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 nudo vietnamita ... by Do Duy Tuan... di Admin
 
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Io non posso nascondere reati.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 10/11/2010 @ 23:46:08, in Magistratura, linkato 1652 volte)
Finalmente un titolo intelligente su Panorama. Personalmente trovo bellissima l'allegoria usata dal giornalista, anche se non nascostamente insultante. I tre eccezionali magistrati "offesi: "la rossa" Ilda Boccassini, "il Bruti" al secolo Edmondo Bruti Liberati Procuratore della Repubblica di Milano e "il cattivo" vice procuratore aggiunto Armando Spataro (il magistrato che ha indagato la CIA e il Sismi) appartengono al mito. Il mito è tale anche al negativo, ed il giornalista Maurizio Tortorella si arrende al suo fascino. L.M.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/larossa_ilbruti_ilcattivo.jpg

Rubygate: la rossa , il Bruti e il cattivo


La Rossa, il Bruti e il Cattivo. Come nei migliori western all’italiana, la procura di Milano ha caricato (metaforicamente) le sue lunghe Smith & Wesson e si prepara all’ultimo duello con Silvio Berlusconi. Il Paese osserva lo scontro nascosto dietro le imposte, in un silenzio rotto dal sinistro rumore degli speroni, mentre una sottile polvere rossa si solleva in piccoli turbini. Davanti al presidente del Consiglio sono schierati in tre, abilissimi a maneggiare i codici: Ilda Boccassini, «la Rossa»; Edmondo Bruti Liberati, «il Bruti»; Armando Spataro, «il Cattivo», e anche l’unico dei tre a mostrare una sorprendente somiglianza con l’attore Lee Van Cleef, il vero Cattivo del mitico film di Sergio Leone.

Sì, sembra decisamente la parodia di uno spaghetti western l’ultima polemica politico-giudiziaria nata sulla vicenda di «Ruby Rubacuori», alias Karima Rashida El Mahroug, 18 anni appena compiuti: la marocchina su cui a Milano è stata aperta un’indagine per favoreggiamento della prostituzione e che è finita sotto i riflettori per le sue frequentazioni della villa di Arcore e per una telefonata del premier, fatta nella tarda serata del 27 maggio per evitarle una notte in questura e per favorirne l’affidamento provvisorio a Nicole Minetti, consigliere regionale del Pdl.

L'articolo prosegue su Panorama

Per un’intera settimana il film proiettato dai quotidiani ha riesumato le immagini del tribunale di Milano ai bei tempi di Mani pulite: sembrava quasi di rivederli, i magistrati del pool raccolti nella stanza di Francesco Saverio Borrelli, con le cravatte allentate e gli avvisi di garanzia mescolati ai proclami contro questo o quel provvedimento di legge. Per l’esattezza, il clima pareva tornato di colpo alla seconda stagione di Mani pulite, quando la procura milanese s’incaricò di sfidare processualmente il premier che nelle elezioni del 1994 aveva scompaginato i piani della «gioiosa macchina da guerra» di Achille Occhetto, dei reduci del Pci-Pds e dei loro alleati. All’epoca era stato proprio il pubblico ministero Boccassini a guidare le grandi inchieste contro il premier basandosi sulle testimonianze di Stefania Ariosto, fragile antiquaria: tanto che L’Espresso nel maggio 1996 le aveva dedicato una formidabile copertina, incitandola all’attacco giudiziario con un «Forza, Ilda!» che passò alla storia. In quegli stessi anni Bruti Liberati era procuratore aggiunto in Corte d’appello e soprattutto presidente di Magistratura democratica, la corrente di sinistra della categoria che combatteva una guerra ideologica contro il berlusconismo. Negli stessi anni Spataro, dopo un passaggio nel pool Mani pulite, si trasferiva alla Direzione distrettuale antimafia e rilanciava Movimento per la giustizia, una corrente sindacale delle toghe ancora più a sinistra (e più incattivita) di Md, piazzandola alla strenua opposizione di tutte le riforme del centrodestra.

Alla fine di un percorso che ha intrecciato indissolubilmente le loro vite, oggi la Rossa, il Bruti e il Cattivo si ritrovano a Milano, a fianco a fianco. Ilda Boccassini dal 2004 ha lasciato il pool dei reati contro la pubblica amministrazione, è passata a occuparsi di Brigate rosse e poi di mafia: dal 2009 è uno dei nove procuratori aggiunti e sulla sua scrivania è appena atterrata l’indagine su Ruby. Bruti Liberati, presidente dell’Associazione nazionale magistrati dal 2002 al 2004, e cioè nel periodo degli scontri più aspri con i governi berlusconiani, dal 6 maggio 2010 è il procuratore capo. Spataro dal 1998 al 2002 è stato al Consiglio superiore della magistratura, poi è tornato operativo, all’antiterrorismo milanese, e oggi è uno dei vice di Bruti Liberati: da giugno affianca al lavoro e all’impegno sindacal-politico le diuturne presentazioni del suo nuovo libro, l’autobiografico Ne valeva la pena (Laterza, 613 pagine, 16 euro), ogni volta approfittandone per lanciare strali al governo.

Insomma, i tre procuratori in campo sono un efficientissimo attacco a tre punte, per di più in un tribunale dove l’inchiesta sui maneggi della P3 lo scorso 21 ottobre ha costretto alle dimissioni Alfonso Marra, il procuratore generale che aderiva alla corrente moderata di Unicost e in tribunale era l’unico esponente di spicco non dichiaratamente di sinistra. Così, volente o nolente, Bruti Liberati guida oggi la procura più impegnata contro il presidente del Consiglio.

Sono almeno sei le inchieste, tra vecchie e nuove, che a Milano coinvolgono Berlusconi, le sue case o le sue aziende. Più datati sono i procedimenti che ipotizzano la corruzione del testimone David Mills, fondi neri per la Mediatrade e la Mediaset, e il riciclaggio della Banca Arner, di cui Berlusconi è cliente e attraverso cui ha acquistato la sua villa di Antigua. Nuove sono l’indagine su Ruby Rubacuori e quella, parallela, che è stata trasferita il 3 novembre dalla procura di Palermo e tratta di presunti festini a base di sesso e droga avvenuti ad Arcore, di cui hanno parlato la pentita di mafia Perla Genovesi e la escort Nadia Macrì.

Va detto che in primavera, quando Bruti è tornato a Milano da procuratore, ha quasi ricevuto più applausi a destra che a sinistra: archiviata la stagione barricadera dell’Anm, Bruti da tempo aveva assunto posizioni moderate, tanto che per lui ha votato anche Michele Saponara, membro del Csm eletto dal Pdl. E dopo la nomina il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha detto: «Firmerei subito la ratifica, perché Bruti è un magistrato di grande spessore e preparazione». Ancora tre mesi fa, in un convegno organizzato dal Csm sulla riservatezza delle indagini, Bruti ha pronunciato parole d’oro sulle fughe di notizie, descritte come «una pestilenza per le indagini, un’offesa per gli indagati e uno scempio per il diritto, perché esportano sui giornali ciò che sui giornali non può mai essere giusto: il processo».

Così è stata grande la sorpresa quando, martedì 26 ottobre, Il Fatto quotidiano ha rivelato le prime, confuse notizie sul caso Ruby, sostenendo che nei confronti di Berlusconi la procura aveva aperto un’inchiesta e ipotizzando potesse trattarsi di corruzione di minore (un reato che peraltro dal febbraio 1996, per riforma del governo Prodi, si applica soltanto a chi compia atti sessuali con chi abbia meno di 14 anni). Il giorno stesso Bruti ha smentito l’esistenza stessa di un’inchiesta o di una denuncia. L’indomani ha dettato alle agenzie di stampa: «Non ho più nulla da aggiungere, e per molti giorni la procura di Milano non rilascerà più dichiarazioni in merito».

Sono bastate 48 ore, invece, e la fuga di notizie sui quotidiani è stata totale, con un diluvio di pagine d’indiscrezioni e di verbali integrali su Ruby e sulle sue scorribande: la sola Repubblica, dal 28 ottobre al 3 novembre, gliene ha dedicate addirittura 34. Un’emorragia di segreti e d’indiscrezioni sgargianti, che ha trasformato un caso giudiziario in affaire politico di primo livello e imposto un clamoroso giro del mondo al presunto scandalo. Stridente il contrasto con quanto era avvenuto pochi giorni prima, quando la procura di Roma aveva annunciato il proscioglimento di Gianfranco Fini, presidente della Camera, dall’accusa di una truffa sulla compravendita dell’appartamento di Monte-Carlo finito nelle mani di suo cognato Giancarlo Tulliani: mai da quel tribunale era trapelata la notizia che Fini fosse stato indagato. Non ne era uscito nemmeno un verbale.

Sì, è vero che poi il 2 novembre Bruti ha chiuso il caso, dichiarando che identificazione, fotosegnalazione e affidamento della minore sono stati svolti in modo corretto » e così negando che Berlusconi abbia compiuto abusi con la sua telefonata del 27 maggio a favore di Ruby-Karima. Poi ha aggiunto che «l’affidamento di Ruby al consigliere regionale Minetti è parso a tutti una soluzione ragionevole». Ma resta il fatto che la giovane marocchina è stata interrogata tre volte dai pm milanesi inizialmente incaricati dell’indagine, il procuratore aggiunto Pietro Forno e il sostituto Antonio Sangermano che in effetti si occupano proprio di reati sessuali («Mi hanno chiesto solo di Silvio» ha dichiarato lei, aggiungendo che gli interrogatori sarebbero stati non tre, ma addirittura 23), e che poi lo stesso Bruti alla fine d’ottobre ha fatto transitare il fascicolo sul tavolo della ben più aggressiva Boccassini, fin qui titolare di grandi inchieste antimafia.

Grintosa come sempre, Ilda ha indagato e interrogato senza posa, anche nel dì di festa del 1° novembre. Si vedrà dove arriverà. Spataro, comunque, ha già messo le mani avanti: «A me pare che questa vicenda sia ancora oggetto di accertamenti» ha detto, nemmeno due ore dopo l’annuncio «distensivo» del suo capo. «Credo sia necessario dare tempo a chi se ne sta occupando di lavorare. Conseguenze e valutazioni si potranno trarre alla fine».

Intanto è facile prevedere che presto si tornerà a discutere di giustizia da riformare. E ancora una volta la parola tornerà a Spataro. Il 28 ottobre è stato lui a sparare un intero caricatore contro il lodo Alfano: «Mi scandalizza» ha proclamato. E ha aggiunto: «Ma sì, la facciano pure questa riforma della giustizia. Comunque la cancelleremo, perché dovrà essere sottoposta al referendum confermativo: allora ritroveremo lo stesso spirito del 2006, quando fu cancellato il decreto legislativo sulla devolution». Dimentica forse che i magistrati le leggi non le fanno, né le cancellano, ma le applicano. Però un po’ va capito. Del resto, accanto alla Rossa e al Bruti, nel terzetto il Cattivo è lui.



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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 18:24:33, in Magistratura, linkato 1480 volte)
Il comunicato trasmesso dalla Giunta romana della ANM è stato firmato da ben ottantadue magistrati delle sezioni penali.


Associazione Nazionale Magistrati

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/anm_100_anni.jpg

Sezione del Distretto di Roma

 

All’esito dell’assemblea dei magistrati   tenutasi  il giorno 28 ottobre 2010, sentiti i colleghi e preso atto dell’unanime orientamento emerso, la Giunta distrettuale dell’Anm di Roma

DENUNCIA

i gravissimi  effetti determinati dall’entrata in vigore del CCNI riguardante il personale amministrativo, che esclude  l’impiego del personale Unep nelle mansioni di   ufficiale giudiziario di udienza;

che tale situazione è destinata a creare ulteriori gravissimi disservizi presso le Cancellerie, il cui personale, già carente e destinato a diminuire progressivamente sino al 2014,  dovrà necessariamente essere destinato a tale  servizio;

RILEVA

che in un processo penale incentrato sulla formazione della prova in dibattimento la presenza dell’ufficiale giudiziario in udienza costituisce ausilio irrinunciabile per lo svolgimento del processo, essendogli demandati non solo il compito di chiamata delle parti,  ma altresì quelli  di curare che non sia turbato l’ordine dell’udienza,  di impedire qualunque comunicazione fra i testimoni esaminati e quelli da esaminare e  tra questi ultimi e gli estranei,  ed, ancora, di vigilare  perchè i testimoni non assistano al dibattimento prima di essere esaminati, funzioni tutte essenziali per la corretta assunzione della prova;

RIBADISCE

che i magistrati non intendono prestare ulteriore supplenza alle carenze dell’amministrazione, poiché foriera di defatiganti protrazioni dell’udienza, di possibili errori e invalidità,  ne’ intendono rinunciare all’assistenza del personale e agli strumenti previsti dalla legge  per lo svolgimento dell’attività giurisdizionale;

COMUNICA

che i magistrati del Tribunale di Roma  in caso di assenza all’udienza dibattimentale di personale addetto alle funzioni di ufficiale giudiziario, saranno costretti a disporre  il rinvio dei processi.


La Giunta distrettuale Anm di Roma


La Rassegna


Giustizia/ Anm Lazio: senza ufficiali giudiziari stop ai processi

Affaritaliani.it - ‎6 ore fa‎
"All'esito dell'assemblea dei magistrati tenutasi il giorno 28 ottobre 2010, sentiti i colleghi e preso atto dell'unanime orientamento emerso, ...

Giustizia, la protesta dei magistrati: senza ufficiali giudiziari ...

Il Messaggero - ‎7 ore fa‎
ROMA (9 novembre) - I magistrati del Tribunale di Roma «in caso di assenza all'udienza dibattimentale di personale addetto alle funzioni di ufficiale ...
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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 18:20:06, in Magistratura, linkato 1439 volte)
Giustizia, accolto ricorso Trifuoggi.
Annullata nomina procuratore Roma


PESCARA. Sono stati accolti i ricorsi dei procuratori Nicola Trifuoggi e Salvatore Cantaro: secondo il tribunale amministrativo i profili dei due magistrati sarebbero stati sottostimati.

Il Tar del Lazio ha annullato la nomina di Luigi Ciampoli a Procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma.

Lo hanno deciso i giudici della prima sezione, presieduti da Giorgio Giovannini, accogliendo i ricorsi di Nicola Trifuoggi, Procuratore della Repubblica di Pescara, di Salvatore Cantaro, sostituto procuratore generale a Roma, da poco in pensione.

Nell'accogliere i ricorsi proposti dai due magistrati la prima sezione del Tar del Lazio ha ritenuto in primo luogo che nella valutazione del ricorrenti da parte del Csm «non ha trovato adeguata considerazione il profilo dell'attitudine specifica alle funzioni da conferire», che viene indicata «quale fondamentale parametro di riferimento nel quadro della selezione dei magistrati».

I giudici hanno poi sottolineato come «valenza concretamente premiante» le esperienze professionali dei magistrati Trifuoggi e Cantaro nel corso delle quali entrambi hanno «dimostrato il possesso di qualità organizzative e di coordinamento delle attività dell'organismo requirente che, invero, non arricchiscono il pur lusinghiero profilo professionale del controinteressato (Ciampoli. Ndr) in ragione dell'omesso svolgimento, nel corso della carriera, di omogenee funzioni direttive». Nello specifico, il Tar ha ritenuto di non poter omettere di sottolineare «l'evidente sottostima dal Csm riservata» ai profili attitudinali specifici di Trifuoggi e Cantaro, per i quali un «corretto apprezzamento avrebbe dovuto necessariamente condurre ad una ben diversa valutazione per la pregressa esperienza maturata».

Ecco perché il Tar ha deciso di annullare la delibera con la quale il Plenum del Csm il 21 dicembre 2009 ha conferito a Luigi Ciampoli l'ufficio di Procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma, «con riserva di successive determinazioni ad opera dell'organo di autogoverno, al quale è conseguentemente rimessa una rinnovata valutazione della posizione» dei ricorrenti.

Non solo; i giudici amministrativi hanno condannato il ministero della Giustizia e lo stesso Csm al pagamento delle spese di giudizio.

Proprio nei giorni della decisione il procuratore capo della Procura di Pescara venne travolto da una serie di polemiche per un 'fuori onda' televisivo mentre era al fianco del presidente della Camera Gianfranco Fini in occasione della giornata conclusivo del Premio Borsellino, il 6 novembre dello scorso anno a Pescara.

Berlusconi «confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo: magistratura, corte dei conti, cassazione, capo dello Stato, Parlamento. Siccome è eletto dal popolo...», disse Fini. «Ma io gliel'ho detto. Confonde la leadership con la monarchia assoluta. Poi in privato gli ho detto: ricordati che gli hanno tagliato la testa a... quindi 'statte quieto' ", replicando a una battuta del procuratore Trifuoggi che si riferì a Berlusconi dicendo «E' nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l'imperatore romano».

Prima da Noi - 09/11/2010 9.34
http://www.primadanoi.it/modules/articolo/article.php?storyid=1785

La Rassegna

Il Tar annulla la nomina di Ciampoli a procuratore generale presso ...

Il Sole 24 Ore - ‎21 ore fa‎
Il Tar del Lazio ha annullato la nomina di Luigi Ciampoli a Procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma. A prendere la decisione i giudici della ...

Corte d'Appello di Roma: Trifuoggi torna in corsa

abruzzo24ore.tv - ‎1 ora fa‎
Il Procuratore capo della Repubblica di Pescara Nicola Trifuoggi torna in corsa per l'ufficio di procuratore generale della Corte d'Appello di Roma. ...

Trifuoggi vince il ricorso al Tar per la Corte d'Appello di Roma

Il Centro - ‎7 ore fa‎
Riaperti i giochi per la procura generale della Corte d'Appello. Il verdetto: "Sottostimata la carriera del procuratore di Pescara". ...

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PrimaDaNoi.it - ‎8 ore fa‎
PESCARA. Sono stati accolti i ricorsi dei procuratori Nicola Trifuoggi e Salvatore Cantaro: secondo il tribunale amministrativo i profili dei due magistrati ...
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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 18:07:01, in Magistratura, linkato 1319 volte)
Tutto è bene quel che finisce bene. L.M.

il presidente del consiglio definì «famigerato» il magistrato impegnato nel processo mills

Il Csm: sì alla tutela del pm De Pasquale
«Il premier ne ha leso il prestigio»

La decisione della Prima Commissione in merito all'intervento di Berlusconi alla festa del Pdl a Milano

MILANO - Con le parole pronunciate a inizio ottobre in occasione del suo intervento alla festa del Pdl a Milano il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha leso il prestigio dell'ordine giudiziario e del pm del processo Mills Fabio De Pasquale: è questa la conclusione alla quale è giunta a maggioranza la Prima Commissione del Csm che, con il voto contrario del laico della Lega Matteo Brigandì, ha deciso di procedere con un intervento a tutela del magistrato milanese.

LE PAROLE DEL PREMIER - Nel suo discorso a Milano Berlusconi definì «famigerato» De Pasquale, parlò di «un'associazione a delinquere nella magistratura» e notò che «tre diversi collegi, quello di primo grado, secondo grado e la Cassazione hanno asseverato» la tesi del pm del processo Mills «dimostrando quindi che c'è un accordo fra i giudici di sinistra che vuole sovvertire il risultato delle elezioni». Inoltre il premier evidenziò che De Pasquale era «lo stesso pm che disse a Cagliari che il giorno dopo l'avrebbe messo in libertà e poi è andato in vacanza», ricordando che «il giorno dopo Cagliari si è tolto la vita». Affermazioni ritenute gravi dalla Prima Commissione che nei prossimi giorni redigerà un documento da sottoporre all'esame del plenum.

L'IMPEGNO DI NAPOLITANO - Erano stati tutti e 16 i consiglieri togati e il laico del Pd Glauco Giostra a chiedere l'apertura di una pratica a tutela del De Pasquale, dopo che era fallito il tentativo di arrivare a una presa di posizione comune anche con i laici del Pdl e della Lega. E a sollecitare il vicepresidente del Csm Michele Vietti a esprimere al capo dello Stato la loro «profonda preoccupazione» per le «ennesime gravissime dichiarazioni», di Berlusconi che - scrissero in quella occasione - minano la credibilità delle istituzioni e rischiano di delegittimare la magistratura tutta«. Un timore espresso da Vietti nell'incontro del 13 ottobre scorso con il presidente della Repubblica nel corso del quale Napolitano ribadì il «suo costante impegno per l'esercizio rigoroso delle prerogative costituzionali del Csm». (Fonte Ansa)

Corriere Sera


La Rassegna

Via libera alla tutela per De Pasquale

La Repubblica - ‎22 ore fa‎
ROMA - Le parole di Silvio Berlusconi, che definì "famigerato" il pm del processo Mills e parlò di "un'associazione a delinquere nella magistratura", ...

Csm, premier ha leso prestigio giudici

ANSA.it - ‎08/nov/2010‎
(ANSA) - ROMA, 8 NOV - Il premier Berlusconi ha leso il prestigio dell'ordine giudiziario e del pm del processo Mills Fabio De Pasquale per i giudizi ...

Csm, tutela per il pm del processo Mills: "Berlusconi ha leso il ...

Adnkronos/IGN - ‎08/nov/2010‎
Roma - (Adnkronos) - La Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura si è riunita e ha deciso a maggioranza di tutelare il magistrato Fabio ...

Csm: "Berlusconi ha leso il prestigio della magistratura"

Libero-News.it - ‎08/nov/2010‎
l presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, con le sue parole alla festa del Pdl a Milano, ha leso il prestigio della magistratura e del pm ...

Csm: "Il premier ha offeso pm"

TGCOM - ‎08/nov/2010‎
Le parole del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla festa del Pdl a Milano hanno leso il prestigio della magistratura e del pm del processo ...

Csm, ok alla tutela per pm De Pasquale

L'Essenziale - ‎10 ore fa‎
Il Consiglio superiore della magistratura ha deciso a maggioranza di tutelare il magistrato Fabio De Pasquale, il pm del processo Mills definito ...

CSM: SÌ TUTELA PM CASO MILLS, PREMIER HA LESO PRESTIGIO

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(08/11/2010) - Ha leso il prestigio della magistratura nel suo complesso e in particolare del sostituto procuratore di Milano Fabio de Pasquale, ...

Csm su De Pasquale: Berlusconi ha leso il prestigio del Pm

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ROMA - Fabio De Pasquale, il pm che si è occupato del processo Mills e che Silvio Berlusconi definì con molta disinvoltura "famigerato" e facente parte di ...

Csm: premer offese magistratura Sì a tutela del pm De Pasquale

Trentinoweb - ‎20 ore fa‎
Silvio Berlusconi nel giro di tre giorni ha attaccato pubblicamente, per due volte, il pm di Milano, Fabio De Pasquale , che rappresenta l'accusa al ...

Attacchi di Berlusconi alla magistratura: Csm tutela il pm De Pasquale

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L'aver candidamente affermato, se pur in circostanze tutt'altro che istituzionali, che «ci sarebbe da chiedere una commissione parlamentare che faccia nomi ...

Csm: Berlusconi ha "leso il prestigio della magistratura e di De ...

Vita di Donna Community - ‎22 ore fa‎
Il Csm scende in campo con una presa di posizione netta a difesa del pm del processo Mills, Fabio De Pasquale. La prima Commissione del Consiglio Superiore ...

Mills, Csm: sì a tutela pm De Pasquale dopo accuse premier

Reuters Italia - ‎08/nov/2010‎
ROMA (Reuters) - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha leso il prestigio del pm del processo Mills. Lo ha stabilito oggi la Prima commissione del ...
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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 18:04:38, in Politica, linkato 1129 volte)
Finanziaria: Giustizia chiede
190 mln euro in più per 2011
 

(ANSA) - ROMA, 8 NOV - Centonovantamilioni di euro: e' la somma in piu' che il ministero della Giustizia ha chiesto all'Economia per garantire, in particolare, il funzionamento degli uffici giudiziari. In sede di ddl di bilancio il capitolo giustizia ha ottenuto, per il 2011, 7 miliardi e 203 milioni di euro, di cui il 97,3% per le spese correnti e il 2,7% per quelle in conto capitale.

Si tratta di fondi ritenuti insufficienti dai tecnici del Guardasigilli Angelino Alfano che puntano ad ottenere altri 190milioni di euro, cosi' ripartiti: 80 milioni per le spese di funzionamento degli uffici giudiziari (costi di cancelleria, fotocopiatrici, etc); 70 milioni per le spese di giustizia (per periti, consulenti, patrocinio a carico dello Stato, giudici popolari etc); 40 milioni di euro in piu'  per le intercettazioni. (ANSA).

BAO 08-NOV-10 14:15
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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 17:59:39, in Magistratura, linkato 1406 volte)

Savona, giustizia: stato di agitazione dei vice procuratori onorari


Savona. A Savona lo sciopero dei vice procuratori onorari alla fine è stato revocato ma resta lo stato di agitazione proclamato per questa settimana in vista della scadenza ordinamentale del contratto per il prossimo 31 dicembre, già soggetto a proroga. Una fase di stallo che potrebbe mettere a dura prova la macchina della giustizia savonese, interessata da tagli e riduzioni di organici.

Secondo quanto riferito in caso non arrivi il decreto legge sul nuovo contratto, come previsto, saranno a rischio diversi procedimenti, così come la stessa organizzazione giudiziaria in relazione all’apertura, per la fine di novembre, della sezione distaccata della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Albenga.

Il procuratore capo Francantonio Granero prenderà carta e penna per scrivere al Ministero di Grazia e Giustizia per illustrare la difficile situazione che si prospetta per il Savonese se non arriverà uno sblocco nel contratto ordinamentale per i vice procuratori onorari.

IVG.it

* * *

Giustizia, nuovo sciopero dei magistrati onorari


La Federmot, principale associazione di magistrati dopo l’Anm, con più di 3.800 giudici onorari di tribunale e vice procuratori della Repubblica, indice una astensione nazionale delle proprie attività di udienza e di indagine dall’8 al 12 novembre. I motivi sono così sintetizzati dal Coordinatore circondariale presso il Tribunale di Agrigento Dott. Roberto Gambina. “Negli ultimi anni si è atteso che i vari Governi promuovessero il riordino della giustizia ordinaria e, in particolare, in linea con quanto espressamente annunciato nei programmi elettorali, della magistratura onoraria, la quale amministra oltre il 60 % degli affari giudiziari civili e circa il 50 % degli affari giudiziari penali.


La FEDER.M.O.T. si è determinata ad assumere tale iniziativa dopo aver preso atto che il disegno di riforma della magistratura onoraria – i cui contenuti, anticipati un anno fa, non soddisfano, peraltro, le esigenze del Paese e le richieste della categoria – non è stato presentato nel termine, più volte differito, indicato dal ministro Alfano per il tramite del sottosegretario Caliendo. La FEDER.M.O.T., pur rilevando che il 29 settembre, nel discorso sulla fiducia tenuto alle Camere, il Presidente del Consiglio ha manifestato la volontà di riformare la magistratura onoraria e di definire un piano straordinario per lo smaltimento delle cause civili pendenti, ricorda che, il 31 dicembre prossimo, cesseranno dalle loro funzioni tutte le toghe onorarie di tribunale, rendendo necessaria, a oltre 10 anni dalla loro introduzione nell’ordinamento giudiziario, l’ennesima proroga d’urgenza, al di fuori di un organico progetto di riordino delle funzioni e del trattamento giuridico-economico della categoria”. Al tribunale di Agrigento, oggi, l’adesione è stata massiccia.

Agrigento web
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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 17:57:28, in Magistratura, linkato 1382 volte)
GIUSTIZIA: STEFANO ZAMMUTO
PRESIDENTE ANM AGRIGENTO


AGRIGENTO (ITALPRESS) - Cambio ai vertici dell'Associazione nazionale magistrati di Agrigento. Il nuovo presidente della sottosezione del sindacato delle toghe e' Stefano Zammuto, giudice per le indagini preliminari del palazzo di giustizia.

Prende il posto di Diego Ragozini. Il nuovo segretario e' Luca Sciarretta, sostituto procuratore della Repubblica che subentra ad Adriano Scudieri, anche lui sostituto procuratore che e' stato trasferito all'ufficio inquirente di Milano.

(ITALPRESS). red 08-Nov-10 22:08 NNNN
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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 16:30:32, in Indagini, linkato 1377 volte)
Il caso Murolo imperversa su Facebook, volano le minacce, ed è dalla fine di settembre 2010 che la storia prosegue. A quanto leggo, alcune versioni dichiarano che l'arresto definitivo dell'uomo è avvenuto un giorno prima della sentenza della Cassazione. Altre subito dopo.
E' cosa certa che l'uomo abbia tentato di "sporcare le mani" a destra e a manca aggrappandosi alle persone disperato, ottenendo finanche di essere "chiamato" al telefono in casa propria da persone tutte circuite.  Azioni queste prodotte dal più che probabile spavento per la prospettiva del carcere definitivo, stante avesse tentato fin dal primo grado di giudizio la via dello "sconto di pena" con il "rito abbreviato", che contestualizza una reale ammissione di colpevolezza (a quanto mi dicono lui spiegava un po' a tutti che era stato mal consigliato dall'avvocato).

In ultimo, l'uomo inveiva "letteralmente" anche contro coloro che lo hanno usato, associandolo al sito del porno commerciale di Cagliari e alla sua pagina Facebook contro Morandi. Perché Cagliari è una cittadina dove tutti si conoscono. E tutti conoscono Pirate Bay, le cui lunghe mani non possono dimostrare in alcun modo di non conoscere la Legge, anche oggi mentre minacciano.

Solo la vera Carità è Giustizia.

Per completezza dedico la Sentenza 37151 della seconda sezione penale della Suprema Corte di Cassazione. depositata il 18 ottobre 2010, in merito alla revoca dei domiciliari per le attività su Facebook a tutti coloro che si battono contro l'omertà nei confronti del pedofilo e che hanno subito un vero e proprio raggiro dall'uomo, che scriveva dagli arresti domiciliari ed in aperta violazione alle disposizioni della magistratura.


Corte di Cassazione Penale
- sezione seconda -
Sentenza n. 37151 del 18/10/2010


- Misure cautelari personali - Arresti domiciliari - Violazione delle prescrizioni -

Qualora dimostrata, la comunicazione con terzi attraverso "Facebook" viola la generica prescrizione di "non comunicare con persone diverse dai familiari conviventi". Difatti questa va intesa nella accezione di divieto non solo di parlare con persone non della famiglia e non conviventi, ma anche di entrare in contatto con altri soggetti, dovendosi ritenere estesa, pur in assenza di prescrizioni dettagliate e specifiche, anche alle comunicazioni, sia vocali che scritte attraverso internet.


IN FATTO

Il G.I.P. dei Tribunale di (OMISSIS), con ordinanza in data 10 maggio 2010, rigettava la richiesta del PM di sostituzione, nei confronti di P. R. e M. G., della misura degli arresti domiciliari con la custodia in carcere per avere gli stessi violato la prescrizione loro imposta di non comunicare con persone diverse dai familiari conviventi, comunicando via internet, sui sito "Facebook", con altre persone.

Proponeva ricorso per cassazione il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di (OMISSIS) ritenendo integrata la violazione della prescrizione di non comunicare con altre persone, imposte in sede di concessione della misura cautelare, stante i contatti intrattenuti con altre persone dagli imputati attraverso la rete.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è fondato.

La generica prescrizione di "non comunicare con persone diverse dai familiari conviventi" prevista dall'articolo 276, comma uno, c.p.p., va intesa nella accezione di divieto non solo di parlare con persone non della famiglia e non conviventi, ma anche di entrare in contatto con altri soggetti, dovendosi ritenere estesa, pur in assenza di prescrizioni dettagliate e specifiche, anche alle comunicazioni, sia vocali che scritte attraverso internet. L'uso di internet non può essere vietato tout court ove non si risolva in una comunicazione con terzi, comunque, attuata, ma abbia solamente funzione conoscitiva o di ricerca, senza di entrare in contatto, tramite il web, con altre persone.

La moderna tecnologia consente oggi un agevole scambio di informazioni anche con mezzi diversi dalla parola, tramite Web, e anche tale trasmissione di informazioni deve ritenersi ricompresa nel concetto di "comunicazione", pur se non espressamente vietata dal giudice, dovendo ritenersi previsto nel generico "divieto di comunicare", il divieto non solo di parlare direttamente, ma anche di comunicare, attraverso altri strumenti, compresi quelli informatici, sia in forma verbale che scritta o con qualsiasi altra modalità che ponga in contatto l'indagato con terzi ("pizzini", gesti, comunicazioni televisive anche mediate, etc.).
 
L'eventuale violazione di tale divieto va, comunque, provato dall'accusa e non può ritenersi presunto, nella fattispecie, dall'uso dello strumento informatico.

Non risulta, nella specie, alcuna motivazione da parte del G.I.P., in ordine all'eventuale comunicazione con terzi, posta in essere dall'indagato attraverso Facebook.

Va, quindi, annullato il provvedimento impugnato con rinvio al Tribunale di (OMISSIS) per nuovo esame.

P.Q.M.

Annulla l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di (OMISSIS) per nuovo esame.
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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 15:59:53, in Politica, linkato 1189 volte)
De Magistris rispetti il
codice etico di Italia dei Valori!



Lettera aperta a Luigi De Magistris
Caro Luigi,
ho appreso oggi che saresti stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Salerno per il"delitto p. e p. dall'art. 328 co 1° CP perché, quale sostituto procuratore in servizio presso la Procura della Repubblica di Catanzaro ed assegnatario del procedimento penale n.2552/05/Mod.21 a carico dei magistrati di Potenza IANUARIO ROBERTA e IANNUZZI ALBERTO, omettendo di procedere alle indagini ordinate ai sensi dell'art.409 co. 4° CPP dal GIP presso il Tribunale di Catanzaro...indebitamente rifiutava di compiere un atto del suo ufficio...".

- omissis -


Domanda il giornalista: Scusi, per il sindaco (imputato) di Salerno Vincenzo De Luca c’è una questione morale, per l’europarlamentare (imputato) Luigi de Magistris no. Dov’è la differenza?
Risposta: «Sta nel reato»
Se è tutto vero,  tu hai il dovere di osservare quel codice etico che tu stesso hai contribuito a scrivere. Le tue risposte sono assolutamente strabilianti e gravissime. Credevo che il ricorso alla teoria del complotto fosse una delle tipiche forme di difesa di quella politica(a partire da Berlusconi) che noi osteggiamo e per la quale abbiamo fondato Italia dei Valori. Credevo che le critiche alla politicizzazione di una magistratura in grado di bloccare l’attività di un politico fosse patrimonio di gente come Cicchitto, Bonaiuti, Angiolino Alfano e non certo di esponenti di Idv. Credevo che “i clamorosi errori giudiziari” fosse una frase costantemente in bocca a Silvio Berlusconi.
Le accuse che ti vengono rivolte sono assai gravi per un magistrato e non possono essere derubricate alle querele per diffamazione (rispetto alle quali credo anch’io che non meritino di essere considerate dal nostro codice etico).
Tra l’altro mi pare giusto ricordare che anche per effetto dei tuoi attacchi un nostro ex parlamentare, Americo Porfidia, solo indagato e non come te rinviato a giudizio, e per fatti privati (non inerenti un’attività pubblica) è stato costretto ad autosospendersi dal partito trasferendosi al gruppo misto.
Sarebbe davvero sorprendente se dovessimo scoprire che anche in Italia dei Valori “la giustizia non è uguale per tutti” e che c’è qualcuno che è “più uguale degli altri”.
Poiché leggo che l’udienza avrà luogo tra circa un mese e se davveri credi nei principi sui quali il nostro partito è stato fondato, io ti invito a rispettare il codice etico di Italia dei Valori evitando di crearci gravi danni e di esporci a facili aggressioni politiche da parte dei nostri avversari.

- omissis -

Antonio Borghesi
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Di Loredana Morandi (del 08/11/2010 @ 16:58:39, in Magistratura, linkato 1504 volte)

SCELTE «CORAGGIOSE»

«Io, già capo dei pm, torno a fare
il sostituto procuratore in trincea»

Il magistrato Petralia, per dieci anni al vertice della procura di Sciacca, sceglie la sede "disagiata" di Marsala

PALERMO - Chi è convinto che, per un magistrato di lungo corso, la carriera sia la principale ambizione, almeno nel caso di Dino Petralia sarà costretto a ricredersi. Per dieci anni procuratore capo a Sciacca, poi sino al luglio scorso consigliere del Csm, ora il magistrato palermitano che iniziò il suo percorso nel 1980 a Trapani, torna a fare il semplice sostituto. E torna in trincea, nella procura di Marsala, sede «disagiata» prossima alla paralisi: in servizio sono rimasti solo un pm sugli otto previsti e il procuratore capo Alberto Di Pisa.

SCELTA CORAGGIOSA - Perché questa scelta? Per «dare una mano ai colleghi», risponde il magistrato, esponente della corrente dell'Anm Movimento per la giustizia, «perché dopo essermi occupato per alcuni anni soprattutto di questioni organizzative mi sembra giusto mettere la mia esperienza al servizio delle situazioni più difficili». Leggasi procure e tribunali del Sud che, come Marsala, sono con l’acqua alla gola per mancanza di magistrati. Ma con la sua scelta Petralia vuole anche lanciare un segnale: «Nelle sedi disagiate, e soprattutto nelle procure, la situazione continua ad essere disastrosa; per questo anche i magistrati anziani dovrebbero mobilitarsi: è un’assoluta necessità. Soprattutto chi ha esperienza e voglia di fare deve trovare il coraggio e la forza». Una scelta non isolata la sua, visto che un altro ex componente del Csm, Roberto Carrelli Palombi, di Unità per la Costituzione, ha chiesto ai nuovi consiglieri di essere assegnato per sei mesi ad un’altra sede giudiziaria in condizioni più che difficili, Reggio Calabria: «Nel 1992 all’indomani delle stragi di Capaci e di via D’Amelio moltissimi magistrati chiesero di essere applicati alla procura di Caltanissetta che conduceva le indagini perchè in quel momento quell’ufficio era in una situazione di assoluta emergenza; ora l’emergenza è a Reggio Calabria», dice Carrelli spiegando le ragioni della sua decisione.

DARA' LA CACCIA AL BOSS MESSINA DENARO - La destinazione di Marsala è stata proposta a Petralia dal nuovo Csm, che prenderà la decisione definitiva la prossima settimana. E lui, l’unico tra gli ex consiglieri a non poter tornare nell’ufficio di provenienza come prevede la legge, perché intanto il posto di procuratore di Sciacca è stato occupato, ha accettato con piacere: «È un grandissimo impegno, ma sono contento. Marsala è tra le procure più disastrate d’Italia: di otto sostituti ne è rimasto uno solo, due colleghe sono in maternità e gli altri sono stati trasferiti. E come nelle altre sedi disagiate, i nuovi magistrati arriveranno solo ad aprile». Torna a fare il sostituto, dunque, e inizia a «dare la caccia» al boss Matteo Messina Denaro. L'ufficio della procura di Marsala, infatti, ha anche competenza su Castelvetrano, «patria» del superlatitante di mafia.

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