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 .. riflessi tra foglie rosse..... di Lunadicarta
 
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Con la giustizia si contraccambi il male e con il bene si contraccambi il bene.

Confucio
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 17:03:28, in Osservatorio Famiglia, linkato 1253 volte)

Quello che accade nel web è pazzesco. Infatti, proprio perché si tratta di web, le autostrade utilizzate dalla criminalità della pedopornografia sono sottovalutate o tollerate per "commercio". L.M.

PEDOFILIA: SUL WEB NUOVO GRUPPO DI "ORCHI"

(AGI) - Siracusa, 24 mag. - Amavano i cani ma solo per finta. In realta' lo spazio, utilizzato da centinaia di utenti da tutto il mondo, anche italiani, aperto su un noto social network americano, serviva per lo scambio di foto e video pedopornografiche.

"E tutto questo accade malgrado quel network, prima ad accesso libero, abbia introdotto l'obbligo di registrarsi. Esigiamo una spiegazione", dice don Fortunato Di Noto, il sacerdote e fondatore dell'Associazione Meter (www.associazionemeter.org), che ricorda: "Su questo social network, che e' uno dei piu' famosi, abbiamo fatto segnalazioni alla Polizia Postale italiana che con il Comitato di Sicurezza Americana in un anno sono stati chiusi 100 comunita' e circa 20.000 utenti/profili su 584, ma questo non ha fermato i pedofili. Che, ripeto, continuano a servirsi di questo network e a diffondere centinaia di miglia di foto e video".

Continua don Di Noto: "Faccio anche presente questo, e cioe' che nonostante le denunce e quant'altro, nonostante i contatti anche con polizie estere, non siamo riusciti a ottenere piu' della semplice chiusura con oscuramento dei profili. Ma questo non basta piu': bisogna fare un passo avanti e questo passo avanti e' uno e uno solo: individuare le vittime e i pedofili e gli stupratori, che ormai si mostrano a viso aperto perche' evidentemente si sono convinti del fatto che ormai nessuno le perseguitera'. Ed e' questo il messaggio sbagliato che ad ogni costo dobbiamo impedire di far filtrare", conclude. L'emergenza pedofilia non e' finita, anzi, il fenomeno ha assunto proporzioni stratificate, trasversali e in mani alla pedo-criminalita'. Non e' solo scambio e detenzione di materiale, ma soprattutto "produzione" con bambini piccolissimi che fa girare un ammontare di affari pari a 13 miliardi di euro l'anno. -

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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 08:45:44, in Politica, linkato 1388 volte)
L'articolo l'ho letto tutto, ma non vedo i tagli ai politici in parlamento, agli europarlamentari e finalmente una sana riduzione delle pensioni parlamentari... L.M.

La manovra è quasi pronta. Forse già martedì la presentazione ai ministri


Stato più leggero, il piano dei tagli

Segnale di rigore ai mercati. Stipendi congelati, fatture telematiche, riduzioni del 10% di beni per i ministeri

di  Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

E chi l’avrebbe mai immaginato che la destra fosse costretta a ipotizzare la fattura telematica sopra i tremila euro o altri interventi che andrebbero a toccare dolorosamente i suoi bacini elettorali? Eppure, tra le varianti allo studio per una manovra che, obbligata a essere equa, finirà fatalmente per scontentare tutti, c’è anche questa. Come altre scelte fino a ieri impensabili. Dirompenti. Che stanno spaccando la maggioranza tra chi pensa che in fondo «i soldi in qualche modo saltan sempre fuori» e chi ritiene invece che gli italiani siano adulti che van trattati da adulti. E devono rendersi conto che la situazione, senza una svolta netta, è pesante. C'è una tabella che toglie il sonno a Giulio Tremonti. La stessa che è sul tavolo del presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet ma soprattutto su quello dei bucanieri della finanza internazionale. È una tabella dell'Ocse con i dati di quanto è aumentato tra il 1999 e il 2008 il costo del lavoro nei paesi dell'euro nel settore privato e in quello pubblico. Dice che in quello privato stiamo un po’ sopra la media: 23,7% di crescita nell'Europa a dodici, 24,8 in Italia. È vero che stiamo comunque al doppio rispetto alla Germania (12,2), ma vabbè...

Il guaio, quello vero, secondo i rigoristi, è contenuto nella prima colonna della tabella. Dove si vede come i paesi che più hanno visto impennarsi la spesa addetto nel settore pubblico sono stati l'Irlanda (110,8%), seguita dalla Grecia (109,1%), dal Portogallo (58%), dalla Spagna (53,1%). Si tratta, nell'ordine, dei paesi che sono stati via via messi sotto attacco da parte della speculazione internazionale. E chi c'è dopo la Spagna? Noi: 42,5% di aumento in termini nominali contro una media europea del 35,7. Una sproporzione netta, che diventa nettissima nei confronti dei paesi dell'elite continentale: Olanda (32,6%), Francia (31,3) e soprattutto Germania, dove il costo del lavoro nel pubblico è cresciuto del 17,1: molto meno della metà rispetto all'Italia. Ed ecco l'incubo: che i pirati della speculazione, dopo averci concesso per qualche tempo il beneficio del dubbio (evidentemente in nome della nostra tradizione manifatturiera e dell’apprezzamento per la linea del governo, pensano i tremontiani) possono in tempi brevi attaccare noi. Di qui la necessità di dare in tempi altrettanto brevi una risposta netta. Che rassicuri i mercati (al di là degli inutili lamenti su quanto siano «paranoici») sulla capacità dell'Italia di marcare una svolta.

L'articolo prosegue sul Corriere della Sera


Qual è il problema? Che rassicurare contemporaneamente i mercati internazionali e i cittadini italiani è difficile quanto volteggiare su un trapezio appeso a un piccolo aeroplano come fece Giovanni Palmiri nel cielo di piazza Duomo. Per capirci: ci sono scelte che rassicurando i mercati rischiano di seminare inquietudini tra la popolazione, altre che rassicurando la popolazione rischiano di seminare inquietudini nei mercati. Ma come fai a spiegare alla gente che la situazione è «drammatica», che la spesa pubblica nell'ultimo decennio (in cui la sinistra ma più ancora la destra si son riempite la bocca con la parola «rigore») ha continuato a salire «in grande eccesso» rispetto al Pil e che occorrono «grandi sacrifici» e «grandi cambiamenti» e una «profonda discontinuità» per rompere finalmente con quella tradizione italiana di affidarsi allo stellone perché «alla fine tutto si aggiusta»? Eppure non c’è scelta. Lo scrisse Ernesto Galli della Loggia tre anni fa e non c'è che da ripeterlo parola per parola: «L’Italia ha soprattutto bisogno di verità. Ha un gran bisogno che finalmente si squarci il velo di silenzi, di reticenze, spesso di vere e proprie bugie, che per troppo tempo il Paese ha steso sulla sua effettiva realtà». È qui che Tremonti e quanti sono convinti dell’urgenza d’intervenire con misure radicali, sanno di dire cose spinosissime.

In urto con la filosofia, il carattere, l'ottimismo del Cavaliere, che insiste nel maledire i corvi del malaugurio e nell’assicurare (con perplessità degli stessi giornali che più gli sono amici) che la manovra non toccherà questo e quello. In urto con un pezzo della destra, chiamata a scelte impopolari in contrasto con gli interessi immediati (quelli a lungo termine sono un'altra faccenda) di alcune categorie tradizionalmente considerate nel suo bacino elettorale. In urto forse soprattutto con quel mondo di dirigenti, funzionari, grand commis, «uomini di panza» ministeriali che si sono già posizionati ringhiosamente in difesa dello status quo e che vorrebbero che il peso della crisi, in nome dei grandi numeri (si rastrellano più soldi toccando i salari di 3 milioni e mezzo di statali che quelli di alcune centinaia di «padreterni », ovvio) fosse scaricato solo sulla massa dei dipendenti anonimi. In urto infine non solo con i sindacati, ai quali sarà difficile far digerire certe scelte che molti bollerebbero automaticamente come «macelleria sociale», ma con i partiti. I quali per la prima volta, a causa della gravità dei conti, potrebbero davvero veder sottoposto a un taglio radicale quel sistema dei rimborsi elettorali che, gonfiando i soldi a dismisura, ha preso il posto del finanziamento pubblico abolito anni fa da un referendum. Ma ecco, una per una, le varie misure allo studio.

Stipendi
Congelamento sulle cifre attuali, per tre anni, di tutti gli stipendi pubblici, «senza trucchi intorno a straordinari e cose simili» e senza recupero dell'inflazione, a partire dal primo mese disponibile. Una scelta ingiusta perché andrà a colpire tutti senza alcuna distinzione tra quanti buttano sangue sul lavoro e i lavativi? Purtroppo si. E sarà poi necessario un riequilibrio. Ma «i discorsi sul merito hanno bisogno di anni, e invece qua si tratta di fare in fretta», nella convinzione che altrimenti, con la dinamica attuale, i salari «continueranno a salire in tre anni del 12%».

Tagli retribuzioni
Gli stipendi pubblici sopra i 90mila euro saranno tagliati del 5%, sopra i 120mila del 10%. A costo di scontentare una serie di categorie, dagli alti magistrati ai prefetti, i diplomatici, i capi di gabinetto, i generali... Tutta gente che conta e che ha già cominciato a dare segnali di malumore. Meglio: profondo malumore. Con minacce di ricorsi alla magistratura: con che diritto lo Stato, tocca i contratti stipulati con i suoi dipendenti?

Banchieri
Tra i punti allo studio, un brusco aumento delle aliquote fiscali sui ricavi delle stock option, che rappresentano la fonte maggiore di guadagno per i banchieri e i manager privati.

Blocco nuovi contratti
Per tre anni, parallelo al congelamento delle retribuzioni.

Finestre pensioni
Riduzione da quattro a una l’anno delle «finestre» attraverso le quali si può andare in pensione. Fermo restando un trattamento speciale per chi ha già quarant'anni di contributi.

Invalidità
L'impennata dell'ultimo decennio, che al di là delle affermazioni di principio ha visto la spesa per le pensioni di invalidità salire da 6 a 16 miliardi di euro, soprattutto a causa dell’esplosione delle indennità di accompagnamento, porterà a una maggiore severità nei controlli. Uno dei problemi è quello che il riconoscimento di handicap invalidanti viene concesso dalla regione, i soldi li deve mettere lo Stato. La soluzione prospettata è che la spesa venga per il 25% scaricata sulle regioni, che sarebbero costrette ad essere più rigide. Di più: si tornerà, con ogni probabilità, alle regole del 1988, più restrittive delle attuali.

Accompagnamento
L'ipotesi di dar l'assegno d’accompagnamento solo a chi sta sotto un tetto massimo di 30 o 35 mila euro è saltata. Accudire una persona disabile è costosissimo e, fatti i calcoli, si sono resi conto che quel tetto avrebbe dovuto essere così alto che a quel punto non valeva neppure la pena di introdurla. Peggio: la selezione avrebbe potuto paradossalmente favorire quanti dichiarano meno di quanto guadagnano. Resterà tutto come oggi.

Ministeri
Taglio orizzontale del 10% per tutti i beni e servizi. Si lamentano già tutti di essere squattrinati? Nessuna eccezione. Tranne quelle per consentire di operare alle forze dell'ordine. Basti ricordare che i carabinieri sono già oggi costretti, spesso, ad andare a recuperare dei pezzi di ricambio per le vecchie Fiat Brava dai demolitori. Far la guerra alla criminalità, in quelle condizioni, è complicato. Per ministri e sottosegretari taglio del 10% dell'indennità.

Organi costituzionali
Il problema è che Quirinale, Senato, Camera, sono entità dotate di autonomia pressoché totale. L'unica cosa che può fare il Tesoro, da quanto si capisce, è ricordare loro pubblicamente: il taglio generale alle spese sarà almeno del 10%, sarebbe opportuno se anche voi...

Rimborsi elettorali
Tema molto controverso. L'intenzione di Tremonti e dei rigoristi sarebbe quella di ridurre il contributo elettorale da 1 euro a 50 centesimi a elettore. Secondo i calcoli del Sole 24 ore la prima stretta porterebbe a un risparmio di 170 milioni. Resta da capire se i partiti che verrebbero penalizzati sulle entrate che avevano messo in conto di avere già in tasca (62 milioni a rischio per il Pdl, 54 per il Pd, 12,4 per la Lega e giù giù fino a 1 milione e 800mila euro per la destra…) se ne faranno una ragione o meno. In caso di rifuto, certo, sarebbe complicato poi raccomandare sacrifici agli altri.

Enti
Il progetto è quello di accorparne più possibile. Alcune situazioni, del resto, appaiono francamente indifendibili. Per esempio quello dell’Isae, l'istituto di ricerca del Tesoro: ha 31 ricercatori e 70 (settanta) impiegati amministrativi. Quanto all'Ice, l’Istituto per il commercio estero i cui dirigenti occupati all’estero hanno paghe principesche, potrebbe sciogliersi all’interno della Farnesina oppure essere diviso fra i ministeri degli Esteri e dello Sviluppo economico.

Lotta agli evasori
È una delle questioni sulle quali lo scontro fra chi invoca il rigore e chi le «ragioni della politica», vale a dire spesso le ragioni di bottega elettorale, rischia di essere più duro. E che potrebbe segnare una svolta radicale per un governo che nel passato aveva fatto una serie contestatissima di condoni di ogni genere. Le misure allo studio più importanti sarebbero tre. La prima, come dicevamo, è la fattura telematica che dovrebbe essere emessa per tutti gli importi superiori ai 3 mila euro e consentirebbe di lasciare, a disposizione degli investigatori, una scia indelebile. La seconda è il ripristino (non è chiaro da che soglia) della «tracciabilità» dei contanti, introdotta da Prodi con un tetto di 5 mila euro, invocata per anni come indispensabile da un pezzo della sinistra (che si spinse a teorizzare un abbassamento della soglia a 100 euro) e sbeffeggiata sul fronte opposto da Berlusconi che, considerandola una «misura di polizia», l’aveva abolita riportando in vita il limite europeo del 12.500 euro. La terza è sul fronte delle compensazioni Iva, fonte di molti abusi: stando ai progetti, non sarà più possibile il «fai da te» ma sarà richiesta una certificazione di un professionista che risulterà responsabile davanti alla legge. Di più ancora: l’accertamento fiscale per le imposte non pagate scatterà contestualmente all’immissione a ruolo, con l’esito di accorciare i tempi degli accertamenti di tre o quattro mesi.

Ristrutturazioni edilizie
Oggi è previsto lo sgravio del 36% e per ottenerlo tutti i pagamenti vanno fatti tramite bonifico bancario. Il guaio è che, stando ai risultati, molti incassano il bonifico ma poi non pagano le tasse contando sulla farraginosità dei controlli o su qualche condono futuro. L'idea è quella di delegare alle banche il ruolo di sostituto d'imposta così come oggi avviene per le aziende che trattengono le tasse dei dipendenti. Toccherebbe agli istituti di credito di trattenere il 20%.

Condono edilizio
L’ipotesi di un nuovo condono edilizio, salvo sgradevolissime sorprese (anche nel 2003, sulle prime, venne esclusa l'idea di una sanatoria generalizzata e poi si è visto com'è andata a finire: con la corsa di decine di migliaia di furbi a commettere abusi spacciati poi per precedenti…) viene solennemente scartata. Al momento par di capire piuttosto che il governo fornirà ai comuni le fotografie aeree e tutto il materiale a disposizione per stanare i proprietari dei circa 2 milioni di «case fantasma».

Costi sanità
Ci sono Asl e ospedali che pagano le siringhe più care che in farmacia? D’ora in poi dovrebbe far fede per tutti il prezzo che paga Consip, la società pubblica che fa gli acquisti per la pubblica amministrazione, la quale avrà per giunta l’obbligo di mettere tutto on line. E cosa succederà se il parametro non viene rispettato? Il rappresentante dello stato nel collegio sindacale delle Asl dovrà spiegarne i motivi in una relazione alla Corte dei conti.

Municipalizzate
Gli enti locali controllano ormai più di 5 mila società. Molte delle quali assolutamente inutili, che servono soltanto, come disse Luca Cordero di Montezemolo, da “discarica per politici trombati”. A Comuni, Province e Regioni sarà vietato ripianarne le perdite al di fuori del cosiddetto «contratto di servizio». In questo caso non gli resterà che portare i libri in tribunale. Una scelta obbligata, dopo alcuni salvataggi contestatissimi, come quello dell'Amat di Palermo.

Arbitrati
Per ora, di un'abolizione degli Arbitrati non se ne parla. Lo stesso governo di centrodestra, tuttavia, si sarebbe convinto che così non si può andare avanti. Gli incarichi accessori come gli arbitrati per le opere pubbliche fanno crescere mediamente del 30% il costo degli appalti, e soprattutto arricchiscono la corporazione degli arbitri: magistrati amministrativi e contabili, burocrati pubblici, avvocati dello stato, politici. Con in più una beffa; che lo Stato soccombe nel 98% dei casi. Fra il 2005 e il 2007 questa forma di giustizia privata amministrata da pubblici funzionari che arrotondano lautamente il loro stipendio ci è costata 715 milioni: sarebbero bastati per il Passante di Mestre. E gli arbitri si sono messi in tasca 50 milioni. Morti e risorti almeno tre volte, gli arbitrati sono stati ripristinati l’ultima con un decreto legislativo messo a punto dal capo giurista di palazzo Chigi Claudio Zucchelli. Il quale nel 2008 ha fatto parte di un collegio arbitrale di tre persone incaricato di dirimere una lite fra l’Astaldi e l’Anas. Valore della controversia: 38 milioni di euro. A dir poco principesco, 1.455.000 euro, il compenso del collegio.

Consulenze
Taglio totale. Inevitabile: a dispetto di tutti gli impegni l'andazzo è ormai inarrestabile.

Sponsorizzazioni
Stando al progetto, la scelta di tanti enti locali di sponsorizzare squadre di calcio, basket e pallavolo verrebbe vietata. Decisione sacrosanta. Basti ricordare i casi della Regione Calabria che, nei guai finanziari al punto di non avere i soldi per pagare lo smaltimento dei rifiuti, scelse di sponsorizzare la nazionale di calcio. O quello della Campania che appoggia con centinaia di migliaia di euro l'anno la «Air Avellino» di basket, dove Air sta per Autoservizi Irpini: capitale al 100% nella mani della Regione. O ancora quello della Provincia di Treviso, sponsor del Treviso Calcio dal 2004 per scelta dell’allora presidente Luca Zaia: «Con questa sponsorizzazione abbiamo fatto una scelta di campo. La squadra porterà in tutta Italia il nostro progetto: “Se la vedi, ti innamori”».

Protezione civile
È impossibile, davanti alle emergenze, controllare «prima» la distribuzione dei soldi? Può darsi. Ma a quel punto è indispensabile controllare meticolosamente tutto almeno «dopo». Quindi va tutto riportato sotto la vigilanza della Ragioneria dello Stato. Insieme con i conti di tutta la Presidenza del Consiglio. La domanda è: passeranno sul serio, almeno in parte, queste scelte? Lo si vedrà nei prossimi giorni. Dipenderà anche, se non soprattutto, dai segnali che verranno dai mercati internazionali. E dal coraggio che il centro destra, e Silvio Berlusconi in prima persona, dovranno dimostrare per sfidare insieme sindacati e partiti, clientele locali e grand commis. Ma soprattutto di andare a spiegare a quegli artigiani, quei piccoli imprenditori, quei professionisti, quei commercianti che in questi anni, a forza di condoni e sanatorie, hanno pensato che il Pdl la Lega e Berlusconi e Bossi fossero sempre e comunque dalla parte loro e «contro» lo Stato, che qualcosa è cambiato. E che la nuova crisi planetaria, mentre impone alle macchine statali troppo gonfie di sgonfiarsi, chiede anche a tutti i cittadini una nuova assunzione di responsabilità.

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24 maggio 2010
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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 08:10:30, in Magistratura, linkato 1959 volte)
L'articolo celebrativo del pensiero di Giovanni Falcone sulla Riforma della Giustizia lo potete leggere sul Corriere della Sera a firma di Marco Galluzzo.. L.

Grasso nel giorno di Falcone:

Preservare autonomia dei magistrati

Alfano rassicura. Napolitano: Sostegno a indagini su Falcone

Roma, 24 mag. (Apcom) - L'occasione è il diciottesimo anniversario della strage di Capaci, il ricordo del magistrato Giovanni Falcone. Un altro magistrato, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, prende la parola nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo per rivolgere un appello affinchè sia preservata "l'indipendenza e l'autonomia della magistratura dal potere esecutivo".

Parole che suscitano l'immediata replica del ministro della Giustizia Angelino Alfano, che assicura: Mai pensato di mettere in discussione questa autonomia. Crediamo che in Italia si possa riuscire ancora a processare anche i 'colletti bianchi' e i corruttori di chi ricopre pubbliche funzioni", sostiene Grasso. Il Guardasigilli prova a rassicurarlo: "Solo una squadra unita, lo Stato, può vincere in questa azione di contrasto".

Dal Pdl, però, Fabrizio Cicchitto rileva: "Ha ragione Grasso, ma in uno stato di diritto la magistratura deve essere indipendente anche dalle forze politiche altrimenti viene meno la sua terzietà". Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, dal canto suo, nel giorno del ricordo del magistrato ucciso a Capaci interviene per sollecitare "il massimo sostegno alle indagini tuttora in corso su aspetti ancora oscuri del contesto in cui si svolsero i fatti devastanti di quel drammatico periodo.

La Rassegna

24/5/2010 (7:4)  - RETROSCENA

Capaci, verità mai trovate tra
buchi neri e strane presenze

I misteri del nostro 11 settembre:  «Non solo la mafia dietro il tritolo»

FRANSCESCO LA LICATA - PALERMO


Il sole splendido di Palermo ieri ha dato il meglio di sé per illuminare i volti puliti dei tremila studenti giunti da tutt’Italia per ricordare Giovanni Falcone. Una giornata memorabile, anche per il riproporsi di un gesto collettivo che sembrava desueto, un gesto che è simbolo di non rassegnazione: l’esposizione dei lenzuoli bianchi ai balconi al passare della catena umana diretta all’albero di via Notarbartolo.

Eppure non basta l’euforia pulita dei ragazzi per scacciare le ombre evocate da più parti, anche dai massimi vertici istituzionali. Sono i buchi neri delle indagini su quel tragico periodo della nostra storia recente. Le stragi della mafia: una mattanza cominciata nel giugno del 1989, col fallito attentato dell’Addaura a Giovanni Falcone, culminata con un’altra mancata strage (gennaio 1994, allo Stadio Olimpico di Roma), passando per le esplosioni di Roma, Firenze e Milano. E’ inquietante il quadro che sta vendendo fuori dalle indagini riaperte da insperate e imprevedibili testimonianze. Tanto inquietante da indurre il Capo dello Stato a parlare di «aspetti ancora oscuri delle stragi». Una puntualizzazione che dà ancora più forza alla denuncia di Pietro Grasso: «Non solo la mafia aveva interesse a eliminare Giovanni Falcone», e alla successiva esortazione a «cercare ad ogni costo la verità» su quella tragedia collettiva.

Va riletta e modificata, la storia della fine di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino e dell’aggressione furiosa portata avanti dalla mafia di Totò Riina per indurre lo Stato ad allentare la repressione avviata dai provvedimenti approntati da Falcone prima che fosse abbattuto. Il ricatto delle stragi per fermare la controffensiva istituzionale che aveva già prodotto risultati eccezionali, grazie al famigerato 41 bis, alle leggi che normalizzavano il pentitismo mafioso e alle indagini sull’economia illegale che sfociavano nelle norme sul sequestro dei beni mafiosi.

Ma, come ricorda Grasso, non era soltanto Cosa nostra interessata a bloccare l’azione di contrasto. C’era qualcos’altro, una presenza immanente e sfuggente nello stesso tempo, come una regìa occulta che guidava la mano assassina di Totò Riina. Perché - altrimenti - già nel 1989, quando insieme coi magistrati svizzeri (Carla Del Ponte in primis) Falcone si accingeva ad entrare nei conti protetti dal segreto bancario, la mafia doveva cercare di ucciderlo con 76 candelotti depositati sulla scogliera sotto la casa dell’Addaura? E perché - come si è saputo di recente - questo «lavoro» avrebbe dovuto svolgersi in sinergia perfetta tra mafiosi rozzi e quelle «menti raffinatissime» percepite dallo stesso giudice scampato all’agguato?

Oggi la Procura di Caltanissetta indaga su strani personaggi «borderline» che facevano squadra coi picciotti operativi all’Addaura. Oggi si ipotizza addirittura che l’agente Agostino (poi ucciso con la moglie) e l’agente Piazza (scomparso nel nulla e mai più ritrovato perché ucciso e sciolto nell’acido) siano stati utilizzati da un «centro istituzionale» per sventare l’attentato dell’Addaura. Ma non erano, i «cattivi» agenti segreti che la bomba la volevano far esplodere, anch’essi dipendenti da una qualche istituzione? Ecco, forse le ombre stanno proprio in questa contraddizione: se i «buoni» erano dalla parte dello Stato, per chi lavoravano gli altri che hanno continuato a godere di protezioni e silenzi fino ad oggi?

Si è detto e scritto che Giovanni Falcone ha cominciato a morire nello stesso momento in cui raggiungeva il massimo del successo, con la sentenza della Cassazione sul maxiprocesso. Una grandinata di ergastoli (diciannove) che azzerava la direzione strategica di Cosa nostra e legittimava gli strumenti del pentitismo e della carcerazione differenziata per i mafiosi, per la prima volta costretti alla detenzione a vita in regime duro. Ma la morte del giudice non fu soltanto un regolamento di conti «personale». Se così fosse stato, Falcone sarebbe stato ucciso a Roma con un tradizionale agguato mafioso eseguito con le armi congeniali a Cosa nostra. E invece le indagini oggi raccontano che all’ultimo momento si cambiò strategia e fu deciso di usare l’esplosivo: cinquecento chili di tritolo e un’autostrada sventrata perché la morte di Falcone prendesse la connotazione di attentato politico e quindi con un movente molto più ampio della vendetta. Una pista investigativa che trova conforto in tutto ciò che accadde prima e dopo Capaci. L’attentato a Falcone si saldava con l’assassinio di Salvo Lima, l’ex sindaco dc di Palermo che col suo assassinio metteva una pietra sulla prima Repubblica. Meno di due mesi dopo toccava a Paolo Borsellino, ma già lo scenario era cambiato e risultava evidente come il «secondo colpo» fosse propedeutico alla buona riuscita della trattativa, che intanto si avviava, tra Stato e mafia.

Le rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza e di Massimo Ciancimino hanno rimescolato molte carte. Il primo ha disintegrato la versione del pentito Vincenzo Scarantino, sulla quale poggia la sentenza della Cassazione, adesso rimessa in discussione. Ma non solo: nella sua ricostruzione tornano di nuovo le «strane presenze» estranee a Cosa nostra. Addirittura personaggi delle istituzioni presenti nel momento, anche organizzativo, della strage. Non sfugge la complicazione insorta: Scarantino che mente con la distratta partecipazione di chi indagava, perché ha detto quelle menzogne? Perché è arrivato ad autoaccusarsi di una strage che non aveva compiuto?

E poi, Massimo Ciancimino col racconto della «trattativa» e del «papello» con le richieste di Riina allo Stato: dalla revisione dei processi, all’abolizione del 41 bis, alla cancellazione della legge sul sequestro dei beni. Il racconto del figlio di don Vito ha aperto anche altri scenari, come il coinvolgimento del sig. Franco, o Carlo che sia: un alto funzionario in stretto rapporto coi servizi di sicurezza degli Stati Uniti e dello Stato del Vaticano. Una presenza costante, durante la lunga gestazione della strategia stragista. L’identità di Franco sarà svelata a breve, resta il dubbio che possa divenire oggetto di iniziative giudiziarie, vista la particolare veste del personaggio, forse coperto da immunità diplomatica. Le ombre non svaniranno presto.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201005articoli/55296girata.asp
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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 08:01:21, in Magistratura, linkato 2609 volte)
Liquidazione a rate per gli statali


Gianni Trovati
23 maggio 2010

ROMA - Sui tavoli dove si costruisce la manovra i dipendenti pubblici stanno diventando sempre più protagonisti, loro malgrado. Per loro spunta anche la liquidazione a rate, cioè la dilazione in tre anni del trattamento di fine servizio (l'equivalente pubblico del Tfr) se superiore a una certa soglia ancora da fissare. Rimane per ora confermato anche l'allungamento dei tempi di pagamento della buonuscita: le amministrazioni avrebbero 180 giorni, non più 90, per avviare i versamenti senza incappare nel tasso d'interesse del 5 per cento.

Dettagli e soglie per la rateizzazione sono da definire, ma il meccanismo dovrebbe dividere l'assegno in due: una parte, fino al concorrere del tetto previsto, sarebbe pagata nei primi due anni, il resto slitterebbe invece al terzo. Con una soglia da 100mila euro, per esempio, il titolare di una liquidazione da 200mila si vedrebbe versare 50mila euro per ognuno dei primi due anni, rimandando al terzo anno l'appuntamento con gli altri 100mila.

Sembra certo anche il blocco della contrattazione per il 2010/2012, che avrebbe dovuto vedere il debutto della triennalizzazione dei rinnovi (di parte sia giuridica sia economica) sul modello introdotto per il settore privato. Il congelamento contrattuale, secondo le bozze della manovra, riguarda anche le forze di sicurezza, non prevede «possibilità di recupero», ma fa salva l'erogazione dell'indennità di vacanza contrattuale disciplinata dalla finanziaria 2009, che con gli indici attuali si attesta intorno allo 0,9% dello stipendio tabellare, cioè la voce base al netto delle varie integrazioni.

Il risparmio per il bilancio pubblico dovrebbe quindi essere inferiore del 20-30% rispetto ai 5,3 miliardi stimati dalla Corte dei conti come costo complessivo dei rinnovi. Lo stop ai contratti si porta con sé un blocco fino al 2013 degli automatismi stipendiali previsti per il personale non contrattualizzato e per quello di diritto pubblico, dai magistrati agli avvocati dello stato, dai professori universitari a militari, prefetti e diplomatici. Il freno potrebbe anche guardare indietro, ai contratti relativi al 2008/2009 approvati ma non ancora efficaci perché manca il via libera della Corte dei conti: nel loro caso si tratterebbe però solo di una limatura, destinata a cancellare gli eventuali aumenti superiori alla quota del 3,2% prevista per tutti i comparti.

Una sforbiciata del 10% è in arrivo poi per i componenti degli organi di autogoverno delle magistrature (dall'Anm al consiglio di giustizia tributaria), mentre le amministrazioni statali dovrebbero essere chiamate a dimezzare le spese per co.co.co. e contratti a termine.

Ma c'è di più: in "cambio" della gelata contrattuale potrebbe affacciarsi lo stop ai meccanismi «meritocratici» introdotti dalla riforma del pubblico impiego. Le ipotesi bloccano l'applicazione di tutto l'impianto di premi e pagelle ai dipendenti, e affidano al ministro dell'Economia il compito di proporre a Palazzo Chigi il decreto con cui far ripartire il meccanismo una volta passata l'emergenza.

Lo stop non riguarda il codice disciplinare, che dall'entrata in vigore del decreto legislativo 150/2009 ha sostituito i contratti nel disporre procedure e sanzioni fino al licenziamento, né le nuove responsabilità dirigenziali sul fronte organizzativo, anch'esse sottratte alla trattativa con i sindacati. Il blocco si concentra sulla valutazione delle performance individuali e degli uffici e sulla premialità: se il testo diventa legge, dunque, niente fasce di merito, premi graduati con i risultati e ciclo di gestione delle performance, fino a nuovo ordine. Dalla tagliola sarebbe escluso solo l'obbligo assoluto di concorsi per le progressioni di carriera (le vecchie progressioni «verticali», che a differenza delle «orizzontali» migliorano non solo lo stipendio ma anche la qualifica dell'interessato).

Sempre nel tentativo di contenere le uscite la manovra torna poi su capitoli più "tradizionali", a partire dal blocco del turn-over. L'idea è di prolungare fino al 2013 la regola del 20%, che permette alle amministrazioni centrali un'assunzione ogni cinque cessazioni, con la deroga per polizia e vigili del fuoco. Il criterio del 20% si estenderebbe però anche alle università, che oggi invece possono effettuare un'assunzione ogni due addii.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-05-23/liquidazione-rate-statali-080800.shtml?uuid=AYRBwCsB
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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 07:59:36, in Magistratura, linkato 1740 volte)
Se ne discute oggi al Consiglio Superiore della Magistratura...

Giustizia, taglio del tirocinio contro la fuga dei Pm

23 maggio 2010

Soluzione d'emergenza per l'assenza di pubblici ministeri nelle Procure del Mezzogiorno. Una riunione straordinaria del plenum del Consiglio superiore della magistratura si terrà lunedì per discutere e votare una pratica urgente per contribuire - con il taglio del tirocinio dei magistrati che hanno appena vinto il concorso - alla soluzione della scopertura di organico (pari a 1.202 posti) nelle sedi disagiate. La proposta prevede la riduzione di 2 mesi della durata effettiva del tirocinio, con ciò consentendo una più rapida copertura di parte dei posti scoperti (pari al 12,5%) che non si riusciranno a colmare con i trasferimenti d'ufficio.

Il provvedimento in discussione rientra in un più ampio contesto di interventi che il Csm ha allo studio per risolvere il problema, ma l'ipotesi divide i consiglieri, tant'è che in Commissione la proposta, martedì scorso, è passata con due voti favorevoli (dei consiglieri di Unicost Fabio Roia e Francesco Mannino) e una valanga di astensioni da parte dei consiglieri di sinistra. Questo nonostante la scorsa settimana l'assemblea di Palazzo dei marescialli, a maggioranza, avesse espresso l'orientamento di accorciare il tirocinio, come parte di una strategia complessiva che intende affrontare il problema con i trasferimenti d'ufficio, ma anche con le applicazioni extradistrettuali, vale a dire con prestitì temporanei di sei mesi (e anche "forzosi", se necessario) di toghe da altri uffici giudiziari. Il tutto nella convinzione che i trasferimenti d'ufficio non saranno comunque sufficienti a risolvere il problema visto che in base alla legge si potrà attingere solo da quei non molti uffici giudiziari i cui vuoti di organico sono inferiori al 20%

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2010-05-23/giustizia-taglio-tirocinio-contro-171200.shtml?uuid=AYPRrNsB
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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 07:57:32, in Magistratura, linkato 1878 volte)
Il Caporalato, ieri e oggi


di Nicola Saracino
22 maggio, 2010

Foggia - Il caporalato riemerse in Capitanata intorno agli anni ’70, con l’approdo sempre più massiccio di immigrati, di varia nazionalità, sulle strade della provincia, immigrati che si sono trovati a lavorare spesso per gente senza scrupoli. “Individuare il fenomeno del caporalato nelle nostre terre è diventato sempre più difficile, se si considera che i lavoratori soggiacciono sempre di più alle angherie dei caporali, ed è un fenomeno che interessa soprattutto gli immigrati”,

IL CAPORALATO IERI E OGGI: se n’è parlato ieri, nel corso di un convegno organizzato a Foggia presso la Corte d’Assise di Palazzo di Giustizia da Magistratura Democratica, in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati del capoluogo dauno. L’incontro ha rappresentato un’occasione utile per fare il punto e analizzare un fenomeno tutt’altro che scomparso. “Individuare il fenomeno del caporalato nelle nostre terre è diventato sempre più difficile, se si considera che i lavoratori soggiacciono sempre di più alle angherie dei caporali, ed è un fenomeno che interessa soprattutto gli immigrati”, afferma l’Avvocato Marino, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Foggia.

Senza dubbio il caporalato colpisce i soggetti più ricattabili, come gli immigrati clandestini. Il fenomeno ha messo in luce un tipologia di lavoro schiavistico, come segnala l’art. 600 del Codice Penale, il quale distingue la schiavitù – ovvero la condizione in cui il datore di lavoro esercita una forma di proprietà sul lavoratore, facendo spesso ricorso alla violenza, dalla servitù – una forma di subordinazione nella quale il soggetto lavoratore si trova in una condizione di inferiorità rispetto al datore di lavoro, che viene esercitata con mezzi fisici e psichici, e implicano l’accettazione della situazione da parte del lavoratore, spesso costretto da precarie condizioni economiche.

LE NORMATIVE – La legislazione individua tra le condizioni dello sfruttamento la riduzione sistematica dello stipendio, la grave compromissione delle condizioni di sicurezza, la mancanza di disciplina del datore di lavoro sui luoghi di lavoro nei confronti del lavoratore. Spesso, però, i migranti – coloro quindi che sono più soggetti a queste forme di violenza – si trovano sotto ricatto, e ciò rende difficile individuare e scoprire il fenomeno, poiché è lo stesso lavoratore che ha interesse e preferisce mantenere la situazione in cui si trova, a causa delle sue condizioni di debolezza. Con l’introduzione del reato di immigrazione clandestina le cose si sono complicate, perché la denuncia del lavoratore immigrato senza regolare permesso di soggiorno non lo invoglia a denunciare il caporale presso cui lavora, ma accentua il silenzio sul fenomeno.

LE CAUSE – Quali possono essere la cause sociologiche del caporalato? Innanzitutto la “svalutazione delle colture agricole” rispetto al passato. Si pensi ad esempio al prezzo dei cereali, che è diminuito di 2,5 volte rispetto agli anni ’70, quando si registrò un boom delle domande. Oggi queste colture non consentono di ottenere un reddito accettabile, e ciò porta il lavoro dei braccianti a seguire vie alternative di guadagno, come è accaduto tempo fa a Rosarno. A ciò va aggiunta una condizione di frustrazione che interessa il territorio della Capitanata e del Mezzogiorno in particolare, circondati sempre più da forme di rancore per la grave crisi economica che li attraversa. Si può individuare una sorta di conflitto tra città e campagna, nel senso che la città, con i suoi problemi, le sue difficoltà, riversa nella campagna tutte le sue negatività, al contrario di quanto avveniva in passato quando la campagna rappresentava una risorsa per l’insediamento urbano. Infine lo scenario economico attuale, investito da una grave recessione, che certo non aiuta a evitare forme di lavoro sommerso. La difficoltà è anche nei numeri: 13 euro a quintale per il prezzo del grano, 5 euro per quello dei pomodori. Dati che inevitabilmente incoraggiano forme di sfruttamento, che spesso sfociano in un degrado del vivere civile.

LE POSSIBILI SOLUZIONI – Quali possono essere le misure per far fronte al caporalato? I tentativi di porre un freno al fenomeno non sono andati sinora a buon fine. L’ art. 18 del TU sull’immigrazion art. 18 del Testo unico sull’immigrazione e, che prevede il rilascio di un permesso di soggiorno per gli immigrati che si trovano in una condizione di “sfruttati”, non è stata quasi mai applicata. Ciò per svariati motivi: i questori spesso ritengono questi strumenti discrezionali e non obbligatori; inoltre ci sono alcuni requisiti della norma che sono stati interpretati come restrittivi: ad esempio l’incolumità del lavoratore sfruttato viene accettata solo se gravemente compromessa, quindi come una reale situazione di pericolo di morte. Difficoltà che rendono quindi difficile la concreta applicazione della norma. Per porre un freno al fenomeno si potrebbe innanzitutto rilasciare il permesso di soggiorno al clandestini che vengono scoperti in una situazione di sfruttamento, ciò potrebbe indurre gli stessi immigrati a denunciare i loro caporali e venire allo scoperto. Inoltre sarebbe opportuno inasprire le sanzioni per i caporali, in modo da colpire duramente i colpevoli.

http://www.statoquotidiano.it/22/05/2010/il-caporalato-ieri-e-oggi/28204/
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Di Loredana Morandi (del 24/05/2010 @ 07:53:59, in Magistratura, linkato 1696 volte)
Intercettazioni/ Md: Ddl dimostra sfiducia in magistratura

Napolitano vigili, c'è attacco a istituzioni

Roma, 20 mag. (Apcom) - Magistratura democratica, corrente di 'sinistra' delle toghe, denuncia ancora una volta la pericolosità del ddl di riforma delle intercettazioni e con la segretaria generale, Rita Sanlorenzo, lamenta che con quelle norme "viene introdotta una limitazione pesantissima nell'uso dello strumento che rivela una sfiducia generalizzata nell'operato della magistratura".

Parlando a un convegno in cui Md ripresenta le proprie proposte per la giustizia, Sanlorenzo sottolinea: "Le intercettazioni sono uno strumento irrinunciabile: non venga posto fuori da una normale usabilità da parte di chi vuole accertare la verità". La leader di Magistratura Democratica chiama anche in causa le "numerose valutazioni critiche espresse da giuristi e osservatori" e, stimolata dalle domande dei cronisti, sottolinea che il capo dello Stato saprà far tesoro di queste valutazioni ed esprimerà un suo parere. Sarebbe però bene - insiste Sanlorenzo - che anche chi fa le leggi prestasse attenzione a questi rilievi, perchè altrimenti si dequalifica la funzione legislativa".

Insomma, con questo ddl, per Sanlorenzo, "c'è di nuovo un attacco alle istituzioni, magari involontario, ma di riflesso c'è". Male anche le recenti modifiche introdotte al testo base: "Si tentano aggiustamenti progressivi, ma l'intento fondamentale è sbagliato". E quindi, conclude la segretaria di Md, "ben venga la reazione della libera stampa e dell'opinione pubblica: democrazia significa sapere e conoscere, pur senza abusi ed indebite intromissioni nella vita privata dei cittadini".
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Di Loredana Morandi (del 23/05/2010 @ 17:51:20, in Varie, linkato 2220 volte)
Inter Campioni al cubo!


 
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/inter_campioni_3_2010.jpg

Tanto per la cronaca, Giustizia Quotidiana è una signora...

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-03-05_morandi47.jpg

.. di sana e robusta fede "calcistica".


L.M.
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Di Loredana Morandi (del 23/05/2010 @ 12:16:16, in Magistratura, linkato 1313 volte)
18 anni dalla strage di Capaci.


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Di Loredana Morandi (del 23/05/2010 @ 10:34:21, in Osservatorio Famiglia, linkato 1359 volte)
Nonostante il canto del cigno "d'Oro sonante" che ha parlato di pedofilia tra i preti con ospiti famosissimi per le posizioni pro-pedofilia come Nichi Vendola, si, nonostante il giro di Walter con Socci, e viste le condanne in Cassazione di Apolloni e Bellario per gli abusi all'asilo di Torino, nonché gli esiti delle perizie che hanno permesso l'ammissione delle testimonianze dei minori abusati a Rignano Flaminio, è giusto dire che: 

il primato per numeri e violenza sui casi di pedofilia va alla Scuola. La violenza vera dei pedofili si manifesta negli ambienti laici, e tanto più laici sono gli ambienti e il loro background tanto più laida la violenza.

L.M.

ASILO ORRORI: PISTOIA, 24 GENITORI PARTI CIVILI


(AGI) - Genova, 20 mag. - Si e' conclusa con l'ammissione di 24 genitori come parti civili la prima udienza del processo a carico di Anna Laura Scuderi e Elena Pesce, le due maestre imputate di maltrattamenti nei confronti dei bimbi che venivano loro affidati nell'asilo "Cip Ciop" di Pistoia. Il giudice per le udienze preliminari, Roberto Fucigna, si e' riservato sull'ammissione come parti civili del comune di Pistoia e dell'associazione Onlus Sos Angeli che si occupa di diritti di bambini. I legali delle due donne hanno avanzato una proposta di risarcimento formale di 23mila euro complessivi sulla cui ammissibilità dovrà pronunciarsi il pm Silvio Franz.
L'udienza e' stata aggiornata al 15 giugno. Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce dovrebbero rientrare oggi nel carcere Solicciano dopo l'erroneo trasferimento del carcere genovese di Pontedecimo dove sono giunte ieri nel primo pomeriggio formalizzando immediatamente la loro rinuncia a prendere parte al processo.

***

Pedofilia/ Bidello arrestato per abusi su bimbi di un asilo

Indagini dei carabinieri di Mercato San Severino

Roma, 22 mag. (Apcom) - Ha abusato di bambini. Per questo è stata emessa nei confronti di un bidello di 45 anni, d'una scuola della provincia di Salerno, una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Sui fatti hanno indagato i carabinieri della compagnia di Mercato San Severino, sulla base di una denuncia presentata dai genitori di un bimbo che da mesi appariva nervoso, strano, ogni volta che doveva passare il portone di scuola. Sulle prima padre e madre hanno pensato a problemi di adattamento. Poi dopo aver intuito qualcosa hanno interessato gli investigatori. Dopo alcune audizioni con l'assistenza di psicologi esperti "si è chiarito il quadro", spiegano gli inquirenti. Agli atti di chi indaga ci sono anche numerose immagini pornografiche trovate sul telefonino e sul personal computer del bidello. E' possibile che scattasse le foto al momento dei suoi 'incontri' nel bagno con "almeno tre bambini". Al momento dell'arresto dell'uomo, molti nel paese non hanno voluto credere, ritenendo impossibile che una persona come il bidello, "che tutti conoscevano e stimavano", potesse essere un pedofilo. Nav mag 10

*** e nella famiglia...

Palermo, abusa sessualmente di bimba 10 anni, figlia convivente

Nel quartiere di Ballarò, la madre ha cercato di 'coprirlo'

Roma, 20 mag. (Apcom) - Abusava sessualmente della figlia della convivente, una bimba di 10 anni: lo scenario della brutta vicenda è il quartiere di Ballarò a Palermo, dove la polizia ha arrestato un uomo di 32 anni, con l'accusa di violenza sessuale, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip Pasqua Seminara su richiesta del pm Carlo Lenzi. A portare alla luce le gravi condizioni di abuso della bimba è stata la scuola che la piccola frequentava, partendo dal ricovero della bimba presso un ospedale cittadino. Nei primi mesi del 2007, infatti, la madre, accorgendosi che la bambina aveva delle tracce di sangue nella biancheria intima e sospettando che la bimba potesse essere rimasta vittima di violenze, l'ha fatta visitare dai medici di un pronto soccorso che l'hanno ricoverata per dei traumi da violenza. Intervenuta, l'autorità giudiziaria ne ha disposto il ricovero presso una comunità alloggio della provincia di Palermo. Le successive indagini hanno portato alla luce un vissuto di violenza cui per tanto tempo era stata soggetta la piccola, sottoposta da tempo ad abusi e maltrattamenti da parte del compagno della madre. La bimba ha raccontato con precisione gli episodi che l'avevano vista vittima di molestie sessuali ed indicato, come autore, il fidanzato della madre. Dopo il racconto della bambina gli agenti sono riusciti ad individuare l'uomo, nonostante la madre cercasse di sviare i sospetti sul suo compagno, che però è stato riconosciuto senza ombra di dubbio dalla bimba che lo chiama "papà". Ieri all'alba i poliziotti lo hanno tratto arrestato nella casa in cui conviveva con la madre della bimba di cui abusava.

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