento danni e della riparazione pecuniaria, insieme con le conseguenze penali previste dalla legge costituiscono ormai un’arma impropria largamente usata per dissuadere giornalisti ed editori a cimentarsi in inchieste scomode che vogliono rendere chiare le troppe zone grigie o oscure della società e del potere nel nostro Paese.

Gli effetti di questa normativa, che va in senso opposto alle legislazioni di Paesi come gli Usa e l’Inghilterra, sono devastanti per  molte testate e tanti singoli giornalisti, che non possono rischiare le proprie magre risorse in cause che si trascinano per anni.

Su questo tema mercoledì 17 novembre 2010 si svolgerà a Roma nella sede della Fnsi (Corso Vittorio Emanuele II, 349 con inizio alle 9.30) il convegno nazionale “Libertà d’informazione. Quanto costa e a chi”, promosso dalla Fnsi insieme alla Fondazione Libera Informazione. L’obiettivo è avviare un concreto iter parlamentare per modificare la legge vigente e sperimentare forme collegiali di assistenza su base regionale e territoriale per difendere i giornalisti che, in modo documentato, siano vittime di strumentali richieste di risarcimento e di querele temerarie.

Al dibattito sono invitati direttori e giornalisti di tutte le testate, avvocati, magistrati, rappresentanti delle organizzazioni della stampa, parlamentari di tutti gli schieramenti politici (con particolare riferimento alle Commissioni Giustizia e Affari Costituzionali della Camera dei Deputati).

Ad oggi hanno annunciato la loro presenza:

Carlo Malinconico Presidente Fieg, Enzo Iacopino Presidente Ordine dei giornalisti, Franco Siddi Segretario generale Fnsi, Milena Gabanelli (Report Rai 3), Claudio Riolo storico Università di Palermo, Luca Palamara Presidente Anm, Vladimiro Zagrebelsky, ex giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo, Valerio Spigarelli Presidente Unione camere penali, Darian Pavli dell’Open society justice iniziative, gli avvocati Caterina Malavenda, Oreste Flammini Minuto, Domenico D’Amati, Guido Columba Presidente Unione nazionale cronisti, Alberto Spampinato direttore Osservatorio Ossigeno.

Presiederà Roberto Natale Presidente Fnsi mentre coordinerà il dibattito Roberto Morrione  Presidente della Fondazione Libera Informazione”.
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UIL PA: 62 MILIARDI DI EURO IN SEI ANNI (2008-2013)
IL CONTRIBUTO  DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
AL RISANAMENTO DEI CONTI PUBBLICI



 
Le dichiarazioni odierne del Ministro per la Funzione Pubblica alla riunione del Comitato Public Governance dell'OCSE, svoltasi a Venezia, confermano nella sostanza ciò che noi abbiamo sempre denunciato: il costo della crisi della finanza pubblica italiana viene pagato in massima parte dalla pubblica amministrazione e dai lavoratori pubblici.

Ammontano infatti (secondo il ministro Brunetta) a circa 62 miliardi di euro dal 2008 al 2013 i "risparmi" di spesa a carico del settore pubblico. Tra questi, vanno inclusi anche i risparmi dovuti al mancato rinnovo dei contratti collettivi di lavoro per il triennio 2010-2012 e al blocco di·retribuzioni, progressioni, missioni, ecc. fino al 2013. Con grande amarezza, constatiamo che il ministro insiste nel giustificare tale assurda misura con l'esigenza di un "riallineamento strutturale delle retribuzioni tra lavoro pubblico e privato" per annullare un presunto e mai dimostrato "gap" (in realtà del tutto inesistente) verificatosi dal 2000 in poi.

Non possiamo, infine, non preoccuparci per l'annunciata riduzione dell'8,4% (circa 300.000 unità) dei posti di lavoro pubblici nei prossimi anni, per effetto del quasi-blocco del turn-over. Non si riesce davvero a capire come si possa·aumentare la produttività degli uffici pubblici (molti dei quali sono già vicini al collasso operativo) e migliorare la qualità dei servizi offerti alla collettività continuando a tagliare risorse e personale.

In qualsiasi contesto produttivo, pubblico o privato, l’incremento della qualità del prodotto passa attraverso un incremento degli investimenti, non certo attraverso una politica di tagli indiscriminati. Come UIL Pubblica Amministrazione non possiamo che ribadire, una volta di più, che l’attuale politica governativa in materia di lavoro pubblico produce un solo ed unico effetto: quello di abbattere irrimediabilmente gli standard dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione.

Questa, purtroppo, è la pesante eredità che il sistema Paese oggi si ritrova sulle spalle, principalmente a causa di una serie di scelte sbagliate sugli strumenti da utilizzare per ridare efficienza e competitività alla pubblica amministrazione italiana, portate avanti negli ultimi 2 anni e mezzo.

15.11.2010
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FUA INADEGUATO E PER MERITO



sabato, 13 novembre 2010

Questa mattina al Ministero della Giustizia sono stati definitivamente sottoscritti, dalla solita minoritaria compagine sindacale, gli accordi sui criteri di valutazione del personale per l’erogazione dei premi individuali relativi al triennio 2008-2010.

Confermate le ipotesi di accordo del 30 luglio 2010, l’unica novità consiste nel fatto che, a seguito dei rilievi espressi dalla Funzione Pubblica, anche ai dipendenti colpiti dalla sanzione disciplinare del rimprovero può essere attribuito il coefficiente di valutazione 1,1 (prestazione più che adeguata); peccato che la modifica è intervenuta dopo che i dirigenti hanno già effettuato la valutazione meno favorevole nei confronti dei lavoratori “rimproverati”!!

A tal proposito la RdB P.I. ha chiesto ed ottenuto la riapertura dei termini per la proposizione di eventuali contestazioni sulle schede di valutazione già formulate.

La RdB P.I. ha poi ribadito la sua contrarietà alla vergognosa distribuzione del salario accessorio su base meritocratica: l’esperienza degli ultimi giorni ha infatti confermato il totale fallimento del sistema di valutazione individuale, il cui merito è solo quello di far emergere la disomogeneità di comportamento dei responsabili degli uffici (valutatori) e di dividere i lavoratori, mortificandone l’impegno e la dignità.

Con l’occasione la RdB P.I. ha stigmatizzato il silenzio tombale dell’Amministrazione per l’assenza di direttive agli uffici periferici sul nuovo e controverso ordinamento professionale: tale atteggiamento, come più volte denunciato da questa O.S., ha provocato spiacevoli disguidi e forte tensione tra i lavoratori giacché ciascun capo di ufficio e dirigente amministrativo ha ritenuto di dare una personale interpretazione del nuovo contratto con il risultato di ottenere comportamenti disomogenei se non addirittura contrastanti.

A questo punto l’Amministrazione ha annunciato l’imminente divulgazione di una circolare esplicativa delle nuove attribuzioni del personale, la pubblicazione, entro la fine dell’anno, di tutte le graduatorie relative alle progressioni economiche, nonché il pagamento – ove possibile – di tutto il salario accessorio.

Ancora una volta sole promesse e futili impegni?

In ogni caso la RdB P.I. ed i lavoratori non staranno a guardare.
 

Sciopero nazionale dello straordinario
dal 15 novembre al 14 dicembre 2010

Sciopero nazionale del 25 novembre 2010
(dalle ore 10,30 alle ore 12,30)


Documenti

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Di Loredana Morandi (del 14/11/2010 @ 18:03:10, in Politica, linkato 1265 volte)
Una volta si diceva: una risata li seppellirà. Oggi invece no, perché siamo arrivati al "ridi che ti passa" (il mammagone). Dall'articolo di Sallusti rammento di aver scritto in merito ad un altro "patto scellerato"  nato tra Uolter e Sharon, in un periodo in cui si facevano addirittura le esercitazioni pro controllo panico in caso di attentati qui nella capitale e noi pacifisti eravamo lì sotto la pioggia con gli ombrelli, gli striscioni e le scritte "ma che state facendo?" Sallusti mi è simpatico e mi è dispiaciuto vederlo insultare dal sinistro baffuto, che nascostamente incontrava il Tarantini mesi or sono a Bari prima dello scandalo delle escort stagionate (ora è l'epoca delle teenagers), e per il quale mi piange il cuore perché è il solo a favore del popolo palestinese.Tutto per dire che, lato storico, le parole di Sallusti son quelle di tutti coloro che "pensanti" non si fanno del vecchio oppiaceo della santa osservanza. A destra come a sinistra, perché certa gente resta uguale in tutte le salse. Chi lo scrive ha sfidato con intelligenza 5 ministri dei governi di Papi, prodotto le tessere massoniche degli amichetti di un sottosegretario che tiranneggiava alcuni pm, ed ha avuto e la capacità di farsi rispondere in Tv da uno dei cinque, quello che non riceve mai i sindacati.
Tanto per parlar di massonerie, e a me piace, il de Magistris dell'articolo di Granzotto, dall'alto del pulpito nel regno dell'ignoranza, con la scusa dei comitati e delle agende rosse, si porta dietro tutti i raccomandati delle logge siciliane ex Kossiga. Qualcosa di mai visto per noi che abbiamo fatto "i girotondi". L.M."


Il patto scellerato Fini, Rutelli e Casini



di Alessandro Sallusti

La crisi partorisce un mostro al giorno. Ieri ha visto la luce un improbabile nuovo centro sull’asse Casini-Fini-Rutelli. I tre, stando alle dichiarazioni, presenteranno insieme una mozione di sfiducia al governo Berlusconi. Secondo gli osservatori esperti, quelli che negli ultimi diciotto anni non ne hanno mai azzeccata una, diciamo alla Giuliano Ferrara, si tratta del primo passo di un nuovo polo, il terzo, che potrebbe prendere le redini del Paese. Noi un po’ rozzi, che di politica non capiamo un’acca, restiamo invece scettici. Non capiamo, sarà un nostro limite, come possa stare insieme un centro formato da questi tre signori.

Il primo, Rutelli, è un ex radicale che, dopo aver tradito Pannella, si è candidato premier (sconfitto) di una coalizione cattocomunista (l’Ulivo), che ha successivamente tradito per mettersi in proprio, forte di uno 0,8 per cento di consensi.

Il secondo, Fini, è un ex fascista che ha rinnegato i valori del Ventennio per diventare berlusconiano di ferro, che, al momento decisivo, la nascita del Pdl, ha tradito Casini, al quale aveva promesso che mai e poi mai si sarebbe fuso con Forza Italia e che, più di recente, è storia nota, ha tradito pure Berlusconi.

Il terzo, Casini, è il leader del partito dei cattolici italiani e non ha mai fatto mistero di essere pronto ad allearsi con chiunque (laici, atei, mangiapreti) pur di vincere contro Berlusconi (in alcune Regioni e molti Comuni lo ha pure fatto).

Detto che tutti possono cambiare idea, è anche vero che alla fine ognuno resta quello che è. Quindi siamo di fronte a un trio formato da un fascista laicista, un radicale e un cattolico che si candidano a creare un partito di centro, quindi liberale e riformista. Quelli intelligenti, oggi diranno che la cosa è possibile.

Noi sosteniamo invece che l’unico tratto che i tre hanno in comune è quello di non aver lavorato mai un giorno in vita loro. Politici di professione, cresciuti a una scuola, la Prima Repubblica, che ha saccheggiato le casse dello Stato, producendo i disastri economici e sociali che ben conosciamo e dei quali ancora paghiamo dazio.

Non c’è nulla in questo patto scellerato che potrebbe reggere una prova elettorale prima e di governo poi. Voglio vedere Casini battersi a favore delle coppie omosessuali come imporrebbero Fini e Rutelli. Rutelli fare una campagna per non tassare i beni ecclesiastici come chiederebbe Casini. Voglio vedere Fini rimangiarsi le sue posizioni sulla bioetica per non irritare Casini. E via dicendo. No, di credibile e di logico in questo patto scellerato c’è solo una sete di potere personale. Che arriva al punto, in Casini, di annunciare la sfiducia al governo proprio nei giorni in cui il governo stesso sta diventando matto per trovare i 245 milioni di euro necessari a finanziare le scuole cattoliche e i 100 per garantire il prelievo Irpef del 5 per mille a favore del volontariato.

Insomma, sotto il cielo della politica italiana non c’è nulla di nuovo nonostante grida, annunci e proclami. Una montagna di parole non è ancora riuscita a partorire neppure un topolino che possa costituire un’alternativa all’attuale maggioranza. Il laboratorio antiberlusconiano lavora ventiquattro ore al giorno, ma gira a vuoto. Questo governo potrà anche cadere per via parlamentare, ma un altro diverso, nella forma e nella sostanza, al momento non c’è.

Il Giornale
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Di Loredana Morandi (del 14/11/2010 @ 17:49:15, in Politica, linkato 1373 volte)
Oggi per essere informati è necessario acquistare Il Fatto e Il Giornale, solo così la vostra informazione può essere completa Per leggerli è logico che bisogna perdonarli, Il Fatto per aver scassinato gli uffici giudiziari Milanesi, Il Giornale perché son tutti lì a intessere trame e dossier nei confronti di tutti coloro che parlano male del Premier. Non me ne voglia il cattivissimo intelligente Granzotto, perché rido in quanto vengo dalla visione dell'unica parte divertente della trasmissione "Vieni via con me..", cioè il monologo rivoluzionario del grande Benigni che, messo in mezzo all'autore Mondadori e il souvenir BankofItaly e pubblicato al "verde pecuniario" da Masi, si vede proprio che è comunista. L.M.


De Magistris ora che è imputato
"perla" di accanimento giudiziario


di Paolo Granzotto

Boia chi molla. Luigi De Magistris, eurodeputato dell’Italia dei valori, noto al grande pubblico per una burla giudiziaria a nome «Why not», non è un boia. E non molla. Non molla la cadrega di eurodeputato anche se, essendo stato rinviato a giudizio, avrebbe il dovere di farlo. Perché così dispone il codice etico e d’onore del suo partito (quello dei «valori»), il capataz del suo partito (quello della Mercedes), la direzione del Fatto quotidiano (il mattinale dei giustizialisti manettari) e la meglio società civile, ovvero la parte sana della nazione. Eppure, «non posso e non voglio mollare», risponde De Magistris a chi, ricordandogli le virtù civili della coerenza, sollecitava le sue dimissioni.
Il perché non vuole mollare è presto detto, basta fare due conti: 14mila euri per 12 uguale 168mila. Centosessantotto mila per cinque uguale 840mila. Tanto, in euri, si mette in saccoccia un eurodeputato nei cinque anni - garantiti - di eurolegislatura. Tanto si mette in saccoccia Luigi De Magistris, al quale ovviamente non passa nemmeno dall’anticamera del cervello di spegnere il motore finché il tassametro gira. Il perché non può dimettersi è più articolato e ricco di sorprese.

Tre sono gli assunti, il primo dei quali sembra uscire dalla bocca di un noto nemico del popolo, della democrazia e della Costituzione: «Sono uno dei pochi che ha denunciato la questione morale in magistratura»; «Solo i procedimenti penali nei miei confronti negli ultimi 3 anni sono circa 50»; «Sarà difficile che riesca a uscire indenne dallo tsunami (giudiziario) abbattutosi su di me»; «Il rischio è quello di procedimenti penali artatamente confezionati». Le ragioni del Cavaliere, da sempre ritenute dai paladini della legalità pretestuose se non ridicole, assumono così e grazie all’autorità orale di De Magistris la dignità della denuncia civile, oltre che di genuina, veritiera e condivisibile testimonianza di un odioso accanimento, di una spregevole persecuzione giudiziaria.

Il secondo e sorprendente assunto è che si fa presto a dire giustizia. Afferma infatti l’ex addetto ai lavori e provetto cultore della materia, che vige una giustizia bis da lui definita «burocratismo giudiziario». Per meglio spiegarci: se il magistrato incrimina un povercristo per omissione d’atti d’ufficio è giustizia. Se l’incriminato si chiama De Magistris è burocratismo giudiziario. Ovvero giustizia insidiosa, meschina, ricattatoria della quale, va da sé, l’euromilionario custode dei valori si dice vittima.

Il terzo assunto, il più esilarante, si rifà alla cavillosa pratica del distinguo. Dice De Magistris: «La questione morale politica non va ridotta al casellario giudiziario immacolato». Questa è davvero grossa. Non può nemmeno, aggiunge l’ex pm, esser soggetta alle «interpretazioni burocraticistiche» e questa è davvero bella. Mica è finita qui, manca l’acuto finale: «La politica e la legalità devono prevalere sul burocraticismo, assist al sistema contrario al sogno di un paese migliore».

Tutta quella fuffa, tutta quell’aria fritta, tutti quei luoghi comuni politicamente corretti, tutto quel discernere, da principe degli Azzeccagarbugli, tra giustizia e «burocratizia» per uscirsene poi con questo distinguo da furbetto del quartierino: «Ricordo che il rinvio a giudizio riguarda non la mia attività di politico, ma di pm». D’accordo, la pagnotta è la pagnotta. Però anche i princìpi sono i princìpi. Coi quali non è che si possa fare il gioco delle tre carte. Al dunque: l’incriminato - e nessuna gabola può convincere del contrario - è il De Magistris politico, non il De Magistris pm.

Pertanto, se il giuramento della Pallacorda Sinceramente Democratica impone al politico incriminato di togliere il disturbo e se De Magistris è uomo d’onore, virtuoso e coerente con le idee proprie e del suo socio Di Pietro, poche storie, smammi.

http://www.ilgiornale.it/interni/de_magistris_ora_che_e_imputato_perla_accanimento_giudiziario/14-11-2010/articolo-id=486727-page=0-comments=1
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Di Loredana Morandi (del 14/11/2010 @ 17:46:58, in Magistratura, linkato 1757 volte)
Calunnia a Woodcock
avvisi di garanzia
a 2 magistrati potentini



Quattro avvisi di garanzia riguardanti due magistrati della Procura generale, un imprenditore ed un autista dello stesso ufficio giudiziario, sono stati emessi dalla Procura della Repubblica di Catanzaro nell’ambito di un’inchiesta per calunnia ai danni dell’ex pm del capoluogo lucano, Henry John Woodcock. Pm che ora è sostituto procuratore della Repubblica a Napoli. Oltre a Woodcock sarebbe stato calunniato anche un ispettore di Polizia che collaborava con lui.

I due sostituti procuratori generali di Potenza che hanno ricevuto l’informazione di garanzia sono Gaetano Bonomi e Modestino Roca. Sui reati ipotizzati e sul ruolo svolto dai due magistrati, dall’imprenditore e dall’autista, viene mantenuto il silenzio più assoluto da investigatori ed inquirenti.

Tuttavia, è circolato il nome di Ugo Barchiesi, titolare di alcune aziende in Veneto e della tenuta di Serramarina, 210 ettari in agro di Bernalda, come quello dell’imprenditore raggiunto dall’avviso di garanzia.

Secondo il procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, titolare dell’inchiesta, Barchiesi si sarebbe rivolto a Bonomi per ottenere giustizia in quanto la Guardia di finanza gli aveva sequestrato l'azienda insieme ad un finanziamento pubblico ricevuto per realizzare il più grande frutteto bio del Sud Italia, una beauty farm Messeguè, un centro congressi ed un albergo per vip. Nella sua denuncia l’imprenditore aveva sostenuto che dietro quel sequestro c'era un complotto.

Ma Barchiesi, raggiunto telefonicamente, ha smentito di aver ricevuto alcun avviso di garanzia per calunnia ed ha affermato di non conoscere affatto l’ex pm di Potenza Woodcock ne di aver mai parlato di lui. «Ho conosciuto il dottor Bonomi – ha aggiunto Barchiesi – ma dopo 7 – 8 mesi che l’inchiesta su Serramarina era stata archiviata. Mai con lui ho parlato di quell’inchiesta. Confermo di avere presentato denuncia sulle vicende che mi hanno riguardato all’allora capitano dei carabinieri di Policoro, Pasquale Zacheo, ma di non aver fatto nomi di quelli che volevano impossessarsi di Serramarina. Dopo tutto quel che mi è successo, non verrò più in Basilicata. Sono lucano, amo il popolo lucano, ma non tornerò più. L’azienda la conduce egregiamente mio fratello Giuseppe».

Sull’avviso di garanzia al sostituto procuratore Bonomi c’è da registrare un comunicato del difensore del magistrato, Rocco Liccione: «Stupisce la circostanza secondo cui atti processuali la cui notifica era stata delegata ad organi di pg/ps per assicurare la necessaria riservatezza degli adempimenti, siano finiti in pasto alla stampa. Si resta in serena attesa degli esiti delle doverose quanto celeri investigazioni sui fatti indebitamente divulgati nell’assoluta consapevolezza della totale estraneità del dott. Bonomi a qualsiasi forma di reato e meno che mai di complotto o attacco nei confronti di suoi colleghi».

[fi. me.] [fa. am.]
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=382325&IDCategoria=12
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