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 manhattan, central park ... janet cardiff... di Lunadicarta
 
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Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire.

George Orwell
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 02/03/2010 @ 21:23:48, in Sindacato, linkato 1337 volte)
Condivisibile in parte ed in parte no, da leggere...

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Ammanettati a mezzo stampa

È tutto sbagliato e lo è da vent’anni. Tutti a divagare sui vizi degli italiani e nessuno che si domandi come si fa a cambiare lo Stato, prima che l’Italia diventi la Grecia

di Luigi Amicone
Un poco nobile quotidiano free press inventato da una multinazionale svedese, nella sua edizione di giovedì 18 febbraio ha fatto proprio il luogo comune di alcuni nostri grandi ingegni antitaliani e ha titolato perentorio, cubitale: “Italiani malati di corruzione”. Già tanto che non abbia aggiunto: “Italiani papalini”. E comunque, proseguiva l’occhiello di Metro, “Gli effetti del malcostume peseranno sulle nuove generazioni per i prossimi 30 anni”. Stupidaggini. Il problema è un altro. Davanti al continuo uso scandalistico e destabilizzante che si fa delle inchieste in Italia, uno pensa che in giro per il mondo ci dev’essere qualcuno a cui dispiace la nostra incredibile tenuta e che se la gode come un riccio per come il sistema mediatico-giudiziario italiano seguita a supportare il rilancio di un tessuto economico-sociale nel nostro paese. La Fiat manda a spasso migliaia di lavoratori a Termini Imerese, ma in compenso sembra che il futuro della Nazione dipenda dalle dichiarazioni di Ciancimino a Palermo. Le banche non fanno credito, ma in compenso la lotta al nero deve diventare feroce. Non c’è lavoro, ma in compenso la Guardia di Finanza dovrebbe rastrellare casa per casa i padroncini e le partite Iva. È tutto fermo. Ma in compenso bisogna moltiplicare i controlli, i Tar, le Corti dei Conti e abolire l’articolo 16 che serviva a una buona Protezione Civile. Supponiamo che da parte di tanti onesti, piccoli e medi imprenditori, grande sia la tentazione di chiudere bottega e andare all’estero a godersi gli ultimi spiccioli della bottega dismessa. Naturalmente i controlli si devono fare e i controllori si devono rispettare. Naturalmente se non ci fossero leggi e regolamenti andremmo tutti a carte quarantotto. Però, se come dimostra la Banca Mondiale (e come riporta il dettagliato articolo del nostro Rodolfo Casadei qui a pagina 20), la start up del sistema di corruzione italiano non sono i nostri spaghetti, la nostra religione e le nostre famiglie, ma la pesantezza, l’incongruenza e l’irrazionalità delle le leggi e degli apparati statalistici, come si fa a cambiare lo Stato, prima che l’Italia diventi la Grecia?
Al tempo delle Brigate Rosse non è vero che non ci fossero corruzione e ingiustizie sociali. “Anche oggi ci sono i poveri, le ingiustizie sociali, i ladri, i corrotti, ma non ci si vanta di aver ammazzato e di essere stati le vere Br”. Così disse grossomodo in parlamento il grande napoletano e membro di Lotta Continua Mimmo Pinto, rintuzzando nientemeno che il santo presidente Sandro Pertini del famoso e applauditissimo detto: «Io le Brigate Rosse le ho viste in faccia durante la Resistenza, quelle erano le vere Brigate Rosse! quelli di oggi sono solo dei codardi! ricordatevelo!».

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Di Loredana Morandi (del 02/03/2010 @ 18:04:41, in Sindacato, linkato 1207 volte)
Anticipazione, a breve GQ si costituirà in associazione, lo statuto che è in corso di stesura avrà cura di prevedere tutti gli adempimenti anche se, di fatto, Giustizia Quotidiana si trova a Norimberga in Germania, ed è nata in questa forma in Svizzera nel cantone di lingua tedesca essendo stata in precedenza un blog su piattaforma ubicata negli states.

Attendiamo dunque di leggere il decreto non appena pubblicato via web o in Gazzetta. L.M.

Approvato il decreto Romani,

senza blog, siti e motori di ricerca


Nella stesura definitiva il decreto perde tutti i riferimenti prima inclusi al mondo Internet.

01 Marzo 2010 - Dopo le polemiche che hanno accompagnato l'intero iter di approvazione (ved. queste precedenti notizie), in giornata il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto Romani sui media televisivi e sugli audiovisivi. Il decreto è stato al centro delle obiezioni sollevate non solo in Rete ma anche e soprattutto da parte del presidente dell'AgCom Corrado Calabrò che lo aveva definito senza mezzi termini "un filtro a Internet".

Nella sua stesura definitiva, il provvedimento perde - secondo quanto anticipato dal Ministero dello Sviluppo Economico - tutti i riferimenti a blog, giornali online, motori di ricerca e giochi online.

L'obbligo fissato nella prima versione del decreto, che prevedeva la richiesta di un'autorizzazione per chiunque avviasse un'attività di pubblicazione di contenuti audiovisivi sul web, viene a cadere. Sebbene il testo definitivo della norma non sia stato ancora reso pubblico, sembrano quindi accantonate tutte quelle restrizioni che avrebbero potuto interessare le tante realtà amatoriali attivissime in Rete. Ad esempio il privato che gestisce un blog arricchendolo dei video autoprodotti.

Per quanto riguarda gli adempimenti ai quali potrebbero essere tenuti servizi commerciali che propongono contenuti audiovisivi online, attendiamo di esaminare la versione finale del decreto. Il ministero osserva però che per quanto riguarda i servizi "on demand" - diversi dalla televisione ma con un palinsesto predefinito - non verrà effettuata alcuna valutazione preventiva sui contenuti diffusi.

Vi sarà "solo una necessità di mera individuazione del soggetto che la richiede (l'autorizzazione "a trasmettere", n.d.r.) con una semplice dichiarazione di inizio attività".

La nota del Ministero dello Sviluppo Economico fa riferimento anche alla presenza, nel decreto, di disposizioni che "rafforzano la tutela dei minori, soprattutto per quanto riguarda la pornografia, inequivocabilmente estesa a tutte le piattaforme di trasmissione".

Il Sole 24 ore
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Di Loredana Morandi (del 02/03/2010 @ 17:53:10, in Estero, linkato 1094 volte)
Crocifisso in aula,
Corte europea accoglie ricorso Italia

martedì 2 marzo 2010 15:46
 
ROMA (Reuters) - La Corte europea dei diritti dell'uomo ha accolto il ricorso che l'Italia ha presentato contro la sentenza che stabiliva che la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche fosse una violazione della libertà di religione. Il caso sarà ora esaminato dalla Grande Camera della Corte.

Lo si apprende da una nota del ministro degli Esteri Franco Frattini, che si è detto compiaciuto della notizia.

"E' con soddisfazione che constato che sono stati accolti i numerosi e articolati motivi di appello che l'Italia aveva presentato alla Corte", si legge nella nota.

Nel novembre scorso, la Corte europea aveva stabilito che la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e del diritto degli alunni della libertà di religione.

Le camere della Corte possono rimettere un caso alla Grande Camera quando il caso solleva una grave questione relativa all'interpretazione della Convenzione, oppure quando la soluzione di un dato problema può portare a una contraddizione con una sentenza resa anteriormente dalla Corte.
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Di Loredana Morandi (del 02/03/2010 @ 17:45:03, in Sindacato, linkato 1211 volte)
Tutto sommato non ha tutti i torti...

Vespa risponde a Santoro:
per le sue marachelle sospesa la classe

Botta e risposta tra i due giornalisti sullo stop ai talk show in Rai


"Io ho sempre difeso il compagno Santoro, anche quando fu sospeso dal famoso 'editto bulgaro' del 2001. Ma non mi sta bene che oggi per le marachelle ripetute di un alunno, venga sospesa tutta la classe". Continua il botta e risposta tra Vespa e Santoro dopo lo stop ai talk show sulla Rai. E Vespa replica così al conduttore di Annozero, ribadendo che la decisione dipende anche dal suo comportamento sulla par condicio. "Sono lieto di svolgere per Michele Santoro la funzione di Gerovital - osserva Vespa -. Ma il suo ritorno alla prima giovinezza è un pochino impreciso. Non sono 'il compagno di classe un po' birbantello che indicava l'altro come responsabile delle marachelle'".

"Bruno Vespa è il mio Gerovital", aveva detto stamattina Santoro, rispondendo a susa volta alle dichiarazioni con cui Vespa lo aveva definito "l'Attila della par condicio". Vespa, ha proseguito Santoro, "mi sta facendo tornare ragazzino. Quando andavamo a scuola c'era sempre quel compagno di classe un pò birbantello che indicava l'altro come responsabile delle marachelle. Ma noi ci battiamo anche per lui perché quello che sta succedendo non ha precedenti nella storia della tv occidentale, e un atto censorio molto grave.

Noi avevamo dimostrato di poter andare in onda senza ospiti politici, avevamo già fatto due trasmissioni senza ospiti politici, una delle quali aveva avuto uno dei risultati migliori contro il festival di Sanremo, l'altra ha sfiorato il 20% la scorsa settimana. Quindi semmai sono i politici ad aver bisogno di noi".

Santoro aveva attaccato la decisione di sospendere i talk show di approfondimento politico nel periodo elettorale perché così "si uccide la tv pubblica" aggiungendo che "la par condicio è un pretesto", perché il disegno "architettato da Berlusconi" prevede "un attacco senza precedenti a tutti i poteri di controllo: magistratura, informazione, burocrazia". Ecco perché la decisione, per il conduttore di Anno Zero, "non è stata presa a viale Mazzini, ma era già stata presa altrove". Red/Kat
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Di Loredana Morandi (del 02/03/2010 @ 17:39:40, in Magistratura, linkato 1243 volte)
Commissione Csm al premier:
BASTA ATTACCHI AI PM

Documento approvato all'unanimità


ROMA (2 marzo) - Basta con gli attacchi, con le denigrazioni generiche dei magistrati. È la richiesta che la prima Commissione del Csm rivolge nella bozza di documento, approvata oggi all'unanimità, e che riguarda diverse accuse rivolte dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a magistrati di diversi uffici giudiziari; l'ultima, di qualche giorno fa, sulle «bande di pm talebani».

Il documento, che dovrà essere limato nei prossimi giorni, chiude la corposa pratica a tutela che era stata aperta nel novembre scorso a difesa dei magistrati milanesi che si sono occupati del processo Mills e che dopo la condanna in appello dell'avvocato inglese sono stati definiti dal presidente del Consiglio «comunisti» e la vera «anomalia» del Paese; e inoltre a tutela dei magistrati delle Procure di Palermo e di Milano che hanno riaperto le indagini sulle stragi mafiose, e che sono stati accusati da Berlusconi di cospirare contro di lui.

Nel fascicolo sono poi state inserite via via altre dichiarazioni piùrecenti del premier: come il paragone tra l' «aggressione» giudiziaria nei suoi confronti e quella fisica subita a piazza del Duomo da parte di Massimo Tartaglia; la definizione di «plotone di esecuzione» riservata ai giudici di Milano e , da ultimo, l'uscita sui pm talebani, cioè sulla «magistratura politicizzata» che, secondo il premier, rappresenta una «patologia» peggiore della corruzione e della criminalità organizzata.

Richiamo a parole Napolitano. C'è anche un richiamo alle parole contenute nella lettera inviata sabato scorso dal capo dello Stato al vice presidente del Csm Nicola Mancino nella bozza del documento messa a punto dalla Prima Commissione di Palazzo dei marescialli. Una missiva scritta all'indomani dell'ultimo affondo del premier alle toghe, e in cui il presidente della Repubblica ha espresso la sua preoccupazione per il rischio di nuove «drastiche contrapposizioni e pericolose tensioni» tra istituzioni e la sua contrarietà a esasperazioni polemiche. Concetti che i consiglieri fanno propri. Il testo sottolinea infatti il pericolo che deriva alle stesse istituzioni da denigrazioni generiche alla magistratura, che finiscono con il delegittimarla. Perché in questo modo i cittadini perdono la fiducia che invece devono avere nella giustizia e in chi la amministra. Una perdita che mette in crisi le stesse istituzioni democratiche.

Il Messaggero
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Di Loredana Morandi (del 02/03/2010 @ 17:35:13, in Politica, linkato 1242 volte)
Why Not, assolto presidente
Regione Calabria Agazio Loiero


CATANZARO (Reuters) - Agazio Loiero, presidente regionale uscente della Calabria, è stato assolto oggi dall'accusa di abuso d'ufficio nel processo con rito abbreviato scaturito dall'inchiesta "Why Not", relativa a presunte irregolarità nella gestione di fondi pubblici nella Regione.

Il pm Eugenio Facciolla aveva chiesto la condanna di Loiero a un anno e mezzo di carcere.

Loiero aveva dichiarato che in caso di condanna non si sarebbe ricandidato alla presidenza della Regione.

Nel processo è stato assolto anche il suo predecessore Giuseppe Chiaravalloti, accusato di abuso di ufficio e truffa.

Reuters
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Di Loredana Morandi (del 02/03/2010 @ 08:43:22, in Sindacati Giustizia, linkato 1157 volte)
Vado ...

CONFERENZA STAMPA:


GIUSTIZIA: AL VIA NUOVE FORTI INIZIATIVE DI LOTTA





La RdB Pubblico Impiego Giustizia, insieme a FPCGIL, UILPA e FLP, indice per martedì 2 marzo una conferenza stampa a Roma, ore 11.00, presso la Sala Musica del Tribunale Civile, per illustrare le prossime forti iniziative di lotta in difesa della Giustizia e dei diritti dei lavoratori del settore.

L’altissima adesione allo sciopero dello scorso 5 febbraio ha dimostrato che i lavoratori giudiziari chiedono a gran voce condizioni di lavoro dignitose, nuove assunzioni, giusto riconoscimento professionale e bocciano l’ordinamento di stampo ottocentesco, che mortifica le loro professionalità, contenuto nell’ipotesi di accordo sul Contratto Integrativo firmato dall’Amministrazione e dalla minoranza delle organizzazioni sindacali.

I lavoratori sono pertanto pronti non solo a tornare ad applicare rigidamente le leggi ed i regolamenti sul rigoroso accesso agli atti processuali e sull’osservanza delle mansioni, ma anche a mettere in campo nuove forme di mobilitazione, che verranno attivate dalla fine del mese di marzo, affinché l’Amministrazione ascolti le loro ragioni ritirando l’ipotesi di accordo e riaprendo il tavolo di trattativa.

Saluto Tutti
Pina Todisco
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Di Loredana Morandi (del 02/03/2010 @ 08:28:58, in Politica, linkato 1540 volte)
Con la Bonino esce l'antimafia, ed entra il terrorismo nero..L.M.

Carissimi,



vi scrivo con molto dolore nel cuore ma con oggi chiudo questa corrispondenza con voi perché, terminando il mandato in Consiglio regionale, ho deciso di chiudere la mia esperienza politica. Molti di voi aspettavano di sapere se ero candidata nella lista del PD o nel listino della Bonino alle prossime elezioni di fine marzo. Non sono candidata in nessuna lista poiché i dirigenti del partito che hanno condotto le trattative di questi ultimi giorni,  non mi hanno inserito nella lista del PD dicendo che ero certamente candidata nel listino del candidato presidente (dove non si compete con le preferenze e si vince se vince il candidato presidente) e poi mi hanno escluso anche dal listino.

Questa è la situazione: il mio partito mi ha messo fuori della porta! Nonostante io rappresenti 30.000 elettori delle europee, sia il simbolo dell’antimafia del Lazio, mi occupi da tanti anni dei problemi dei cittadini, di servizi sociali…

In questi anni alla scatola vuota che è il PD e alla miseria a cui è ridotta la politica in Italia (a destra come a sinistra) io ho cercato di contrapporre in vostra rappresentanza, la mia faccia perbene, l’etica, lo spirito di servizio, la competenza e a volte anche il coraggio.

Non è stato sufficiente tutto ciò per ottenere una ovvia ricandidatura dopo aver fatto il primo mandato in Regione e sono ora l’unico consigliere regionale uscente non ricandidato. La destra candida il senatore Fazzone simbolo della battaglia che ha impedito lo scioglimento del comune di Fondi per mafia e il PD e la Bonino escludono me dalle liste elettorali.

Non mi chiedete per chi votare e per quale partito: non lo so. Io chiudo qui il mio impegno in politica, chiudo la campagna elettorale, disdico tutti gli impegni presi. Torno a fare la donna comune, tornerò in ufficio a lavorare sapendo che grazie al consenso confermato in tante competizioni elettorali  da molti di voi (ben 30.000 alle elezioni europee del 2009), ho potuto fare tante esperienze importanti nella politica che hanno fatto di me un personaggio pubblico. Ho avuto il privilegio della rappresentanza degli interessi dei cittadini e ho cercato tutti i giorni di corrispondere a questo mandato. Ho realizzato molte cose buone assieme a tanti cittadini ed associazioni, a volte ho fatto degli errori ma sempre in buona fede. Certamente ho operato con spirito di servizio in qualsiasi Istituzione mi sia trovata, dal livello più basso a quello più alto, con funzioni sempre prestigiose. Realizzare il bene per gli altri è stato il mio principio ispiratore.

Vi ringrazio per l’attenzione e la vicinanza che mi avete dimostrato e per quelli di voi con cui c’è un’amicizia, ci ritroveremo come tali, per quelli che vivono nella mia stessa zona arrivederci a passeggio tra le persone normali.

Luisa Laurelli
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Di Loredana Morandi (del 02/03/2010 @ 08:28:27, in Politica, linkato 1685 volte)
Questa è una cosa del tutto differente di quanto accade a Roma, dove le squadracce c'erano ...

Dai timbri alle firme le carte del tribunale
che fanno tremare il Popolo della Libertà


Tre paginette in un italiano aulico: «Le doglianze risultano fondate [...] di talché la lista “Per la Lombardia” risulta sostenuta da un numero di sottoscrittori inferiore al minimo di legge»

di Oriana Liso

«Un tiotale di sottoscrizioni invalide in numero di 514»: tante bastano all’ufficio regionale centrale presso la corte d’Appello per disporre la non ammissione della lista “Per la Lombardia” alle prossime consultazioni. Dalle tre meno venti di ieri pomeriggio, almeno fino alle stessa ora di oggi, la lista capeggiata dall’i nquilino degli ultimi 15 anni del Pirellone — e con essa, le altre liste collegate — risulta decaduta in tutta la Regione.

A pesare sono quelle 514 firme che per tre magistrati — presieduti da Domenico Bonaretti — presenterebbero autenticazioni non valide di quattro tipi: 136 non hanno il timbro tondo del Comune, 121 non riportano la data dell’autentica, 229 il luogo dell’autentica, 28 la qualifica dell’autenticatore. Totale, 514 firme depennate dalle 3.935 presentate: per una manciata di nomi, 79, la lista del governatore va sotto il limite minimo chiesto dalla legge, 3.500 firme.

L’esposto presentato ieri mattina dai Radicali — la lista “Marco Cappato presidente” è stata anch’essa esclusa per le poche firme raccolte — chiedeva in realtà la non ammissione di molte più firme, del listino Pdl: 908 in tutto. Ai quattro motivi accolti dai giudici, infatti, ne sommavano altri due: moduli con autentica errata, corretta o scritta a matita (111 firme) e firme collegate a certificati rilasciati in una data anteriore a quella dell’a utenticazione dei moduli (544). Ma su quest’ultimo punto i magistrati, dopo due ore e mezza d’udienza, scrivono che «non sembra tradursi in un vizio rilevabile da questo ufficio in base agli elementi acquisiti».

Niente di personale contro il centrodestra, da parte dei Radicali: perché il loro esposto contestava anche la regolarità negli elenchi della lista “Penati presidente”: rilievi anche qui in parte accolti dai magistrati, che hanno annullato 173 firme, ritenendone valide 3.622.

Insomma, fatti i calcoli, alle 14,40 di ieri è partita la procedura: 24 ore di tempo ai legali della lista Pdl per presentare ricorso, mentre l’ufficio elettorale centrale dichiarava la ricusazione delle liste provinciali di Pdl e Lega e comunicava il provvedimento di inammissibilità della lista ai tribunali di ogni provincia che, a loro volta, devono emettere dei provvedimenti di ricusazione delle liste collegate.

Nessuna verifica è stata fatta finora — né dai Radicali che hanno avuto accesso a tutti i moduli dei candidati, né dai magistrati — sull’autenticità delle firme, quindi al momento nessuno mette in discussione nomi veri o falsi. La questione è solo tecnica, e oggi —� quando i magistrati convocheranno le parti per discutere il ricorso della lista di Formigoni — sarà la giurisprudenza a parlare, tra codici e precedenti sentenze.

Nelle stanze del comitato elettorale azzurro ieri sera si studiavano i margini d’azione: poche o nulle le speranze di vedersi riaccreditare le firme a cui manca il luogo o la data o la qualifica dell’autenticatore, si gioca il tutto per tutto su quei moduli — con 136 firme in totale — in cui manca il timbro tondo.

Se i magistrati dovessero accettare come giurisprudenza una precedente sentenza, la lista di Formigoni potrebbe riguadagnarle, andando a quota 1.557. E, se neanche questo bastasse a far tornare in gara il governatore, si pensa già all’estrema ratio: un decreto sospensivo del Tar e l’ultima carta del Consiglio di Stato.

(La Repubblica - Milano - 02 marzo 2010)
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Di Loredana Morandi (del 02/03/2010 @ 08:07:46, in Sindacato, linkato 1541 volte)


1/3/2010

MASSIMO GRAMELLINI


Capitale sciatta, oltre che corrotta. Nazione peggio che infetta: disperata. Quanto succede a Roma in queste ore è lo specchio di un Paese che affoga drammaticamente nel ridicolo.


Cominciamo dal Pdl, che è riuscito nell’impresa di presentare le sue liste al di là dell’orario consentito. L’immane compito era affidato a un ex socialista, tale Alfredo Milioni, visto uscire di corsa dall’ufficio elettorale a mezzogiorno meno un quarto come se avesse dimenticato qualcosa (i simboli, le firme, la trebisonda: non si è ancora capito bene). Ha poi tentato di rientrarvi a tempo scaduto, dopo aver approfittato della pausa-pranzo «pe’ magnà quarcosa». Proprio vero che a volte non basta avere i Milioni. Per colpa sua il primo partito italiano, quello che esprime il presidente del Consiglio e il sindaco di Roma, è stato escluso dalle Competizione nella Capitale e rischia di restare fuori dal Consiglio regionale del Lazio persino nell’eventualità di una vittoria della sua candidata Polverini.


Chissà come sarà contento Berlusconi: se la prende con la burocrazia, ma era entrato in politica con la promessa di portarvi una ventata di efficienza aziendalista e si ritrova a capo di un movimento che non riesce a rispettare neanche le scadenze più banali. Su questo episodio di ordinaria trasandatezza sono già fiorite versioni suggestive: c’è chi narra di un ritardo dovuto a litigi furibondi nella compilazione delle liste (si sa che finiani e berluscones si amano da impazzire), chi di un’azione ostruzionistica da parte dei seguaci «gandhiani» della Bonino, che si sarebbero sdraiati per terra nei corridoi dell’ufficio elettorale pur di impedire a Milioni il raggiungimento dell’agognata meta.


Sono una banda di incapaci», ha sintetizzato il democristiano Rotondi, erede di un partito che poteva anche scannarsi dietro le quinte, ma sapeva presentarsi sempre puntuale all’appuntamento con le poltrone. Naturalmente non sarà facile tenere il Pdl fuori dalle urne, e forse non sarebbe nemmeno giusto nei confronti dei suoi incolpevoli elettori. Così alla fine assisteremo all’ennesimo pasticciaccio brutto, cucinato a colpi di deroghe e leggine. A uscirne sconfitta sarà ancora una volta la credibilità di una classe politica composta da personale che, anche quando non è disonesto, si rivela sconsolatamente mediocre.


Mediocre oppure sprezzante. Volgendo lo sguardo a sinistra, infatti, ci si imbatte nella scelta di dubbio gusto di Emma Bonino, che accetta la collaborazione dei terroristi neri Mambro e Fioravanti, rei confessi di numerosi omicidi politici. La Bonino sostiene che i due assassini hanno saldato il loro debito con la società. Ma una cosa è la legge, un’altra è, o dovrebbe essere, la sensibilità di un leader. Nessuna norma può impedire a chi sparava alla gente di collaborare alla campagna elettorale di Emma Bonino. Dovrebbe essere la stessa Bonino a impedirlo. Perché chi ha commesso reati di sangue può tornare in libertà dopo aver scontato la pena, ma non occuparsi attivamente di politica, neanche da posizione defilata: è una forma di elementare rispetto nei confronti dei familiari delle vittime. Nessuno tocchi Caino, va bene: ma almeno non fatecelo trovare nel retropalco dei comizi.


Riassumendo: a Roma gli elettori del Pdl non sanno neppure se potranno votarlo, mentre gli elettori del Pd si scoprono a braccetto con i terroristi di destra. Se aggiungiamo queste delizie alle truffe e alle ruberie che stanno trasformando la lettura dei giornali in un percorso di guerra, si può ben dire che la politica abbia messo inconsapevolmente in atto una delle più massicce campagne di astensionismo della storia.



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