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"Le cose sono esattamente come appaiono e dietro di esse non c'è nulla."

Sartre
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 19/07/2010 @ 20:43:13, in Magistratura, linkato 1157 volte)

Magistratura Democratica


MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA - ART.3

 

I magistrati milanesi sono profondamente allarmati per gli sviluppi dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma che stanno ponendo in luce tentativi di gravissime interferenze, provenienti anche da soggetti pregiudicati,  riguardo allo svolgimento delle funzioni di autogoverno del CSM in materia di nomine  ed all’attività giurisdizionale di alcuni uffici milanesi.

La gravità di tali vicende, evidenziata soprattutto dal fatto che queste iniziative si sono tradotte in contatti con magistrati in posizione di vertice nei rispettivi uffici, conferma  in modo drammatico la stretta connessione tra deontologia professionale, questione morale ed indipendenza della magistratura ed impone una discussione non di maniera  tra tutti i magistrati su questi temi.

Perciò, nel richiamare e condividere integralmente la deliberazione del CDC dell’ANM del 14 luglio u.s., chiediamo che la Giunta della Sezione A.N.M. di Milano convochi nel più breve tempo possibile un’assemblea di tutti gli iscritti per avviare una pubblica riflessione,  raccogliere i contributi ed individuare gli interventi  idonei a scoraggiare drasticamente qualsiasi contiguità tra magistratura e centri d’interesse esterni.

Milano, 19/7/2010

Le sezioni di Milano di Magistratura Democratica
e di Movimento per la Giustizia - Articolo 3

La delibera del Comitato Direttivo Centrale della ANM del 14 luglio u.s.

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Di Loredana Morandi (del 19/07/2010 @ 20:27:51, in Magistratura, linkato 1262 volte)
UNITA’ PER LA COSTITUZIONE
UNICOST
 

La questione morale in magistratura


Gli ultimi, inquietanti fatti  di cronaca hanno ulteriormente alzato il grado di allarme circa la tenuta morale delle istituzioni repubblicane e, in particolare, della magistratura, che raramente si era trovata esposta, a livello così alto, e su un fronte tanto ampio, al giudizio negativo dell’opinione pubblica per comportamenti che violano sia la deontologia professionale che l’etica in genere.

E’ giustificato e sano lo sgomento di tutti noi, come magistrati e come cittadini, di fronte ad accadimenti i quali, al di là dell’eventuale aspetto penale, comunque destano la più profonda preoccupazione.

 Tuttavia sarebbe un errore molto grave  rinunciare a credere di poter ancora  far prevalere, nel nostro essere magistrati associati, la volontà costante di praticare giorno dopo giorno  la nostra moralità. Essa, per avere un effetto sulle cose e cambiare i comportamenti deve essere praticata quotidianamente,  prima che i bubboni scoppino, prima che i liquami affiorino.

In tal senso UpC  condivide le affermazioni dell’ANM del 14 luglio scorso secondo le quali “i magistrati si legittimano esclusivamente nello svolgimento dell’attività giurisdizionale esercitata con indipendenza e imparzialità e senza che si insinui il dubbio di illeciti condizionamenti esterni”.

Così come condivide che “è indispensabile evitare che si determinino indebite commistioni tra magistratura, politica e alta amministrazione”.

E’ questo  il significato autentico dell’essere magistrati associati, oggi più che mai, in un momento in cui le tensioni sociali e politiche si scaricano inevitabilmente  sulla giurisdizione che è nel centro del mirino e che dunque  è obbligata ad uno sforzo ulteriore per non cedere al lassismo di abitudini culturali importate da un abbassamento generale della tensione  etica delle istituzioni.

Di chiacchiere sulla questione morale se ne sono fatte troppe: oggi è il tempo della pratica della moralità.
 

Roma, 19 luglio 2010                    

Il Segretario Generale
Marcello Matera

La delibera del Comitato Direttivo Centrale della ANM del 14 luglio u.s.

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Di Loredana Morandi (del 19/07/2010 @ 15:31:18, in Magistratura, linkato 1533 volte)
Il giudice va a cena da solo


CARLO FEDERICO GROSSO


Ricordo che mio padre mi diceva che ai suoi tempi era regola indiscussa che il magistrato non dovesse essere «commensale abituale» di coloro nei confronti dei quali amministrava la giustizia.

Non doveva, cioè, coltivare relazioni sociali, avere rapporti di interesse, anche soltanto ostentare amicizie nella città dove aveva l’ufficio. Lo imponeva una regola elementare di prudenza. Poiché egli doveva non soltanto essere, ma ancor prima apparire imparziale, la sua immagine sarebbe stata inevitabilmente intaccata se egli fosse stato visto sedere abitualmente al tavolo degli stessi commensali, frequentare circoli, salotti, cene o cenacoli.

Altra regola sentita era che il magistrato doveva esprimersi esclusivamente con gli atti processuali e le sentenze: non doveva esibirsi, rilasciare interviste, parlare dei suoi processi fuori dalle sedi processuali, cercare a tutti i costi la vetrina. La sua attività doveva essere improntata a grandissima riservatezza. Ogni eccesso avrebbe infatti potuto intorbidire un’immagine che doveva apparire, invece, manifestazione di equilibrato esercizio delle funzioni.

Ulteriore regola di prudenza era che mai il magistrato avrebbe dovuto utilizzare la notorietà comunque acquisita con i suoi processi per tentare la strada di carriere parallele: nella politica, nei ministeri, negli uffici studi dei partiti od in qualunque altro luogo che gli consentisse di avere rapporti ravvicinati con il potere politico. La stessa possibilità d’intraprendere una carriera parallela avrebbe potuto costituire, infatti, motivo di esercizio turbato della sua attività giudiziaria, improntata al perseguimento d’inconfessabili ragioni d’interesse personale piuttosto che al perseguimento dell’interesse di giustizia.

Può darsi che quest’idea di magistrato avulso da ogni profilo di promozione sociale, estraneo ad ogni gioco di potere o d’interessi, lontano dalle ribalte, di magistrato stretto in una carriera necessariamente separata da tutte le altre carriere, fosse un’idea impraticabile, antica, fuori dal tempo. Osservare, e fare rigorosamente osservare, sempre, quantomeno alcune regole di rigore e di prudenza nelle frequentazioni degli appartenenti all’ordine giudiziario, nelle loro esternazioni, nei loro coinvolgimenti politici, nelle loro manifestazioni pubbliche e private, sarebbe tuttavia stato, probabilmente, utile e sacrosanto.

Lo dimostrano le sconcertanti vicende che la cronaca giudiziaria di questi giorni ha portato sulle prime pagine dei giornali e che stanno coinvolgendo taluni magistrati di rilievo. Esse, si badi, non costituiscono d’altronde un caso isolato. Si inseriscono in una sequenza di episodi che, sia pure interessando settori circoscritti della magistratura, hanno ripetutamente connotato le dinamiche del mondo giudiziario. È significativo, ad esempio, che alcuni dei magistrati che sono oggi al centro dell’attenzione mediatica perché coinvolti nell’ultimo scandalo, siano già stati, anni fa, oggetto d’inchiesta da parte del Csm e scagionati, non so se a ragione o a causa del gioco perverso delle trasversalità correntizie. Segno, comunque, che il sistema di controllo interno della magistratura non ha funzionato.

Che dire, d’altronde, della circostanza che fra i soggetti dei quali oggi si mormora vi siano addirittura Primi Presidenti, componenti del Csm, ex Presidenti della Corte Costituzionale? A poco conta che, come sembra, essi non abbiano accolto le richieste d’interferenza che sono state loro rivolte; è già sufficiente, a preoccupare, che tali soggetti abbiano potuto essere anche soltanto avvicinati.

Ciò che è stato, comunque, è stato. Sarebbe importante, ora, che le vicende emerse, e che rivelano l’esistenza di una questione morale interna alla magistratura oltre che al Paese nel suo insieme, forniscano l’occasione per il rinnovamento quantomeno di alcune regole. Mi limito ad accennare ad alcuni temi sui quali occorrerebbe cominciare a ragionare.

Primo. Attenzione al problema dei rapporti fra appartenenti all’ordine giudiziario e società. Non basta, si badi, vietare ai magistrati la frequentazione di ambienti quali quello degli affari, dei partiti, dei cenacoli e delle società segrete. Bisognerebbe, forse, decidere finalmente che il magistrato faccia, e soltanto, il magistrato, e non possa più essere distaccato in un ministero, in un ufficio politico, in un ufficio studi.

Secondo. Massimo rigore nel vietare le esternazioni improprie, le apparizioni televisive e le interviste sui processi in corso, comunque l’autopromozione mediatica.

Terzo. Divieto che un magistrato possa transitare senza scosse dalla magistratura all’attività politica. Se vuole farlo, si dimetta dalla magistratura ed affronti la nuova carriera libero da ogni condizionamento pregresso e futuro.

Quarto. Una riforma dei criteri di selezione dei componenti togati del Csm, per evitare finalmente che le trasversalità correntizie incidano sulla selezione dei dirigenti degli uffici, sulle decisioni disciplinari, su quant’altro potrebbe essere deviato dall’esistenza di rapporti impropri.

È difficile dire chi potrà, oggi, impostare riforme di questo tipo (le riforme di cui sta discutendo il mondo politico sono, al momento, di tutt’altro segno). Potrebbe, forse, essere la stessa magistratura organizzata a farsi carico, in un sussulto d’orgoglio, dei suoi problemi, nel tentativo di un’autoriforma salvifica dei principi di rigore, d’indipendenza e di onestà ai quali dovrebbe ispirarsi, sempre, l’attività dei magistrati.

La Stampa 16/07/2010

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LA NUOVA P3

"Una società occulta devastante,
che condizionava le istituzioni"


Parla il pm Giancarlo Capaldo: "Senza intercettazioni l'inchiesta sarebbe stata impossibile". E parla di "condizionamento della civiltà democratica": "Quel che sta emergendo è davvero preoccupante. Un gran danno alla nostra società"

di FRANCESCO VIVIANO


ROMA - "É chiaro che non bisogna fare di tutta l'erba un fascio ma quello che è emerso è davvero devastante. Riguarda l'assetto della società civile, configura un condizionamento della civiltà democratica. Ci sono interferenze effettuate da una società segreta che determinano condizionamenti sulla politica, sulle istituzioni, sulla vita stessa dei cittadini. Magari non sono violenze, estorsioni, omicidi, ma fanno sicuramente un gran danno alla nostra società. E i cittadini , più che la magistratura, possono emettere giudizi morali, perché quello che sta emergendo è davvero preoccupante".

Dottor Capaldo, avrebbe mai pensato che un'inchiesta svelasse intrecci così inquietanti, che gettano ombre perfino su importantissime nomine di magistrati?
"La nostra inchiesta non aveva questi obiettivi. L'indagine dei carabinieri di Roma era iniziata nei confronti di alcuni camorristi, o presunti tali, che avevano progettato di realizzare casinò online e gestire un giro di scommesse di livello nazionale e internazionale. Questa era l'inchiesta iniziale".

E invece cosa è accaduto?
"Intercettando alcuni indagati napoletani sono spuntate vicende distinte che avevano una rilevanza penale e quindi abbiamo messo sotto controllo altre utenze".

E che cosa è emerso?
"L'ordinanza di custodia cautelare è pubblica ed anche gli atti dell'inchiesta sono stati messi a disposizione degli avvocati, quindi è tutto noto o quasi".

Non ha provato imbarazzo quando dalle intercettazioni sono emersi collegamenti tra esponenti della politica, delle istituzioni e della magistratura? Le è toccato di imbattersi in magistrati che chiedevano la "sponsorizzazione" di ex della P2 per farsi nominare ai vertici dei palazzi di giustizia, e in altri magistrati che avrebbero coordinato la preparazione di "dossier" nei confronti di personaggi politici.
"Certamente non avrei immaginato una cosa del genere. Io sto coordinando le indagini e non posso entrare nel merito delle specifiche questioni. È chiaro che sono sorprendenti certe frequentazioni".

Tra le ipotesi di reato contestate ad alcuni indagati c'è quella della violazione della legge-Anselmi, quella sulle associazioni segrete varata dopo la scoperta della loggia P2. Si può parlare dunque di "P3"?
"Sono un magistrato, che tra l'altro sta svolgendo proprio questa inchiesta, quindi non posso darle una risposta. Sugli argomenti specifici non posso proprio parlare, me lo vieta la legge".

Resta il fatto che il contenuto degli atti giudiziari è preoccupante. Ci sono state dimissioni di esponenti delle istituzioni: il sottosegretario Cosentino e l'assessore campano Sica. Alcuni suoi colleghi magistrati si sono dimessi ed altri sono nel mirino del Csm, lo stesso organismo che avrebbe subito pressioni da alcuni degli arrestati.
"E' certo che siamo di fronte ad alcuni esponenti della criminalità e di altri personaggi che in vari modi comunicavano con le istituzioni. Ripeto: sono molto sorprendenti certe frequentazioni e conoscenze. Non si tratta solo di vicende penalmente rilevanti ma anche di momenti di vita democratica condizionati da interventi "esterni" non proprio limpidi".

Emerge anche che alcuni suoi colleghi, magistrati di Cassazione, Csm e Corte d'Appello, avevano frequentazioni assidue con gli indagati che suggerivano candidati e nomine, e che tentavano di aggiustare processi. Ci può dire se parti di questa inchiesta sono già state trasferite ad altre procure per competenza territoriale?
"È una domanda alla quale non posso rispondere perché sarebbe una violazione di legge".

Questa inchiesta ha svelato affari illegali, reati veri e propri. Senza le intercettazioni, sareste stato possibile?
"Non voglio entrare nel dibattito politico sulle intercettazioni. Ma è chiaro che senza le intercettazioni non avremmo scoperto nulla. Trattandosi di un'associazione segreta, quindi clandestina, senza le intercettazioni non avremmo scoperto nulla perché era necessario indagare dall'interno. E delle due l'una: o le intercettazioni telefoniche o una "gola profonda". Quindi o c'è un mezzo tecnico, in questo caso le intercettazioni, oppure qualcuno che dall'interno collabora con gli investigatori".

(17 luglio 2010) http://www.repubblica.it/politica/2010/07/17/news/capaldo_inchiesta-5641548/?ref=HREA-1
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Di Loredana Morandi (del 19/07/2010 @ 15:24:27, in Magistratura, linkato 1525 volte)
L'INCHIESTA

Caliendo, sottosegretario nella loggia
"Giacomino a noi ci fa da spalla"

Il vice del Guardasigilli Alfano nel mirino dei magistrati. Dalle carte processuali della nuova P3, emerge come una figura centrale. Trame a tutti i livelli, dentro e fuori via Arenula

di EMILIO RANDACIO, MARIA ELENA VINCENZI


ROMA - Convocazioni, telefonate piuttosto tese, in cui il sottosegretario viene quasi richiamato all'ordine. Giacomo Caliendo, vice del Guardasigilli Alfano, dalle carte processuali della nuova P3, emerge come una figura centrale. È soprattutto il giudice tributarista Pasquale Lombardi a tessere la tela dei rapporti con il viceministro, perfino ad anticipargli mosse politiche imminenti. Alla fine del settembre scorso, la segretaria di Caliendo chiama Lombardi e, dopo una breve conversazione, la donna cede il telefono al suo "principale". Lombardi gli riferisce di "aver appreso che loro (Caliendo e altri), saranno nominati "consultori settimanali di Forza Italia"". Poi, lo sforzo di uno dei principali attori della nuova "P3", si sposta sul bersaglio "grosso", l'operazione per tentare di pilotare la sentenza della Consulta sul Lodo Alfano, che si discuterà il 6 ottobre successivo. Proseguendo la conversazione, Lombardi sembra quasi ordinare al vice Guardasigilli "di partecipare al pranzo, fissato alle due dello stesso giorno, al quale dice sarà presente il presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone". Caliendo, però, non è sicuro di esserci per quell'ora, in quanto "impegnato in lavori parlamentari e che forse presenzierà all'incontro successivo fissato per le 15".

Alle 13 e 04, è la segretaria di Caliendo che chiama il "geometra" Lombardi, per sapere se alla fine il sottosegretario sarà presente al pranzo. E, anche sul punto, il "geometra" nella risposta è categorico: "Deve partecipare perché ci sarà il presidente". Il riferimento va a Carbone, numero uno della Cassazione. "Non può mancare perché verranno discusse cose importanti che riguardano direttamente la sua persona ... allora dì a questo che sono fatti importanti che lui non si può sottrarre! Perché non è un fatto per il Parlamento che so c... altri". Caliendo cerca di giustificarsi: "Eh lo dici a me a che ora? Dipenderà da quando Fini (nella veste di presidente della Camera, ndr)", chiuderà la seduta.

Per la banda il sottosegretario è un punto di riferimento costante, quasi uno di loro, come spiegano anche i carabinieri del nucleo investigativo. Caliendo spesso si dà da fare, come sulla vicenda dell'ispezione negli uffici giudiziari a Milano richiesta dal governatore Formigoni. Il controllo non arriva, nonostante le promesse del sottosegretario. Il 12 marzo 2010 Lombardi gli chiede notizie: "Non lo so, Pasqualì! Ho chiamato ieri sera, ho parlato di nuovo con il ministro e con il suo segretario e mo' vedono loro". Lombardi chiede di insistere e Caliendo sbotta: "L'ho chiesto trenta volte, basta!". L'attesa infastidisce la "loggia".

Nel pomeriggio Arcangelo Martino chiede notizie al geometra che risponde: "Stammi a sentire. C'è il ministro all'hotel Vesuvio di Napoli al quale io ci arriverei adesso... quello già ce l'ha detto l'amico mio (Caliendo, ndr)! Però siccome questo ritornerà a Roma o lunedì o martedì ci voglio dicere: come arrivi dà l'incarico a chisto". L'imprenditore esprime qualche perplessità sul loro "sodale": "E allora l'amico tuo non ha fatto manco un c... là, scusami! La sta prendendo per le lunghe sta cosa, Pasquà". Lombardi lo difende: "Ci vuole l'autorizzazione del ministro, quello ieri ha dato ordine però se non c'è il ministro sul posto non possono". La cosa è urgente, troppo. E Martino non si fida del sottosegretario. Richiama Lombardi e chiede: "Ma quando lo sa Giacomino? No perché se non lo fanno entro questa settimana che viene non serve più". Il magistrato tributario risponde: "Io penso che lo faranno senz'altro perché Giacomo lo aveva subito cercato. Io ora vado dal ministro per dire "oh, corri a Roma". Tengo Giacomino che mi fa da spalla". Quella stessa, sera Caliendo conferma a Lombardi che gli atti sono arrivati e suggerisce: "Il problema è che li dovevano mandare al ministro perché poi questo, prima di martedì non torna". Lombardi: "E glielo dai tu al ministro". Il sottosegretario: "Eh, Pasqualì, queste so cose... quello, figurati poi lo sai, dentro la campagna elettorale, l'indagine... Ma non è che martedì poi si dispone, quando lo si dispone deve fare il comunicato stampa sennò non si può".

Trame a tutti i livelli. Dentro e fuori via Arenula. Nel novembre scorso, il Lombardi riferisce al sottosegretario Caliendo del colloquio con Nicola, evidentemente Mancino Nicola, chiariscono gli investigatori. Il tema, è la nomina di Alfonso Marra alla corte d'assise milanese. "Lui mi ha detto - spiega Lombardi a Caliendo - che ho fatto gli stessi discorsi che gli hai fatto tu".

(17 luglio 2010)
http://www.repubblica.it/politica/2010/07/17/news/verbali_caliendo-5640847/
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Di Loredana Morandi (del 19/07/2010 @ 15:14:35, in Magistratura, linkato 1352 volte)
Pure io ce l'ho lo scoop, ed è tutto napoletano !

I VERBALI: Nomine e missioni proibite

venti toghe a disposizione della "loggia"


di MARIA ELENA VINCENZI e EMANUELE LAURIA

ROMA - "Prendono parte alle riunioni nelle quali vengono impostate le operazioni e paiono fornire il proprio contributo alle attività di interferenza". Venti nomi che scottano. Quelli delle toghe coinvolte nell'inchiesta sull'eolico e sulla nuova loggia "P3". Il rapporto dei Carabinieri non lascia adito a equivoci. Era fitta la rete di giudici e procuratori attraverso la quale la banda Carboni portava avanti i suoi piani di "interferenza" sulle istituzioni. Tutto ruotava intorno al ruolo di Arcibaldo Miller (capo degli ispettori del ministero della Giutsizia), Giacomo Caliendo (sottosegretario alla Giustizia) e Antonio Martone (ex avvocato generale in Cassazione). Loro gli incaricati di costruire la ragnatela da stendere sui magistrati.  Qualcuno aveva un ruolo di primissimo piano nell'attività dell'associazione segreta, altri davano informazioni preziose. Altri ancora erano semplicemente oggetto di tentativi di avvicinamento da parte della combriccola che - per perseguire i propri obiettivi illeciti - si avvaleva della copertura offerta dal centro studi "Diritti e libertà".

Sono sempre Miller, Caliendo e Martone i commensali del famoso pranzo a casa Verdini del 23 settembre scorso in cui sarebbe stato pianificato il condizionamento della Consulta per far approvare il Lodo Alfano. Martone era stato invitato senza giri da parole da Lombardi all'incontro a piazza dell'Aracoeli: "Noi ci dobbiamo vedere all'una meno un quarto". "Ma io sono impegnato con il procuratore...". "Mandalo affanc. che chisto non porta voti e vieni da noi...", insiste Lombardi mostrando una certa confidenza.

Caliendo poi è presente in tutte le manovre. Dopo il pranzo a casa Verdini, Lombardi raccomanda al sottosegretario di fare la conta dei giudici costituzionali a favore e contro il Lodo: "Ci dobbiamo vedere ogni giorno, ogni settimana, capire dove sta o' buono e dove o' malamente: vuagliò, ti hai la strada spianata per fare il ministro". Le carte raccontano che Caliendo, su pressione di Lombardi, ha sollecitato al vicepresidente del Csm Mancino la nomina di Alfonso Marra a presidente della Corte d'Appello di Milano. Nomina che si è rivelata poco decisiva: Caliendo infatti è poi intervenuto, senza fortuna, con lo stesso Marra per far accogliere il ricorso di Formigoni contro l'esclusione della sua lista nelle elezioni regionali lombarde. Successivamente, davanti alle pressioni dello stesso Lombardi per far inviare gli ispettori alla Procura di Milano, il sottosegretario ammetterà: "L'ho chiesto trenta volte al ministro!". Della stessa vicenda è protagonista anche Miller, chiamato confidenzialmente Arci dai membri della banda, che in una telefonata del 5 marzo suggerisce ad Arcangelo Martino cosa fare per ottenere l'ispezione: "Ci vorrebbe un esposto...".

Un magistrato vicino a Lombardi, Angelo Gargani, compare frequentemente nell'inchiesta: con il tributarista, dopo il pranzo a casa Verdini, parla della vicenda del Lodo e gli fornisce il numero di un ex presidente della Consulta da contattare, Cesare Mirabelli (che respingerà la "corte" del disinvolto faccendiere napoletano).

Lombardi attiva di continuo la sua rete di contatti con i magistrati. Lo fa all'occorrenza e soprattutto in occasione dell'elezione di Marra che - secondo i carabinieri - è avvenuta proprio grazie all'interferenza della banda. Il tributarista ne parla il 21 ottobre con Celestina Tinelli, componente del Csm. Alla quale chiede informazioni anche sulle chances di altri due "amici" in corsa per incarichi di rilievo: Gianfranco Izzo per la Procura di Nocera e Paolo Albano per Isernia. Lombardi parla in quel periodo con diversi magistrati. Fra i voti da conquistare (e poi conquistati) per l'elezione di Marra, c'è quello di Vincenzo Carbone, primo presidente di Cassazione: il 22 ottobre Lombardi invita Caliendo a "lavorarselo per bene", e gli comunica di avere già prospettato un aumento dell'età pensionabile da 75 a 78 anni. Una modifica della legge che proprio in quei giorni il governo proporrà con un emendamento. Lo stesso Carbone, un mese prima, aveva chiesto a Lombardi: "Che faccio dopo la pensione?".

Un altro giudice, Francesco Castellano, il 31 gennaio conferma all'attivissimo Lombardi di avere segnalato alla Tinelli il nome di Marra. Ma intanto Lombardi aveva già parlato del caso Marra a Beppe ("verosimilmente il giudice Giuseppe Grechi", scrivono i carabinieri). Anzi, è quest'ultimo il 16 novembre a chiedere a Lombardi qual è l'intenzione del "comune amico" Carbone in vista del voto: "Tienilo sotto che lo tengo sotto anch'io", dice il tributarista.

Il 19 gennaio Lombardi parla con Gaetano Santamaria della candidatura di tale "Nicola" per la Procura di Milano. A Cosimo Ferri, altro componente del Csm, arriva a chiedere il rinvio di quella nomina. Ferri, in realtà, si ritrae imbarazzato. A Lombardi sta a cuore, in quel periodo, anche la candidatura di Nicola Cosentino alla guida della Regione Campania. Vede due volte il procuratore di Napoli Giambattista Lepore per chiedergli informazione sulla situazione giudiziaria di Cosentino, indagato per rapporti con la camorra. Dopo l'incontro del 20 ottobre, Lombardi riferirà, violando tutte le procedure, ad Arcangelo Martino che le prospettive per il sottosegretario (appena dimessosi) non sono buone: "Negativo al 90 per cento". Agli atti anche una telefonata fra Lombardi e il magistrato Giovanni Fargnoli: parlano del ricorso in Cassazione contro la richiesta di arresto a carico di Cosentino: Fargnoli assicura a Lombardi che gli farà sapere perché il ricorso è stato rigettato. Una conferma, l'ennesima, della rete che lega i componenti della combriccola, i politici e i magistrati: il 14 ottobre Ugo Cappellacci, presidente della Sardegna, chiama Martino per avere il numero di telefono di Cosimo Ferri: vuole evitare il trasferimento di Leonardo Bonsignore, presidente del tribunale di Cagliari, ad altra sede: "Perderemmo un amico carissimo e una persona valida". Martino si attiva subito e parla con la segretaria di Ferri. Secondo i carabinieri proprio per questo motivo Martino "poteva ritenersi creditore nei confronti di Cappellacci".

(16 luglio 2010) http://www.repubblica.it/politica/2010/07/16/news/verbali_i_magistrati-5618571/
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Il procuratore di Milano Armando Spataro:
cene e connivenze minano la nostra credibilità


Via i mercanti dal tempio. Così dicono i manifesti appesi in Procura a Milano, il tribunale simbolo di Mani Pulite: “Fuori la P2 dal Palazzo di Giustizia”. Al quarto piano c’è l’ufficio di Armando Spataro, procuratore aggiunto coordinatore del Pool antiterrorismo.

Dottore, che effetto le hanno fatto i cartelli?
È evidente che hanno un significato provocatorio e i primi a rimanere allibiti da quanto si legge sui giornali siamo noi. L’Anm ha preso una posizione dura, ma singolarmente, nelle mailing list dei magistrati, circola una sensazione di delusione e il desiderio di una presa di distanza. Qualcuno ha parlato anche di schifo. È ovvio che quello che sta avvenendo fuori sta sporcando l’immagine che i cittadini hanno della magistratura. Parlo dei cittadini, perché i giudici conoscono gli anticorpi che l’ordinamento ha di fronte a fenomeni di questo tipo. Ma i cittadini assimilano alcuni magistrati ad alcuni politici.

Non hanno torto, se ci vanno a cena e trattano affari con loro…
Certo, ma la faziosità è per definizione uno degli elementi della politica. Quando questo si trasferisce sui magistrati, per la peculiarità delle funzioni che noi esercitiamo, è inammissibile. L’autorevolezza dell’agire e del decidere dei magistrati si fonda sulla loro credibilità.

Sono più di 15 anni che la magistratura viene delegittimata.
Sì, da Mani Pulite: fu allora che si innescò un imbarbarimento dei rapporti tra giustizia e politica che ha portato a un’alterazione completa del quadro costituzionale. Un attacco massiccio e progressivo che ha prodotto anche una diversa gerarchia della gravità dei reati. È come se oggi corruzione, falso in bilancio e bancarotta fossero diventati meno importanti della immigrazione irregolare. Ecco perché è fondamentale difendere con le unghie e con i denti l’obbligatorietà dell’azione penale.

Il Csm ha avviato la procedura di trasferimento per incompatibilità ambientale per i magistrati coinvolti nell’inchiesta P3. Foglia di fico?
Il trasferimento non sostituisce il procedimento disciplinare, che prevede sanzioni che includono anche l’allontanamento dall’ordine giudiziario. Il procuratore generale della Cassazione ha iniziato gli accertamenti per l’azione disciplinare.

Crede che i cittadini penseranno “cane non mangia cane”?
Spero di no, basta guardare alla storia di questi anni e ai tanti magistrati condannati per ogni tipo di reato. Le indagini non li hanno mai risparmiati solo perché colleghi degli investigatori.

Il suo ufficio non è molto lontano da quello di Alfonso Marra…
Naturalmente non parlerò di situazioni singole. Ma sempre, di fronte a magistrati che hanno contatti quanto meno equivoci, io provo dolore e preoccupazione: certi rapporti vanno evitati a prescindere.

L’avvocato Grosso su ‘La Stampa’ ha scritto: un giudice va a cena da solo. Condivide?
Voleva dire che non si va a cena con certe persone. Infatti, la magistratura è tenuta all’obbligatorietà dell’azione penale e soprattutto, come sancisce la Costituzione, è soggetta soltanto alla legge. Vale a dire: noi siamo obbligati ad essere del tutto indifferenti alle logiche politiche, cui siamo estranei. Siamo un’altra istituzione e un altro potere. E questo implica anche la necessità di rifuggire ogni contatto che possa essere o sembrare sospetto.

Berlusconi si è più volte scagliato contro i giudici che facevano politica. Siamo costretti a dargli ragione?
La cosa curiosa è che i magistrati accusati da Berlusconi di essere toghe rosse erano quelli che avevano scelto di essere soggetti solo alla legge. Forse i casi che sono emersi in questi giorni dovrebbero suggerirgli altre riflessioni.

La politica italiana è molto compromessa nella sua immagine. Se accade alla giustizia è più pericoloso?
Il potere della maggioranza che governa, deriva dal consenso dei cittadini, che possono esercitare il potere di sanzione politica con il voto. Noi siamo legittimati dal concorso che vinciamo, il che non è affatto una deminutio come disse Berlusconi. Il cittadino di fronte alla magistratura indebolita è disarmato, perché non ha potere di sanzione. Quello che mi spaventa è che i cittadini possano perdere fiducia nelle decisioni dei magistrati. I fatti di questi giorni rischiano di far dire a molti: “Tanto sono tutti uguali…”

Quindi che si fa?
Certo non ciò che sul vostro giornale un mio ex collega, Bruno Tinti, propone: il sorteggio dei membri del Csm. Un’idea per me inaccettabile. Intanto perché si accomuna tutta la magistratura ai fatti di questi giorni. E poi perché è un metodo deresponsabilizzante. Invece bisogna invitare i magistrati che votano il Csm a informarsi e a premiare chi lo merita. Anche nei fatti di cui ci stiamo occupando, è facilissimo andare a vedere chi ha votato i colleghi che ora sono oggetto di accertamenti da parte del Csm. Queste posizioni a mio avviso delegittimano ulteriormente il nostro ruolo. Il sorteggio mi ripugna e invocarlo è frutto di miopia politica: perché allora non lo adottiamo per il Parlamento?

da il Fatto Quotidiano del 17 luglio 2010
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Di Loredana Morandi (del 19/07/2010 @ 14:48:45, in Magistratura, linkato 1827 volte)
Mai serbato alcun dubbio che ciò fosse. Buon lavoro ai pm Quercia, Bretone e alla dottoressa Digeronimo. La sinistra è una cosa seria, la devono fare solo persone per bene. L.M.

L'inchiesta

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Rifiuti e appalti pilotati: indagato il senatore Tedesco
La notifica a tre manager Asl e due imprenditori

BARI - Nuovo capitolo del business illegale e delle gare d’appalto truccate o pilotate nella sanità pugliese. Questa volta l’inchiesta che ha portato a nuovi cinque arresti è quella di Desireé Digeronimo, Francesco Bretone e Marcello Quercia, l’altro pool di magistrati che indaga su quella fetta del malaffare che ha gestito illegalmente «l’impresa sanità» in cui è coinvolto l’ex assessore regionale alla sanità Alberto Tedesco, ora senatore del Pd. Le persone arrestate ieri dai carabinieri sono tre dirigenti dell’Asl Bari, Antonio Colella, Nicola Del Re e Filippo Tragni e due imprenditori, il legale rappresentante dell’azienda Vi.Ri. Michele Columella, e il titolare di fatto della stessa società, Francesco Petronella. A tutti è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Sergio Fanizzi: a vario titolo vengono contestate la corruzione, la turbativa d’asta e il concorso in violazione del segreto istruttorio.

Il gip ha condiviso l’impianto accusatorio della Procura ma ha respinto la richiesta di arresto per il genero e il segretario di Tedesco, Elio Rubino e Mario Malcangi, «ma è stato riconosciuto l’intero impianto accusatorio» ha spiegato il procuratore capo Antonio Laudati. Ad ogni modo la Procura ha annunciato il ricorso al Tribunale del Riesame. Nell’inchiesta il senatore Tedesco è indagato per turbativa d’asta, concorso in violazione del segreto d’ufficio e corruzione. «L’indagine - è scritto in una nota della Procura - ha consentito di far luce su un torbido ed illecito intreccio fra il management sanitario e l’imprenditoria operante nel settore e il coinvolgimento dell’ex assessore regionale Tedesco nei cui confronti sono al vaglio degli inquirenti ulteriori vicende sospette». Nelle intercettazioni captate dai carabinieri gli indagati fanno riferimento a nomi di politici: tra questi Nichi Vendola, Massimo D’Alema e Dario Franceschini, che non risultano coinvolti in nessun modo nell’inchiesta.

Le indagini in questo specifico filone d’inchiesta (i reati sono stati commessi tra febbraio 2008 e giugno 2009) hanno riguardato le milionarie gare pubbliche indette dalla Asl di Bari per il servi zio dir accolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti speciali prodotti nelle strutture sanitarie ed amministrative dell’ente e il completamento delle attrezzature dell’Irccs Giovanni Paolo II Oncologico di Bari: i lotti 2 e 4 in particolare. Nella gestione di questi appalti «è stata evidenziata l’illecita ingerenza degli indagati a sostegno degli interessi economici» di tre aziende, la Viri srl, specializzata nella raccolta smaltimento dei rifiuti speciali, la Draeger Spa, rappresentata dal nipote di Tedesco, e la Consanit scpa, per l’aggiudicazione di altrettanti appalti dalla Asl di Bari. Il primo appalto, quello della Viri, ha un importo di circa 5 milioni di euro ed è relativo al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti speciali prodotti dalle strutture sanitarie della Asl; il secondo assegnato alla Draeger (socio anche Salvatore Matarrese) è di circa 2 milioni e 600mila euro e riguarda la fornitura di attrezzature necessarie per il completamento della nuova sede dell’Oncologico-Giovanni Paolo. Il terzo appalto alla Consanit, di 2 milioni di euro per arredi di laboratorio sempre per l’Oncologico. «Allarmante è risultata - scrivono gli inquirenti - la facilità con cui gli indagati intervenivano nelle sedute dei seggi di gara al fine di attribuire punteggi decisamente superiori nelle valutazioni delle offerte dal punto di vista tecnico e qualitativo rispetto alle ditte concorrenti».

Per pilotare le gare - secondo l’accusa - venivano rivelate notizie segrete inerenti l’istruttoria e con la complicità di pubblici funzionari assecondavano le richieste delle ditte che poi sono risultate vincitrici. «Nelle vicende in esame Tedesco si inserisce decisamente nel turbamento della gare per i rifiuti speciali vinta dalla Vi.Ri.- scrive la Procura - di cui segue attentamente le sorti attraverso la concreta ed interessata ingerenza nell’istruttoria della stessa per il tramite del proprio genero Elio Rubino». Una circostanza resa possibile-secondo l’accusa - dalla complicità dei componenti delle commissioni di gara. Nicola De Re e Filippo Tragni. Anche nella gara dell’oncologico sarebbe stata riscontrata l’attività illecita di turbativa d’asta «posta in essere dal Rubino e Mario Malcangi (segretario di Tedesco, ndr) e dal pubblico funzionario Antonio Colella», già coinvolto in un’altra inchiesta sulla sanità.

Angela Balenzano
Corriere del Mezzogiorno - 19 luglio 2010


La Rassegna web

Appalti sospetti
Lea avvisò Nichi


di Massimiliano Scagliarini

BARI - Il presidente Nichi Vendola sapeva delle voci che circolavano intorno ai due appalti per il completamento dell’ospedale Oncologico di Bari. A riferire al governatore che su quella e su altre gare c’erano «continue pressioni» era stata Lea Cosentino. È la stessa ex manager della Asl a dirlo ai magistrati in un interrogatorio del 19 ottobre: ed è per questo che Vendola interverrà più volte per chiedere attenzione ai funzionari della Asl, arrivando poi a chiamare direttamente Tedesco.

L’inchiesta dei pm Digeronimo, Quercia e Bretone sabato ha portato agli arresti domiciliari Francesco Petronella (53 anni), titolare di fatto della società Viri (smaltimento rifiuti speciali), suo nipote Michele Columella (44), legale rappresentante della Viri, Antonio Colella (43), ex capo degli appalti della Asl di Bari (liberato appena tre giorni prima), e i funzionari Asl Nicola Del Re (51) e Filippo Tragni (51). Le accuse a vario titolo sono turbativa d’asta, corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e falsità materiale in atti pubblici. I pm hanno chiesto ma non ottenuto l’arresto di Elio Rubino e Mario Malcangi e l’interdizione (e non l’arresto, come erroneamente scritto ieri) di Felice De Pietro.

E nell’ordinanza firmata dal gip Vito Fanizzi è riportato proprio uno stralcio dell’interrogatorio reso da Lea Cosentino, che nel 2008 riferì a Vendola delle «voci» su due lotti dell’Oncologico, il lotto due (sale operatorie: lo vincerà Draeger, azienda raprresentata dal genero dell’allora assessore, Elio Rubino), e il lotto quattro (lo vincerà il consorzio Consanit, poi escluso dal Tar): «Posso riferire - dice la Cosentino ai magistrati - di aver visto Rubino Elio, genero dell'assessore Tedesco, gestore della Drager mentre affrontava presso la sede dell'Asl questioni relative all'appalto dei lotti delle sale operatorie del nuovo Oncologico. In particolare ho conoscenza diretta che ha sollecitato l'aggiudicazione definitiva di quel lotto alla ditta citata. Posso riferire che l'assessore Tedesco mi aveva parlato della Draeger prima della gara (...). Non vi sono state comunque irregolarità nell’aggiudicazione, per quanto a mia conoscenza». La Cosentino dice però di aver chiamato Vendola «lamentandomi delle pressioni dell'assessore Tedesco e chiedendogli di aiutarmi nella gestione dei rapporti intrattenuti con il medesimo».

Dalla lettura del provvedimento emerge che Vendola era molto preoccupato per quelle voci, tanto da intervenire sul direttore amministrativo Gianfranco Lippolis e chiedere una nuova verifica sull’aggiudicazione: Lippolis, a sua volta, affiderà il compito a Colella. Questo episodio - annota il gip - «non evidenzia una volontà di Colella di favorire a ogni costo Tedesco».

Il tema degli appalti dell’Oncologico, peraltro, sarà oggetto anche dell’audizione di Vendola davanti al pm Digeronimo, che gli contesterà proprio una telefonata con Tedesco: «Ero preoccupato delle voci - dirà il governatore al magistrato - e ne chiesi conto al mio assessore».

La figura centrale dell’inchiesta è dunque Alberto Tedesco, oggi senatore Pd, di cui la procura di Bari ha deciso per il momento di non chiedere l’arresto in attesa di vagliare «ulteriori episodi di indebite ingerenze nella gestione della cosa pubblica». Di Tedesco il gip scrive che «rappresenta un punto di riferimento a livello istituzionale per il gruppo Columella», e parla di «reciproci scambi di favori». In cambio di voti per le elezioni politiche 2008 - secondo il gip - Tedesco si sarebbe interessato alla gara per lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri, e sarebbe intervenuto anche sulla Asl di Lecce per «lo sblocco di pratiche amministrative connesse ad interessi economici» dei Columella. E, ancora, avrebbe chiesto la disponibilità «ad acquistare un appartamento del valore di 550.000 euro» al patriarca Carlo Columella.

Su quest’ultimo episodio, però, Tedesco ci tiene a smentire. «Non vorrei - dice, riferendosi al caso Scajola - che questa vicenda potesse essere confusa con altre analoghe assurte agli onori della cronaca negli ultimi mesi». E offre una spiegazione alternativa: «Non ho mai chiesto ai Columella di acquistare per me alcun alloggio. Viceversa, dovendo mia moglie vendere un appartamento del valore di circa 500.000 euro a Bari, ho chiesto a Franco Petronella se lui o qualcuno dei suoi parenti fosse interessato ad acquistarlo per una cifra di 450.000 euro. Allo stato l’appartamento è ancora in vendita». Di «abbaglio» parla anche la difesa di Columella e Petronella. «Chiariremo tutto», dice l’avvocato Raffaele Emilio Padrone. Oggi saranno fissati gli interrogatori di garanzia dei 5 arrestati.

Gazzetta del Mezzogiorno



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Corruzione nella sanità pugliese

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BARI – E' l'8 marzo 2008, quando Mariella Cattaneo, moglie di Alberto Tedesco, parla al telefono con Francesco Petronella, amministratore della Vi. ...

Tedesco: «Ma perché non mi interrogano?»

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Senatore Alberto Tedesco, la procura di Bari dice che non ha chiesto il suo arresto perché sta valutando «ulteriori episodi». Si sente accerchiato? ...

La maxi inchiesta sugli appalti 5 arresti per le gare sui rifiuti

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È sfociata in cinque arresti, tra dirigenti Asl e imprenditori, l´inchiesta sulla gestione della sanità in Puglia che coinvolge l´ex assessore alla Sanità e ...

Inchieste sanita'/ Procura Bari: torbido intreccio con imprenditoria

Virgilio - ‎17/lug/2010‎
Le indagini che hanno portato all'arresto di cinque persone nell'ambito di una delle inchieste della procura della Repubblica di Bari sulla gestione della ...

Alberto Tedesco e la corruzione nella Asl Bari

BariSera (Blog) - ‎17/lug/2010‎
BARI – Corruzione, turbativa d'asta e concorso in violazione del segreto d'ufficio in riferimento ad appalti per un valore complessivo di 9 milioni di euro. ...

Tedesco: “Mi accusano di fatti accaduti quando mi ero già dimesso ...

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“Ho saputo che la magistratura è tornata ad accusarmi di aver condizionato le gare pubbliche indette dalla Asl di Bari per il servizio di raccolta e ...

Scandalo sanitá, cinque arresti fra dirigenti Asl e imprenditori

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Repubblica.it > Homepage — Scandalo sanitá, cinque arresti fra dirigenti Asl e imprenditoriAi domiciliarti sono finiti i re della gestione dei rifiuti, ...

Sanità Puglia, 'Era Tedesco': 5 ai domiciliari per appalti ...

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Bari – INCHIESTA della Procura della Repubblica di Bari sulle gare pubbliche milionarie indette dalla ASL di Bari per il servizio di raccolta, ...

Bari: inchiesta su smaltimento rifiuti sanitari, 5 arresti

Libero-News.it - ‎17/lug/2010‎
Bari, 17 lug. (Adnkronos) - Cinque persone, tra le quali due imprenditori del settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti e tre manager della Asl di ...
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Di Loredana Morandi (del 19/07/2010 @ 08:37:52, in Giuristi, linkato 1380 volte)
Giustizia, l'Oua presenta la sua ricetta

Per sbloccare il contenzioso civile occorrono 4mila giudici togati, potenziare il processo telematico, regolamentare in modo più efficace i magistrati laici: sono le proposte illustrate ieri nell'assemblea organizzata dall'Organismo unitario a Roma.

Introdurre l'ausiliario: per de Tilla è una proposta "indecente"

giovanni capozzi

L' Organismo unitario dell'avvocatura (Oua, presieduto da Maurizio de Tilla) boccia gli interventi del governo in materia di giustizia civile: la proposta dell'ausiliario del giudice "è indecente" e la media conciliazione obbligatoria "è fallimentare'".
La bocciatura delle soluzioni proposte dall'esecutivo giunge ieri nel corso dell'assemblea convocata dall'Oua a Roma, nella sede della Cassa forense.
Dalla protesta alla proposta: per avere tempi rapidi nei processi civili e ridurre l' arretrato servono, invece, secondo la ricetta lanciata dall'Oua, quattromila nuovi magistrati togati, "una più puntuale regolamentazione del giudice laico; maggiore produttivita' e creazione di una classe dirigente con capacità aziendali; diffusione sull'intero territorio del processo telematico (procedura che vede Napoli tra le sedi di sperimentazione - Ndr)".
L'Organismo unitario dell'avvocatura, intanto, conferma lo stato di agitazione dei legali e la settimana di protesta della categoria dall'11 al 16 ottobre.
Ancora prima della protesta decisa per il prossimo autunno si muove l'Ordine forense di Torre Annunziata, guidato da Gennaro Torrese: gli avvocati del foro oplontino, infatti, si astengono dalle udienze da lunedì 19 a lunedì 26 luglio. A decidere la protesta è l'assemblea degli iscritti. I legali incrociano le braccia per chiedere modifiche all'attuale formulazione della normativa sulla mediazione/conciliazione, ritenuta penalizzante per l'avvocatura, e contro l'ipotesi di affidare ai notai alcune competenze in materia di diritto di famiglia.
Il foro di Torre Annunziata è il primo in Campania, e probabilmente in Italia, a scendere ufficialmente in agitazione contro la normativa sulla mediazione/conciliazione. L'auspicio è di riaprire il confronto con il Guardasigilli Angelino Alfano.
"E' impensabile che il Governo non riesca a trovare risorse per risolvere le disfunzioni della giustizia e debba, invece, ricorrere a rimedi che sono peggiori del male - commenta Maurizio de Tilla - . La media/conciliazione obbligatoria, che interessa il 70 per cento dei nuovi processi, finirà per intasare le camere di conciliazione e ritarderà di almeno un anno l'inizio delle controversie. I risultati saranno certamente deludenti. La 'coercizione' non ha mai funzionato in tema di conciliazione''.
La stessa logica, secondo De Tilla, è stata posta alla base dell'emendamento ritirato (ma con annuncio di presentazione di un ddl) dal contenuto "ancora più scriteriato": sottrarre al lavoro dei giudici togati più di un milione di cause pendenti (di qualsiasi valore e materia) ed affidarle - solo per la sentenza - a soggetti ausiliari estranei e non specificamente preparati.
"La proposta nasconde - secondo il presidente dell'Oua - la volontà politica di deflazionare i processi con la rottamazione, tradendo così le aspettative di giustizia dei cittadini".

 Il Denaro, 17-07-2010, num. 140 - pag. 37
http://www.denaro.it/VisArticolo.aspx?IdArt=604023&KeyW
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Di Loredana Morandi (del 19/07/2010 @ 08:14:39, in Politica, linkato 1199 volte)
Due titoli, due diversi modi di vedere quello che le agenzie hanno scritto. Le agenzie di stampa sono impietose, anche se qualcuno cerca di far sembrare oro ciò che neppure riluce. La gente sa ed i magistrati siciliani in cuor loro sanno che, pochi o tanti, tra le file dei manifestanti ci sono anche i germi malati delle nuove frange mafiose. Si, il movimento che si raccoglie intorno alla figura di Di Pietro non è sano, lui non è uomo che possa rappresentare un qualche "giustizialismo" di popolo e il "blogger delfino" ha già fatto le scarpe a troppa gente per essere credibile. Peccato solo che qualcuno abbia deciso di fargli prendere una sporca tessera da giornalista, anche a costo di taglieggiare e affamare una buona mezza dozzina di lavoratori e truffare lo Stato con l'emissione di fatture false. Sono amara, lo so. Ma ci son passata di persona e quello che vedo non mi piace. Per me il "delfino" è stato un "pacifista" e me lo sono ritrovata di persona "sior padrun" e sfruttatore. Tanto inqualificabile che lo attendo trombato dalla sua stessa base elettorale, insieme a quell'altra. Volete accertare ciò di persona? Domandate a Sonia Alfano dov'è l'Agenda Rossa di Loredana Morandi.  L.M.

"La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità." (PAOLO BORSELLINO)


Antimafia duemila

Palermo. Un'ovazione ha accolto i magistrati che sono entrati nell'aula magna del Palazzo di Giustizia di Palermo...
  
...per partecipare alla cerimonia di commemorazione organizzata dall'Anm per ricordare Paolo Borsellino, ucciso il 19 luglio del '92 nella strage di Via D'amelio.
Commentando l'accoglienza calorosa da parte dei manifestanti, che hanno agitato le «agende rosse» divenute ormai il simbolo dei misteri che avvolgono l'eccidio, il procuratore di Palermo Francesco Messineo ha detto: «È molto confortante che nell'opinione pubblica ci sia questa fiducia nella magistratura e l'esortazione ad andare avanti, però non bisogna dimenticare che lavoriamo tra molte difficoltà, sia per mancanza di risorse sia per una legislazione che non sempre ci aiuta o ci agevola nelle indagini». ANSA


Corriere Sera

Il 18mo anniversario della strage di via D'Amelio

Palermo volta le spalle a Borsellino: meno di cento persone al corteo
Pochi siciliani, pochissimi palermitani. Il fratello Salvatore: «Siamo a una svolta nelle indagini»

PALERMO - Sarà stato il gran caldo, sarà stata la voglia di mare, sarà stato che alle 9 del mattino di una domenica di metà luglio non si possono ipotizzare folle oceaniche, fatto sta che c'erano meno di cento persone al corteo in memoria della strage di via D'Amelio, che il 19 luglio 1992 uccise Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Meno di cento persone - molte non siciliane, pochissime di Palermo - con in mano un'agenda rossa (quella di Borsellino, sparita a mai più ritrovata dopo l'esplosione) cantando Bella Ciao hanno chiesto che si arrivi alla verità sulla strage di via D'Amelio. Il corteo, partito dal luogo dell'esplosione dell'autobomba, è giunto al castello Utveggio che avrebbe ospitato una sede riservata del Sisde.


ANSA

... CONCLUSA MANIFESTAZIONE POPOLO AGENDE ROSSE - Sono arrivati al castello Utveggio di Palermo cantando Bella ciao. Meno di 100 persone - molte non siciliane, pochissime di Palermo - che rappresentano il popolo delle Agende rosse e hanno marciato, alla vigilia dell'anniversario della strage di via D'Amelio, per commemorare il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, uccisi il 19 luglio di 18 anni fa, e per chiedere che si arrivi alla verita' sulla strage di via D'Amelio. Il corteo, partito dal luogo dell'esplosione dell'autobomba, e' giunto al castello Utveggio che avrebbe ospitato una sede riservata del Sisde. Gli inquirenti, da tempo, hanno avanzato l'ipotesi di un coinvolgimento di esponenti dei servizi nella strage: per questo il popolo delle Agende rosse, movimento voluto da Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso, ha scelto il castello come meta finale del corteo. I manifestanti hanno marciato con in mano il simbolo della loro organizzazione: l'agenda rossa, in riferimento al diario in cui Borsellino scriveva appunti e riflessioni, sparito dopo l'esplosione dell'autobomba, e diventato simbolo della verita' negata sulla strage.

Due statue in gesso, raffiguranti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che erano state installate ieri pomeriggio a Palermo, nella centrale via Liberta', alla vigilia dell'anniversario della strage di via D'Amelio, sono state danneggiate la notte scorsa. A scoprirlo sono stati i carabinieri, che stanno indagando per identificare i responsabili del gesto.
Sul posto e' intervenuto il personale della Sezione investigazioni scientifiche per compiere i necessari rilievi tecnici. Le statue, realizzate dallo scultore palermitano Tommaso Domina, erano state posizionate su una panchina del marciapiede, a pochi passi da Piazza Politeama, con la scritta ''Giovanni e Paolo, due uomini liberi con le loro idee, nel sole, nell'allegria, nell'amicizia, fra la loro gente''. ANSA
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