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In generale la giustizia è uguale per tutti, perché è utile nei rapporti sociali; ma in casi particolari, e a seconda dei luoghi e delle condizioni, risulta che la stessa cosa non è giusta per tutti.

Epicuro
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 14/04/2010 @ 18:18:22, in Varie, linkato 1400 volte)

 http://www.giustiziaquotidiana.it/public/emergency-logo.jpg

IO STO CON EMERGENCY

SABATO 17 - ore 14,30
Appuntamento in piazza Navona ROMA

Sabato 10 aprile militari afgani e della coalizione internazionale hanno attaccato il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah e portato via membri dello staff nazionale e internazionale. Tra questi ci sono tre cittadini italiani: Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani.

Emergency è indipendente e neutrale. Dal 1999 a oggi EMERGENCY ha curato gratuitamente oltre 2.500.000 cittadini afgani e costruito tre ospedali, un centro di maternità e una rete di 28 posti di primo soccorso.

IO STO CON EMERGENCY

Sabato a Piazza Navona ci sarà anche la Tavola della pace

L'Italia riapra subito
l'ospedale di Emergency

Flavio Lotti: "L'attacco a Emergency è un attacco a tutti i costruttori di pace"


(1) Riaprire l'ospedale di Emergency in Afghanistan,
(2) liberare i tre italiani e i sei afgani arrestati il 10 aprile,
(3) assicurare pieno sostegno a tutti gli operatori umanitari italiani che operano in Afghanistan.

Sono questi i primi tre obiettivi che deve assumere il governo italiano per ridare un minino di credibilità alla nostra presenza in Afghanistan. Nel nome del rispetto del diritto internazionale dei diritti umani, della legalità e dei doveri che corrispondono ad ogni buon governo.

La Tavola della pace, impegnata nella preparazione del Forum della Pace e della Marcia per la pace Perugia-Assisi del prossimo 16 maggio, chiede a tutti i responsabili della politica italiana di fare ogni sforzo per chiudere rapidamente questa gravissima vicenda.

Berlusconi deve intervenire di persona. Non bastano una lettera del ministro, un ambasciatore e un magistrato. E' necessaria un'azione rapida ed energica. Si è già perso troppo tempo. Invece di prendere le distanze, di seminare dubbi e di gettare fango su chi si assume personalmente la responsabilità di soccorrere le vittime della guerra, il governo italiano deve agire con determinazione sollecitando anche l'immediato intervento dell'Unione Europea e dell'Onu. Ogni governo ha il dovere costituzionale di difendere i suoi cittadini e in particolare quelli che sono impegnati in operazioni di pace, di solidarietà e di cooperazione.

Chiudere il Centro chirurgico di Lashkar-gah vuol dire abbandonare la popolazione civile nella morsa della guerra e mettere in pericolo tutti gli operatori umanitari. In questo senso, l'attacco all'ospedale di Emergency è un attacco a tutti i costruttori di pace.

Per questo, sabato prossimo, dobbiamo essere in tanti. A Roma, in Piazza Navona, alle ore 14.30. Con tutti i colori dell'arcobaleno.

Ps. L'Italia è il paese che ha la responsabilità di coordinare la ricostruzione della Giustizia in Afghanistan e per questo obiettivo ha già speso diverse decine di milioni di euro.

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

Perugia, 14 aprile 2010

Nota di Loredana Morandi:

La più grande tristezza è che, nell'evidenza di una appropriazione indebita ai danni della associazione italiana, il governo afghano, più che beneficato dal nostro paese, non sta avendo alcun timore nel fare "martiri" tra medici e civili impegnati a sostegno della popolazione. Per assurdo: in un paese come l'Afghanistan, dove è impossibile camminare in campagna per le mine antiuomo e dove i bazooka si comprano al mercato rionale, "questi scemi" organizzavano un attentato con 4 bombe a mano 4. Questi governativi fanno pensare che i Talebani avessero "classe" da vendere...

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Una bellissima massima della Superma Corte di Cassazione in tema di pedofilia: Grazie! Ricambio mostrando in immagine, da google, le istruzioni distribuite dal più famoso centro di documentazione pro pedofili in Italia, da notare il "dictat" di affidare il minore alla valutazione del "perito". L'orientamento giuridico pro pedofili, infatti, professa come nuova religione l'inattendibilità del minore abusato in ogni modo possibile.  L.M.






I minori vittime di abusi sessuali sono credibili anche senza la perizia psicologica se non sono facilmente suggestionabili

Il minore vittima di un abuso sessuale è un testimone credibile, ai fini della condanna, anche senza la perizia psicologica se, in generale, non è propenso alla “suggestione” e all’ “elaborazione fantasiosa”.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione.

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Esprimo la mia solidarietà affettuosa ai genitori di Chiara, in questi giorni in cui si attende il ricorso in appello dei pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci. Stasi è stato assolto nello scorso dicembre con formula "dubitativa" nonostante i media, dimentichi della pornografia degli orchi sul suo computer, abbiano già celebrato in "esclusiva" la sua assoluzione.
La lobby della pedofilia in rete e in tv è trasversale, interessa tutte le parti politiche, ed è gestita in pubblico dai colletti bianchi dell'avvocatura e delle professioni collegate alle questioni giudiziarie ed investigative. La ragione è tra le più semplici, ma desta allarme, perché la "fame" degli oltre 150 mila avvocati in Italia si placa solo con il denaro, ed è il "reo" colui che è disposto a pagare di più pur di ottenere risultati.
In questi giorni, coloro tra questi, che si spacciano per i migliori, assumono su di se la rappresentanza delle lobby internazionali e scrivono ai Ministri della Repubblica in nome del solo sviluppo delle proprie personalissime attitudini economiche al fiancheggiamento del Crimine in rete, perfettamente dimentichi del fatto che i denari con i quali conducono le mogli in vacanza provengono dal dolore di centinaia e centinaia di innocenti e minori oggetto di violenza e sfruttamento.
Ho rivisto la puntata di Matrix e convengo con l'analisi di Aldo Grasso per il Corsera, ma conoscendo meglio il web e la sua popolazione non sono sorpresa dall'apparenza timida, ma fredda e calcolata, di Stasi. Così sono le persone che vengono dai più violenti reati del web: fredde. E non potrebbero essere altro perché non provano nulla. Nessun sentimento, nessuna emozione. Nel virtuale si può ridere a crepapelle o gridare di terrore senza mostrar nulla all'esterno, il web è la "palestra" della negazione e dell'assenza delle emozioni. Con l'appello si rileggerà il processo, mentre la Cassazione potrebbe evidenziare alcuni difetti formali. Nel frattempo potrebbero essere perdute le tracce web dei luoghi dove Stasi ha scaricato il materiale pedopornografico. Purtroppo tutta la violenza è oggetto di commercio, non solo quella sui minori. Per saperlo  ad una persona comune basta dare una rapida scorsa ai titoli offerti tra i torrent PIrateBay rilanciati da 4chan.  L.M.

L'intervista - I familiari della ragazza uccisa a Garlasco

«Per noi Alberto rimane l’assassino
può scordarsi un riavvicinamento»

I genitori di Chiara: non ricorriamo in appello per poi stringergli la mano



GARLASCO—C’è un tempo per parlare e uno per tacere. Rita e Giuseppe Poggi si guardano impacciati, come se ciascuno suggerisse all’altro «comincia tu». «È arrivato il momento di farci sentire un pochino, ecco... » attacca lei.
È arrivato il tempo di parlare di Alberto, argomento finora taciuto con gli estranei. «Adesso basta» si lascia scappare Giuseppe. Accende una sigaretta. Ci sono «due cosette » che vorrebbe fossero chiare a tutti. «Tanto per cominciare va detto che per noi Alberto era e resta il colpevole dell’omicidio di Chiara».
«Colpevole», «responsabile». La parola «assassino» scappa una sola volta e sembra quasi avere un peso tutto suo, tanto grande da schiacciare il resto. È dura pensare che possa essere un assassino «il ragazzo che hai accolto in casa tua come un figlio». «Lacerante », ricorda Rita, ripensare a quanto si sentiva sicura sapendo che sua figlia, la sua amatissima Chiara, sarebbe stata più protetta dal mondo se fosse rimasta accanto a quel ragazzo mentre il resto della famiglia era in vacanza.
Tornarono di corsa, il pomeriggio di quel 13 agosto 2007. Chiara, 26 anni, era stata massacrata a colpi in testa. Alberto Stasi, il suo fidanzato, due anni meno di lei, l’aveva trovata sulle scale della cantina di casa Poggi.

L'articolo proseque su Corriere Sera.


«Quindi», Giuseppe riprende il filo dei suoi pensieri «sia chiaro che per noi la sentenza di assoluzione e le motivazioni non hanno cambiato nulla. Noi non abbiamo assolto Alberto anche se c’è chi tenta di far passare un messaggio diverso». Dice di essere saltato sulla sedia, in questi giorni, ogni volta che si è rivisto in televisione mentre davanti a un microfono diceva più o meno «per me non è stato lui, è innocente».
«È vero che ho detto quelle parole — se la prende — ma era il 14 agosto del 2007. Mi avevano appena ammazzato una figlia, quel giorno non sapevo nemmeno più da che parte voltarmi. Comunque non vorrei che si creassero equivoci. Lo dico una volta per tutte: su Alberto noi non la pensiamo più così da tempo. È stato un percorso travagliato, difficilissimo, graduale. Fra quelle parole e oggi c’è un abisso e noi ora siamo convinti del contrario».
Rita annuisce, corre col pensiero alla sera del sei aprile mentre guardava Alberto che parlava dallo schermo tivù, a Matrix, la trasmissione di Canale 5 alla quale ha concesso la sua prima intervista televisiva. «Diceva qualcosa tipo "adesso che le cose si sono chiarite". Non è così. Sbagliato. Non si è chiarito niente».

«Del resto chiunque può intuire che se non fossimo convinti di questo non faremmo appello» si sente di aggiungere suo marito accendendo un’altra sigaretta. Le «cosette » da dire non sono ancora finite. Giuseppe si toglie dalla scarpa un altro sassolino. È la sua risposta ad Alberto che nell’intervista tivù diceva di sperare in un riavvicinamento con la famiglia di Chiara. «Non ci sarà nessun riavvicinamento—taglia corto —. Lo escludo nel modo più assoluto. Perciò, per favore, meglio dimenticare questa strada e non cercarci più». «E poi non è vero, come dice lui, che noi abbiamo chiesto ad amici comuni come stava» chiude l’argomento Rita. «Mai fatto». Giuseppe prova a immaginare che cosa farebbe se domani incrociasse per caso Alberto. «Finora non è successo ma se capitasse cambierei strada e lo farei pure con i suoi genitori anche se capisco che loro non hanno nessuna colpa se le cose sono andate così».

Nel salotto dei Poggi c’è molta luce. Il sole che filtra dalle finestre illumina un nastro beige stretto in un fiocco davanti alla fotografia di Chiara, sempre quella: i suoi occhi azzurri che sorridono da un momento felice di chissà quale giorno d’estate. Anche il sole può riportare Rita a un ricordo che vorrebbe scacciare via. Come quei giorni assolati, subito dopo il delitto. «Io vedevo la luce entrare nella mia camera da letto e mi voltavo dall’altra parte. Facevo fatica ad alzarmi, a vivere. E perfino il sole in quei giorni mi sembrava un affronto perché Chiara non poteva più vederlo».
Poi il tempo passa, il dolore diventa compagno di ogni giornata. «Ogni volta che c’è qualcosa che ha a che fare con questa storia noi finiamo sotto i riflettori ed è come rivivere tutto daccapo. È un tormento. Sarebbe bello tornare all’anonimato, riprendere davvero, per quel che si può, la vita di prima». Lo dicono, i Poggi. E però sanno che il «caso Garlasco» sarà ancora lungo. Che dovranno affrontare il processo d’appello. Ancora una volta ricomincerà tutto daccapo. Con Alberto al loro fianco e nemmeno una parola o una stretta di mano. «Le due cose non possono stare assieme, è evidente. Non si può ricorrere in appello e nel frattempo stringere la mano al ragazzo accusato di aver ucciso tua figlia».

Stavolta è Giuseppe che ripesca dalla sua memoria un frammento dell’intervista di Alberto a Matrix: «A un certo punto gli è stato chiesto quale fosse stato per lui il momento peggiore. Mi sarei aspettato che parlasse di quando ha trovato sulle scale la mia ragazza, qui—sfiora con le dita la cornice con la foto di Chiara — e invece ha parlato si sé. Ha detto che il momento peggiore è stato quando l’hanno portato in carcere. Lui è qui a raccontarci quel momento. Chiara non c’è più».
In questi due anni e otto mesi senza Chiara Rita e Giuseppe hanno imparato come sono complicati i meccanismi della giustizia. Perizie, consulenze, interpretazioni l’una opposta all’altra. E poi le chat, le lettere, gli sms. Hanno letto ogni passaggio, i Poggi. «Specie le intercettazioni» dice Giuseppe. «E non ho letto da nessuna parte Alberto che esprime un pensiero o un ricordo di Chiara, nemmeno quando parla con i suoi amici. Non ho letto una sua frase in difesa di Chiara quando è stato gettato fango su di lei». Pausa. Gli occhi sono lucidi. Interviene Rita: «Ci hanno fatto molta impressione gli argomenti di quegli articoli che Chiara ha salvato sulla sua chiavetta. Pedofilia. Perché? E perché salvare quelle cose sui delitti irrisolti? Lei non si interessava di gialli, omicidi, cose di questo genere».
«Comunque», Giuseppe reprime le lacrime e riprende il suo discorso, «anche il giudice non dev’essere convinto dell’innocenza di Alberto altrimenti non lo avrebbe assolto con la formula dubitativa». «Formula dubitativa», cioè assoluzione con il secondo comma: via d’uscita giuridica per assolvere una persona quando la prova è «insufficiente » o «contraddittoria», come nel caso di Alberto. Hanno dovuto imparare anche questo, Rita e Giuseppe. Hanno imparato che un processo è un po’ una guerra: gli uni contro gli altri. Proprio loro che non hanno mai speso parole dure per nessuno, Alberto compreso... È il tempo di parlare, appunto. È il momento «di farsi sentire un pochino» come dice Rita. Perché dall’altra parte non pensino che la sentenza di primo grado basti a cancellare due anni e otto mesi di sofferenza. «Non ci fermeremo mai. La giustizia prima o poi arriverà». La voce di Giuseppe è di vetro. Ecco, adesso le «due cosette» sono finite. Anche il tempo per parlare è finito. Adesso resta solo il tempo che passa. E conta.

Giusi Fasano
(ha collaborato Erika Camasso)
13 aprile 2010
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Di Loredana Morandi (del 13/04/2010 @ 19:23:06, in Giuristi, linkato 1318 volte)
Bellissimo...

Vaticano alla sbarra?

Il diritto dice di no
   
FRANZO GRANDE STEVENS

Caro Direttore,

Maurizio Molinari ha scritto in un recente interessante articolo che c’è un «Perry Mason che vuole portare il Papa alla sbarra»: si tratta di un avvocato – Jeff Anderson - che negli Usa si è specializzato in difese di persone danneggiate da preti pedofili. Questo avvocato ha ottenuto da alcune diocesi locali milioni di dollari per danni ed ora ne chiederebbe altri in giudizio alla Santa Sede, dicendo anche: «Farei causa a chiunque pur di togliergli un po’ di danaro».

Le diocesi (circa 3 mila nel mondo) sono strutture autonome indipendenti l’una dall’altra e ciascuna diocesi sovraintende ad un certo numero di parrocchie. Ad ogni parrocchia sovraintende un prete, ad ogni diocesi un vescovo.

Sembra opportuno rilevare che il Vaticano-Santa Sede invece è uno Stato ed è principio di diritto internazionale che uno Stato sovrano non abbia giurisdizione su di un altro Stato sovrano (par in parem non habet iurisdictionem) com’è confermato negli Usa dal Foreign Sovereign Immunities Act (Fsia) del 1976 salvo casi particolari (ad esempio controversie per attività commerciali negli Usa, per proprietà immobiliari negli Usa ecc.).

Inoltre per agire “in tort” e cioè far valere una responsabilità non contrattuale della Santa Sede per fatto illecito di un terzo (sacerdote) occorrerebbe dimostrare che il terzo sia un “dipendente” (employee o agent) e la Santa Sede il suo datore di lavoro (employer o principal) con la conseguenza che il datore del lavoro può essere ritenuto responsabile di illeciti compiuti da un suo dipendente ma soltanto nel corso e nell’esecuzione del suo incarico di lavoro.

Che il Vaticano sia uno Stato sovrano non è seriamente contestabile: scambia ambasciatori con gli altri Stati, ha un suo territorio, la sua lingua (latino), le sue leggi, suoi Tribunali, sua polizia ecc. Una chiamata in giudizio dalla Santa Sede, infatti va fatta nella lingua dello Stato convenuto e cioè in latino.

Con gli Usa lo scambio del riconoscimento reciproco avvenne nel 1984. Né si può seriamente sostenere che le centinaia di migliaia di sacerdoti sparsi nel mondo siano dipendenti del Vaticano, legati a questo da un contratto di lavoro con quel che ne consegue. Qualora poi si adducesse la responsabilità di un ente centrale del Vaticano, si ricadrebbe pur sempre in un’attività dello Stato Vaticano che perciò, in quanto tale, godrebbe come tutti gli Stati dell’immunità giurisdizionale.

La responsabilità accertata in alcuni casi di diocesi statunitensi conferma sia che un rapporto – se c’è – è con la diocesi e sia che la diocesi non è un organo dello Stato Vaticano.

La conclusione quindi è che il Vaticano-Santa Sede non può avere alcuna responsabilità giuridica e le dispute in corso riguardano e possono riguardare nei confronti della Santa Sede soltanto rapporti etico-religiosi.

La Stampa

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Di Loredana Morandi (del 13/04/2010 @ 18:26:33, in Politica, linkato 1277 volte)
BOCCHINO (PDL): SE GLI UOMINI VANNO CON I TRANS
E' ANCHE COLPA DEL FEMMINISMO
 

(IRIS) - ROMA, 13 APR - “Io non sono esperto in materia e azzardo qui un’ipotesi, ma credo che il fatto che gli uomini vadano sempre più spesso con i trans e sempre meno con le donne sia in parte da addebitare a certe trasformazioni della donna, a una sua eccessiva ‘maschilizzazione’, forse dovuta anche a certi  eccessi del femminismo”.

Lo ha detto Italo Bocchino, ospite del talk show di Klaus Davi in onda su You Tube, a proposito del boom della prostituzione trans. Il leader Pdl azzarda altre ipostesi nel corso di KlausCondicio:

“Da un lato - ha detto - credo ci sia un’esaltazione della trasgressione e dall’altro un cambiamento dei rapporti tra uomo e donna anche dal punto di vista sessuale negli ultimi decenni. La donna è diventata più aggressiva, c’è un rapporto diverso rispetto a quello che c’era una volta".

"L’emancipazione della donna è stato un fatto straordinario per il paese e per lo sviluppo della famiglia, tuttavia l’estremizzazione del movimento femminista ha portato la donna ad avere un ruolo dominante nella coppia fino a colpirne la stabilità”, ha concluso Bocchino.


GIUSTIZIA: BOCCHINO (PDL),
MAGISTRATI SMETTANO DI SENTIRSI INTOCCABILI

 

(IRIS) - ROMA, 13 APR - “I magistrati smettano di sentirsi intoccabili. Quando si fa una legge ci sono luoghi atti al confronto, le audizioni, dove l’Anm può legittimamente difendere le istanze della magistratura. Sono contrario a una riforma della giustizia concepita contro i magistrati. C’è bisogno di una riforma della giustizia che porti celerità, equità e terzietà del giudice”.

Incalzato da Klaus Davi nel corso del programma KlausCondicio, il vicecapogruppo del Pdl alla Camera Italo Bocchino si è detto “contrario a una riforma della giustizia sul modello francese", ha aggiunto.

"Il problema è un altro: io non voglio andare in tribunale dove sono imputato in un processo, e vedere arrivare sulla stessa auto il pubblico ministero che mi accusa, con il suo collega giudice che mi deve giudicare. Questo non è possibile - ha ribadito Bocchino -  io non sono garantito"

"Bisogna fare in modo che ci siano due ordini diversi: da una parte l’accusa, dall’altra la difesa e poi un terzo, il giudice che deve giudicare. Credo che sia una cosa ragionevole, così come è ragionevole, che il CSM debba cominciare a fare il suo lavoro, perché oggi tutela i giudici anziché comportarsi come organismo disciplinare”, ha concluso.
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Di Loredana Morandi (del 13/04/2010 @ 08:56:41, in Osservatorio Famiglia, linkato 1527 volte)
Attenzione: probabilmente questo è un caso determinato dalle paure xenofobe della gente e, a cagion della campagna mediatica violentissima, tutto è possibile. Ah se solo la gente sapesse quanta sofferenza nelle conversioni in India, il paese di Madre Teresa di Calcutta, e quale fatica superano questi giovani religiosi per giungere in Italia...


Teramo, arrestato prete pedofilo

13 aprile 2010

In provincia di Teramo, un sacerdote di circa 40 anni è stato arrestato per violenza sessuale su una bambina di 10 anni: l’episodio - secondo quanto si è appreso - sarebbe avvenuto nell’abitazione della bambina nel periodo natalizio dell’anno scorso. Alle indagini ha collaborato la Curia di Teramo.

A denunciare la violenza erano stati gli stessi genitori della bambina, che avevano raccolto una confidenza della figlia: dalle indagini dei carabinieri sarebbero emersi elementi tali da indurre la Procura a chiedere l’arresto dell’uomo, che è cittadino indiano.

Secondo quanto riferito, il sacerdote esercita da un paio d’anni in una zona vicina al capoluogo; proprio ieri era tornato dall’India, dove era andato per visitare la madre malata.

Secondo quanto si è appreso, sarebbe uno soltanto l’episodio di molestie sessuali nei confronti della bambina. Il sacerdote, pur dipendendo dal vescovo di Teramo per l’attività parrocchiale, fa capo al superiore del suo ordine religioso.

Il Secolo XIX


La Rassegna

Dall'altare alle sbarre

Il Tempo - ‎17 minuti fa‎
Sacerdote indiano di 39 anni arrestato nel Teramano dai carabinieri. Avrebbe abusato di una bambina di 10 anni durante le feste di Natale. Hanno aspettato che il prete tornasse dall'India. Poi l'hanno arrestato. A Teramo. ...

Teramo, arrestato prete pedofilo

Il Secolo XIX - ‎1 ora fa‎
In provincia di Teramo, un sacerdote di circa 40 anni è stato arrestato per violenza sessuale su una bambina di 10 anni: l'episodio - secondo quanto si è appreso - sarebbe avvenuto nell'abitazione della bambina nel periodo natalizio dell'anno scorso. ...

Abusi su bimba, prete arrestato Teramo, è un 40enne indiano

TGCOM - ‎9 ore fa‎
Un sacerdote quarantenne di origini indiane è stato arrestato nel Teramano per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. L'episodio - secondo quanto si è appreso - sarebbe avvenuto nell'abitazione della bambina nei giorni di Natale 2009. ...

Prete pedofilo: arrestato indiano per violenza sessuale su bimba ...

PrimaDaNoi.it - ‎1 ora fa‎
TERAMO. Avrebbe tentato di abusare una bambina di dieci anni. Per questo un sacerdote quarantenne di origini indiane è stato arrestato oggi nel Teramano. L'accusa è di violenza sessuale ed i fatti sarebbero accaduti nel periodo natalizio. ...

Pedofilia, arrestato un sacerdote nel teramano per abusi su una bimba

Virgilio - ‎22 minuti fa‎
Un prete quarantenne avrebbe violentato una bambina di dieci anni. La curia di Teramo ha collaborato alle indagini Arrestato nel teramano un sacerdote 40enne di origini indiane, per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. ...

Pedofilia, arrestato sacerdote nel Teramano

Momento-sera - ‎9 ore fa‎
In carcere un prete quarantenne di origini indiane per presunti abusi sessuali su una bambina di 10 anni. Il fatto sarebbe avvenuto a Natale a casa della vittima mano. La Curia di Teramo sta collaborando al- L'episodio è stato denunciato dagli stessi ...

Pedofilia, arrestato prete missionario a Teramo

Il Segnale - ‎5 ore fa‎
TERAMO – Un missionario indiano è stato arrestato per pedofilia. Lo scandalo dei "preti-pedofili", che ultimamente sta investendo la Chiesa nel mondo, ha toccato anche Teramo. Un sacerdote di 39 anni, lunedì sera è finito in manette per presunti abusi ...

Pedofilia: arrestato sacerdote a Teramo. Il Vaticano “Denunciare ...

NanoPress (Blog) - ‎7 ore fa‎
Un sacerdote 40enne, di origini indiane, è stato arrestato in provincia di Teramo per abusi su una bambina di 10 anni, episodio che sarebbe accaduto a Natale 2009 nella casa della piccola. Le indagini sono state svolte in collaborazione con la Curia ..
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Di Loredana Morandi (del 13/04/2010 @ 08:39:24, in Osservatorio Famiglia, linkato 1202 volte)
Una coraggiosa dichiarazione del cardinale Tarcisio Bertone: la pedofilia nella chiesa è legata all'omosessualità non al vincolo del celibato. La dichiarazione rispecchia la decisione vaticana di estromettere tutti gli omosessuali dalle funzioni sacerdotali nella Chiesa. Un coraggioso "specchio della ragione", anche a seguito delle troppe dichiarazioni pro pedofilia dei politici e delle troppe ipocrisie del movimento omosessuale italiano. Un particolare che non sfugge a chi conosce un poco di lingua inglese, infatti i portali del boy love day sono dedicati ai pedofili di scelta omosessuale.

Mentono coloro che sostengono il contrario. L.M.


PEDOFILIA: BERTONE,
COLLEGARE A OMOSESSUALITA' NON CELIBATO



(AGI) - Santiago del Cile, 12 apr. - Non c'e' alcun collegamento tra la pedofilia e il celibato a cui sono sottoposti i sacerdoti; e invece questo tipo di patologie sessuali sono da mettere in relazione all'omosessualita'. Lo ha detto il segretario di Stato del Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, in visita in Cile, preannunciando che papa Bendetto XVI assumera' nuove iniziative per far fronte agli abusi commessi da sacerdoti.

Pedofilia:Bertone,verso nuove iniziative
'Papa non manchera' di sorprenderci'


12 aprile, 20:11

(ANSA) - SANTIAGO DEL CILE, 12 APR - Su pedofilia e clero, il Papa prendera' altre iniziative che non mancheranno di sorprenderci. Cosi' il cardinale Bertone. Il segretario di Stato Vaticano ha parlato da Santiago del Cile. ''Non posso anticipare, ma si sta pensando ad altre iniziative su questo tema specifico'' ha sottolineato, rilevando che ''anche altre istituzioni dovrebbero prendere iniziative concrete, di cuore'', al fine di difendere la dignita' dei bambini e delle madri giovani.
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Di Loredana Morandi (del 13/04/2010 @ 08:27:28, in Estero, linkato 1393 volte)
Il giudice Eduard Ciuvashiov era in prima linea contro gli ultranazionalisti
Nei giorni scorsi il processo contro tre naziskin per tre tentati omicidi

Assassinato a Mosca
un magistrato antinaziskin

MOSCA - E' un giudice del tribunale di Mosca impegnato contro i naziskin, Eduard Ciuvashiov ucciso stamane con colpi d'arma da fuoco sparati a distanza ravvicinata mentre stava uscendo dalla sua abitazione, in una zona centrale della capitale, a un chilometro dalla sede del governo e a poche centinaia di metri da Moscow City, la cittadella finanziaria. Ciuvashiov era un giudice in prima linea contro gli ultranazionalisti, in genere skinhead e naziskin, oltre 50 mila in tutto il Paese, di cui circa 20 mila a Mosca. Un triste primato a livello europeo, in un ex Paese comunista che ha sacrificato 27 milioni di uomini contro il nazismo ma che dopo il crollo dell'Urss si è scoperto sempre più nazionalista e xenofobo verso gli ex popoli "fratelli".

Il processo nel quale Ciuvashiov era stato impegnato nei giorni scorsi riguardava tre giovani naziskin tornati alla sbarra per tre tentati omicidi: uno degli imputati si è visto aumentare di due anni la pena precedente (20 anni), mentre per gli altri due è rimasta immutata essendo già stati condannati al massimo della pena in primo grado (10 anni in quanto minorenni).

Lo scorso febbraio, invece, aveva presieduto il collegio che aveva processato una banda di skinhead denominata 'Lupi Bianchi: dei 12 imputati, tre erano stati assolti, mentre altri nove erano stati condannati a pene da sei anni e mezzo a 23 anni di prigione, per sei degli undici omicidi a sfondo razzista contestati dall'accusa. La banda era guidata da un diciottenne, Alexiei Dziavakhishvili, che si considerava un russo doc benché di origini georgiane: i giudici gli hanno inflitto sette anni di reclusione. Il gruppo faceva spedizioni contro persone dall'aspetto non slavo: prima le picchiavano e poi le uccidevano a colpi di coltello e di cacciavite, gridando slogan come "La Russia ai russi, Mosca ai moscoviti". Gli assalitori filmavano i loro blitz e poi li diffondevano su internet insieme ai loro commenti. Nessuno degli imputati ha professato pentimento per i fatti commessi e ha abiurato le proprie idee ultranazionaliste.

Il giudice si era occupato anche delle indagini a carico di un gruppo ultranazionalista guidato da Artur Rinò and Pavel Skacevski, già condannati a fine 2008 a 10 anni - in quanto minorenni - per una ventina di atroci omicidi razzisti e per una dozzina di tentativi analoghi, filmati e diffusi su internet: un anno per ogni due omicidi, senza considerare quelli tentati. "Volevamo ripulire la città da coloro che non sono russi", si era giustificato al processo Rinò, senza mai pentirsi, al pari dei suoi compagni. Si erano conosciuti tutti su internet e durante comizi di gruppi di estrema destra. In 15 mesi, tra l'agosto 2006 e l'ottobre 2007, nella regione di Mosca, avevano dato la caccia con coltelli e mazze da baseball a persone dall'apparenza 'non slava', filmando le loro 'imprese' e scaricando le immagini su internet. Le loro vittime erano immigrati, prevalentemente di origine caucasica o centrasiatica: tagiki, azeri, ukbeki, armeni, anche cinesi, tutti rei di non avere sangue slavo e di "rubare lavoro" ai russi.

La Repubblica

Giudice freddato in pieno centro a Mosca

Corriere Canadese
MOSCA - Era stato minacciato ma non voleva la scorta perché, diceva, mi bastano la legge e la giustizia. Invece ieri mattina Eduard Ciuvashiov, ...

Mosca, ucciso un noto magistrato antinazista

Informazione libera net1news
MOSCA ( RUSSIA ) - Si chiamava Eduard Chuvashov ed è stato ucciso con dei colpi d'arma da fuoco al petto e alla testa. Il giudice, aveva condannato per ...

Naziskin russi e omicidio di un giudice

Newnotizie
Sangue a Mosca, un alto magistrato russo è stato ucciso stamani. Con ogni probabilità i mandanti dei sicari sono da ritenersi vicini alle frange estremiste ...

Russia, giudice ucciso nel centro di Mosca

Reuters Italia
MOSCA (Reuters) - Un giudice russo che aveva condannato per crimini razziali un gruppo di neonazionalisti russi è stato ucciso oggi sulle scale di casa ...

Mosca, ucciso un giudice

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Assassinato a colpi di arma da fuoco uno dei magistrati più in vista contro gli emergenti gruppi ultra-nazionalisti. A febbraio la vittima era riuscita ad ...

Mosca: assassinato giudice contro i naziskin

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Stamattina è stato assassinato un giudice russo del tribunale di Mosca, Eduard Ciuvashiov, fortemente impegnato contro gli ultranazionalisti, ...

10/4 Ucciso giudice a Mosca, Russia (Paolo Rossi)

Notizie news (Blog)
E' stato ucciso a Mosca il giudice Eduard Chuvashov, considerato il magistrato capofila nella lotta alla criminalità russa, in particolare contro i naziskin ...

Russia, giudice ucciso nel centro di Mosca

Reuters Italia
MOSCA (Reuters) - Un giudice russo è stato ucciso oggi sulle scale di casa sua mentre stava uscendo per andare a lavoro, ha riferito un portavoce del ...

Giudice anti-nazi ucciso a Mosca

Il Manifesto (Abbonamento)
Eduard Chuvashov, un giudice federale che si occupava di vari processi a carico di estremisti di destra, è stato ucciso questa mattina a colpi di pistola ...

Russia, ucciso giudice a Mosca: indagava sui naziskin

Barimia
Un giudice della Corte Cittadina di Mosca, impegnato contro i neonazisti è stato ucciso da un ignoto killer questa mattina nel pieno centro della capitale ...

Ucciso a Mosca magistrato anti naziskin

Panorama
(ANSA) - MOSCA, 12 APR - Un alto magistrato russo anti naziskin,Eduard Ciuvashiov, e' stato ucciso questa mattina mentre uscivada casa, nel centro di Mosca. ...

Russia, giudice ucciso a Mosca. Condannò i Lupi bianchi per ...

Adnkronos/IGN
Mosca, 12 apr. - (Adnkronos/Dpa) - Il giudice di un tribunale municipale di Mosca è stato ucciso a colpi di arma da fuoco davanti alla sua abitazione questa ...

Mosca, assassinato giudice anti-naziskin

RomagnaOggi.it
MOSCA - E' stato assassinato a Mosca a colpi d'arma da fuoco Eduard Ciuvashiov, un giudice del tribunale di Mosca impegnato contro i naziskin. ...

Russia: ucciso magistrato che indagava sui "Lupi bianchi"

Sabato Sera Online
Russia. Eduard Chuvashov giudice della Corte cittadina di Mosca, è stato assassinato oggi davanti al suo appartamento a Mosca. Il giudice si trovava sulle ...

Mosca, ucciso il giudice anti-naziskin

Libero-News.it
' stato ucciso in pieno centro a Mosca un giudice impegnato contro i neonazisti. Eduard Ciuvashiov stava uscendo dalla sua abitazione, in una zona centrale ...

GIUDICE UCCISO A MOSCA, INDAGAVA SUI NAZISKIN

AGI - Agenzia Giornalistica Italia
(AGI) - Mosca, 12 apr. - Eduard Chuvashov, il magistrato ucciso a Mosca stamani era incaricato di numerosi dossier scottanti. In particolare gli ambienti ...

Russia/ Assassinato un giudice della corte cittadina di Mosca

Virgilio - ‎12/apr/2010‎
Roma, 12 apr. (Apcom-Nuova Europa) - Un giudice della Corte cittadina di Mosca, Eduard Chuvashov, è stato assassinato oggi sulle scale del suo appartamento ...

Ucciso a Mosca magistrato impegnato contro la mafia

Rainews24 - ‎12/apr/2010‎
Secondo fonti della polizia un killer gli ha sparato sulle scale mente usciva dal suo appartamento nel centro della capitale intorno alle 9 locali. ...

Mosca, ucciso il magistrato capofila nella lotta alla criminalità

La Stampa - ‎11/apr/2010‎
Un alto magistrato russo, Eduard Chuvashiov, è stato ucciso questa mattina mentre usciva da casa, nel centro di Mosca. Lo scrivono le agenzie russe citando ...

un magistrato antinaziskin

La Repubblica - ‎11/apr/2010‎
MOSCA - E' un giudice del tribunale di Mosca impegnato contro i naziskin, Eduard Ciuvashiov ucciso stamane con colpi d'arma da fuoco sparati a distanza ...
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Di Loredana Morandi (del 13/04/2010 @ 07:51:35, in Politica, linkato 1407 volte)
Sinistra, che cosa stai facendo? La gente è stufa dei tuoi "quadri" di partito e scalcia forte anche Tonino, per il riciclaggio dei tuoi "trombati". La questione morale non è più da rimandare, perché se non lo avete ancora capito tutto questo si chiama "stavamo meglio, quando stavamo peggio". E voi avete distrutto "la speranza". L.M.

Il Pdl rovescia il risultato a Vibo Valentia. Macerata e Matera al centrosinistra

Ballottaggi, sorpresa a Mantova: il Pd perde la roccaforte lombarda

Ribaltato il dato del primo turno, il capoluogo lombardo passa al centrodestra dopo 65 anni

Nonostante l'impegno in prima persona del segretario Bersani, di D'Alema e Fassino il Pd non riesce a difendere il capoluogo lombardo. Ribaltato il dato del primo turno, Pdl e Lega irrompono anche nella storica roccaforte del centrosinistra, su cui il leader democratico puntava come simbolo della resistenza allo strapotere del centrodestra nella regione. Rovesciamento anche a Vibo Valentia, Nicola D'Agostino del Pdl guadagna il 30% dei consensi in più grazie alla confluenza dei voti dall'Udc e la città calabrese vira a destra. Testa a testa a Macerata e Matera, che rimangono al centrosinistra con più fatica che in passato. Tra gli altri comuni, Pomigliano D'Arco passa al centrodestra, a Gioia Tauro vincono le liste civiche e non sfonda il Pdl. Tornata elettorale segnata dall'astensionismo: affluenza al 58,77%, crollo del 15,5% rispetto al primo turno di due settimane fa

Mantova al centrodestra. E' questo il risultato più eclatante del secondo turno delle elezioni amministrative, caratterizzato soprattutto dall'astensionismo. L'affluenza è stata del 58,77%, con un crollo di 15,55 punti rispetto al 74,32% di due settimane fa. Un fattore forse determinante anche nel capoluogo lombardo, roccaforte del centrosinistra che Pdl e Lega hanno conquistato dopo 65 anni grazie a un ribaltone del risultato del primo turno. Su Mantova il Pd aveva puntato molto, Bersani lo aveva dipinto come simbolo della resistenza al regno di Formigoni e all'avanzata leghista, ma le diverse apparizioni sul posto dello stesso segretario democratico, di Massimo D'Alema e Piero Fassino non hanno sortito l'effetto sperato. Così al ballottaggio il vento è girato, cancellando il vantaggio iniziale del sindaco uscente Fiorenza Brioni, pur sostenuta da una vasta coalizione che andava dal Pd all'Udc. Cinque i punti di distacco dopo il primo turno, che il candidato del centrodestra Nicola Sodano ha saputo recuperare passando dal 35,74% al 52,18% – contro il 47,81% della Brioni –,  per una vittoria già definita «storica» in ambienti Pdl.

Vibo Valentia, un altro ribaltone

Sorpresa anche a Vibo Valentia. Anche qui il centrosinistra subisce un rovesciamento: il candidato del Pdl Nicola D'Agostino ha cancellato il divario dallo sfidante Michele Soriano, sostenuto da Pd, Idv e partiti della sinistra, grazie soprattutto all'aggregazione dei voti dell'Udc che lo hanno spinto dal 28,70% del primo turno al 59,25% finale.

Matera, capitale dell'astensionismo

A Matera, in una tornata profondamente segnata dall'astensionismo – 20,91% in meno rispetto al primo turno –, il centrosinistra conquista la poltrona dopo un estenuante testa a testa. La città lucana tornava al voto dopo soli tre anni a causa delle dimissione del precedente sindaco di centrodestra, Nicola Buccico, le cui dimissioni avevano portato al commissariamento del comune. Con il 50,31% Salvatore Adduce, sostenuto da Pd, Idv, forze della sinistra e Udc, vince su Angelo Tosto fermo al 49,68%, sul quale sono confluiti anche i voti del Pdl, che al primo turno aveva appoggiato un altro candidato.

Macerata al fotofinish

Battaglia all'ultimo voto anche a Macerata. Appena 126 i voti di distacco che hanno permesso a Romano Carancini (50,29%) di diventare sindaco e alla città di restare nelle mani del centrosinistra, ai danni del candidato del centrodestra Fabio Pistarelli (49,70%), comunque autore di una emozionante rimonta.

Altri comuni

Passando ai comuni non capoluogo, il più popoloso al voto era Lamezia Terme (Cz), dove il sindaco uscente di centrosinistra Giovanni Speranza viene riconfermato con il 65,38% dei voti, contro il 34,61% della sfidante di centrodestra Ida D'Ippolito. Tra gli altri comuni, a Gioia Tauro (Rc) Renato Bellofiore, sostenuto da liste civiche, vince con il 51,53% contro il candidato del Pdl Umberto Pirilli. Il centrodestra conquista invece Pomigliano d'Arco (Na), sede di uno degli stabilimenti Fiat al centro di una complessa trattativa per la sopravvivenza: con il 55,54% Lello Russo, spinto da Pdl e Udc sconfigge Onofrio Piccolo fermo al 44,45%, e segna un cambio di orientamento della città.

(ami)2010-04-12 18:50:41

La Rassegna

La bandiera del centrodestra sulla rossa Mantova

il Giornale
Particolarmente significativo il risultato di Mantova, ... Dopo Montenero di Bisaccia, la città natale di Tonino, anche Termoli - dove il leader Idv è ...

Ballottaggi: Mantova dopo 65 anni passa alla destra

Il Salvagente
Con due scambi: nella bella città lombarda il sindaco passa dal ... Così sulla poltrona del primo cittadino di Mantova si siederà Nicola Sodano, ...

MILANO - Tre a tre. Così finisce la sfida dei ballottaggi tra ...

Corriere della Sera
Colleghi in Giunta per quasi un decennio, i due sfidanti al ballotaggio erano separati da poco più di 1600 voti. MANTOVA - Il centrodestra strappa Mantova ...

Cade anche Mantova la roccaforte rossa

il Giornale
Da ieri, e per la prima volta nel dopoguerra, Mantova è governata dal ... No, la classe moderata delle nostre città, di destra come di sinistra, ...

MANTOVA/COMUNE: RONCHI, VITTORIA SODANO E' DI RILEVANZA NAZIONALE

Agenzia di Stampa Asca
(ASCA) - Roma, 12 apr - ''La storica affermazione di Nicola Sodano a Mantova rappresenta un successo straordinario e una vittoria simbolica dall'evidente ...

I risultati dei ballottaggi comune per comune.

Periodico Italiano
E' quella di Mantova. A MATERA Salvatore Adduce (Pd) soffia di poco il comune (50,3% dei voti) a Angelo Tosto (Lista Civ.) che raggiunge un risultato del 49 ...

I ballottaggi nel Milanese

il Giornale
Oltre alla caduta della rossa Mantova, del tutto particolare il caso di Vigevano (Pavia). Lì il ballottaggio era tutto interno al centrodestra. ...

Romano Carancini è il nuovo sindaco di Macerata

In dies (Blog)
Insieme a Macerata, si è andati al bollattaggio nelle città capoluogo di provincia anche Mantova, Matera e Vibo Valentia. A Mantova ha vinto Nicola Sodano ...

Ballottaggi: il centrodestra vince sul centrosinistra

Julie News
Altro ribaltone si verifica al nord; con la città di Mantova che elegge primo cittadino Nicola Sodano. Il candidato del Pdl era in svantaggio di circa 5 ...

La Lega Nord deve accendere due ceri

Il Legno Storto
L'insediamento del parlamento della Lega Nord nella città di Mantova fu per me – ne sono ancora convinto – un atto di secessione, e la colpa di Scalfaro ...
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Di Loredana Morandi (del 12/04/2010 @ 14:54:17, in Magistratura, linkato 1646 volte)
Le motivazioni della sentenza di Milano
Da Google scarsa attenzione alla privacy


Rainews23.it, Milano, 12-04-2010

Non può esistere "la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato".

E' un passaggio delle motivazioni della sentenza con la quale il giudice di Milano, Oscar Magi condannò lo scorso 24 febbraio tre dirigenti di Google per violazione della privacy, nel procedimento per la diffusione on line di un filmato che riprendeva un minore disabile vessato a scuola.

Il giudice, nelle 111 pagine delle motivazioni, spiega che "esistono, invece, leggi che codificano comportamenti e che creano degli obblighi; obblighi che, ove non rispettati, conducono al riconoscimento di una penale responsabilità".

Pur non sussistendo il reato di diffamazione (il video venne pubblicato su YouTube senza alcun filtro preventivo da parte di Google, come prassi, ma rimosso una volta arrivata dalle autorità una richiesta in tal senso) , i tre dirigenti di Google vennero condannati a sei mesi, con la sospensione condizionale della pena, per violazione della privacy: il filmato venne realizzato dagli studenti nel maggio 2006 e da loro caricato su Google Video l'8 settembre, dove rimase cliccatissimo per circa due mesi.

"Google Italia trattava i dati contenuti nel video caricati sulla piattaforma di Google Video e ne era quindi responsabile perlomeno ai fini della legge sulla privacy", è la tesi sostenuta dal giudice monocratico Oscar Magi, per il quale l'informazione sulla privacy del motore di ricerca era carente e inefficace. "L'informativa sulla privacy - si legge nelle motivazioni - era del tutto carente o comunque talmente nascosta nelle condizioni generali di contratto da risultare assolutamente inefficace per i fini previsti dalla legge".

La condanna dei tre dirigenti era stata criticata duramente dall'ambasciata Usa a Roma, la quale aveva sostenuto che "il principio fondamentale della liberta' di internet è vitale per le democrazie".

La Rassegna

Google,"sul web non tutto permesso".Milano,motivi condanna di tre ...

TGCOM - ‎24 minuti fa‎
Internet non è terra di nessuno, ma uno spazio dove le regole vanno rispettate. E' il senso della sentenza di condanna di tre dirigenti di Google per un filmato che riprendeva un minore disabile insultato in una classe. Non può esistere - scrive il ...

Da Google scarsa attenzione alla privacy

Rainews24 - ‎21 minuti fa‎
Non può esistere "la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato". E' un passaggio delle motivazioni della sentenza con la quale il giudice di Milano, Oscar Magi condannò lo scorso 24 febbraio tre dirigenti di ...

Le motivazioni della sentenza Google:

La Stampa - ‎11 minuti fa‎
Depositata la condanna dei tre dirigenti della società per il video dello studente disabile picchiato: «Privacy carente. E online non tutto deve essere permesso» Non può esistere «la "sconfinata" prateria di Internet dove tutto è permesso e niente può ...

Google: giudice Mi, anche internet deve avere leggi

Borsa Italiana - ‎17 minuti fa‎
MILANO (MF-DJ)--Anche Internet deve avere regole e leggi che codificano comportamenti e creano obblighi. E' quanto sostiene il giudice Oscar Maggi nelle motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna di tre dirigenti di Google a sei mesi per ...

Google: giudice Mi, informativa privacy carente e inefficace

Borsa Italiana - ‎17 minuti fa‎
MILANO (MF-DJ)--"L'informativa sulla privacy era del tutto carente o comunque talmente nascosta nelle condizioni generali di contratto da risultare assolutamente inefficace per i fini previsti dalla legge". Questo un altro dei passaggi con cui il ...

Internet: giudice Milano, info su privacy di Google carente e ...

Adnkronos/IGN - ‎35 minuti fa‎
Milano, 12 apr. - (Adnkronos) - ''Google Italia trattava i dati contenuti nel video caricati sulla piattaforma di Google Video e ne era quindi responsabile perlomeno ai fini della legge sulla privacy''. E' quanto si legge nelle motivazioni della ...

Internet: giudice Milano, non puo' essere prateria sconfinata dove ...

Il Secolo XIX - ‎6 minuti fa‎
Milano, 12 apr. - (Adnkronos) - ''Non esiste la sconfinata prateria di internet dove tutto e' permesso e niente puo' essere vietato pena la scomunica mondiale del popolo del web''. E' questo uno dei passaggi delle motivazioni della sentenza con la ...

Condanna a Google, le motivazioni "Internet non è prateria dove ...

La Repubblica - ‎47 minuti fa‎
MILANO - "Non esiste la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato, pena la scomunica mondiale del popolo del web. Esistono invece leggi che codificano comportamenti che creano degli obblighi che ove non ...
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