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 ..Gi, il kanji di Giustizia..... di Lunadicarta
 
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Essere innocenti è pericoloso perché non si hanno alibi.

Boris Makaresko
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 17/05/2010 @ 19:00:57, in Osservatorio Famiglia, linkato 1229 volte)
La mamma di Aldro querelata dai poliziotti
o "delle strategie processuali"




Sulla vicenda di Aldro, Federico Aldrovandi, il giovane ucciso nella notte del 25 settembre 2005 a causa delle violenze di 4 poliziotti, occorre una premessa.


Non esiste dolore più grande per una madre, che quello di perdere un figlio. Il dolore dei genitori di Aldro in questi anni è sempre stato composto e discreto, lontano dai clamori e dalla politica di partito.  Altri, come loro, son finiti in parlamento. E proprio per questa compostezza il dolore di quei genitori appare più vero e puro, ma non per questo attutita la tragedia nei cuori di quell'uomo e di quella donna che hanno ritrovato il proprio figlio, appena diciottenne, morto e con i segni di un violento pestaggio.

Un pestaggio di quelle proporzioni una persona normale può immaginarlo solo per i casi di cronaca più famosi: una rapina, uno stupro di gruppo, lo sfortunato incontro con un branco di ubriachi, la punizione per uno "sgarro" con la "banda mafiosa". Invece no, si trattava di 4 agenti di pubblica sicurezza, mentre lo scenario non era un  oscuro vicolo sotto "spaccanapoli", ma la tranquilla Ferrara.

La posizione di questi agenti è illuminata e pubblica in ragione di due sentenze per l'eccesso colposo nell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi, la prima del 6 luglio 2009 e la seconda il 5 marzo 2010. Mentre come giustamente fa rilevare Lino, il babbo di Aldro, la querela proposta per l'archiviazione dal pubblico ministero reca richiesta di opposizione in data 15 marzo 2010.

La querela proposta dagli agenti contro la madre di un ragazzino ucciso barbaramente sulla via del ritorno verso casa in quella notte del 2005 riguarda anche due giornalisti e due testate: l'Agenzia Ansa e il quotidiano La Nuova Ferrara. Diffamazione è l'accusa.

Quello cui stiamo tristemente assistendo sono le "strategie processuali", in cui gli avvocati delle parti attaccano indiscriminatamente la parte lesa, anche dove questa abbia già subito l'oltraggio più grande. L'obiettivo è tirare e stirare la coperta già abusa della giustizia e farsene scudo, in previsione di più gravi condanne a seguito della revisione più incisiva dei dati processuali già acquisiti. 

Lo Stato ha scritto leggi garantiste, che consentono anche questo oltraggio alla verità e alla vita. Ma quello Stato che risponde è lo stesso "grande assente" dei casi di Elisa Claps e della dodicenne bolognese Sandra Sandri, ieri entrambi i casi alla trattazione televisiva di "Chi l'ha visto?". 

Non è un caso quando il pubblico ministero formula responsabilmente richiesta di archiviazione, anche se alle volte accade che il medesimo oltraggio alla verità sia usato proprio contro la libera giurisdizione del magistrato nascondendo a lui/lei la verità, perché come si può accusare una madre che dichiara "Quelle persone hanno ucciso mio figlio.", se il figlio è morto di quella mano?


Questo sito crede nella Giustizia con la "G" maiuscola e confida che non possa mai esser condannato il "perdono" di una madre allo Stato assente.


Loredana Morandi


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Di Loredana Morandi (del 17/05/2010 @ 16:58:11, in Sindacati Giustizia, linkato 1190 volte)
Sono in ritardo sulla notizia, ma lo stesso voglio cogliere l'opportunità di un saluto ed un sincero ringraziamento  ai ragazzi del Comando Carabinieri della Compagnia San Pietro e ai loro Superiori, più volte miei graditissimi ospiti agli eventi sul Ponte di Castel Sant'Angelo con gli Artisti.

Loredana Morandi

PALAZZO GIUSTIZIA,
FALSO ALLARME BOMBA
PER PACCO DAVANTI INGRESSO


Falso allarme per un pacco abbandonato davanti all'ingresso principale del Palazzaccio. Il plico, che apparentemente sembrava custodire un ordigno, è stato notato intorno alle 11.

Sul posto gli artificieri dei carabinieri che dopo i necessari accertamenti hanno scoperto che conteneva solo alcune cartacce, due macchine fotografiche, una radiolina e due pennarelli legati con del nastro adesivo per far sembrare che fosse un ordigno.

Sulla vicenda indagano i carabinieri della compagnia San Pietro. (omniroma.it)
(16 maggio 2010 ore 16:00)
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Di Loredana Morandi (del 17/05/2010 @ 16:53:58, in Sindacati Giustizia, linkato 1395 volte)
Consiglio di riascoltare le mie interviste ai lavoratori Uil PA  (e qualcuno forse Cgil), girate alla manifestazione per la giustizia in Roma. Sono una integrazione perfetta all'articolo della Cristina Origlia. L.M.

Ufficiali giudiziari,

corsa a ostacoli verso la riforma

Lunedí 17 Maggio 2010
Maria Cristina Origlia

In quasi tutta Europa oggi l'ufficiale giudiziario è un libero professionista che lavora in autonomia, con competenze extragiudiziali per alcune materie e sotto l'autorità giudiziaria per altre.
L'allineamento dei Paesi Ue in materia di esecuzione delle decisioni giudiziarie e di organizzazione degli ufficiali giudiziari secondo criteri condivisi, si è verificato sotto preciso input del Consiglio europeo. L'adeguamento a uno standard comune è considerato un passo necessario per garantire la collaborazione transfrontaliera e rendere effettiva la libera circolazione delle sentenze civili, avviata con l'istituzione nel 2002 del Titolo esecutivo europeo (Tte).
In Italia, per ora, non ci sono novità. Gli ufficiali giudiziari rimangono funzionari del ministero della Giustizia, regolamentati da un ordinamento del 1959, con diverse anomalie. Ad esempio, pur essendo dipendenti pubblici, non sono vincolati a un orario di lavoro, sono sostituti d'imposta, sono obbligati a utilizzare l'automobile privata, la loro retribuzione si basa sulla quantità di trasferte effettuate, indipendentemente dall'esito. Di fatto, non sono incentivati alla produttività e le norme farraginose del processo esecutivo non aiutano a renderne efficace il lavoro.
Una proposta di riforma della professione in linea con gli altri paesi europei c'è, ma langue da quasi due anni in Commissione Giustizia del Senato. Dal 2008 sono state indette tre audizioni, in cui l'Auge Italia, Associazione ufficiali giudiziari in Europea, i sindacati e l'Ivg (Istituto vendite giudiziarie) sono stati invitati a documentare la situazione con dati alla mano.
«Il problema - dichiara Filippo Berselli, che ha presentato la proposta - è la posizione fermamente contraria dei sindacati e di conseguenza dell'opposizione» che il 27 gennaio 2010 ha presentato un Ddl che va in direzione opposta. «A questo punto, per procedere ho bisogno dell'appoggio esplicito del Governo - lamenta il senatore -. Attendo a breve una risposta ufficiale dal ministro Alfano».
Le ragioni della presa di posizione dei sindacati riguarda la tutela dei lavoratori, ma con delle differenze. Mentre la Uil è del tutto contraria, la Cisl - che dichiara 400 iscritti su 3.500 ufficiali giudiziari attivi - ha appena diramato un comunicato di tono diverso.
«Abbiamo chiesto l'apertura - spiega il segretario nazionale Paolo Bonomo - di un tavolo di confronto presso il ministero di Giustizia per avere delle rassicurazioni. Ad esempio, l'introduzione delle notifiche telematiche riduce di molto l'attività degli ufficiali. Non siamo certo contrari a un miglioramento del servizio, ma non intendiamo avvallare una riforma senza precise tutele».
Il Ddl Berselli propone una fase transitoria di circa due anni, in cui i singoli ufficiali giudiziari in servizio potranno scegliere se mettersi in proprio o rimanere dipendenti pubblici. In questo secondo caso, si aprono in effetti diverse ipotesi.
Secondo l'Auge, data la carenza di personale, il Ministero non dovrebbe avere difficoltà ad allocare in modo ottimale i colleghi non interessati alla pubblica professione e i circa 2mila operatori giudiziari, che dagli Unep sarebbero spostati nelle cancellerie.
«In compenso - afferma il presidente Arcangelo D'Aurora - lo Stato risparmierebbe circa 600 milioni di euro all'anno sinora spesi per tenere in piedi un sistema che, a detta di tutti gli enti internazionali preposti, è il più inefficiente d'Europa e genera il più costoso procedimento esecutivo in termini di tempo e denaro».

Il Sole 24 ore
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Di Loredana Morandi (del 17/05/2010 @ 07:21:42, in Magistratura, linkato 1492 volte)
Rendo testimonianza che dal Ministero Giustizia si collegano qui anche con Windows 2000 (un sistema operativo di windows datato old 10 anni). L.M.

Il ministro: "Giustizia online"

Ma in città giudici senza internet


Vecchi pc e niente internet per i giudici di pace di Varese

VARESE L'annuncio del Guardasigilli Angelino Alfano apparso sul sito web del ministero di Grazia e Giustizia è importante: «Abbiamo messo tutto il meccanismo di funzionamento dei giudici di pace su internet al sito del ministero». La proverbiale lentezza dell'apparato giudiziario sembra svanire con questa nuova soluzione. La realtà di Varese sarà sicuramente tra le più avanzate. O forse no.
Controllando su www.giustizia.it si nota subito qualcosa di strano: la pagina da cui è possibile accedere al servizio dice che «gli uffici della Lombardia saranno on line solo da luglio». L'ufficio del giudice di pace di Varese in viale Milano riserva una brutta sorpresa: l'ufficio, da un anno nella nuova sede, non ha l'accesso a internet.
«Da un anno aspettiamo le password – è la spiegazione del personale della direzione – Abbiamo perfino litigato con la Cisia di Milano, ma non c'è stato verso». Cisia è la società del ministero che gestisce l'informatizzazione dei tribunali di Lombardia e Tretino Alto Adige: e anche questa regione «sarà online da luglio».
A Varese, i computer dei tredici amministrativi e dei quattro giudici di pace accedono solo a intranet, la rete del tribunale e del ministero, ma non a tutto il web: non è possibile effettuare una banale ricerca su Google, e solamente il coordinatore può mandare e ricevere e-mail. Insomma: la situazione di Varese non è pronta per «risolvere i drammi del cittadino italiano rispetto alla giustizia», come vorrebbe il ministro Angelino Alfano.
«Le sole password non bastano a risolvere il problema – continuano dalla direzione – perché non è stato installato il Sigip, il gestionale con cui elaborare le richieste. Non solo: il corso per usare Sigip è stato fatto quattro anni fa. Troppo tempo per non avere problemi».
L'aspetto più singolare di questa vicenda, inoltre, sta nel “ribaltamento” dell'Italia: per una volta, Napoli e Palermo sono state più veloci di Milano e Varese. «Qui a Varese ci sentiamo un po' emarginati. Per avere dei computer decenti abbiamo dovuto cozzare contro un apparato che ci risponde dicendo “se sarete fortunati, vi arriverà tutto”. Ma come si fa a parlare di fortuna, quando si dovrebbe parlare di organizzazione?». Dei computer, in realtà, sono arrivati qualche anno fa, addirittura regalati. “Erano quelli che la Regione Lombardia aveva dismesso: di seconda mano, come quelli che alcuni missionari raccolgono da mandare in Africa. Lenti, vecchi, quasi inutilizzabili. Ma Varese, fino a prova contraria, non è in Africa. Se il ministro vuole innovare, ben venga: ma deve fornirci gli strumenti necessari, o sarà solamente un annuncio senza sostanza». Insomma, tutto pronto? Almeno a Varese si direbbe proprio di no.

Chiara Frangi
La Provincia di Varese

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Di Loredana Morandi (del 17/05/2010 @ 06:03:59, in Osservatorio Famiglia, linkato 1654 volte)
Rilancio un interessantissimo articolo di Maurizio Blondet per EffediEffe.com sugli scandali di pedofilia in Sinagoga. Il Talmud, ovvero il testo degli antichi rabbini, giustifica e "assolve" la pedofilia sui requisiti della "razza" (tutto è consentito ai danni dei "gentili" - i non ebrei) e dell'età a seconda dell'occasione.
Una giustificazione piena che reca spavento in quanto attuale, perché il sito del boy love day israeliano in hosting in California è sempre online, nonostante le molte denunce di Don Di Noto e dell'Associazione Meter a partire dal Gennaio 2009 e dalla scoperta fatta durante il bombardamento israeliano di Gaza.
Denunciai anch'io allora. Il turismo gay verso le città "pietrificate" di Sodoma e Gomorra , invece, fu oggetto di un mio scritto di denuncia già alcuni anni fa. Oggi le organizzazioni vacanziere, sostenute dal Ministero per il turismo israeliano, promuovono il viaggio al costo di 2.775 dollari. Ci saranno gli sconti per gli omosessuali, adulti e navigati, che denunciano un "prete cattolico"?

L.M.

I pedofili Kosher

Maurizio Blondet
Articolo pubblicato su EFFEDIEFFE.com l'11 novembre 2009


Insabbiato lo scandalo del traffico d’organi condotto da un rabbino di Brooklyn, la comunità di New York sta cercando di mettere il coperchio su un altro suo orrido segreto: le violenze omosessuali e pedofile, nonchè gli incesti, commessi dai pii rabbini delle più fanatiche yeshivot (scuole talmudiche) nella metropoli.
Un altro orrido segreto sta cercando di venire a galla a New York dopo le ben note vicende del traffico d'organi: gli abusi sessuali sono «un fatto comune nelle yeshivot e vengono sistematicamente coperti dalle scuole rabbiniche». Una nuova terribile realtà americana, che si aggiunge a quella del traffico di diamanti, di alimenti «kosher» o il business della pornografia. Per ora l'ordine è: i goym non si impiccino, e i media facciano silenzio.

L’innesco dello scandalo (da spegnere con tutte le forze) viene da Michael Dowd, un avvocato ebreo che è diventato famoso per aver intentato cause miliardarie alla Chiesa cattolica come legale delle vittime di abusi di preti (1). Attratti dalla sua fama, sei uomini ora adulti gli hanno chiesto di querelare per abusi sessuali, commessi su di loro quando erano ragazzini, il piissimo rabbino Yehuda Kolko, docente alla Yeshiva Torah Temimah di Brooklyn.

E’ stato un mezzo insuccesso: protetto dalla comunità haredi e dalla omertà chabad, rabbi Kolko ha patteggiato per un reato minore e se l’è cavata licenziandosi dalla scuola. Niente risarcimenti miliardari.

Ma l’avvocato Dowd non demorde. Vuol dimostrare che gli abusi sessuali sono «un fatto comune nelle yeshivot e che vengono sistematicamente coperti dalle scuole rabbiniche», ed ha citato a comparire Dov Hikind, perchè dica quello che sa.

L'articolo prosegue su EffeDiEffe.com



Chi è Dov Hikind?

E’ un membro del parlamento locale di New York, ebreo fanatico di estrema destra, che fra l’altro ha portato torme di seguaci a protestare alla prima di «La Passione di Cristo» di Mel Gibson («Un’arma letale contro gli ebrei»), ha proposto la perquisizione delle borse di tutti coloro che entrano nel metrò di New York avendo una faccia da arabi, ed è stato pure incriminato da varie organizzazioni ebraiche di essersi intascato fondi federali per centinaia di migliaia di dollari destinati ai poveri bimbi giudei: come risulta da documenti, Hikind ha usato questi fondi per i suoi viaggi privati in Israele e per pagare le rette scolastiche di sua figlia. Nonostante ciò, è stato assolto e rieletto a furor di rabbini riccioluti (2).

Fra queste sue benemerite attività civiche, Hikind trova il tempo di condurre un programma per gli ebrei in una radio cittadina ebraica, WMCA. Una sera di un anno fa, ha invitato gli ascoltatori a discutere con lui il più tabù degli argomenti fra gli haredim: l’abuso sessuale di bambini, non solo scolari ma anche figli e figlie, che avvengono nelle pie case degli ortodossi.

E’ stato un passo falso: in mezz’ora, Hikind ha ricevuto oltre mille telefonate, in cui le vittime di abusi accusavano con nomi e cognomi 60 predatori sessuali nelle yeshivot. Anzi, come ha ammesso Hikind, «un fiume di vittime sono venute nel mio ufficio a raccontarmi le loro storie. La grandezza del problema mi ha sconvolto. Rabbini violentatori nelle scuole. Pedofili nelle strade. Incesti nelle case».

Però, ora che l’avvocato Dowd ha ottenuto una citazione che ingiunge ad Hikind di comparire in giudizio e a testimoniare sulla misura del fenomeno, Hikind risponde:

«Piuttosto che parlare mi faccio dieci anni di galera. C’è un tabù culturale su queste cose, specialmente sull’andare a denunciarle alle autorità secolari», ossia ai goym.

Nella comunità «haredim» i panni sporchi si sporcano in famiglia. L’omertà del gruppo si è chiusa a riccio, fino alla persecuzione dei pochi che vogliono curare l’orribile segreto.

In settembre rabbi Benzion Twerski, uno psichiatra che aveva formato un gruppo d’ascolto per affrontare il problema delle famiglie incestuose, si è dimesso dopo una settimana. E in una lettera a un settimanale ebraico, ha spiegato che erano stati i suoi figli a costringerlo alle dimissioni, perchè «si vergognavano» di lui: condivideva il giudizio dei goym contro le relazioni sessuali kosher fra genitori e figli.

Il fatto è che questi uomini dai cappelloni neri, sotto ai quali escono riccioloni unti, che circolano con aria arrogante ed esibiscono la loro «pietà» con atti esterni esagerati, a New York hanno il potere vero. Sono più potenti di Wall Street: perchè a Wall Street si smerciano debiti, mentri gli haredim dispongono dei contanti. Pacchi, valigie di contanti con cui conducono il loro genere d’affari, sia il traffico di diamanti sia il traffico di organi, degli alimenti «kosher» o il business della pornografia (una specialità ebraica in USA, come un giorno o l’altro documenteremo), tutti affari che si trattano con denaro fisico, sottratto ad ogni controllo legale.

Sicchè i media di New York rispettano le omertà del gruppo sui suoi affarucci sessuali di yeshivah e di casa. Quasi nulla trapela sulla stampa, a cominciare dal serissimo New York Times.

Tanto discreto silenzio ha spinto l’arcivescovo cattolico di New York, monsignor Timothy M. Dolan, a spedire ai giornali una lettera aperta sul diverso trattamento che i media riservano agli scandali di preti pedofili (3).

«Il 14 ottobre», ha scritto monsignor Dolan, «sulle pagine del New York Times, il reporter Paul Vitello ha rivelato l’estensione degli abusi sessuali su bambini nella comunità ebraica ortodossa di Brooklyn. Secondo l’articolo, solo l’anno scorso si sono verificati 40 casi di abusi in quella piccola comunità. Eppure il Times non ha chiesto ciò che pretende incessantemente quando si occupa dello stesso genere di abusi commessi da una minoranza minima di sacerdoti: che siano resi pubblici i nomi dei violentatori, che non siano rispettati i limiti delle istituzioni religiose, che siano fatte inchieste esterne, che siano rese pubbliche tutte le testimonianze, che sia totale la trasparenza. Anzi, si cita un procuratore il quale invita gli agenti investigativi a rispettare “le sensibilità religiose”, e nessuno ha protestato quando il procuratore distrettuale ha consentito ai rabbini ortodossi di sistemare quei casi “internamente”. Data la recente orribile esperienza della Chiesa cattolica, non ho nessuna volontà di criticare i nostri vicini ebrei. Ma posso criticare questo tipo di “sdegno selettivo” (...). Nessun altro chierico di religione diversa dalla cattolica merita, per la stampa, una pari attenzione».

«Non esagero», continua l’arcivescovo, «se chiamo questo un tenace pregiudizio contro la Chiesa cattolica... “l’antisemitismo dei progressisti”, come lo ha definito Paul Viereck, o “l’ultimo pregiudizio accettabile” e politicamente corretto».

Poteva dire di più, l’arcivescovo. Poteva ricordare che mentre Gesù e la Chiesa condannano atti scandalosi contro i piccoli, il Talmud li giustifica e li condona.

Così per esempio si legge nella Gemara, trattato Sanhedrin 52b:

    «I nostri rabbi hanno insegnato: ‘... e l’uomo che ha commesso adulterio con la moglie di un altro uomo, anche colui che ha commesso adulterio... sarà messo a morte’. Ma “l’uomo” esclude un minore; “che ha commesso adulterio con la moglie di un altro uomo”, esclude la moglie di un minore; “che ha commesso adulterio con la moglie di un altro uomo” esclude la moglie di un goy» (i non ebrei non sono uomini per il Talmud).

E il trattato Yebamoth (55b):

    «Se uno ha coabitato con parenti proibiti col membro rilassato, è esonerato».

La circostanza alquanto inverosimile del «membro rilassato» nel papà kosher a letto con la figlioletta kosher (deve essere sotto i 9 anni, o secondo altri passi del Talund, sotto i 3) è vivacemente discussa nei passi seguenti (Yebamoth 56° e 56b), dove sottilissimi rabbini pieni di fervore religioso disputano sul tema. L’opinione prevalente è la seguente:

    «Il primo stadio (della coabitazione) è l’inserzione del glande, lo stadio finale la consumazione effettiva. Al di là di questa, l’atto non è altro che un contatto superficiale e si è esonerati a questo riguardo».

Alcuni saggi risolvono la questione del «membro rilassato» in modo radicale: basta che l’organo venga ritirato dall’inserzione prima del raggiungimento dell’orgasmo.

Il Kerithot (11a e 11b) spiega come si può godere in modo kosher di «una schiava designata», ossia di una servetta a cui il padrone ebreo ha scelto un fidanzato, futuro marito. Obbligata da questo favore, la servetta può essere violata: solo se fidanzata, e solo se dorme. O anche se la cosa viene fatta attraverso il sesso orale o anale. La dormiente è «innocente», e comunica la sua innocenza al violatore.

    «... Nel caso, anche quella sveglio è esente (da colpa), perchè essi dipendono l’una dall’altro».

Nel Deuteronomio (23, 18) Mosè vieta di offrire al Tempio denaro che sia «la mercede di una prostituta o il prezzo di un cane»: quest’ultima è un’allusione ad una pratica orrenda, per cui in certi templi pagani babilonesi gli eunuchi tenevano cani addestrati per usi sessuali, e li fornivano a pagamento.

Una nota al Sanhedrin 55a però precisa:

    «Il riferimento è alla bestialità. Se una donna vi si assoggetta, in modo naturale o no, essa è colpevole. Ma se un uomo commette bestialità, egli è colpevole solo se la congiunzione avviene in maniera naturale (sic), ma non altrimenti».

Insomma, si può usare un cane, anche se non una cagna.

E infatti, il trattato Yebamoth 59b esemplifica:

    «Avvenne una volta ad Haitalu che una giovane donna lavava il pavimento, e un cane randagio la coprì da dietro (dunque in modo “innaturale”), e rabbi Judah Hanasi consentì che sposasse un sacerdote».

Questo per eludere l’ingiunzione biblica (Levitico 21,7) per cui i sacerdoti ebraici non dovevano «prendere una moglie che sia prostituta o profana».

A maggior ragione, il Sanhedrin 69b insegna:

    «I nostri maestri insegnano: se una donna s’è comportata lussuriosamente con il suo figlio giovane (un minore) e ha commesso il primo stadio della coabitazione con lei (l’inserimento del glande, ndr) Beth Shammai dice che per questo essa è inabile a (diventare moglie di un) sacerdote. Beth Hillel la dichiara adatta».

Shammai ed Hillel erano i celebri, piissimi capi di due scuole farisaiche rivali nella Palestina dei primi anni dell’era cristiana. Non certo a caso Cristo chiamò i farisei «una generazione adultera» (Matteo 12.39).

Il trattato Sota 26b:

    «...I rabbi decisero che non c’è adulterio nella congiunzione con un animale, perchè è scritto: ‘Tu non porterai (al Tempio) il reddito di una prostituta o il salario di un cane» (Deuteronomio 23,19) ed è stato insegnato che il prezzo di un cane e il compenso di una prostituta sono permessi».

Perchè? Perchè il trattato Yebamoth 59b conferma:

    «La prostituzione non è applicabile al rapporto bestiale... abbiamo appreso che il compenso di un cane e il compenso di una prostituta sono permessi».

Il permesso è confermato ancora da Abodah Zarah 62b.

Dunque, nessuno scandalo per gli incesti e gli abusi omofili nelle yeshivot: proprio gli ebrei più pii, gli haredim con i riccioloni sotto il cappello e i filatteri che escono dai pantaloni, «studiano incessantemente la Torah» e soprattutto i suoi commenti autorizzati, contenuti nel Talmud. Sono «fatti interni» della loro «religione». I goym non si impiccino, e i media facciano silenzio.

Per chi non riuscisse a credere a ciò che insegna il Talmud, riproduciamo qui sotto i passi tratti dall’edizione Soncino:



Un uomo (ebreo) può avere rapporto con una bestia, purchè «innaturale», ossia sodomitico



 
L’adulterio è permesso a un gentile, purchè «in vase innaturali»




La donna che commette adulterio puà sposare un sacerdote





 
La congiunzione con una servetta è permessa, purchè lei dorma

Maurizio Blondet

(articolo pubblicato su EFFEDIEFFE.com l'11 novembre 2009)


1) Paul Vitello, »Sexual Abuse Complaints Subpoenaed», New York Times, 12 novembre 2009.
2) Per le idee di questo personaggio, vedere la voce «Dov Hikind» su Wikipedia.
3) «Haredim, Archbishop says, get a free pass from the press», FailedMessiah.com, 6 novembre 2009. Il sito FailedeMessiah è tenuto da Shmarya Rosenberg, che è stato membro attivo dei Lubavitcher e se ne è allontanato con disgusto; per questo è stato perseguitato e danneggiato economicamente. Il suo sito è una miniera di informazioni sui delitti kosher commessi dalla setta, che ovviamente i media tacciono.
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Di Loredana Morandi (del 17/05/2010 @ 05:37:13, in Politica, linkato 1421 volte)
Prima di tutto tagli agli stipendi politici e la pensione dopo almeno 10 anni, non gli attuali 2 anni e mezzo ... LM

Bossi: «Tagliare stipendi anche a magistrati»
Tremonti: sulla manovra solo notizie confuse

16 maggio 2010

Tagli agli stipendi dei magistrati, la necessità del federalismo e l'«inutilità» di Casini e Fini per il Governo, ma anche l'incapace «classe politica del sud» e la manovra in preparazione del Governo imposta dall'Europa. Umberto Bossi interviene a tutto campo durante un tiro alla fune sul fiume Ticino. Sulla correzione dei conti pubblici si esprime anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti per dire che «nulla è stato ancora deciso».

I magistrati. Il ministro delle Riforme appoggia la proposta Calderoli sul taglio degli stipendi ai parlamentari, purché «non sia un trucco», aggiungendo alla lista anche i magistrati: «Se c'è da pagare – dice - devono farlo tutti ed è giusto che anche i magistrati diano la loro mano, perché lo stipendio dei politici è legato a quello dei magistrati». Non si è fatta attendere la risposta di Luca Palamara, presidente dell'Anm, l'Associazione Nazionale Magistrati: «Mi sembra assurdo paragonare gli stipendi dei magistrati a quelli dei parlamentari. Con una facile battuta si potrebbe dire, prima portiamo gli stipendi dei magistrati a livello dei parlamentari e poi preoccupiamoci di tagliarli.

Il federalismo. Il ministro della Riforme è poi intervenuto sul federalismo. «Per tanti anni lo Stato ha dato i soldi a chi li ha sbattuti via. Il federalismo fiscale risolverà anche questo problema». Sul timing previsto previsto Bossi ha ricordato che da domani si apre una fase cruciale: «Questa è la settimana del federalismo, che è in commissione, e gli abbiamo fatto l'assicurazione sulla vita perchè non passa in aula ma in consiglio dei ministri dove noi contiamo. Quindi passa questa settimana». Grazie al federalismo e agli strumenti che mette a disposizione si riuscirà anche a contrastare gli effetti della crisi economica: «Lo Stato - ha argomentato Bossi - darà meno soldi a chi li spreca e invece d'ora in avanti prenderà un bel calcetto nel sedere: oggi c'è una classe politica incapace, soprattutto delle regioni del sud, dove è ora che si inizi ad investire i soldi dello Stato altrimenti è inutile darglieli».

La manovra. Sulle ragioni della manovra in preparazione dal Governo e che dovrebbe essere pronta entro la prima decade di giugno, Bossi ha sostenuto che «è l'Europa che imporrà al ministro dell'Economia Giulio Tremonti una manovra pesante perché la sta imponendo a tutti i paesi che hanno un forte debito pubblico: dopo la Grecia, la Spagna e il Portogallo c'è anche l'Italia». Ma lo stesso ministro dell'Economia ha precisato con una citazione latina «Pauca sed bene confusa sophismata» che sulla manovra per il prossimo biennio finora sono circolate solo «voci confuse e confusionarie» e che nessuna decisione è stata presa e che le decisioni che verranno prese saranno comunicate nelle forme appropriate.

Fini e Casini. Non sono mancati affondi sul presidente della Camera Gianfranco Fini e sul leader dell'Udc Pierferdinando Casini: «Ho letto sui giornali che Berlusconi vuole tirare dentro anche Casini: quando c'era Casini tutti i giorni combinava un pasticcio e frenava, è come Fini. Per questo non so se è utile». E ancora: «Bisogna stare attenti che torni - ha sostenuto il leader della Lega Nord riferendosi ai centristi di Casini - perché altrimenti si passa di male in peggio: i democristiani è meglio lasciarli perdere a mio parere». Alle dichiarazioni di Bossi ha replicato il presidente dei senatori dell'Unione Di Centro Gianpiero D'Alia: «Le dichiarazioni di Umberto Bossi sembrano la riproposizione della favola di Esopo: la volpe diceva che l'uva era acerba perché non arrivava a coglierla».

Il Sole 24 ore

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Di Loredana Morandi (del 16/05/2010 @ 18:52:01, in Sindacati Giustizia, linkato 1451 volte)
Quello su cui protesta il Coisp, cioè l'uso delle forze di polizia al posto del personale civile negli uffici giudiziari, è esattamente l'orientamento del Ministro Brunetta e con lui c'è davvero poco da fare. Purtroppo il pessimo risultato dato dalla 133 e la carenza di personale congenita dei Tribunali italiani che ne deriva, non è responsabilità del solo Procuratore di Venezia. Perché il sindacato indipendente non chiede un incontro con  l'Anm locale o con lo stesso dott. Borraccetti su questi temi? L.M.



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Coordinamento per l'Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia


COMUNICATO STAMPA DEL
14 MAGGIO 2010

Liberare gli arrestati e costringere poliziotti a fare i cancellieri.

Le circolari esplicative del Procuratore Borraccetti: ovvero come far fare ai tutori dell'ordine tutto tranne che il proprio mestiere.


In questi giorni si moltiplicano le polemiche e le richieste di spiegazioni per le conseguenze alla sicurezza del territorio delle circolari "scaricabarile" firmate dal Procuratore Borraccetti. Vogliamo ricordare a tutti i cittadini veneziani che, proprio grazie al medesimo giudice, oltre 20 tra poliziotti, carabinieri e finanzieri in forza alle sezioni di Polizia Giudiziaria di Venezia, sono stati distolti dai propri compiti investigativi, onde sopperire alla "temporanea" mancanza di personale amministrativo negli uffici giudiziari

In buona sostanza, il Procuratore Borraccetti, sta utilizzando poliziotti per fare da "segretari" ai suoi Pubblici Ministeri, una strada comoda ed anche troppo facile per chi non si preoccupa minimamente di risolvere il problema dell'insufficienza del personale di cancelleria, ma che piuttosto, in virtù del proprio potere, opta per farlo ricadere su altri.

Infatti, nonostante le ovvie e doverose proteste, la "temporanea soluzione" è diventata, di fatto, sottrazione indebita di personale dai propri compiti che tra l'altro, sono proprio quelli di svolgere le indagini sui reati che vengono denunciati dai cittadini.

Allo stato attuale, invece di trovare i colpevoli, i poliziotti sono impiegati, paradossalmente, ad archiviare notizie di reato, eseguire ordini di scarcerazioni: insomma, solo carte e burocrazia.

Quelle che dovevano essere eccezioni di carattere temporaneo ed emergenziale, grazie alle “interpretazioni" del Proc. Borraccetti, sono diventate, purtroppo, consuetudini. 

Il consiglio rivolto al prossimo Procuratore Generale che, tra breve, giungerà a Venezia è semplice: faccia fare ad ognuno il proprio mestiere, quello per cui è stato formato, addestrato e pagato. I poliziotti fanno le indagini, i cancellieri le pratiche in ufficio.

Attendiamo con ansia il 3 giugno, ultimo giorno da Procuratore di Borraccetti, che auspichiamo segnerà anche la fine della deplorevole politica di 'scaricabarile' nei confronti delle Forze dell'Ordine dei problemi di altri settori.

Persino l'inaugurazione della Cittadella della Giustizia a Piazzale Roma, struttura che in realtà è ancora un nulla più di un cantiere aperto, ove in cui mancano persino le finestre, pare non sfuggire al caparbio desiderio di porsi al di sopra di tutti, (ivi compreso dello stesso buon senso), che Borraccetti evidenzia volendo, pare ed ad ogni costo, inaugurare la struttura prima di andarsene da Venezia.

Le conseguenze e ripercussioni dell'uso distorto delle Forze dell'Ordine sulla comunità veneziana, così come l'obbligare tali Forze dell'Ordine a rimettere in libertà gli arrestati prima dei processi per mancanza di strutture adeguate, sono e saranno di estrema gravità, ma  purtroppo difficilmente direttamente riconducibili al loro vero fautore: il Procuratore Borraccetti. Ciononostante deve essere chiaro che la responsabilità materiale e morale deve necessariamente ricadere su colui il quale ha effettivamente preso queste gravissime decisioni, ostinandosi a non avere alcuna cura per le conseguenze. 
Forse non sarà un problema di Borraccetti, come attestano le sprezzanti dichiarazioni che questi rilascia, rivelando ancora una volta distanza siderale ed il disinteresse nutrito nei confronti della popolazione, ma, di certo, i problemi che avrà creato a questa città ed ai suoi incolpevoli abitanti rimarranno.

La Segreteria Nazionale del Coisp
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Di Loredana Morandi (del 16/05/2010 @ 18:48:55, in Sindacati Giustizia, linkato 1305 volte)


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Coordinamento per l'Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia


COMUNICATO STAMPA
DEL 14 MAGGIO 2010

 “Caso” Gugliotta, parole responsabili della famiglia.
Il COISP: “E’ il momento di pacificare gli animi”.  


“Apprezziamo Stefano Gugliotta e la sua famiglia per la responsabilità delle parole espresse durante la conferenza stampa di ieri mattina”. – Queste le parole di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia – commentando le parole del ragazzo rimasto vittima degli incidenti nel dopo partita tra Inter e Roma. Gugliotta infatti nella conferenza stampa di ieri aveva detto “Colgo l'occasione per chiedere a tutti di abbassare i toni. Penso che la maggior parte degli uomini delle Forze dell’Ordine siano in buona fede e corrette. Sono pochi i casi di abuso di potere e violenza gratuita. Forse ora qualche poliziotto avrà il tempo per riflettere sul suo comportamento”. Gugliotta ha specificato che dopo le “emozioni” iniziali è il momento di pacificare gli animi visto che a suo parere la maggior parte delle Forze dell’Ordine fanno sempre il loro dovere. “Anche noi – dice Franco Maccari – pensiamo che sia il momento della riflessione affinché possano essere accertati serenamente i fatti, ma soprattutto delle assunzioni delle responsabilità, ove queste ci siano state. Il gesto di un alto Funzionario della Polizia che ha presentato le scuse alla madre di Gugliotta su quanto avvenuto al figlio – evidenzia ancor di più l’alta professionalità della Polizia di Stato. Ed è nel nostro interesse accertare la verità sull’accaduto e faremo di tutto per cercarla.” “Continueremo però - continua il Segretario Generale del Coisp - a respingere e condannare qualsiasi atteggiamento di strumentalizzazione, adottato da alcune frange politiche, volto a denigrare l’operato della Polizia di Stato e far passare per vittime sempre e comunque coloro i quali non hanno nessun rispetto delle più elementari regole del vivere civile e comune. Quella stessa politica - conclude Maccari - che, si ricorda della violenza negli stadi, solo quando a commettere un errore (e cioè raramente) sia un Poliziotto, dimenticando che la maggior parte delle volte le Forze dell’Ordine devono agire negli stadi come se fossero in delle arene per colpa dei soliti barbari che cercano l’assalto nei confronti dei Servitori dello Stato per sfogare le loro depressioni mentali e i loro istinti animaleschi.”
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Raccolgo l'appello di Luciano Muhlbauer, come me impegnato anni fa sui tavoli della Pace, per la pericolosità della creazione di reparti antisommossa fuori dal controllo diretto della Polizia di Stato. Purtroppo non sono illegali, rammento una leggina di qualche tempo fa che delega funzioni di polizia a corpi che non dovrebbero averne. Ma cosa certa è che un reparto antisommossa di non professionisti è tale da rappresentare un pericolo effettivo per la cittadinanza.
Il vero problema è la paura. Come per la pur ottima operazione antipedofilia dei Vigili Urbani di Roma, che hanno effettuato la perquisizione di un appartamentino di appena 2 stanze con dozzine di uomini e registrando in video con due telecamere la manipolazione immediata dei computer a costo di gettarne via l'intero contenuto sotto l'offensiva dei periti, e nello stesso modo, questi corpi non specialistici sarebbero composti da persone prive di adeguata preparazione, la cui "paura armata" rappresenterebbe il rischio oggettivo e l'elemento critico per generare la "tragedia" ove poteva esser risparmiata. L.M.

POLIZIA LOCALE: I REPARTI ANTISOMMOSSA
DEL COMUNE DI MILANO SONO ILLEGALI


IL PREFETTO SCIOLGA LA CELERE DI DE CORATO


La Celere di De Corato, cioè i reparti antisommossa dotati di caschi, scudi e manganelli, che la Polizia Locale di Milano sta costituendo, sono impropri ed illegali. Pertanto, oggi mi sono rivolto al Prefetto con una nota scritta, chiedendo il suo urgente intervento affinché venga ristabilita la legalità e scongiurata la costituzione di reparti antisommossa del Comune.
Infatti, da qualche anno il vicesindaco De Corato sta incentivando la formazione di nuclei speciali nell’ambito della polizia municipale milanese, a partire da quelli “problemi del territorio” e trasporto pubblico, che tendono ad assumere compiti e funzioni che si sovrappongono a quelli delle forze dell’ordine, sebbene ciò sia fuori dalla legge nazionale e regionale e gli agenti coinvolti non dispongano di una formazione anche soltanto lontanamente paragonabile a quella delle forze di polizia.
Non c’era dunque da stupirsi che ad un certo punto saltasse fuori anche una specie di reparto antisommossa, vecchio sogno finora proibito del vicesindaco. Era successo sicuramente, come avevamo potuto documentare e denunciare proprio noi, il 9 febbraio scorso, quando lo sgombero dell’insediamento rom di Chiaravalle fu eseguito da un reparto della Polizia Locale equipaggiato con caschi antisommossa, manganelli e scudi con la scritta “Polizia Locale” e in assenza di funzionari di polizia o carabinieri.
Ebbene, oggi l'edizione milanese del quotidiano La Repubblica ha reso noto che all’interno della PL di Milano sono iniziati i corsi di formazione per la celere di De Corato. Prevedono anche esercitazioni pratiche in palestra con l’armamentario antisommossa, anche se il tutto, cioè teoria e pratica messi insieme, non dura più di 24 ore. Cioè, una sorta di lezione in pillole: 24 ore e anche tu puoi fare il celerino.
Complimenti vicesindaco! Dopo l’ennesimo abuso da parte di qualche agente dei reparti antisommossa (vedi il caso Gugliotta), sempre più persone si rendono conto che la formazione, tecnica e civica, andrebbe rafforzata e il nostro buon De Corato se ne esce con l’instant-celerino…
Ma non è soltanto questione di formazione, ma anche e soprattutto di legalità. Il nostro ordinamento e le nostre leggi, nazionali e regionali, prevedono che di ordine e sicurezza pubblica si occupi lo Stato –e dunque Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza- e non i Sindaci, o i Vicesindaci, che dovrebbero invece occuparsi di quello che gli compete e che troppo spesso dimenticano.
Auspichiamo che il Prefetto voglia intervenire in tempi brevi, perché con l’avvio dei corsi di formazione è iniziata la fase della formalizzazione dei reparti antisommossa e questo equivale all’istituzionalizzazione di una situazione illegittima e illegale.
 
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
 
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Il testo della lettera inviata al Prefetto:
 
Milano, 14 maggio 2010
 
Al Prefetto di Milano
Dott. Gian Valerio Lombardi
 
Oggetto: impiego improprio ed illecito Polizia Locale Milano in funzioni di ordine pubblico
 
Egregio Prefetto,
 
mi rivolgo a lei nella sua qualità di massima autorità in materia di pubblica sicurezza sul territorio, per esprimerle la nostra viva preoccupazione e sollecitare il suo intervento in relazione a quello appare a tutti gli effetti un impiego improprio ed illecito di unità della Polizia Locale di Milano in funzioni tipicamente di ordine pubblico.
In particolare, ci riferiamo alle notizie apparse sulla stampa di oggi (La Repubblica, ed. Milano, 14.05.10), laddove si segnala che la Polizia Locale di Milano avrebbe avviato corsi di formazione, destinati anzitutto a due nuclei speciali (trasporto pubblico e problemi del territorio), dove si insegnerebbero, mediante lezioni teoriche e pratiche (in palestra) della durata di 24 ore, delle tecniche antisommossa. Le fonti giornalistiche precisano, inoltre, che le lezioni pratiche comprenderebbero anche l’uso di attrezzature tipiche dei reparti mobili della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, cioè caschi antisommossa, scudi e manganelli.
Peraltro, reparti della Polizia Locale di Milano, equipaggiati con casco antisommossa, scudo e manganello sono già stati utilizzati sul campo in diverse occasioni. A tal riguardo, ricordiamo la nostra denuncia pubblica delle modalità atipiche dello sgombero dell’insediamento rom di Chiaravalle del 9 febbraio u.s., eseguito dalla sola Polizia Locale di Milano, senza la presenza di funzionari delle forze dell’ordine e con l’utilizzo di una sorte di “Celere” della Polizia Locale. Tali modalità atipiche erano state documentate dal sottoscritto anche con materiale fotografico.
Inoltre, ricordiamo che il 10 febbraio u.s., in seguito ai fatti di Chiaravalle, anche il sindacato SdL, presente nella Polizia Locale di Milano, aveva denunciato il ripetuto impiego illegittimo in operazioni di ordine pubblico di agenti della PL di Milano, invitando in quella occasione “il Prefetto e il Questore a riprendere in mano la situazione, ripristinando la situazione di legalità in materia di ordine pubblico e sicurezza” (comunicato stampa di SdL del 10.02.10).
Ebbene, qualora le notizie di stampa in relazione ai corsi di formazione dovessero essere confermate, saremmo di fronte all’istituzionalizzazione dei reparti antisommossa della PL di Milano. E questo equivarrebbe senz’altro, considerata la realtà normativa in vigore, ad un’istituzionalizzazione di una situazione illegittima ed illegale.
Infatti, intendiamo rammentare che sia la normativa nazionale, che quella regionale (l.r. n. 4/2003) escludono che le polizie municipali possano svolgere funzioni di ordine pubblico, riservando tali compiti allo Stato e ai suoi corpi di sicurezza. Più concretamente la legge regionale n. 4/2003, in armonia con le prescrizioni della legge nazionale, parla di “funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza” da esercitare non solitudine, bensì “in concorso con le forze di polizia dello Stato”.
Inoltre, la costituzione e l’impiego di reparti antisommossa nel quadro dei corpi di polizia municipale è da considerarsi illecito anche alla luce di quanto previsto dalla legge in materia di equipaggiamento. Citando di nuovo la l.r. n. 4/2003, va sottolineato che l’armamento è da intendersi esclusivamente in funzione dell’autotutela dell’operatore di PL, cioè a “tutela dell’incolumità personale” dell’agente (art. 18), e pertanto gli strumenti ammissibili sono “lo spray irritante privo di effetti lesivi permanenti e il bastone estensibile” (art. 18).
Quanto sopra esposto dovrebbe essere già sufficiente per motivare una richiesta di intervento al Prefetto, ma vogliamo, infine, sottolineare che, secondo le citate fonti giornalistiche, il citato corso di formazione avrebbe una durata complessiva di sole 24 ore. Davvero un po’ pochine…
Certo della sua attenzione rispetto ai fatti esposti, le chiedo dunque un intervento urgente affinché venga garantita la legalità in una materia costituzionalmente e socialmente molto sensibile, come l’ordine e la sicurezza pubblica, e che dunque venga scongiurata l’ipotesi della costituzione di reparti antisommossa nel quadro della PL di Milano, per motivi di legalità e di opportunità.
A diposizione per ogni ulteriore chiarimento, porgo distinti saluti
 
Luciano Muhlbauer
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San Vittore: ancora esplosioni all’interno del carcere


Ancora una volta il carcere milanese di San Vittore al centro dell’attenzione a causa di atti dimostrativi posti in essere da un gruppo di ragazzi non meglio individuati.
Questa notte intorno alle ore 4 un gruppo composto da 4 o 5 persone si è riportato nei pressi del muro di cinta del carcere e dall’esterno hanno lanciato un paio di bombe carta che sono deflagrate violentemente all’interno dell’istituto – a darne notizia è Urso Angelo segretario nazionale della UIL PA Penitenziari.
E’ il secondo episodio che si verifica a distanza di poco tempo e per fortuna anche questa volta non ci sono danni alle cose o alle persone.
“La violenza dell’esplosione ha ovviamente fatto scattare il mediato intervento dell’autopattuglia della Polizia Penitenziaria – aggiunge Urso – che questa volta è riuscita ad intercettare il gruppetto e ad intervenire”.
Dopo una breve colluttazione i due poliziotti penitenziari intervenuti sono riusciti a bloccare uno degli autori dell’insano gesto, mentre gli altri si sono dati alla fuga.
Il fermato è stato quindi tratto in arresto e posto a disposizione dell’autorità giudiziaria ove è stato tradotto questa mattina per  essere sottoposto a processo per direttissima.
“Un plauso quindi all’intervento della Polizia Penitenziaria di San Vittore – conclude il sindacalista - che ha dimostrato una capacità d’intervento immediata, conseguendo un ottimo risultato di servizio”
Da notizie giunte sembra inoltre che  i ragazzi fuggiti si siano poi costituiti presso altre autorità di Polizia e, quindi, anche loro dovrebbero essere nell’aula di tribunale questa mattina.

15 maggio 2010

UIL Penitenziari
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