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Costituzione Italiana
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 05/09/2010 @ 19:03:55, in Magistratura, linkato 2637 volte)

PROBLEMI GIUSTIZIA,
INTERVISTA AL PM COSIMO FERRI


di GREGORIO NAPOLI

L'allarme lanciato dal Procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Bari, Antonio Laudati, sulle carenze di organico della Procura e del Tribunale del capoluogo, assolutamente insufficiente a garantire il controllo dei fenomeni criminali in città, ha iniziato a smuovere le acque. A dare forza alle parole del Procuratore sono giunti anche gli ultimi episodi di criminalità verificatisi nei giorni scorsi nei quartieri San Paolo e Japigia.

Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha pertanto chiesto al Prefetto, Carlo Schilardi, la convocazione urgente del Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica alla presenza del Procuratore Laudati.

Sull'argomento il Clandestinoweb ha intervistato il magistrato Cosimo Ferri, già componente del Consiglio superiore della Magistratura e uomo forte di Magistratura indipendente, la corrente uscita vincente alle ultime elezioni per il rinnovo dell'organo di autogoverno delle toghe.

Giudice Ferri, cosa ne pensa delle dichiarazioni del suo collega Laudati?

L'allarme lanciato dal procuratore di Bari non deve essere sottovalutato perche' in modo trasparente ha evidenziato le difficolta', i disagi di un ufficio giudiziario importante come quello del capoluogo pugliese che purtroppo oggi non sono inferiori a quelle di tanti altri uffici sia giudicanti che requirenti.

Dunque il problema va ben oltre Bari?

Non possiamo fare finta di niente ma dobbiamo confrontarci con la realta'. Csm ed Anm dovrebbero fare un censimento e capire quanti sono i procedimenti che rimangono accantonati a causa dell'enorme mole di lavoro, della mancanza di risorse, dei vuoti di organico che riguardano sia il personale amministrativo che quello della magistratura. Occorre fare chiarezza ed e' necessario definire i carichi di lavoro e le possibilita' effettive di smaltirlo. La recente finanziaria ha ulteriormente peggiorato la situazione stimolando le domande di pensionamento di cancellieri e magistrati. E' evidente che i dirigenti per organizzare il lavoro del proprio ufficio debbano fissare dei criteri di priorita', adottare precise scelte organizzative e concentrarsi su cio' che si vuole realmente definire. Tra l'altro occorre uno stretto collegamento organizzativo tra uffici requirenti e giudicanti per programmare I tempi e la quantita' di lavoro che puo' essere definita. Oggi si va avanti grazie al grande lavoro ed alla straordinaria professionalita' della magistratura togata ed anche quella onoraria, dell'avvocatura, del personale amministrativo e delle forze dell'ordine che con sacrifici personali stanno facendo miracoli. E' utopia pensare che in questo stato di cose tutto venga definito celermente. Ne sono conferma le numerose pronunce di prescrizione, il numero sempre piu' elevato delle pendenze, l'aumento delle iscrizioni di notizie di reato, I tempi di definizione dei procedimenti civili e penali in primo grado ed in appello, le condanne dell'Italia per la c.d. legge Pinto. Il procuratore di Bari ha avuto il coraggio di dirlo. L'esperienza ci porta ad avere cognizione della difficolta' che molte procure riscontrano nel trattare di fatto tutte le notizie di reato, soprattutto in quegli uffici giudiziari dove la situazione di organico e di risorse e' disastrosa.

La sua è una analisi piuttosto cruda

La coperta e' cortissima ed i cittadini sono sempre piu' sfiduciati. E' giunto il momento di un confronto franco e risolutivo tra politica e magistratura, nel rispetto del principio di leale collaborazione e di quello di obbligatorieta' dell'azione penale. Tutti i cittadini hanno diritto ad avere una giustizia certa e celere. Intervenire negando questo stato di cose allontana la risoluzione dei problemi.

Clandestino web
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Di Loredana Morandi (del 05/09/2010 @ 18:07:09, in Magistratura, linkato 1356 volte)
Toghe, profondo rosso


Giorgio Mottola

GIUSTIZIA. Si parla ogni giorno di processo breve ma i fondi promessi da Alfano non sono ancora arrivati. A Napoli i pm sono costretti a pagare la benzina, a Palermo carta e toner, mentre a Torino mancano i cancellieri.

La maggioranza si affanna da mesi per trovare una quadra sul processo breve. Il ministro Alfano lo racconta ai giornalisti come il vero e unico remedium malorum della giustizia italiana. Prova a convincere i finiani promettendo nuovi fondi. Ma Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, ha fatto ricorso ieri ai numeri per spiegare che l’emergenza in realtà sta da un’altra parte: «In Italia ci sono circa 9 milioni di procedimenti giudiziari in corso. Questa è la vera questione che secondo noi la politica dovrebbe affrontare».
 
Un carico di lavoro, che viene fronteggiato ormai con mezzi quasi di fortuna. Alla procura di Napoli sono i magistrati a dover rifornire di benzina le automobili di servizio; a Palermo comprano la carta e il toner per le stampanti; a Enna è rimasto un solo pm, Calogero Ferrotti, che per questo motivo a dicembre ha rimandato il pensionamento; a Treviso gli organici sono talmente al minimo che è stato l’Ordine degli avvocati a minacciare lo sciopero se non si provvede a nuove assunzioni; e nelle altre le procure di Italia  la situazione non è migliore: chi va in pensione solo raramente viene sostituito.
 
Criticità che divengono ingestibili alla luce del dato che Palamara faceva presente: l’Italia è in Europa lo Stato con il più alto numero di processi. Sono pendenti 5,5 milioni procedimenti civili e 3,2 milioni nell’ambito penale. Da qui nascono i dubbi dei giudici italiani sulla possibilità che il processo breve possa portare davvero lenimento alla situazione dei tribunali italiani. Nelle ultime due finanziarie del governo Berlusconi i soldi destinati alla giustizia sono sistematicamente diminuiti. Alfano, a metà agosto, aveva però annunciato di aver trovato la soluzione: «Grazie alle proprietà confiscate alla mafia e confluite nel Fondo unico della giustizia copriremo i tagli effettuati nelle ultime manovre. In questo modo, il ministero della Giustizia e il ministero dell’Interno saranno cosi sostanzialmente esenti da tagli», fu la promessa del guardasigilli cui si aggiunse quella sugli stanziamenti d’emergenza a copertura della riforma del processo breve.
 
A distanza di un mese le cose non sembrano essere cambiate molto. Il procuratore di Napoli Giandomenico Lepore lancia l’allarme: «Siamo ridotti all’osso. Non abbiamo più i soldi nemmeno per pagare la benzina delle auto blindate. Il ministro parla di fondi per far partire il processo breve, ma io credo che in questo momento è più importante pensare alle spese essenziali per far andare avanti i procedimenti ordinari. Se partisse ora la riforma che ha in mente Alfano, noi saremmo ancora più lenti e più in emergenza di quanto non lo siamo ora».
 
Stessa situazione a Palermo, il sostituto procuratore Antonio Ingroia racconta infatti: «Non siamo alla bancarotta ma ci siamo molto vicini. Ormai ci troviamo costretti a pagare i trasferimenti di tasca nostra, i rimborsi sono fermi da anni. Dobbiamo economizzare sulla carta, stampanti, toner, pc e fax. Da anni non ci sono i fondi per gli straordinari».
 
Spostandosi a Nord il disagio non cambia: «Sono pienamente d’accordo - dice il procuratore di Torino Giancarlo Caselli - con le parole di Palamara. Facciamo fatica in ogni settore. Siamo sotto organico in modo drammatico. Ci mancano segretari, cancellieri, il carico di lavoro è diventato per molti materialmente insostenibile. Il processo breve così è stato formulato è una pura espressione verbale. Se non è accompagnato da importante investimenti non è soltanto un progetto velleitario ma punta in realtà a scardindare l’obbligatorietà dell’azione penale».  

Terra news
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Di Loredana Morandi (del 05/09/2010 @ 18:02:22, in Magistratura, linkato 1322 volte)
Un sentito in bocca al lupo a tutti i partecipanti. L.M.

BOMBA REGGIO:

MARTEDI’ ASSEMBLEA ANM
NELLA CITTA’ DELLO STRETTO



(AGI) - Roma, 3 set. - L’assemblea convocata dall’Associazione nazionale magistrati in seguito all’attentato contro il procuratore generale Salvatore Di Landro si svolgera’ a Reggio Calabria il 7 settembre, alle 15 e 30, nell’Auditorium “Gianni Versace” - Palazzo Ce.Dir. (Centro Direzionale del Comune di Reggio Calabria), Via S. Anna II tronco, n. 9.

L’assemblea e’ aperta alla partecipazione di magistrati, avvocati, personale amministrativo, operatori del diritto, autorita’ politiche, cittadinanza. (AGI) Red/Dos

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Di Loredana Morandi (del 05/09/2010 @ 17:51:09, in Magistratura, linkato 1689 volte)
L'inchiesta «grandi eventi». Un verbale accusa l'ex procuratore Toro

Indagine sui soldi versati
al capo del Consiglio di Stato

Dai pm di Perugia sospetti su 250 mila euro Una nuova lista dei clienti di Anemone

PERUGIA - Nuove ristrutturazioni nelle abitazioni e negli uffici di clienti potenti, altre operazioni bancarie sospette. La pausa estiva non ha fermato l'inchiesta della Procura di Perugia sulla gestione dei Grandi Eventi. E dopo una recente segnalazione di Bankitalia gli accertamenti si concentrano su 250 mila euro versati lo scorso anno da un famoso avvocato sul conto corrente del giudice Pasquale de Lise, il presidente del Consiglio di Stato che all'epoca guidava il Tar del Lazio. In vista del verdetto della Corte di Cassazione - che a fine mese si pronuncerà sulla competenza dei pubblici ministeri umbri - gli investigatori hanno acquisito ulteriori elementi relativi al filone d'indagine che riguarda l'ex procuratore aggiunto Achille Toro e a quello sull'ex responsabile dello Sviluppo Economico Claudio Scajola. Mentre il tribunale dei ministri conferma la validità degli indizi raccolti nei confronti dell'ex titolare dei Trasporti Pietro Lunardi accusato di corruzione insieme all'arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe e definisce «corroborata la prospettiva accusatoria». L'atto, necessario per trasmettere al Parlamento la richiesta di autorizzazione a procedere nei suoi confronti, è già stato definito «puramente formale», dal difensore Gaetano Pecorella.

I soldi e il genero
Sono almeno una decina gli «avvisi» trasmessi dall'ispettorato della Banca d'Italia sul conto di de Lise e di suo genero Patrizio Leozappa, avvocato che aveva rapporti stretti con numerosi indagati tra i quali il Provveditore Angelo Balducci e lo stesso Anemone, tanto che si occupò del sequestro della piscina del Salaria Sport Village dove, secondo gli indagati, doveva avere «un ruolo di supporto», come gli chiedevano al telefono. Il professionista ha ricevuto somme di importi piuttosto modesti, ma ritenuti «interessati» dagli inquirenti poiché provengono da personaggi che hanno avuto un ruolo negli affari della «cricca». Il giudice dovrà invece spiegare per quale motivo un famoso legale esperto di diritto amministrativo nel luglio scorso abbia depositato direttamente sul suo conto un assegno di 250.000 euro. All'epoca de Lise era presidente del Tar del Lazio e in questa veste si occupò di numerosi ricorsi su appalti pubblici. Nel giugno scorso è stato invece nominato alla guida del Consiglio di Stato nonostante il suo nome fosse finito agli atti dell'inchiesta per il ruolo rivestito nel 2005, quando era consigliere giuridico di Lunardi. Fu proprio lui ad istruire la pratica per la concessione del finanziamento da 2 milioni e mezzo di euro a Propaganda Fide, la Congregazione per l'evangelizzazione che appena un anno prima aveva venduto allo stesso Lunardi un palazzetto al centro di Roma stimandolo, dice l'accusa, almeno un terzo del valore. I magistrati vogliono adesso scoprire per quale motivo il giudice abbia ricevuto quei soldi. E lo fanno tenendo conto che il genero era diventato punto di riferimento per gli imprenditori che miravano a ottenere ragione in sede amministrativa. Tra le telefonate che gli investigatori stanno riesaminando c'è pure quella del 26 febbraio 2008 quando il costruttore Emiliano Cerasi, titolare dell'impresa Sac, telefona al provveditore Fabio De Santis. Annotano i carabinieri: «Con tono preoccupato lo informa di aver saputo che la Giafi di Valerio Carducci intende presentare ricorso per la gara del nuovo Teatro di Firenze». Poi aggiunge: «Ho saputo che utilizza l'avvocato Izzo che è molto pericoloso, molto ... specialmente in Consiglio di Stato ... quindi io metterò Patrizio».

L'appunto su «Berlusconi»
La maggior parte dei nomi erano già contenuti nella cosiddetta «lista Anemone», l'elenco dei lavori svolti dalle aziende del Gruppo e trovati nel computer di Daniele Anemone, fratello dell'imprenditore arrestato e ora tornato in libertà. Ma su quel «listino» di circa cento voci, trovato dalla Guardia di Finanza tra i file custoditi nel computer del commercialista Gazzani, i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi hanno già disposto ulteriori accertamenti. Non contiene infatti alcuna data né importo, però potrebbe essere l'indice delle ristrutturazioni effettuate e non pagate direttamente dai beneficiari. Ci sono riferimenti precisi a Scajola, che ottenne i soldi per l'acquisto dell'appartamento con vista Colosseo, oltre alla ristrutturazione gratuita. È citato anche il generale dei servizi segreti Francesco Pittorru al quale sono state intestate due case comprate per ordine di Anemone. In entrambi i casi si è accertato che le fatture da decine di migliaia di euro per il rifacimento dei loro immobili furono emesse a carico del Sisde e pagate con i soldi destinati al rifacimento della nuova sede degli 007 in piazza Zama, a Roma. E adesso si è scoperto che una parte dei lavori per il ministro fu affidata alla «Medea» società di Anemone gestita per un periodo da Mauro Della Giovampaola, delegato alla missione G8 anche lui finito agli arresti nella prima fase dell'inchiesta. Uno dei nomi citati nella nuova lista è «Berlusconi», senza nessun altro riferimento e ora si sta cercando di stabilire se si tratti di Paolo, il fratello del premier che attraverso una delle sue aziende si occupò di una parte dei lavori a La Maddalena in vista del vertice G8 oppure se ci si riferisca a qualche intervento effettuato a Palazzo Chigi. Del resto le imprese di Anemone avevano ottenuto grazie all'interessamento di Balducci l'appalto per la manutenzione degli stabili di diverse istituzioni. Un affare da milioni di euro che sembra aver scatenato numerosi appetiti. In una delle telefonate intercettate la segretaria di Scajola avvisa proprio Balducci che «il ministro Brambilla vuole farsi assegnare la delega per gestirli».

Toro e i testimoni
Personaggio chiave dell'indagine continua ad essere, secondo i magistrati, l'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro indagato per concorso in corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio. Agli atti dell'indagine c'è un verbale che viene ritenuto «importante» per confermare le «soffiate» arrivate agli indagati. È quello di Massimo Sessa, uno dei dirigenti delle Infrastrutture che nel gennaio scorso partecipò insieme a Balducci ad un incontro organizzato a casa dell'avvocato romano Edgardo Azzopardi, l'amico della famiglia Toro accusato di aver ottenuto da Camillo Toro, figlio del magistrato, le notizie sull'inchiesta in corso. Sessa ha confermato la circostanza, pur cercando di minimizzare. «Effettivamente - ha dichiarato - quella mattina parlammo delle indagini in corso a Roma. Ricordo che Balducci era molto preoccupato sia perché stava male, sia perché temeva gli sviluppi degli accertamenti». All'epoca i protagonisti immaginavano di aver i telefoni sotto controllo e così utilizzavano un linguaggio in codice. Lo fa Azzopardi quando, proprio in quei giorni, contatta Manuel Messina, collaboratore di Anemone e lo avvisa: «Piove». L'interlocutore si agita: «Non mi dire... pesantemente? Piove parecchio?». La risposta è lapidaria: «Speriamo che non ti piova dentro casa perché... piove tanto».

Fiorenza Sarzanini
Corriere Sera - 04 settembre 2010

Leggi anche:



«Soldi sospetti sui conti di de Lise».
Adesso la procura punta alle banche

          

di Italo Carmignani e Massimo Martinelli

ROMA - L’inchiesta sugli appalti per i Grandi Eventi arriva a sfiorare i vertici della magistratura amministrativa. E dai corridoi della procura di Perugia filtrano indiscrezioni che riguardano gli affari privati del neopresidente del Consiglio di Stato, Pasquale de Lise, uno dei magistrati più autorevoli del Paese, già presidente del Tar del Lazio e ”padre” del codice processuale amministrativo.

In un rapporto investigativo, gli inquirenti hanno segnalato l’esistenza di un’operazione sospetta che sarebbe avvenuta su un conto corrente bancario intestato a de Lise. Si sarebbe trattato, sempre secondo le indiscrezioni trapelate a Perugia, di un versamento di 250mila euro effettuato da un noto avvocato amministrativista sul conto dell’alto magistrato. Più o meno nello stesso periodo gli investigatori avrebbero tracciato anche altre operazioni bancarie, per importi minori ma ritenute anch’esse di interesse investigativo, sul conto dell’avvocato Patrizio Leozappa, genero di de Lise e anche consulente legale legale di fiducia di Balducci e di Anemone nella delicata controversia giudiziaria sugli appalti per i Mondiali di Nuoto 2009 che si sono svolti a Roma.

Sarebbe proprio quello dei Mondiali di Nuoto il filone che gli investigatori del Ros e della Finanza avrebbero deciso di seguire per verificare la legittimità di quelle operazioni bancarie dell’estate 2009. Perché è proprio in quel periodo che sui registratori delle procure rimangono incise moltissime telefonate tra i protagonisti della vicenda. Come quella tra Angelo Balducci, il potentissimo capo del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici e lo stesso Leozappa, in cui il primo chiede al secondo di ”essere di supporto” nelle perniciosa causa intentata da Italia Nostra, che aveva chiesto al Tar del Lazio di sospendere l’ordinanza salva-piscine e appalti per il Mondiali di nuoto 2009. Ed evidentemente il ”supporto” di Leozappa funziona, perché il 27 agosto 2009 il ricorso di Italia Nostra viene respinto e gli appalti per le piscine mondiali non subiscono alcun ritardo.

Alcuni contatti vengono registrati anche tra il presidente de Lise e Angelo Balducci, come la telefonata del 12 ottobre 2009, in cui l’alto magistrato dice all’ex Provveditore di avergli mandato un «segnale» tramite il genero, l’avvocato Patrizio Leozappa: de Lise: «Ti avevo mandato un segnale tramite lui, però poi lui non mi ha fatto sapere niente, forse non vi siete sentiti». Allora Balducci subito dopo chiama Leozappa e chiede un appuntamento per il giorno dopo: «Senti, ho parlato con il Presidente adesso, diceva che dovevamo vederci un attimo; lui mi ha detto. Patrizio non ti ha detto che dovevamo vederci, un attimo?». E Leozappa fissa l’incontro per l’indomani: «Tu sei magari da queste parti, dai Parioli? Ci vogliamo vedere magari all’Hungaria?». Balducci accetta immediatamente: «Così almeno vediamo subito, va bene...».

Gli investigatori ritengono che proprio Patrizio Leozappa abbia rivestito un importante ruolo di consulente legale per gli affari di Balducci e di Anemone, soprattutto in virtù della sua stretta parentela con Pasquale de Lise. La circostanza è confermata da altre intercettazioni telefoniche, come quella del 28 febbraio 2008 tra Emiliano Cerasi, della società Sac di Roma, che si è appena aggiudicata i lavori per l’Auditorium di Firenze, e Fabio De Santis, braccio destro di Balducci e provveditore della Toscana. Cerasi avverte De Santis che uno dei concorrenti che è rimasto escluso dall’appalto, Carducci, sta per fare ricorso: «Fabio, GiaFi ha fatto ricorso, e tra l’altro utilizza l’avvocato Izzo che è molto pericoloso, specialmente in Consiglio di Stato. Fabio, io l’ho letto, è un insulto alla struttura di missione, dice delle falsità incredibili». E per cautelarsi meglio, almeno secondo gli investigatori, Cerasi si affida ancora a Patrizio Leozappa. Ma alla fine non ci sarà bisogno di avvocati, visto che il 14 maggio 2008 viene siglato un accordo in base al quale la Giafi di Carducci avrà l’appalto per un albergo alla Maddalena.

Il Messaggero


Gli approfondimenti


G8, c'è un'altra lista Anemone

Anche un Berlusconi nell'elenco Ghedini: notizie diffamatorie per Berlusconi

De Lise al Messaggero: non ricordo quei 250mila euro

De Lise all'Ansa: sono indignato, quei 250 mila euro li ho avuti per la vendita di una casa

Si cerca contabilità legata alla nuova lista
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Cronaca | 04/09/2010 | ore 17.07 »

Giustizia: Di Nunzio, competenze su Lazio
provocano paralisi Corte Appello Perugia


Perugia, 4 set. - (Adnkronos) - Il nuovo presidente della Corte d'Appello di Perugia Wladimiro De Nunzio, insediatosi a fine luglio scorso,durante una conferenza tenutasi questa mattina, ha esposto problematiche, possibili soluzioni e obiettivi del suo mandato, citando anche un documento lasciatogli dal presidente della sezione penale Salvatore Emanuele Medoro che a breve andra' in pensione. I problemi piu' drammatici, secondo De Nunzio, si registrano nel comparto del diritto civile e sono dovuti alle sopravvenienze legate alla legge Pinto sull'equa riparazione dei ritardi ingiustificati nella definizione dei procedimenti giudiziari.

''Abbiamo la competenzasu tutto il Lazio e una recente sentenza della Corte di Cassazione, ci ha attribuito anche quella sul Tar e sulla Corte dei conti della stessa regione. Attualmente - ha sottolineato - sono gia' pervenute 2.955 nuove cause contro le 962 dello scorso anno. Dal 1°luglio scorso, (dopo la sentenza della Cassazione,ndr)ne sono pervenute 1.460''. Questa situazione, che il presidente ha definito una ''vera bomba'', paralizza di fatto il lavoro dei giudici sulle pendenze relative ai procedimenti umbri. A cio' si aggiunga che anche le pendenze nostrane sono aumentate, dalle 419 dello scorso anno alle 631 dell'anno corrente. Lo stesso presidente si e' definito ''preoccupato per questa situazione''.

Anche il settore penale, disagiato da una carenza di magistrati, dovrebbero essere sei, invece sono tre, si trova a fronteggiare un carico di lavoro esorbitante, basti pensare che nel 2008 le sopravvenienze furono 1165, nel 2009 sono state 1800, e quest'anno, ne sono gia' arrivate 860. Le pendenze totali ammontano a 4.141 fascicoli e, in soli tre magistrati, e' molto difficile smaltirle alla in tempi brevi. Il presidente ha lamentato poi dei vuoti d'organico per i magistrati, e l'inadeguatezza per il numero degli amministrativi. (segue)
 
Cronaca | 04/09/2010 | ore 17.14 »

Giustizia: Di Nunzio, competenze su Lazio provocano paralisi Corte Appello Perugia (2)

(Adnkronos) - Proprio per questi problemi reali e tangibili, De Nunzio vorrebbe che fosse l'intera comunita' umbra a farsi carico della giustizia, perche' e' un servizio che li riguarda tutti da vicino. ''Segnali positivi - ha riferito - sono gia' arrivati per i sei amministrativi ceduti dalla Provincia e per la disponibilita' mostrata dall'avvocatura''. Inoltre, il presidente ha annunciato di voler instaurare, tramite la stampa, un rapporto di trasparenza con i cittadini, per metterli al corrente del perche' la loro richiesta di giustizia viene evasa in tempi non brevi, e di voler convocare un tavolo con tutti i parlamentari umbri perche' siano a conoscenza delle problematiche della giustizia nella loro regione. De Nunzio ha anche sostenuto di voler creare un osservatorio permanente sulla giustizia a cui potranno partecipare addetti ai lavori ed istituzioni.

Il presidente ha anche dichiarato di volersi muovere per ottenere qualche modifica normativa che alleggerisca il carico di lavori dei magistrati del civile alla Corte d'Appello di Perugia. Ha detto che si muovera' anche presso il ministero per fare presente questa ''situazione drammatica'' delle sopravvenienze laziali legate alla legge Pinto. Ha aggiunto anche che lunedi' stesso si rechera' al Consiglio Superiore della Magistratura per sollecitare una transizione rapida per i posti vacanti.

Inoltre, annunciando di voler spianare la strada per l'informatizzazione, de Nunzio ha parlato della nuova sala stampa che verra' allestita in tempo per il processo d'appello di Amanda Knox e Raffaele Sollecito che iniziera' a fine novembre e portera' a Perugia molti giornalisti. Per quanto riguarda infine il problema umbro delle sedi distaccate dei tribunali, il presidente ha detto di essere a favore della creazione di un organico regionale che, grazie a tabelle infradistrettuali precedentemente organizzate, potrebbe coprire i posti vacanti secondo necessita', scongiurando cosi' la chiusura delle sedi minori e l'inadeguatezza numerica del personale.
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Di Loredana Morandi (del 05/09/2010 @ 17:41:19, in Magistratura, linkato 1547 volte)

A Varese manca un magistrato

 

ILLEGALITA' IN CARCERE

Mezza Lombardia non esce dal carcere


VARESE – A Ferragosto le carceri di tutta Italia erano state visitate da parlamentari dell’opposizione e anche a Varese Daniele Marantelli del Pd ha denunciato una situazione pesante: i Miogni sono stati progettati nell’800 per 90 detenuti al massimo. Oggi ne ospitano 117. E l’assenza di un magistrato di sorveglianza a Varese non aiuta a migliorare la situazione.

5 CARCERI DIPENDONO DA VARESE

Il magistrato di sorveglianza ha il compito di vigilare sull’esecuzione della pena nel rispetto dei diritti dei detenuti. Suo il compito di assegnare permessi premio, di concedere la semilibertà, la possibilità di lavorare al di fuori del carcere e altre misure alternative alla detenzione che potrebbero aiutare i detenuti nel reinserimento sociale. Una figura importante, soprattutto a Varese, dove i detenuti non hanno quasi mai pene superiori a tre anni. Spesso sono ragazzi molto giovani, condannati per piccolo spaccio di droghe leggere. Si tratta quindi di persone che con le attività alternative potrebbero reinserirsi abbastanza tranquillamente. Ma da metà luglio non c’è nessun magistrato che possa autorizzare queste misure. E la situazione di Varese si ripercuote su altre quattro carceri, Busto Arsizio, Como, Lecco e Sondrio, che dipendono dal tribunale di Piazza Cacciatori delle Alpi per il magistrato di sorveglianza.

FINO A PAVIA PER UN PERMESSO PREMIO

“A metà giugno è stata trasferita la dottoressa Rosella Ferrazzi – dicono dall’Ufficio di Sorveglianza di Varese – che ora fa parte della magistratura giudicante qui a Varese. Meno di un mese dopo, la dottoressa Francesca Ghezzi è entrata in maternità. Da allora, ci dobbiamo arrangiare con i magistrati applicati di Pavia”. Questo significa che alcuni magistrati pavesi fanno a turno per rispondere alle richieste più urgenti tra quelle che arrivano all’ufficio di Varese. I fascicoli con richieste improrogabili vengono mandati via fax. Per gli altri, quando si raggiunge un numero sufficiente di richieste, un addetto del tribunale di Varese li carica in auto e li porta personalmente a Pavia. Il tutto nell’era di internet, ed è facile immaginare di quanto si allunghino i tempi con questa procedura. Le richieste, una decina al giorno, si accumulano sulle scrivanie e i detenuti che si sono impegnati di più per dimostrare di meritarsi qualcosa di meglio di una cella piccola e sovraffollata non ottengono risposta.

L'ATTESA PER IL RISPETTO DEI DIRITTI

“Facciamo del nostro meglio – dicono ancora dall’Ufficio di Sorveglianza – e anche i magistrati di Pavia sono molto importanti. Ma non è certo come avere qui qualcuno che lavori a tempo pieno”. Intanto, nelle carceri di mezza Lombardia i detenuti aspettano di vedere rispettati i loro diritti.

Chiara Frangi

Varese Notizie

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Di Loredana Morandi (del 05/09/2010 @ 12:26:30, in Estero, linkato 1203 volte)

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/sakineh-mohammadi-ashtiani.jpg

SAVE SAKINEH !

Caro Presidente Ahmadinejad,

non si faccia fregare dai suoi clerici. La lapidazione di questa donna e delle altre che potrebbero seguirla saranno usate per giustificare ogni azione violenta e di sopraffazione ai danni del popolo iraniano.

Difenda il suo paese e l'antico retaggio culturale e civile dei popoli persiani.
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Di Loredana Morandi (del 02/09/2010 @ 17:13:16, in Magistratura, linkato 1366 volte)
11:34 - POLITICA- 02 SET 2010

Giustizia/ Palamara:
Troppe strumentalizzazioni delle inchieste


"Prima affrontiamo l'arretrato, poi parliamo di assetti"


Roma, 2 set. (Apcom) - "Tangentopoli ha portato un'alterazione dei rapporti tra politica e magistratura" e con l'introduzione del nuovo codice di Procedura Penale "si è inteso esaltare l'indagine preliminare, strumentalizzandola a fini politici.

Strumentalizzare le inchieste dei giudici, attaccando loro delle etichette in base alle inchieste che fanno": questo uno dei principali problemi della giustizia secondo il presidente dell'Anm, Luca Palamara, che, parlando a 'Cominciamo bene estate', su Rai 3, ha spiegato che "le cause dei malfuzionamenti del sistema giudiziario sono molteplici".

 "In primo luogo - ha spiegato Palamara - c'è un eccessivo tasso di litigiosità in Italia, poi ci sono delle disfunzioni organiche, con l'orgaizzazione degli uffici giudiziari risale all'Ottocento e ci sono un sacco di tribunali inutili. Inoltre, il nostro sistema è eccessivamente burocratico. Poi, va detto che molti tribunali non funzionano: c'è troppo squilibrio tra magistrati giudicanti e requirenti, il sistema della giustizia civile è troppo lento, con un pesantissimo debito che abbiamo sulle spalle, un arretrato di 5 milioni di processi civili e 4 milioni di processi penali.

Per prima cosa - ha concluso Palamara - dobbiamo affrontare il funzionamento della giustizia, poi ci si può dedicare ai rapporti tra politica e giustizia e all'assetto istituzionale".

La Rassegna dalla trasmissione di Rai 3

Giustizia/ Palamara: Troppe strumentalizzazioni delle inchieste

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"La politica ha la febbre ma si va verso un'evoluzione benigna'': e' questo in sintesi, il commento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ...
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Di Loredana Morandi (del 02/09/2010 @ 17:02:35, in Magistratura, linkato 1629 volte)

UNIONE NAZIONALE GIUDICI DI PACE

COMUNICATO STAMPA 2 SETTEMBRE 2010


L’UNIONE SOLIDALE CON L’AVVOCATURA


L’Unione Nazionale dei Giudici di Pace condivide le preoccupazioni e la denuncia dell’Avvocatura su tempi, costi ed efficienza del sistema giudiziario.

In tal senso, l’Unione manifesta solidarietà ed appoggio alle azioni di protesta dell’Avvocatura programmate per il 16 settembre prossimo.

Non si risolvono i problemi della Giustizia aumentandone irrazionalmente i costi ed aggravandone le modalità di accesso: l’approvazione di oneri fiscali ed economici sempre maggiori, anche in conseguenza dell’imminente entrata in vigore della conciliazione obbligatoria, graverà principalmente sulle cause di minor valore (la maggior parte), che interessano piccole imprese, liberi professionisti, artigiani e comuni cittadini.

Il “Giusto Processo” è un diritto di tutti i cittadini e non un privilegio per pochi facoltosi.

La conciliazione obbligatoria allungherà, peraltro, anche i tempi del processo, introducendo, nella sostanza, un quarto grado di giudizio.

L’Unione denuncia, altresì, il ritardo nella definizione delle riforme della Giustizia di Pace e della Magistratura Onoraria, due componenti insostituibili per il funzionamento della Giustizia, che smaltiscono oltre il 50% dei carichi di lavoro degli uffici giudiziari.

E’ necessaria l’immediata normalizzazione dei rapporti di lavoro in atto, con riconoscimento ai giudici di pace della rinnovabilità dei mandati (a costo zero) e delle irrinunciabili tutele costituzionali (previdenza, salute, famiglia..).

Nel reclutamento dei nuovi giudici di pace occorrerà ricorrere esclusivamente ad avvocati dalla comprovata esperienza professionale, al fine di garantire sempre maggiore qualità ed efficienza alla funzione.

Il Presidente
Gabriele Longo

Il Segretario Generale
Alberto Rossi

fonte Altalex http://www.altalex.com/index.php?idnot=11778

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Di Loredana Morandi (del 02/09/2010 @ 16:59:18, in Giuristi, linkato 1521 volte)

OUA, COMUNICATO STAMPA 30 AGOSTO 2010


CRISI-GIUSTIZIA, L’OUA CHIEDE

UN INCONTRO URGENTE AL MINISTRO ALFANO


Calendario di iniziative di protesta dal 16 settembre: astensioni dalle udienze, dalla difesa di ufficio e dei meno abbienti, dalle commissioni di esami per l’abilitazione ad avvocato, manifestazione nazionale a Roma.

«Ci rendiamo conto delle difficoltà politiche del momento, ma il Governo e il Ministro della Giustizia non possono sottrarsi al dialogo, è nell’interesse del Paese aprire un tavolo di confronto, visto lo stato di agitazione della categoria e il calendario di dure iniziative di protesta già programmate. E’ bene ricordare che l’Avvocatura da tempo ha formulato proposte per rendere sollecita ed efficiente la Giustizia, equilibrando il ruolo degli operatori del settore». Così MAURIZIO DE TILLA, presidente Oua, spiega le ragioni della richiesta di un incontro urgente con il ministro di Giustizia, Alfano.

«Segnatamente – continua il presidente dell’Oua - è stato consegnato dall’OUA al Ministro della Giustizia ed ai Parlamentari un progetto per l’istituzione del Giudice Laico redatto sulla base di elementi costitutivi affidati al rigore e alla più puntuale collocazione di tale Giudice (già esistente e utilizzato) nel panorama dell’ordinamento giudiziario.

Inoltre, giace nelle aule parlamentari il disegno di legge presentato dall’On. Gaetano Pecorella ed ispirato all’OUA sulla esplicita costituzionalizzazione del “Soggetto Avvocatura” nella Giurisdizione insieme al “Soggetto Magistratura” già presente nella Carta costituzionale».

De Tilla sottolinea, inoltre, che è già stato avanzato anche un progetto condiviso di proposte che rimane ancora senza riscontro: «Il “Patto per la Giustizia” – ricorda - sottoscritto dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura Italiana insieme all’associazione Nazionale Magistrati e alle rappresentanze sindacali dei dirigenti e del personale Giustizia è un’ulteriore dimostrazione della volontà di collaborare per mettere in efficienza il “Sistema Giustizia”».

«L’Avvocatura – aggiunge inoltre de Tilla - stavolta unitariamente, e sempre su invito dello stesso Ministro Alfano, ha prospettato un progetto condiviso di riforma dell’ordinamento forense che giace per inerzia nell’Aula del Senato senza fissazione del prosieguo della discussione.

L’Avvocatura rimane, quindi, stupita che, di fronte a una sua precisa volontà ed impegno a cooperare per la risoluzione dei problemi della giustizia, il Governo e il Ministro Alfano – verso i quali l’OUA ha sempre espresso forte consenso - abbiano interrotto ogni dialogo, mettendo in campo proposte sterili e di dubbio pregio giuridico (media conciliazione obbligatoria – vedi di seguito le ragioni -, ausiliario del Giudice, proroghe indiscriminate etc.), che non hanno nulla a che vedere con l’intento, più volte manifestato dallo stesso Ministro, diretto a predisporre un efficace progetto di riforma della giustizia. Il dissenso dell’Avvocatura è quindi più che fondato. Se non verranno segnali di dialogo costruttivo e emendativo, anche nella ricerca di una politica unitaria e condivisa della maggioranza salutare del paese, sarà un “Autunno caldo” con una serie di iniziative di protesta che culmineranno nel Congresso Nazionale Forense che si terrà a Genova a fine novembre».

LA "ROAD MAP" DELLA PROTESTA

Già decisa dall’Oua su indicazione degli ordini forensi territoriali:

  • una settimana finale di protesta dall’11 al 16 ottobre

Queste invece le iniziative a partire dal 16 settembre:

  • non accettare incarichi di difesa dei meno abbienti e di difensori d’ufficio;
  • astensioni dalle udienze, manifestazioni territoriali e una manifestazione nazionale a Roma;
  • astenersi dal deliberare la designazione dei commissari d’esami di abilitazione alla professione di avvocato;
  • campagna di pressione mediatica attraverso l’acquisto di pagine sui quotidiani nazionali e l’invio di fax e e-mail al Presidente del Consiglio e al Ministro di Giustizia.

MEDIA CONCILIAZIONE OBBLIGATORIA, ECCO PERCHÈ NON FUNZIONERÀ

L’Oua ancora una volta ribadisce che la media-conciliazione obbligatoria contravviene a principi elementari di diritto:

  • perché determinerà un più difficile accesso alla giurisdizione da parte del cittadino;
  • perché determinerà un ulteriore dilatamento dei tempi (almeno un anno) per la presentazione della richiesta di giustizia al giudice;
  • perché determinerà un aumento degli oneri e una lievitazione dei costi, tutti a carico del cittadino;
  • perché costituirà un ulteriore strumento dilatorio per la parte inadempiente che non ha alcuna volontà di conciliare la lite;
  • perché appare, sul piano sistematico, in totale disarmonia con aspetti processuali e tecnici con l’effetto perverso di un probabile corto circuito per innumerevoli domande.

Roma, 30 agosto 2010.

fonte Altalex

http://www.altalex.com/index.php?idnot=1838

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