Immagine
 .. occhi bruni ..... di Lunadicarta
 
"
Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie, ma a causa di quelli che osservano senza dire nulla.

Albert Einstein
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 22/02/2010 @ 16:33:43, in Magistratura, linkato 1567 volte)
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI


                                              
 
Stiamo assistendo ormai da troppo tempo ad una progressiva agonia della giustizia in Italia, di cui si lamenta ripetutamente e da tutte le parti la lentezza e l'inefficienza.

Tuttavia, a fronte della necessità di adottare riforme organiche e volte ad affrontare e risolvere le disfunzioni del sistema giudiziario, come richiesto dall'’ANM attraverso concrete ed analitiche proposte, quotidianamente si verificano assurdi attacchi all'’esercizio della giurisdizione, sia da parte della politica che degli stessi operatori del settore, che ne provocano l'’ulteriore delegittimazione.

Quasi come un paradosso, mentre il governo rappresenta all'’opinione pubblica, quale riforma urgente, l'approvazione di una legge che determina l'estinzione del giudizio penale all'esito del decorso di un lasso temporale, l'avvocatura penale indice uno sciopero contro i magistrati del Tribunale di Nola che vengono accusati di voler celebrare celermente i processi  con imputati detenuti.

Non sembra inutile ricordare che presso il Tribunale di Nola sono in corso importanti processi di criminalità organizzata con un numero rilevante di imputati, trattandosi di circondario ove è presente una densità criminale  tra le più significative del territorio italiano. 

In tale contesto lo svolgimento in tempi rapidi dell'’attività dibattimentale nel rispetto delle regole processuali, proprio nei procedimenti con detenuti che destano maggiore allarme sociale, impone un impegno comune degli operatori nell'interesse della collettività e degli stessi imputati.

Stupisce come l'’avvocatura non dimostri la dovuta sensibilità a tali esigenze ed indica una protesta contro la magistratura nolana, colpevole di celebrare troppe udienze, cioè di compiere ogni sforzo per arrivare alla conclusione del processo in tempi ragionevoli.

L'ANM esprime piena e convinta solidarietà ai magistrati del Tribunale di Nola e respinge con fermezza l'incredibile protesta dell'avvocatura penale.
                                                                                                                    
La Giunta Esecutiva Centrale

Leggi il Documento della Camera Penale di Nola

... dalla Stampa locale ...

Caos Tribunale, dossier a Presidente     

NOLA - Questo pomeriggio, il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Nola Enrico De Sena, ha consegnato al Presidente del Tribunale Giovanni Fragola Rabuano il dossier sulle carenze degli uffici giudiziari del settore penale e civile del Tribunale di Nola.

Un corposo rapporto dell’avvocatura nolana per segnalare ed evidenziare, prima ancora di denunciare, i ritardi e i disservizi del servizio giustizia nel Circondario del Tribunale di Nola, quindi su un territorio composto di un vasto hinterland (34 Comuni e oltre cinquecentomila anime) che dai confini con l’avellinese si estende fino alle porte del capoluogo.

Carenze, lentezze, inefficienze, viste dalla parte degli utenti. Mancanza di personale di cancelleria, di magistrati, carenza di apparecchiature e strutture: una mappa dettagliata della Giustizia-lumaca, fatta di tanti piccoli-grandi lacci e pesi, che le impediscono di scattare e di viaggiare a un’andatura spedita. “Con la presentazione di questo documento, il Consiglio ha inteso portare a termine una iniziativa importante e forte che ha come scopo quello di denunciare in modo sempre costruttivo tutta una lunga serie di problemi, piccoli e grandi, che quotidianamente rallentano e condizionano la efficienza e l’efficacia del servizio Giustizia e che contribuiscono a imprimere un ritardo nell’esercizio della Giurisdizione civile e penale del Tribunale di Nola – ha affermato il presidente del Consiglio Forense di Nola Enrico De Sena –.

Il dossier è stato il risultato di mesi di attività durante i quali tra gli Avvocati del nostro Foro sono stati raccolti dati e segnalazioni relativi a carenze, ritardi e disservizi”.”Questa iniziativa – continua il presidente De Sena, che è anche componente laico del Consiglio giudiziario presso la Corte d’Appello di Napoli – si inserisce nel solco della continuità dell’azione di impulso e di stimolo che il Consiglio Forense di Nola e l’Avvocatura nolana hanno sempre avuto come modus agendi rispetto ai problemi del servizio Giustizia del Tribunale di Nola. È un approccio costruttivo che non si limita a denunciare, ma a collaborare con le istituzioni preposte e a trovare soluzioni opportune e adeguate”.

di Redazione 18/02/2010
Anno III Numero 49 - www.ilnolano.it
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Cronaca | 22/02/2010 | ore 14.34 »

Giustizia: domani ad Ancona
protesta davanti a sede Rai



Ancona, 22 feb. - (Adnkronos) - Cgil, Uil, Flp, Rdb chiamano i lavoratori della giustizia di Ancona a manifestare domani, dalle 10 alle 12, davanti la sede della Rai del capoluogo. Nel corso della protesta saranno distribuiti volantini per spiegare ai cittadini le ragioni della lotta. Sotto accusa, spiegano i sindacati in una nota, ''sono ancora una volta, lo stato della giustizia in Italia e ad Ancona, ormai al collasso per la mancanza di personale e di investimenti per il funzionamento della giustizia stessa. Qualora non fosse risolta la situazione, il rischio e' quello di una paralisi di tutto il sistema''.
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 22/02/2010 @ 16:05:43, in Giuristi, linkato 1357 volte)
GIUSTIZIA: PENALISTI, 10 MARZO
ASTENSIONE CONTRO RITARDI DDL RIFORMA


(AGI) - Roma, 22 feb - Avvocati penalisti in astensione il prossimo 10 marzo contro la mancata calendarizzazione del ddl di riforma forense.

“Condividiamo e diamo attuazione alla volonta’ di tutta l’avvocatura italiana di proclamare lo stato di agitazione contro la mancata calendarizzazione in aula della Commissione Giustizia del Senato della riforma dell’ordinamento forense”, spiega l’Unione camere penali italiane lamentando “il grave ed intollerabile ritardo nel riprendere la discussione al Senato sul disegno di legge di riforma forense”.

“Non trova alcuna giustificazione - si legge in una nota - il ritardo rispetto ad una riforma la cui necessita’ e urgenza e’ reiteratamente oggetto del dibattito nazionale ed e’ stata sottolineata dalle piu’ alte cariche della magistratura nel corso della recente cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario”.

“L’avvocatura - sottolineano i penalisti - non intende stare a guardare, assistendo inerte al consumarsi, di anno in anno, della progressiva dequalificazione di una professione che rappresenta il baluardo costituzionale del rispetto dei diritti dei cittadini. Per queste ragioni l’avvocatura ha indetto una giornata di astensione nazionale per il prossimo 10 marzo e dato mandato alle proprie rappresentanze politiche di darvi esecuzione”. Nella stessa giornata, l’avvocatura si riunira’ a Roma per “una manifestazione nazionale, volta a richiamare di nuovo la politica al rispetto degli impegni assunti per una celere approvazione del disegno di legge”. (AGI) Com/Bas
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 22/02/2010 @ 16:01:27, in Magistratura, linkato 1329 volte)
INCHIESTA G8: PROCURA FIRENZE,
NESSUNA REPLICA A PROCURA ROMA

(AGI) - Firenze, 22 feb - Nessuna replica dalla Procura di Firenze alle parole del Procuratore capo di Roma Giovanni Ferrara, pubblicate oggi dal 'Corriere della Sera'. Il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi ai giornalisti che gli chiedono se intenda fare un commento si limita a rispondere di no. "Non credo che sia opportuno - ha detto - lui ha detto le sue cose, non credo che sia il caso di rispondere".    (AGI) Sep

****

«Non avrei mai pensato di dover fare un processo sui giornali»

«Firenze non ha rispettato le regole»

Ferrara, procuratore capo di Roma: indagavano dal 2008, solo l’8 febbraio ho saputo di Toro coinvolto

ROMA - «Non avrei mai pensato di dover fare un processo sui giornali...». Taciturno, schivo, per niente attratto dalle prime pagine. Pacato. Il procuratore di Roma Giovanni Ferrara non ama i riflettori, non alza mai la voce. Ma adesso si lascia andare a un lungo, amaro sfogo: ha appena finito di leggere sui quotidiani l’ultimo rapporto dei carabinieri del Ros nell’inchiesta sugli appalti per il G8 alla Maddalena in cui si raccontano le sue telefonate al procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi, pochi giorni prima degli arresti della «combriccola». La prima impressione che si ricava dagli articoli è che Ferrara possa essersi prestato a chiedere informazioni da «girare» poi ad Achille Toro, il suo ex procuratore aggiunto che si è dimesso nei giorni scorsi dalla magistratura dopo essere stato indagato per corruzione, favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio per aver fornito notizie riservate al figlio Camillo. «Le notizie apparse sui giornali sono del tutto parziali e possono essere fuorvianti: sono amareggiato per questa vicenda, soprattutto per i riflessi che ha sull’onorabilità dell’ufficio che dirigo».

Originario di Saviano, in provincia di Napoli, 72 anni, sposato e felicemente nonno, Ferrara è entrato in magistratura nel ’64. Esponente di Unità per la Costituzione, la corrente di centro delle toghe, è stato anche capo dell’ispettorato del ministero della Giustizia dal 1997 al 2000, prima con Giovanni Maria Flick e poi con Oliviero Diliberto. La sua carriera ai massimi livelli della magistratura si è sempre svolta dietro le quinte. Davanti a una tazzina di caffè decide però di lasciare da parte il riserbo: «Perché ho deciso di chiarire come sono andate le cose? Per ripristinare la verità e troncare ogni ulteriore, eventuale strumentalizzazione, le cui finalità mi sono ignote», incalza. L’abituale espressione cordiale cede il passo al risentimento, alla determinazione di chi non vuole sentire fango su di sè e sul suo Ufficio. Ed ecco spuntare i fax tra lui e Quattrocchi, non solo le telefonate. «Ho chiamato il Procuratore di Firenze il 28 gennaio per sapere se era vero quello che c’era scritto sulla Repubblica. Me lo ha confermato. Ma non mi ha detto altro. Il 29 gli ho inviato un fax». Il testo con la firma di Ferrara è inequivocabile: «Facendo seguito ai colloqui in data 28 gennaio per le notizie apparse su Repubblica circa l’esistenza di procedimenti, connessi a quello su indicato e pendenti davanti a questo Ufficio, al fine di favorire la speditezza, l’economia e l’efficacia delle indagini e, soprattutto, per eventualmente coordinare con la S.V. atti di disvelamento delle indagini in corso che sono imminenti da parte di questo ufficio, pregasi voler fornire con la massima urgenza ogni utile notizia al fine di avviare un opportuno scambio di informazioni e atti». Quattrocchi risponde a Ferrara il 1° febbraio. Comunica che la Procura di Firenze «procede in ordine a reati contro l’economia e la pubblica amministrazione attinenti condotte poste in essere da imprenditori locali. Nel corso di tali indagini — aggiunge Quattrocchi — sono stati accertati fatti penalmente rilevanti afferenti talune opere pubbliche per il G8 alla Maddalena, rispetto ai quali si intravede l’opportunità di un coordinamento. Pendono presso il gip del Tribunale di Firenze richieste— specifica ancora Quattrocchi —, talune ex articolo 27 Cpp». In altre parole— recita il Codice— «misure cautelari disposte dal giudice incompetente»: Ferrara capisce da Quattrocchi che sono in arrivo arresti su fatti e personaggi romani. «Quel giorno arriva a Roma il sostituto Luca Turco, che conduce l’indagine di Firenze», ricorda Ferrara. «Incontra i miei sostituti Sergio Colaiocco e Assunta Cocomello e, siccome apprende che stavamo per fare alcune perquisizioni, ci chiede di soprassedere per evitare intralci e disvelamenti che avrebbero pregiudicato le loro indagini. Noi aderiamo e aspettiamo ulteriori contatti per coordinarci», dice Ferrara. «Nessuno si fa più sentire — incalza— e venerdì 5 la mia segretaria chiama la Procura di Firenze ma la segretaria di Quattrocchi le risponde che non è in ufficio. Ricevo invece io una telefonata da lui il lunedì 8 in cui mi comunica che sono in corso perquisizioni ed eseguite misure cautelari. Mi dice anche che avevano iscritto Achille Toro sul registro degli indagati e inviato gli atti a Perugia per competenza».

Poi altri fax tra Roma e Firenze, meno significativi. L’ultimo del 17 febbraio. E Ferrara spiega, risentito: «Mentre la Procura di Roma non conosceva l’indagine di Firenze, le notizie sulla nostra inchiesta, almeno per quanto riguarda gli abusi edilizi nei circoli con il coinvolgimento di Balducci e Anemone, era nota a tutti per i sequestri eseguiti e per il fatto che di essi si era occupato il Riesame». E ancora: «Noi non abbiamo mai saputo nulla di ufficiale di reati commessi a Roma e appresi durante le intercettazioni di Firenze che, da quanto si legge sui giornali, sono iniziate ad aprile 2008 e proseguite per tutto il 2009. Il nostro procedimento è stato iscritto come noto nel marzo 2009», aggiunge Ferrara. «Le regole della competenza vanno rispettate», ripete una, due volte. Evita di dirlo apertamente, ma si intuisce: i magistrati di Firenze avrebbero dovuto inviare subito gli atti a Roma e si sarebbero evitati problemi ed equivoci. E Toro? «Come coordinatore del gruppo, veniva informato del lavoro dai sostituti. Non è che un capo dell’ufficio può tenere per sè le informazioni. È ovvio che tutti gli elementi investigativi vanno riferiti e condivisi sia con il responsabile del pool (cioè Toro) sia con i pm che indagano», taglia corto Ferrara. Che si sofferma sulle date: «Fino a lunedì 8 febbraio nessuno sapeva che Toro fosse già indagato...».

Flavio Haver
Corriere Sera, 22 febbraio 2010
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 22/02/2010 @ 15:16:11, in Magistratura, linkato 1435 volte)
Lentezza della giustizia
         

Processo “breve” o processo “equo”? Qualche considerazione e qualche suggerimento.

1) Stato della giustizia

Come i giudici hanno da decenni denunciato, l’amministrazione della giustizia in Italia è del tutto insoddisfacente per quanto si riferisce ai tempi di durata dei processi sia civili che penali.

Con particolare riguardo a questi ultimi, si rileva che dinanzi ai vari organi giudiziari pendono oltre 3.000.000 di procedimenti: i giudici addetti al penale sono all’ incirca 3.000: ciascuno di essi ha un carico medio di circa 1.000 processi, fra i quali molti di rilevante complessità: si pensi a quelli di mafia, con numerosissimi imputati e moltissimi capi di imputazione, ai reati di corruzione e concussione, ai reati connessi con la piaga della droga, ai reati di violenza sessuale ai, reati societari, che richiedono lunghe indagini anche dibattimentali, e presentano difficili problematiche sia per quanto attiene alla ricostruzione dei fatti che alle connesse questioni di diritto.

La sproporzione fra personale addetto e carico di lavoro ha come conseguenza la eccessiva durata dei processi, che comporta sia la violazione del principio civile della celerità del procedimento penale, che la estinzione di molti reati per prescrizione, dovuta al superamento del limite massimo previsto nei vari casi dalla legge, e infine la perdita di fiducia dei cittadini nella amministrazione della giustizia, la cui reale condizione peraltro non è sufficientemente chiara a molti.

2) Processo “breve”

Per ovviare, si dice, alla paralisi, il governo ha approntato un decreto che stabilisce la durata massima dei procedimenti nei vari gradi di giudizio - in primo grado, tranne alcune eccezioni, questa è stabilita in due anni - decorsa la quale il processo si estingue: la ratio di tale provvedimento consisterebbe nell‘ intento di definire i processi entro ragionevoli tempi.

Va preliminarmente osservato che in questi casi non si dovrebbe parlare di definizione, ma di estinzione, che è ovviamente cosa ben diversa: inoltre per il rapporto giudice-procedimenti in corso, per definire in due anni ogni processo dei quasi mille affidati a ciascun giudice, questi dovrebbe esaurirne all’ incirca 50 al mese, ipotesi assurda - 50 dibattimenti, 50 decisioni, 50 sentenze scritte e depositate ogni trenta giorni è impresa degna del mitico Sisifo, non di persone che affrontano un compito molto difficile, complesso e con scarsissimi supporti, a partire dalle sedi, dal personale di cancelleria, dai mezzi tecnici e così via.

Senonché il provvedimento definito del “processo breve” sembrerebbe premiare autori di reati gravi; i diritti delle persone offese verrebbero caducati, tutto si risolverebbe in una specie di amnistia impropria: si recherebbe offesa al principio costituzionale della giustizia uguale per tutti.

Si creerebbero situazioni aberranti: si faccia il caso di un grave reato, per il quale la prescrizione sale a quindici anni: il reato in questione potrebbe obbligare il giudice ad un lungo dibattimento, necessario per acquisire le prove, espletare accertamenti giudiziari, garentire i diritti della difesa: se il giudice muore, o viene trasferito, il dibattimento deve ricominciare di bel nuovo davanti ad altro giudice: ma può anche accadere che l’ ultima, definitiva udienza caschi pochi giorni dopo lo spirare del biennio: in tali casi, i due anni sono trascorsi, il processo va dichiarato estinto, il che in pratica significa, per la seconda ipotesi innanzi prospettata, ridurre a due anni l’ originaria prescrizione di quindici anni.

La soluzione del “processo breve”, non incide affatto sul buon andamento dell’ organizzazione giudiziaria: quella che si intende apportare in tema di amministrazione della giustizia equivale ad una analoga che potrebbe essere applicata in tema di sanità pubblica: poiché le giacenze negli ospedali appaiono troppo lunghe e dispendiose, si stabilisce che, decorso un termine uguale per tutti i degenti, questi vanno dimessi, quale che sia il loro stato di salute ed il loro bisogno di ulteriori cure.

Si aggiunga che è allo studio un’ altra innovazione: il giudice non potrà più sfoltire la lista dei testimoni addotti dalla difesa; inoltre è stata abolita la possibilità di esibire in giudizio una sentenza passata in giudicato che sia attinente ai fatti per cui si procede; appare quanto meno strano che il legislatore che si preoccupa di abbreviare la durata del processo penale vari questi ritocchi che servono esclusivamente ad allungarlo.

Non è con questi mezzi che si sveltiscono i processi, così si premiano i rei e si bistrattano gli offesi: ben altre sono le possibili soluzioni da adottare, invano da tempo sollecitate dai magistrati e da altri oculati operatori del diritto.

3) Che fare?

Anzitutto, va riformato il codice di procedura penale, che ha sostituito il vecchio codice di rito: il nuovo codice doveva sveltire la procedura secondo il modello accusatorio, abbandonando il vecchio, odioso rito inquisitorio, doveva quindi essere snello e agevole, ed invece tanto per cominciare ha all’ incirca un centinaio di articoli in più del precedente.

Mossi dal legittimo intento di offrire il massimo di garanzia all’imputato, si è costruito un coacervo di strettoie, eccezioni, ricorsi, un duplicato di giudizi preliminari del tutto inutili, di guisa che la difesa ha facile gioco a rinviare a tempo da destinarsi la definizione del processo - questo, beninteso, a favore di quegli imputati che possono permettersi un difensore che alla capacità professionale unisca, legittimamente, la richiesta di adeguato compenso: per i poveracci, che affollano le patrie galere, quasi sempre per reati di poco rilievo, le lungaggini dipendono esclusivamente dalla farraginosa struttura del carrozzone giudiziario.

A riformare il quale si dovrebbero poi rivedere le circoscrizioni giudiziarie, abolendo drasticamente quei tribunali che non rispondono a reali esigenze di buon funzionamentio della giustizia, sorti nel passato in ordine sparso sul territorio per soddisfare spesso esclusivamente esigenze e ambizioni politico-campanilistiche: il loro accorpamento in un numero minore snellirebbe il lavoro dei giudici, oltre a costituire un sensibile risparmio di risorse e di denaro.

E’ poi necessaria una riforma approfondita per ridurre le ipotesi di reato, e destinare all’ esame dei giudici togati solo quei fatti che rivestono un carattere di pericolosità sociale e meritano di essere puniti con pene adeguate (chi scrive, in Cassazione, da presidente di sezione, alternava ad esempio ponderosi ed impegnativi processi di corruzione e di contrabbando di oli minerali a carico di alfi gradi della finanza e di noti petrolieri, con contravvenzioni per modesti eccessi di velocità di natanti nei canali di Venezia).

I magistrati sono pochi rispetto all’ aumento graduale delle condotte penalmente rilevanti, all’ apparire di nuove figure di reati, alla necessità di contrastare fenomeni di deriva sociale che richiedono, per la loro soluzione, mezzi ben superiori a quelli odierni: in molti Tribunali mancano anche i soldi per le più semplici esigenze materiali, che tuttavia incidono sui tempi processuali.

In piena era tecnologica, molte delle attuali procedure in tema di notifiche, avvisi e comunicazioni alle parfi andrebbero modificate radicalmente, con risparmio di tempo e di personale: quest’ ultimo dovrebbe essere congruamente potenziato, allo scopo di fornire al magistrati quel supporto indispensabile per accelerare il loro lavoro.

Per finire, sarebbe auspicabile che si ponesse termine alla campagna denigratoria da alcun tempo in atto nei confronti dei giudici; forse non incide sulla durata dei processi, ma certamente genera un clima di rancore e di sfiducia verso quei magistrati che desiderano compiere il loro difficile dovere con un minimo di armonia.

Gabriele Battimelli
Presidente di Cassazione a riposo

Il Messaggero, 21 febbraio 2010
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=92215&sez=HOME_MAIL
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 21/02/2010 @ 09:31:16, in Politica, linkato 1323 volte)
Il Pdl torna alla carica

"Inchiesta parlamentare
sulla magistratura"

Proposta di legge che riprende un'idea del 2001

FRANCESCA SCHIANCHI

ROMA - Una commissione parlamentare d’inchiesta, venti deputati e venti senatori in carica per un anno per scoprire se esiste un uso politico della giustizia. E’ la proposta di legge presentata da due parlamentari del Pdl e già bocciata da tutte le opposizioni, dal Pd all’Idv all’Udc, e dall’Associazione nazionale magistrati. La proposta in cinque articoli, presentata dai deputati berlusconiani Jole Santelli e Giorgio Stracquadanio e anticipata ieri dal «Fatto Quotidiano», prevede la creazione di una commissione col compito di accertare «lo stato dei rapporti tra forze politiche e magistratura», «se esistano correnti interne alla magistratura organizzate in funzione di preponderanti obiettivi politici o ideologici» e ancora se ci siano stati casi concreti di esercizio dell’azione penale «in modo selettivo, discriminatorio ed inusuale».

Indagine da svolgere, ovviamente, con gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria: acquisizione di atti, testimonianze, documenti. «Quando esiste un dibattito su certe questioni che attengono alla storia del nostro Paese, non è sufficiente parlarne solo a mezzo stampa: occorre usare gli strumenti parlamentari a disposizione», motiva la proposta la Santelli, che sottolinea la data di presentazione, il 3 febbraio scorso, per mostrare «che non era nelle intenzioni di chi la proponeva riferirsi agli accadimenti successivi e attuali». «Si tratta di capire se c’è un problema di uso politico della giustizia e una volta che il quadro è chiaro questo può servire anche per una serie di riforme», spiega il collega Stracquadanio, che promette di insistere, dopo le Regionali, «perché il gruppo la faccia propria e la metta al più presto all’ordine del giorno».

La convinzione dell’esistenza di un uso politico della giustizia, si sa, non è nuova tra i berlusconiani. E infatti il testo ne riprende uno già presentato nel 2001, due legislature fa, da Fabrizio Cicchitto, attuale capogruppo del Pdl, e Michele Saponara, oggi componente del Csm. Oggi come allora, la proposta scatena reazioni negative. A cominciare dall’Anm: «È singolare che invece di concentrarsi sulle riforme nell’interesse dei cittadini, la politica pensi solo a situazioni che nulla hanno a che vedere con questi temi e che rischiano solo di condizionare il lavoro dei giudici», commenta critico il presidente Luca Palamara. «Non abbiamo bisogno di parlamentari che indaghino sui giudici per come fanno il loro lavoro. Abbiamo bisogno di giudici lasciati in pace a lavorare», sostiene Antonio Di Pietro di Idv. «Un’idea un po’ datata rispetto agli ultimi eventi», commenta Michele Vietti, capogruppo dell’Udc in commissione Giustizia alla Camera: «La politica pensi a rafforzare se stessa, non a fare le pulci ai magistrati, che per quanto sbaglino sbagliano meno della politica».

Parere negativo anche dalle parti del Pd: «E’ una vera ossessione. Può essere che il presidente del Consiglio e la sua maggioranza non pensino ad altro?», sbotta il vicepresidente dei deputati Alessandro Maran. «Dopo le leggi ad personam siamo alle commissioni ad personam, mentre all’Italia servirebbero proposte di riforme», ironizza il responsabile Giustizia Andrea Orlando.
Il presidente della sezione penale del tribunale lametino Pino Spadaro qualche giorno fa in una lettera aperta aveva lanciato un appello alla mobilitazione delle istituzioni per la legalità, in sintonia con quanto oggi sostengono Palamara e il sindacato nazionale magistrati.

La Stampa
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 21/02/2010 @ 09:26:00, in Magistratura, linkato 1261 volte)
ANM: Palamara solidale con il procuratore Vitello


Lamezia Terme - «È essenziale che oggi tutte le istituzioni e la società civile siano vicine, non soltanto con le parole ma con i fatti, ai magistrati che con il loro quotidiano e coraggioso lavoro operano in queste difficili realtà». È l'appello lanciato dal presidente Luca Palamara e dalla giunta nazionale dell'Anm, l'Associazione nazionale magistrati, dopo la lettera minatoria con una cartuccia da lupara ricevuta dal procuratore della Repubblica di Lamezia Terme Salvatore Vitello due settimane fa.
«Intendiamo far sentire la nostra vicinanza», scrive la giunta di Anm non riferendosi solo a Vitello, «ai colleghi impegnati a garantire la legalità in contesti caratterizzati da livelli elevati di criminalità. Il sostegno alla loro azione è un preciso dovere per chi vuole costruire un futuro migliore per il nostro paese».
Infatti a Lamezia lo scorso anno nove magistrati del tribunale lametino, inquirenti e giudicanti, ricevettero lettere minatorie imbottite di proiettili calibro 9. Oggi questi giudici sono sotto scorta, ma nonostante l'intimidazione al nuovo procuratore Vitello arrivato da Roma sei mesi fa, nessun consiglio dei ministri s'è tenuto a Lamezia o a Catanzaro. E fino a ieri la giunta regionale di Anm non ha pubblicato alcun documento di sostegno e solidarietà nei confronti del loro collega Salvatore Vitello.
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 20/02/2010 @ 13:03:40, in Magistratura, linkato 1503 volte)
Una bellissima iniziativa.

A Rimini i magistrati
parlano di ‘giustizia’
con gli studenti



Si è svolto questa mattina, all’interno dell’aula Falcone e Borsellino del tribunale di Rimini, un dibattito aperto sui temi della “giustizia” e della situazione a Rimini e in Italia.
Presenti gli studenti delle scuole "P. Gobetti"di Riccione, "L. Einaudi" e l'I.T.I.S. Iti di Rimini. L’incontro è stato aperto dalla proiezione di un filmato dal titolo”senza Giustizia”, contenete in sintesi i dati di interesse relativi alla situazione di alcuni importanti Uffici Giudiziari mettendo in particolare evidenza gli aspetti problematici delle condizioni lavorative del personale di magistratura ed amministrativo. La giornata è stata organizzata dall’Associazione Nazionale Magistrati sezione di Rimini.

Vedi anche il servizio video allo stesso link.

Alta Rimini
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 19/02/2010 @ 17:52:27, in Magistratura, linkato 1308 volte)


Ciancimino forse testimone

nel processo per l'omicidio Calvi


di: Antonio Rispoli per JulieNews

ROMA - Il prossimo 2 marzo si aprirà a Roma il processo di assise di appello per l'omicidio del banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra. Ma voci insistenti anticipano l'intenzione della Procura Generale di chiedere una integrazione probatoria con l'esame testimoniale di Massimo CIancimino. Infatti, nelle sue dichiarazioni, il figlio dell'ex sindaco di Palermo ha accennato al fatto che ilpadre gli avrebbe raccontato diverse cose in riferimento a quell'episodio.
Calvi era il Presidente del Banco Ambrosiano che nel 1982 scappò in Inghilterra, dopo il fallimento della banca e l'abbandono di tutti coloro che finora l'avevano protetto (politici, imprenditori, banche, ecc.), insieme a Flavio Carboni, finanziere legato alla Banda della Magliana. Fu poi trovato impiccato, con mattoni nelle tasche e 15 mila dollari addosso, oltre a documenti falsificati;ma finora non si è mai potuto appureare se sia stato ucciso o si sia suicidato
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 19/02/2010 @ 15:04:27, in Indagini, linkato 1528 volte)
Copio e incollo dal blog di Marco Castoro questo articolo apparso su Italia Oggi...

Genchi in casa di un killer di Falcone

31 01 2009
DA ITALIA OGGI
di STEFANO SANSONETTI

Se la volessimo semplificare, giusto un attimo prima di entrare nei dettagli, potremmo buttarla giù nel modo che segue. Gioacchino Genchi, il superconsulente informatico del pm Luigi De Magistris, ha acquistato nel corso degli anni diversi immobili un tempo appartenuti a una società che faceva capo al boss mafioso Raffaele Ganci, coinvolto nell’attentato a Giovanni Falcone del 1992. Attentato dal quale partì un’inchiesta che Genchi conosce molto bene, essendo stato più volte coinvolto al suo interno come consulente.

A questo punto, però, urgono i dettagli. Seguendo una linea cronologica dobbiamo risalire al 3 giugno del 1999. In questa data, il consulente e l’attuale moglie, Tania Hmeljak (magistrato del tribunale di Palermo), acquistano a Palermo un appartamento di 7,5 vani e 2 cantine di 5 metri quadrati l’una. Gli indirizzi sono diversi: da una parte l’appartamento, dall’altra le cantine. Tutti, però, sono accomunati dalla provenienza. Genchi e la moglie, infatti, li hanno acquistati dalla Camporeale costruzioni srl, che a quell’epoca si trovava sotto sequestro. Il motivo è semplice: la Camporeale è una società riconducibile a Raffaele Ganci, boss mafioso coinvolto nel 1992 nell’attentato in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti di scorta.

Questo legame è provato dalla richiesta di applicazione di misure cautelari che il 10 novembre del 1993 viene formulata al gip di Caltanissetta dai pm che indagavano sull’attentato a Falcone (Gianni Tinebra, Francesco Paolo Giordano, Carmelo Petralia, Ilda Boccassini e Fausto Cardella). Tra i destinatari della richiesta dei pm, oltre a Totò Riina e a molti altri boss, compariva proprio Raffaele Ganci. Figura, quest’ultima, sulla quale i pubblici ministeri, nella richiesta, si concentrano molto, perché ritenuta strategica. Nell’atto, i magistrati sostengono che pur non comparendo formalmente nella documentazione ufficiale, Ganci aveva interessi diretti nella Camporeale costruzioni srl che apparteneva a Salvatore Corso, di fatto un prestanome. Ma perché Ganci e questa srl sono strategici? Perché è proprio da un cantiere della Camporeale, all’epoca situato proprio all’indirizzo di Palermo dove oggi si erge l’appartamento acquistato da Genchi e dalla moglie, che partono le indagini del capitano Ultimo, l’ufficiale dell’Arma che ha arrestato Riina nel 1993. Come lo stesso Ultimo ha avuto modo di ricordare anni dopo, lui e la sua squadra misero sotto osservazione quel cantiere in cui spesso e volentieri Ganci si ritrovava con i suoi fedelissimi. È da lì, in sostanza, che parte tutta quella serie di osservazioni, ascolti e pedinamenti che successivamente consentono di arrestare Riina.

Insomma, rebus sic stantibus era ovvio che la Camporeale finisse sotto sequestro. Ed è proprio nel periodo in cui sulla società insiste la misura che Genchi effettua gli acquisti di immobili un tempo in pancia della srl. Acquisti che sono tanti, perché dopo quello del 3 giugno del 1999, Genchi torna alla carica. E il 15 dicembre del 2000, attraverso la sua società Csi (vedi ItaliaOggi di ieri), incamera diverse porzioni di uno stesso fabbricato, ubicato nello stesso indirizzo delle due cantine comprate l’anno prima. Questa volta si tratta di un appartamento adibito a uffici e studi privati di 6 vani, che viene acquistato dalla Camporale srl, e di un altro appartamento della stessa destinazione, di 4 vani, che viene rilevato dall’Immobiliare Sorini srl. Passa meno di un anno e il 31 luglio del 2001, sempre allo stesso indirizzo e sempre tramite la Csi, Genchi acquista dalla Camporeale anche un’autorimessa di 45 metri quadrati.

Tutti questi immobili, è il caso di ribadire, sono stati acquisiti da Genchi e dalla sua Csi dall’amministratore giudiziario della Camporeale srl nominato dal tribunale. In un secondo momento, per la precisione il 25 settembre del 2001, la società un tempo riconducibile a Ganci è stata dissequestrata. La legge sulla confisca dei beni mafiosi stabilisce che per tutto il periodo del sequestro gli stessi beni non possono essere ceduti, al massimo assegnati a qualche onlus o al comune per finalità sociali. Genchi li ha acquistati lo stesso. Ha fatto premio la circostanza che sotto sequestro c’erano le quote della società, non i suoi beni. Un cavillo, che però ha consentito al superconsulente informatico di perfezionare gli acquisti.

www.marcocastoro.it
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503
Ci sono  persone collegate

< agosto 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
   
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
 
             






Cerca per parola chiave
 

Titolo
Ambiente (38)
Associazioni Giustizia (52)
Economia (86)
Estero (187)
Giuristi (134)
Gruppo Cellule Staminali (1)
Indagini (210)
Lavoratori Giustizia (1)
Magistratura (2170)
Osservatorio (1)
Osservatorio Famiglia (512)
Politica (926)
Redazionale (68)
Sindacati Giustizia (326)
Sindacato (221)
Telestreet (7)
Varie (82)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019

Gli interventi piů cliccati

Titolo
Bianco e nero (236)
I gatti di G.Q. (25)

Le fotografie piů cliccate

Titolo
G.Q. Non ha mai pubblicato pubblicità in otto anni e se iniziasse ora?

 Si, a me non disturba
 No, non mi piace



Titolo






A.N.M.
A.N.M. new
A.D.M.I.
Argon News
A.I.M.M.F.
Argon News Redazione
Artists Against War
Articolo 3
BloggersPerLaPace
Comitato Sfruttatori ATU
Commissariato PS Online
dBlog.it Open Source
Erga Omnes
Eugius
Filo Diritto
Intesaconsumatori
Geopolitica
Giuristi Democratici
Giuristi Democratici Roma
Magistratura Democratica
M.D. Toscana
Medel
Medicina Democratica
Magistratura Indipendente
Movimento per la Giustizia
Nazionale Magistrati
Non Solo Giustizia
Osservatorio Bresciano
Osservatorio Romano
Sorgente D'Amore
Studio Cataldi
Studio Celentano
Studio Tidona
Toghe Lucane
Uguale per Tutti
Unitŕ per la Costituzione
Unicost Milano
Unione Internazionale Magistrati
Morandi Senato
About me







http://www.wikio.it
Wikio
Iscriviti a GQ su FriendFeed
Blogstreet - dove il blog č di casa
Iscriviti a GQ su Twitter
Powered by FeedBurner


Blog Link










20/08/2019 @ 9.35.21
script eseguito in 343 ms