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 Atalanta Fugiens, emblema 24 della Natura...... di Loredana Morandi
 
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Sul manifestarsi della pedofilia: Il soggiacere alle esigenze di donne volgari e violente, siano esse inoltre nane, malformate o mastodontiche, e la contestuale persecuzione e vessazione di una madre normale con figli normali, in un uomo che nell'infanzia abbia subito abusi a carattere sessuale, rappresenta una latenza grave ed un segnale dell'avanzare della parafilia comunemente nota come Pedofilia.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
SVOLTA NEL PROCESSO RIGNANO,
LA DOMESTICA DI CASA SCANCARELLO:

”HO VISTO LA DEL MEGLIO PORTARE DUE ALUNNI A CASA SUA”



di  Simona Boenzi
il 18 ott, 2011

Porte chiuse ieri mattina al secondo piano della sezione penale di via Arnaldi a Tivoli. dalle 9 alle 15 il collegio presieduto da Mario Frigenti, Marzia Minutillo Turtur, Barbara Callari, ha ascoltato alcuni testimoni “chiave” del caso Rignano Flaminio.

Fra tutti spicca la testimonianza della domestica di casa Scancarello che ha giurato di aver visto la maestra Patrizia Del Meglio, rincasare in orario scolastico, con due alunni della sua scuola, la materna Olga Rovere.

Non solo, secondo quanto riferisce la donna, pare che la Del Meglio sia entrata con i bambini da una entrata secondaria dell’abitazione, una porta – finestra, descritta anche dagli stessi alunni, così come i giocattoli ritrovati nel giardino di casa, gli stessi che ricordano i piccoli.

Chiamato a deporre inoltre, anche il medico curante della Del Meglio il quale avrebbe confermato la prescrizione di farmaci contenenti benzodiazepine alla paziente, componente sedativa ritrovata anche nei capelli di alcuni alunni.

Oltre a loro, è stata sentita l’ultima coppia di genitori, oggi residente in Francia insieme al figlio, “fuggita” dalla cittadina per permettere al piccolo di ricominciare una nuova vita.

Infine l’ultima domestica sentita avrebbe confermato di aver visto in uno dei computer di casa Scancarello, alcune foto di bambini in divisa scolastica. “Sono quelli dello Zecchino d’Oro” avrebbe risposto l’autore televisivo, autore fra l’altro anche di quello spettacolo. “Siamo vicini alla verità – ha detto soddisfatto l’avvocato Carlo Taormina,  legale di parte civile di alcuni genitori”.

http://www.eventienews.it/2011/10/18/svolta-nel-processo-rignano-la-domestica-di-casa-scancarelloho-visto-la-del-meglio-portare-due-alunni-a-casa-sua/
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Di Loredana Morandi (del 20/10/2011 @ 14:50:44, in Osservatorio Famiglia, linkato 1619 volte)
Immoralità dalla Rete:
Una taglia per ritrovare Anna Giulia




La gestione strumentale della vicenda umana dei coniugi Camparini e della sottrazione giudiziaria della loro figlioletta ha raggiunto e superato la soglia dell'immoralità.

Ventimila euro per la "pelle" della piccola Anna Giulia, ormai fagocitata dal suo avvocato e dall'entourage associativo di uomini indagati, condannati o sotto processo per reati ai danni di minori o nei confronti di donne che hanno avuto la sfortuna di divenire le loro consorti.

La rassegna dalle persone che contano nel gruppo "Insieme per Stella", la bimba ribattezzata dalla redazione della trasmissione "Chi l'ha visto?", è da museo degli orrori.

Così, per non tediarvi troppo, sorvolo i casi dei parlamentari o politici amministrativi coinvolti in scandalosi festini con cocaina e transessuali e/o con denunce per il bunga bunga barese personale. A dirla tutta ci sarebbero anche i politici con storie personali di cattiva amministrazione: dal broglio elettorale, alla sanitopoli, affittopoli, parentopoli ecc.. marcatamente di destra o fuoriusciti di sinistra, ma non hanno storie particolari che interessino direttamente i costumi morali o più in generale il diritto di famiglia.

Il gruppo "Insieme per Stella" è soltanto una delle ormai circa 500 pagine false, che infestano facebook italiano. Un oscuro e psicotico pacchetto promozionale, mirato alla finzione scenografica di un associazionismo realmente inesistente, ottenuto con il credito millantato e l'abuso della credulità popolare e che, dopo i fasti di Falsi Abusi, ora è il paladino dell'import internazionale delle politiche di Nambla (North American Man Boy Love Association, gli orchi del Boy Love Day) in Italia. Colui che gestisce l'intero pacchetto è l'amministratore di una società di web hosting, già attiva nel commercio di pornografia online. Un uomo, attualmente sotto processo per maltrattamenti familiari, con la condanna già scritta e un iter giudiziario predeterminato da una sentenza della Suprema Corte di Cassazione, per mezzo della quale l'alta corte ha determinato l'esattezza del reato iscritto a suo capo dal pubblico ministero accertandola su dati di fatto. 

I numeri delle risorse umane? Una ventina di persone di punta, tutti presidenti e presidentesse di associazioni vuote create con statuti copia - incolla.  Poi un pugno di associati uso truppe cammellate tra ndagati, condannati o attualmente sotto processo. Personcine raccomandabili con imputazioni per stalking, percosse e altre violenze private ai danni delle donne e/o che sono rei di abusi ai danni di minori (in carcere: Sergio Murolo di Trentola Ducenta, il napoletano Enrico Perillo e i suoi due mandatari responsabili di omicidio, ed altri di famosi scandali a Torino o con condanne in primo grado fino a 9 anni e 9 mesi nella Reggio del nord).

Tra tutti spicca proprio l'avvocato dei Camparini, colui che si rende materialmente portavoce della offerta di una "taglia" per ritrovare la bambina, protetta attualmente dalle Istituzioni e da un tutore legale.

Cosa saranno mai 20.000 euro in bocca all'avvocato del pedofilo Enrico Perillo, un uomo finito in carcere  con una sentenza a 15 anni di reclusione per aver seviziato una bambina come Anna Giulia, nonché il mandante dei due che hanno assassinato brutalmente la madre della piccola vittima, "Teresa Buonocore", a colpi di pistola, condannati rispettivamente a 21 e 18 anni di reclusione in primo grado di giudizio.

Cosa saranno mai 20.000 euro nella bocca dello stesso avvocato, che tempestava presso il capo della Procura contro la pubblico ministero del processo a La Monica, condannato in primo grado a 9 anni e 9 mesi per aver molestato altre bambine come Anna Giulia Camparini e reo accertato della detenzione di 399 file pedopornografici estremi sul suo computer, probabilmente soltanto perché l'ottima pm è donna.

Certo questi 20.000 euro avranno un ritorno milionario in pubblicità personale e associativa. Quindi, se è vero che la pecunia non olet, dobbiamo pur credere che questo denaro abbia una fonte reale.

Chi sarà mai il magnifico "finanziatore"? E ancora, a quale "specie" apparterrà?

I Camparini hanno già la difficile situazione di chi ha già tentato due volte contro la sorte. Ed entrambi hanno già riportato delle condanne per i due rapimenti della figlioletta, sottratta alla custodia stabilita dal Tribunale. Quale allora il progetto di offrire una taglia di 20.000 euro per rintracciare (ed ovviamente rapire per la terza volta) la bambina?

Quali e di quale entità sono gli interessi economici nel gettare al rogo questi due genitori esagitati?

Dagli articoli della stampa quotidiana online si evince che vi sia anche una donna ad amministrare il fantomatico "sostegno ai Camparini" del gruppo facebook, intitolato "Insieme per Stella". Di questa persona sappiamo soltanto che, pur essendo donna, ha sposato le politiche dei pedofili eterosessuali dell'Alice Day (il pride dell'orgoglio di questi orchi ricorre il 25 aprile e recentemente viene coperto a ricalco dalla giornata della "contro l'alienazione genitoriale") e la PAS. La stessa attuale generalessa del Diritto Familiare che pochi anni orsono, senza pensare un attimo ai suoi figli, avrebbe sposato in Comune una lesbica transessuale, salvo poi chiudere in pochi mesi ed a pubblicità esaurita la burrascosa relazione.

Questi sono gli interrogativi legati al caso Camparini. Sono fatti reali quelli ai quali io mi attengo.

Al candido lettore le preoccupanti conclusioni...

Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 19/10/2011 @ 19:17:24, in Politica, linkato 1182 volte)
Prescrizione breve, stop in commissione Senato


mercoledì 19 ottobre 2011

ROMA (Reuters) - Il presidente della commissione Giustizia del Senato ha detto oggi di aveva accantonato il disegno di legge sulla prescrizione breve a causa dell'ostruzionismo dell'opposizione, lasciando ai leader della maggioranza la scelta se portarlo comunque in aula per il voto finale.

"Ho accantonato il ddl sulla prescrizione breve, ora se ne occupi la conferenza dei capigruppo", ha detto Filippo Berselli ai giornalisti.

"E' una situazione insostenibile e non intendo procedere oltre con questo provvedimento paralizzato dall'ostruzionismo, visto che anche oggi abbiamo esaminato un solo emendamento dei 150 presentati dalle opposizioni", ha aggiunto.

Il centrosinistra avversa il ddl, che accorcia i tempi di prescrizione dei reati per gli incensurati, perché impedirebbe al processo Mills a Silvio Berlusconi di arrivare a sentenza di primo grado.

"A questo punto la maggioranza in sede di capigruppo dovrebbe chiederne la calendarizzazione per l'aula senza il mandato al relatore", ha concluso Berselli.

Il processo Mills di primo grado, dove il premier è imputato di corruzione in atti giudiziari, riprenderà lunedì a Milano ed è molto probabile che la sentenza giunga prima del gennaio-febbraio 2012, quando scatterà la prescrizione, secondo la legge attuale.

Il ddl avrebbe invece l'effetto di rendere già prescritto il reato per il premier.

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Di Loredana Morandi (del 19/10/2011 @ 19:09:40, in Giuristi, linkato 2248 volte)
Giustizia: Ucpi a portavoce Brunetta,
su digitalizzazione cifre diverse da realtà dei fatti


Spigarelli, manca effettiva dematerializzazione atti processuali




"Dietro i numeri citati dal portavoce del ministro Brunetta, resta la realtà dei tribunali e delle procure, come quella di Roma, dove si è ancora in attesa delle postazioni per la consultazione dei fascicoli informatici". Il presidente dell'Unione Camere penali italiane Valerio Spigarelli, rispedisce al mittente l'ammonimento del portavoce del ministro Renato Brunetta, che venerdì scorso, "con perfetto tempismo rispetto ai lanci delle agenzie" in occasione del Congresso straordinario di Rimini dell'Ucpi, aveva "rimproverato" il leader dei penalisti di essere stato "incauto, e peggio, disinformato, nel dichiarare come le più volte preannunciate novità in tema di informatizzazione dei fascicoli o di notifiche elettroniche rimangano lettera morta'".

Spigarelli, ricorda che il portavoce del Ministro "ha esposto un lungo elenco di cifre che dimostrerebbero la consegna già avvenuta di scanner ed altro materiale nei tribunali italiani, concludendo poi in maniera un po' iattante che un buon avvocato dovrebbe leggere le carte prima di parlare". Lasciando da parte il "tono, giacchè la buona educazione è notoriamente un requisito non richiesto in politica e dunque neppure ai portavoce - risponde Spigarelli - resta il fatto che l'ammonimento non può che essere rispedito al mittente, visto che se il solerte addetto avesse aspettato un pò, e si fosse letto quello che commentava, avrebbe scoperto che nelle righe e nelle pagine successive della sua relazione, il Presidente Spigarelli aveva letteralmente dato atto di quel - poco- che si è fatto in tema, che peraltro quasi per nulla riguarda la giustizia penale, che è quella di cui si occupa l'Unione delle Camere Penali".

I numeri citati dal portavoce, replica ancora Spigarelli, "nel campo penale hanno, infatti, ben poco significato visto che non si specifica quanti dei citati macchinari siano stati effettivamente consegnati ai Tribunali Penali e quanti a quelli civili; quanti degli stessi siano stati consegnati agli uffici di Procura e quanti alle sezioni di Tribunale; quanti infine - fa notare - siano effettivamente messi a disposizione dell’avvocatura per la consultazione del fascicolo informatizzato". E soprattutto, non si chiarisce "in che modo sarebbe garantita la fruibilità del fascicolo processuale, requisito necessario per un' effettiva dematerializzazione degli atti processuali; fruibilità del tutto negata attualmente agli avvocati, poichè anche nei Tribunali dove è possibile ottenere le copie su supporto informatico - aggiunge ancora - i difensori sono di fatto costretti a ristampare il contenuto digitalizzato su carta".

Troppo spesso infatti, rileva il leader dei penalisti, la versione digitale dei fascicoli dei pm, relativi ad indagini prolungate nel tempo, "viene realizzata in maniera tale da creare, semmai, difficoltà di consultazione degli atti e scarsa conoscenza dei medesimi da parte dei difensori. Al punto che, processi nei quali il fascicolo delle indagini è costituito da centinaia di migliaia di pagine processuali vengono svolti senza che i difensori abbiano, realmente, disposto del 'tempo e delle condizioni necessari per preparare' una difesa effettiva come recita il precetto costituzionale".

Sulle notifiche elettroniche infine, il presidente Ucpi conclude che"nel campo penale sono sconosciute, per il semplice motivo che il ministero della giustizia non è neppure in possesso, allo stato, degli indirizzi di posta elettronica certificata degli avvocati. Tutte cose che un buon portavoce dovrebbe sapere".


Roma, 19 ottobre 2011

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Giustizia: Spigarelli, portavoce Brunetta
continua a commentare ciò che non conosce




"Il portavoce del Ministro Brunetta continua ad essere tanto tempestivo quanto assai poco preciso ed informato, ed allora valga il vero". Il presidente dell'Unione camere penali italiane, Valerio Spigarelli, replica ancora una volta al portavoce del ministro Renato Brunetta, rispetto ai dati sulla digitalizzazione. "Il portavoce continua a non leggere quello che commenta", incalza il leader dell'Ucpi, "tant'è che non risponde al rilievo di non aver letto la relazione del Presidente Spigarelli, nella quale si indicava tutto quello che era stato fatto (seppur delineando una realtà ben lontana dai magniloquenti proclami del dottor Pezzuto, che chi frequenta i tribunali sa bene non essere corrispondenti al vero)".

Spigarelli fa notare come "la sperimentazione presso il tribunale di Roma è stata da tempo interrotta, e qualsiasi cosa che gli avvocati della Camera Penale locale si sarebbero impegnati a fare, era condizionata dalla messa a regime del sistema, cosa mai avvenuta, il che rende surreale l'affermazione sul punto del portavoce”. Non solo. Lo "scarica barile" sulla posta elettronica che emerge nell'ultima nota del portavoce, risponde il presidente dei penalisti, "non riguarda certo le Camere Penali, che infatti non vengono citate; il risultato però è chiaro, ed in linea con quel che era stato detto nella relazione di Spigarelli: le notifiche attraverso la posta elettronica non esistono in campo penale, nè a Roma nè altrove".

E ancora, quanto al fatto che i sistemi di digitalizzazione si risolvono spesso in una "complicazione per la consultazione dei fascicoli, sopratutto per quelli di grandi dimensioni - aggiunge - il portavoce nulla dice, perchè evidentemente non maneggia la materia". Ma “su di una cosa il portavoce del Ministro ha ragione”, conclude il leader dell'Ucpi: "la sua nota non è stata all'attenzione dell'Unione delle Camere Penali nei giorni del congresso ed in quelli immediatamente successivi, ma questo solo perchè c'erano cose più serie da commentare".


Roma, 19 ottobre 2011
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Di Loredana Morandi (del 19/10/2011 @ 19:04:22, in Politica, linkato 1220 volte)

Giudice cancella sedi ministeri al Nord
Calderoli: non chiuderanno

Tribunale: condotta antisindacale. Zingaretti: bloccato attacco Lega-Pdl a Roma. Alemanno: confermato ruolo Capitale


ROMA - Il Tribunale di Roma ha annullato gli effetti dei decreti che istituivano le sedi periferiche dei ministeri nella Villa Reale di Monza, a conclusione di una battaglia portata avanti dalla Lega Nord. Il colpo di spugna del giudice Anna Baroncini, della III sezione Lavoro, arriva per condotta antisindacale. Ne danno notizia i sindacati autonomi Snaprecom e Sipre che avevano fatto ricorso, secondo i quali «la Presidenza del Consiglio dovrà chiudere le sedi periferiche delle strutture affidate ai ministri Bossi e Calderoli». Il ricorso era stato proposto per mancato coinvolgimento dei sindacati nella decisione.

«Grazie al ricorso per condotta antinsindacale (art. 28 dello Statuto dei lavoratori) promosso dalle organizzazioni sindacali autonome difese dall'avvocato Dorangela Di Stefano - si legge in un comunicato congiunto delle due organizzazioni - la presidenza del consiglio dei ministri dovrà chiudere le sedi periferiche delle strutture della pcm (presidenza del Consiglio dei ministri) affidati ai ministri Bossi e Calderoli (rispettivamente, un dipartimento ed una struttura di missione); nella specie dovrà essere chiusa l'unica sede distaccata finora istituita presso la città di Monza».

«Il decreto del giudice del lavoro del 14 ottobre 2011 dichiara l'antisindacalità della condotta della presidenza del consiglio dei ministri che avrebbe dovuto coinvolgere le organizzazioni sindacali operanti nel relativo comparto, attivando le prescritte forme di partecipazione sindacale (informazione preventiva e concertazione), prima di procedere all'istituzione delle anzidette sedi».

«Come è noto, invece, i ministri Bossi e Calderoli hanno provveduto con proprio decreto alla istituzione di dette sedi - prosegue il comunicato - e con enorme risalto sui mezzi di informazione suscitando, tra l'altro, le legittime perplessità del Quirinale anche rispetto alla procedura adottata. Il Tribunale di Roma ha, quindi, ristabilito il rispetto del principio di legalità, ordinando la rimozione degli effetti della condotta lesiva delle prerogative sindacali, il che comporta l'immediata chiusura delle sedi in questione, pena in difetto l'applicazione delle sanzioni penali previste dall'art. 650 c.p. Le associazioni sindacali esprimono viva soddisfazione per il risultato ottenuto in un periodo in cui tutto il pubblico impiego è fatto oggetto di provvedimenti legislativi discriminatori e di svariati attacchi denigratori anche da parte di autorevoli membri del governo».

I sindacati avevano appreso «dell'istituzione delle sedi a Monza - spiega il presidente del Sipre (Sindacato indipendente della Presidenza del Consiglio dei ministri) Alfredo Macrì - dai giornali e dai tg. La decisione era stata adottata e portata avanti senza coinvolgere le organizzazioni sindacali o attivando, come previsto dalla legge, informazione preventiva e concertazione prima di procedere» al taglio del nastro, trasformatosi l'estate scorsa in una vera e propria festa leghista. Il decreto condanna per di più la presidenza del Consiglio al pagamento di un terzo delle spese legali.

La sentenza si limita ad annullare gli effetti dei provvedimenti. «Di fatto - precisa Macrì - le sedi periferiche cessano di essere strutture della presidenza del Consiglio. Noi ci eravamo spinti più in là, chiedendo l'annullamento dei decreti istitutivi. Ma questo tipo di decisione è stato rinviato al giudice amministrativo. Tuttavia, la sentenza depositata oggi ci dà ragione e rende inagibili le sedi di Monza».

«Se decideranno di ignorare questa pronuncia e continueranno ad avvalersene - avverte Macrì - siamo pronti a ricorrere anche al giudice amministrativo. Siamo stufi di regole che vengono puntualmente disattese, non ne possiamo più».

«No, non chiudono», risponde il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, a chi chiede se saranno chiuse le sedi a Monza dopo la sentenza del tribunale. «Ci consulteremo con la Presidenza del Consiglio ma per me quel che deve essere affrontato e rimosso sono gli eventuali problemi sindacali».

Zingaretti: «La decisione del Tribunale di Roma è una nuova, l'ennesima, sconfitta per il governo Bossi-Berlusconi. Il ricorso promosso dai sindacati è riuscito a sventare uno dei tanti attacchi che il governo Pdl-Lega ha lanciato in questi anni alla Capitale. Lo spostamento dei ministeri a Nord non era solo una folle idea, ma si è trasformata ben presto in un atto governativo inutile e antieconomico grazie alla caparbietà e alla cecità della Lega, decisa a portare avanti il progetto per indebolire la Capitale e per racimolare qualche consenso in più. Ringraziamo i sindacati che hanno promosso il ricorso e che hanno ottenuto l'annullamento di un provvedimento iniquo e insensato, specchio di un governo paralizzato e incapace di portare fuori il Paese dalla crisi».

Alemanno: «La decisione del Tribunale di Roma non può non essere salutata con grande soddisfazione da tutti coloro che hanno a cuore Roma Capitale e la nostra unità nazionale. Non era necessaria una sentenza del Tribunale per capire come l'apertura di sedi a Monza fosse incongrua e illegittima. Anche questo risultato dimostra che è sbagliato e perdente tentare di mettere in discussione il ruolo di Roma Capitale che in ogni caso noi difenderemo fino in fondo».

«Ho letto la notizia con dispiacere, anzitutto voglio capire che cosa vuol dire comportamento antisindacale: mi sembra comunque una cosa molto ad effetto più che una decisione concreta - dice il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni - Avere i ministeri a portata di mano sul territorio è utile e interessante per tutti. Serve per interloquire con il territorio, molti altri paesi lo hanno fatto con successo. Qui ci sono saltati addosso subito». Quanto al comportamento antisindacale, Boni sostiene che «con questa logica allora anche una sede territoriale della Regione» potrebbe essere a rischio.

Mercoledì 19 Ottobre 2011
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=166999&sez=HOME_INITALIA
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Calabria, indagato il governatore Scopelliti
Falso in atto pubblico nei bilanci comunali


I fatti si riferiscono a quando era in carica come sindaco di Reggio Calabria nell'ambito delle indagini sul "caso Fallara", la dirigente comunale del settore bilancio suicidatasi nei mesi scorsi. Una recente ispezione del ministero delle FInanze ha rilevato un buco da 170 milioni nelle casse del comune. "Chiarirò la mia estraneità" dice il presidente

di GIUSEPPE BALDESSARRO

REGGIO CALABRIA -  Falso in bilancio. E' questa l'accusa che la Procura della Repubblica di Reggio contesta al governatore Giuseppe Scopelliti. Il Presidente della Regione Calabria nella tarda serata di ieri ha infatti ricevuto un invito a comparire per essere interrogato dal pool di magistrati che indaga sul "caso Fallara", la maxi inchiesta che sta tentando di far luce sul buco nelle finanze del Comune, quantificato proprio nelle scorse ore in 170 milioni di euro. La notizia è stata diffusa dallo stesso Scopelliti, finito nel vortice giudiziario nella qualità di sindaco, ruolo che ha ricoperto in riva allo Stretto dal 2002 fino alle regionali del 2010.

L'inchiesta partì a novembre dello scorso anno dopo la denuncia di due esponenti del Pd (Demetrio Naccari e Sebi Romeo) che documentarono come la dirigente del settore Finanze, Orsola Fallara, negli anni precedenti si era indebitamente liquidata parcelle per centinaia di migliaia di euro, quale componente (per conto del Comune) della Commissione Tributaria. Una denuncia che ebbe un epilogo tragico. La Fallara infatti un mese dopo si tolse la vita ingerendo dell'acido muriatico. Dal lavoro successivo affiorarono le responsabilità dell'allora sindaco, che nella scorsa primavera venne iscritto una prima volta (e interrogato) con l'accusa di abuso d'ufficio in concorso con la dirigente comunale. Successivamente i magistrati (il pool è guidato dal Procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza e dai sostituti Sara Ombra e Francesco Tripodi) incaricarono tre periti
di verificare eventuali altre anomalie relative alla gestione delle casse comunali. Perizia a cui seguì un'ispezione del governo, il cui esito è stato reso pubblico lunedì scorso. Gli ispettori del ministero delle Finanze hanno concluso con una relazione in cui si segnalano 22 irregolarità ed un disavanzo di almeno 170 milioni. Una voragine, si legge nella relazione "approssimata per difetto".

"Per ciò che riguarda la situazione contabile dell'ente - scrivono gli ispettori ministeriali - sono state rilevate pesanti irregolarità, consistenti nella mancata imputazione di oneri agli esercizi di competenza e nella conservazione tra i residui attivi di crediti non supportati da titolo giuridico". Per giustificare il tutto "sono stati adottati artifici contabili al fine di occultare la reale situazione finanziaria dell'ente". Non solo, quindi, un cattivo Bilancio, ma anche un Bilancio falsificato.

In sostanza quando il Comune approntava la propria contabilità di previsione la riempiva di crediti. Scriveva cioè che avrebbe incassato somme che in realtà "o non gli erano dovute o erano inesigibili". Tanto per fare alcuni esempi nel 2007 Palazzo San Giorgio affermava che sarebbero stati incassati 358 milioni e 537 mila euro. In realtà ne arrivarono 278 e 170 (ossia il 22% in meno). L'anno successivo in Bilancio c'erano entrate per 589 milioni e 400 mila euro. Ne arrivarono solo 402 milioni (il 31% in meno). L'anno terribile è però il 2010, l'amministrazione approva un Bilancio nel quale dovevano arrivare 736 e 712 mila euro, ma ne incassa solo 297 milioni (la metà). Una differenza sostanziale. Dichiarare che si incassava molto, significava stare dentro il Patto di Stabilità, condizione necessaria per poter spendere, assumere, contrarre mutui, pagare consulenze e progettazioni. Quando poi i conti non tornavano più, l'amministrazione comunale cancellava i debiti con un colpo di penna. Sparivano i debiti (con fornitori, altri enti e società miste) e i conti tornavano in equilibrio.

Ora di questi falsi l'ex sindaco sarà chiamato a rispondere. E secondo quanto afferma lo stesso Scopelliti "mi viene contestato, unitamente ai revisori contabili all'epoca nominati dal consiglio comunale, il reato di falso in atto pubblico a causa di irregolarità contabili presenti nei bilanci comunali approvati negli anni 2008-2010. Tengo a precisare  -  continua il governatore  -  come le responsabilità che mi vengono addebitate riguardino, esclusivamente, aspetti tecnico-amministrativi, che esulano dalle mie competenze politiche, e per i quali vengo coinvolto a cagione del mio ruolo di sindaco del Comune di Reggio Calabria all'epoca dei fatti oggetto di indagine. Sono fermamente convinto che, nel corso dell'esame richiesto dai pubblici ministeri, potrò chiarire la mia totale estraneità ai fatti che oggi mi vengono contestati". (19 ottobre 2011)

http://www.repubblica.it/cronaca/2011/10/19/news/scopelliti_indagato-23484221/
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Di Loredana Morandi (del 19/10/2011 @ 18:39:52, in Economia, linkato 2134 volte)

Unicredit, Profumo indagato per frode fiscale.

Sequestrati 245 mln

Milano - (Adnkronos) Secondo gli inquirenti la maxi cifra sarebbe il profitto di una frode fiscale, messa in atto dall'Istituto con l'aiuto di Barclays, nelle dichiarazioni relative all'anno fiscale 2007 e 2008. In tutto sono una ventina gli indagati, tra cui l'ex ad del Gruppo. Portavoce di piazza Cordusio: ''Molto sorpresi per iniziativa della Procura''

Milano, 18 ott. - (Adnkronos) - Il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo ha disposto il sequestro di 245 milioni di euro a Unicredit. Secondo gli inquirenti la maxi cifra sarebbe il profitto di una frode fiscale di vaste proporzioni messa in atto dall'istituto di credito attraverso una operazione finanziaria che le era stata proposta da Barclays. Nell'indagine sono stati iscritti nel registro degli indagati una ventina di persone tra le quali il banchiere Alessandro Profumo.

Ad autorizzare il maxi sequestro preventivo è stato il gip di Milano Luigi Varanelli. Secondo l'inchiesta condotta dalla procura Unicredit avrebbe sottratto al fisco italiano 745 mln di euro di imponibile nelle dichiarazioni relative all'anno fiscale 2007 e 2008 di Unicredit Corporate Banking Spa e Unicredit Banca Spa, e in quelle del 2008 di Unicredit Banca di Roma Spa.

Da piazza Cordusio si commenta con sorpresa la notizia. "Unicredit è molto sorpresa per questa iniziativa, che non cambia la convinzione della banca circa la correttezza del proprio operato e di quella dei propri dipendenti", ha affermato un portavoce di Unicredit.

Secondo gli inquirenti l'istituto di credito avrebbe 'concordato' a tavolino con Barclays l'operazione finanziaria in base alla quale l'istituto bancario italiano avrebbe dovuto pagare le tasse sul 100% degli interessi di un deposito interbancario e invece ha potuto pagare solo il 5% sui dividendi dell'operazione apparentemente presentata, secondo l'accusa, come 'pronti contro termine', che per legge sono deducibili al 95%. In questa inchiesta Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit all'epoca dei fatti risponde di dichiarazione fiscale fraudolenta mediante altri artifici.
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Di Loredana Morandi (del 19/10/2011 @ 18:36:33, in Economia, linkato 2095 volte)
Forse la procura di Trani non è competente, ma devo ricredermi: l'indagine ci vuole. L.M.

"Scenario finanziario e macroeconomico più difficile del previsto"

L'agenzia S&P declassa 24 banche italiane.

Londra - (Adnkronos/Ign) - Fra gli istituti Bpm, Monte Paschi, Carige. La decisione che riguarda il Lingotto motivata dalle crescenti sfide anche alla luce dell'impegno legato alla fusione con Chrysler. Auto, tiene a settembre il mercato europeo. Per Fiat immatricolazioni a -7,8%

Londra, 18 ott. - (Adnkronos/Ign) - L'agenzia Standard&Poor's ha annunciato il taglio del rating per un folto gruppo di banche italiane (fra cui Bpm, Monte Paschi, Carige) alla luce di uno "scenario finanziario e macroeconomico più difficile del previsto".

In dettaglio, il giudizio per Monte dei Paschi di Siena scende da A- a BBB+, mentre per Banco Popolare Società Cooperativa, Credito Bergamasco, Banca Aletti & C. Il taglio è da A- a BBB. Unione di Banche Italiane scende da A ad A- (come per Agos-Ducato), Banca Popolare dell'Emilia Romagna da A- a BBB+, esattamente come per Banca Popolare di Milano, Banca Akros, Banca Carige, Credito Emiliano, Iccrea, Banca Popolare dell'Alto Adige, Banca Mediocredito del Friuli-Venezia Giulia.

Banca Popolare di Vicenza vede il rating scendere da BBB+ a BBB, come Veneto Banca. Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo subisce un downgrade da BBB a BB+, mentre Cassa di Risparmio di Cento e Banca di Bologna da BBB-a BB. Infine il rating di Farmafactoring è tagliato da BBB a BBB- e quello di BancaSai da BB+ a BB.

Confermati invece i rating per una serie di altri 19 istituti come Intesa Sanpaolo, Banca IMI, Unicredit, Bnl, Mediobanca e Fideuram. Nella nota la decisione sui rating viene giustificata con l'aumento dei costi di finanziamento per le banche italiane a causa dei rendimenti più elevati di Bot e Btp. Un clima, si precisa, che non "è transitorio e che non si potrà facilmente invertire".

Secondo l'agenzia, senza misure di sostegno alla crescita varate dal governo e un taglio più rapido del debito pubblico, le banche e le aziende italiane continueranno a subire uno 'svantaggio competititvo' per via dei costi di finanziamento superiori a quelli di altri paesi dell'Eurozona.

Per S&P la profittabilità delle banche italiane potrebbe calare nel prossimo biennio mentre la bassa crescita economica del nostro paese nel 2012 potrebbe danneggiare la qualità degli asset degli istituti e mettere sotto pressione la loro credibilità finanziaria. L'agenzia aveva in giornata abbassato da 2 a 3 il 'voto' sul rischio complessivo per il sistema bancario italiano (il cosiddetto Bicra).

In particolare per quanto riguarda Unicredit, fa sapere l'istituto, Standard&Poor's ha confermato i rating a lungo A e di breve termine A-1, anche delle sue principali controllare UniCredit Bank, UniCredit Bank Austria e UniCredit Leasing. Contemporaneamente l'outlook è stato confermato negativo.

Standard&Poor's, sottolinea l'istituto, "ritiene che la diversificazione di UniCredit consentirà 'probabilmente di attenuare l'effetto del deterioramento del contesto economico e operativo in Italia sulla performance finanziaria del gruppo'''.

L'agenzia di rating ha rivisto la sua valutazione del settore bancario italiano (Bank Industry Country Risk Assessment (Bicra)'') verso il basso (dal gruppo 2 al gruppo 3 su una scala da 1 a 10, dove 1 è il livello più elevato).

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LA VIDEO INTERVISTA A Mirko Carletti

(autore di "15 ottobre, riflessioni di un poliziotto")

 

Mirko Carletti è poliziotto e sindacalista per il Silp Cgil. E' l'autore de "Riflessioni di un poliziotto" che paesesera.it ha pubblico il giorno dopo gli scontri del 15 ottobre, e che ha fatto il giro del web. Sorride quando parla della eco che ha avuto il suo commento: "Non mi spiego il perché - dice - ho la percezione che ancora ci vedono come qualcosa di avulso dalla società. E invece siamo lavoratori. Questa polizia bisogna metterla in mezza alla gente, e non dietro i blindati". Intervista di Carmen Vogani, riprese di Francesco Natalucci 

http://www.paesesera.it/Header/Multimedia/Video/LA-VIDEO-INTERVISTA-A-Mirko-Carletti-15-ottobre-riflessioni-di-un-poliziotto

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Di Loredana Morandi (del 19/10/2011 @ 17:40:15, in Politica, linkato 1286 volte)
Concordo con gran parte delle dichiarazioni dell'amico agente, e ringrazio la mia amica in polizia per avermelo segnalato. E' bello sentire un commento tanto schietto e solidale, fin di respiro europeista, proveniente da chi lavora nel comparto della Pubblica Sicurezza. In parte credo che sia  da giustificare anche l'operato della Questura che, dopo anni e anni di solidi rapporti con il movimento romano e centinaia di manifestazioni riuscitissime senza danni e/o senza problemi, si è fidata troppo delle risorse degli organizzatori del Movimento. Il problema lo focalizzò il procuratore Caselli, che da Torino operò alcuni arresti in area insurrezionalista,proprio in anticipazione di un evento di piazza:  la Libertà d'Opinione è un diritto e in quanto tale va difeso anche dalle strumentalizzazioni. In effetti, il movimento dei Movimenti pacifisti in Italia è tale da proteggere il paese da ben altre ritorsioni viste all'estero. Divenire la nuova Grecia aprirebbe le porte a scenari inaspettati, certamente da ritenersi gravi. L.M.






“Manifestare è un diritto costituzionale, se non si è riusciti a tutelarlo vuol dire che i responsabili del mantenimento dell’ordine pubblico hanno fallito”. Mirko Carletti, poliziotto e sindacalista della Silp Cgil, sabato 15 ottobre era in servizio a Roma. Da questo fallimento, secondo Carletti, non si esce con leggi speciali o giri di vite, né tantomeno vietando i cortei: “Non credo che mille black bloc bastino a mettere in pericolo la democrazia italiana. E comunque da un attacco del genere si risponde con un ampliamento dei diritti democratici, non con una compressione degli stessi”.

Servizio di Tommaso Rodano x Il Fatto Quotidiano


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