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Vi è una sola cosa peggiore dell'ingiustizia: la giustizia senza la spada in mano. Quando il diritto non è la forza è male.

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Ingroia: “Riforma della giustizia?
La politica vuole regolare i conti con la magistratura”

Scritto da Antonino Gerbino e Enrico Paduano
 
Intervista a Antonio Ingroia, procuratore aggiunto della Procura distrettuale antimafia di Palermo.
 
Un magistrato da sempre in prima linea nella lotta alla mafia, “senza calcoli”, rischiando in prima persona senza mai cedere al compromesso, come gli ha insegnato il suo “maestro”, Paolo Borsellino.

Un uomo che ama parlar chiaro e che non conosce il politichese: nettamente contrario alla legge sulle intercettazioni e alla riforma della giustizia proposta dal governo Berlusconi, definita “l’anticamera del regime”. Avrebbe voluto rappresentare queste idee al Csm, ma (si sa) anche gli altri magistrati non amano le “prime donne”.

Dopo la vittoria del Pdl alle elezioni regionali, Silvio Berlusconi ha annunciato che rilancerà la riforma della giustizia: il primo passo sarà quindi la legge sulle intercettazioni. Lei si è già espresso su questo progetto di riforma negli ultimi mesi, nel libro C’era una volta l’intercettazione. Mercoledì è arrivato però l’ennesimo rinvio e molti credono, anche per le resistenze dell’ala finiana nella maggioranza, che il percorso non sarà così semplice come vorrebbe il Premier.

Crede che questo governo abbia la forza di far approvare questa legge? Quali saranno le conseguenze se dovesse avere successo?

Ingroia: Previsioni sull’approvazione o meno implicano valutazioni politiche che non mi sento di fare. Del resto è difficile fare qualsiasi previsione. Quasi quotidianamente si rincorrono notizie contrastanti e contraddittorie. In teoria il governo ha la maggioranza per poterla approvare, in teoria c’è l’unanimità, o almeno posizioni abbastanza convergenti all’interno della stessa maggioranza e infatti il progetto è stato già approvato da uno dei due rami del Parlamento. Perciò è ben possibile che venga approvato anche in tempi brevi.

Bisogna perciò far sapere il più possibile agli italiani, ai cittadini, quali saranno le conseguenze. Saranno direi quasi “catastrofiche”.

In questi anni le intercettazioni sono state lo strumento investigativo più importante, più penetrante, che consente di acquisire notizie sui reati più nascosti, più occulti, sulla criminalità mafiosa, la criminalità organizzata, la “criminalità del potere”. È quella che sa meglio nascondere le tracce dei proprio reati.

Le intercettazioni, telefoniche e ambientali, permettono di rivelare proprio questi reati più nascosti. Questo disegno di legge, che, secondo le intenzioni “ufficiali del governo”, serve a tutelare meglio la privacy dei cittadini minacciata da una magistratura invadente, in realtà finisce per annullare, distruggere, rendere inefficace, vanificare, questo strumento fondamentale. Tra qualche settimana, mese o anno, quando verrà approvato questo disegno di legge, gli italiani per bene saranno più inermi e disarmati di fronte alla criminalità, mentre i delinquenti più impuniti.

L'articolo continua su Corriereweb.net

Eppure alcuni esponenti politici del centrodestra, come anche del centrosinistra, accusano i magistrati di aver abbandonato i “classici” metodi di indagine e di abusare delle intercettazioni. Quali sono questi “classici” metodi di indagine e cosa riuscivano a ottenere?

Vorrei saperlo anch’io. Per decenni si sono viste indagini e processi senza colpevoli, indagini e processi costellati da assoluzioni per insufficienza di prove, soprattutto nelle indagini più complesse come quelle sulla criminalità organizzata. Questa sequenza di assoluzioni si è interrotta quando la magistratura ha cominciato ad avere strumenti di investigazioni più penetranti, che sono costituiti da due strumenti principali: i cosiddetti “pentiti”, i collaboratori di giustizia, e le intercettazioni.

I pentiti, meno di dieci anni fa, sono stati zittiti, banditi con una legge che li criminalizza, che ha determinato una dissuasione dalla dissociazione (i pentiti ormai si contano sulle punte delle dita di una mano), e anche quei pochi che si pentono si guardano bene dall’affrontare temi particolarmente rischiosi, come i rapporti mafia-politica, mafia-economia. Lo strumento rimasto quindi, sono le intercettazioni. Tolte le intercettazioni non ci saranno più strumenti. Il rischio è di tornare a una fase che nel libro definisco “Medioevo prossimo venturo”, un ritorno al passato di quarant’anni.

Cosa pensa invece di quelle intercettazioni, talvolta anche penalmente irrilevanti, che finiscono sui giornali spesso prima del processo? Chi può trarre beneficio dalla pubblicazione delle stesse sui quotidiani di informazione? Chi  fa le indagini o chi le subisce?

Bisogna fare una distinzione. La pubblicazione intempestiva delle intercettazioni, specie se si tratta di indagini ancora segrete, il danno principale lo fa alle indagini, le quali spesso, per essere fruttuose, devono rimanere segrete. Quando gli indagati vengono a conoscenza delle indagini, i telefoni ammutoliscono.

Però spesso si fanno polemiche assolutamente sul nulla. A volte quelle che escono, ad esempio quelle dell’indagine a carico di Bertolaso, sono intercettazioni già a disposizione della parti in quanto contenute nei provvedimenti cautelari, non sono coperte dal segreto. Dal momento in cui sono a disposizione della parti, anche se, volendo spaccare il capello in quattro, è vietata la pubblicazione fino all’udienza preliminare, queste non sono più segrete. Non si può mettere sullo stesso piano la violazione del segreto istruttorio con la pubblicazione anticipata di atti che non sono più segreti. In Italia invece tutto fa brodo pur di fare polemiche per attaccare la magistratura.

Berlusconi e Alfano hanno altresì annunciato che in tempi brevi verrà approvata una riforma della giustizia che interverrà anche sulla Costituzione. I punti principali sui quali si interverrà: separazione delle carriere, semplificazione delle procedure per velocizzare i processi, rafforzamento dei diritti della difesa, discrezionalità dell’azione penale al posto dell’obbligatorietà e riforma del Csm.

Quale la sua opinione sul progetto governativo? Potrà causare una rivoluzione positiva nel mondo della giustizia?

E’ un progetto accarezzato da anni da ampi settori della classe politica, che vuole regolare i conti con la magistratura, un regolamento di conti mediante una revisione istituzionale e costituzionale, che tende ad annullare ogni potere autonomo e indipendente di controllo sull’azione dell’esecutivo. L’Italia dovrebbe essere uno Stato democratico di diritto fondato sulla separazione dei poteri, mentre negli ultimi anni si registra una accentuazione dei poteri dell’esecutivo, dove si tende a limitare gli spazi di controllo autonomo del potere giudiziario e anche del potere legislativo, perché spesso oggi il Parlamento si limita ad approvare leggi già preconfezionate dal governo. Dall’altro lato si attacca l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, si attacca il Csm, che ne costituisce il caposaldo, si attacca la Corte Costituzionale, un altro elemento di controllo sull’esercizio del potere esecutivo e legislativo, si attacca la libertà d’informazione, il pluralismo degli organi di informazione, per creare una sorta di monopolio concentrato in una sola mano che, di fatto, spesso ha a che fare con lo stesso potere esecutivo. Un quadro di concentrazione di poteri particolarmente allarmante.

In questo contesto va inserito il dibattito sulla separazione delle carriere. Se fossimo in una paese come gli Stati Uniti dove il bilanciamento dei poteri funziona, forse la separazione delle carriere potrebbe anche essere uno strumento che ha una sua funzione.

In un paese come il nostro, dove invece tutto è squilibrato a favore del potere esecutivo, la separazione delle carriere, assieme all’inserimento della discrezionalità dell’azione penale affidato alla magistratura inquirente controllata dal potere esecutivo, costituisce l’anticamera del controllo del potere esecutivo su quello giudiziario. Significa di fatto annullare qualsiasi istanza di controllo giudiziario dell’esercizio del potere politico, l’anticamera del regime.

La gente probabilmente non ha le idee chiare su ciò che significa separazione delle carriere. Siamo proprio certi che un giudice separato dai pubblici ministeri è più affidabile soltanto per questo. Non è vero invece che la professionalità di un magistrato si completa nell’excursus professionale.

Secondo molti però un magistrato si potrebbe trovare ad accusare qualcuno e poi doverlo giudicare dieci anni dopo.

Nell’ordinamento sono già previsti meccanismi di incompatibilità in questi casi. Ormai è impossibile anche fare ciò che avveniva fino a qualche anno fa: un pm poteva diventare giudice scendendo di un piano. Oggi deve cambiare sede, addirittura deve cambiare regione.

Non credo che così si risolvano problemi. Perché un pm non può fare il giudice di primo grado e il giudice di primo grado può fare il giudice d’appello. Dovrebbe innescarsi un meccanismo di separazione all’infinito.

Tutto ciò attiene ad altro. Attiene a dei meccanismi di astensione, di incompatibilità, che sono già previsti.

Per ultimo aggiungo degli esempi. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono stati pubblici ministeri e giudici. E’ evidente che nella loro formazione professionale l’essere stati per un certo periodo pubblici ministeri e poi giudici gli abbia fatto bene.

Spesso in questi anni i magistrati sono inoltre accusati di un eccessivo “protagonismo”, di fare politica sottraendo tempo al lavoro investigativo. Tempo fa il magistrato Davigo si difese così: “Non ci attaccano per ciò che diciamo ma per ciò che facciamo”. Lei come risponde a queste accuse?

Le stesse accuse si facevano a Falcone e Borsellino. Non credo che siano i giudici ad inseguire i riflettori. Bisognerebbe chiedersi perché i riflettori inseguono questi giudici, perché in Italia i magistrati divengono modelli di riferimento più che in altri paesi. Questo ha a che fare con un’esigenza di giustizia insoddisfatta molto diffusa nel paese. Si polarizza su alcune figure di magistrati questa sete di giustizia non sufficientemente soddisfatta.

Se si vuole evitare il protagonismo dei magistrati si renda la giustizia più efficiente e si soddisfino le esigenze dei cittadini. Se avremo una giustizia ordinaria nella quale non ci sono politici e potenti che cercano l’impunità non avremo magistrati eroi, avremmo una giustizia però che funziona.

Parliamo della sua attività di procuratore. Com’ è fare il magistrato a casa propria, nella regione in cui si è nati, accanto alla propria famiglia e agli amici di gioventù?

Dipende dagli ambiti in cui si esercita. Di certo se l’ambito è molto ristretto, nei piccoli centri, può creare certamente maggiore difficoltà. Quando lo si fa in grandi città, come Palermo o altrove, l’importante è essere molto attenti, mantenere una totale autonomia, indipendenza e imparzialità, inevitabilmente precludersi un po’ di vita pubblica, dedicarsi più ai propri affetti privati e familiari.

Nicola Gratteri in un’intervista da Fazio qualche giorno fa disse non solo di aver avuto qualche compagno di scuola mafioso, ma di averlo fatto arrestare. Il compagno di banco.

Le è mai capitato qualcosa del genere?

Non ho avuto il disagio di far arrestare direttamente. Ho avuto però situazioni in cui colleghi e collaboratori, persino amici, sono stati indagati e anche arrestati, dai quali quindi mi sono sentito in un certo qual modo tradito. Purtroppo viviamo in una terra in cui la contiguità con la mafia è forte, si infila dappertutto, mostra spesso un volto pulito. L’importante è mantenere la schiena diritta e non cedere ad alcun compromesso.

Il processo Mori-De Donno è alle battute finali. Se lei riesce a svelare la trattativa, e dimostra l’esistenza di un patto tra Stato e mafia, rendendolo pubblico, il patto salta ed i primi a rischiare sono proprio i magistrati e le forze dell’ordine. Potrebbe riniziare la guerra tra la mafia e quella parte dello Stato che non porge l’altre guancia.

C’è questa possibilità. E’ chiaro che nel nostro lavoro non bisogna mai fare calcoli e ragionamenti di opportunità, noi dobbiamo semplicemente applicare la legge e trovare la verità, e applicare la legge penale in modo giusto ed uguale nei confronti di tutti i cittadini senza considerare i contraccolpi che ne possono derivare. E’ chiaro che se questa trattativa ci fu, qualunque ostacolo o ogni uomo, mezzo o strumento che possa contribuire a svelarla potenzialmente è a rischio.

Martelli, nell’udienza di mercoledì, ha confermato che Borsellino fu informato della trattativa portata avanti dal Ros. A quanto pare il magistrato era nettamente contrario. Potrebbe essere stata questa la causa della strage di Via d’Amelio?

Secondo una certa tesi investigativa, oggetto di approfondimento e verifica, Paolo Borsellino potrebbe anche essere stato ucciso perché percepito come ostacolo alla trattativa. La cosa importante è andare comunque avanti ispirandosi a questi nobili modelli, come Borsellino e Falcone, che avevano fatto della loro intransigenza etica e morale una bussola personale.

Finalmente si sta cercando di far luce su quegli anni bui, anche grazie alla collaborazione di Massimo Ciancimino, figlio di Vito, ex sindaco-mafioso di Palermo. Sono molti però a sollevare dei dubbi sulle reali intenzioni di Ciancimino jr.

Alcuni sostengono che abbia iniziato a collaborare per proteggere il suo patrimonio, anche se negli ultimi anni gli sono già stati sequestrati più di 150 milioni di euro. Ne ha ancora molti?

Tutte le indagini bancarie e finanziarie possibili su Ciancimino si sono fatte. È ben possibile che in qualche angolo del mondo, qualche paradiso fiscale, ci sia ancora un gruzzolo di Ciancimino padre che questo figlio vuole conservare. Ma collaborare non è certo il sistema migliore per proteggerlo.

Ha un processo, in quel processo poteva continuare a fare l’imputato sino in fondo, sarebbe stato condannato o assolto con sentenza definitiva, ma nessuno, a processo finito, avrebbe continuato a fare altre indagini. Se il suo scopo fosse stato quello di proteggere il suo patrimonio avrebbe continuato a fare l’imputato e non il collaboratore. Così si è esposto a tutte queste polemiche e queste accuse.

E’ possibile che abbia iniziato a parlare perché sente di aver perso quegli appoggi che in questi anni lo avevano protetto?

Credo che sia un uomo che, fintanto che era libero, godeva di una certa fama anche negli ambienti dell’economia e della finanza globale, dove il nome Ciancimino è un nome che serve anziché un nome che ti allontana. Nel momento in cui è stato arrestato e processato è stato bruciato. Da un lato aveva difficoltà ad entrare di nuovo in quel circuito, dall’altro si era creato questa cattiva fama. Per cui ha cercato per un’altra via di recuperare terreno e costruirsi un nuovo personaggio collaborando con la giustizia.

Comunque noi magistrati non facciamo mai atti fede. Nessuno è credibile sino in fondo né incredibile. Noi operiamo in modo molto laico, un passo alla volta, verificando puntualmente dichiarazione per dichiarazione i riscontri. Se supportata da questi riscontri sarà attendibile, altrimenti sarà inattendibile. Procediamo con grande rigore e attenzione.

Le prime dichiarazioni di Ciancimino alla Procura di Palermo risalgono all’aprile 2008. Sono già due anni di interrogatori, di accertamenti, verifiche e riscontri. Verifichiamo sempre attentamente perché ne va anche dell’’indagine e del buon nome della Procura di Palermo. Siamo molto prudenti e attenti.

Da tempo ripete che bisognerebbe concentrare le indagini sul rapporto tra mafia e politica, il vero centro del sistema di potere siciliano. Ora forse lo si sta facendo grazie alle dichiarazioni rese da Spatuzza e dallo stesso Ciancimino. Ciò che vorrei sapere è perché non ci si è mossi negli ultimi dieci anni?

Le indagini sulla mafia si devono fare a tutti i livelli, su tutti i fronti e rispetto a ogni profilo della mafia. Non va mai trascurata la mafia militare e non va mai trascurata la mafia finanziaria e la mafia politica. Ci sono stati periodi della storia, della storia di questo Palazzo, dove si è preferito fare indagini prevalentemente sulla mafia militare e poco su quella finanziaria e politica. Non si devono fare indagini solo sulla mafia politica, ma non si può fare a meno di fare queste indagini se si vuole essere completi, organici e giusti.

Saverio Lodato, nel libro Trent’anni di mafia, per descrivere la situazione attuale di Cosa Nostra, parla di “mafia buona”, la mafia degli affari, non più dei colpi di pistola. Infatti dopo il medico boss, qualche anno fa, Guttadauro,  qualche giorno addietro è toccato all’architetto boss Liga. Ci può spiegare qual è la situazione, perché questo cambio di prospettiva della mafia. Perché l’apparato militare è stato definitivamente sconfitto?

Credo che si sia determinato un riequilibrio dei rapporti di forza. Il fatto che le indagini degli ultimi anni si siano concentrate sulla parte militare ha certamente indebolito la mafia militare, che ha effetti sicuramente benefici perché si è allentata un po’ la morsa del controllo del territorio e alcune delle fonti principali di reddito, come racket ed estorsioni. Contemporaneamente la mafia sta cercando di cambiare strategia e quindi si è dedicata di più agli affari, agli investimenti nei flussi finanziari, anche perché investire in terreni e palazzi è più rischioso, più facile da sequestrare e confiscare. Quindi oggi la mafia è mafia della finanza.

In più, dato che la mafia militare si è indebolita, quel pezzo di zona grigia non più grigia, perché è ormai perfettamente organica alla mafia, che un tempo era chiamata “borghesia” mafiosa, ha assunto le redini dell’organizzazione, e assume ormai ruoli di comando, come il medico Guttadauro, o l’architetto Liga.

Vorrei parlare del Presidente Lombardo, senza entrare nei particolari dell’inchiesta che lo vedrebbe coinvolto, a Catania, per concorso esterno in associazione mafiosa. Il Presidente, al momento di formare la Giunta, ha inserito due magistrati proprio per dimostrare il suo impegno nella lotta alla mafia, e forse per proteggersi da coinvolgimenti in inchieste di questo tipo.

Cosa pensa di questi magistrati che, accettando gli incarichi offerti dal Presidente della Regione, hanno in qualche modo “legittimato” Lombardo e la sue giunta?

Mi sono già espresso al tempo, quando si formò la giunta Lombardo. Manifestai il mio scetticismo sul fatto che alcuni magistrati assumessero ruoli politico amministrativi, peraltro sulla base di una cooptazione dall’alto da parte dell’autorità politica. Si tratta di assessori che non sono passati attraverso una elezione ma nominati dal Presidente Lombardo. Ritengo che sia inopportuno da un punto di vista deontologico che un magistrato assuma ruoli politico-amministrativi nello stesso territorio dove ha svolto la sua attività di magistrato.

Quindi anche se si candida?

Per quanto riguarda la candidatura si tratta di problemi di sensibilità e di opportunità. Non si può arrivare al punto che i magistrati siano cittadini di serie b a cui viene sottratto il diritto di elettorato passivo. Ritengo però che ci sono appunto casi e casi. Se un pubblico ministero si è caratterizzato per indagini che hanno colpito spesso uomini politici di un certo colore piuttosto che di un altro, forse è inopportuno anche che si candidi.

Lei ha scelto di candidarsi alle primarie del Csm, alle quali però è stato sconfitto. Vorrei che spiegasse ai nostri lettori e ai siciliani che la seguono il perché di questa candidatura. Il Palazzo dei Veleni la ha annoiata e ha deciso di lasciare Palermo?

Assolutamente no. Devo dire che ero stato molto combattuto, incerto e perfino perplesso. Certamente non sono contento di aver perso, ma devo dire che mi piace il lavoro che faccio, svolgo le funzioni di Procuratore aggiunto da un anno circa e mi sarebbe dispiaciuto lasciare questo incarico.

Avevo ricevuto delle sollecitazioni da molti amici siciliani e di altre parti d’Italia, per un’esigenza politica, di rappresentanza. Rappresentanza di un pezzo di magistratura. Io, come altri, colgo in modo particolare la crisi patologica della democrazia e dello stato di diritto in questo momento e quindi ritengo di poter dare il mio contributo al Csm, ora sotto attacco, per difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura sino in fondo, a tutti i costi.

Il mio avversario, e tra l’altro amico, il Procuratore di Venezia Vittorio Borraccetti, era portatore di una linea diversa, più politica rispetto alla mia che viene considerata più oltranzista.

Può darsi che ci fosse bisogno, nel prossimo Csm, di linee più diplomatiche anziché di quelle più intransigenti come la mia. Sapevo già, dato che Borraccetti ha una lunga carriera all’interno di Magistratura democratica e ha avuto già incarichi all’Anm, quindi ha fatto un’attività politico sindacale di lungo corso, che sarebbe stato difficile spuntarla. Ciononostante ho ritenuto di candidarmi per dare, spazio, voce e rappresentanza a questa parte di magistratura di cui Borraccetti terrà conto dato il mio buon risultato elettorale, sottolineatura di una posizione di cui si farà interprete. Sempre se non dovesse andare in porto la proroga della riforma del Csm che il governo sembra aver pronta nel cassetto, che renderebbe inutili le primarie .

Cosa pensa dell’atteggiamento che hanno da sempre gli altri magistrati nei confronti delle “prime donne”.C’è una strisciante guerra contro quelli che sono considerati “protagonisti” all’interno della stessa magistratura?

Come si suol dire: nemo profeta in patria. Non voglio fare alcun confronto, ma anche Giovanni Falcone si candidò al Consiglio Superiore della magistratura  e fu sconfitto. Perfino un magistrato all’apice della sua fama, notorietà e importanza di carriera, non ha avuto successo elettorale. Evidentemente c’è una parte della magistratura che ritiene di essere meglio rappresentata per certi incarichi da persone che sono meno protagoniste dal punto di vista mediatico con le loro indagini e magari più impegnati su altri fronti.

Nel libro Toghe rotte, Tinti e altri magistrati, che hanno però preferito rimanere anonimi, hanno analizzato il sistema giudiziario dall’interno, mettendo in evidenza il ruolo avuto dalla legislazione in questi anni che ha praticamente distrutto le capacità di azione della magistratura: “la giustizia italiana non funziona perché programmata per non funzionare”.

Ne emerge un quadro desolante che spesso rende completamente inutile il lavoro dei magistrati. Oggi anche i sacrifici di quei magistrati che hanno dato la vita per difendere la legalità risultano vani. Si può fermare questa deriva?

Siamo in una fase di grande difficoltà, di opera costante di una campagna di denigrazione e di persuasione, più o meno occulta, dell’opinione pubblica per metterla contro la magistratura. Siamo in presenza anche di un incomprensibile atteggiamento di sfiducia dei cittadini nei confronti della giustizia, che finisce per coinvolgere i principali operatori della giustizia che sono i magistrati.

Spesso quello che prevale è la disinformazione, la rissa mediatica fine a se stessa, il rovesciamento della verità. Perciò è importante anche l’opera nei piccoli spazi, nei piccoli ambiti, sulla rete, di realtà d’informazione che possano in qualche modo incidere su questo moloch del pensiero unico. Bisogna creare sempre più spazi d’informazione libera, nel quale un maggior numero di cittadini possa formarsi un’opinione con la propria testa. Quest’oggi è molto difficile. Occorre molto impegno da parte di chi deve informare e molto impegno da parte di ciascun cittadino per informarsi. Ciascuno di noi ha il dovere di darsi da fare. Abbiamo sempre più bisogno di cittadini attivi per non diventare tutti sudditi teledipendenti.

Un ringraziamento particolare al dott. Salvatore Gerbino, che ha reso possibile questa intervista.
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Di Loredana Morandi (del 10/04/2010 @ 19:55:23, in Osservatorio Famiglia, linkato 1466 volte)

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Di Loredana Morandi (del 10/04/2010 @ 19:49:01, in Sindacati Giustizia, linkato 2164 volte)
Condoglianze sincere alla famiglia.

Suicida Bruno Fortunato, poliziotto ferito dalle Br
Nel conflitto a fuoco sul treno Roma-Arezzo fu ucciso Emanuele Petri


ROMA, 10 aprile, 15:57 (ANSA) - Si è suicidato a Nettuno, sul litorale romano, Bruno Fortunato, 62 anni, poliziotto della Polfer in pensione, che restò ferito il 2 marzo 2003 nella sparatoria sul treno Roma-Arezzo, nella quale morirono il sovrintendente di polizia Emanuele Petri, il brigatista Mario Galesi e fu catturata Nadia Desdemona Lioce. Fortunato si è ucciso sparandosi con la sua pistola di ordinanza.

VEDOVA PETRI, NON MI ASPETTAVO SUICIDIO - "E' una cosa che non mi aspettavo": sono le poche parole che Alma Petri, la vedova di Emanuele, l'agente della polfer ucciso dalle Br, ha pronunciato dopo avere appreso la notizia del suicidio di Bruno Fortunato. La donna è apparsa visibilmente scossa e non ha voluto commentare ulteriormente quanto successo.

LEGALE, FORTUNATO OTTIMO SERVITORE STATO  - "Un ottimo servitore dello Stato, una persona che ha fatto il suo dovere fino in fondo a rischio della vita. Questo si può e si deve dire". Così l'avvocato Antonio Bonacci ricorda Bruno Fortunato di cui fu legale, come parte civile, al processo per la sparatoria sul treno Roma-Firenze. Bonacci è sorpreso e scosso dalla notizia del suicidio del poliziotto, che non sentiva da un po' di tempo. Non vuole commentare. Ricorda solo che Fortunato "era il personaggio meno conosciuto della sparatoria sul treno, ma cardine, è stato grazie a lui che fu bloccata Nadia Desdemona Lioce. Gli va riconosciuto e tributato quello che merita".

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Magistratura Democratica

A PROPOSITO DELLE PROPOSTE DI RIFORMA
DEL RESPONSABILE GIUSTIZIA PD, ON. ORLANDO


COMUNICATO STAMPA

Il dominio delle correnti sull'elezione dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura si contrasta introducendo un sistema elettorale proporzionale, su liste, che riporti il potere di scelta in mano ai magistrati, come voluto dalla Costituzione.

Questa è la scelta compiuta nel 2007 dalla riforma Mastella per i consigli giudiziari, oggi invece si passa a sostenere il sistema elettorale maggioritario su base regionale, che ai difetti del correntismo sostituirebbe inevitabilmente lo sfacelo del clientelismo localistico.

Non servono slogan per riformare la giustizia, nè scelte estemporanee ed incoerenti, serve innanzitutto maggior informazione sulla realtà dell'autogoverno, anche in sede disciplinare: solo nel 2009, 62 condanne e 17 uscite dall'ordine giudiziario (su un corpo di 9000 magistrati) stanno a dimostrare che la giustizia disciplinare opera all'interno della magistratura quanto  non avviene in nessuna amministrazione, ed in nessun ordine professionale.

Siamo disposti a misurarci su tutte le proposte, ma partendo da dati di fatto, non da  compromessi al ribasso.

Torino, 10.4.2010

Il SEGRETARIO GENERALE DI MD
Rita Sanlorenzo

Per approfondimenti:


5 proposte per riformare la giustizia
Andrea Orlando, responsabile Giustizia del PD, le pubblica su Il Foglio.

Clicca sull'immagine per leggere l'articolo dalla rassegna stampa




Nota: un grande intervento della d.ssa Sanlorenzo!
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FP CGIL FLP RdB
 
I lavoratori penitenziari
aderiscono alla manifestazione nazionale
per la giustizia e per i diritti di chi ci lavora
sabato 24 aprile tutti in piazza !!!


La volontà governativa di smantellare un pezzo istituzionale importante di questo paese, quello della Giustizia in tutte le sue articolazioni dipartimentali, è un assunto palesemente innegabile e gli ultimi fatti e propositi enunciati dal Ministro Alfano,- dalla firma di un contratto integrativo di comparto fortemente iniquo siglato da sole due OO.SS. (CISL e UNSA-SAG) alla riforma della giustizia senza adeguata discussione in parlamento fino al tanto pubblicizzato quanto inadeguato "piano carceri" -, rappresentano la drammaticità di scellerate scelte, in termini politico culturali, e la loro ricaduta devastante sull'operatività dei lavoratori tutti.

Con la sottoscrizione del contratto integrativo, peraltro ancora bloccato dagli organi di controllo, il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP) ha dimostrato totale incapacità di produrre un serio e coerente progetto organizzativo mirato ad arginare il totale stato di abbandono in cui si trova il sistema penitenziario manifestando totale approssimazione se non indifferenza nella valutazione delle gravi problematiche che lo caratterizzano e che abbiamo da sempre a gran voce evidenziato.

La complessità del sistema e le pesanti difficoltà in cui versa richiede un intervento mirato e a tutto tondo, richiede la necessaria ed opportuna valorizzazione delle professionalità considerando che la ricaduta del loro intervento professionale è sulla "persona" in esecuzione penale, in ottemperanza ai principi enunciati dall'art.27 della Carta costituzionale.

E se a ciò aggiungiamo gli interventi del governo mirati alla drastica riduzione delle risorse economiche e umane in un contesto già fortemente provato, possiamo senz'altro affermare che la situazione risulta assolutamente preoccupante.

FpCgil- Flp- RdB penitenziari aderiscono, pertanto, alla manifestazione del 24 aprile ritenendo questo un momento di mobilitazione importante e necessario per dar voce al dissenso dei lavoratori penitenziari riguardo l'accordo siglato e a ciò che ne consegue.
Invitiamo, quindi, tutti i lavoratori a mobilitarsi a fianco dei colleghi degli altri dipartimenti del Ministero contro l'accordo per contrastare la volontà del governo di distruggere l'intero sistema della Giustizia.

Per questo vi invitiamo a non mancare all'appuntamento: tutti in piazza a Roma il 24 aprile, per la giustizia e per i diritti di chi ci lavora.

Roma, 09.04.2010

FP CGIL FLP RdB
Lamonica Piazza Roscioli
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PAPA: CANONISTA, 5 INESATTEZZE
IN RICOSTRUZIONE CASO KIESLE


(AGI) - CdV, 9 apr. - Cinque inesattezze nella ricostruzione de1 "caso Kiesle" sono state rilevate da un esperto di diritto canonico.

1) Nel 1985 la Congregazione per la Dottrina della Fede non era competente per i casi di pedofilia, ma lo era per le richieste di dispensa dal sacerdozio.

2) Il sacerdote Stephen Miller Kiesle chiedeva appunto la dispensa dal sacerdozio; la richiesta era appoggiata dal vescovo, ma era del sacerdote.

3) Non si trattava quindi di una riduzione allo stato laicale di tipo "penale".

4) Era ed e' tuttora prassi che non si concedano dispense dal sacerdozio a coloro che le richiedono, se non al compimento dei 40 anni di eta'.

5) Se vescovo non aveva intrapreso un processo il vescovo e' in torto . END NEWS



Da Giornalettismo.com ( Bravi !!!! Un applauso scrosciante alla Redazione! )

La traduzione della lettera di Ratzinger in risposta alla diocesi di Oakland

Pubblichiamo una parte della traduzione dal latino della lettera inviata da Joseph Ratzinger alla diocesi di Oakland (traduzione a cura di Milena Marinò).

Eccellentissimo signore,

dopo aver ricevuto la tua lettera del giorno 13 settembre, a proposito della causa di dispensa da tutti gli oneri sacerdotali che riguarda il reverendo Stephanum Miller Kiesle, di codesta diocesi, è mio dovere comunicarti quello che segue.

Questo Dicastero, sebbene ritenga di estrema importanza gli argomenti addotti a favore della dispensa richiesta nel caso, tuttavia stima necessario considerare il bene della chiesa universale insieme a quello di colui che fa la richiesta e per questo motivo non può sottovalutare i danni che la concessione della dispensa può provocare nella comunità dei fedeli, considerata, soprattutto, l’età giovanile di chi fa la richiesta.

E’ quindi opportuno che questa Congregazione si accosti ad un esame alquanto accurato di un caso di tal natura, poiché richiederà necessariamente uno spazio di tempo piuttosto lungo.

Nel frattempo sua eccellenza non tralasci di seguire con la cura paterna che può il richiedente manifestando, inoltre, convenientemente al medesimo la ragione del comportamento (modo di agire) di questo dicastero, che suole procedere

Ottenuta questa occasione, ti attesto i miei forti sentimenti di stima, restando sempre il suo

Joseph Ratzinger

[orator in latino classico ha un altro significato, la sua traduzione più logica è “colui che chiede, richiede”]

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Di Loredana Morandi (del 10/04/2010 @ 07:37:41, in Magistratura, linkato 1762 volte)
Fregio rosso sangue sulla casa
del giudice anticlan dei casalesi


di Rosaria Capacchione

NAPOLI (9 aprile) - Una striscia rossa, una sorta di freccia obliqua larga quattro o cinque millimetri e lunga una decina di centimetri. Un fregio accanto alla porta d’ingresso, denso e vischioso, con la consistenza del sangue rappreso o forse di un grumo di vernice.
Tra l’una e l’altra ipotesi c’è l’abisso che separa una intimidazione da un falso allarme. Perché la parete bianca macchiata di rosso è quella dell’abitazione casertana di Raffaello Magi, giudice estensore della sentenza Spartacus, presidente della sezione del Tribunale che per la prima volta ha condannato il figlio di Francesco Schiavone-Sandokan, Nicola, e che sta processando il gruppo di Giuseppe Setola per le estorsioni e le intimidazioni che hanno segnato la stagione stragista del 2008.

Magi è uno dei magistrati più esposti sul fronte anticamorra, soprattutto dopo che le condanne all’ergastolo ai capi del clan dei Casalesi sono diventate definitive. Il cartello camorristico, infatti, dal 15 gennaio scorso è alla ricerca - finora apparentemente sotto traccia - di un nuovo equilibrio. Due dei capi storici, Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti, condannati all’ergastolo, resteranno detenuti per sempre. Michele Zagaria e Antonio Iovine, latitanti da oltre quattordici anni e pure condannati al carcere a vita, hanno la necessità di conservare questo status mantenendo il ferreo e rigido controllo del territorio. Ed è per questo che sono alla ricerca di un capro espiatorio da offrire alle carceri, che reclamano vendetta, e agli affiliati che vogliono capi in grado di garantire gli stipendi ai familiari. Denaro che già da mesi non sta arrivando più.

La coda di lamentele e mugugni, già forti due anni fa quando iniziò l’offensiva di Setola, ha fatto alzare la temperatura e scattare l’allarme, tanto che da due mesi è stata potenziata la protezione ai potenziali obiettivi della rappresaglia: collaboratori di giustizia e loro familiari e, naturalmente, i magistrati che hanno ricoperto un ruolo di primo piano nella repressione del clan dei Casalesi. Quindi, il procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho, che ha sostenuto l’accusa in tutto il processo Spartacus e che oggi si occupa, con particolare attenzione delle confische; i giudici che hanno emesso la sentenza di condanna, Catello Marano e Raffaello Magi; i pm che, extra-Spartacus, hanno continuato a indagare sull’organizzazione, e cioè l’intero pool Caserta della Dda; il giudice Raffaele Cantone, oggi in Cassazione, più volte indicato da fonti investigative tra i «nemici» del clan.

È per questo, per l’esistenza di questa situazione, che il ritrovamento della striscia rossa accanto alla porta di casa di Magi e di alcune macchioline sulle pareti dell’ascensore ha fatto scattare l’allerta. I carabinieri del Reparto operativo di Caserta hanno effettuato il sopralluogo, inviando un campione della sostanza al Racis di Roma. Con loro, il pm sammaritano Ivana Sassi, che ha anche sentito alcuni testimoni.

L’episodio è valutato con particolare attenzione dagli inquirenti che, prima di azzardare compiutamente una qualunque ipotesi, attendono il risultato delle indagini scientifiche. Sinora sarebbe stato escluso, però, il fatto accidentale. Cioè, che la traccia sia stata lasciata da qualcuno - personale addetto alle pulizie, operaio, fornitore - che, ferito, si sia appoggiato con la mano alla parete. Oggetto di verifica anche la possibilità che il segno sia stato lasciato dopo un «sopralluogo» di ladri specializzati che, negli ultimi giorni, hanno preso di mira proprio il quartiere dove vive il magistrato che ha già subito il tentativo di furto dell’auto. Eventualità che gli investigatori hanno preso in considerazione, segnalando la necessità di potenziare il servizio di vigilanza nell’intero quartiere.

Il Mattino

La Rassegna

Sequestro-record ai casalesi colpiti gli eredi di Passarelli

La Repubblica - ‎22 ore fa‎
Una fortuna accumulata, secondo l'accusa, con il contributo del clan dei casalesi, già sequestrata una prima volta ma poi restituita agli eredi ...

Fregio rosso sangue sulla casa casertana del giudice anticlan dei ...

Il Mattino - ‎6 ore fa‎
Magi è uno dei magistrati più esposti sul fronte anticamorra, soprattutto dopo che le condanne all'ergastolo ai capi del clan dei Casalesi sono diventate ...

I SEQUESTRI AI CASALESI / L'eredità del boss la prende lo stato

Il Sole 24 Ore - ‎22 ore fa‎
Tanti ne sono stati sequestrati ieri al clan camorristico dei Casalesi nell'ambito di una complessa operazione di polizia che, secondo gli inquirenti, ...

sequestrati oltre 700 milioni di beni ai Casalesi, 63 arresti a ...

Il giornale di Pachino - ‎08/apr/2010‎
... del clan dei Casalesi e sono state arrestate 63 persone accusate di far parte di un'organizzazione dedita a traffico e spaccio di stupefacenti, ...

CASERTA - Un affiliato al clan dei Casalesi, Michele Galoppo, di ...

Corriere della Sera - ‎06/apr/2010‎
Un suo parente era stato arrestato nell'ambito dell'operazione Liternum CASERTA - Un affiliato al clan dei Casalesi, Michele Galoppo, di 37 anni, ...

Camorra/ Sequestro beni eredi Casalesi, Procura: Frutto legge 2008

Virgilio - ‎08/apr/2010‎
Il valore reale di quanto sottoposto a sequestro a persone ritenute vicine al clan dei Casalesi potrebbe arrivare a due miliardi e ha riguardato le province ...

CAMORRA: MAXI SEQUESTRO A CASALESI PER 700 MLN EURO

La Repubblica - ‎07/apr/2010‎
... antimafia di Napoli, in collaborazione con i carabinieri di Caserta, hanno eseguito un maxi sequestro di beni ai danni del clan dei Casalesi. ...

CAMORRA: casalesi, arrestati boss e imPRENDITORI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎31/mar/2010‎
... sottolineando di essere sotto ricatto dei Casalesi e quanto fosse conveniente pagare, creando insomma le condizioni per far sentire la pressione degli ...

Camorra: Casalesi, sequestro per 700 mln

ANSA - ‎07/apr/2010‎
(ANSA)- NAPOLI, 8 APR - Duecento uomini della DIA e dei Carabinieri di Caserta hanno sequestrato beni per 700 mln di euro ad esponenti del clan dei Casalesi ...

Sequestro beni a uomo Casalesi

ANSA - ‎02/apr/2010‎
... APR- Sequestrati dalla Dia beni per un valore di 5 mln a Nicola Verolla, detenuto e considerato vicino ad elementi di spicco del clan dei Casalesi. ...
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Di Loredana Morandi (del 10/04/2010 @ 07:27:26, in Osservatorio Famiglia, linkato 1224 volte)
Il tanto contestato e niente affatto letto "Crimen sollicitationis" è su web da tantissimo tempo...

PEDOFILIA: ARRIVANO LINEE GUIDA S.SEDE SU SITO VATICANO

(ANSA) - ROMA, 9 APR - Il Vaticano si prepara a mettere sul proprio sito le 'linee guida' che la S.Sede segue - a livello di procedure canoniche - nel gestire i casi di pedofilia.

La pubblicazione sul web - secondo quanto si è appreso da fonti vaticane - è attesa a stretto giro e 'apparira'', probabilmente lunedì, nella pagina dedicata agli episodi di abusi che si apre con la recente lettera pastorale di Benedetto XVI ai cattolici di Irlanda. (ANSA).
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Di Loredana Morandi (del 09/04/2010 @ 14:49:14, in Magistratura, linkato 1659 volte)
Il Gip Guido Savini ha acquisito tutti i fascicoli precedentemente trattati dal duo giudice e consulente...

Lazio, due arresti per concussione,
tra cui giudice tributario

giovedì 8 aprile 2010 10:56

MILANO (Reuters) - Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano sta eseguendo due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di un giudice tributario e di un consulente tecnico della commissione tributaria regionale Lazio, della seziona staccata di Latina, per l'accusa di concussione.

Lo riferisce una nota delle Fiamme gialle, precisando che, secondo le indagini, "i due avrebbero proposto a una società che aveva fatto ricorso contro un accertamento fiscale, di 'fornire' una sentenza favorevole alla parte, a fronte di una cospicua tangente da versare parte in contanti e parte su conti esteri".

La nota aggiunge che sono in corso anche una serie di perquisizioni nelle abitazioni e gli uffici degli indagati, per reperire documentazione di interesse per le indagini, che "riguardano anche ulteriori episodi di corruzione e di appalti truccati".


Il gip Guido Salvini (LaPresse) MILANO - La Gdf di Milano ha ...

Corriere della Sera - ‎08/apr/2010‎
MILANO - La Gdf di Milano ha arrestato con l'accusa di concussione, giovedì mattina nel milanese, un giudice tributario e un consulente tecnico della ...

Un giudice tributario finisce in manette per tentata concussione

Il Sole 24 Ore - ‎16 ore fa‎
Nuova inchiesta per tangenti, nuovi video nascosti e nuovi arresti. Stavolta in carcere finiscono un giudice tributario di Latina, Saverio Masi, ...

Arrestati giudice e consulente

Libero News - ‎08/apr/2010‎
(ANSA) - MILANO, 8 APR - La Gdf di Milano ha arrestato con l'accusa di concussione, questa mattina nel milanese, un giudice tributario e un consulente ...

«Vuoi vincere il ricorso? Paga» Manette al giudice anti evasori

il Giornale - ‎9 ore fa‎
Ma il 22 gennaio arriva la vendetta: la Commissione Tributaria di Latina si riunisce, esamina il ricorso degli americani e lo respinge in pieno. Il giudice ...
 
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Tutto è bene, quel che finisce bene! Personalmente, per aver potuto assistere e partecipare alla grande solidarietà sul caso, ringrazio tutti i miei contatti Facebook tra i sindacati e le associazioni dei "Tutori della Legge", gli investigatori privati italiani e stranieri e le testate giornalistiche, che hanno rilanciato la notizia a tappeto via web. Il gruppo Facebook nato per ostacolare le attività web del padre pedofilo.

http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs388.snc3/23683_1229998841850_1585497038_30489399_253561_n.jpg

Pedofilo italiano preso a Londra
La moglie l'aveva denunciato in tv



Un pedofilo condannato per aver abusato della sua bambina di tre anni e per minacce alla moglie è stato arrestato a Londra dai carabinieri di Monza. L'uomo, Gianluca Falduto, 34 anni, era latitante da quando la sentenza era diventata definitiva. La moglie aveva lanciato un appello su Internet e a una trasmissione televisiva per la sua cattura. La donna aveva chiesto che chiunque l'avesse visto avvertisse subito le forze dell'ordine.
(Foto tratta da Visto)

La moglie aveva scoperto che l'uomo aveva abusato della loro bambina dopo che la sorella e il cognato le avevano indicato atteggiamenti sessualizzati nella piccola (mimava l'atto sessuale).

Così aveva denunciato il marito, ed erano seguiti il processo e la condanna a 6 anni e due mesi nel febbraio 2003. Poi, dopo la conferma definitiva della sentenza da parte della Corte di Cassazione nell'ottobre del 2009, Gianluca Falduto era sparito.

Nel frattempo la donna aveva scoperto anche che l’ex imprenditore edile di origine calabrese aveva anche fondato un gruppo su Facebook (probabilmente con scopi di lucro). Il gruppo in questione si chiamava "Regala un click ad un bimbo sordo".

"Quando mi sono accorta che agiva anche su quel social network e che poteva quindi adescare altri bimbi mi sono detta che dovevo fare qualcosa per avvertire tutte le altre potenziali vittime”; ha raccontato la donna. Così, ha stampato diversi manifesti con nome, cognome e fotografia dell’ex marito latitante. Poi si è attivata con messaggi sul Web e alla trasmissione Chi l'ha visto?. "Se qualcuno lo vede, se chiede ospitalità in un albergo, se si rivolge a qualcuno in cerca di lavoro, avvertite la Polizia o i Carabinieri", aveva detto la donna. Il marito era stato individuato nel suo nascondiglio dalla stessa trasmissione della Rai.

Intercettazioni da brivido.  Parlando del suo crimine, nelle intercettazioni, Falduto commentava con frasi del tipo “Eh ma non è mica morto nessuno” e “I bambini non scrivono il copione della propria vita fino agli 11 anni”. Poi altre giustificazioni come : “bisognava farle capire la differenza tra i sessi” ed accuse rivolte alla moglie quali “ma tu non venivi mai a letto con me”.

TGCOM

La Rassegna

Pedofilo monzese preso a Londra La moglie l'aveva segnalato in tv

TGCOM - ‎1 ora fa‎
Un pedofilo condannato per aver abusato della sua bambina di tre anni e per minacce alla moglie è stato arrestato a Londra dai carabinieri di Monza. L'uomo, Gianluca Falduto, 34 anni, era latitante da quando la sentenza era diventata definitiva. ...

Monza: arrestato a Londra latitante dopo condanna per violenza su ...

Libero-News.it - ‎1 ora fa‎
Milano, 9 apr. (Adnkronos) - E' stato arrestato a Londra dal personale dell'Interpol, unitamente a quello di Scotland Yard, in seguito all'attivita' di indagine dei militari del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Monza, Falduto Gianluca, ...

Arrestato pedofilo grazie a "Chi l'ha visto"

Libero-News.it - ‎1 ora fa‎
ianluca Falduto, 34 anni, condannato a 6 anni e 2 mesi per minacce alla moglie e per aver abusato nel 2003 della figlia, che al tempo aveva appena 3 anni, è stato arrestato a Londra dai carabinieri di Monza. La Corte di Cassazione aveva emesso una ...

Monza, arrestato a Londra il pedofilo ricercato

Il Cittadino di Monza e Brianza - ‎58 minuti fa‎
Monza - Deve scontare una condanna a sei anni per violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia minore, sentenza diventata definitiva con il pronunciamento della Cassazione nel settembre dell'anno scorso. ...

Arrestato padre pedofilo a Londra

Libero News - ‎57 minuti fa‎
(ANSA) - MILANO, 9 APR - I carabinieri di Monza hanno arrestato a Londra un pedofilo 34enne, condannato a 6 anni e 2 mesi per aver abusato di sua figlia di 3 anni. I fatti risalgono al 2003 e la Corte di Cassazione aveva confermato definitivamente la ...

MONZA, PEDOFILO ARRESTATO GRAZIE A CHI L'HA VISTO -FOTO

Leggo Online - ‎1 ora fa‎
I carabinieri di Monza hanno arrestato a Londra un pedofilo, Gianluca Falduto, 34 anni, condannato a 6 anni e due mesi per aver abusato della sua bambina di circa 3 anni nel febbraio 2003 e per minacce ai danni della moglie. ..
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